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Informazioni e commenti

Come chiedere informazioni o lasciare commenti

Nella sezione sottostante è possibile porre delle domande ai ricercatori del gruppo o lasciare un commento. Si sottolinea che non verranno espressi pareri medici su situazioni personali o valutazioni su diagnosi e cure in corso. I ricercatori si riservano di non rispondere a domande che abbiano come oggetto giudizi clinici personali. Le risposte saranno pubblicate in questa sezione del sito nell'arco di alcuni giorni. Non verranno fornite risposte ad indirizzi email privati.









Settima Giornata Fiorentina dedicata ai pazienti con malattie mieloproliferative croniche

Aperte le iscrizioni per la Settima Giornata Fiorentina dedicata ai pazienti con malattie mieloproliferative croniche!
Per maggiori informazioni e per iscriversi visitare il sito: http://www.mpn-florence.com/2017/ collegamento esterno


(19 aprile 2017 - ore 14:56) - Policitemia vera ed inibitori delle fosfodiesterasi tipo 5

Buongiorno, ho 53 anni e nel febbraio del 2016 mi è stata diagnosticata la policitemia vera, attualmente eseguo una terapia con solo salassi e cardioaspirina; volevo sapere se potevo prendere occasionalmente Tadafil oppure sildenafil. Grazie.
(Carlo)


Risposta

L'uso di questi farmaci non ha controindicazioni assolute nei pazienti affetti da policitemia vera nei quali l'ematocrito sia costantemente tenuto al di sotto della soglia del 45% ed in cui anche gli altri valori dell'emocromo sono normali. Naturalmente valgono anche per questi pazienti le controindicazioni o le cautele nell'uso che valgono per i soggetti sani, per cui, per questi aspetti, è opportuno consultare il proprio medico curante.


(19 aprile 2017 - ore 11:06) - Applicazioni di CRISPR-CAS9 nelle malattie mieloproliferative croniche

Gentili ricercatori,
in rete si trovano alcune informazioni relative al Crispr Cas9 che sta per essere impiegato nei primi studi sull'uomo. E' verosimile che la procedura possa essere utile anche nelle nostre patologie (MPN) e in caso di risposta affermativa quanti anni di studio saranno o sarebbero necessari?
Potrebbe esserci il potenziale per sconfiggerle definitivamente? Grazie mille.
(Luca)


Risposta

Attualmente l'impiego del sistema crispr-cas9 per apportare modifiche/correzioni al genoma è in una fase ancora iniziale, seppure i risultati sono incoraggianti e vi sono state le prime applicazioni nell'uomo. Sebbene il campo principale di applicazione sia, nell'immediato, quello delle malattie genetiche ereditarie è possibile ipotizzare anche un applicazione nel campo delle malattie dovute a mutazioni di un gene acquisite come nel caso delle malattie mieloproliferative croniche Ph-negative. In questo senso, è gia' stato possibile ottenere in vitro la correzione della mutazione V617F di JAK2 utilizzando il sistema crispr-cas9 in cellule umane mutate, ma al momento non sembra ipotizzabile nel breve-medio termine un utilizzo di questo sistema in ambito terapeutico.


(18 aprile 2017 - ore 9:53) - Mielofibrosi post-PV, ruxolitinib e momelotinib

Egregi Dottori,
66 anni portatore di mielofibrosi post policitemia vera. Attualmente assumo Ruxolitinib (20 mg x 2 pro die). Volevo chiedere se è normale che il farmaco agisca soltanto, seppur molto lentamente, sulle dimensione della milza mentre, non ha alcun effetto sulla riduzione dei globuli rossi (7,82) e bianchi (20,4) che risultano sempre alti. Questo fa si che periodicamente devo sottopormi comunque al salasso per ridurre l'ematocrito.
Vorrei chiedervi, inoltre, a che punto sono gli studi sul farmaco momelotinib e se sono previsti arruolamenti di pazienti. In caso affermativo sarei interessato tenendo conto però che sono residente a Torino.
Grato per la Vostra consueta disponibilità vi saluto cordialmente.
(Riki)


Risposta

Il ruxolitinib ha come effetto principale quello di ridurre le dimensioni della milza nei pazienti con splenomegalia associata a mielofibrosi. E' inoltre efficace nel riduure e controllare i sintomi sistemici ed il prurito. Fra gli effetti collaterali, fra gli altri, è noto che vi possa essere anemia, quindi riduzione dell'emoglobina, leucopenia e piastrinopenia. Tuttavia non è detto che questo si verifichi costantemente e pertanto il mancato effetto sui suoi valori di emoglobina e globuli bianchi non deve sorprendere.
Per quanto riguarda il momelotinib, al momento non sembra vi siano studi aperti all'arruolamento. Gli studi condotti finora non sembrano prospettare la possibilità di una sua autorizzazione all'uso per la cura della mielofibrosi.


(16 aprile 2017 - ore 11:15) - Ringraziamenti e auguri

Paziente di anni 43 affetto da policitemia vera già da 7 anni residente in provincia di Viterbo e vostro assiduo fan già da 6 anni, vi auguro davvero di tutto cuore una buona e splendida Pasqua e pasquetta a tutti voi e che nessuno si senta escluso. Per me gli ANGELI DELLA RICERCA devono essere sempre ringraziati con vero e grande affetto, anche perché con tutti i consigli che sapete darci a tutti noi e soprattutto con i tanti dubbi che noi malati abbiamo le vostre delucidazioni sono sempre vere e soprattutto sempre esaustive.
Detto questo, mentre per noi con la PV il target di ematocrito indipendentemente dall'età deve essere mantenuto entro il 45%, per voi invece cari dottori i ringraziamenti devono essere mantenuti entro un target di > 100% indipendentemente dall'età!
Senza il vostro aiuto IO e penso anche tutti gli altri saremmo in forte difficolt√† pi√Ļ di quella che gi√† abbiamo. GRAZIE SEMPRE DI TUTTO CUORE.
(Massimo)


(15 aprile 2017 - ore 9:42) - Auguri

Buona Pasqua, di vero cuore, a tutti voi.
(Salvatore)


(14 aprile 2017 - ore 17:01) - Risposta al ruxolitinib e durata della terapia

Preg.mi Ricercatori, torno a scriverVi in relazione alla "Risposta al ruxolitinib e durata della terapia (11 aprile 2017 - ore 19:48)". Vi chiedo se per un paziente che ha un'alterazione dell'ASXL1 esone12, che assume da 39 mesi il ruxolitinib stessa dose(30 mg al dì), il contenuto della Vs. risposta al suddetto quesito, è uguale.
Grazie sempre. E ancora... i pi√Ļ sentiti AUGURI DI BUONA PASQUA PER TUTTI VOI!
(Ernesto)


Risposta

Sostanzialmente la risposta data in precedenza vale anche per lei. Grazie per gli auguri a nome di AGIMM.


(14 aprile 2017 - ore 9:11) - Crampi e mielofibrosi

Buongiorno dottori, volevo chiedervi se c'è correlazione tra crampi muscolari ai polpacci e mielofibrosi!
(Roberta)


Risposta

Capita non infrequentemente che pazienti affetti da mielofibrosi riferiscano crampi muscolari, specie notturni e specie agli arti inferiori. Escludendo altre possibili cause di crampi, è possibile che essi siano associati alla mielofibrosi, soprattutto in pazienti anemici. In questi casi la causa dei crampi è da individuare nell'anemia, che spesso accompagna la malattia.


(12 aprile 2017 - ore 13:01) - Policitemia vera in giovani adulti

Salve, sono un ragazzo di 29 anni. Dopo normali controlli del sangue, a causa di un ematocrito di 48%, ho fatto controlli pi√Ļ approfonditi e ho scoperto di avere la mutazione del gene JAK2 v617f. Mi √® stata quindi diagnosticata la Policitemia Vera, senza aumento di dimensioni della milza e attualmente sono in trattamento con la cardioaspirina. Ripetendo pi√Ļ volte i controlli, il mio ematocrito si attesta sempre sui valori di 47/48%.
Il centro ematologico che mi sta seguendo mi ha proposto di entrare nel protocollo sperimentale che prevede interferone alfa pegilato. Mi sono documentato online ed ho trovato sul vostro sito un articolo del Luglio 2013 (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23782935 collegamento esterno) in cui c'è scritto che la reazione all'interferone dipende dalle mutazioni somatiche di altri geni coinvolti probabilmente nella malattia e che nel caso queste mutazioni fossero diffuse il trattamento con interferone potrebbe non avere successo e addirittura generare ulteriori mutazioni.
Volevo sapere quali sono, ad oggi, i rischi effettivi del trattamento con l'interferone alfa pegilato e se, avendo io solo 29 anni, mi converrebbe aspettare che magari fra un paio d'anni esca una terapia migliore. Nel caso quali sarebbero le controindicazioni che riguardano l'evolversi della malattia, se aspettassi ad esempio 2 anni trattando quest'ultima con cardioaspirina e salassi quando necessari, nell'attesa di una terapia migliore?
Tenendo conto della mia età cosa mi consiglia di fare?
(Ricky)


Risposta

Da quanto riportato nella sua mail, lei √® un paziente giovane con PV classificabile a basso rischio e come tale andrebbe trattato con aspirina a basse dosi e con salassi per mantenere l'ematocrito < 45%. Da quanto si arguisce dalla mail, probabilmente i soli salassi non riescono a garantire questo obiettivo e le √® stata quindi proposta una terapia con peg-interferon all'interno di un trial clinico, visto che in Italia il farmaco non √® disponibile per questa malattia. Gli effetti collaterali della terapia con peg-interferon sono meno frequenti e spesso meno intensi di quelli con l'interferone tradizionale, ed includono fra i pi√Ļ comuni disturbi auto-immuni, sintomatologia simil-influenzale, disturbi a carico dell'occhio e sindrome depressiva di variabile entit√†. In effetti √® descritta la possibilit√† che la presenza di certe mutazioni aggiuntive renda la terapia poco efficace; d'altro canto, al momento, l'interferone √® l'unico farmaco in grado di determinare in maniera sostanziale una risposta molecolare, cio√® ridurre o, in alcuni casi eliminare le cellule JAK2 mutate. Tornando al suo caso, l'opportunit√† di entrare in un trial con peg-interferon non deve essere sottovalutata anche in considerazione della sua giovane et√† e del fatto che √® poco probabile che nel giro di 2 anni, come lei dice, sia resa disponibile una terapia pi√Ļ efficace. Tuttavia, non vi √® al momento una chiara indicazione che la terapia con interferone sia la prima scelta per il suo caso e lei pu√≤ comunque scegliere di andare avanti per il momento con aspirina e salassi eseguiti con frequenza tale da mantenere l'ematocrito al di sotto del 45% evitando i pi√Ļ comuni fattori di rischio cardiovascolari quali il fumo, i livelli elevati di colesterolo, la pressione arteriosa elevata, ecc.


(12 aprile 2017 - ore 8:09) - Terapie innovative per le MPN e mutazioni genetiche

Gentili ricercatori,
Vi seguo da tanti anni ormai e state facendo un lavoro immenso per trovare una o pi√Ļ soluzioni contro queste malattie e Vi ringrazio di cuore per tutti gli sforzi. Si parla tanto di farmaci innovativi tra i quali gli inibitori JAK2, il ropeginterferone ed altri ancora nella fase iniziale di sviluppo.
Ci sono al momento farmaci come ad esempio l'Alisertib che viene studiato da Tefferi o l'Idasanutlin nella sua fase 1 nella TE e PV che potrebbero avere un potenziale di guarigione o perlomeno di stabilizzazione delle patologie?
Siete dell'avviso che le MPN sono il risultato di una costellazione di mutazioni particolari o pensate che esista una mutazione ancora "non scoperta" che porta alle seguenti mutazioni (JAK2, MPL, CALR ed altri)?
Grazie sempre
(Luca)


Risposta

Vi sono attualmente diversi farmaci nuovi in sperimentazione, fra cui anche quelli citati, per i quali si nutre la speranza che siano efficaci per la risoluzione di alcuni sintomi e problemi legati alla malattia mentre, per quanto riguarda farmaci che possano guarire la malattia, le possibilità terapeutiche sono al momento assai limitate. In generale per questi nuovi farmaci essi sono attualmente valutati in studi cosiddetti di fase 2, cioè studi riservati a piccoli gruppi di pazienti e quindi ancora abbastanza preliminari per stabilire con certezza l'efficacia e la sicurezza di questi nuovi farmaci. E' pertanto necessario attendere ancora diversi mesi prima di poter dare dati certi sulla possibilità di impiego di questi farmaci in un largo numero di pazienti.
Per quanto riguarda le mutazioni, ve ne sono alcune, come quelle a carico dei geni JAK2, CALR e MPL che sono determinanti nel contribuire alla genesi della malattia ed altre, a carico di altri geni come per esempio EZH2, ASXL1 o IDH1 e 2, che sono importanti nel condizionare la prognosi della malattia. E' certamente possibile che una o pi√Ļ mutazioni a carico di altri geni, non ancora compresi fra quelli gi√† noti, possano in futuro essere individuate, chiarendo ulteriormente i meccanismi responsabili per la comparsa di queste malattie.


(11 aprile 2017 - ore 19:48) - Risposta al ruxolitinib e durata della terapia

Preg.mi e Gentili Ricercatori, Vi scrivo per chiederVi, nell'ambito dell'esperienza di tutti i protocolli ruxolitinib posti gi√† in essere, quali e quanti (in percentuale) sono i pazienti che continuano la terapia del ruxolitinib con una diagnosi MF2 post PV, e soprattutto, il tempo e la durata di cura dei pazienti pi√Ļ anziani che contiuano ad assumere, senza sospenderlo, il ruxolitinib.
Grazie Sempre!
(Ernesto)


Risposta

Nei pazienti con mielofibrosi, inclusi quelli con forme secondarie a PV, la percentuale di risposta al ruxolitinib, intesa come riduzione del volume splenico di almeno il 35% entro un anno dall'inizio della terapia si aggira attorno al 30%, a seconda dei vari studi, ed arriva al 50% circa per la risposta valutata a qualsiasi tempo dall'inizio della terapia. Al momento vi sono pazienti che assumono ruxolitinib da pi√Ļ di 8 anni, mantenendo la risposta, sempre intesa come una milza di volume inferiore almeno del 35% rispetto al volume prima di inziare la terapia.


(11 aprile 2017 - ore 19:22) - Policitemia vera e valore dell'ematocrito

Gentili ricercatori buonasera.
Affetto da PV da 11 anni (età 64) Emocromo: wbc14.5 rbc6.23 hb13.3 hct46.8 plt313, in terapia con cardioaspirin, oncocarbide e salassi al bisogno, nel corso della malattia i vari ematologi che mi hanno seguito mi hanno sempre prescritto la pratica del salasso per mantenere il valore dell'ematocrito infeiore a 46 a differenza di quanto indicato da sempre nel vostro sito dicasi inferiore a 45; mi domando quale può essere la spiegazione a tale, anche se minima, differenza.
Assumo oncocarbide da dicembre 2012, modulando la dose 1-2 cp. al giorno al bisogno e da qualche mese a seguito impianto 2 denti provvisori, in corrispondenza degli stessi nel cavo orale sulla guancia mi è comparsa una chiazza rossa ruvida non dolorosa verosibilmente ad un afta e mi chiedo se dovuta all'oncocarbide; nel tal caso quale evoluzione possibile e quali provvedimenti assumere?
Infine per ultimo vorrei sapere se ci sono delle linee guida per la PV e come consultarle.
Nel ringraziarvi immensamente per la cortese risposta cordialmente vi saluto.
(Paolo)


Risposta

Pur essendo apparentemente "minima" la differenza fra 46 e 45 di ematocrito, i dati riportati nella pubblicazione scientifica che ha studiato questo aspetto della malattia indicano chiaramente che il valore "target" dell'ematocrito, da ottenere con salassi e/o tarpia citoriduttiva, è pari o inferiore al 45%. Pertanto, bisognerebbe avere questo valore come obiettivo del trattamento del paziente.
Per quanto riguarda la lesione della mucosa della guancia in corrispondenza dei 2 denti impiantati di recente, sarebbe prima di tutto opportuno far valutare dallo specialista odontoiatra se non vi sia un problema di mal posizionamento dei due denti, tale per cui siano essi la causa della lesione semplicemente per un danno meccanico.
Infine, non vi sono linee guida, nel senso stretto del termine, per la PV. Tuttavia, sono disponibili nella letteratura scientifica delle rassegne molto esaurienti e scritte da esperti del settore che descrivono come i pazienti con questa malattia devono essere trattati sulla base delle convinzioni e dell'esperienza degli esperti stessi e di quanto riportato dalla letteratura scientifica internazionale. Sempre sul sito Agimm può trovare, nella sezione "news" delle informazioni al riguardo.


(11 aprile 2017 - ore 9:51) - Diagnosi differenziale fra TE e Mielofibrosi pre-fibrotica

Buongiorno, a seguito di diagnosi incerta tra TE e Mielofibrosi prefibrotica vorrei sapere quali sono i centri specializzati per il riconoscimento della patologia reale. Grazie e buon lavoro.
(Lucia)


Risposta

Per una diagnosi differenziale corretta fra le due patologie è necessaria la revisione del vetrino della biopsia ossea da parte di un patologo esperto. Pertanto, per risolvere questo problema, può rivolgersi ad uno dei Centri di Firenze, Bergamo o Pavia che trova riportati sulla home page del sito "progettoagimm.it".


(9 aprile 2017 - ore 19:25) - Trombocitemia e concepimento

Chi ha la trombocitosi essenziale potrebbe avere difficoltà a rimanere incinta?
(Stefy)


Risposta

Nella paziente con trombocitemia essenziale vi è una maggiore difficoltà al concepimento e soprattutto a portare a termine la gravidanza. Tuttavia, chiedendo al proprio ematologo ed in collaborazione col ginecologo è possibile monitorare correttamente la gravidanza e con le opportune precauzioni portarla a termine senza problemi.


(6 aprile 2017 - ore 22:36) -

Ho fatto le analisi del sangue ed è risultato la ferritina a 475 e il ferro a 50, come interpretare questo risultato anomalo? Grazie!
(Luigi)


Risposta

Gent. sig. Luigi,
con delle informazioni così succinte è difficile rispondere in modo esauriente. Che valore ha l'emoglobina? Qual è il volume globulare? Da che cosa è affetto?


(6 aprile 2017 - ore 20:13) - Policitemia vera e cortisone

Buonasera, ho 52 anni mi è stata riscontata la policitemia vera; attualmente ho una forte otite lo specialista mi ha segnato del cortisone "medrol" con posologia di una pasticca ogni 12 ore per 4 gg.
Volevo sapere se potevo eseguire la terapia in relazione alla mia patologia.
Sicuro di una vostra risposta porgo cordiali saluti.
(Stefano)


Risposta

Considerata la breve durata della terapia corticosteroidea che le è stata proposta, può assumerla come consigliato dallo specialista otorinolarimgoiatra.


(6 aprile 2017 - ore 9:27) - Fasi della policitemia vera e mutazione di JAK2

Buongiorno Egr. ricercatori,
ho letto su una rivista di ematologia che le fasi della PV sono tipicamente tre, si passa da una fase di eritrocitosi alla fase vera e propria che caratterizza la PV.
Volevo porvi una domanda, nella fase eritrocitosi sono già presenti i marker JAK2 (ESONE 12 o 14)? O questa fase è solo rappresentata da un aumento dei GR senza altri segnali che possano presuppore una PV? O di solito la eritrocitosi nella fase iniziale è accompagnata da altri valori ematologici e/o patologici?
Vi ringrazio anticipatamente per la risposta e sopratutto al Vostro immenso contributo alla ricerca. Un caro saluto Massimo da Messina
(Massimo)


Risposta

La mutazione del gene JAK2 √® riscontrabile fin dall'inizio della malattia e non dipende dalla fase evolutiva della stessa. La eritrocitosi con cui la malattia esordisce pu√≤ essere isolata o, pi√Ļ spesso, accompagnata da altre alterazioni dell'emocromo quali ad esempio leucocitosi e/o piastrinosi.


(5 aprile 2017 - ore 20:04) - Sindrome influenzale in paziente con trombocitemia essenziale

Trombocitemia essenziale in cura con aspirinetta e oncocarbide. In caso di raffreddamento o influenza posso assumere aspirina, FANS o tachipirina?
(Alfredo)


Risposta

In linea di massima non ci sono problemi nell'assumere della tachipirina. Anche per un FANS assunto sporadicamente non vi è controindicazione seppure la concisione della storia clinica riferita non permette di dare un giudizio assoluto.


(4 aprile 2017 - ore 22:40) - Jakavi e perdita della risposta

In cura da 38 mesi con jakavi per una mielofibrosi post-policitemia, da qualche mese i valori dell ematocrito sono meno stabili. I globuli bianchi sono saliti da 9 a 14, i globuli rossi stabili a 4.9, emoglobina salita a 15, e piastrine invece scese di poco, ora a 125. La percentuale di cellule non col.(credo siano i blasti) sono al 3,7%. Assumo 5 mg la mattina e 5 mg la sera. Possibile che la risposta al farmaco si stia via via esaurendo?
(Franco)


Risposta

Da quanto riportato nel suo messaggio non è possibile dire se sia in atto una perdita di efficacia o della risposta al farmaco: infatti la modifica dei parametri ematochimici da lei descritta non permette di dare una risposta. Per valutare la eventuale perdita di risposta sarebbe necessario sapere quali siano le dimensioni della milza attuali e quali prima di iniziare il farmaco, nonché sapere se siano comparsi o ricomparsi sintomi sistemici e prurito.


(4 aprile 2017 - ore 15:00) - Interferone pegilato per la policitemia vera

Salve, sono un uomo di 36 anni con diagnosi di PV, al momento solo salassi all'occorenza e cardioaspirina, nessun sintomo né splenomegalia.
Discutevo con il mio ematologo circa la possibilità, a seguito del completamento della fase 3 del trial interferone vs l'oncocarbide (e chiedo lumi a voi circa la presunta data di termine trial) di inizare la cura con il pegilato, piuttosto che con oncocarbide.
Resto infatti stupito, nei forum o nelle stesse giornate fiorentine, di imbattermi in 30/40enni bombardati da onco: comprendo che i rischi di evoluzione in leucemia acuta siano valutati su 10/15 anni e siano discordanti, ma mi rendo anche conto che l'aspettativa di vita di un paziente under 40 con PV e TE, studi alla mano, può estendersi nell'arco di due/tre decenni e oltre... come si può allora procedere già con questa terapia? Date le numerose eccellenze italiane nel settore, perché non redigere delle chiare linee guida sia per le diagnosi controverse che per le terapie da attuare alle quali debbano attenersi tutti gli ematologi italiani? Grazie.
(Paolo)


Risposta

Al momento, considerando l'assenza di sintomi, l'anamnesi muta per eventi tromboembolici e la giovane età, trovo corretto il trattamento con i soli salassi al bisogno e la cardioaspirina. L'inizio di una eventuale terapia con interferone pegilato oltreché non immediatamente necessario resta una valida alternativa all'oncocarbide, specialmente in pazienti giovani; tuttavia in Italia tale farmaco non è disponibile, al di fuori di trial clinici, per la cura della policitemia vera.
Riguardo la redazione di specifiche linee guida per la diagnosi e la terapia va detto che per la prima esistono i criteri WHO 2016 mentre per la seconda, pur non esistendo vere e proprie linee guida, esistono criteri largamente condivisi su quando iniziare ed a chi riservare la terapia citostatica, nell'attesa che sia possibile prescrivere mediante il SSN anche altri framaci efficaci quali l'interferone o il ruxolitinib.


(4 aprile 2017 - ore 11:27) - Alto rischio e terapia citostatica

Buongiorno, sono un uomo di 58 anni e lo scorso anno mi √® stata diagnosticata una sindrome mieloproliferativa non classificata con JAK2 positivo. Mi sottopongo ogni tre mesi ad analisi del sangue presso il centro specializzato che mi segue e lo scorso anno ho fatto la biopsia del midollo. In genere le piastrine sono intorno a 700.000, GB 9, ematocrito 48-49, emoglobina 15-16. Sono considerato a basso rischio (pressione arteriosa, cuore, colesterolo, omocisteina tutti normali) e assumo solamente cardioaspirina. Ho letto per√≤ che superati i 60 anni non si √® pi√Ļ considerati a basso rischio e si diventa automaticamente a rischio medio oppure alto. Questo vuol dire che non appena avr√≤ compiuto i 60 anni dovr√≤ assumere necessariamente delle terapie citoriduttive? Oppure, se i vari parametri rimangono gli stessi, per qualche anno ancora potr√≤ assumere unicamente la cardioaspirina?
Grazie molte e complimenti per le vostre attività!
(Lorenzo)


Risposta

In effetti, il raggiungimento di un'eta' di 60 anni cambia la catergoria di rischio, da basso ad alto, in particolare nelle policitemie vere e nelle trombocitemie essenziali. Nel suo caso si tratta di una sindrome mieloproliferativa non classificabile ma con mutazione di JAK2 e conta piastrinica relativamente elevata. E' quindi indicato, al raggiungimento dei 60 anni iniziare la terapia citostatica.


(1 aprile 2017 - ore 5:26) - Conta piastrinica ed oncocarbide

Salve sono un un uomo di 68 anni, affetto da trombocitemia essenziale diagnosticata da circa un anno prendo due compresse di oncocarbite al giorno ma le mie piastrine stazionano sempre tra 650000 e 850000; vorrei sapere un vostro parere come mai non scendono a valori normali, inoltre, è da una settimana mi si stanno gonfiano le gambe, vorrei sapere se è un effetto del farmaco.
(Vinincio)


Risposta

Gent. sig. Vinincio,
il valore delle sue piastrine √® effettivamente sopra la norma, tuttavia considerando la dose di oncocarbide che sta assumendo non credo valga la pena, considerando i possibili effetti collaterali, aumentare la posologia per cercare di ridurre il valore delle piastrine. I valori attuali non rappresentano una condizione di rischio maggiore di quella che avrebbe con piastrine pi√Ļ basse. Nessun rapporto invece fra gambe gonfie e farmaco: per questo problema si rivolga al suo medico di base.
Cordiali saluti


(31 Marzo 2017 - ore 7:29) - Terapia domiciliare per l'iperuricemia

Soffro di acidi urici, sto assumendo allupurinolo ma non mi fa nessun effetto, dopo due o tre mesi mi ritorna il doloroso male all'ucce; potrei sapere cosa mangiare e se c'√® un farmaco che mi possa tenere basso il valore dell'acido urico dato che mi hanno detto che in America esiste un farmaco nuovo per gli acidi urici che non danneggia i geni. Grazie sono abbastanza gi√Ļ di morale per questa situazione perch√© mi danneggia molto sul mio lavoro.
(Alberto)


Risposta

L'allopurinolo è un farmaco in grado di abbassare l'acido urico. Spesso va preso in maniera continuativa per tenere sotto controllo i valori. Il dosaggio di farmaco va modulato in base alla funzionalità renale. In alternativa, per quanto riguarda la terapia orale per abbassare l'acido urico, esiste un farmaco che ci chiama febuxostat.
Da un punto di vista alimentare è consigliabile limitare il consumo di carne rossa, insaccati, tonno, crostacei. E' raccomandabile assumere abbondante acqua.


(30 Marzo 2017 - ore 11:57) - Terapia di combinazione o con farmaci differenti da Ruxolitinib nella Mielofibrosi post-Policitemia vera

Buon giorno gentili ricercatori, vi prego cortesemente di darmi informazioni, ove possibile, in merito alle nuove terapie allo studio condotte in Italia per la mielofibrosi post PV in alternativa a Ruxolotinib o in combinazione con il citato farmaco e quali sono i risultati ottenuti al momento.
Vi ringrazio e scusandomi per il disturbo porgo cordiali saluti.
(Paolo)


Risposta

Per quanto riguarda gli studi di combinazione con dei dati preliminari si rimanda alla sezione "Aggiornamento dai congressi" (colonna a destra nella homepage del sito AGIMM), 57° Congresso dell'American Society of Hematology (Orlando, FL. 5-8 dicembre 2015): Studi sulla terapia delle MPN Ph-.
Aggiornamenti in occasione del 58° Congresso dell'American Society of Hematology (San Diego, CA. 3-6 dicembre 2016):
Ruxolitinib + Azacitidina (Daver et al, ASH 2016): sono stati presentati i dati relativi a 44 pazienti arruolati in uno studio di combinazione con Ruxolitinib e Azacitidina. Venivano inclusi nello studio pazienti con Mielofibrosi con malattia caratterizzata da score DIPSS intermedio-1, intermedio-2 o alto, non precedentemente trattati con Ruxolitinib o Azacitidina. Una qualunque risposta secondo i criteri dell'IWG-MRT è stata riscontrata nel 72% dei pazienti [2 pazienti (7%) hanno avuto una risposta parziale, i restanti responder hanno avuto risposte di qualità inferiore]. A 24 settimane di trattamento nel 48% dei pazienti si assisteva ad una riduzione superiore al 50% della splenomegalia. Il 25% delle risposte secondo i criteri IWG-MRT si è verificata dopo l'aggiunta di Azacitidina, suggerendo un possibile ruolo di tale farmaco nel migliorare le risposte cliniche. Gli eventi avversi sono stati simili a quelli osservati con Ruxolitinib monoterapia. E' stata osservata una trasformazione leucemica nell'11% dei pazienti.
Gli studi di combinazione (Ruxolitinib + altro farmaco) attualmente attivi sono i seguenti (in prevalenza risultati non ancora disponibili):
- Ruxolitinib e Lenalidomide +/- Prednisone, arruolamento chiuso (Stati Uniti).
- Ruxolitinib e Talidomide, attivo (Stati Uniti).
- Ruxolitinib e Pomalidomide, attivo (Germania).
- Ruxolitinib e Peg-interferone alfa-2a, attivo (Francia).
- Ruxolitinib e Vismodegib (Erivedge), attivo (Firenze, Torino, Varese nella fase 2).
- Ruxolitinib e Decitabina nel trattamento delle fasi accellerate di o dell'evoluzione leucemica post neoplasia mieloproliferativa cronica, attivo (Stati Uniti).
- Ruxolitinib e Decitabina nel trattamento della leucemia acuta mieloide (nella fase 2 dello studio vengono inclusi solo pazienti con leucemia acuta mieloide post-neoplasia mieloproliferativa cronica o post-MPN/MDS), attivo (Stati Uniti).
- Ruxolitinib e INCB050465, attivo (Stati Uniti).
- Ruxolitinib e Pracinostat, attivo (Stati Uniti).
- Ruxolitinib e Danazolo, arruolamento chiuso (Stati Uniti). Dati preliminari non particolarmente significativi.
- Ruxolitinib + TGR-1202 (inibitore di PI3K delta) - attivo (Stati Uniti) - dati preliminari presentati da Moyo et al, ASH 2016: sono stati presentati i dati relativi a 12 pazienti arruolati in uno studio di combinazione con Ruxolitinib e TGR-1202 (studio di dose finding e di safety). Venivano inclusi nello studio pazienti con Mielofibrosi con malattia caratterizzata da score DIPSS intermedio-1, intermedio-2 o alto e con risposta insufficiente a Ruxolitinib. Eventi avversi descritti: tossicità ematologica (non citopenie di grado 3/4 giudicate correlate al trattamento), aumento di amilasi e lipasi (anche di grado 3 in paziente asintomatico), lieve aumento delle transaminasi, diarrea, mucosite, polmonite e sepsi. Per quanto valutabile in questo tipo di studio l'83% dei pazienti ha avuto un miglioramento clinico.
- Ruxolitinib e PIM447 e LEE011, attivo (Firenze).
Altri farmaci, anche in monoterapia senza Ruxolitinib:
- PRM-151, una pentraxina-2 ricombinante, √® un potente agente antifibrotico valutato anche nella mielofibrosi (MF). Uno studio di fase 2 (disegno a 4 bracci, di cui 2 in associazione con Ruxolitinib), condotto in meno di 30 pazienti, ha mostrato che il farmaco (da solo o in associazione con Ruxolitinib) ha prodotto un miglioramento dei sintomi e/o una riduzione della fibrosi midollare nel 43% dei casi dopo 24 settimane di trattamento. La terapia era ben tollerata e senza eventi avversi gravi. Un pi√Ļ recente aggiornamento di quella casistica su 13 pazienti trattati per almeno 72 settimane ha dimostrato che PRM-151 continuava a produrre una riduzione della fibrosi midollare in circa il 70% dei casi con miglioramento di splenomegalia, anemia, piastrinopenia e dei sintomi della malattia. La seconda parte dello studio sta ora valutando l'efficacia e la tollerabilit√† di PRM-151 da solo nei pazienti con MF resistenti o ineleggibili alla terapia con Ruxolitinib.
- L'imetelstat (un farmaco inibitore della telomerasi) è stato studiato in pazienti affetti da mielofibrosi primaria o secondaria. Lo studio includeva 33 pazienti con malattia caratterizzata da score DIPSS-Plus intermedio-2 o alto. E' stata documentata una remissione completa o parziale nel 21% dei casi e una riduzione della fibrosi in 4 su 4 pazienti con risposta completa. Il farmaco sembra avere un efferro positivo sul'anemia ma è gravato da un significativo profilo di tossicità epatica ed ematologica. La tossicità epatica ha portato ad una temporanea interruzione degli studi clinici (è stata autorizzata una successiva cauta ripresa degli studi che stanno esplorando diverse dosi del farmaco). Il farmaco presenta, inoltre, un rischio di reazioni infusionali e di eventi infettivi (21%). Nello studio sopra menzionato si sono verificati due decessi per sanguinamento e la durata mediana del trattamento è stata di 8,6 mesi (il farmaco è stato discontinuato nel 76% dei soggetti).


(29 Marzo 2017 - ore 14:02) - Variazioni ecografiche delle dimensioni della milza

Gentili ricercatori ho la policitemia vera da alcuni anni, assumo oncocarbide e cardioaspirina, ho sempre avuto la milza a 130 mm e una milza accessoria di 9 mm, adesso dall'ultima ecografia in centro diverso mi hanno detto che ho la milza 140 mm e quella accessoria a 14 mm, come mai √® un poco di pi√Ļ? Sono preoccupanti questi valori? E la milza accessoria da cosa dipende (la tengo da 10 anni, che me ne sono accorta).


Risposta

Una minoranza di pazienti con Policitemia vera presenta un ingrandimento della milza (splenomegalia) al momento della diagnosi. Talvolta la milza pu√≤ aumentare di volume nel corso della malattia ed a volte ci√≤ corrisponde ad un'evoluzione della malattia verso una fase pi√Ļ vicina alla mielofibrosi.
Una milza con diametro di 13-14 cm è da considerarsi pressochè normale. Una differenza di 1 cm può rientrare nella variabilità operatore-dipendente tipica dell'esame ecografico. Al contrario, un progressivo aumento delle dimensioni della milza potrebbe avere un significato clinico. La milza accessoria è una variante anatomica solitamente priva di significato clinico.


(28 Marzo 2017 - ore 16:52) - Tollerabilità gastrica della terapia anti-aggregante piastrinica

Ho 65 anni, sono affetta da trombofilia genetica, ernia iatale e reflusso gastroesefageo. Circa 4 mesi addietro avevo mal di testa e l'ematologa mi ha fatto fare la risonanza alla testa; la diagnosi è: "unico puntiforme focolaio iperintenso nelle scansioni a TR lungo, disposto in sede sottocorticale nel giro frontale inferiore di destra, a carattere aspecifico, in possibile rapporto ad esito gliotico vascolare".
L'ematologa mi ha prescritto PRISMA 50 mattina e sera e cardioaspirina 100. Per 4 mesi tutto bene ma poi mi è venuto forte bruciore e dolore allo stomaco. Ho sospeso la cardioasprina, mi ha prescritto il PLAVIX e dopo IBUSTRIN, ma mi hanno fatto venire anche bruciore e mal di stomaco. Al che me li ha sospesi e mi ha detto di assumere solo PRISMA, mattina e sera.
Io sono confusa, posso sospendere la cardioaspirina come antiaggregante e non prenderla? Gentili ricercatori mi affido a voi, c'e' qualche altro medicinale che il mio stomaco può tollerare? Grazie anticipatamente, vi porgo distinti saluti.
(Rosaria)


Risposta

I farmaci anti-aggreganti piastrinici possono avere una certa gastrotossicità visto che possono determinare una riduzione della sintesi di sostanze che proteggono la mucosa gastrica.
In generale clopidogrel (Plavix) e ticlopidina (Tiklid) sono caratterizzati da un profilo lievemente migliore di tollerabilità gastrica rispetto alla cardioaspirina. Tali farmaci possono tuttavia essere associati all'insorgenza di altri effetti collaterali (es. neutropenia, porpora trombotica trombocitopenica). Esistono anche farmaci contenenti una dose inferiore di acido acetilsalicilico rispetto alla cardioaspirina (es. Cardirene).
Per migliorare la tollerabilità gastrica si raccomanda di assumere la terapia anti-aggregante a stomaco pieno e nelle dosi prescritte. Talvolta si rende necessaria una concomitante gastroprotezione. Qualora i disturbi di pertinenza gastrica fossero particolarmente importanti potrebbe essere utile ricercare l'antigene fecale dell'Helicobacter pylori e/o eseguire un'esofagogastroduodenoscopia allo scopo di studiare eventuali concause della sintomatologia.


(28 Marzo 2017 - ore 11:00) - Epidemiologia delle neoplasie mieloproliferative croniche Ph-negative

Quanti sono i pazienti con malattie mieloproliferative croniche Ph- in Italia?
Potete indicarmi una fonte statistica? Grazie.
(Antonella)


Risposta

I tassi di incidenza tratti dal registro SEER (Surveillance, Epidemiology, and End Results Program) statunitense sono i seguenti:
- Trombocitemia essenziale: 9,6 per milione di persone/anno
- Policitemia vera: 10,9 per milione di persone/anno
- Mielofibrosi primaria: 3,1 per milione di persone/anno
Incidence and patient survival of myeloproliferative neoplasms and myelodysplastic/myeloproliferative neoplasms in the United States, 2001-12. Srour SA et al, Br J Haematol 2016;174(3):382-96.
I dati italiani verosimilmente rispecchiano quelli statunitensi.


(27 Marzo 2017 - ore 16:45) - Decitabina come mantenimento post-trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche in pazienti con leucemia acuta (post-mielofibrosi)

Buonasera, una domanda, spero che possiate darmi qualche delucidazione. Mio marito, 47 anni, affetto da Mielofibrosi a tendenza accelerata, scoperta a settembre 2014 a seguito di una donazione di sangue, asintomatico. Nel marzo del 2015 essendo ad alto rischio ha effettuato un trapianto allogenico da sorella compatibile. Nell'agosto del 2015 ha avuto una recidiva con trasformazione in leucemia acuta, ha effettuato 2 cicli di terapia in preparazione ad un nuovo trapianto da donatore esterno compatibile effettuato nel gennaio 2016. Gli ematologi hanno optato per una terapia di mantenimento con decidabina a basse dosi ogni 6 settimane tramite la somministrazione per endovena per 5 giorni consecutivi.
Ad oggi ha effettuato 8 cicli di decitabina e a 14 mesi dal trapianto l'aspirato nostra una remissione completa 100% chimerismo non pi√Ļ presente mutazione JAK+. Il mantenimento era stato richiesto per 8 somministrazione ed oggi devono decidere se continuare o meno. Dicono che non ci sono riscontri scientifici sulla specifica patologia di mio marito.
Volevo sapere se c'erano delle pubblicazioni o delle novità in merito per sapere come poter procedere. Vi ringrazio per l'attenzione e per la vostra disponibilità.
(Federica)


Risposta

Sono in corso studi relativi al mantenimento con Decitabina nella Leucemia acuta mieloide (+/- nelle Sindromi mielodisplastiche):
- Post-terapia non trapiantologica (NCT00398983, NCT00416598).
- Post-trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche (NCT00986804). Dati relativi a questo studio sono stati pubblicati nel 2015 (Pusic et al, Biol Blood Marrow Transplant, 2015). La pubblicazione riporta i dati relativi a 22 pazienti valutabili, di cui 17 affetti da Leucemia acuta mieloide (non post-Mielofibrosi) e 5 da Sindrome mielodisplastica. La maggior parte dei pazienti aveva ricevuto un regime di condizionamento mieloablativo ed erano compresi pazienti trapiantati sia da donatore familiare che da donatore da registro. Lo studio prevedeva un massimo di 8 cicli di mantenimento. Il mantenimento con Decitabina √® stato discretamente ben tollerato (tuttavia il 75% dei pazienti ha avuto un mielotossicit√† di grado 3/4) e non sembra aver avuto un impatto sull'incidenza di malattia da trapianto contro l'ospite cronica (cGvHD). Il follow up mediano riportato era di poco pi√Ļ di due anni. Con questo periodo di osservazione 8 dei 9 pazienti che avevano completato gli 8 cicli di mantenimento manteneva la remissione completa.
Tali risultati sono tuttavia estremamente preliminari (e sono stati ottenuti in un numero di pazienti relativamente piccolo che presentava un'eterogeneità diagnostica e terapeutica) e non possono per ora fungere da indicazione assoluta per le scelte terapeutiche relative al singolo paziente.


(24 Marzo 2017 - ore 23:02) - Target valore di ematocrito nella Policitemia vera

Cari ricercatori salve; ho 43 anni e sono affetto già da 7 anni di policitemia vera JAK2 positivo. Sono in terapia con cardioaspirin e oncocarbide. Ho fatto il controllo e il mio ematocrito è 46.9.
La mia ematologa, che gli piace tanto fare i giochetti con oncocarbide, mi ha aumentato la dose mentre io gli avevo detto di fare un salasso per rientrare nel valore guida nel target di 45 e lei mi ha risposto che decide lei però non dimentichiamoci che la vita è mia e non sua.
Vorrei sapere se il suo modo di fare è corretto e professionale, oppure mi doveva fare il salasso come da me richiesto perché non ho voglia di aumentare il chemioterapico oncocarbide in quanto prendo già 3 compresse al giorno, e non è di certo uno zuccherino!
Vorrei da voi che vi stimo veramente tanto una vostra esaustiva risposta in quanto in certe situazioni è triste chi ci capita. Perché come si dice in questi momenti: oltre al danno della malattia anche la beffa. Mille grazie a voi di tutto cuore.
(Lorenzo)


Risposta

Lo studio CYTO-PV ha dimostrato l'importanza di mantenere valori di ematocrito inferiori a 45%. La modalità con cui si ottiene tale risultato è relativamente indifferente. La decisione di aumentare la dose di idrossiurea (Oncocarbide) oppure di eseguire un salasso può dipendere degli altri valori del sangue e dall'anamnesi vascolare del paziente.


(24 Marzo 2017 - ore 13:58) - Evoluzione di Policitemia vera

Mia madre di 85 anni, nel 2013 le è stata diagnosticata Policitemia vera JAK2 mutato. A sett 2016 però tutti i valori dell'emocromo si sono abbassati e perciò è stata sospesa la terapia con oncocarbide 500 mg (1 al dì). Da allora però è iniziata anche una febbre che già a ottobre 2016 impose un ricovero ospedaliero. Qui le furono somministrati antibiotici ma poi fu dimessa con la diagnosi di febbre di orogine sconosciuta. Da quel momento però la febbre soprattutto verso le 17 è quasi sempre presente. All'inizio di marzo 2017 è stato necessario un ricovero perché i valori dell'emocromo erano molto bassi (ripeto mia madre non assume oncocarbide da settembre 2016!): globuli biancchi 2400; globuli rossi 2.440.000; emoglobina 7; ematocrito 24; sideremia 19. In ospedale le hanno somministrato due sacche di sangue, ferro in vena per 12 gg e vancomicina per la febbre. Gastroscopia negativa per lesioni, TAC con contrasto torace e addome negativa per neoplasie ma presenza di modica fibrosi polmonare alle basi. Marcatori tumorali negativi. E' tornata a casa..., ma dopo due giorni senza zntibiotici ricompare la febbre serale. Attualmente i valori dell'emocromo - dopo la trasfusione - sono accettabili con eoglobina 9,2 e gl rossi 3430000, sideremia 29.
Vorrei sapere il vostro parere su tutto quanto raccontato e se può essere utile una terapia con deltacortene 25 mg sia in associazione con l'antibiotico in caso di febbre che eventualmente per far risalire i valori dell'emocromo se scendono di nuovo. Che ne pensate infine dell'eritropoietina sotto cute? Infine perché questa febbre?
Grazie tante, spero mi rispondiate prestissimo. Grazie di nuovo.
(Isabella)


Risposta

La Policitemia vera può evolvere in una fase spenta con progressione verso una Mielofibrosi secondaria. La Mielofibrosi post-Policitemia vera è spesso caratterizzata da calo dei valori di globuli bianchi, emoglobina e piastrine (talvolta con scomparsa della necessità di assumere farmaci citoriduttivi come l'Oncocarbide), comparsa di un ingrandimento della milza (splenomegalia) e comprsa di sintomatologia costituzionale (febbre/febbricola spesso pomeridiano/serotina, calo di peso, sudorazioni notturne). A livello midollare vi è una comparsa di fibrosi o una progressione del grado di fibrosi. Il caso descritto potrebbe dipendere da una progressione mielofibrotica (calo dei valori del sangue, febbricola).
Vista l'età avanzata della paziente non è tuttavia escludibile una tossicità da Oncocarbide (solo per quanto riguarda l'abbassamento dei valori, non la febbre).
La presenza di valori bassi di ferro non è caratteristica della Mielofibrosi (mentre è tipica della fase florida della Policitemia vera) e potrebbe far pensare ad una genesi alternativa dell'anemia (anemia sideropenica). E' stato cercato il sangue occulto fecale? E' stata valutata l'indicazione ad eseguire una colonscopia (che tuttavia, vista l'età della paziente, potrebbe risultare invasiva)?
E' anche possibile che la febbre sia di natura infettiva e che i valori di globuli bianchi si siano abbassati a causa dell'infezione (questo a volte può capitare, specie nel paziente anziano con una patologia midollare). In tal caso l'anemia potrebbe essere anche lei in parte secondaria all'infezione e in parte alla carenza di ferro.
Per distinguere tra le varie possibilità è necessaria una valutazione clinica globale della paziente e dei suoi esami, che sicuramente l'equipe medica che ha in cura la paziente ha eseguito. Le valutazioni relative alla terapia (tra cui anche l'eventuale terapia steroidea o con eritropoietina) dipendono dall'inquadramento diagnostico definitivo.


(23 Marzo 2017 - ore 12:51) - Score prognostico nella mielofibrosi post-trombocitemia essenziale e post-policitemia vera

Per la mielofibrosi primaria si usa la stadiazione IPSS, quale stadiazione si usa per la mielofibrosi evoluta da Trombocitemia o da Policitemia vera?
(Francesco)


Risposta

Gli scores IPSS, DIPSS e DIPSS-Plus sono stati generati partendo da coorti di pazienti affetti da mielofibrosi primaria. Vengono comunemente applicati anche nelle forme di mielofibrosi post-trombocitemia essenziale e post-policitemia vera, pur non essendo altrettanto efficaci nello stratificare questi pazienti da un punto di vista prognostico.
E' in corso una collabrazione tra ricercatori italiani (molti dei quali appartenenti all'AGIMM) e internazionali per produrre uno score prognostico ad hoc per i pazienti affetti da mielofibrosi post-trombocitemia essenziale e post-policitemia vera.


(23 Marzo 2017 - ore 8:43) - Eventi cardiaci in corso di azacitidina e azacitidina orale

Egregi Dottori, ex politicemico da marzo 2007 curato molto bene con oncocarbide. Dal gennaio 2013 la policitemia purtoppo √® evoluta in mielodisplasia areb1 ipss2. Dal 3/5/2013 al 27/2/2017 ho concluso il 43° ciclo mensile di AZACITIDINA con: LEUCOCITI 10,04, EMOGLOBINA 14,4, PIASTRINE 153.000, EMATROCHITO 50,1, ERITOCITI 6,27. Il 27/3/2017 iniziero' il 44° ciclo.
Dal gennaio c.a. sono anche affetto da FIBRILLAZIONE ATRIALE PAROSSISTICA con assunzione del CORDARONE. Vorrei sapere da voi, esimi ricercatori, se l'azacitidina potrebbe esser causa della fibrillazione ed inoltre sapere da voi se lo studio sulla AZACITIDINA via orale è in dirittura di arrivo, 616 è il numero delle iniezioni sottocutanee ricevute. Se il VIDAZA orale fosse pronto a chi mi devo rivolgere per assumerlo eventualmente.
GRAZIE IN ANTICIPO PER LE VS. SEMPRE PUNTUALI E SODDISFACENTI RISPOSTE.
(Salvatore 1944)


Risposta

Uno studio clinico che consentiva l'arruolamento di pazienti affetti da leucemia acuta mieloide con anamnesi nota di patologia cardiovascolare o polmonare ha mostrato un aumento di eventi cardiaci nei pazienti trattati con azacitidina. Va tuttavia sottolineato che si trattava di pazienti già affetti da patologie dell'ambito cardio-polmonare e che nella leucemia acuta è molto frequente un'anemia importante, che può aver avuto un ruolo nella genesi degli eventi cardiaci.
Per quanti riguarda i dati post-marketing e/o i casi clinici segnalati in letteratura, casi di fibrillazione atriale sono stati segnalati in meno del 5% dei pazienti trattati con azacitidina.
Per quanto riguarda la formulazione orale di azacitidina sono attualmente aperti a livello internazionale diversi studi di associazione (azacitidina orale + altro farmaco). In Italia (ad es. a Firenze, Bologna, Roma, Alessandria) sarà disponibile uno studio che randomizza pazienti con sindrome mielodisplastica che non hanno risposto ad azacitidina sotto cute o a decitabina a ricevere azacitidina orale oppure azacitidina orale + durvalumab.


(21 Marzo 2017 - ore 15:04) - Opzioni curative nella mielofibrosi

Buongiorno,
sto leggendo il libro del prof. Maio sull'immunoterapia oncologica e vorrei sapere se ci sono studi relativi a questo tipo di cura per pazienti con mielofibrosi idiopatica.
Mio marito, affetto da questa patologia, è ancora in buona salute, anche se la malattia sta progredendo velocemente da un anno a questa parte. Essendo ancora relativamente giovane, ha 58 anni, vorrebbe sottoporsi al trapianto di midollo allogenico. Vorremmo quindi sapere se il trapianto ad oggi è l'unica opzione in grado di guarire la malattia.
(Francesca)


Risposta

Le strategie terapeutiche nella mielofibrosi sono varie, ad oggi però l'unica in grado potenzialmente di eradicare la patologia è il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche.


(20 Marzo 2017 - ore 20:50) - Perdita della risposta a Ruxolitinib

Buonasera,
ho letto la risposta data ad Anna Maria riguardo la perdita di risposta del Ruxolitinib. Quali sono i motivi della perdita di risposta? Perch√© il farmaco non ha pi√Ļ effetto? Qual √® la diversit√† fra un paziente che mantiene la risposta e un paziente che la perde? Grazie.
(Donatella)


Risposta

La risposta a Ruxolitinib nei pazienti con mielofibrosi è stata misurata, nella maggior parte degli studi clinici, in termini di riduzione della splenomegalia e dei sintomi correlati alla malattia. La misurazione seriata della carica allelica (ovvero della quantità) di JAK2V617F (nei pazienti JAK2-mutati) e del grado di fibrosi midollare, quando eseguita, è risultata spesso discordante rispetto alla risposta su splenomegalia/sintomi (ad esempio un paziente con una buona risposta in termini di riduzione della splenomegalia può avere una quantità di JAK2V617F e una fibrosi midollare stabili).
Comunemente, quando si parla di perdita della risposta a Ruxolitinib, si fa riferimento ad un incremento della splenomegalia e/o alla ripresa dei sintomi dopo un'iniziale risposta, oppure ad una progressione della malattia.
I meccanismi patologici che sottendono la mielofibrosi sono eterogenei ed è pertanto plausibile che una terapia diretta contro un singolo bersaglio non sia sufficiente a contrastare tutte le alterazioni coinvolte. In modelli sperimentali è stata inoltre documentata una "persistenza" di cellule neoplastiche nonostante il trattamento con JAK2-inibitore. I meccanismi di questa persistenza sembrano comprendere un'espressione differente di JAK2 e una cooperazione da parte di altre proteine nell'attivazione di JAK2.
Non si è in grado, per ora, di stabilire a priori quale paziente risponderà al farmaco. Alcuni studi sembrano tuttavia suggerire che la probabilità di ottenere una risposta in termini di riduzione della splenomegalia sia inferiore ad esempio in pazienti trasfusione-dipendenti (questo tuttavia non vuol dire che questi pazienti certamente non avranno una risposta al farmaco).


(20 Marzo 2017 - ore 15:07) - Centro Trapianti in Lombardia per la mielofibrosi

L'Istituto europeo dei tumori è all'avanguardia anche per quanto riguarda la mielofibrosi? Quale secondo voi il miglior centro per la mielofibrosi e per un eventuale trapianto in Lombardia?
(Fabrizio)


Risposta

Diventa difficile stabilire chi sia il migliore. Il centro di Bergamo ha molta esperienza nei trapianti in pazienti affetti da mielofibrosi ed è un membro di AGIMM. Non esiti a contattarli.


(20 Marzo 2017 - ore 8:42) - Posologia di Ruxolitinib

Buongiorno, ringrazio per la risposta, (14 marzo h 13.33), però volevo precisare che ho erroneamente indicato il 2013 come inizio terapia jakavi, mentre è iniziata a gennaio 2016 e che il dosaggio attuale è 40 mg al giorno, oltre a binocrit 40.000 unità, 1 fiala a settimana. In questo caso può essere aumentata la dose del jakavi, considerando che ho avuto un aumento di peso in un anno di ben 25 kg, e considerando, inoltre, che prendo anche il sinemet 100/25 per il parkinson, farmaco che è a sua volta causa di aumento ponderale, e considerando anche che il colesterolo è arrivato a 280?
L'unica nota positiva è la splenomegalia, si è ridotta al punto che la milza non risulta palpabile.
Ringrazio per i vostri preziosi consigli.
(Anna Maria)


Risposta

La posologia di Ruxolitinib negli studi clinici condotti in pazienti affetti da Mielofibrosi e Policitemia vera variava tra 5 e 25 mg per due volte al giorno. Nella pratica clinica a volte vengono impiegati dosaggi "asimmetrici", ovvero una dose differente al mattino e alla sera (es. 10 + 5 mg al giorno). Il dosaggio di Ruxolitinib appropriato per ciascun paziente può variare in diverse fasi della patologia e dipende dal valore di piastrine ma anche dal valore di globuli bianchi e di emoglobina, dalla necessità di supporto trasfusionale, dalla risposta che è stata ottenuta in termini di riduzione di splenomegalia e sintomatologia costituzionale e dagli eventuali eventi avversi in corso di terapia.
La valutazione in merito alla posologia di Ruxolitinib va pertanto eseguita caso per caso; è tuttavia verosimile che in presenza di risposta completa della splenomegalia, di anemia in terapia con un agente stimolante l'eritropoiesi e di incremento ponderale significativo sia ragionevole non aumentare ulteriormente la posologia del farmaco. La ripresa di sintomatologia costituzionale in uno scenario di questo tipo va attentamente valutata per decidere quale sia la scelta migliore nel caso specifico.


(17 Marzo 2017 - ore 15:04) - Fratture ossee e Policitemia vera

Buon giorno gentili ricercatori, vi volevo chiedere se la policitemia vera può essere causa di un ritardato consolidamento delle fratture. Grazie.
(Isabella)


Risposta

Uno studio epidemiologico danese pubblicato alcuni anni fa ha riportato un aumentato rischio di fratture femorali su base osteoporotica in pazienti affetti da Trombocitemia essenziale e da Policitemia vera. Tuttavia, uno studio pi√Ļ recente, condotto dal medesimo gruppo di ricercatori su un numero di pazienti relativamente piccolo, ha documentato valori di densit√† minerale ossea sovrapponibili in pazienti affetti da Trombocitemia essenziale/Policitemia vera e in soggetti non affetti da tali patologie (di pari et√†, sesso e peso). Non sembra pertanto esservi un'aumentata osteoporosi nei pazienti con Trombocitemia essenziale/Policitemia vera.
Uno dei farmaci comunemente usati nei pazienti con Policitemia vera ad alto rischio vascolare è l'idrossiurea (Oncocarbide). Tale farmaco è raramente associato alla formazione di ulcere cutanee a livello delle caviglie ed alla ritardata guarigione di ferite/ulcere cutanee. Non è invece nota un'associazione tra il farmaco ed il ritardato consolidamento di fratture ossee.
La quasi totalità dei pazienti affetti da Policitemia vera utilizza la cardioaspirina. Una recente pubblicazione si è proposta di valutare le informazioni disponibili relative all'aspirina ed al metabolismo osseo. Gli effetti dell'aspirina sul metabolismo osseo, ricavati da studi in vitro o in modelli animali, sembrano essere variabili e, nonostante l'aspirina sembri aumentare la densità minerale ossea, non è associata ad una riduzione del rischio di fratture. La relazione tra aspirina e metabolismo dell'osso non è ad oggi caratterizzata in maniera definitiva.


(15 Marzo 2017 - ore 22:12) - Mielofibrosi: colesterolo e Ruxolitinib

Salve, torno a scrivervi per un chiarimento. Mia moglie in cura da 39 mesi con Ruxolitinib per una MF2 (adesso a basso rischio secondo score prognostico dinamico) negli ultimi tre controlli ematici ha una ipercolesterolemia: colesterolo tot. oscilla fra 236 e 246 e HDL 48. Da una precedente vostra risposta sembrerebbe l'effetto del farmaco assunto a lungo termine e che il valore del colest. tot. di 240 possono considerarsi innocui. E' così? Questo perché il farmaco riesce ad invertire le conseguenze della mielofibrosi che quando è "attiva" abbassa il colesterolo e diminuisce il peso corporeo? In sostanza con i suddetti valori del colesterolo (tenuto conto che i trigliceridi, la glicemia e le tranaminasi hanno valori ottimali, e l'emocromo HCT 34,7; Hg 11,3 ;RBC 3,84 ; WBC 3,27 ; PLT 241) mia moglie non deve attivarsi per terapie contro colesterolo (integratori,diete,farmaci)? Grazie sempre!
(Ernesto)


Risposta

I livelli di colesterolo possono essere ridotti nella mielofibrosi come espressione dello stato ipercatabolico e della perdita di peso che possono caratterizzare tale patologia.
Analisi a posteriori dello studio COMFORT (COntrolled MyeloFibrosis Study with ORal JAK Inhibitor Therapy)-I hanno documentato un aumento medio del colesterolo totale pari a circa il 25% alla 24-esima settimana di terapia con Ruxolitinib. L'aumento del colesterolo fa pertanto parte degli effetti di Ruxolitinib sul profilo metabolico e su parametri nutrizionali, tuttavia un'ipercolesterolemia in corso (o meno) di terapia con Ruxolitinib va valutata ed eventualmente trattata in base alla sua entità ed al profilo di rischio cardio-vascolare del paziente.


(14 Marzo 2017 - ore 22:10) - Impiego di sertralina post-trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche nella mielofibrosi

Dopo un trapianto allogenico di CSE per MF (condizionamento TBF a intensità ridotta) perché il paziente, non affetto da depressione, ansia o altre patologie per le quali viene normalmente prescritta, deve assumere Sertralina 25mg/die? Dopo quanto tempo è possibile, riducendo progressivamente la dose, sospendere definitivamente l'assunzione? Grazie.
(Lorenzo)


Risposta

La sertralina è un farmaco della classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina che può essere prescritto nei pazienti ematologici ma che solitamente non fa parte in maniera obbligatoria dell'armamentario terapeutico peri-trapiantologico. La decisione in merito ad un'eventuale sospensione del trattamento con sertralina, le tempistiche e le modalità di sospensione vanno concordate con l'equipe trapiantologica che ha in cura il paziente.


(14 Marzo 2017 - ore 18:17) - Cellule CD34-positive circolanti e blasti mieloidi nella mielofibrosi

Qual è la differenza fra Cd34 e blasti nel sangue periferico e nel midollo? Si equivalgono? Grazie sempre della vostra disponibilità.
(Donatella)


Risposta

CD34 è una glicofosfoproteina che attraversa la membrana cellulare ed è tipica dei precursori ematopoietici nelle fasi iniziali della loro differenziazione. Normalmente le cellule CD34-positive costituiscono meno dello 0,1% degli elementi nucleati del sangue periferico e possono aumentare in corso di chemioterapia dallo scopo mobilizzante e/o in corso di terapia con fattori di crescita.
Nella mielofibrosi è stato documentato un aumento delle cellule CD34-positive circolanti (nel sangue periferico), che verosimilmente riflette un'alterazione a livello dello stroma midollare. L'aumento del numero delle cellule CD34-positive circolanti può essere di aiuto nel suggerire una diagnosi di mielofibrosi.
I blasti mieloidi, che nella mielofibrosi possono essere presenti a livello di sangue sia periferico che midollare, sono invece elementi patologici che frequentemente esprimono CD34. I blasti sono gli elementi che, se superano determinate soglie, consentono di porre la diagnosi di fase accelerata o di trasformazione leucemica. Anche al di sotto di tali soglie hanno un significato prognostico e sono infatti inclusi in vari scores prognostici tra cui l'IPSS (International Prognostico Scoring System) e il DIPSS (Dynamic IPSS).


(14 Marzo 2017 - ore 13:33) - Ruxolitinib nella mielofibrosi: possibile tossicità e perdita della risposta

Buongiorno, dopo 13 anni di PV ora da 3 anni si è trasformata in MF, ho iniziato la cura con Jakavi, a gennaio 2013 per una situazione di gravità, inizialmente i sintomi sono diminuiti anche se ho dovuto fare alcune trasfusioni fino a luglio, poi hb in crescita fino ad arrivare a gennaio 2017 a 9,6. Però da febbraio ha ricominciato a scendere, 8,6- 8,4 -,8,2- ora è a 8. Con il ritorno di alcuni sintomi che erano spariti, tipo dolori alle ossa, sudori notturni brividi etc.. Volevo sapere se può succedere che il Jakavi smetta la sua efficacia e in questo caso quale terapia sarebbe possibile per sostituirlo?
Ringrazio per la vostra cortese risposta. Grazie
(Anna Maria)


Risposta

Nella mielofibrosi la terapia con Ruxolitinib (Jakavi) è particolarmente efficace nel ridurre la splenomegalia ed i cosiddetti sintomi sistemici (ovvero calo di peso, sudorazioni notturne, febbricola). Il farmaco frequentemente determina un peggioramento transitorio del valore di emoglobina (talvolta condizionante la necessità di eseguire trasfusioni di globuli rossi, come nel suo caso), che spesso torna ai valori iniziali intorno al sesto mese di trattamento.
Gli studi registrativi del farmaco hanno tuttavia documentato che a tre anni dall'inizio del trattamento solo il 50% dei pazienti sta ancora assumendo Ruxolitinib. I motivi di interruzione del trattamento sono vari, tra cui anche la perdita di risposta. La decisione relativa a come proseguire successivamente con le cure è individuale e può comprendere, tra l'altro, l'opzione trapiantologica, la terapia steroidea o con androgeni, la terapia trasfusionale, la chemioterapia. Talvolta, in base ai valori emocromocitometrici, è possibile provare ad incrementare il dosaggio di Ruxolitinib per valutarne l'effetto sui sintomi prima di arrivare all'interruzione del trattamento.


(11 Marzo 2017 - ore 11:00) - Vitamina B12 e colesterolo nella mielofibrosi

Ho letto che soprattutto in MF può aumentare oltre i limiti la vitamina B12 e abbassarsi il colesterolo. Quali sono i motivi?
(Donatella)


Risposta

Il dosaggio di vitamina B12 può risultare aumentato nelle neoplasie mieloproliferative croniche (tra cui la mielofibrosi) in relazione all'aumentata produzione di transcobalamine (trasportatori della vitamina B12 circolante) da parte dei granulociti (frequentemente aumentati in tali patologie).
I livelli di colesterolo possono essere ridotti nella mielofibrosi come espressione dello stato ipercatabolico e della perdita di peso che possono caratterizzare tale patologia.


(7 Marzo 2017 - ore 9:04) - Effetti collaterali associati alla terapia con interferone

Buongiorno, volevo un consiglio. Ieri sera ho iniziato interferone. Ho fatto iniezione alle 20.00 e praticamente sono stato malissimo con forti brividi e febbre verso mezzanotte e oggi non sono potuto andare a lavoro. Secondo voi è meglio fare iniezione in quale orario? E questo malessere lo avrò sempre o solo le prime volte? Grazie.
(Antonio)


Risposta

L'assunzione di interferone è spesso associata ad una sintomatologia simil-influenzale, caratterizzata da febbre, dolori muscolari, malessere. Spesso la somministrazione di interferone viene preceduta dall'assunzione di paracetamolo nel tentativo di prevenire o di mitigare tali disturbi. Spesso si consiglia di eseguire l'iniezione sotto cute di interferone prima di andare a dormire ma può essere eseguita a qualsiasi ora. Si può iniziare con una dose ridotta di interferone che può essere aumentata gradualmente in base alla tollerabilità ed all'efficacia. E' del tutto possibile che i disturbi legati alla terapia con interferone si riducano con le successive somministrazioni.
Si sottolinea che ogni eventuale modifica posologica o terapia concomitante va concordata con il proprio Medico Ematologo di riferimento e non può essere desunta da questo discorso di carattere generale.


(7 Marzo 2017 - ore 00:39) - Neoplasie ed alterazioni vascolari nella mielofibrosi

Buonasera volevo sapere se la mielofibrosi può causare comparsa di tumori o dilatazione delle arterie. Gtazie.
(Gaetano)


Risposta

La mielofibrosi √® una neoplasia mieloproliferativa cronica, ovvero una malattia tumorale del sangue che pu√≤ avere un decorso pi√Ļ o meno indolente e pu√≤ richiedere o meno una terapia.
La mielofibrosi pu√≤, in una piccola quota di pazienti, trasformarsi in una forma pi√Ļ simile alle sindromi mielodisplastiche o alle leucemie acute, che sono sempre delle malattie tumorali del sangue ma con caratteristiche differenti.
E' stato inoltre riportato un aumentato rischio, nei pazienti con neoplasia mieloproliferativa cronica, di sviluppare una neoplasia linfoide (rispetto alla popolazione generale). Bisogna tuttavia tener conto del fatto che il rischio assoluto di sviluppare una neoplasia linfoide per questi pazienti √® molto basso. Alcuni farmaci possono avere un potenziale leucemogeno (si tratta soprattutto di farmaci utiizzati in passato nelle neoplasie mieloproliferative croniche, tra cui il fosforo radioattivo e il busulfano). Sembra, inoltre, che l'impiego sequenziale di pi√Ļ farmaci chemioterapici possa aumentare il rischio di una trasformazione leucemica.
I pazienti affetti da mielofibrosi hanno un aumentato rischio di trombosi (ovvero di ostruzioni di un vaso) oppure di emorragie, non è invece caratteristica della mielofibrosi la dilatazione di un vaso (es. aneurisma).


(6 Marzo 2017 - ore 17:43) - Manifestazioni emorragiche in corso di assunzione di terapia anti-aggregante

Soffro di policitemia vera da diversi anni, assumo oncocarbide e cardioaspirina, ho notato già da tanti anni che esce sangue a volte dal naso, quando vado in bagno o per stitichezza o per diarrea noto sangue nel water, quando ho tracheite dalla bocca, nelle urine a volte emazie, da cosa può dipendere? A parte che ho emorroidi interne e a volte esterne, dipende da che cosa?


Risposta

La terapia della Policitemia vera si avvale quasi sempre dell'impiego di un farmaco anti-aggregante piastrinico, come la cardioaspirina. La cardioaspirina inibisce l'aggregazione piastrinica ed il suo impiego è pertanto associato ad un certo rischio di sanguinamento. Per ciascun paziente bisogna stabilire il profilo di rischio/beneficio associato all'assunzione di cardioaspirina in base all'età del soggetto, alla diagnosi ematologica, alla presenza di comorbidità (tipicamente cardiovascolari e gastrointestinali) e alla presenza di eventi trombotici/emorragici in anamnesi.


(3 Marzo 2017 - ore 12:38) - Terapia con idrossiurea (Oncocarbide) nell'uomo e concepimento

Buongiorno volevo chiedere... mio marito lunedì ha iniziato terapia con Oncocarbide, e io oggi ho avuto un aborto alla 5 settimana. Volendo riprovarci deve interrompere la terapia? Dopo quanto tempo dall'interruzione si può riprovare?
(Francesca)


Risposta

Gli studi clinici che prevedevano l'impiego di idrossiurea (nell'anemia falciforme e nelle neoplasie mieloproliferative) richiedevano obbligatoriamente l'impiego di metodi contraccettivi efficaci, anche quando il soggetto che assumeva il trattamento era di sesso maschile. Inoltre, dati derivanti da sperimentazioni animali suggeriscono possibili effetti dell'idrossiurea sulla spermatogenesi.
In linea generale si raccomanda pertanto anche nell'uomo di evitare l'assunzione di idrossiurea in previsione del concepimento. Per quanto riguarda il tempo che deve intercorrere tra l'interruzione del farmaco e il momento in cui si può iniziare a tentare il concepimento non vi sono dati certi. Verosimilmente, nonostante l'emivita del farmaco sia breve (inferiore a 4 ore), devono trascorrere vari mesi (da 3 a 12). Tuttavia, per dare una raccomandazione, è necessaria una valutazione specifica di ogni caso, anche in relazione alla durata del trattamento con idrossiurea. Si ricorda infine che la decisione di interrompere il trattamento con idrossiurea deve essere presa insieme al medico che ha in cura il paziente.


(2 Marzo 2017 - ore 16:11) - Sudorazioni notturne nella mielofibrosi

Qual è il "meccanismo" che provoca le sudorazioni notturne nella mielofibrosi? Grazie.
(Donatella)


Risposta

Le sudorazioni notturne che possono caratterizzare il quadro clinico della mielofibrosi sono verosimilmente correlate all'aumentata/alterata produzione di mediatori dell'infiammazione (interleuchine, TNF, IFN), tipica di questa malattia.


(2 Marzo 2017 - ore 11:04) - Diagnosi di leucemia acuta post-mielofibrosi

E' possibile dal solo striscio di sangue periferico che evidenzia 12% di blasti -fare una diagnosi di leucemia post MF ed a solo qualche mese di distanza dalla precedente biopsia? Grazie.
(Mi.Cro)


Risposta

Per la diagnosi di leucemia acuta post-mielofibrosi i blasti su sangue periferico e/o midollare devono essere maggiori o uguali al 20%. Una quota blastica pari al 12% √® tuttavia meritevole di rivalutazione a breve essendo suggestiva per una fase pi√Ļ "accelerata" della patologia.


(1 Marzo 2017 - ore 17:14) - Disponibilità di Ruxolitinib nella Policitemia Vera in Italia

Buonasera sono a chiedervi quando sarà disponibile in Italia il farmaco Jakavi per chi soffre di polycitemia vera.
(Marco)


Risposta

A livello europeo, l'Agenzia Europea del Farmaco (EMA, European Medicines Agency) ha confermato l'indicazione di Ruxolitinib per il trattamento dei pazienti affetti da Policitemia Vera resistenti o intolleranti all'idrossiurea.
In Italia è attualmente in corso la valutazione da parte dell'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) per definire l'indicazione e la rimborsabilità da parte del SSN (Sistema Sanitario Nazionale) di Ruxolitinib nella Policitemia Vera. Tali procedure termineranno verosimilmente entro l'anno corrente. Occorre sottolineare che Ruxolitinib non sarà indicato in tutti i pazienti con Policitemia Vera ma unicamente in un sottogruppo (verosimilmente soggetti intolleranti o resistenti al trattamento con idrossiurea - resterà tuttavia da chiarire se la resistenza o l'intolleranza verranno definite secondo specifici criteri o meno).


(1 Marzo 2017 - ore 13:06) - Disturbi del microcircolo nella Policitemia Vera

Gentili ricercartori, ho la policitemia vera da pi√Ļ di 8 anni, assumo oncocarbide e cardioaspirina, in questi giorni ho notato che per tre notti di seguito mi si addormentano 3 dita della mano specie a destra, e per moltissimo tempo non riesco a svegliarle, anche l'anno scorso mi faceva cos√¨ ma sdesso sembra peggio, cosa pu√≤ essere? E' legato alla malattia e cosa debbo fare? Uso il computer, potrebbe essere quello?


Risposta

Le neoplasie mieloproliferative croniche, tra cui la Policitemia Vera, possono essere associate a sintomi ascrivibili a disturbi del microcircolo (ad es. cefalea, ronzii nelle orecchie, formicolii o sensazioni anomale, chiamate parestesie, alle mani o ai piedi). Non è tuttavia detto che quanto lei descrive rientri in questa categoria: potrebbe infatti trattarsi di un problema a livello del tunnel carpale oppure di artrosi a livello della colonna cervicale. Per una corretta diagnosi differenziale tra le varie condizioni è indispensabile una visita medica.


(28 febbraio 2017 - ore 13:07) - Effetto di Ruxolitinib sulla fibrosi midollare e i blasti circolanti

Buongiorno,
ci sono studi che hanno verificato l'effetto positivo di Jakavi sui blasti nel sangue periferico e sulla fibrosi midollare? Grazie.
(Claudia)


Risposta

Alcuni studi hanno riportato una riduzione della fibrosi midollare almeno in una quota di pazienti con mielofibrosi trattati con Ruxolitinib. In un recente aggiornamento dei risultati dello studio COMFORT-II, che confrontava Ruxolitinib contro la migliore terapia disponibile (BAT), un miglioramento della fibrosi midollare veniiva osservato nel 16% dei pazienti trattati con Ruxo e solo nel 3% dei pazienti trattati con BAT (Harrison et al. Leukemia (2016) 30, 1701‚Äď1707). Non ci sono invece dati consistenti sulla riduzione dei blasti circolanti nei pazienti trattati con Ruxolitinib.


(27 febbraio 2017 - ore 10:58) - Importanza della citogenetica nelle mielodisplasie

A seguito di prelievo Midollo Osseo e B.O.M. effettuato su paziente uomo di 62 anni. Descrizione microscopica: Biopsia corta, coartata costituita in parte da tessuti molli. La cellularità dove valutabile è 10%. Granulopoiesi ridotta, Eritropoiesi ridotta ma prevalente, Megacaripoiesi (lat+) relativamente ben rappresentata quota di elementi CD34 non risulti incrementata. Trama reticolinica esile. Diagnosi: Midollo osseo Ipocellulato con aspetti citologici di tipo dismaturativo trilineare, senza eccesso in precursori CD34+. Il quadro di displasia ipoplastica va validato sotto il profilo citogenetico. Cosa vuol dire?
(Barbara)


Risposta

Le mielodisplasie sono malattie midollari caratterizzate da un'alterata maturazione di una o pi√Ļ linee emopoietiche. In aggiunta ai dati clinici, ematologici (di laboratorio), morfologici (biopsia osteo-midollare) e di biologia molecolare, le indagini citogenetiche che studiano le alterazioni cromosomiche della malattia completano la diagnosi e forniscono importanti informazioni per la prognosi e la scelta della terapia.


(25 febbraio 2017 - ore 14:51) - Infezioni erpetiche in corso di terapia con Ruxolitinib

In corso di terapia con Ruxolitinib (5 + 5 mg al giorno) si possono usare pomate per herpes labiale o nasale esclusivamente ad uso topico?
(Giuseppe)


Risposta

Le infezioni da herpes simplex (spesso labiale o nasale) o da herpes zoster sono frequenti in corso di terapia con ruxolitinib perché il farmaco riduce le difese immunitarie contro questi virus. E' utile usare terapie topiche per infezioni di lieve entità, ma è sempre raccomandato consultare il proprio ematologo in tutti i casi di infezione da herpes virus in corso di terapia con Ruxolitinib per valutare la necessità di terapie antivirali per bocca.


(24 febbraio 2017 - ore 15:48) - Dolori ossei e parestesie nella mielofibrosi

Buonasera, vorrei sapere se la mielofibrosi causa dolori ossei, parestesie e formicolii, con mal di testa. Io ho il JAK2 mutato, la milza non è ancora ingrossata, assumo 2 oncocarbide al giorno, e sono operata di colecisti.
Prima della diagnosi, ho sempre avuto dolori agli arti inferiori e superiori con difficolt√† a camminare e astenia. Da quando assumo oncocarbide i dolori sono diminuiti, ma ho sempre rigidit√† nei movimenti e dolori alla spalla sinistra. Quando mi prelevavano il midollo, ho avuto sollievo nella zona lombare e sacro-coccigea, da che dipende? Putroppo non posso pi√Ļ fare delle normali attivit√†.
(Tiziana)


Risposta

Dolori osteoarticolari o parestesie, come formicolii, sensazioni "a puntura di spillo" sulla pelle o disturbi della sensibilità periferica, non sono sintomi tipici della mielofibrosi ma possono essere presenti in alcuni pazienti. In questi casi, è opportuno escludere che questi sintomi siano provocati da altre cause, per es. ortopediche o reumatologiche, come artrosi, discopatie della colonna vertebrale, fibromialgie etc.


(24 febbraio 2017 - ore 8:07) - Cellularità midollare e valori dell'emocromo nei pazienti con policitemia vera

Buongiorno,
nella policitemia vera è acclarato che la cellularità midollare è aumentata per tutte le tre serie emopoietiche. Come mai però nel sangue periferico si osserva solo un aumento dei globuli rossi, con bianchi e piastrine perfettamente normali?
(Pino)


Risposta

Nella maggior parte dei pazienti con policitemia vera l'aumentata cellularità midollare che coinvolge tutte e tre le serie emopoietiche provoca un aumento non solo dei globuli rossi ma anche dei globuli bianchi e delle piastrine. In taluni casi, i valori di leucociti e piastrine possono essere nei limiti di norma per varie possibili cause, per es. un incremento del volume della milza o l'effetto delle terapie o un midollo in cui la linea eritropoietica è nettamente prevalente rispetto alle altre due.


(24 febbraio 2017 - ore 3:34) - Manovre invasive e indagini diagnostiche in pazienti con mielofibrosi

Cari dottori, affetto da mielofibrosi da 4 anni. Hanno trovato un nodulo di 1 cm al polmone e devono fare biopsia e Pet. Volevo sapere se per chi affetto da mielofibrosi √® pi√Ļ rischioso fare questi esami ed eventuali interventi. Grazie.
(Veronica)


Risposta

Non ci sono controindicazioni all'esecuzione né di manovre invasive, come biopsie o interventi chirurgici, né di indagini diagnostiche, come TC o PET, nei pazienti con mielofibrosi. Prima di manovre invasive è comunque opportuno controllare il numero delle piastrine e, se ridotto, consultare il proprio ematologo per le eventuali precauzioni da prendere, in considerazione anche dell'intervento da eseguire.


(23 febbraio 2017 - ore 16:35) - Cellularità midollare nelle malattie mieloproliferative croniche

Grazie molte per la risposta alla domanda sulla "Diagnosi differenziale delle malattie mieloproliferative croniche" del 22 febbraio.
La mia biopsia del midollo osseo ha concluso che le serie eritropoietica e granulopoietica sono lievemente iperplastiche con gli elementi in tutti gli stadi di maturazione: che cosa significa "lievemente iperplastiche"? Inoltre, la cellularità midollare è del 60%, disomogenea: quali sono i valori considerati normali? Grazie molte, Lorenzo, 58 anni, JAK2+.
(Lorenzo)


Risposta

Nelle malattie mieloproliferative croniche la cellularità midollare è aumentata (iperplasia), specificamente per la serie megacariocitaria, produttrice di piastrine, nella trombocitemia essenziale e, di solito, nella mielofibrosi pre-fibrotica e per tutte e tre le serie emopoietiche, eritro- e granulopoietica e megacariocitaria, nella policitemia vera. La cellularità midollare può invece essere ridotta nella mielofibrosi franca a causa della presenza nel midollo osseo di fibre reticoliniche o collagene. La cellularità midollare è anche condizionata dall'età perché, nei soggetti normali, si riduce progressivamente con l'invecchiamento. A 58 anni, una cellularità del 60% può essere considerata "lievemente iperplastica" e una disomogeneità può essere osservata nei pazienti con malattie mieloproliferative croniche.


(23 febbraio 2017 - ore 14:20) - Aumento del D-Dimero

Prendo plavix e cardioaspirina. Il PT ed il PTT sono sui valori bassi ma il D-Dimero è alto, perché?
(Marella)


Risposta

Il D-Dimero è un frammento di degradazione della fibrina ed il suo aumento è un indice di incremento della fibrina in circolo. Il test è molto sensibile ma poco specifico e può aumentare in molte situazioni, sia fisiologiche, come la gravidanza, che patologiche, come malattie infiammatorie acute o croniche, neoplastiche o cardiovascolari, per es. il tromboembolismo venoso o in una condizione particolare come la coagulazione intravascolare disseminata. Pertanto, in assenza di specifici segni clinici, il solo aumento del D-Dimero è un test poco informativo e non molto utile.


(23 febbraio 2017 - ore 10:07) - Aloe vera per afte in corso di terapia con Oncocarbide

Buongiorno, 51 anni, T.E. splenectomizzata, precedenti di trombosi, piastrine difficili da gestire, (quasi sempre sopra il milione); da 12 anni assumo oncocarbide a dosaggio variabile. Il farmaco fino ad oggi non mi ha mai dato nessun tipo di problema, anzi, sono stupita da quanto il farmaco si sia rivelato ad alta tollerabilità. Ora mi ritrovo, ormai da mesi, ad avere dei grossi problemi di afte. Ho provato tutti i farmaci a disposizione, e dico tutti... nulla da fare. Mi sono imbattuta per puro caso con l'Aloe vera, me ne hanno parlato talmente tanto che alla fine mi sono convinta a provarlo, molto scettica ma l'ho provato. Non so se sia un caso o no, ma ho risolto il problema, ora mi chiedo, può questa influire sul farmaco? Può dare qualche alterazione di qualsiasi natura?
Grazie per la sempre preziosissima vostra dispoinibilità, un saluto a tutto lo staff.
(Maria)


Risposta

Non ci sono controindicazioni all'uso dell'aloe vera in pazienti in trattamento con Oncocarbide.


(22 febbraio 2017 - ore 18:38) - Uso di vaccini in corso di terapia con Oncocarbide

Gentili ricercatori buonasera.
Con la presente chiedo cortesemente informazioni relative al farmaco Oncocarbide che io assumo da 4 anni giornalmente da 1 a 2 capsule per il controllo della policitemia. Preciso che ho 64 anni e che l'ematologo di riferimento mi ha suggerito le seguenti vaccinazioni: Anti pneumococco, Meningococco, Haemophilus B, oltre alla vaccinazione antinfluenzale ogni anno di cui io ho iniziato da 1 mese con l'anti pneumococco l'HIB e meningococco B.
Andando a rileggere casualmente le istruzioni del Fg. illustrativo dell'Oncocarbide ho letto la parte riguardante l'uso concomitante di vaccini da evitare e vorrei sapere nel mio caso suesposto quali problemi possono insorgere, se posso proseguire con le suddette vaccinazioni in considerazione che non posso interrompere la terapia con Oncocarbide.
Ringraziandovi anticipatamente per la cortese attenzione e in attesa di un vostro gentile riscontro vi porgo cordiali saluti.
(Danilo)


Risposta

Di regola, le vaccinazioni, incluse quelle citate, possono essere eseguite nei pazienti in terapia con Oncocarbide.


(22 febbraio 2017 - ore 12:48) - Compatibilità fra Oncocarbide e terapia eradicante dell'HCV

Esiste incompatibilità tra terapia con oncocarbide per trombocitemia essenziale e terapia eradicante dell'HCV con LEDIPASVIE /SOFOSBUVIR + BISOPROLOL?
(Vincenzo)


Risposta

Non c'è incompatibilità fra l'uso di Oncocarbide e la terapia eradicante dell'HCV.


(22 febbraio 2017 - ore 10:00) - Uso di curcuma in pazienti in terapia con Oncocarbide

Gentili dottori, vorrei sapere se l'uso di curcuma in paziente che assume Oncocarbide è controindicato. Ho letto che la curcuma inibisce/attenua l'effetto di alcuni chemioterapici. Grazie.
(Marco)


Risposta

Non ci sono limitazioni o interferenze farmacologiche note per l'uso di curcuma nei pazienti che assumono Oncocarbide.


(22 febbraio 2017 - ore 9:29) - Diagnosi differenziale delle malattie mieloproliferative croniche

Buongiorno, qualche mese fa mi è stata diagnosticata una neoplasia mieloproliferativa non classificabile secondo WHO. Sono JAK2+ e il commento alla biopsia del midollo osseo afferma: "In diagnosi differenziale si devono considerare in prima istanza una mielofibrosi primaria in fase pre-fibrotica o una fase pre-policitemica di policitemia vera." Che cosa vuol dire in diagnosi differenziale? Questo commento significa che potrei sviluppare in futuro una delle due malattie?
Le serie eritropoietica e granulopoietica sono lievemente iperplasiche con gli elementi in tutti gli stadi di maturazione: è normale? A oggi ho solo le piastrine piuttosto elevate (intorno a 730.000) mentre l'ematocrito è a 48, Globuli Rossi a 5,60, HGB a 16 e Globuli Bianchi a 9,0. Colesterolo e omocisteina normali.
Grazie infinite per la vostra splendida attività. Lorenzo, 58 anni (mia mamma era anch'essa JAK2+ e ha avuto la policitemia vera).
(Lorenzo)


Risposta

Il termine "diagnosi differenziale" indica il procedimento con il quale il medico distingue due malattie che si presentano con caratteristiche simili. Questo processo √® frequente nella malattie mieloproliferative croniche perch√© c'√® un'ampia sovrapposizione di aspetti clinici, di laboratorio e talvolta anche istologici fra trombocitemia essenziale, policitemia vera e mielofibrosi, soprattuto se in fase pre-fibrotica. In questo procedimento, l'ematologo deve tenere conto di tutti gli elementi dei quali dispone e in genere raggiunge una diagnosi il pi√Ļ possibile corretta. In taluni casi, la diagnosi iniziale pu√≤ essere meglio precisata durante i successivi controlli periodici del paziente.


(22 febbraio 2017 - ore 6:12) - Impianti dentali nella mielofibrosi

√ą possibile fare impianti dentali in caso di mielofibrosi idiopatica e pu√≤ causare osteoporosi?
(Lucia)


Risposta

Non ci sono limitazioni o problemi particolari nell'esecuzione di impianti dentali nei pazienti con mielofibrosi.


(21 febbraio 2017 - ore 9:56) - Trattamento del prurito nelle malattie mieloproliferative croniche

Buongiorno. Mi chiamo Giusi, ho 55 anni e nel 2008 mi è stata diagnosticata mielofibrosi idiopatica di tipo indolente. La mia milza oggi misura 18,8 cm DL e 6,8 DDL. Rbc 6,18; Hgb 14,3; Hct 46,1%; Wbc 14,87; PLt 454.
Nel complesso però sto bene ad eccezione di un prurito veramente insopportabile alle gambe subito dopo avere fatto la doccia o il bagno che si protrae per 15/20 minuti. Nel corso della giornata, invece, il prurito, in questo caso di lieve entità, si manifesta soltanto la mattina non appena mi alzo dal letto. Per alleviare il fastidio del prurito insopportabile post bagno/doccia ho iniziato da otto giorni ad assumere antistaminici, così come suggerito dall'ematologo e riportato anche in letteratura, ma con risultati deludenti.
Pertanto, vi chiedo se tra i farmaci antistaminici ve ne sia qualcuno pi√Ļ indicato al riguardo e quali sono gli effetti a lungo andare. In alternativa gradirei sapere quale altre alternative esistono per limitare al massimo il prurito, considerato che ad oggi non ci sono le condizioni per usufruire del ruxolitinib con il SSN.
Inoltre, gradirei conoscere per quale data è programmata la giornata del paziente per l'anno in corso. Grazie per il vostro impegno.
(Giusi)


Risposta

Il prurito, spesso indotto dal contatto con l'acqua (prurito "acquagenico"), può essere un sintomo molto disturbante nei pazienti con mielofibrosi e con policitemia vera. Circa il 15% di loro lo definisce "intollerabile". Le terapie tradizionali non sono sempre efficaci e c'è molta variabilità da paziente a paziente. Tali terapie comprendono:
a) il salasso, e in genere la riduzione dell'ematocrito a valori inferiori a 45% e talvolta anche inferiori a 42% nelle donne;
b) gli antistaminici: non c'è uno sicuramente migliore degli altri e molto dipende dalla risposta individuale del paziente;
c) basse dosi di cortisone nei periodi di maggiore intensità del prurito, per es. prednisone, iniziando con 25 mg al giorno e poi scalando fino a sospensione;
d) i tranquillanti minori e maggiori, come il lorazepam, 1 mg, circa 1/2 ora prima di fare la doccia o di andare a dormire; o la paroxetina, 20 mg al giorno;
e) la fototerapia con psoralene e raggi UV A(PUVA), spesso usata dai dermatologi per il prurito correlato alle malattie della pelle.
Le nuove terapie, come l'interferone per la PV e Ruxolitinib, hanno dimostrato una maggiore efficacia sul prurito rispetto alle terapie tradizionali, ma hanno alcuni limiti di indicazione e di rimborsabilità. E' però previsto che Ruxolitinib possa essere dichiarato rimborsabile anche per i pazienti con mielofibrosi a severità "intermedio-1" nei prossimi mesi.
Maggiori informazioni si potranno avere nella prossima Giornata del Paziente stabilita per sabato 13 maggio 2017. Il programma è in preparazione.


(20 febbraio 2017 - ore 13:59) - Ruxolitinib in associazione con altre terapie nella mielofibrosi

Salve, si sta pensando ad associare al ruxolitinib altre nuove terapie per aumentarne la tollerabilità ematologica ed efficacia. Novità significative?
(Fernando)


Risposta

Gli studi di combinazioni terapeutiche tra ruxolitinib e altri farmaci attivi nella mielofibrosi sono ancora preliminari o in corso. All'ultimo Congresso Americano di Ematologia (ASH, San Diego, 2017) sono stati presentati due studi di questo tipo. Nel primo, l'associazione Ruxolitinib con 5-azacitidina è stata valutata in 41 pazienti ed ha prodotto una risposta secondo i criteri IWG-MRT nel 69% dei pazienti. La riduzione della milza è stata superiore nei pazienti trattati con la combinazione rispetto a quelli trattati con solo Ruxolitinib (Daver et al. abstr. 1127). Nel secondo studio, Ruxolitinib è stato associato alla pomalidomide nel trattamento di 37 pazienti, un terzo dei quali ha avuto un beneficio clinico da questa combinazione (Stegelmann et al. abstr. 1939). Gli effetti collaterali delle terapie combinate sono stati tollerabili e, in entrambi questi studi, si conclude che è utile proseguire lo sviluppo di questi, e altri (Mascharenas J. Hematology 2015; 329), trattamenti di associazione


(18 febbraio 2017 - ore 16:36) - PRM-151 nella terapia della mielofibrosi

Gentili ricercatori si hanno dati aggiornati relativi all'efficacia del PRM-151 nella terapia della mielofibrosi rispetto al lavoro di Srdan Verstovsek et al. del 2015? Gli studi fatti in Italia hanno dato risultati?
Grazie.


Risposta

PRM-151, una pentraxina-2 ricombinante, √® un potente agente antifibrotico valutato anche nella mielofibrosi (MF). Nello studio citato (Verstovsek et al. Clin Lymphoma Myeloma Leuk. 2015;15:S58-S59) su 26 pazienti con MF, il farmaco (da solo o in associazione con Ruxolitinib) ha prodotto un miglioramento dei sintomi e/o una riduzione della fibrosi midollare nel 43% dei casi dopo 24 settimane di trattamento. La terapia era ben tollerata e senza eventi avversi gravi. Un pi√Ļ recente aggiornamento di quella casistica (Verstovsek et al. ASH. 2015) su 13 pazienti trattati per almeno 72 settimane ha dimostrato che PRM-151 continuava a produrre una riduzione della fibrosi midollare in circa il 70% dei casi con miglioramento della splenomegalia, anemia, piastrinopenia e dei sintomi della malattia. La seconda parte dello studio sta ora valutando l'efficacia e la tollerabilit√† di PRM-151 da solo nei pazienti con MF resistenti o ineleggibili alla terapia con Ruxolitinib.


(18 febbraio 2017 - ore 14:23) - Colite ricorrente e mielofibrosi

Cari dottori volevo sapere se esiste una correlazione tra colite e problemi intestinali ricorrenti e mielofibrosi nei pazienti affetti da tale malattia.
(Fabrizio)


Risposta

Disturbi colitici ricorrenti non sono sintomi caratteristici della mielofibrosi. Una possibile eccezione potrebbe essere la presenza di una splenomegalia molto marcata che provochi un dislocamento o una compressione delle anse intestinali.


(18 febbraio 2017 - ore 12:54) - Ancora su oncocarbide e interferone pegilato nella policitemia vera

Buongiorno, ho la policitemia vera da circa 6 anni, che riesco a ben controllare con l'oncocarbide. Ultimamente ho letto qualcosa sull'interferone alfa-2a pegilato, mi piacerebbe saperne di pi√Ļ. Poi un imput: sarebbe utile la presenza di un sito istituzionale, che appaia nelle prime pagina del web, quando si digita "prurito dopo il bagno"¬Ě visto che questo sintomo √® frequente in questa malattia.
(Valter)


Risposta

Si rimanda a quanto scritto nella risposta del 14/2 a Luca.


(16 febbraio 2017 - ore 22:05) - Discrepanze fra quadro midollare e valori ematici nelle malattie mieloproliferative croniche

Buongiorno ricercatori,
vorrei sapere come è possibile che in presenza di eritrocitosi con globuli rossi aumentati, piastrine normali, g. bianchi normali e JAK2 negativo vi sia invece una iperplasia trilineare alla biopsia, cellularita normale.
Da inesperta, come possono esserci pi√Ļ globuli bianchi e piastrine nel midollo osseo e non, invece, nel sangue periferico?
Grazie tante per la risposta. Buon lavoro.
(Cristina)


Risposta

Di regola, nelle malattie mieloproliferative croniche il quadro istologico midollare √® fedelmente rispecchiato dai valori dell'emocromo. Per√≤, questa regola pu√≤ avere delle eccezioni. Per esempio, la presenza di un ingrandimento della milza, che produce una pi√Ļ rapida eliminazione di leucociti e piastrine, provoca una riduzione delle piastrine e dei leucociti circolanti rispetto a quanto prodotto dal midollo osseo. Ancora, non sempre l'istologia midollare √® uguale in tutte le zone del midollo. Ci possono essere casi di disomogenea distribuzione della cellularit√† midollare e, quindi, il campione di biopsia ossea esaminato potrebbe non essere rappresentativo di tutta la produzione midollare. Nei pazienti nei quali questa possibile disomogenea distribuzione del midollo √® clinicamente importante (ma non sembra essere questo il caso della gentile scrivente), pu√≤ essere indicata la ripetizione della biopsia ossea in altra sede.


(15 febbraio 2017 - ore 14:22) - Score prognostico IPSS nella mielofibrosi.

Gentili ricercatori,
ho 72 anni e una diagnosi di mielofibrosi prefibrotica diagnosticata inizio anno 2016, PLT 714.000, HB 15.3, GB 7900. In anamnesi infezione da HCV(genotipo 2a e 2c) pregresso infarto al miocardio (24 anni fa e 3 anni fa). Dai test effettuati JAK2 CARL e MPL non mutato. Alla ricerca NGS, doppia mutazione di TET2, una benigna (p.Q810R) una verosimilmente dannosa (p.L1521-P1535delQKQPP). FLN 58, L40, M2.CD34+=2x10E6/L,pari allo 0.03%.
Dopo un anno assumo ONCOCARBITE 1 cp al dì e DUOPLAVIN ATORVASTATINE 10 ATENOLOLO 50. Il mio emocromo è il seguente: GB7650 (N51% L41, M7, E1), Hb 15.6, Hct44.6%, MCV105, PTL 460.000. Ureato 5.8,LDH 252.
Sono asintomatico e non presento variazioni delle dimensioni di fegato e milza.
Vorrei conoscere, se è possibile, la mia classe di rischio IPSS.
(Enzo)


Risposta

Lo score prognostico IPSS nella mielofibrosi primaria (Cervantes et al. Blood 2009; 113: 2895) si basa sui seguenti 5 fattori di rischio: età maggiore di 65 anni; presenza di sintomi costituzionali (almeno uno tra febbre, calo di peso e sudorazioni notturne); emoglobina inferiore a 10 g/dL; leucociti maggiori di 25.000/mmc e presenza di blasti circolanti superiori a 1%. La presenza di 0, 1, 2 o almeno 3 fattori definisce un rischio, rispettivamente: basso, intermedio-1, intermedio-2 o alto di mortalità. Pertanto, la classe di rischio nel caso citato è intermedio-1.


(14 febbraio 2017 - ore 21:13) - Peg-interferone o idrossiurea nella policitemia vera?

Salve gentili ricercatori, ho letto il recente studio tutto italiano pubblicato il 13 gennaio scorso, il quale compara l'efficacia a lungo termine di PEG-INTERFERONE contro IDROSSIUREA in pazienti affetti da policitemia vera di età inferiore ai 65 anni. Nel follow-up a lungo termine è emersa ancora una volta la superiorità dell'interferone, addirittura sulla sopravvivenza a lungo termine e nel prevenire la progressione della malattia; nessun paziente trattato con interferone ha avuto eventi trombotici contro tre riscontrati nel gruppo idrossiurea; ancora tre tumori secondari si sono verificati nel gruppo HU.
Ora vi chiedo, visti questi risultati e quelli emersi ad ASH 2016 per quanto riguarda ROPEGINTERFERON, non sarebbe finalmente ora di offrire l'interferone pegilato come prima linea di trattamento a tutti i pazienti policitemici? Alcuni ematologi parlano di effetti collaterali superiori di interferone su idrossiurea completamente smentiti dagli ultimissimi studi, questo colpevole temporeggiare potrebbe essere una mera questione economica? Grazie mille.
(Luca)


Risposta

L'efficacia e la tollerabilità di PEG-IFN in confronto a Idrossiurea (HU) è oggetto di diversi studi. Il lavoro italiano citato (Crisà et al. J Hematol Oncol 2017; 10:15) è uno studio osservazionale su 65 pazienti con PV con età inferiore a 65 anni, 35 trattati con PEG-IFN e 30 con HU. La differenza di eventi trombotici e seconde neoplasie tra i due farmaci non era statisticamente significativa a causa del limitato numero di pazienti e di eventi. Invece, è stata osservata una significativamente migliore sopravvivenza dei pazienti nel gruppo PEG-IFN rispetto al gruppo HU. Peraltro, non essendo lo studio randomizzato, non è possibile stabilire con sicurezza se la diversa sopravvivenza dei due gruppi sia dovuta solo ai farmaci o anche ad altre cause. Per esempio, la maggioranza (63%) dei pazienti trattati con PEG-IFN erano già stati trattati con HU con risposta ematologica e questo potrebbe avere portato a selezionare dei pazienti "migliori" nel gruppo PEG-IFN. Gli stessi autori dello studio concludono che il loro lavoro è limitato dallo scarso numero di pazienti e dalla mancanza di randomizzazione e che è necessario aspettare i risultati degli studi randomizzati attualmente in corso prima di dare una risposta definitiva.
I dati preliminari di due studi randomizzati che hanno confrontato PEG-IFN e HU nella policitemia vera sono stati presentati nel dicembre scorso al Congresso della Societ√† Americana di Ematologia (ASH). Lo studio PROUD-PV (Gisslinger et al. abstr. 475) ha incluso 257 pazienti trattati con Ropeginterferon o HU ed i primi dati presentati indicavano un vantaggio per RoPEG-IFN. Peraltro, i risultati dello studio non sono ancora pubblicati, nemmeno in forma di abstract. Lo studio MPD-RC 112 ha invece incluso 168 pazienti con PV trattati con PEG-IFN o HU e i dati preliminari relativi a 75 pazienti valutati dopo il primo anno di follow-up sono stati presentati e pubblicati nell'abstract (Mascarenhas et al. abstr. 479). Non sono state osservate significative differenze di efficacia fra i due farmaci, mentre gli effetti collaterali di grado 3, clinicamente rilevanti (dolore addominale e in altre sedi, depressione, difficolt√† respiratoria) sono stati pi√Ļ frequenti nei pazienti trattati con PEG-IFN (44%) che in quelli trattati con HU (14%).
In conclusione, la competizione fra PEG-IFN e Idrossiurea è ancora aperta e la sua risoluzione dovrà almeno attendere i risultati completi degli studi randomizzati citati.


(14 febbraio 2017 - ore 16:49) - Rischi genetici nella trombocitemia essenziale in trattamento

Buongiorno ricercatori,
ho 40 anni e da 8 sono affetto da trombocitemia essenziale e trombofilia genetica, assumo cardiaspirina 100 - prima 50 - 2 volte al giorno e n. 6 compresse di xagrid (3 al mattino e 3 la sera) ho avuto un'ischemia tre anni fa.
Ho appreso in questi giorni che mia moglie è al secondo mese di gravidanza, desidero sapere se possono esserci rischi per il bambino, visto che assumo giornalmente queste compresse. Grazie, vi prego di rispondermi perché sono molto in ansia.
(Vittorio)


Risposta

Non sono riportati rischi genetici per la trombocitemia essenziale in trattamento con aspirina e anagrelide nel padre. Il bambino potrà ereditare la trombofilia genetica ma le possibili manifestazioni cliniche non avvengono di regola nell'infanzia e molto dipende dal tipo di trombofilia genetica in questione.


(12 febbraio 2017 - ore 11:31) - Terapia ormonale sostitutiva nei deficit ormonali e malattie mieloproliferative croniche

E' possibile che 40 anni di TOS (deficit di releasing factor) possa aver provocato la trombocitemia prima e la mielofibrosi poi? E'corretto aver sospeso la TOS dopo la diagnosi di mielofibrosi JAK2+?
(Walter)


Risposta

Non ci sono dati che sostengano l'ipotesi che la terapia ormonale sostitutiva (TOS) nei deficit ormonali provochi una malattia mieloproliferativa cronica. Pertanto, la sua prosecuzione o sospensione è indipendente dalla presenza o meno di una mielofibrosi.


(11 febbraio 2017 - ore 19:26) - Fratture ossee nella policitemia vera

Buona sera ho 53 anni e mi √® stata diagnosticata la PV 3 anni fa, volevo sapere se detta patologia comporta un aumentato rischio di fratture (ora porto un gesso a causa di una frattura scomposta della diafisi distale del 2 metatarso) e se la guarigione ovvero il completo consolidamento osseo comporta tempi pi√Ļ lunghi rispetto ai soggetti appartenenti alla popolazione generale. Grazie infinite.
(Isabella)


Risposta

La policitemia vera non si associa ad un aumentato rischio di fratture ossee né ad un ritardo della loro completa risoluzione.


(11 febbraio 2017 - ore 16:03) - Anemia in corso di Ruxolitinib nella mielofibrosi

Buon pomeriggio dottori.
Ho 69 anni. Dopo circa 6 anni di trombocitemia (dovuta a mutazione genetica dello JAK2, piastrine tra 570.000 e 700.000) la malattia si è trasformata in mielofibrosi, con diagnosi presso il S. Matteo di Pavia del luglio scorso.
In previsione dell'utilizzo di JAKAVI, essendo stato rilevato QUANTIFERON a livello 6.6, ho iniziato la relativa profilassi con ISONIAZIDE (Nicozid), che durerà 9 mesi (sino al prossimo aprile).
Dopo i primi 2 mesi di profilassi con ISONIAZIDE, ad inizio ottobre ho così potuto assumere JAKAVI (20 mg/die), partendo da un Emocromo con piastrine 320.000, globuli bianchi 8.600, emoglobina 10.00 con 3.250.000 globuli rossi. Nel corso di questi 4 mesi piastrine e globuli bianchi sono sempre rimasti grosso modo stabili, mentre l'emoglobina periodicamente si riduce ogni 20/25 giorni a 7.8/8.2, abbisognando così ogni volta di trasfusioni.
Oggi ho ritirato le consuete analisi di controllo, che in sintesi, fermi molti valori normali (e tra i tanti piastrine 288.000 e glubuli bianchi 8.200) ed ovviamente l'LDH alto (411), presentano le seguenti anomalie: Emoglobina 8.1 con 2.510.000 globuli rossi; Ematocrito 24,5%; MCV 97,6;FERRITINA 735 con Ferro 205 e Tranferrina 206; VES 52; Vitamina D 21,3.
In sostanza da un lato l'anemia decade ogni 20/25 giorni a livelli nell'intorno di 8.0 e dall'altro si notano i VES alta; vitam. D carente e Ferritina, Ferro e Tranferrina anomali.
Fermo che ci si attendeva anemia ulteriormente degradata rispetto allo 10.00 basale ante JAKAVI quantomeno sino alla 12-esima settimana, vi chiedo se l'attuale persistente anemia pur se sono giunto alla 20-esima settimana di JAKAVI sia anomala o meno; così come chiedo cosa ne pensiate degli altri valori anomali.
Ringraziandovi anticipatamente, cordiali saluti.
(Mario)


Risposta

Una riduzione dei valori di emoglobina all'inizio della terapia con Ruxolitinib (Jakavi) è molto frequente nei pazienti con mielofibrosi e fa parte degli effetti collaterali noti del farmaco. Pertanto, è possibile che in questo periodo il paziente abbia bisogno di un supporto trasfusionale. In genere, ma non sempre, i valori si stabilizzano dopo alcune settimane di trattamento. In alcuni casi di anemia cronica associata a Ruxolitinib, è stata usata l'eritropoietina con riduzione delle necessità trasfusionali. L'anemia è di regola associata ad un incremento della VES e le trasfusioni provocano sempre un aumento del ferro e della ferritina.


(8 febbraio 2017 - ore 23:55) - Trapianto da cordone ombelicale nella mielofibrosi

Gentili ricercatori, sono un paziente affetto da mielofibrosi in fase prefibrotica e che tra poche settimane diventerà papà. Ho letto dei benefici che possono avere le cellule staminali presenti nel cordone ombelicale nella cura di diverse malattie comprese le Mieloproliferative croniche. Volevo chiedervi cosa ne pensate e se mi consigliate la conservazione del cordone ombellicale della bambina che presto nascerà. Grazie anticipato.
(Marcello)


Risposta

Il trapianto allogenico utilizzando cellule staminali emopoietiche ricavate dal cordone ombelicale è possibile nei pazienti con mielofibrosi ma i dati clinici sono ancora relativamente limitati (Robin et al. Biol Blood Marrow Transplant 2014;20:1841; Murata et al. Bone Marrow Transplant. 2014;49:355). Il cordone da utilizzare viene ricercato nelle apposite banche in modo da trovare la migliore compatibilità possibile con il paziente. Si deve sottolineare che le cellule staminali, anche da cordone, di un figlio hanno sempre una compatibilità solo parziale con quelle di uno dei genitori, talvolta non sufficiente per il trapianto. Inoltre, non è legalmente possibile in Italia destinare le cellule da cordone ad uno specifico paziente, compreso un genitore, ma devono essere sempre inviate alle banche del sangue.


(8 febbraio 2017 - ore 12:13) - Statine e "terapia" Di Bella (2)

Non entro nel merito dell'efficacia della terapia Di Bella, la mia domanda era semplicemente se le statine erano quelle menzionate in tale terapia. Grazie.
(Monica)


Risposta

Il protocollo Di Bella valutato dall'Istituto Superiore di Sanità nel 1998 e dimostratosi privo di efficacia terapeutica (Italian Study Group. Br Med J 1999;318:224) conteneva somatostatina, un ormone prodotto da cellule dell'organismo (ipotalamo, pancreas, etc...), una sostanza diversa dal gruppo di farmaci chiamati statine (simvastatina, atorvastatina) che sono invece inibitori della sintesi del colesterolo.


(7 febbraio 2017 - ore 19:33) - Radioterapia per la splenomegalia nella mielofibrosi

Cortesemente è possibile sapere se, per i pazienti affetti da MF con marcata splenomegalia, che non abbiano ottenuto risultati positivi con il ruxolitinib circa la riduzione del volume della milza, sia possibile praticare, presso il CNAO di Pavia, dove è attivo l'acceleratore di particelle (già efficace per alcuni tumori non operabili) tale cura per ridurre la splenomegalia? Visto peraltro che in passato, ai pazienti, veniva praticata la radioterapia. Grazie.
(Pietro)


Risposta

La terapia con particelle radioattive per ridurre il volume della milza nella mielofibrosi è oramai poco praticata perché la sua efficacia è spesso transitoria e il trattamento si associa in circa il 30% dei pazienti a gravi e persistenti anemia, leucopenia e piastrinopenia.


(6 febbraio 2017 - ore 17:30) - p50 nella eritrocitosi

Salve ricercatori.
Vorrei chiedervi cosa possa voler dire una p50 lievemente aumentata di 32 (valori normali 24-28), con po2 diminuita, pco2 limite superiore, O2hb diminuita, ed eccesso di basi aumentato. Questo in presenza di eritrocitosi JAK2 negativa.
Nei pazienti policitemici i valori di P50 come sono? Grazie mille per l'interesse e buon lavoro!
(Edoardo)


Risposta

Il calcolo della p50 (pressione parziale di saturazione dell'emoglobina), che si esegue con una emogasanalisi, è indicato in caso di eritrocitosi per escludere la presenza di emoglobinopatie ad alta affinità per l'ossigeno. L'interpretazione del risultato deve essere fatta dall'ematologo curante tenendo conto dei dati clinici ed ematologici del paziente e dei suoi familiari. Nei pazienti con policitemia vera i valori di p50 sono normali.


(6 febbraio 2017 - ore 8:38) - Statine e "terapia" Di Bella

Riguardo le "statine e bifosfonati nella policitemia vera", sono le stesse statine di cui parlava 20-30 anni fa il Dott. Di Bella?
(Monica)


Risposta

La cosiddetta terapia Di Bella non aveva alcuna prova scientifica di efficacia. Gli studi che abbiamo citato sono pubblicati su riviste internazionali e quindi passati al vaglio della comunità scientifica che li ha giudicati corretti e rilevanti.


(5 febbraio 2017 - ore 11:48) - Statine e bifosfonati nella policitemia vera

Salve ricercatori, ho letto di un caso di un uomo con policitemia vera che non poteva assumere idrossiurea per controllare la malattia e nel frattempo è stato trattato con simvastatina ed elendronato per curare l'osteoporosi; dopo cinque anni con tale trattamento e senza nessun farmaco citoriduttivo, ha avuto una remissione ematologica completa e la percentuale del suo JAK2 mutato è scesa dal 64% al sotto del 20%. Vorrei sapere se ci saranno studi in futuro su questo possibile approccio terapeutico e desidererei, se possibile, un vostro commento. Grazie mille.
(Luca)


Risposta

Questo caso clinico è stato recentemente descritto da ricercatori danesi (Sorensen et al. Leuk Res Rep 2016;6:20) che da tempo studiano la relazione fra infiammazione e malattie mieloproliferative croniche (Hasselbalch and Bjorn. MPNs as inflammatory diseases: the evidence, consequences, and perspectives. Mediat. Inflamm. 2015;2015:102476) ed in particolare il possibile ruolo terapeutico delle statine in queste malattie (Hasselbalch HC, Riley CH. Statins in the treatment of polycythemia vera and allied disorders: an antithrombotic and cytoreductive potential? Leuk Res. 2006;30:1217).
L'argomento è interessante anche perché le statine si sono dimostrate attive anche in altri tipi di neoplasie (Pisanti et al. Novel prospects of statins as therapeutic agents in cancer. Pharmacol. Res. 2014;88:84). Non ci sono però ancora studi clinici sufficienti per poter considerare le statine, in associazione o meno con i bifosfonati come l'alendronato, come una terapia consolidata per la policitemia vera e le altre malattie mieloproliferative croniche. Certamente, casi come questi sono un incoraggiante stimolo per proseguire le ricerche in questo campo.


(3 febbraio 2017 - ore 17:12) - Eritropoietina sierica dopo salasso

Buongiorno ricercatori! Avrei una domanda per voi.
I livelli di EPO, il giorno/i successivo/i ad un salasso, aumentano o rimangono uguali nei pazienti con policitemia? Appurato che nei pazienti sani aumentano, ciò avviene anche per i pazienti con PV, oppure, in questi ultimi, rimane costantemente uguale, anche dopo salasso?
Grazie per la delucidazione! Saluti.
(Riccardo)


Risposta

I livelli di eritropoietina sierica nei pazienti policitemici rimangono ridotti anche dopo la terapia con salassi.


(2 febbraio 2017 - ore 19:57) - Oscillazioni dell'ematocrito in corso di salasso-terapia

Salve, vorrei per cortesia il vostro parere in merito ai valori altalenanti dell'ematocrito; 18 gennaio HCT 53.9, effettuato salasso 400 c.c.- il 20 gennaio HCT 15.2, effettuato salasso 400c.c. - il 27 gennaio HCT 48.2, effettuato salasso 400 c.c.- il 01 febbraio HCT 49.5, effettuato salasso 400 c.c.- la domanda è: quale può essere la causa di questo ultimo dato palesemente in controtendenza, tenuto anche conto che è la prima volta che si verifica? Devo preoccuparmi se questo dato non rientra nei limiti consigliati pur effettuando numerosi salassi? Grazie per la cortesia.
(Massimo)


Risposta

Fluttuazioni occasionali dei valori di ematocrito sono frequenti in corso di terapia con salassi e possono essere dovute a cause molteplici, tra le quali la fisiologica variabilit√† dei valori biologici, la quantit√† di acqua e di ferro nell'organismo e le differenze di performance e di taratura negli strumenti di analisi. Piuttosto che la differenza fra singoli valori puntiformi, si deve osservare il trend su pi√Ļ prelievi e in tempi pi√Ļ lunghi. L'obiettivo della terapia con salassi deve comunque essere il mantenimento dell'ematocrito a valori inferiori a 45% come dimostrato dal trial clinico randomizzato CYTO-PV (Marchioli et al. N Engl J Med 2013;368:22).


(1 febbraio 2017 - ore 14:59) - Emoftoe in corso di sindrome influenzale in policitemia vera

Gentili ricercatori, volevo porvi una domanda urgente, ho policitemia vera, ho 47 anni, non fumo, assumo cardioaspirina e idrossiurea. Ho di recente avuto influenza con tosse e catarro nasale forte, ho assunto efferalgan 2 volte al giorno per alcuni giorni, poi tachipirina e poi vedendo che non mi passava il catarro al naso perché non potevo respirare, mi mancava aria, il medico per la sinusite mi ha prescritto anche un antibiotico, dopo frequente tosse con espettorazione, un giorno tossendo un poco mi è uscito del catarro dalla trachea misto a sangue rosso chiaro, e poi sputando non si fermava il sangue, non era eccessivo , ma mi sono molto impressionata, questo mi è successo già 3 anni fa, sempre dopo un influenza, feci una tac senza contrasto 3 anni fa, ma non evidenziò nulla. Da cosa può dipendere?


Risposta

Una perdita di sangue con l'espettorato (emoftoe), se di entità moderata e a risoluzione spontanea, può essere provocata da un evento infettivo broncopolmonare intercorrente, virale o batterico. In questi casi è indicato il trattamento dell'infezione senza modificare la terapia per la policitemia. Se l'emoftoe si ripresenta anche dopo risoluzione dell'evento infettivo, dovrà essere rivalutata dal medico curante e dall'ematologo di riferimento.


(1 febbraio 2017 - ore 7:01) - Centri clinici AGIMM

Buongiorno, grazie del riscontro e nello specifico per la TE quali dei centri in Italia specializzati stanno al momento studiando approfonditamente questa malattia?
(Vale)


Risposta

Per quanto riguarda questa associazione, tutti i centri clinici che trova descritti nel sito sono attivamente impegnati nello studio della trombocitemia essenziale.


(31 gennaio 2017 - ore 15:28) - Piastrine giganti (2)

Quindi le piastrine giganti non si riscontrano in pazienti "sani"?
(Roberta)


Risposta

La presenza di piastrine giganti, se confermate allo striscio di sangue periferico ed in presenza di altre alterazioni dell'emocromo, richiedono un approfondimento diagnostico.


(30 gennaio 2017 - ore 21:09) - Colesterolo e ruxolitinib

Preg.mi ricercatori vi scrivo per un vostro parere in merito ai possibili effetti collaterali del Ruxolitinib. Ho letto su un recente articolo dell' E.M.A. di possibile aumento del colesterolo del Ruxolitinib. Vi scrivo questo perché mia moglie dopo 36 mesi di cura col jakavi (30 mg al dì) è risultato un valore di colesterolo totale di 238... anomalia verificatasi per la prima volta. Come si fa a capire se l'ipercolesterolemia verificatasi è causata o meno dal ruxolitinib? Grazie sempre.
(Ernesto)


Risposta

Il colesterolo totale, che spesso diminuisce nei pazienti con mielofibrosi per uno stato ipercatabolico, si osserva in circa l’80% dei pazienti. Gli studi COMFORT hanno mostrato che il trattamento con ruxolitinib è associato ad un aumento dei livelli di colesterolo totale, colesterolo LDL e HDL-C per una riduzione dello stato ipercatabolico.
Questi livelli aumentati sono stati mantenuti con la terapia a lungo termine, e soprattutto, non hanno superato valori pari a 240 mg/dL o 160 mg/dL (secondo lo studio considerato), indicando che la terapia ruxolitinib non aumenta il rischio di ipercolesterolemia.


(30 gennaio 2017 - ore 19:59) - Mielofibrosi e trapianto

Ho letto di tecniche di trapianto per gli over 65 presso le ematologie di Perugia e San Raffaele. Di che si tratta? Ci sono altri centri che le effettuano?
(Fernando)


Risposta

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche è l’unico approccio potenzialmente curativo nei pazienti con PMF. Peraltro, la procedura è gravata da una significativa mortalità e morbidità, anche quando si impiegano regimi di condizionamento ad intensità ridotta. La mortalità correlata al trapianto è stata stimata intorno al 30% e la sopravvivenza mediana a 5 anni è del 45-50%. Pertanto, gli esperti considerano candidabili al trapianto pazienti con una aspettativa di vita mediana inferiore a 5 anni. Questa indicazione includerebbe casi con IPSS a rischio alto o intermedio-2, o con necessità trasfusionali o anomalie citogenetiche sfavorevoli. Devono essere inoltre considerati altri fattori potenzialmente avversi per l'esito della procedura trapiantologica, come l'età avanzata, la presenza di splenomegalia massiva, una fase avanzata di malattia o la disponibilità di un donatore non HLA-identico, la presenza di co-morbilità.
Al fine di ottimizzare sia le indicazioni che le procedure del trapianto di cellule staminali emopoietiche nella mielofibrosi, è stato di recente completato un processo di consenso tra gli esperti afferenti a EBMT e ELN. E’ stato indicato il trapianto fino a 70 anni nei rischi intermedio 2 o alto rischio e nei casi fino ai 65 anni anche se intermedio 1 purché abbiano dipendenza alle trasfusioni, blasti periferici superiori al 2% o citogenetica sfavorevole. Il trapianto nei pazienti con MF in età >60 anni viene effettuato in tutti i centri trapiantologici, con particolare attenzione per quei centri di ematologia con uno specifico interesse nelle malattie mieloproliferative croniche.


(29 gennaio 2017 - ore 9:55) - Piastrine giganti

Salve dottori, volevo sapere cosa sono le grandi piastrine e in quale quantità siano normali.
(Roberta)


Risposta

Le grandi piastrine, meglio definite piastrine giganti o megatrombociti, sono piastrine di grandi dimensioni, espressione dell'alterata proliferazione dei megacariociti nel midollo. I megatrombociti si riscontrano in diverse patologie congenite o non, che riguardano sia le piastrine (sindrome di Bernard-Soulier, piastrinopenia autoimmune, sindrome di Moschowitz, etc.) che il sistema emopoietico (sindromi mielodisplastiche, sindromi mieloproliferative croniche, etc.). Esse infatti, si osservano frequentemente, talora associate ad aggregati piastrinici, nei pazienti con trombocitemia essenziale e mielofibrosi.


(28 gennaio 2017 - ore 22:39) - Oncocarbide e gravidanza

Assumo oncocarbide per anemia falciforme, solo che ho scoperto di aspettare un bimbo, non so cosa fare.
(Lara)


Risposta

L’Idrossiurea è un farmaco citostatico e, per il suo meccanismo d’azione comune ad altri farmaci antitumorali, è ipotizzabile che possa avere potenziali effetti sulla riproduzione, sulla mutagenesi, sulla teratogenesi e sulla carcinogenesi. Si suggerisce quindi di avvertire immediatamente il vostro medico e ginecologo di fiducia.


(27 gennaio 2017 - ore 18:36) - MPN e gravidanza

Sono un collega, vorrei sapere se esistono linee guida sulla trombocitemia in gravidanza.
(Giovanni)


Risposta

Nei seguenti link è possibile ottenere informazioni relative alla gestione della gravidanza nei pazienti con MPN:
https://academic.oup.com/annonc/article-lookup/doi/10.1093/annonc/mdv203 collegamento esterno
https://www.thieme-connect.com/DOI/DOI?10.1055/s-2006-942763 collegamento esterno


(27 gennaio 2017 - ore 11:18) - Giornata Fiorentina dedicata ai pazienti con malattie mieloproliferative

Sapete già indicarci una data orientativa per la Giornata Fiorentina del Paziente? Grazie.
(MI.CRO)


Risposta

La giornata fiorentina dedicata ai pazienti quest'anno è programmata per il 13 Maggio. A breve verranno aperte le iscrizioni e sarà disponibile il programma nella nuova pagina web all'indirizzo http://www.mpn-florence.com/2017/ collegamento esterno.


(24 gennaio 2017 - ore 8:35) - Interferone e mielofibrosi

Buongiorno,
vorrei avere maggiori informazioni sull'uso dell'interferone nella mielofibrosi cronica (benefici/effetti collaterali/parametri da tenere sotto controllo/il fegato subisce danni?) Grazie.


Risposta

Ad oggi sono disponibili un numero limitato di studi che valutano gli effetti dell'interferone nella mielofibrosi (in particolar modo in quella definita in fase iniziale, "early"). Studi precedenti hanno indicato che l'interferone-alfa ha il potenziale di ridurre la proliferazione cellulare midollare, con riduzione della densità dei megacariociti, e di indurre una riduzione significativa della fibrosi del midollo. Questi effetti si associavano inoltre ad un miglioramento della splenomegalia e dell'emocromo. La tossicità sistemica indotta dal farmaco può però limitarne l'utilizzo.
Tra gli altri effetti collaterali dell'interferone ci sono:
un calo temporaneo del numero di cellule del sangue prodotte dal midollo osseo. Questo pu√≤ causare: un maggior rischio di sviluppare un'infezione per il calo dei globuli bianchi. Si pu√≤ avere mal di testa, dolore muscolare, tosse, mal di gola, dolore quando si urina, ipersensibilit√† al freddo e brividi, stanchezza e mancanza di respiro per il calo di globuli rossi (anemia) ‚Äď potrebbe essere necessaria una trasfusione di sangue.
Formazione di lividi pi√Ļ frequente o emorragie per il calo delle piastrine.
Stanchezza, sintomi influenzali come febbre, brividi, mal di testa, dolore ai muscoli e alle articolazioni.
Altri effetti collaterali sono:
malessere, questo accade a circa la metà delle persone trattate;
diarrea ‚Äď si dovrebbero bere molti liquidi per evitare la disidratazione;
perdita di appetito, alterazioni del senso del gusto o un sapore metallico o amaro in bocca;
depressione o cambiamenti emotivi come l'ansia. Difficoltà a dormire;
mal di gola e dolore alla deglutizione;
perdita di peso, prurito, eruzioni cutanee e pelle secca.
Complicanze rare dell'interferone, in meno del 10% dei pazienti in trattamento:
diradamento dei capelli, depressione, confusione o sonnolenza estrema;
danni al muscolo cardiaco, temporanei o a lungo termine;
una reazione allergica al farmaco (informare il medico se le mani, il viso o le caviglie si gonfiano);
ipertensione, tremore, sonnambulismo;
eccessiva sudorazione,stitichezza, peggioramento dell'emicrania, riduzione del desiderio sessuale.
I danni al fegato sono molto lievi, è improbabile che causino sintomi.


(23 gennaio 2017 - ore 21:49) - Prognosi e trattamento

Salve, in merito alla recente risposta da voi data in tema di gravità del rischio dell'evoluzione della mielofibrosi, mi pare di capire che è cambiato qualcosa rispetto ai criteri passati. Mia moglie, diagnosticata mf post pv nel 2013, età 56, senza sintomi, milza 14/15 cm, blasti 1/2%, emoglobina 11/12, venne alla diagnosi classificata mf2 ad alto rischio. Adesso, dopo tre anni di ruxolitinib, con milza di 10 cm, senza blasti da 33 mesi (grazie al ruxolitinib?), senza sintomi e con una emoglobina superiore a 10, che oscilla fra 10,7 e 11,2,con wbc 3,4, secondo la vostra precedente risposta può definirsi a rischio basso zero? O quella che conta è la prima diagnosi... e se fosse così perché? Grazie sempre.
P.S.: Un Jak2 che diminuisce notevolmente o con un valore basso non è pure indice di una mf poco aggressiva?
(Ernesto)


Risposta

La stratificazione prognostica dei pazienti affetti da mielofibrosi è articolata. Il primo tentativo di score di prognosi risale al 2009 con la formulazione dell'International Prognostic Scoring System (IPSS).
Tale score √® stato calcolato e validato per i casi valutati al momento della diagnosi e prevede, come gi√† riportato nella risposta del 20 gennaio, cinque variabili indipendenti, predittive di ridotta sopravvivenza: et√† superiore ai 65 anni; presenza di anemia con emoglobina inferiore a 10 g/dl; leucocitosi con globuli bianchi superiori a 25x10^9/L; blasti circolanti nel sangue periferico in misura uguale o superiore all'1% e presenza di sintomi sistemici. Grazie a questa stratificazione prognostica √® possibile identificare pazienti a prognosi molto buona (che non presentavano nessuno di questi fattori) e quelli con prognosi estremamente sfavorevole (che presentavano tre o pi√Ļ dei fattori di rischio).
Questa classificazione è stata successivamente implementata in modo da poter essere applicata dinamicamente, tanto all'esordio, quanto durante il follow up. Il DIPSS (Dynamic International Prognostic System) prevede le stesse variabili sopracitate, assegnando, tuttavia, alla presenza dell'anemia un punteggio doppio.
Un'ulteriore revisione del DIPSS (DIPSS plus) ha portato all'aggiunta di tre fattori con significato prognostico sfavorevole: presenza di un cariotipo sfavorevole, fabbisogno trasfusionale di globuli rossi e presenza di piastrinopenia con conta inferiore a 100x10^9/L.
Le variabili da considerare sono quelle relative alla diagnosi o al follow-up ma strettamente associate alla patologia di base e non influenzate dal trattamento in atto.
Il significato clinico del valore della carica allelica del JAK2 (che esprime la percentuale di allele mutato rispetto a quello normale, non mutato) non è ad oggi del tutto definito, pur essendo stato oggetto di intensa ricerca. Ne è testimonianza il fatto che tale valutazione quantitativa non figuri fra gli esami necessari e raccomandati per la determinazione del rischio prognostico nella mielofibrosi. Inoltre, l'importanza clinica della riduzione della carica allelica di JAK2 in corso di terapia è ancora da stabilire.


(23 gennaio 2017 - ore 21:14) - Cardioaspirina ed ematocrito

Ho l'ematocrito a 49,5, ho preso la cardiospirna per pi√Ļ di un mese va bene per abbassare l'ematocrito?
(Elena)


Risposta

Un basso dosaggio di aspirina, come quello utilizzato nelle malattie mieloproliferative croniche, a lungo termine blocca irreversibilmente la formazione del trombossano A2 nelle piastrine, con un conseguente effetto inibitore sull'aggregazione delle piastrine, che si traduce in una fluidificazione del sangue. Questa proprietà la rende utile nella profilassi anti-trombotica; al contrario l'aspirina non è in grado di ridurre il valore di ematocrito. Infatti il valore di ematocrito può essere ridotto mediante le procedure di salasso in associazione (ad esempio nei soggetti ad alto rischio trombotico) o meno ad una terapia citostatica (come ad esempio oncocarbide, interferone,ecc.).


(23 gennaio 2017 - ore 21:11) - Registro delle malattie mieloproliferative

Salve, vorrei partecipare alla registrazione dei casi di trombocitemia essenziale nazionale per contribuire alla ricerca e allo studio di questa malattia, come posso fare?
(Vale)


Risposta

Il modo migliore per contribuire alla ricerca è riferirsi ad un centro di ematologia con uno specifico interesse nelle malattie mieloproliferative croniche che possa prenderla in carico e quindi raccogliere i suoi dati previo consenso specifico per scopi di ricerca.


(23 gennaio 2017 - ore 17:30) - Olio di cannabis e policitemia vera

Buongiorno, sono affetta da POLICITEMIA vera, vorrei sapere se l'olio d'oliva di cannabis può essere di aiuto. Grazie mille.
(Anna)


Risposta

Non ci sono indicazioni sull'utilizzo di cannabinoidi nel trattamento della neoplasie mieloproliferative croniche.


(20 gennaio 2017 - ore 7:30) - Evoluzione della mielofibrosi

E' passato un anno dalla diagnosi di mielofibrosi L0 (JAK2 19%). La milza è passata da 133 a 134 mm. Si può dire che l'evoluzione della patologia è lenta? Grazie.
(Fernando)


Risposta

In base alle informazioni date non è possibile definire il rischio di evoluzione della malattia. Il rischio di progressione dipende dalla definizione del rischio prognostico che si basa su modelli di score quali IPSS e DIPSS. Attualmente la prognosi di un paziente con mielofibrosi primaria, ossia la previsione di come la malattia evolverà nel tempo, viene definita in base alla scala di valutazione della prognosi IPSS o DIPSS, in cui si deve valutare la presenza o meno di ciascuno dei seguenti fattori:
- Anemia (valore di emoglobina nel sangue inferiore a 10 grammi per decilitro);
- Leucocitosi (n. di globuli bianchi superiore a 25.000 per millimetro cubo di sangue);
- Età avanzata (età superiore a 60 anni);
- Presenza di blasti in percentuale uguale o superiore all'1% nelle cellule del sangue;
- Presenza di sintomi generali (per esempio febbre non dovuta a infezioni, sudorazioni notturne abbondanti, dimagrimento negli ultimi 6 mesi pari o superiore al 10% del peso corporeo).
A seconda del numero di fattori presenti, viene definito il livello di gravità della malattia. Come potrà notare una variazione delle dimensioni della milza non hanno un impatto sulla prognosi.


(19 gennaio 2017 - ore 22:01) - Trombocitemia essenziale e anagrelide

Buona sera a tutti, sono affetta da TE da 3 anni e da circa un anno e mezzo in terapia con cardioaspirina e xagrid (quest'ultima due compresse algiorno). JAK2 negativa, mpl negativa, positiva alla mutazione genetica CARL. Ho 40 anni, non fumatrice, non ho mai avuto eventi trombotici e e le mie piastrine si aggirano attorno alle 850. A parte le piastrine, le mie analisi sono perfette. Posso sperare di poter sospendere la terapia con xagrid anche se solo per brevi periodi? quali potrebbero essere gli effetti post sospensione? Ovviamente sarebbe da valutare con l'ematologa che mi ha in cura, ma vorrei conoscere anche la vostra opinione in merito.
Grazie per l'attenzione che mostrate assiduamente a tutti noi.
(Carmela)


Risposta

L'anagrelide è un agente che riduce il numero delle piastrine mediante una soppressione selettiva della produzione piastrinica. Il farmaco viene somministrato in modo continuativo per bocca a dosi giornaliere variabili da 1 a 2 mg. L'anagrelide può avere effetti collaterali, quali cefalea, ritenzione idrica, disturbi gastrointestinali, cardiovascolari e neurologici.
Tale farmaco ha indicazione per la terapia della trombocitemia essenziale resistente o intollerante alla terapia di prima linea e pi√Ļ recentemente nei soggetti giovani pazienti di et√† <40 anni con conta piastrinica >1.000x10^9/l e/o con storia di eventi trombotici o emorragici maggiori. La sospensione del trattamento con anagrelide porterebbe ad un aumento della conta piastrinica fino ai valori iniziali. Senza conoscere il motivo per cui √® stata iniziata la terapia con anagrelide non √® possibile dare una risposta esaustiva.


(19 gennaio 2017 - ore 10:49) - Interferone e sterilità

Gentili ricercatori,
è vero che l'assunzione dell'interferone (nella forma peghilata) rende sterili? Oppure può avere un effetto negativo sulla qualità degli spermatozoi?
Grazie mille della risposta.
(Andrea)


Risposta

L'assenza di rischio mutageno o teratogeno dell'interferone (inclusa la forma peghilata) lo rende sicuro per il trattamento delle malattie mieloproliferative croniche, in particolare per i pazienti pi√Ļ giovani.
Non ci risultano effetti negativi dell'interferone, sia qualitativi che quantitativi, sugli spermatozoi.


(18 gennaio 2017 - ore 19:21) - Rottura della milza

Cortesemente, tenuto conto dei rischi a cui i pazienti affetti da MF candidato a splenectomia, qualora vi fosse rottura spontanea della milza si potrebbe intervenire solo chiudendo la lesione, magari in laparoscopia?
(Pietro)


Risposta

Lesioni alla milza di una certa gravit√† possono richiedere un intervento chirurgico urgente, mentre nel caso di traumi pi√Ļ lievi √® spesso possibile un trattamento di tipo conservativo. Rispetto a quanto accadeva anni addietro, il ricorso all'intervento di rimozione della milza viene valutato con molta pi√Ļ ponderatezza; se si √® in grado di tenere la situazione sotto controllo, infatti, si tende a osservare la situazione senza praticare la splenectomia per cercare di capire se l'emorragia pu√≤ arrestarsi in modo spontaneo. Bisogna comunque sottolineare che tali indicazioni sono rivolte sostanzialmente a soggetti con dimensioni della milza nella norma, mentre per le marcate splenomegalie (come quelle che si osservano nella mielofibrosi) non esistono studi a riguardo.


(18 gennaio 2017 - ore 19:15) - Policitemia vera e interferone

Policitemia Vera jack positiva - 41 anni. In trattamento con salassi al bisogno. Ematocrito "sotto controllo" <45, Piastrine e globuli bianchi in lento ma costante aumento nei due anni dalla scoperta (900 ptl e 16 GB ultima rilevazione milza 15,5). Intanto colgo l'occasione per ringraziarvi della vostra costante presenza che non ci fa sentire soli (cosa fondamentale nel ns. contesto). Quello che oggi ci chiediamo e se considerando che l'oncocarbide (che pare si debba essere comunque costretti ad assumere) con il passare del tempo ha i suoi effetti collaterali e pur contribuendo al controllo sui sintomi della malattia non agisce concretamente sulla stessa... mentre l'interferone agisce proprio sulla malattia riducendo non solo i sintomi ma in alcuni casi fa addirittura regredire in maniera totale la malattia (pur avendo anch'esso i suoi potenziali effetti collaterali)... non sia di per sè già logico il ricorso con preferenza a quest'ultimo nelle terapie di prima linea? L'uso autorizzato dell'interferone in Europa negli Usa ed in Australia dovrebbe essere una conferma di ciò... ma in Italia si è ancora in una fase sperimentale. Non è una incomprensibile e pericolosa contraddizione? E come esattamente si dovrebbe ragionare? Grazie ancora.
(Rosa)


Risposta

Nella PV, l'interferone alpha pegilato √® considerato una prima scelta terapeutica, al pari dell'Oncocarbide, dalle linee-guida europee ed √® il farmaco ad oggi pi√Ļ efficace nel ridurre e talora abolire la carica allelica di JAK2. L'interferone-alfa √® stato impiegato nella terapia della PV sulla base della sua attivit√† antiproliferativa sulle cellule staminali emopoietiche e della sua azione su alcune citochine coinvolte nell'emopoiesi. Gli studi pubblicati hanno incluso piccole serie di pazienti non controllate e hanno riportato risposte in circa il 50% dei pazienti per la riduzione dell'ematocrito a valori <45% senza necessit√† di salassi, nel 77% dei casi per la riduzione della splenomegalia e nel 75% per il controllo del prurito. I principali effetti collaterali sono stati una flu-like syndrome nella maggior parte dei pazienti nelle prime fasi della terapia, generalmente controllabile con paracetamolo, e una tossicit√† cronica in circa il 30% dei casi, caratterizzata da astenia, mialgia, perdita di peso o depressione severa, che richiede la sospensione del farmaco. Una migliore tollerabilit√† ed efficacia √® stata recentemente riportata per l‚ÄôIFN-alfa peghilato. A sostegno vi sono attualmente dati che indicano una percentuale di risposte clinico-ematologiche complete intorno al 70-80% e in alcuni pazienti sono state ottenute risposte molecolari della mutazione di JAK2V617F quasi complete dopo due anni di trattamento (Kiladjian JJ, 2008; Quintas-Cardama A, 2009). Questi importanti risultati da studi non controllati, ottenuti sia in Europa che negli Stati Uniti, hanno stimolato i ricercatori a disegnare studi prospettici randomizzati intesi a valutare l'efficacia e la sicurezza di questo farmaco sperimentale rispetto allo standard HU.
In occasione del meeting annuale dell'American Society of Hematology (ASH), tenutosi a San Diego (California) dal 3 al 6 dicembre di quest'anno, sono stati presentati i risultati dello studio clinico di Fase III "PROUD-PV", in cui il farmaco sperimentale "ropeginterferon alfa-2b" (AOP Orphan Pharmaceuticals AG) è stato valutato in un gruppo di pazienti con policitemia vera. Ropeginterferon alfa-2b è mono-pegilato ad azione prolungata, con proprietà farmacocinetiche migliorate. Lo studio PROUD-PV, randomizzato, controllato e in aperto, è stato condotto in 48 centri europei ed ha visto coinvolti 254 pazienti con PV, precedentemente sottoposti a idrossiurea (HU) o naive a questo tipo di terapia citoriduttiva. I soggetti sono stati randomizzati per ricevere ropeginterferon alfa-2b in dosi bi-settimanali o HU in dosi quotidiane. Per quanto riguarda l'efficacia, i dati rilevati a 12 mesi indicano la non-inferiorità di ropeginterferon alfa-2b in confronto a idrossiurea, con una risposta ematologica completa (CHR) ottenuta nel 43,1% dei partecipanti nel gruppo ropeginterferon alfa-2b e nel 45,6% di quelli appartenenti al gruppo HU. In relazione alla sicurezza, ropeginterferon alfa-2b ha rivelato una buona tollerabilità. I positivi dati raccolti faranno da supporto alla richiesta di approvazione di ropeginterferon alfa-2b come trattamento per la PV, richiesta che PharmaEssentia e AOP Orphan intendono presentare sia alla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti che all'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA).


(18 gennaio 2017 - ore 9:57) - Eritrocitosi e bassi livelli di ferro e ferritina

Buongiorno a tutti.
Mio marito è seguito da circa tre anni per policitemia idiopatica. Effettua salassi ogni mese e mezzo circa. Emocromo inizialmente 56 ora si aggira sui 50/51. Ora ha eseguito analisi sangue e gli è stato prescritto anche esame ferro e ferritina. Questi sono risultati ben al di sotto del limite ematocrito invece 51. A vostro avviso come sarebbe opportuno procedere? Vi ringrazio molto.
(Chiara)


Risposta

Il prolungato uso del salasso induce un abbassamento delle riserve di ferro (bassa sideremia e bassa ferritinemia), che generalmente non richiedono di essere corretti. Bassi livelli di ferro e ferritina quindi non portano ad una controindicazione assoluta al salasso.


(17 gennaio 2017 - ore 20:57) - Emocromo e leucociti

Leucociti (WBC) 10,42 x103/¬Ķ L (4.0 - 10.0) % Neutrofili (NEUT%) 71,6 Linfociti (LYMP%) 15,8 Monociti (MONO%) 4,9 Eosinofili (EOS) 0,7 Basofili (BASO) 2,6 Gr. cell.non col. (LUC) 4,4 Neutrofili (NEUT) 7,46 x103/¬Ķ L ( 2.00 - 7.50) Linfociti (LYMP) 1,65 x103/¬Ķ L (1.50 - 3.50) Monociti (MONO) 0,51 x103/¬Ķ L (0.20 - 0.80) Eosinofili (EOS) 0,07 x103/¬Ķ L (0.04 - 0.40) Basofili (BASO) 0,27 x103/¬Ķ L (0.02 - 0.10) Gr. cell.non col. (LUC) 0,46 x103/¬ĶL (0.05- 0.20) POPOLAZIONE ERITROCITI Eritrociti (RBC) 4,55 x106/¬Ķ L (U 4.5 -6.0 / D 3.8-5.4) Emoglobina (HGB) 14,3 g/dL (U 13.5 - 17.5 / D 11.5 -16.0) Ematocrito (HCT) 42,5% (U 40.0 - 54.0 / D 37.0 - 47.0) Vol.Globul.Medio (MCV) 93,4 fL (76.0 - 96.0) Conten.Medio Hb (MCH) 31,4 pg (27.0 - 32.0) Conc.Media Hb (MCHC) 33,6 g/dL (30.0 - 36.0) Dist.Vol.Gl.Rossi (RDW) 16,9 % (12.0 - 20.0) Distrib.Hb Media (HDW) 3,49 g/dL ( 2.2 - 3.2) POPOLAZIONE PIASTRINE Piastrine (PLT) 164 x 103/¬Ķ L (150 - 400) Vol.Piastrinico.Medio (MPV) 9,9 fL (7.0 - 10.5) Dist.Vol.Piastrine (PDW) 70,2 % (25.0 - 70.0) Piastrinocrito (PCT) 0,16 % (0.12 - 0.36).
Nelle ultime 2 analisi stanno salendo i globuli bianchi. Sono affetto da mielofibrosi da 3 anni ed in cura con ruxolitinib. Devo preoccuparmi?
(Franco)


Risposta

Dagli esami riportati non emerge un aumento significativo della conta dei globuli bianchi, per una corretta interpretazione dell'esame emocromocitometrico si consiglia di consultare l'ematologo di fiducia.


(17 gennaio 2017 - ore 12:20) - Criteri WHO 2016 per la policitemia vera

Buongiorno! Sono il ragazzo 27-enne (Riccardo-8genn.) che vi ha scritto l'altro dì. Grazie mille per la risposta! Vorrei chiedervi infine, se, in assenza di mutazioni JAK2/esone12, ematocrito51,7/54 da almeno 12 anni ed epo3,5, una biopsia con quadro compatibile con sindrome mnp, non classificabile secondo WHO 2016 (lieve iperplasia mielodie, moderata iperplasia eritrocitaria e megacariocitaria con megacariociti polimorfi, assenza ipercellularità, stroma nella norma MF0, emosiderina lieve eccesso, cd34 circa1%) può risultare diagnostica/dirimente? Corrisponde/non corrisponde a quadro policitemia v., considerati altri valori?
Non essendo classificabile WHO2016, la terapia può essere uguale a PV, oppure può variare?
Effettuato, successivamente, solo qualche giorno fa, anche emogas venoso con valori di pco2/Co2/bicarbonati aumentati e po2/saturazione di O2 dell'emoglobina diminuiti. Cosa vuol dire?
Complimenti per il vostro lavoro. Saluti.
(Riccardo)


Risposta

Secondo la recente revisione della classificazione WHO per la policitemia vera, la diagnosi richiede che siano soddisfatti 3 criteri maggiori oppure i primi 2 criteri maggiori ed il criterio minore secondo il seguente schema:
Criteri maggiori:
1. emoglobina > 16.5g/dL ( o >49% di ematocrito) per gli uomini oppure >16.0 g/dL (o >48% di ematocrito) per le donne. Oppure un aumento della massa eritrocitaria (>25% rispetto alla norma);
2. Biopsia osteomidollare caratterizzata da aumento della cellularità con proliferazione di tutte le serie emopoietiche (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine);
3. presenza di mutazioni del gene JAK2 (V617F o Esone12)
Crirerio minore: basso dosaggio di eritropoietina sierica.
In assenza dei criteri suddetti la diagnosi di policitemia vera non può essere confermata. Una volta escluse possibili cause secondarie di eritrocitosi, il quadro potrebbe comunque richiedere ulteriori approfondimenti per escludere la presenza di forme di eritrocitosi familiare. Nel caso in cui non dovessero emergere altre possibili cause, il quadro rientrerebbe tra le forme di eritrocitosi idiopatica.
L'emogasanalisi di sangue venoso viene eseguito nel sospetto di una emoglobinopatia ad alta affinità per l'ossigeno. Esistono rare varianti patologiche dell'emoglobina con alterata affinità per l'ossigeno. Le forme con aumentata affinità per l'ossigeno sono responsabili di una minor cessione di ossigeno ai tessuti, di un incremento dell'eritropoietina sierica e consequenzialmente di una eritrocitosi compensatoria. Le emoglobine ad alta affinità per l'ossigeno possono essere riconosciute tramite appunto emogasanalisi venosa con calcolo della pressione parziale dell'ossigeno (P50). Nelle emoglobinopatie ad alta affinità per l'ossigeno tale valore è marcatamente ridotto.
Al contrario l'emogasanalisi di sangue arterioso consente di valutare il livello di saturazione arteriosa di ossigeno (normalmente superiore al 92%), consentendo di riconoscere condizioni di ipossia e orientando in tal caso verso una policitemia secondaria.


(17 gennaio 2017 - ore 9:38) - Centri di riferimento per la mielofibrosi

Buongiorno,
vorrei fare una visita in un centro specializzato nella Mielofibrosi. Potete indicarmi i pi√Ļ specializzati centri italiani? Grazie.
(Massimo)


Risposta

La maggior parte dei Centri di ematologia italiani hanno esperienza nella gestione della mielofibrosi, vi sono comunque alcuni centri con un pi√Ļ specifico interesse tra cui Firenze (Prof. Vannucchi), Varese (Prof. Passamonti), 2 centri a Pavia (Prof. Barosi oppure Prof. Cazzola), Bologna (Dr. Vianelli), Napoli (Prof. Pane) e Bari (Prof.a Specchia).


(16 gennaio 2017 - ore 18:40) - PRM-151

Potreste fornire informazioni in ordine allo studio con PRM 151 nella MF. E' vero che si sta sperimentando a Pesaro e Pavia? Grazie.
(Salvatore)


Risposta

PRM-151 è una forma ricombinante di pentraxina-2, una proteina endogena umana che agisce nelle sedi di danno tissutale, inducendo i macrofagi a prevenire e ridurre la fibrosi. Questo agente è stato valutato in studi clinici preliminari negli USA in pazienti con mielofibrosi ad intermedio ed alto rischio. In Italia era attivo, a Pavia e Pesaro, un protocollo di fase 2, in doppio cieco, randomizzato su 3 dosi [0.3, 3 e 10 mg/kg] da somministrare e.v. ogni 4 settimane. Criteri di inclusione principali erano una diagnosi di mielofibrosi int-1, -2 o alto rischio secondo DIPSS, anemia trasfusione dipendente e/o piastrinopenia [< 50.000] e con una fibrosi midollare di almeno grado 2. L'arruolamento al momento è chiuso poiché è stato raggiunto il numero target di pazienti a fine novembre. Non è prevista la riapertura in tempi brevi.


(16 gennaio 2017 - ore 11:33) - Splenectomia e leucemia acuta

Con riferimento alla vostra risposta (13 gennaio 2017 - ore 20:21) - Splenectomia e mielofibrosi, chiedo conferma sulla seguente frase: "Non esistono inoltre evidenze di un possibile aumento del rischio di evoluzione in leucemia acuta nei pazienti sottoposti a splenectomia".


Risposta

La frase in questione si riferisce al sospetto, insorto negli anni passati, che la splenectomia potesse rendere meno "controllabile" la malattia mieloproliferativa da parte della terapia, aumentando il rischio di progressione in leucemia acuta. Non esistono invece evidenze cliniche che tale rischio sia aumentato.


(16 gennaio 2017 - ore 10:46) - Effetti collaterali di azacitidina

Egregi Dottori,
ho ricevuto sempre da voi risposte esaustive in merito alla mia malattia: ex politicemico con evoluzione circa quattro anni fa in anemia refrattaria con presenza di blasti.
In remissione completa mi accingo ad effettuare il 41 esimo ciclo mensile di AZACITIDINA. Vorrei sapere se esistono statistiche al riguardo circa l'assunzione del vidaza per cosi lungo tempo e quali possono essere i problemi per tale assunzione del chemioterapico anche se ben assorbito (attualmente soffro di tachicardia, ho già fatto due elettrocardiogramma nella norma, visita cardiologica nella norma e sono in attesa di fare un ettrocardicolordoppler).
Grazie per la vostra risposta e saluti.
(Salvatore 1944)


Risposta

Le informazioni relative agli effetti collaterali a lungo termine della 5-azacitidina in pazienti con una malattia mieloproliferativa sono limitate in quanto gli studi riportati in letteratura coinvolgono un piccolo numero di pazienti trattati per brevi periodi di tempo. In generale i pi√Ļ comuni effetti collaterali associati all'utilizzo di azacitidina sono, a parte la comparsa di eritema/dolore nella zona nella quale √® stato iniettato il farmaco, la riduzione di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine (generalmente pi√Ļ marcata durante i primi due cicli di terapia) che porta ad un aumento del rischio di infezioni e di emorragie durante tutto il periodo di trattamento. Inoltre, si deve porre particolare attenzione nei pazienti con una storia di insufficienza cardiaca congestizia severa, malattia cardiaca o polmonare instabile in quanto la sicurezza e l'efficacia di azacitidina in questi pazienti non √® stata ancora stabilita con certezza. Dati recenti provenienti da studi clinici in cui erano stati arruolati pazienti con una storia di eventi cardiovascolari maggiori hanno mostrato un significativo aumento dell'incidenza di eventi cardio-polmonari durante il trattamento con azacitidina.


(16 gennaio 2017 - ore 7:21) - MPN e autoanticorpi

Nelle malattie mieloproliferative ph negative è possibile trovare positività per autoanticorpi tipo ana e/o adna senza che per questo si debba fare diagnosi di lupus?
(Maurizio)


Risposta

Le malattie mileoproliferative croniche non si caratterizzano per una maggior incidenza di positività ad autoanticorpi. In presenza di anticorpi anti-nucleo e anti-DNA si suggerisce un approfondimento del quadro clinico.


(14 gennaio 2017 - ore 10:31) - Vaccino contro l'Herpes Zoster

Egregi Dottori, oltre alla domanda già inviatavi in data odierna, desidero anche chiedere il vostro parere circa il vaccino contro l'herpes zoster. Nel mio caso avendo MIELOFIBROSI, e assumendo Jakavi corro dei rischi? A tal proposito allego di seguito quanto ho trovato sull'argomento in una recensione.
"La vaccinazione anti-Zoster è controindicata nei soggetti che presentino una delle seguenti condizioni:
- Stati di immunodeficienza primaria ed acquisita dovuti a leucemia acuta o cronica, linfoma o altra patologia che coinvolge il midollo osseo o il sistema linfatico, immunosoppressione dovuta ad HIV/AIDS, immunodeficienza cellulare."
Grato come sempre per le Vostre cortesi risposte. Cordialmente.
(Riki)


Risposta

Non esistono precise indicazioni sull'utilizzo del vaccino contro l'Herpes Zoster nei pazienti in trattamento con Ruxolitinib. Tale vaccino potrebbe comunque essere utile in pazienti con infezioni herpetiche da HZV ricorrenti.


(14 gennaio 2017 - ore 9:23) - Disturbi vescicali e mielofibrosi

Egregi dottori,
66 anni portatore di mielofibrosi e assumo Jakavi. Poiché continuo ad avere disturbi vescicali (non bruciore ma un frequentissimo stimolo alla diuresi) e l'urologo, dopo una accurata visita anche con ecografia, mi dice che per lui non ci sono problemi prostatici, vi chiedo se è il caso di fare una risonanza magnetica completa all'addome al fine di approfondire con precisione eventuali problemi. Cordialmente.
(Riki)


Risposta

Talora la presenza di una milza di grosse dimensioni può comportare una compressione degli organi addominali, inclusa la vescica con conseguente disturbi vescicali ed aumento della diuresi. Al contrario, in assenza di splenomegalia marcata o di una terapia diuretica in atto, si suggerisce una rivalutazione urologica e nefrologica al fine di escludere altre possibili cause; in tal caso potrebbe essere richiesto, se viene ritenuto necessario, l'esecuzione di una risonanza magnetica dell'addome.


(13 gennaio 2017 - ore 20:21) - Splenectomia e mielofibrosi

Cortesemente, perché non è indicato asportare la milza in soggetti con MF aventi marcata splenomegalia? E nel qual caso quali potrebbero essere le conseguenze? Grazie.
(Pasquale)


Risposta

La splenectomia √® indicata nella mielofibrosi solo in caso di splenomegalia massiva sintomatica refrattaria alla terapia citoriduttiva, in casi di anemia trasfusione-dipendente, ipertensione portale sintomatica mentre √® generalmente non indicata e poco efficace nella piastrinopenia grave. Nonostante le complicanze pi√Ļ frequenti della splenectomia (trombosi dei vasi venosi addominali, infezioni, emorragie) siano ben conosciute, e quindi vengano messe in atto tutte le misure profilattiche per evitarle, la splenectomia nella mielofibrosi √® ancora gravata da circa il 6-8% di mortalit√†. E' quindi preferibile eseguire tale procedura in centri con elevata esperienza. Non esistono inoltre evidenze di un possibile aumento del rischio di evoluzione in leucemia acuta nei pazienti sottoposti a splenectomia.


(13 gennaio 2017 - ore 18:40) - Effetti collaterali oncocarbide

In primis buon anno allo staff, vi seguo da tanto e con le vostre risposte ci siete molto di aiuto.
Ho 49 anni e da tredici sono affetto da neoplasia proliferativa JAK2+ con episodio di rivascolarizzazione miocardica fatta 6 anni fa, da allora sono in trattamento con oncocarbide 3 al dì, plavix e terapia per ipertensione, faccio 1-2 salassi all'anno per far rientare l'ematocrito, da quando assumo oncocarbide, oltre alle problematiche dell'afte, è comparso in faccia un eritema che è aumentato progressivamente nel tempo, e ad oggi ho la faccia completamente rossa quasi livida, con forte fastidio di bruciore e a volte prurito, volevo sapere a cosa posso andare incontro se continua ad aumentare, l'oncocarbide è la causa principale di tutto questo? Dovrò sospendere il trattamento? Un forte grazie in anticipo e buon lavoro.
(Giuseppe)


Risposta

Le manifestazioni cutanee che lei ha riferito possono essere dovute all'oncocarbide, e se queste sono ricorrenti e fastidiose possono indurre a sospendere il farmaco e a scegliere un chemioterapico diverso.
L'idrossiurea √® un farmaco per il quale √® stata accumulata nel corso degli anni un'ampia esperienza clinica, in particolare nel campo delle patologie mieloproliferative. La maggior parte dei pazienti trattati tollera molto bene il farmaco anche quando viene somministrato per lunghi periodi di tempo. Gli effetti collaterali sono globalmente rari; fra questi, i pi√Ļ caratteristici riguardano l'eventuale tossicit√† a livello della cute e degli annessi cutanei (che si manifesta con secchezza cutanea, striature ed alterazioni ungueali) ed a livello della mucosa del cavo orale (con infiammazioni e, talvolta, formazione di afte). Tali possibili complicanze si giovano di un'adeguata igiene orale preventiva e di una particolare attenzione all'idratazione e alla cura della cute stessa.
Una possibile evenienza, anch'essa molto rara e che generalmente insorge dopo periodi protratti di cura, è la formazione di ulcere cutanee che solitamente coinvolgono gli arti inferiori e, in particolare, la zona perimalleolare (prevalentemente alla caviglia o nel tratto inferiore della gamba). Per completezza, sono stati riportati rari casi di tumori cutanei (diversi dal melanoma), ma in questo caso bisogna tener conto della storia clinica completa del paziente, quindi considerare anche fattori concomitanti quali l'età, la storia di esposizione solare o la presenza di lesioni cutanee quali cheratosi attiniche. Si suggerisce quindi una valutazione anche di tipo dermatologica al fine di escludere la presenza di lesioni che richiedono un trattamento specifico.


(13 gennaio 2017 - ore 16:31) - Estrazione dentale e piastrinosi

Buongiorno gentili esperti,
ho 59 anni, dal 2013 sono seguita dal Centro Ematologico, in base all'ultimo esame di biopsia osteo-midollare è stato rilevato un quadro di "patologia mieloproliferativa in evoluzione mielofibrotica". Ad oggi seguo una terapia antiaggregante ed eritroaferesi periodiche. Dall'ultimo esame del sangue è emerso un carico piastrinico di 1044. Ora dovrei sottopormi all'estrazione di un dente ed alla conseguente implantologia. Lo posso fare? Grazie.
(Laura)


Risposta

Prima dell'intervento, informi il suo ematologo, perché è importante che sia a conoscenza della procedura che dovrà effettuare. La prosecuzione dell'aspirina dipende dal tipo di intervento: per questo la invitiamo a discuterne con il vostro Odontoiatra. Anche se spesso nella pratica clinica viene consigliata la sospensione dell'antiaggregante qualche giorno prima di sottoporsi a procedure invasive, non vi è in realtà una netta indicazione in tal senso e la scelta va presa caso per caso con i propri Curanti. Nelle malattie mieloproliferative croniche, in caso di una conta piastrinica superiore a 1 milione o in caso di eventi emorragici può essere indicato misurare l'attività del fattore di von Willebrand. L'utilità del test è principalmente quella di capire il rischio emorragico e se sia indicato o meno mantenere la profilassi con aspirina a basse dosi. Tuttavia l'interpretazione del test non è univoca, motivo per cui non sempre nella pratica clinica viene utilizzato.


(12 gennaio 2017 - ore 18:57) - Nuove sperimentazioni per la mielofibrosi

Egregi dottori buonasera,
essendo al momento sospese le sperimentazioni con Imetelstat e PRM 151, desidero sapere se ci sono altre sperimentazioni in corso e dove. Per noi ammalati di mielofibrosi ogni barlume di speranza è importante, ci fa andare avanti. Inoltre, desidero sapere, dato che per 2 anni ho assunto il ruxolitinib alla dose giornaliera di 20+20 con risultati modesti ed emoglobina costante tra 8 e 9, e piastrine tra 150000 e 170000, e che da settembre 2015 la situazione è improvvisamente precipitata con emoglobina tra 6 e 7 anche con la riduzione della dose a 10+10, non potendo sospendere il ruxolitinib altrimenti il volume della milza aumenta, se in alcuni pazienti i valori di emoglobina e piastrine sono di nuovo risaliti. Eppoi essendo costretto a trasfusioni di sangue mediamente ogni 15 giorni desidero sapere se mi possono arrecare problemi. Nella speranza che rispondiate a tutte le mie domande, invio cordiali saluti e un sentito ringraziamento.
(Salvatore)


Risposta

I principali farmaci in via di sperimentazione in Italia per la mielofibrosi sono momelotinib (arruolamento chiuso in attesa dei risultati finali), pacritinib (arruolamento chiuso per provvedimento FDA) ed altri in associazione con ruxolitinib. Tra i protocolli sperimentali di combinazione con ruxolitinib attivi in Italia ci risulta solamente il protocoolo CPIM447X2104C: studio di fase 1b che prevede la combinazione di ruxolitinib con PIM477 e/o LEE011, due farmaci che inibiscono la proliferazione cellulare. L'unico centro in cui il trial è attivo è a Firenze presso il CRIMM (centro di Ricerca ed Innovazione per le Malattie Mieloprlifertive, responsabile Prof. Vannucchi).
I pazienti trasfusione-dipendenti e che richiedono regolari trasfusioni di sangue per la loro anemia possono sviluppare un sovraccarico di ferro (che si esprime in un aumento dei livelli di ferritina). I farmaci che chelano, ovvero si legano al ferro, ne favoriscono la rimozione dal corpo. Tra i farmaci pi√Ļ utilizzati per il trattamento del sovraccarico di ferro causato dalla dipendenza alle trasfusioni sono deferossamina (Desferal) ed il deferasirox (Exjade). I farmaci ferrochelanti sono usati comunemente nei pazienti con mielodisplasia ed elevata necessit√† trasfusionale, al contrario minime sono le informazioni che riguardano l'utilizzo di questi farmaci nelle malattie mielorpoliferative.
In letteratura sono riportati solamente risultati di studi condotti su piccole casistiche che includono esclusivamente pazienti con mielofibrosi con necessità di trasfusioni di globuli rossi. L'utilizzo dei ferrochelanti in questi pazienti si è dimostrato efficace nel ridurre i livelli di ferritina ed in alcuni casi si è osservato una concomitante riduzione del fabbisogno trasfusionale, a fronte di una non trascurabile tossicità renale. L'utilizzo della ferrochelazione ha invece un ruolo importante nei pazienti trasfusione dipendenti programmati per un trapianto di cellule staminali emopoietiche.
L'insorgenza o il peggioramento di una preesistente anemia in corso di terapia con Ruxolitinib rappresentano eventi avversi relativamente frequenti e coerenti con il meccanismo d'azione del farmaco stesso.
L'esperienza accumulata negli scorsi anni ha permesso di evidenziare come la tossicità ematologica di Ruxolitinib (anemia, ma anche neutropenia e, in particolare, piastrinopenia) si osservi generalmente nei primi mesi di trattamento, con un nadir intorno alle 8-12 settimane di cura, a cui fa seguito un graduale recupero. Per quanto riguarda in particolare l'anemia, entro i primi sei mesi di trattamento si ottiene generalmente una stabilizzazione del livello di emoglobina intorno a valori di poco inferiori a quelli registrati prima di iniziare il trattamento. Nel caso specifico che lei ha presentato, non è possibile esprimersi in merito all'entità della riduzione del valore di emoglobina, ma si ritiene poco probabile che il quadro rientri nella tossicità attesa del farmaco, considerando che lo sta assumendo da oltre 2 anni. Ne discuta con i Colleghi Ematologi di riferimento che potranno contestualizzare il dato all'interno della sua storia clinica.


(12 gennaio 2017 - ore 16:21) - Mielofibrosi e trapianto

Buongiorno. Il trapianto è prospettabile nella mielofibrosi primaria o anche nella MF secondaria? Quali sono i centri italiani con maggior esperienza per il trapianto in pazienti con MF? Grazie.
(Turi)


Risposta

Nonostante il trapianto di cellule staminali emopoietiche rappresenti al momento l'unica opportunit√† per guarire la mielofibrosi, la procedura non √® priva di rischi legati alla metodica e alle possibili complicanze. Per tale motivo il trapianto oggi viene consigliato solo ai pazienti pi√Ļ giovani (con meno di 60-65 anni, in casi ben selezionati ed in assenza di comorbilit√† anche fino a 70 anni) con malattia pi√Ļ grave (punteggio IPSS "Intermedio 2" oppure "Alto"). Secondo le ultime linee guida del gruppo europeo per il trapianto di cellule staminali emopoietiche (EBMT) il trapianto pu√≤ essere preso in considerazione anche in pazienti considerati in stadio IPSS intermedio 1 che presentano mutazioni considerate prognosticamente negative (come ad esempio mutazioni di ASXL1).


(12 gennaio 2017 - ore 16:15) - Aumento LDH

Buongiorno. Paziente con accertata PV, 52 anni. Volevo chiedervi se un aumento LDH di 650 è preoccupante; ho fatto salasso due mesi addietro; oggi Hb 11.4, mcv 63, gr 7 milioni, GB 9000, piastrine 900.000 e come accennavo LDH 650 (prima era sempre intorno a 450), sideremia 15, milza all'eco 6 mesi addietro normale e 1 mese fa non palpabile al controllo dall'ematologo.
(Salvo)


Risposta

L'aumento del valore di LDH si può osservare nei pazienti con policitemia vera; comunque in assenza di altre variazioni dell'emocromo e della formula leucocitaria, della comparsa di splenomegalia o della comparsa di sintomi definiti costituzionali (quali la febbricola, le sudorazioni notturne o la perdita di peso importante) non comporta un peggioramento della prognosi oppure una progressione della malattia.


(11 gennaio 2017 - ore 18:30) - Oncocarbide e salassi

Buongiorno, sono affetto da PV e da quando assumo Idrossiurea sono diminuiti i globuli bianchi (da circa 25 a 15), quelli rossi (da circa 7 a 5,5) e le piastrine (da circa 600 a 300) tuttavia il farmaco non ha rallentato l'incremento dell'ematocrito e pertanto la frequenza dei salassi è rimasta invariata (in media uno ogni due mesi). Da una simile evoluzione si può desumere qualche ulteriore problematica? Grazie.
(Enzo)


Risposta

L'oncocarbide è un farmaco citoriduttivo che è in grado di ridurre la conta di globuli bianchi, globuli rossi e piastrine. Il farmaco talvolta non è in grado di controllare perfettamente l'ematocrito, in tal caso la necessità di salassoterapia può rimanere elevata. Il suo ematologo di riferimento valuterà o meno (in base alle caratteristiche cliniche e di laboratorio) se aumentare il dosaggio di oncocarbide al fine di ridurre il numero di salassi.


(11 gennaio 2017 - ore 16:24) - Comparsa di splenomegalia

Gent.mi,
policitemia vera JAK positivo, età 40, altezza 1,6. Da due anni pratico salassi o eritroaferesi al bisogno (per valori ematocrito superiori a 45). Ultimi analisi: globuli bianchi 13,00 e piastrine 797. Mi hanno appena rilevato dimensioni della milza superiori di circa 15,5 cm. Cosa si suggerisce in questi casi per una simile variazione della dimensione della milza? Grazie come sempre.
(Rosanna)


Risposta

Una modesta splenomegalia è un sintomo che si osserva spesso nei pazienti con policitemia vera. La comparsa di splenomegalia in assenza di altre variazioni dell'emocromo o della comparsa di sintomi definiti costituzionali (quali la febbricola, le sudorazioni notturne o la perdita di peso importante) non comporta un peggioramento della prognosi oppure una progressione della malattia. Se asintomatica non richiede modifiche della terapia in atto.


(8 gennaio 2017 - ore 23:15) - Policitemia vera JAK2 negativa

Buongiorno a tutti voi ricercatori! Avrei un paio di domande.
Un test delle colonie che ho effetuato su sangue periferico (con ipersensibilità all'aggiunta di epo e rare colonie senza l'Epo: 2, e con consiglio di ri-esecuzione dell'esame da parte della struttura) è sufficiente per diagnosticare una sindrome mieloproliferativa PV? Questo in una persona 27 enne, con ematocrito 51-54 (con valori del genere almeno dall'età di 15 anni e prima di tale età, putroppo, dati non disponibili), tutti altri valori (bianchi/piastrine/ldh/urico etc.) normali, epo borderline di 3,5, assenza di JAK2/esone12 e con istologico bioptico "compatibile con quadro mieloloproliferativo, ma non classificabile secondo WHO 2016" (lieve/moderata iperplasia tre linee, senza però un'ipercellularità. Con questi dati (senza soddisfare appieno i criteri del WHO 2016), ci possono essere ulteriori esami per chiarire la situazione?
Che cosa è il polimorfismo rs56241661?
Grazie mile e saluti a tutti.
(Riccardo)


Risposta

In accordo alla nuova classificazione WHO stilata nel 2016, la crescita spontanea di colonie eritroidi non rientra pi√Ļ tra i criteri diagnostici della policitemia vera, data la difficolt√† di effettuare il test e la sua scarsa riproducibilit√† intrapaziente e interlaboratori.
Tra i possibili accertamenti da effettuare in caso di eritrocitosi JAK2-negativa (dopo aver escluso eventuali cause di secondarietà) potrebbe essere indicata l'esecuzione di emogasanalisi venosa per lo studio della p50 e polisonnografia in caso di russamento notturno, oppure in casi ben selezionati, potrebbe essere utile la ricerca di mutazioni in geni coinvolti nelle forme di eritrocitosi familiare, oppure la ricerca di mutazioni non canoniche del gene JAK2 (diverse dalla V617F e di quelle incluse nell'esone12). Nei pazienti JAK2 negativi la biopsia osteomidollare rappresenta uno strumento fondamentale per la diagnosi definitiva.
Recentemente è stato dimostrato che fattori genetici possono influenzare la patogenesi delle malattie mieloprolifertive croniche (MPN). L'analisi di una serie di polimorfismi (SNP) che coinvolgono il gene JAK2 in soggetti con MPN ha evidenziato la ricorrenza di un particolare aplotipo del gene, denominato 46/1 (che include anche il polimorfismo rs56241661). Questo aplotipo risulta strettamente associato con la mutazione V167F di JAK2. La sua frequenza è infatti maggiore nella classe dei pazienti affetti da MPN rispetto alla popolazione sana di controllo. La presenza del polimorfismo non è comunque dirimente per la diagnosi di MPN.


(7 gennaio 2017 - ore 8:34) - Jakavi ed aumento del peso

Egregi dottori,
ho 66 anni e sono portatore di mielofibrosi. Attualmente assumo il farmaco JAKAVI (15 mg mattino e sera). Da quando assumo questo farmaco ho notato che sto aumentando di peso pur avendo diminuito significativamente le quantità di cibo e facendo una camminata per un'ora al giorno a passo svelto. Se non ho letto male questo è uno degli eventuali effetti collaterali del farmaco stesso. Peraltro questo accumulo di grasso si concentra prevalentemente nell'addome. A tal proposito mi interessava capire, nel dettaglio, il meccanismo che viene attivato e che provoca questo accumulo.
Grazie come sempre. Saluti.
(Riki)


Risposta

L'aumento del peso corporeo, inteso come evento avverso, si osserva in circa il 10% dei pazienti in trattamento con Ruxolitinib. Il meccanismo responsabile di questo fenomeno non √® ancora stato del tutto chiarito. Esso potrebbe essere comunque legato all'effetto del farmaco su alcuni processi legati al metabolismo come la riduzione dei livelli plasmatici di alcune citochine (IL-6 e TNF-őĪ) o l'aumento di altre proteine come la leptina. La leptina, infatti, √® un ormone secreto dalle cellule adipose, coinvolta nel controllo delle riserve energetiche del corpo. Insieme alla grelina, che √® un altro ormone fondamentale, la leptina gioca un ruolo importante nel regolare l‚Äôappetito e il senso di saziet√†.


(4 gennaio 2017 - ore 14:03) - Idasanutlin e neoplasie mieloproliferative croniche

Gentili ricercatori,
ho trovato alcune informazioni relative ad un farmaco chiamato Idasanutlin (RG7388) che è tuttora in studio di fase 1 sia per la PV che per la TE assieme al Pegasys https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT02407080 collegamento esterno.
Avete per caso informazioni sull'andamento dello studio e/o la validità del farmaco per le due patologie. Ho avuto delle informazioni molto incoraggianti riguardo il RG7388. Grazie mille.
(Andrea)


Risposta

Idasanutlin (RG7388) √® un inibitore di MDM2. Bloccando MDM2 pu√≤ essere ripristinata la funzione biologica di TP53 (un gene talora mutato anche nelle malattie mieloproliferative croniche) e, conseguentemente, la cellula leucemica pu√≤ essere spinta in apoptosi. Ad oggi sono disponibili solo alcuni risultati preliminari in pazienti affetti da leucemia acuta mieloide resistenti e refrattari a pi√Ļ linee terapeutiche convenzionali o sperimentali, e/o ricaduti anche dopo trapianto di midollo osseo allogenico; al contrario, non sono ancora noti i risultati del trial clinico indicato.


(3 gennaio 2017 - ore 8:46) - Influenza e milza

Salve e buon Anno! E' normale dopo l'influenza avere la sensazione di milza pi√Ļ grossa? L'ultima misurazione era 133 mm in mielofibrosi L0. Grazie.
(Fernando)


Risposta

L'influenza non provoca cambiamenti nelle dimensioni della milza. La sensazione di percepire maggiormente la presenza di una splenomegalia potrebbe essere legata a disturbi gastrointestinali che talvolta si associano all'influenza.


(2 gennaio 2017 - ore 11:02) - Attività fisica e policitemia vera

Cari ricercatori,
in relazione all'ultima domanda del sig. Antonio mi interessava, siccome anch'io pratico la corsa, se è possibile che la policitemia vera abbia degli effetti negativi anche su eventuali infortuni muscolari e/o dei legamenti alle gambe. Capita abbastanza frequentemente che quando aumento l'intensità degli allenamenti mi procuro degli acciacchi che durano abbastanza a lungo finché riesco a rimettermi.
Fino adesso ho limitato le mie corse alla distanza della mezza maratona. Quest'anno vorrei preparare la mia prima maratona per l'autunno... c'è qualche controindicazione per distanze così lunghe per pazienti con la PV?
Grazie mille e buon anno nuovo.
(Andrea)


Risposta

Non esistono controindicazioni assolute alla pratica sportiva nei pazienti con policitemia vera in terapia con aspirina. Si raccomanda comunque una approfondita visita cardiologica e una maggior attenzione in quanto tra gli effetti dell'aspirina rientra quello antiinfiammatorio che potrebbe portare ad una ridotta percezione del dolore e favorire l'insorgenza di infortuni o ad accentuare infortuni già in essere. Si ricorda, inoltre, che l'effetto antiaggregante del farmaco potrebbe favorire l'insorgenza di micro-emorragie per piccoli traumi.


(1 gennaio 2017 - ore 10:18) - Parametri dell'emocromo

Buongiorno e innanzitutto Buon Anno.
Sono portatore di mielofibrosi (66 anni) vorrei conoscere la relazione che intercorre tra globuli rossi, globuli bianchi, emoglobina e altri valori con il valore dell'EMATOCRITO. Da quello che avevo compreso l'ematocrito dovrebbe variare soltanto con i valori dei globuli rossi, per√≤ le analisi non confermano questa mia convinzione; infatti a parit√† di globuli rossi e bianchi i valori dell'ematocrito variano. Da quello che vedo mi pare che l'ematocrito sia significativamente influenzato dalla variazione dell'emoglobina; con un valore 12.5 ematocrito a 45, con un valore 13.5 Ematocrito a 49. Oltre questo ho anche il problema che variando ospedale i valori (mi dicono a parit√† di protocollo) variano significativamente. Ad esempio, in un ospedale i valori dell'ematocrito sono tali da non richiedere il salasso, nell'altro a distanza di pochissimi giorni i valori richiedono il salasso. Se fosse soltanto una questione di lettura valori la cosa non mi turberebbe e accetterei la tesi della tolleranza delle macchine, ma qui la questione √® diversa e cio√®: SALASSO SI E SALASSO NO e questo a mio parere da parte degli analisti coinvolti meriterebbe una pi√Ļ approfondita riflessione. Se √® vero che la serenit√† dei pazienti contrasta, insieme ai farmaci, le patologie, questo aggiuntivo problema non aiuta di certo. Grato per tutto quello che fate vi saluto cordialmente.
(Riki)


Risposta

Gli elementi cellulari del sangue si dividono in globuli rossi (eritrociti), globuli bianchi (leucociti) e piastrine. Ognuno di questi elementi origina da progenitori midollari diversi. Per tale motivo non esistono correlazioni dirette tra globuli bianchi e globuli rossi.
I globuli rossi contengono l'emoglobina, una proteina molto importante per il trasporto dell'ossigeno. Per ematocrito invece si intende la percentuale di volume sanguigno complessivo occupato dai globuli rossi.
Questi tre valori sono quindi correlati tra loro anche se esistono particolari condizioni cliniche in cui tali parametri non correlano in modo lineare. La quantità degli eritrociti, insieme alla concentrazione dell'emoglobina e all'ematocrito, dovrebbe essere interpretata con cautela, perché dipende anche dal volume del plasma. Le situazioni in cui il volume del plasma aumenta, fanno diminuire questi valori. Viceversa, quando il volume del plasma diminuisce, ad esempio in caso di disidratazione, questi valori aumentano.
Il valore dell'ematocrito può variare per diversi motivi:
a) ci possono essere piccole variazioni nello stesso campione di sangue misurato nello stesso laboratorio perché la precisione del contaglobuli non è assoluta e un'oscillazione inferiore all'1% è possibile;
b) ci possono essere variazioni pi√Ļ grandi, fino al 2-3%, nella misurazione di uno stesso campione in laboratori diversi perch√© gli strumenti possono essere "tarati" in modo diverso e perch√© il calcolo dell'ematocrito non √® diretto ma derivato da altre misurazioni. Utilizzare lo stesso laboratorio di analisi potrebbe ridurre tali variazioni.
c) infine, c'è una variazione biologica perché l'ematocrito di un individuo non è esattamente lo stesso in giorni diversi.


(1 gennaio 2017 - ore 9:23) - Anticoagulanti orali

In un paziente con policitemia vera, con ht controllato (<45%), nonostante la terapia con coumadin e INR terapeutico, si rilevano casi di tpv agli arti inferiori. In questo paziente è indicato l'uso dei nuovi anticoagulanti orali?
(Maurizio)


Risposta

I pazienti con malattie mieloproliferative e quindi anche con policitemia vera sono ad elevato rischio di sviluppare trombosi arteriose e venose. Nonostante il rischio di trombosi si riduca di circa 4 volte manetenendo l'ematocrito <45%, talvolta possono comunque manifestarsi trombosi.
La prevenzione primaria comprende l'aspirina a basse dosi, controllare o eliminare i possibili fattori di rischio cardiovascolari aggiuntivi (fumo, diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, obesità, ...) e il trattamento della malattia di base. In alcuni casi come in caso di intervento chirurgico si deve tenere conto del rischio sia trombotico che emorragico, per tale motivo in queste situazioni viene di regola utilizzata eparina a basso peso molecolare (EBPM). La terapia del tromboembolismo venoso prevede l'utilizzo di EBPM insieme alla terapia anticoagulante orale (TAO, cercando di mantenere il valore di INR 2.0-3.0). La durata di questa profilassi definita secondaria è ancora ampiamente discussa.
In uno studio retrospettivo di 494 pazienti con ET e PV, la terapia anticoagulante orale (TAO) a lungo termine si è associata ad una riduzione del 63% del rischio di ricorrenza di trombosi senza un aumento significativo di emorragie gravi rispetto ai pazienti non in TAO. I nuovi anticoagulanti orali (come quelli da lei indicati) non sono ancora stati sufficientemente studiati e non sono al momento raccomandati in questi pazienti.