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Informazioni e commenti

Come chiedere informazioni o lasciare commenti

Nella sezione sottostante è possibile porre delle domande ai ricercatori del gruppo o lasciare un commento. Si sottolinea che non verranno espressi pareri medici su situazioni personali o valutazioni su diagnosi e cure in corso. I ricercatori si riservano di non rispondere a domande che abbiano come oggetto giudizi clinici personali. Le risposte saranno pubblicate in questa sezione del sito nell'arco di alcuni giorni. Non verranno fornite risposte ad indirizzi email privati.









(03 dicembre 2017 - ore 19:54) - Valori dell'emocromo

Negli ultimi esami leggo globuli bianchi 4.38, sono quattromila 38 o sono quattromila 380? Grazie mille.
(Angelo)


Risposta

Un valore di globuli bianchi pari a 4.38 (immagino 4.38 x 10^9/L) corrisponde a 4380 (quattromilatrecentottanta) globuli bianchi per microlitro.


(02 dicembre 2017 - ore 10:18) - Trombocitemia essenziale e mutazione JAK2

Salve, la trombocitemia essenziale con l'aggiunta della mutazione JAK2 ha una prognosi diversa rispetto alla semplice TE?
(Fernando)


Risposta

La mutazione del gene JAK2 è una delle 3 mutazioni che possono causare la trombocitemia essenziale. Le altre mutazioni possono riguardare i geni CALR e MPL. Solo una di queste mutazioni può essere presente nello stesso paziente, tuttavia esiste una piccola quota di pazienti con trombocitemia essenziale nei quali non può essere identificata nessuna mutazione a carico di questi 3 geni. In ogni caso la prognosi della trombocitemia essenziale con mutazione del gene JAK2 è uguale alla prognosi della trombocitemia essenziale con altri tipi di mutazioni o senza alcuna mutazione nota.


(01 dicembre 2017 - ore 20:40) - Mielofibrosi e trapianto allogenico di midollo osseo

Sono affetto da policetemia vera da JAK2 da tre anni ma da qualche mese è passata a inizio mielofibrosi, ho 47 anni l'ematologo dell'ospedale dove sono in cura mi ha consigliato il trapianto visto che la malattia potrebbe degenerare in leucemia. Che ne pensate voi?
(Damiano)


Risposta

Il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche √® attualmente l'unica terapia in grado di curare la mielofibrosi. Si tratta di un'opzione terapeutica che pu√≤ essere considerata solo in alcuni pazienti affetti da mielofibrosi, in particolare pazienti giovani (in genere di et√† inferiore a 70 anni) con classe di rischio elevata (cio√® intermedio-2 e alta) secondo le classificazioni prognostiche oggi in uso (IPSS e DIPSS). In alcuni casi il trapianto di midollo osseo pu√≤ essere proposto in pazienti pi√Ļ giovani (di et√† inferiore a 65 anni) con classe di rischio intermedio 1, qualora siano presenti anemia trasfusione dipendente, blasti (cellule immature) nel sangue periferico >2%, un cariotipo (analisi dei cromosomi) sfavorevole, assenza delle mutazioni driver (JAK2, MPL o CALR), oppure la presenza di mutazioni nel gene ASXL1. E' importante che l'opzione trapiantologica venga accuratamente discussa con l'Ematologo curante, tenendo conto della disponibilit√† di un buon donatore, delle caratteristiche biologiche del paziente e della malattia e della volont√† del paziente stesso.


(01 dicembre 2017 - ore 18:36) - Mielofibrosi e splenomegalia

La milza nella mielofibrosi è il primo sintomo o perlomeno è in percentuale sempre ingrandita?
(Franca)


Risposta

La splenomegalia, ovvero l'incremento delle dimensioni della milza, è una della manifestazioni principali della mielofibrosi, sebbene non sia necessariamente sempre presente. Può essere presente all'inizio della malattia oppure comparire negli anni successivi alla diagnosi nel corso della storia naturale della malattia.


(01 dicembre 2017 - ore 16:16) - Vitamina B12 e numero di globuli rossi e globuli bianchi

La vitamina B12 può aumentare i globuli rossi e quelli bianchi?
(Anna)


Risposta

La carenza cronica di vitamina B12, spesso dovuta ad uno scarso introito con la dieta di alimenti di origine animale, può determinare un quadro di anemia (riduzione dei valori di globuli rossi e emoglobina in essi contenuta) e leucopenia (riduzione dei valori di globuli bianchi). Pertanto in questa condizione la correzione del deficit vitaminico con l'assunzione di vitamina B12 determina l'aumento dei globuli rossi, dell'emoglobina e dei globuli bianchi. Tuttavia, in presenza di anemia e leuocopenia dovute ad altra causa (come ad esempio una sindrome mieloproliferativa cronica), l'assunzione di vitamina B12 non è in grado di aumentare da sola i valori di globuli rossi e di globuli bianchi.


(01 dicembre 2017 - ore 13:43) - Policitemia vera e aspettativa di vita

Buonasera,
ho 61 anni sono un collega. All'età di 27 anni riscontrai occasionalmente una piastrinosi (450000/mmc) decisi (probabilmente sbagliando) di monitorare il dato semestralmente. A dicembre 1996 le Plt erano stabili ma l'Hb era 16 g/dl. Nel luglio 1997 fui ricoverato per un ictus ischemico: GB 14000/mmc Plt 890000/mmc, Hb 19.5g/dl Ht 59. Fui sottoposto a BOM con diagnosi di policitemia vera ed iniziai Idrossiurea 1500 mg/die: ogni tentativo di riduzione determinò peggioramento dei parametri.
In epoca pi√Ļ recente sono risultato eterozigote per il JAK2. L'Idrossiurea √® stata sospesa nel 2016 per la comparsa di dolorosissime ulcere perimalleolari. Nell'ottobre del 2016 ho iniziato Interferone 3000000 di unit√† tre volte alla settimana, ma anche questo farmaco √® stato sospeso per la severit√† degli effetti collaterali.
Da ottobre 2017 assumo Ruxolitinib 5 mg X 2. Il farmaco ha determinato in un mese riduzione della lunghezza della milza da 28.5 a 23.5 cm. Gli effetti collaterali del Jakavi sono nel mio caso ulcere del cavo orale (uso il Cortifluoral) meteorismo, eruttazioni, flatulenza, dolori crampiformi seguiti da diarrea (a volte sono costretto ad usare Loperamide). Ho abolito tantissimi cibi e bevande (cioccolata, Coca-Cola, bevande fredde, burro se non piccole quantità).
Vi chiedo: vista la mia storia che aspettativa di vita potete ipotizzare? Siate pure schietti, per me questa √® misera sopravvivenza, sono in malattia da oltre un anno e non mi aspetto pi√Ļ niente. Grazie, cordiali saluti.
(Enrico)


Risposta

L'aspettativa di vita nei pazienti affetti da policitemia vera √® mediamente inferiore rispetto alla popolazione generale. Dai dati di letteratura scientifica sembrerebbe che un'anamnesi positiva per eventi trombotici e la presenza di specifiche alterazioni cariotipiche possano influenzare negativamente la sopravvivenza mediana. L'obiettivo della terapia nei pazienti con policitemia vera √® la riduzione del rischio di sviluppare eventi trombotici senza incrementare il rischio emorragico. L'esperienza clinica con il ruxolitinib nei pazienti con policitemia vera risulta ad oggi ancora insufficiente per stabilire se l'uso di questa nuova molecola sia in grado di conferire un beneficio in termini di sopravvivenza. E' pertanto necessario attendere i risultati di studi con follow-up pi√Ļ lungo per dare una risposta a questo quesito.


(01 dicembre 2017 - ore 12:05) - Emocromo e mielofibrosi

In una sospetta mielofibrosi è possibile che i globuli bianchi siano a 4.42 e i rossi a 4.48?
(Franca)


Risposta

Nella milofibrosi i valori di globuli bianchi, globuli rossi e piastrine possono essere molto variabili. Se da un parte il valore di globuli rossi de emoglobina è generalmente ridotto, dall'altra parte i valori di globuli bianchi e piastrine possono essere elevati, ridottti o anche normali. Pertanto un valore di globuli bianchi di 4.42 e di globuli rossi di 4.48 può essere sicuramente presente in un quadro di mielofibrosi.


(01 dicembre 2017 - ore 10:04) - Oncocrabide ed ematocrito nella policitemia vera

Buongiorno,
ho 63 anni e da 1 anno e mezzo sono in cura per PV con oncocarbide e cardioaspirina (nei primi sei mesi dalla diagnosi in aggiunta ero anche stato sottoposto a salassi, ultimo un anno fa).
Riporto i valori di Hct degli ultimi 6 mesi e il corrispondente numero di pastiglie di oncocarbide assunte settimanalmente: Hct 42.9 HU 19
Hct 42.0 HU 18
Hct 40.8 HU 17
Hct 41.9 HU 17
Hct 41.6 HU 17
Hct 43.0 HU 16
Riporto anche alcuni valori dell'ultimo emocromo effettuato: globuli bianchi 7.9, globuli rossi 3.9, emoglobina 14.5, MCV 109, piastrine 255.
Mi pongo e vi pongo le seguenti domande:
1. Considerato che il valore limite di Hct è 45, può essere consigliabile dosare la dose di HU in modo da avvicinarvisi maggiormente?
2. Poiché sono ancora presenti variazioni del valore di Hct, quali contoindicazioni possono esserci a mantenere un controllo mensile dell'emocromo?
Con molta stima, ringrazio e saluto.
(Mauro)


Risposta

La dose di oncocarbide nel trattamento della policitemia vera deve essere modulato cercando di raggiungere la dose pi√Ļ bassa in grado di garantire un controllo soddisfacente sulle conte ematiche e sui sintomi minimizzando il rischio di effetti avversi. Per quanto riguarda l'ematocrito, l'obiettivo della terapia √® quello di mantenere un valore inferiore a 45.0 ma non necessariamente il pi√Ļ vicino possibile a 45.0. Dai valori riportati nella domanda sembrerebbe esserci un buon controllo dei valori di ematocrito. Non ravviso inoltre nessuna controindicazione al controllo mensile dell'emocromo.


(28 novembre 2017 - ore 17:09) - Trombocitemia e parodontite

E' possibile che la trombocitemia sia scatenata da una parodontite.
(Stefania)


Risposta

Non vi è alcuna relazione causale fra parodontite e trombocitemia essenziale.


(28 novembre 2017 - ore 16:37) - Oncocarbide ed effetto antiblastico

Buonasera,
si descrivono spesso le qualit√† di Jakavi e gli effetti collaterali di interferone (non pegilato). Considerato per√≤ che l'oncocarbide √® ancora il farmaco pi√Ļ usato, vorrei alcuni chiarimenti in merito alla sua efficacia ed in particolare se agisce anche come antiblastico. In caso positivo, non c'√® il rischio che possa mascherare un loro aumento o comunque un'evoluzione della malattia? In riferimento poi al caso del bambino che dall'et√† di tre anni assume oncocarbide (domanda di Daniela), avrebbero potuto esserci delle alternative nel trattare la pastrinosi?
(Micro)


Risposta

L’oncocarbide può agire come antiblastico e, come tale, non maschera ma riduce effettivamente il numero di blasti. In questo senso quindi non maschera la evoluzione della malattia, la quale può comunque avere una sua evoluzione indipendentemente dalla azione della oncocarbide. Come sempre, bisogna valutare la situazione clinica nel suo complesso per dare un giudizio specifico.
Nel caso pediatrico citato, non essendo a conoscenza dei dettagli, è difficile dare una risposta: una possibilità avrebbe anche potuto essere quella di non dare una terapia specifica ma, come ripeto, non vi sono abbastanza notizie per entrare nel merito.


(28 novembre 2017 - ore 14:46) - Piastrinosi in dodicenne

Gentili ricercatori chiedo informazioni per mio nipote.
Mio nipote è un bambino di 12 anni un po' robustino ma non in modo eccessivo ed a seguito di controlli ematici il primo a settembre c.a. il secondo la prima settimana di novembre c.a. gli sono stati riscontrati in ambedue esami il valore delle piastrine nel seguente modo: a settembre il valore era di circa 650000 invece a novembre è stato di 550000. A seguito di visita ospedaliera ematologica viene diagnosticato che nei bambini di questa età in modo specifico nei maschi questo valore alto delle piastrine è considerato come un valore normale e nello specifico di mio nipote non preoccupante perché è il bambino stesso che nella sua conformazione a produrre in modo elevato queste piastrine.
Gentili ricercatori vorrei la vostra opinione. Saluti.
(Carlo)


Risposta

Da quanto riportato non è chiaro se siano state escluse cause di piastrinosi secondaria. In un dodicenne una possibile causa di piastrinosi potrebbe essere una lieve carenza marziale che dovrebbe essere quindi, se non lo è già stata, indagata. Anche stati infiammatori possono provocare un aumento delle piastrine. Infine, i casi pediatrici di malattie mieloproliferative croniche, per quanto rari, non possono essere esclusi ma occorre prima indagare, se già non è stato fatto, possibili cause di piastrinosi secondaria e tenere monitarata la conta delle piastrine.


(26 novembre 2017 - ore 20:29) - Mielofibrosi e trombosi

E' possibile avere una mielofibrosi, avendo avuto da circa due anni e mezzo trombosi addome con analisi sempre perfette fino ad oggi?
(Monica)


Risposta

√ą possibile che una mielofibrosi esordisca con una trombosi di un caso addominale, talvolta anche con esami ematochimici praticamente normali. Naturalmente, occorre una biopsia ossea per poter porre la diagnosi.


(24 novembre 2017 - ore 12:03) - Trombosi addominale ed esami ematochimici senza alterazioni

Circa due anni fa, causa trombofilia omozigote ho avuto trombosi vena porta, l'anno scorso ho fatto eco la milza era 126x66 area splenica 62 l'ho ripetuta in qwesti giorni e la milza è risultata 129x63 area 64 è normale tutto ciò, essendo anche le analisi perfette?
(Lina)


Risposta

Da quanto riportato non si evince se lei √® affetta o meno da una malattia mieloproliferativa cronica Ph negativa. Le dimensioni della milza non sembrano molto diverse nei due controlli ma senza informazioni pi√Ļ precise non √® possibile esprimere un parere.


(23 novembre 2017 - ore 17:17) - Paziente con mielofibrosi e consulto

Buona sera, a mia mamma è stata diagnosticata una mielofibrosi idiopatica primaria, risiede nelle Marche, ha 79 anni e vorrei sapere dove poter fare un ulteriore consulto. Grazie
(Andrea)


Risposta

Nelle Marche vi sono ottimi centri, per esempio ad Ancona e a Pesaro. Al di fuori della regione e relativamente vicino, si può fare riferimento all'ematologia dell'Ospedale Sant'Orsola a Bologna, o al Centro per la Ricerca ed Innovazione della Malattie Mieloproliferative dell'Ospedale Careggi di Firenze.


(22 novembre 2017 - ore 16:55) - LDH e colesterolo nelle malattie mieloproliferative

Salve.
Ho già scritto mesi fa circa il problema di mio marito, 46 anni: Trombocitemia Essenziale diagnosticata presso l'unità di Ematologia del Policlinico di Bari (presso l'Ospedale di Pavia gli venne diagnosticata invece Mielofibrosi in stato prefibrotico). Al di là di queste due diagnosi simili e diverse, oggi al Policlinico di Bari è curato per la Trombocitemia Essenziale con una Cardioaspirina al giorno e una pastiglia di acido folico alternata, un giorno si e un giorno no.
Le piastrine generalmente sono intorno al valore 828. Sto scrivendo per un dato risultante dalle ultime analisi del sangue effettuate in data 15/11/2017, (in cui non ci è stato chiesto di effettuare l'emocromo), ci siamo preoccupati molto, in particolare perché abbiamo visto con le analisi precedenti un aumento considerevole dell'L.D.H.
15/11/2017(ultime analisi):
L.D.H (Lattatodeidrogenasi): 548 - valori di riferimento fino a 480
Colesterolo HDL: 34. Colesterolo Totale: 116 (non ci è stato richiesto il colesterolo LDL)
25/01/2017 (analisi precedenti)
L.D.H (Lattatodeidrogenasi):471 valori di riferimento fino a 480
Colesterolo HDL : 31. Colesterolo LDL : 84. Colesterolo Totale: 124.
Gentilmente chiedo una spiegazione sull'L.D.H. e sul valore basso di colesterolo LDL: perché L.D.H questo dato è importante? Cosa significa un significativo aumento, tra l'altro a distanza di pochi mesi?
Con la Patologia di mio marito che relazione c'è?
Perché il cosidetto Colesterolo Buono è basso?
La prossima visita in ematologia sarà ad Aprile, così ci ha detto la Dott.ssa.
Cosa sta succedendo? Ci dobbiamo preoccupare? Siamo molto preoccupati e demoralizzati, tra l'altro risulta difficilissimo mettersi in contato con il reparto di Ematologia del Policlinico, ancor pi√Ļ con la Dott.ssa che segue mio marito, se non impossibile.
In questi giorni mio marito ha un'infezione su una tonsilla, infezione che in realtà non sta passando da quest'estate. Su tale tonsilla un giorno ci sono placche un giorno no, sembra quest'estate abbia avuto la Mononucleosi.
Chiedo un'ultima cosa: come facciammo a sapere se la Trombocitemia non si sta trasformando in Mielofibrosi? Fece l'esame del Midollo Osseo circa dieci anni fa, perché non viene nuovamente richiesto?
Siamo disposti a uscire da Bari per avere nuovi consulti, non ci possiamo fermare così e aspettare che tutto peggiori.
Grazie per la collaborazione e la pazienza..
(Silvana)


Risposta

Valori aumentati di LDH nel sangue periferico sono caratteristici delle malattie mieloproliferative croniche Ph negative, in particolare della mielofibrosi, per cui non deve essere sorprendente il riscontro di valori sopra la norma. Nel suo caso specifico il valore riportato, pur essendo sopra la norma, non è particolarmente elevato e come tale non gli si può attribuire un significato particolare: una valutazione del suo andamento nel tempo, che confermi un progressivo incremento, deve far pensare ad una fase attiva della malattia. Al contrario di LDH, valori di colesterolo, totale o HDL, bassi sono frequentemente riscontrati nei pazienti affetti da mielofibrosi e, secondo alcuni dati riportati in letteratura, possono avere un significato prognostico.
Per quanto riguarda la possibilità che la trombocitemia essenziale si stia trasformando in mielofibrosi, ammettendo che già non lo fosse, vista la diagnosi di mielofibrosi prefibrotica che suo marito aveva ricevuto e che poi era stata cambiata in trombocitemia, i dati che lei ci manda non ci permettono di essere definitivi riguardo un simile evento: di solito il sospetto viene per modifiche dell'emocromo, progressiva splenomegalia, incremento marcato dell'LDH, aumento delle cellule CD34+ circolanti, comparsa o aggravamento di sintomi sistemici ecc. In ogni caso la certezza della trasformazione deriva dall'esame istologico del midollo osseo, quindi dall'esecuzione di una biopsia ossea. In assenza di questi segni clinici e laboratoristici di evoluzione l'esecuzione di una biopsia ossea non è mandatoria, anche qualora l'ultima biopsia risalga a 10 anni prima.


(22 novembre 2017 - ore 15:22) - Trapianto allogenico nella mielofibrosi

Gentili ricercatori, buonasera. Vorrei sapere perché nella mielofibrosi il trapianto è indicato ad una particolare categoria di pazienti e non trova applicazione per la maggior parte di essi.


Risposta

Il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche è, attualmente, l'unica terapia in grado di guarire la mielofibrosi. Questa procedura, tuttavia, non è priva di rischi per il paziente al quale viene proposta ed è gravata da una mortalità, cosiddetta peritrapiantologica, ovvero legata ai primi mesi successivi al trapianto, che può arrivare a seconda delle casistiche a valori del 20-25%. Pertanto, questa opzione viene offerta a pazienti con classe di rischio alta, cioè, secondo lo score IPSS o DIPSS, a pazienti con classe di rischio Intermedio-2 o alta. Ricerche recenti hanno poi dimostrato come pazienti in classe di rischio bassa sottoposti a trapianto abbiano avuto una sopravvivenza globale minore di quella di pazienti della stessa classe di rischio trattati con terapia medica: pertanto in questi pazienti il trapianto non è in genere consigliato sia per l'esposizione ad un rischio trapiantologico che per una prognosi meno buona in termini di sopravvivenza. Infine, vi è una considerevole porzione di pazienti che, pur avendo l'indicazione al trapianto sulla base della classe di rischio, non può essere trapiantata a causa dell'età: infatti il limite di età sopra il quale il trapianto non viene proposto è attorno ai 65 anni e può raggiungere i 70 per pazienti senza particolari co-morbidità che ne limitino la candidabilità alla procedura.
Tenendo conto di tutte queste considerazioni e ricordando che la mielofibrosi è una malattia che viene spesso diagnosticata nella sesta decade di vita, si comprende perché il trapianto trova indicazione in un numero limitato di pazienti.


(21 novembre 2017 - ore 18:23) - TE nell'infanzia

Buonasera, scrivo per mio figlio che ha 12 anni, affetto da TE, in cura presso il Bambino Ges√Ļ di Roma, la patologia √® stata scoperta all'et√† di 5 anni con un aumento improvviso delle piastrine arrivate fino a 5.000.000 (le analisi furono fatte per ricovero per broncopolmonite) ha sempre assunto oncocarbide che ha interrotto nel maggio del 2017 perch√© la conta piastrina si √® stabilizzata intorno a 550.000/650.000.
Il bambino √® negativo al JAK2, BCR, ABL, non ha mutazione di MRP4 e CALR assente, ma da un'indagine molecolare effettuata presso il Policlinico universitario di Firenze √® risultato il gene ASXL1 mutato, nella risposta √® scritto che questa alterazione √® classificata in modo controverso nei vari algoritmi e quindi per alcuni √® benigna per altri √® dannosa; il medico del Bambino Ges√Ļ mi ha detto che dalla biopsia ossea non risulta.
Vorrei capire a cosa si va incontro e comunque che provvedimenti bisognerebbe prendere. Grazie.
(Daniela)


Risposta

Le casistiche di malattie mieloproliferative croniche Ph negative, ed in particolare di trombocitemia essenziale, nell'infanzia non sono particolarmente ampie, data la rarit√† di queste diagnosi in tale et√†. Pertanto, le informazioni disponibili sono molto meno numerose e, per certi versi pi√Ļ frammentarie, rispetto alle stesse malattie diagnosticate nell'adulto. Nel suo caso, considerando l'assenza delle mutazioni driver ed il riscontro della mutazione del gene ASXL1, il cui significato prognostico nella trombocitemia essenziale √® meno chiaro rispetto alla mielofibrosi, √® consigliabile un attento monitoraggio dei valori dell'emocromo e dei sintomi clinici, evitando, quando non sia strettamente necessario, il trattamento farmacologico. I rischi principali in questa malattia sono rappresentati dalla comparsa di eventi trombotici o dalla trasformazione in mielofibrosi: nella popolazione pediatrica, proprio per la mancanza di ampie casistiche di cui detto sopra, non si hanno dati epidemiologici certi come nell'adulto che suggeriscano atteggiamenti precisi o condivisi. Pertanto un'attenta osservazione e monitoraggio del giovane paziente rappresentano il provvedimento migliore che, al momento, possa essere messo in atto.


(19 novembre 2017 - ore 19:27) - Pollachiuria e ruxolitinib

Egregi Dottori,
ho 67 anni e sono portatore di mielofibrosi post policitemia vera. Attualmente assumo RUXOLITINIB (20 mg pro die) con ottimi risultati sui sintomi complessivi. Da molto tempo però mi trovo a combattere con frequentissime minzioni giornaliere (no notturne). In pratica ho notato che, con modeste quantità di urina in vescica vi è una pressione della stessa molto forte che mi costringe ad una urgenza minzionale come se la vescica fosse oltremodo piena. Come sintomo ho anche costantemente un pesantore (stanchezza) del pavimento pelvico. Dalle approfondite analisi delle urine non risultano patologie; inoltre l'urologo esclude l'adenoma prostatico per il quale ho già effettuato l'intervento tre anni or sono. A questo punto vi chiedo quali esami clinici possono essere fatti per individuare le cause e se tra queste vi è l'eventualità di un effetto collaterale di RUXO.
(Riki)


Risposta

E' improbabile che la pollachiuria, cioè la minzione frequente che lei riferisce, dipenda da un effetto collaterale del farmaco. Per chiarire le possibili cause della pollachiuria è necessario che lei si rivolga nuovamente all'urologo che, a prescindere dall'intervento di adenectomia prostatica cui lei è stato sottoposto 3 anni fa, le potrà prescrivere le indagini strumentali e funzionali utili per inquadrare il suo problema. L'esame delle urine, per quanto approfondito, non fornisce tutte le informazioni necessarie per escludere un problema urologico come causa del suo disturbo.


(18 novembre 2017 - ore 20:51) - Prurito intrattabile nella PV

Aiuto! Con policitemia vera cosa posso associare all'antistaminico per il prurito dopo la doccia? Grazie.
(Angela)


Risposta

Il prurito dopo la doccia o in genere contatto con l'acqua può rappresentare un problema importante per la sua scarsa responsività al trattamento farmacologico con antistaminici. L'uso di acqua non molto calda può aiutare a limitare il sintomo, anche se non ad abolirlo. Oltre all'antistaminico, vi sono segnalazioni di efficacia di farmaci appartenenti alla classe degli inibitori della ricaptazione della serotonina la cui prescrizione deve comunque essere fatta dal suo medico. Un farmaco molto attivo sul prurito, e sulla malattia in generale, è il ruxolitinib, che però nella PV sarà prescrivibile probabilmente entro fine anno e comunque con alcune limitazioni. Anche l'interferone è efficace nel ridurre/abolire il prurito ma attualmente non è prescrivibile di routine nell'ambito del SSN.


(18 novembre 2017 - ore 7:07) - Prognosi della PV

Mio figlio, età 14 anni è stato diagnosticato policitemia vera. In un età cosi giovane si puo guarire?
(Elona)


Risposta

La prognosi, riguardo la guarigione, della policitemia vera non cambia nell'adolescente rispetto all'adulto. La malattia è da considerarsi pertanto cronica; l'unica terapia in grado di guarire la malattia è il trapianto di cellule staminali emopoietiche, che normalmente non è indicato nei pazienti con questa malattia.


(17 novembre 2017 - ore 12:30) - Malattia da raffreddamento in paziente con mielofibrosi

Buon giorno a tutti voi, sono una persona di 68 anni con patologia Mielofibrosi, ho iniziato da poco con Jakavi e Omncocarbide, poiché sono raffreddato gradirei sapere quale farmaco posso prendere. Grazie.
(Pasquale)


Risposta

Se si tratta, come sembra dal suo messaggio, di una semplice infreddatura, senza febbre, può essere sufficiente evitare di esporsi al freddo senza bisogno di farmaci particolari. Come sintomatico può assumere, se non vi sono controindicazioni, dell'acido acetilsalicilico o del paracetamolo per os.


(16 novembre 2017 - ore 10:40) - Gruppo pazienti mielofibrosi

Buongiorno,
sto cercando un gruppo di sostegno per pazienti affetti da mielofibrosi, malattia da poco diagnosticata al mio papà. La zona è Cava dei Tirreni (Salerno). Grazie per l'aiuto.
(Rosalba)


Risposta

Pu√≤ trovare contatti con pazienti e gruppi di pazienti collegandosi al sito www.ail.it collegamento esterno e cercando nel men√Ļ "area pazienti" e da qui in "seminari e gruppi ail pazienti" trover√† il link per i pazienti affetti da malattie mieloproliferative croniche Ph negative che comprendono la mielofibrosi.
In alternativa, può collegarsi al sito dell'Associazione Italiana Pazienti con Malattie Mieloproliferative: www.aipamm.it collegamento esterno dove pure troverà indicazioni per mettersi i contatto con altri pazienti.


(16 novembre 2017 - ore 10:35) - Policitemia vera, oncocarbide e terapie alternative

Buongiorno, affetto da policitemia vera, in terapia con oncocarbide 12 cp settimanali pi√Ļ salassi mensili e cardiospirina 100. Nonostante ci√≤ dall'ultimo emocromo si evince che hct e hb aumentano mentre piastrine e globuli bianchi si mantengono normali tendendo al basso. Non potendo aumentare la dose dell'oncocarbide per evitare di abbassare questi valori cosa mi consigliate di fare? Nel ringraziarvi saluto.
(Aldo)


Risposta

Da quanto riportato c'è margine per un piccolo aumento del dosaggio dell'oncocarbide, dal momento che i valori delle piastrine e dei globuli bianchi sono ancora nella norma, seppure, da quanto si evince dal suo messaggio, ai limiti inferiori: questo potrebbe essere sufficiente per controllare meglio l'ematocrito, eventualmente aumentando la frequenza dei salassi. Le alternative potrebbero essere rappresentate dall'uso di interferone o di ruxolitinib: per l'impiego sia dell'uno che dell'altro farmaco, essendovi al momento delle limitazioni nell'ambito del SSN, deve discutere con il suo ematologo di riferimento.


(14 novembre 2017 - ore 20:09) - Ringraziamenti

Grazie per la vostra tempestiva risposta. In riferimento alla domanda del 13 novembre 2017 argomento "Piastrine e fibrinogeno", la paziente non è affetta da nessuna malatttia sono solamente portatrice sana di anemia mediterranea. Le analisi mi sono state prescritte per controllo di routine e non ho mai avuto alterazioni, solo le piastrine le ho avute sempre ai limiti massimi, ma sempre entro il range. Grazie siete sempre Gentilissimi.
(Daniela)


(13 novembre 2017 - ore 18:57) - Piastrine e fibrinogeno

Ritiro referto analisi. Emocromo: unico valore fuori dalla norma sono le piastrine (409000). Fibrinogeno 168 valore un po pi√Ļ basso. Colesterolo, trigliceridi, transaminasi, sideremia, vitamina d, creatinina tutto nella norma. Per quanto riguarda fibrinogeno e piastrine c'√® da preoccuparsi? Grazie per una vostra risposta.
(Daniela)


Risposta

Da quanto riportato i valori non sembrano significativi: si tratta di un lieve aumento delle piastrine e di un lieve calo del fibrinogeno. Tuttavia, la mancanza di altre informazioni (da quale malattia √® affetta la paziente? Ci sono state in passato altre alterazioni di questi o altri parametri? Per quale motivo ha fatto questi esami?) non permette di essere pi√Ļ precisi.


(13 novembre 2017 - ore 8:48) - Bassi livelli di Vitamina D

Gentilissimi ricercatori,
in riferimento alla vostra risposta del 10.11.2017 "bassi livelli di Vitamina D" nella quale indicate le possibili cause ostative che non favoriscano l'innalzamento della vitamina D di mia madre al fine di una mia facile comprensione (nel campo dei farmaci sono ignorante) vi comunico la terapia farmacologica giornaliera assunta da mia madre:
mattino: una cp. di Lucen da 20 mg, una cp. di Eutirox da 75 mg, una cp. di Lasix da 25 mg, una cp. di Micardis da 80 mg;
mattino e sera due cp. di Cardicor da 2,5 mg;
pomeriggio una cp. di Ziloric da 300 mg.
Medroll da 16 mg una cp. per 8 giorni, per altri 16 giorni mezza cp. e un quarto di cp. per altri 6 giorni.
Per quanto riguarda invece l'aiuto che il medico ha voluto fare per la vitamina D da marzo in aggiunta alla terapia indicata fa anche la seguente cura:
una fiala la settimana di Prefolic da 50 mg; una fiala la settimana di Dobetin 5000; una fiala di Dibase 100000 ogni 10 giorni; da aprile c.a. a luglio c.a. quasi giornalieri punture di Tad 600 e come indicavo nella email precedente è da circa 10 giorni che l'ospedale gli ha fatto riprendere due cp. di jakavi da 5 mg, sospeso nel mese di luglio per la caduta repentina delle piastrine.
Gentilissimi ricercatori chiedo il vostro parere in quanto come indicato nelle mie email precedenti siamo costretti a rivolgerci a medici privati per quanto riguarda la situazione generale di salute di mia madre perché da quello che abbiamo intuito l'ospedale che cura mia madre si concentra solo sul jakavi.
Saluti
(Carlo)


Risposta

I farmaci che sua madre sta assumendo non interferiscono con l'assorbimento e la funzione della vit D, a parte il Medroll, che però dovrebbe avere sospeso o comunque assumere ad un dosaggio molto basso. Prefolic e Dobetin non sono in grado di per sé di migliorare i livelli di Vit D (uno è acido folico, l'altro vit. B12). La somministrazione della fiale di DiBase se già non avviene va fatta per via intramuscolare. In aggiunta a questo, si può provare a passare ad una fiala ogni settimana, invece che ogni 10 giorni. Dopo un mese, sarà utile valutare ancora i liveli ematici di Vitamina D.


(12 novembre 2017 - ore 23:27) - Trombosi addominale e mielofibrosi

Di recente ho avuto trombosi all'addome, se fosse la mielofibrosi le analisi sarebbero dovute uscire necessariamente sballate?
(Franco)


Risposta

Non √® necessariamente detto che gli esami, in particolare l'emocromo, siano alterati in maniera grossolana. Tuttavia, un esame attento dello striscio di sangue periferico ed un controllo ripetuto dei valori dell'emocromo potrebbero mostrare qualche lieve anomalia. Indagini pi√Ļ approfondite quali la ricerca di mutazioni o la biopsia ossea sarebbero indicate solo se la trombosi non potesse essere attribuita a causa specifiche, diverse da una sottostante malattia mieloprolifeariva crocnica.


(11 novembre 2017 - ore 13:43) - Trombosi portale e trombofilia

Trombosi portale 2 anni fa, nessuna malattia mieloprolifera ma trombofilia omozigote, eco fatta un anno fa, milza era 12.6.
(Enzo)


Risposta

Viste le informazioni che ci ha dato, è possibile che la milza possa essere ingrandita rispetto ad un anno fa, probabilmente non in maniera eccessiva.


(11 novembre 2017 - ore 10:40) - Dolori ossei nella mieliofibrosi

Buonasera ricercatori, circa due mesi fà a mia madre (63 anni) è stata diagnosticata una mielofibrosi secondaria; siamo in attesa del risultato dell'analisi del dna relative alle mutazione JAK2/V617F,MPL esone10, CARL esone9.
Ma in attesa di questo risultato le condizioni fisiche di mamma stanno peggiorando a vista d'occhio (ci è voluto 1 mese per fare il prelievo del midollo e un altro mese per avere il risultato, lo avremo il 27 novembre).
Nel frattempo ha avuto un ricovero per una ulcera che le ha abbassato notevolmente l'emocromo e da quel momento stiamo eseguendo l'analisi dell'emoglobina settimanalmente. Ieri sera ha avuto necessità di una nuova trasfusione. Ha molti dolori alle ginocchia, alle mani e a tutte le giunture(che sembrano dovute ad un eccesso di ferro, per questo abbiamo sospeso il sideral), l'anestia è un sintomo con cui ormai combatte da tre settimane.
Per i dolori gli è stata solo concessa la tachipirina 500 (forse per l'ulcera che ha avuto).
Vorrei sapere se, in attesa del risultato delle mutazioni, è possibile aiutarla a sopportare i dolori con farmaci diversi dalla tachipirina. E se, sempre in attesa del risultato delle analisi, si possa iniziare un qualche trattamente per alleviarle questo periodo davvero molto pesante.
Grazie per tutto ciò che fate.
(Valentine)


Risposta

I dolori ossei nella mielofibrosi, all'esordio o durante il suo decorso, non sono infrequenti. Purtroppo in questo caso l'impiego di molti analgesici √® precluso, o comunque fortemente limitato, dalla storia di ulcera della paziente. In questi casi il paracetamolo √® il farmaco pi√Ļ sicuro da usare. Se l'effetto al momento non √® efficace nel ridurre la sintomatologia, si pu√≤ provare ad aumentare il dosaggio oppure utilizzare combinazioni di paracetamolo e codeina. Vi sono poi farmaci appartenenti ad altre categorie che si possono usare in casi particolari in cui la terapia pi√Ļ convenzionale non √® efficace. Per questi √® bene che si rivolga al suo curante che conoscendo il caso della paziente a fondo √® in grado di dare un giudizio pi√Ļ adeguato sul loro impiego.


(11 novembre 2017 - ore 9:12) - Anisopoichilocitosi nella mielofiobrosi

Salve, vi scrivo per un quesito. A mia moglie, affetta da mf2 post pv, nella formula del sangue è risultata l'assenza di anisopoichilocitosi che è sempre stata presente nella suddetta formula, a volte accompagnata dalla presenza di dacriociti.
Cosa può significare?
Grazie sempre per esserci.
(Ernesto)


Risposta

Un certo grado di anisopoichilocitosi (cioè una variabilità di forma e dimensione dei globuli rossi) e la presenza di dacriociti (globuli rossi a forma di lacrima) sono reperti frequenti nella mielofibrosi; l'assenza nello striscio di sangue periferico di tali reperti non ha un significato clinico particolare e non deve quindi generare preoccupazione.


(11 novembre 2017 - ore 8:02) - Anemia mediterranea e piastrinosi

Salve, volevo porvi una domanda. E' possibile che in un portatore sano di anemia mediterranea si riscontra un numero di piastrine leggermente piu alto della soglia (409000)?
(Giuseppe)


Risposta

Il valore della conta piastrinica da lei riportato è ai limiti suoperiori della norma e non è correlato alla presenza di anemia mediterranea.


(10 novembre 2017 - ore 22:44) - Sospensione del Jakavi e ricomparsa sintomatologia

Buonasera. Sono un paziente affetto da mielofibrosi in cura con Jakavi a partire da marzo 2017. A seguito di un abbassamento dei neutrofili dal 26 settembre al 30 ottobre riduco progressivamente Jakavi da una dose di 20 mg fino a sospensione totale. Immediatamente dopo compaiono afte alla bocca sudorazione notturna e eritemi pruriginosi su tutto il corpo. Da ieri ho anche un marcato gonfiore a tutta la gamba destra e un leggero gonfiore alla gamba sinistra. E' anch'esso un effetto della sospensione del farmaco o ci può essere qualche altra complicanza? Grazie.


Risposta

Mentre la comparsa di sudorazioni e prurito sono con molta propbabilià imputabili alla sospensione del farmaco, il gonfiore alla gamba destra è verosimilmente un evento indipendente che sarebbe utile far valutare dal suo curante per escludere complicanze vascolari.


(10 novembre 2017 - ore 16:50) - Trombosi portale e splenomegalia

A causa di trombofilia, ho avuto trombosi vena porta, la milza ingrandita leggermente, a giorni ho eco, secondo voi c'√® possibilit√† di milza ancora pi√Ļ grande?
(Enzo)


Risposta

Le informazioni fornite sono molto generiche e non permettono di dare una risposta precisa. Da quanto tempo ha avuto la trombosi? Da quale malattia mieloproliferativa cronica è affetto? La "milza leggermente ingrandita" è stata valutata ecograficamente?


(10 novembre 2017 - ore 11:02) - Bassi livelli di Vitamina D

Mia madre, a seguito della ripresa dell'innalzamento delle piastrine sopra i 100000, ha ripreso la terapia con due compresse di jakavi da 5 mg giornaliere. E' dal mese di febbraio che va a farsi settimanalmente le trasfusioni. Lunedi a seguito di un controllo generale presso un medico privato è stato evidenziato il valore della vitamina D che è di 31. Il medico non trovando convinzione su questo dato ci ha chiesto di cambiare laboratorio di analisi ma il valore è risultato 37.
Gentili ricercatori, come mai il valore della vitamina D di mia madre si mantiene cosi basso nonostante è dal primo di marzo di questo anno che mia madre assume in modo continuativo ogni 10 giorni una fiala di DIBASE 100000? Saluti.
(Carlo)


Risposta

Il modesto innalzamento dei livelli di Vitamina D, pur sotto terapia, può dipendere da possibili diversi fattori. Innanzitutto, potrebbe essere che sua madre assuma altri farmaci che interferiscono con il Dibase; in secondo luogo vi potrebbe essere un ridotto assorbimento del farmaco: nel caso sua madre stia assumendo la fiala per os, potreste provare a somminisitrargliela per via parenterale. Se già la somministrazione fosse parenterale e non vi fosse interazione con altri farmaci, è possibile che, nonostante il dosaggio attaule sia già abbastanza elevato, sia necessario aumentare la posologia.


(10 novembre 2017 - ore 9:58) - Anemia ed astenia in paziente trasfusione-dipendente

In condizioni di anemia dovuta ad una ridotta risposta alla terapia farmacologica con Ruxolitinib con conseguente ricorso a trasfusioni, vi sono indicazioni per coadiuvare la eventuale astenia?
(Nazzareno)


Risposta

In un paziente anemico che necessita di trasfusioni l'astenia è un riscontro frequente. Il modo migliore per ridurla è mantenere livelli adeguati di emoglobina con un adeguato supporto trasfusionale. Una scarsa alimentazione o un tono dell'umore depresso possono influire negativamente sull'astenia. In queste situazioni può essere utile l'uso di integratori alimentari nel primo caso o di un eventuale supporto farmacologico nel secondo.


(9 novembre 2017 - ore 19:25) - Fattori prognostici nella PV

Sono il paziente del quesito del 7/11/2017 ore 17:19. Non ho ben chiarito, sicuramente per colpa mia. Il riferimento,descritto dalla letteratura scientifica, a una mediana di 15 anni come sopravvivenza da PV, quali parametri ha considerato nei soggetti studiati. Mi spiego meglio, coloro che sono sopravvissuti di meno, che caratteristiche avevano rispetto ai soggetti della popolazione studiata vissuta pi√Ļ a lungo?
Ho 70 anni, 2 anni fa trombosi venosa profonda polpaccio sx risolta, (epoca diagnosi PV) in cura con aspirinetta e clexane 6000 sc e salassi al bisogno. Vorrei programmare il futuro della mia famiglia nel modo migliore possibile e l'aspettativa di vita è fondamentale. Scusate la franchezza, ma credo che molti si pongono la domanda e non hanno il coraggio di porla.
(Fabrizio)


Risposta

I fattori prognostici che, considerando gli studi fatti su casistiche adeguate e con metodi statistici appropriati, condizionano maggiormante la sopravvivenza sembrano essere l'et√† alla diagnosi (sopra i 65-70 anni, a seconda degli studi), la presenza di leucocitosi (fissata da alcuni studi sopra i 13.000.000 globuli bianchi), la presenza di trombosi (in atto o pregressa) e il riscontro di anomalie citogenetiche nel cariotipo. Tenga comunque conto che si tratta di dati statistici, che hanno margini di probabilit√† che non fanno di questi dati delle certezze assolute. Inoltre, per la prognosi "quod vitam" vanno poi considerati fattori non direttamente legati alla malattia, quali le co-morbidit√†, cio√® altre patologie coesistenti, o condizioni come, per esempio, l'essere fumatori o avere altri fattori di rischio cardiovascolari. Pertanto, una risposta pi√Ļ precisa al suo quesito pu√≤ esserle fornita dallo specialista ematologo che la segue, il quale, conoscendo il suo caso a fondo, sar√† in grado di darle una informazione pi√Ļ completa al riguardo.


(9 novembre 2017 - ore 13:50) - Precursori dei granulociti nella policitemia vera

Buon giorno gentili ricercatori, vi volevo chiedere che cosa sono i granulociti immaturi e che significato hanno in un paziente con policitemia vera. Grazie.
(Isabella)


Risposta

I granulociti presenti nel sangue periferico sono cellule che derivano dalla maturazione di cellule progenitrici, poco differenziate, che progressivamente acquistano le caratteristiche dei granulociti maturi. Questo processo di maturazione avviene nel midollo osseo e, in soggetti sani, solo granulociti maturi escono dal midollo e circolano nel sangue periferico. Tuttavia, nelle malattie mieloproliferative croniche, accade non infrequentemente che qualche granulocito non ancora completamente differenziato lasci anzitempo il midollo osseo e compaia nel sangue periferico. E' pertanto non sorprendente che in un paziente con policitemia vera alcuni di questi granulociti immaturi, propriamente definiti come metamielociti o mielociti, siano osservati nel sangue periferico.


(8 novembre 2017 - ore 14:57) - Trapianto nella mielofibrosi

Buongiorno,
vorrei avere alcune informazioni in materia di trapianto di midollo nella mielofibrosi.
1)E' possibile congelare le cellule staminali del donatore (es. familiare compatibile al 100%) per usarle nel caso si presenti la necessit√† ed evitare che non possano pi√Ļ essere usate a causa di et√† avanzata o malattie o ripensamento del donatore stesso?
2)E' vero che la risposta positiva sull'esistenza di un donatore compatibile da ricerca su Registro avviene in genere entro i primi sei mesi dalla richiesta?
3)Da quali fattori può dipendere la difficoltà nel trovare un donatore compatibile?
4)In un recente convegno per pazienti si è fornita una percentuale complessiva del 62% di pazienti in vita a cinque anni dal trapianto. Esistono dati disaggregati per età e sullo stato della malattia al momento del trapianto? In tal caso, potete indicarmi in quali studi?
Scusate le tante domande, ma sono quelle pi√Ļ ricorrenti da quando si √® cominciato con pi√Ļ frequenza a parlare di trapianto e ad allontanare nel tempo la prospettiva di una terapia genica in grado di intervenire sulla patogenesi delle MPN. Davvero molte grazie.
(Micro)


Risposta

Nell'ambito del SSN, è possibile congelare in maniera preventiva le cellule di un donatore solo se è famigliare, mentre se si tratta di donatore da registro questo non è possibile. Tuttavia, anche nel primo caso, centri diversi possono avere regole diverse: è quindi bene che lei senta direttamente il centro presso il quale è seguito.
In generale se la ricerca non dà un risultato nei primi 6 mesi è poco probabile che risulti positiva nei mesi successivi.
La compatibilit√† fra donatore e ricevente dipende fondamentalmente dalla presenza, sulle cellule che vengono trapiantate, di certe proteine facenti parte del complesso maggiore e minore di istocompatibilit√†, che esistono in natura in moltissime varianti. E' necessario che un certo numero di queste proteine sia presente nella stessa forma variante sia nelle cellule del donatore che in quelle del ricevente. Siccome alcune varianti sono pi√Ļ rare di altre, la ricerca della compatibilit√† pu√≤ essere pi√Ļ o meno difficoltosa.
Infine, la descrizione e l'analisi dei dati delle casistiche trapiantologiche presenti nella letteratura scientifica non è di facile interpretazione. Le suggerisco di discutere queste cose di persona con un ematologo esperto di mielofibrosi e trapianti. Le segnalo comunque le seguenti pubblicazioni che possono fornirle informazioni riguardo il suo ultimo quesito: Alchalby H, et al. Bone Marrow Transplant 2016;51:1223 Kroger NM, et al. Leukemia 2015;29:2126.
Farhadfar N, et al. J Oncol Pract 2016;12:611.


(7 novembre 2017 - ore 17:19) - Policitemia vera: mutazione di JAK2, classi di rischio e prognosi

Nella PV, l'espressione JAK2 positivo, significa che questo gene è mutato? Inoltre, quando si esprime una prognosi a x anni, qual è il punto zero di partenza. Faccio queste domande perché mi è stata diagnosticata PV casualmente in occasione di emocromo per altri motivi, ma non so il tempo di insorgenza della PV. Perciò chiedo se vi è una stadiazione della malattia che condiziona la prognosi e su cosa si fonda.
(Fabrizio)


Risposta

L'espressione "JAK2 positivo" solitamente significa che le cellule emopoietiche del paziente presentano la mutazione del gene JAK2: detto in questo modo non è comunque specificato se la mutazione è quella V617F oppure una delle mutazioni a carico dell'esone 12.
In genere, quando si indica al paziente una prognosi "a x anni" bisogna specificare se si intende da quel momento particolare oppure dall'insorgenza della malattia. Solitamente, quando si stratificano i pazienti in classi di rischio ci si riferisce al momento della diagnosi. La Policitemia Vera può essere classificata a basso o ad alto rischio, basandosi sulla presenza o di un'età maggiore di 60 anni o di un evento trombotico attuale o pregresso. L'assenza di entrambi definisce un basso rischio, la presenza anche di uno solo dei due definisce un alto rischio.


(7 novembre 2017 - ore 16:17) - Trial con Luspatercept nella mielofibrosi

Buonasera,
vorrei sapere se è già stato approvato il protocollo per l'uso del Luspatercept per trattare una mielofibrosi primaria non trattabile con il Ruxolitinib ed eventualmente in quali Paesi viene già effettuata questa cura sperimentale. Grazie e buon lavoro.
(Elisabetta)


Risposta

Il trial basato sull'impiego del Luspatercept nei pazienti con mielofibrosi ed anemia, legata o meno all'uso di ruxolitinib, è attualmente ancora in fase di approvazione in Italia. Anche in Europa non è ancora iniziato l'arruolamento. Questo invece è attivo in alcuni centri negli USA.


(7 novembre 2017 - ore 8:20) - Trial clinici con ropeginterferon in PV

In relazione al mio quesito del 3 novembre vi comunico che ho una Policitemia Vera e sono curioso degli esiti degli studi "low-PV" e Proud pv. Può il ropeg influenzare l'andamento della patologia?
(Luca)


Risposta

Dati sullo studio "low-PV" non sono ancora disponibili; invece lo studio "Proud" ha mostrato, in una prima analisi con un follow up relativamente breve, una non inferiorit√† del ropeginterferon rispetto ad idrossiurea per quanto riguarda la remissione ematologica, vale a dire la correzione dei valori di emoglobina, ematocrito, globuli bianchi e piastrine. Ci√≤ vuol dire che, da questo punto di vista i due farmaci si equivalgono. Una analisi su un periodo di follow-up pi√Ļ lungo potr√† evidenziare meglio eventuali differenze, in particolare quelle a livello molecolare.
Il ropeginterferon è sicuramente in grado di influenzare favorevolmente i valori dell'emocromo ed è in grado di determinare una certa percentuale di remissioni molecolari, anche complete. Tuttavia, un effetto sui meccanismi di malattia e quindi un impatto sul suo decorso non è ancora stato dimostrato.


(6 novembre 2017 - ore 17:01) - Carenza di Ferro e disfunzioni cardiache

E' vero che la carenza di ferro, anche se indotta da salassi per tenere sotto controllo l'ht, può provocare disfunzioni cardiache anche serie? Grazie.
(Antonella)


Risposta

La carenza di ferro, indotta o meno da ripetuti salassi, non causa disfunzioni cardiache.


(5 novembre 2017 - ore 18:51) - Prurito nella PV

A cosa è dovuto il prurito nella PV? Vi è una relazione tra comparsa/intensità del prurito nel tempo e prognosi?
(Fabrizio)


Risposta

Il prurito associato alle malattie mieloproliferative croniche ha una causa non del tutto chiara, nonostante sia stato oggetto di diversi studi. Probabilmente si tratta di un'origine multifattoriale in cui giocano un ruolo sia l'attivazione di particolari cellule quali i basofili ed i mastociti, in grado di rilasciare istamina, sia la produzione aumentata o sregolata di particolari citochine, cioè proteine dotate di peculiari funzioni. Alcuni studi hanno recentemente rivelato che esiste una correlazione fra il carico allelico della mutazione V617F del gene JAK2 e la presenza del prurito in pazienti affetti da policitemia vera. Infine, non vi sono dati certi che indichino una correlazione della comparsa/intensità del prurito con la prognosi: è stato suggerito da alcuni che il prurito possa avere un significato favorevole ma il dato non è stato confermato.


(4 novembre 2017 - ore 18:18) - Eritrocitosi non dovute a policitemia vera e rischio di evoluzione

Buongiorno ricercatori,
volevo sapere se vi sono casi di poliglobulie (JAK2 negative e non pv) che possano col tempo passare a mielofibrosi o a forme leucemiche. Grazie mille.
(Elisabetta)


Risposta

Nel caso di eritrocitosi o poliglobulie nelle quali sia stata sicuramente esclusa la diagnosi di policitemia vera, non vi è rischio di evoluzione in malattie mieloproliferative, né per le forme congenite (anomalie del recettore dell'eritropoietina, emoglobinopatie ad alta affinità, ecc.) né per quelle acquisite (associate a malattie respiratorie, a stenosi dell'arteria renale, ecc.). Lo stesso discorso vale per le eritrocitosi idiopatiche, nelle quali nessuna causa dell'eritrocitosi può essere dimostrata.


(3 novembre 2017 - ore 20:49) - Ruxolitinib e rischio di acquisizione di nuove mutazioni

Gentilissimi,
in terapia con ruxolitinib √® pi√Ļ facile andare incontro a ulteriori mutazioni rispetto alla terapia con oncocarbide e/o interferone in soggetti a rischio medio/alto?
Inoltre è possibile che presto ci sarà una terapia con il ropeginterferone disponibile per soggetti a rischio basso che ha la capacità di fare regredire la malattia?
Grazie mille.
(Luca)


Risposta

Non vi sono evidenze che permettano di affermare che la terapia con ruxolitinib prevenga l'acquisizione di ulteriori mutazioni, oltre quelle già presenti prima di iniziare la terapia.
Per quanto riguarda la terapia con ropeginterferon, da quale forma lei è affetto? Policitemia vera o mielofibrosi?


(3 novembre 2017 - ore 19:35) - Idrossiurea e concepimento

Buonasera,
da circa 1 mese abbiamo scoperto che mio marito 38 anni soffre di TE. JAK2 e Bom positiva; la diagnosi è giunta poiché mio marito a causa di un'amnesia transitoria ha eseguito RMN encefalo che ha mostrato trombosi della vena giugulare e del seno trasverso di sinistra. I valori di PTL sono di circa 850.000. Al momento assume cardioaspirina, coumadin ed idrossiurea (1 g/die).
L'ematologo sostiene che tale terapia dovrà essere eseguita per tutta la vita; inoltre, come coppia avevamo il desiderio di un figlio ma ci è stato sconsigliato per il potenziale effetto teratogeno dell'idrossiurea.
Se possibile chiedevo un parere.
(Concetta)


Risposta

L'idrossiurea è un farmaco potenzialmente teratogeno e pertanto si sconsiglia il concepimento durante il suo uso. E' possibile prima di inziare la terapia o durante una sua sospensione criopreservare il seme ed utilizzarlo in seguito per fertilizzazione in vitro.
La terapia che le è stata prescritta dal suo ematologo va effettivamente continuata a tempo indeterminato.


(3 novembre 2017 - ore 15:35) - Emazie ipocromiche

Gentili ricercatori sono affetta da TE da circa 5 anni e per la prima volta nell'emocromo mi spunta la voce Lieve ipocromia... Cosa vuol dire?
I globuli rossi sono a quota 4810 mila; Emoglobina 12,8; Ematocrito 39; Globuli bianchi 9700; Piastrine 1022 mila; Ferritina 39.9; Sideremia 72. Inoltre i bianchi sono un po' altini?
Grazie anticipatamente
(Marinella)


Risposta

Il termine ipocromia si riferisce a globuli rossi letteralmente "poco colorati". Questo è dovuto ad un ridotto contenuto di emoglobina ed è un reperto tipico di molte anemie. Nel suo caso si tratta di una lieve ipocromia, non associata ad una chiara condizione di anemia. Infine, i suoi globuli bianchi sono normali, seppure ai limiti superiori della norma.


(3 novembre 2017 - ore 14:31) - Vitamina B12 e malattie mieloproliferative

Egregi Dottori, da circa tre anni ho scoperto, per caso, di avere livelli molto elevati di vitamina B12, senza aver assunto integratori, ad eccezione dell'acido folico per il controllo dell'omocisteina. Tale valore è rimasto costantemente alto nel tempo, fino ad oggi (oscilla tra 5400 e 5800) mentre gli altri esami ematochimici sono sempre risultati nella norma. I medici che ho consultato, incluso un ematologo, mi hanno detto che in un soggetto sano, livelli lelevati di vit. B12 non costituiscono un problema, l'ematologo, in particolare, ipotizza che buona parte di questa vitamina sia presente in forma non attiva, ma non riesce a trovare un laboratorio che esegua questo tipo di test. Io invece vista la vostra esperienza nel campo vi chiedo: è possibile che un valore di Vit. B12 così inspiegabilmente elevato sia prodromico allo sviluppo di una malattia mieloproliferativa? Grzie per il vostro lavoro.
(Corrado)


Risposta

Non vi sono dati in letteratura che colleghino il riscontro ripetuto di elevati livelli ematici di vitamina B12 e lo sviluppo di malattie mieloproliferative croniche. E' comunque consigliabile un monitoraggio costante dell'emocromo e dei valori della vitamina B12.


(2 novembre 2017 - ore 14:05) - Trapianto allogenico a Taranto

Gentili ricercatori buonasera, vorrei sapere se l'ospedale Moscati di Taranto è idoneo alle varie procedure di trapianto di midollo osseo o se è meglio considerare un'altra ematologia. Grazie infinite.


Risposta

Presso l'Ospedale Moscati di Taranto sono effettuate procedure di trapianto di cellule staminali emopoietiche sia autologhe che allogeniche, ed è quindi idoneo allo svolgimento di tali procedure.


(2 novembre 2017 - ore 9:02) - Aspirina una o due volte la giorno?

Buongiorno Dottori,
mi dareste una vostra opinioni su questa ricerca? (link collegamento esterno)
Grazie anticipatamente.
Enrica (ET da 10 anni, in cura con Cardioaspirina)


Risposta

L'articolo, di recentissima pubblicazione, suggerisce che nei pazienti con policitemia vera o trombocitemia essenziale che manifestano una resitenza all'azione dell'aspirina al dosaggio di 75 mg una volta al giorno, possa essere utile passare ad un dosaggio di 75 mg per due volte al giorno. La casistica presentata nello studio non √® particolarmente ampia e la conclusione dovr√† quindi essere confermata da studi condotti su un maggior numero di pazienti e con metodi statistici pi√Ļ rigorosi.


(1 novembre 2017 - ore 22:09) - Centri per la mielofibrosi a Roma

Dopo 25 anni di trombocitemia essenziale, mi è stata diagnosticata la mielofibrosi, vorrei chiedervi quale centro è maggiormente accreditato per questa patologia, io vivo a Roma e conosco i principali ospedali.
(Claudio)


Risposta

A Roma può fare riferimento all'ematologia del Policlinico Gemelli.


(1 novembre 2017 - ore 9:46) - Relazione fra ematocrito e conteggio dei globuli rossi

Egregi Dottori,
67 anni e portatore di mielofibrosi post policitemia vera.
Nei miei periodici controlli (vado sempre nello stesso laboratorio) per determinare se occorre il salasso oppure no, mi sono accorto di alcune incongruenze proprio sul valore dell'ematocrito. Vengo al punto. Una volta il numero dei globuli rossi ha un valore di 7,11 e l'ematocrito è 45%. La volta successiva i globuli rossi hanno un valore di 7,07 e l'ematocrito è 47%. Oltre questo ho notato anche che quando aumenta il valore dell'emoglobina "a parità di globuli rossi" l'ematocrito aumenta. Probabilmente mi sfugge qualcosa di fondamentale. Ho sempre pensato che l'ematocrito dipendesse dal numero dei globuli rossi presenti nel plasma, con un insignificante contributo di piastrine e globuli bianchi ma evidentemente mi sfugge qualcosa di fondamentale e per questo Vi chiedo lumi.
Grato della risposta cordialmente Riki.
(Riki)


Risposta

Il valore dell'ematocrito dipende non solo dal numero dei globuli rossi ma anche dal loro volume, che può essere identificato nel referto dell'emocromo come MCV o volume globulare medio. Inoltre, fattori non direttamente legati al numero o volume dei globuli rossi, come ad esempio il grado di idratazione, possono determinare lievi modifiche dell'ematocrito. Il numero di globuli bianchi e piastrine non influenza significativamente il valore dell'ematocrito. Infine, il valore di emoglobina dipende non solo dal numero dei globuli rossi ma anche dal contenuto medio di emoglobina degli stessi.


(1 novembre 2017 - ore 00:37) - Mielofibrosi e trombosi portale

Gentilissimi la mielofribrosi si può manifestare con trombosi vena porta e analisi perfette?
(Lina)


Risposta

Non è infrequente che la prima manifestazione di una mielofibrosi sia proprio una trombosi della vena porta. Meno frequente, ma possibile, è che questo evento si associ ad un emocromo senza evidenti alterazioni.


(26 ottobre 2017 - ore 15:37) - Sospetta ernia discale in mielofibrosi

Egregi Dottori,
premetto che ho la mielofibrosi e vorrei sapere, per favore, se per verificare una possibile ernia in quanto sofferente da vari anni di lombalgia dolorosa con irradiazione gluteo e coscia, sia pi√Ļ prudente effettuare una risonanza o una radiografia. Grata della risposta porgo cordiali saluti.
(Margherita)


Risposta

Per confermare il sospetto di un'ernia discale sarebbe pi√Ļ utile effettuare una risonanza magnetica del rachide. Consiglio comunque una valutazione clinica da parte per proprio Curante per l'indicazione ad eseguire un esame strumentale come una risonanza magnetica e per valutare le diverse cause che possano giustificare la sintomatologia di ciascun paziente.


(26 ottobre 2017 - ore 11:29) - Policitemia asintomatica

Buongiorno,
sono affetto da PV asintomatica da qualche anno, ad oggi non faccio salassi, il valore HB 16 e HCT 48 sono borderline. JAK2 pos.
Mi è stato proposto per la Società per cui lavoro di spostarmi in Costa d'Avorio per circa 1 anno, dovrò effettuare dei trattamenti contro la malaria.
Volevo sapere se vi possano essere delle controindicazioni con la mia malattia.
Vi ringrazio di cuore
(Fabio)


Risposta

I pazienti affetti da policitemia vera vengono trattati in maniera diversa in relazione al rischio trombotico (anche in assenza di sintomi):
- i pazienti ad alto rischio (et√† ≥ 60 anni e/o presenza di un evento trombotico in anamnesi): terapia citoriduttiva (ad es idrossiurea) e cardioaspirina;
- i pazienti a basso rischio (età <60 anni e non presenza di un evento trombotico in anamnesi) salassoterapia (target di ematocrito < 45%, dunque i pazienti con Hct > 45% devono essere sottoposti a salassoterapia per ridurre il rischio trombotico) e cardioaspsirina 100 mg 1 cp al giorno.
Non vi sono controindicazioni assolute alla profilassi antimalarica nei pazienti affetti da policitemia vera, ma ciascun paziente deve essere prima valutato dal proprio Medico curante prima della somministrazione di qualsiasi farmaco.


(26 ottobre 2017 - ore 9:49) - Luspatercept e mielofibrosi

Per un amico che ha urgenza, ci sono centri che hanno aperto la sperimentazione di Lupatercept nella mielofibrosi? Quali? Grazie.
(Fernando)


Risposta

Uno studio clinico che valuterà l'efficacia e la sicurezza dell'impiego di Luspatercept nei pazienti affetti da mielofibrosi con anemia dipendente o non dipendente da trasfusione, verrà a breve aperto nei seguenti centri Italiani:
- Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII Bergamo, Italia, 24127
- Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi Firenze, Italia, 50134
- Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo Pavia, Italia, 27100
- Istituto Clinico Humanitas Rozzano (MI), Italia, 20089
- Ospedale di Circolo di Varese Varese, Italia. 21100
Si consiglia di eseguire comunque una valutazione con il proprio Ematologo curante.


(25 ottobre 2017 - ore 17:44) - Diagnosi da definire

Buongiorno, ad un mio parente è stata riscontrata una malattia mileloproliferativa con riarrangiamento FIPL1 -PDGRFa ma ancora non classificata. Oltre a questo posso dire che presenta eosinofilia, è presente mutazione JAK2, Biopsia midollare con sede di neoplasia milelop con mastocitosi. Elevata vitamina B12, epato e splemenogalia, triptasi 27.9 su ug/l <10. A che tipo di malattia mielopr potrebbe corrispondere?
(Rosa)


Risposta

La mastocitosi secondo la classificazione WHO 2016 viene classificata in:
1. Mastocitosi cutanea (CM)
2. Mastocitosi sistemica (caratterizzata da infiltrati di mastociti ≥15% - in sezioni di biopsia osteomidollare e/o in organi extracutanei - criterio maggiore; Criteri minori: presenza di mastociti nel midollo osseo o in organi extracutanei >25% con morfologia atipica o mastociti > 25% su aspirato midollare immaturi e atipici; presenza della mutazione del codone 816 di KIT su midollo osseo, sangue o altro organo extracutaneo; presenza dell'espressione di CD25, con o senza CD2, in presenza di markers di mastociti normali su mastociti nel midollo osseo o in un altro organo extracutaneo; triptasi sierica persistentemente >20 ng/ml)
a. Mastocitosi sistemica indolente
b. Mastocitosi sistemica smoldering (SSM)
c. Mastocitosi sistemica associata con un neoplasia ematologica (SM-AHN)
d. Mastocitosi sistemica aggressiva (ASM)
e. Leucemia mastocitaria (MCL)
3. Sarcoma mastocitario (MCS)
Le mastocitosi sistemiche possono essere associate con altre neoplasie ematologiche e quindi in considerazione della compresenza di un'altra neoplasia ematologica presentare marcatori molecolari che la caratterizzano.
In considerazione della complessità di tali quadri è molto importante che il paziente venga valutato dal proprio Ematologo curante che formulerà una diagnosi in stretta collaborazione con l'anatomopatologo.


(24 ottobre 2017 - ore 22:19) - Cellule CD34+ e mielofibrosi

Gentili ricercatori, vorrei sapere cosa significa il seguente risultato relativo a una paziente con mielofibrosi idiopatica: "le cellule CD34+ risultano pari allo 0,53% della cellularita" (corrispondenti a 18,5/ul). Grazie mille per la risposta.


Risposta

L'antigene di superficie CD34+ è un indice di immaturità delle cellule staminali. Solitamente i pazienti con mielofibrosi presentano una quota di cellule CD34+ circolanti aumentata.
La conta delle cellule CD34+ pu√≤ essere effettuata su sangue periferico o valutata anche nell'ambito della biopsia osteomidollare. Nel paziente con mielofibrosi primaria o secondaria vengono valutate entrambe. Solitamente la conta delle cellule CD34+ √® utilizzata oltre che alla diagnosi anche durante il monitoraggio delle neoplasie mieloproliferative Ph negative. √ą importante che l'analisi di tali dati venga discussa con il proprio Ematologo curante.


(22 ottobre 2017 - ore 8:54) - Risposta individuale a ruxolitinib e meccanismi di resistenza

Egregi Dottori,
come ormai è assodato dalla letteratura medica ogni paziente ha una risposta individuale ai farmaci; l'orientamento è addirittura quello di stabilire anche la risposta individuale di genere (donna - uomo). A tal proposito vi chiedo se esistono già degli esami specifici (chip genico?) per individuare la risposta ad un determinato farmaco. Se sì, sarei molto interessato a fare questi test specifici rispetto ai farmaci che sto assumendo e che sono il RUXOLITINIB e la CARDIOASPIRINIA. Cordialmente.
(Riki)


Risposta

Al momento in letteratura sono disponibili studi in vitro e su cellule di pazienti arruolati nell'ambito di protocolli sperimentali. Non vi sono test con l’impiego di chip genici che vengono attualmente impiegati nella pratica clinica per testare i pazienti prima o durante la terapia con ruxolitinib o con altri farmaci impiegati nella cura delle neoplasie mieloproliferative.
Una coorte di pazienti affetti da mielofibrosi, arruolati in uno studio iniziale con Ruxolitinib, svolto in un centro americano di eccellenza nell'ambito delle MPN (MD Anderson Cancer Center) sono stati studiati per valutare l’eventuale comparsa di mutazioni durante il trattamento.
Per una quota di pazienti era disponibile sia un campione di sangue relativo all'arruolamento nel trial (prima di iniziare il trattamento con Ruxolitinib), sia un campione raccolto al momento dell'interruzione del trattamento stesso: gli Autori hanno ricercato, grazie a tecniche genetiche moderne, l'eventuale acquisizione di nuove mutazioni durante il periodo di trattamento, e hanno combinato questo dato con le caratteristiche cliniche e di laboratorio degli stessi pazienti.
Al momento dell'interruzione del trattamento, i valori di emoglobina e di piastrine sono risultati inferiori rispetto alle determinazioni iniziali, ed era allo stesso tempo aumentato il numero di pazienti trasfusione-dipendenti; queste due osservazioni possono essere spiegate sia con un peggioramento della malattia, sia - almeno in parte - con la nota tossicit√† ematologica del farmaco.Circa un terzo dei pazienti al momento della sospensione di Ruxolitinib aveva acquisito una o pi√Ļ mutazioni in un set di 28 geni che gli Autori avevano precedentemente selezionato per il loro significato biologico in questo particolare setting; i geni pi√Ļ frequentemente coinvolti sono stati ASXL1, TET2, EZH2 e TP53. Per i pazienti che avevano acquisito almeno un nuovo evento genetico, la sopravvivenza dopo l'interruzione di Ruxolitinib √® risultata inferiore; lo stesso effetto sfavorevole sulla prognosi √® stato riportato per i pazienti che avevano conte piastriniche pi√Ļ basse, all'inizio e alla fine del trattamento. L'unica variabile clinica associata all'evoluzione clonale √® risultata essere lo sviluppo di anemia di grado tale da necessitare supporto trasfusionale. Anche se studi genetici approfonditi come questo sono attualmente limitati all'ambito della ricerca, i dati che emergono aiutano a comprendere la complessit√† e l'eterogeneit√† di questo setting di pazienti, per i quali si rendono necessari sia nuovi approcci terapeutici, sia nuovi indicatori capaci di cogliere tempestivamente l'evoluzione della patologia ematologica -Newberry KJ et al, Clonal evolution and outcomes in myelofibrosis after ruxolitinib discontinuation, Blood. 2017 Aug 31;130(9):1125-1131. doi:10.1182/blood-2017-05-783225. Epub 2017 Jul 3.
In uno studio condotto su i granulociti purificati di pazienti affetti da policitemia vera e trombocitemia essenziale arruolati nel protocollo sperimentale 18424-256 di fase 2 utilizzando l'analisi del profilo di espressione dei microRNA sono stati documentati per la prima volta i cambiamenti in vivo dell'espressione di miRNA nei granulociti di pazienti che ricevono ruxolitinib, che potrebbero contribuire meccanicamente all'efficacia clinica del farmaco- Guglielmelli P.et al, Treatment with Ruxolitinib (INCB018424) Induced Changes of Microrna Expression in Granulocytes of Patients with Polycythemia Vera and Essential Thrombocythemia, Blood 2011 118:3852.
Sono stati inoltre condotti degli studi per individuare i meccanismi di resistenza ai JAK inibitori per comprendere come mai alcuni pazienti perdano la risposta a questi farmaci. Uno studio in vitro è stato effettuato per identificare la presenza di mutazioni aggiuntive a carico della proteina JAK2 mutata per V617F (JAK2V617F) che, conferendo la resistenza all'inibitore di JAK2 ruxolitinib, possono essere potenzialmente rilevanti in campo clinico. Per fare questo, hanno introdotto altre mutazioni nel gene JAK2V617F, e ne hanno poi indotto l'espressione in linee cellulari di derivazione murina in presenza di ruxolitinib. In queste condizioni, se una mutazione conferisce resistenza al farmaco, le cellule proliferano anche in presenza dell'inibitore, altrimenti la crescita cellulare viene inibita. La caratterizzazione delle cellule diventate resistenti a ruxolitinib ha portato all'identificazione di 5 mutazioni puntiformi che impediscono il legame tra JAK2V617F e l'inibitore, riducendone quindi l'efficacia farmacologica. Queste mutazioni, come dimostrato da software in grado di predire la struttura tridimensionale delle molecole, sono a carico o nelle strette vicinanze degli amminoacidi coinvolti nell'interazione con l'inibitore e causano, oltre alla resistenza, anche un vantaggio proliferativo. Inoltre, gli sperimentatori hanno testato altri inibitori di JAK2 dimostrando che le mutazioni identificate conferiscono resistenza anche verso molecole diverse. Inoltre, è stata individuata un'ulteriore mutazione in una posizione critica del dominio chinasico della proteina JAK2V617F che conferisce resistenza al ruxolitinib, ma non agli altri inibitori testati. I risultati ottenuti da questo studio sono di grande interesse dato il largo impiego che potrebbero avere questi farmaci, non solo per le patologie caratterizzate dalla mutazione JAK2V617F, ma anche per quelle in cui JAK2 risulta costitutivamente attivato. I dati ottenuti sottolineano l'importanza del monitoraggio dello stato mutazionale di JAK2 nei pazienti che non rispondono alla terapia con gli inibitori come ruxolitinib e dell'identificazione di farmaci alternativi da utilizzare per questi pazienti - Deshpande A. Kinase domain mutations confer resistance to novel inhibitors targeting JAK2V617F in myeloproliferative neoplasms.Leukemia. 2012 Apr;26(4):708-15. doi: 10.1038/leu.2011.255. Epub 2011 Sep 16.
Un altro studio è stato effettuato per cercare di identificare nuove mutazioni nella chinasi JAK2 che possano conferire resistenza agli inibitori che oggi vengono prescritti ai pazienti affetti da patologie mieloproliferative (MPNs), al fine di prevenire una ricaduta della patologia visibile a livello clinico. Tramite un nuovo approccio biotecnologico sono stati generati in laboratorio diversi alleli JAK2 mutati e successivamente analizzati in termini di capacità di crescita, di stimolazione di pathways a valle e di fosforilazione di nuovi target in presenza dell’inibitore (CEP-701 e TG101348). I mutanti resistenti ad alte dosi di inibitore sono stati individuati nel dominio chinasico di JAK2 e sono in grado di attivare i pathways molecolari di Stat5, Erk1/2 e Akt. Alcune di queste mutazioni sono state ritrovate anche analizzando un pannello di alleli JAK2-V617F (la tipica mutazione associata alle MPNs), validando così l'iniziale screening su JAK2 wild type. In particolare i cambi aminoacidici G935R, R975G e N909K conferiscono forte attività chinasica alla molecola JAK2 anche in presenza di una concentrazione dell'inibitore farmacologico 200 volte superiore a quella che normalmente ha effetto sulla molecola JAK2 wild-type. Il motivo di questa forte resistenza si individua nella diversa conformazione strutturale che le mutazioni conferiscono a JAK2, poichè esse vanno ad alterare il sito di legame per il farmaco, con conseguente riduzione nella sua efficacia. Questi risultati dimostrano quindi come anche gli inibitori farmacologici di JAK2 (principalmente small-molecules) possano indurre il sorgere di mutanti resistenti e che di conseguenza i farmaci di nuova generazione contro le malattie mieloproliferative debbano essere assolutamente formulati tenendo conto della presenza e localizzazione di questi mutanti che potrebbero insorgere e ridurre l'efficacia del farmaco stesso- Marit MR et al, Random mutagenesis reveals residues of JAK2 critical in evading inhibition by a tyrosine kinase inhibitor, PLoS One. 2012;7(8):e43437. doi: 10.1371/journal.pone.0043437. Epub 2012 Aug 16.
http://www.progettoagimm.it/Progetto/articoli.shtml


(20 ottobre 2017 - ore 13:27) - Ringraziamenti

Commosso e riconoscente per la Vostra esauriente risposta, Vi auguro un proficuo lavoro di ricerca e grandi soddifazioni nella Vostra carriera scientifica. Fate onore all'Italia per cultura e grande umanità. Siete la nostra speranza, ci aggrappiamo a Voi.
(Demetrio)


(19 ottobre 2017 - ore 21:59) - Ruxolitinib e anemia

Salve vi scrivo per un parere. Mia moglie, in cura con jakavi 30 mg da gennaio 2014, milza 10,5 cm, mf post pv asintomatica (diagnosi giugno 2013), dopo un periodo stazionario della malattia che ha visto una hb con valori fra12 e 11,7, a partire da questa estate ha visto un calo dell'emoglobina che dal valore di 10,8 di luglio √® scesa a fine agosto a 10 sino arrivare ad oggi al valore 9,10. Tenuto conto dell'assenza dei blasti, del rapporto normale dei neutrofili 74%, linfociti 16,4% su un valore dei wbc 2,7, rbc 3.07, piastrine 191, in attesa del risultato di bom, vi chiedo se la causa di questa anemia pu√≤ essere dovuta al dosaggio di 30 mg del ruxolitinib. In sostanza diminuendo un po' il farmaco i valori dell'emoglobina potrebbero migliorare? In caso contrario occorre al pi√Ļ presto fare una terapia per aumentare i globuli a fianco del ruxolitinib?
Grazie sempre per esserci
(Ernesto)


Risposta

Un evento avverso frequente in corso di terapia con ruxolitinib, oltre alla piastrinopenia, è l'anemia. Si può osservare un miglioramento dell'anemia riducendo la dose del farmaco. In alcuni casi si può osservare anche neutropenia. La valutazione midollare è utile per discriminare se un peggioramento dell'emometria è correlato al farmaco o ad un peggioramento della malattia.


(18 ottobre 2017 - ore 20:41) - Prurito e salassi nella policitemia vera a basso rischio

Paziente a basso rischio per policitemia vera con prurito incoercibile può essere avviato a terapia citoriduttiva? E ancora qual è secondo voi il numero di salassi in un anno oltre il quale il paziente deve essere avviato a terapia citoriduttiva oppure cambiare la terapia citoriduttiva che sta assumendo? Grazie per la vostra pazienza.
(Simona)


Risposta

Il prurito, tipicamente scatenato dal contatto con l'acqua (acquagenico), √® un sintomo frequente, e talvolta poco tollerato, nei pazienti con policitemia vera. Nei pazienti a basso rischio √® utile effettuare una efficace salassoterapia che mantenga un ematocrito inferiore a 45% (in questo modo si riduce anche il rischio trombotico). Farmaci quali antistaminici, basse dosi di cortisonici, il trattamento PUVA (psoralene e raggi ultravioletti), e anche tranquillanti minori, come le benzodiazepine, o antidepressivi, come la paroxetina possono essere utilizzati con risultati soddisfacenti. Nei casi pi√Ļ severi e resistenti, si pu√≤ pensare a nuovi farmaci per il trattamento della PV come l'interferone pegilato (attualmente impiegato nell'ambito del protocollo Low-risk PV) o in futuro a ruxolitinib. Ciascun paziente deve essere valutato dall'ematologo curante.
Il paziente a basso rischio trattato con salassoterapia (per mantenere l'ematocrito < 45%, riducendo il rischio trombotico) e cardioaspirina a basse dosi può necessitare di frequenti flebotomie e/o essere intollerante alla procedura. In questi casi verrà valutato dall'ematologo curante per terapie alternative (ad esempio la terapia citoriduttiva).


(18 ottobre 2017 - ore 20:33) - Qualità di vita dei pazienti affetti da neoplasie mieloproliferative

Qualcuno si è mai occupato di studiare la qualità di vita dei pazienti affetti da policitemia vera?
(Maurizio)


Risposta

Sono stati pubblicati diversi studi che valutano la qualità di vita dei pazienti affetti da neoplasie mieloproliferative; è stato osservato che i pazienti affetti da policitemia vera possono avere una variabilità di sintomi che possono impattare sulla qualità di vita in maniera significativa e che non correlano necessariamente con la categoria di rischio della patologia (HL Geyer et al., Distinct clustering of symptomatic burden among myeloproliferative neoplasm patients: retrospective assessment in 1470 patients Blood, 2014) collegamento esterno.
In uno studio clinico condotto nei pazienti affetti da policitemia vera resistenti o intolleranti ad idrossiurea (Response) attraverso la somministrazione ai pazienti arruolati di questionari specifici e la compilazione di uno specifico diario (MPN-SAF, EORTC Quality of Life Questionnaire‚ÄďCore 30, the Pruritus Symptom Impact Scale) √® stata valutata la qualit√† di vita dei pazienti. Sono stati riscontrati ottimi risultati riguardanti un miglioramento della qualit√† di vita dei pazienti in terapia con ruxolitinib, poich√© il farmaco controlla molto bene la sintomatologia.


(18 ottobre 2017 - ore 20:30) - Nuovi farmaci e policitemia vera

Cari ricercatori, sappiamo che per la policitemia vera disponiamo di una serie di farmaci,come oncocarbide, busulfano, interferone, e tra poco ruxolitinib. Esistono altri farmaci all'orizzonte?
(Alberto)


Risposta

Il givinostat è un inibitore dell'HDAC (istone deacetilasi; gli istoni sono delle proteine che interagiscono con il DNA, e le loro alterazioni sono coinvolte in molte malattie, tra cui alcuni tipi di tumori) che è stato testato in studi clinici di fase 2 in pazienti affetti da neoplasie mieloproliferative, che comprendevano pazienti con PV, con intolleranza o refrattarietà ad idrossiurea. Un altro studio prevedeva l'associazione di givinostat con idrossiurea a basse dosi, in pazienti che non rispondevano alla dose massima tollerata di idrossiurea. Questi studi hanno fornito buoni risultati iniziali di efficacia per quanto riguarda il controllo Hct, la riduzione delle flebotomie ed il miglioramento dei sintomi, con un buon profilo di sicurezza. Tuttavia non è stato ancora avviato uno studio di fase 3.
Un altro inibitore della HDAC, vorinostat, ha mostrato efficacia nel normalizzare l’emometria, riducendo il prurito e la splenomegalia nei pazienti affetti da PV precedentemente trattati ed intolleranti ad altre terapie; purtroppo sono stati segnalati effetti collaterali importanti che hanno determinato la sospensione del trattamento in un numero elevato di pazienti.


(17 ottobre 2017 - ore 18:24) - Leucemia neutrofila cronica e terapia

Salve,
mio padre 76 anni, nel maggio 2015 riceveva diagnosi di lnc (negativo per JAK2,CARL e bcr-abl)curata con oncocarbide. Dopo un anno positivo a CSF3R T618I. Inizia terapia con jakavi con grande successo per totale scomparsa dei sintomi e per netto miglioramento dell'emocromo (però leucocitosi mai minore di 20000) e milza da 28 cm a 18 cm.
Ad agosto 2017 inizia trasfusioni per calo graduale di emoglobina. A settembre viene sospeso jakavi e la situazione peggiora e viene effettuata BOM: Midollo emopoietico con cellularità prossima al 100%, sostenuta in gran parte da granulopoiesi immatura e displastica MPO+, con quota di blasti CD34+ pari a circa il 20%. Ipoplasia di eritro e megaropoiesi, con displasia maturativa severa. Fibrosi reticolinica diffusa di grado 2. Depositi emosidenerici non evidenti.
Ieri ha iniziato Vidaza con oncocarbide e si sente ancora peggio.
Secondo voi potrebbe esserci una terapia pi√Ļ adatta? Magari in qualche centro italiano specifico? In ogni caso cosa devo aspettarmi? Grazie.
(Giulia)


Risposta

La leucemia neutrofila cronica (LNC) √® un neoplasia mieloproliferativa rara e potenzialmente aggressiva. E' stato individuato un marcatore clonale di tale patologia: identificato come una mutazione somatica di CSF3R, pi√Ļ comunemente CSF3R T618I. Tale mutazione rientra attualmente nei criteri della classificazione WHO 2016 per la leucemia neutrofila cronica.
Le mutazioni in SETBP1 e ASXL1 sembrano avere un significato prognostico e correlano con progressione della malattia. I progressi nella comprensione della patogenesi molecolare di LNC non sono ancora pienamente tradotti in strategie terapeutiche soddisfacenti, ma recentemente sono comunque migliorate.
L'idrossiurea è il farmaco maggiormente utilizzato ed è efficace nel controllare la leucocitosi e la splenomegalia fino a che non vi sia evidenza di una progressione in fase blastica o accelerata.
L'impiego di interferone alfa è stato descritto in diversi case reports o serie retrospettive riportando una remissione clinica per 41 mesi in un paziente ed un controllo delle malattia rispettivamente per 66 e 90 mesi in due pazienti.
Il trapianto allogenico è una strategia terapeutica da considerare nei pazienti con neutrofilia progressiva e refrattaria o in fase blastica eleggibili per età e condizioni generali permissive, previo consulto presso un centro trapianti.
Nuovi approcci terapeutici: ruxolitinib non è approvato dalla FDA per la LNC, ma nonostante ciò sono stati pubblicati diversi casi di pazienti con LNC e CSFR3 mutato o leucemia mieloide cronica atipica trattati con ruxolitinib. E’ stato riportato il caso di un paziente con la mutazione di CSF3R T618I che ha ottenuto una risposta clinica (riduzione del numero di neutrofili e risoluzione della trombocitopenia) dose dipendente con ruxolitinib. E’ stato inoltre descritto un caso di LNC con co-espressione di mutazioni di CSF3RT618I e SETBP1 con citogenetica normale, che è stato trattato con ruxolitinib dopo resistenza ad idrossiurea. Questo caso ha mostrato refrattarietà anche al trattamento con ruxolitinib. Studi in vitro sulle cellule mieloidi di questo paziente con la doppia mutazione hanno mostrato resistenza al trattamento specifico con l’inibitore di JAK.
Successivamente è stato segnalato un altro caso di un paziente con una coespressione delle mutazioni CSFR3T618I e SETBP1, refrattario al trattamento con ruxolitinib. E’ possibile dunque che la copresenza della mutazione di SETBP1 possa indurre resistenza a ruxolitinib.
Un ulteriore supporto a questa osservazione è un caso (segnalato in letteratura) di un paziente affetto da leucemia mieloide cronica atipica CSFR3T618I-positiva con leucocitosi, anemia e trombocitopenia, splenomegalia massiva e gravi sintomi costituzionali che non ha risposto ad idrossiurea, ma che ha avuto un rapido miglioramento dell'emometria, riduzione significativa del volume della milza e netto miglioramento dei sintomi costituzionali con ruxolitinib. Questo paziente non presentava la mutazione di SETBP1.
Terapia delle fasi accelerate/blastiche: la chemioterapia di induzione standard (antraciclina e cititarabina) è stata impiegata in pazienti con fasi accelerate o blastiche di LNC. Per quanto riguarda la fase blastica: un case report pubblicato descrive il caso di un paziente in fase blastica nel quale la chemioterapia di induzione ha riportato la malattia in una seconda fase cronica; la maggior parte dei pazienti trattati in fase accelerata/blastica è risultata refrattaria alla chemioterapia di induzione standard. (Elliott MA, Tefferi A.Chronic neutrophilic leukemia 2016: Update on diagnosis, molecular genetics, prognosis, and management. collegamento esterno Am J Hematol. 2016 Mar;91(3):341-9. doi: 10.1002/ajh.24284. Epub 2016 Feb 9. Review).
Il paziente è stato gestito bene presso l'Ematologia dove viene attualmente seguito. Purtroppo si tratta di una patologia rara e soprattutto nelle fasi avanzate della malattia le strategie terapeutiche attualmente disponibili sono limitate.
L'approccio terapeutico per ciascun singolo paziente viene valutato dall'Ematologo curante in relazione alla malattia e alle comorbidità/caratteristiche del paziente.


(16 ottobre 2017 - ore 14:12) - Policitemia vera a basso rischio trombotico

Lo stato psicologico e patologico di cui soffro, mi costringe ad abusare della vostra cortese disponibilità.
Bravissimi, gradirei avere esplicite indicazioni su qualche Centro con maggiore esperienza ed interesse al fine di arrestare, spero radicalmente, l'attiva proliferazione dei globuli rossi, causa di stanchezza, affanno, prurito, nonostante i frequenti salassi. Insisto perché molto confuso sulle molteplici indicazioni che mi pervengono. Ho a Voi esposto l'8 luglio 2017 ed il 26 settembre 2017 l'esordio della malattia e la terapia.
Vi prego di scusarmi per l'insistenza e di accogliere la mia ansiosa richiesta con spirito scientifico e altamente umano e di suggerirmi, con chiarezza e sinceramente, modalità di approcci anche all'estero, come ad una persona di famiglia a Voi cara. In fiduciosa attesa, vi saluto con tanta stima.
(Demetrio)


Risposta

Nella policitemia vera a basso rischio trombotico (età < 60 anni, senza storia di eventi trombotici) è indicato il trattamento con cardioaspirina a basse dosi (100 mg al giorno) e salassoterapia per mantenere un target di ematocrito < 45%.
E' in corso uno studio per i pazienti con policitemia vera a basso rischio trombotico (Low risk PV) con l'impiego di interferone pegilato. Lo studio è multicentrico ed al momento aperto in diverse divisioni di Ematologia in Italia: - UO Ematologia, Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, San Giovanni Rotondo, (FG) Puglia, Italia, 71013
- Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, Napoli, Campania, Italia, 80131
- Divisione Ematologia Policlinico S. Orsola - Malpighi, Bologna, Emilia Romagna, Italia, 40138
- UCSC Ematologia, Fondazione Policlinico Universitario "Agostino Gemelli" Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, Lazio,Italia, 00168
- Clinica Ematologica, Azienda Ospedaliero-Universitaria "Santa Maria della Misericordia", Udine, Friuli Venezia Giulia, Italia, 33100
- USC Ematologia, ASST Papa Giovanni XXIII, Bergamo, Lombardia, Italia, 24127
- Divisione Oncoematologia, Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano, Lombardia, Italia, 20122
- U.O. Ematologia, Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi Varese, Varese, Lombardia,Italia, 21100
- Divisione Ematologia, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia, Lombardia, Italia, 27100
- S.C. Ematologia Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle Cuneo, Cuneo, Piemonte,Italia, 12100
- SCDU Ematologia, A.O.U. Maggiore della Carità, Novara, Piemonte, Italia, 28100
- S.C. Ematologia, AOU- Presidio Ospedaliero Molinette, Torino, Piemonte, Italia, 10126
- U.O. Ematologia con Trapianto, Azienda Universitaria Ospedaliera Consorziale - Policlinico Bari, Bari, Puglia, Italia, 70120
- Unità Operativa Complessa di Emostasi Azienda Ospedaliero-Universitario Policlinico "Vittorio Emanuele" - Presidio Ospedaliero Ferrarotto, Catania, Sicilia, Italia 95124
- UOC Ematologia, Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico "G. Martino", Messina, Sicilia, Italia 98100
- Divisione Ematologia Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico "Paolo Giaccone" Palermo, Palermo, Sicilia, Italia, 90127
- SOD Ematologia AUOC Azienda Ospedaliero-Universitaria "Careggi", Firenze, Toscana, Italia, 50134
- Clinica Medica I Azienda Ospedaliera di Padova, Padova, Veneto, Italia, 35128
- Divisione Ematologia, Ospedale Borgo Roma, Verona, Veneto, Italia, 37134
- Divisione Ematologia, Ospedale San Bortolo, Vicenza, Veneto, Italia


(16 ottobre 2017 - ore 11:01) - PIM447 e LEE011 in combinazione con Ruxolitinib

Salve,
vi scrivo per avere notizie sulla sperimentazione dei farmaci PIM447 e LEE011, per pazienti con MF post PV in cura da 4 anni con ruxolitinib e con inizio di perdita alla risposta del farmaco. Vi chiedo se ci sono già studi in Italia ed in particolare a Firenze.
Grazie sempre per esserci!
(Ernesto)


Risposta

Uno studio di fase 1 b che esplora il profilo di sicurezza sicurezza del PIM447 in combinazione con Ruxolitinib (INC424) e LEE011 nei pazienti con mielofibrosi √® attivo presso l'Ematologia di Firenze. Per avere informazioni pi√Ļ dettagliate su tale protocollo sperimentale consiglio di contattare direttamente i colleghi Ematologi di Firenze (AOUC Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi, Firenze: Centro di ricerca e innovazione per le malattie mieloproliferative, coordinatore Prof. Alessandro Maria Vannucchi).


(15 ottobre 2017 - ore 18:36) - Infezione tubercolare latente e profilassi nei pazienti candidati a terapia con Ruxolitinib

Buona sera, mio figlio affetto da Mielofibrosi, dovrà iniziare la cura del jakavi, l'esame del quantiferon è positivo. Dovendo iniziare la cura per eliminare il batterio del tbc ed iniziare la cura del jakavi vorrei sapere se le due cure sono in contrasto oppure possono essere compatibili. Grazie.
(Giovanni)


Risposta

I pazienti con infezione tubercolare latente (ossia con test di Mantoux positivo o quantiferon test positivo o RX-torace positivo) devono essere sottoposti a profilassi della progressione a malattia conclamata mediante isoniazide al dosaggio di 5 mg/kg al giorno fino ad una dose massima di 300 mg al giorno per nove mesi.
L'isoniaziade è un debole inibitore del CYP3A; non sono necessari aggiustamenti di dose di Ruxolitinib che può essere somministrato in concomitanza con l'isoniazide. Il paziente deve comunque essere attentamente monitorato presso la Divisione di Ematologia dove viene regolarmente seguito.


(15 ottobre 2017 - ore 12:24) - Napoli e neoplasie mieloproliferative

Buongiorno, mi consigliate un buon specialista a Napoli per la mielofibrosi?
(Maria)


Risposta

A Napoli vi sono due Aziende Ospedaliere con due note divisioni di Ematologia: l'Ospedale A. Cardarelli (Direttore della divisione di Ematologia: Prof. Felicetto Ferrara) e l'Ospedale Federico II (Direttore della divisione di Ematologia Prof Fabrizio Pane).


(14 ottobre 2017 - ore 20:48) - Pacritinib

Buonasera,
soffro da alcuni anni di mielofibrosi idiopatica. Ho seguito la cura con JAKAVI (5 + 5 mg) da marzo 2015 che ha dato ottimi risultati ma che ho dovuto sospendere a settembre 2017 per progressiva mancata risposta del farmaco e progressione della malattia (ad oggi conta piastrinica 14 mila, dimensioni della milza 26x26x11 cm, globuli bianchi 150 mila).
Attualmente sono ricoverato in reparto intensivo per piastrinopenia, aggravata da complicazioni infettive e problemi respiratori/focolai polmonari.
Chiedo cortesemente se il nuovo farmaco Pacritinib della Biopharma, che so aver superato i vari step per la commercializzazione, sia attualmente disponibile in qualche centro ospedaliero italiano o privatamente.
Vi ringrazio fin da subito per la cortese risposta che vorrete darmi.
(Marco)


Risposta

Il pacritinib non è al momento prescrivibile in Italia. Uno studio di fase 2 (PAC203) è attualmente in corso negli Stati Uniti.


(13 ottobre 2017 - ore 16:24) - Beta2-microglobulina

Sotto controllo per epatite c, beta 2 microglobuline alterate da circa dieci anni senza apperente causa.
(Rosa)


Risposta

La beta2microglobulina è una proteina plasmatica presente ad alta concentrazione sulla superficie delle cellule del sistema immunitario come linfociti e macrofagi. Viene filtrata dal glomerulo renale e riassorbita dai tubuli renali, per tale motivo la sua determinazione offre importanti informazioni circa la funzionalità renale. Infatti si ha un suo aumento nell'insufficienza renale; vi sono comunque altre condizioni in cui si può osservare un aumento della beta2microglobulina come malattie autoimmuni, malattie infiammatorie croniche, epatiti virali. Viene utilizzata anche come marker tumorale, ma un suo aumento non è necessariamente indice di neoplasia. Un aumento della beta2microglobuline va approfondito con ulteriori indagini da parte del curante in relazione al quadro clinico di ogni singolo paziente.


(12 ottobre 2017 - ore 23:07) - Terapia nella policitemia vera

Mi è stata diagnosticata PV. L'emocromo mostra prevalenza di piastrine (600.000) rispetto alllo HTC (45%). Mi è stato riferito che con i salassi controllo solo l'HTC, mentre per le piastrine serve un farmaco. E' così?
(Fabrizio)


Risposta

I paziente affetti da policitemia vera possono essere suddivisi in due gruppi in relazione al rischio trombotico:
- pazienti ad alto rischio: et√† ≥ 60 anni e/o storia di eventi trombotici;
- pazienti a basso rischio: con età < 60 anni e senza storia di eventi trombotici.
Nei pazienti a basso rischio è indicata la terapia con salassi con target di ematocrito < 45% e cardioaspirina a basse dosi (100 mg/die)
Nei pazienti ad alto rischio è indicata una terapia citoriduttiva (ad es. con Idrossiurea) e cardiosapirina a basse dosi (100 mg/die).
I pazienti a basso rischio che presentano un emocromo caratterizzato da leucocitosi e piastrinosi con valori di leucociti < 20.000/mmc o piastrine <1000000/mmc-1500.000/mmc (stabili e non rapidamente progressive) non richiedono una terapia citoriduttiva. Nei pazienti a basso rischio che presentano una leucocitosi con valori di leucociti > 20.000- 25.000/mmc/mmc e/o piastrinosi con piastrine >1000000/mmc-1500.000/mmc, splenomegalia dolente/sintomatica, intolleranza ai salassi o elevata necessità di salassoterapia, o con una sintomatologia correlabile alla malattia non controllata con salassoterapia a cardioaspirina è indicata una terapia citoriduttiva (How I treat polycythemia vera, Vannucchi A.M. Blood 2014 124:3212-3220.; How I treat polycythemia vera, Passamonti F, Blood 2012 120:275-284)
Ciascun singolo paziente comunque necessita di un una valutazione specifica.


(10 ottobre 2017 - ore 20:41) - PRM-151 e mielofibrosi

Salve volevo sapere quali sono i centri italiani dove è possibile sperimentare ruxolitinib insieme a PRM-151. E se è vero che questa combinazione è utile a chi soffre di piastrinopenia (dovuta a ruxolitinib). Grazie.
(Franco)


Risposta

PRM-151, una pentraxina-2 ricombinante, è un potente agente antifibrinolitico valutato nella mielofibrosi. Uno studio di fase 2 (disegno a 4 bracci di cui 2 in associazione a Ruxolitinib), condotto in meno di 30 pazienti ha mostrato che tale farmaco (da solo o in combinazione con Ruxolitinib) ha determinato un miglioramento dei sintomi e/o una riduzione della fibrosi midollare nel 43% dei casi dopo 24 settimane di trattamento. Non sono stati registrati eventi avversi gravi. PRM-151 ha inoltre prodotto una riduzione della fibrosi midollare in circa il 70% di pazienti trattati con miglioramento della splenomegalia, anemia, piastrinopenia e dei sintomi correlati alla mielofibrosi.
La seconda parte dello studio è volta a valutare l'efficacia e la tollerabilità di PRM-151 da solo nei pazienti con mielofibrosi resistenti o non eleggibili al trattamento con Ruxolitinib.
Lo studio è in corso anche in Italia (ad esempio presso IRCCS policlinico San Matteo di Pavia), ma non recluta pazienti.


(10 ottobre 2017 - ore 14:22) - Mielofibrosi primaria in paziente anziano ad alto rischio IPSS e JAKAVI

Mia madre ha 74 anni.
A fine maggio 2017, a seguito di biopsia midollare le hanno diagnosticato la "mielofibrosi idiopatica in fase fibrotica IPSS ad alto rischio". E' da febbraio che settimanalmente va a fare le trasfusioni perché la sua emoglobina è quasi sempre al di sotto di 8,0 e dopo circa 5 giorni, anche se si mette una sacca di sangue, il valore dell'emoglobina gli ritorna sempre a 8,0.
Dal 17 giugno ha iniziato il jakavi con 30 mg al giorno perché aveva le piastrine a 125000. Dopo circa 15 giorni gli hanno ridotto il jakavi a 10 mg al giorno e nonostante questa riduzione, le piastrine le sono continuate a scendere fino ad arrivare alla soglia dei 45000 e le hanno sospeso il farmaco. Dopo la sospensione del farmaco (metà luglio) le piastrine sono iniziate a risalite in maniera lenta tanto è che ancora oggi non arrivano a superare le 70000.
Prima, a ridosso della trasfusione, accusava dolori alle gambe, giri di testa e a volte gli capitava un po' di febbre invece è da qualche mese che si è aggiunto inappetenza, nausea, senso di vomito. Questi sintomi sono legati in modo stretto all'avanzamento della malattia oppure a qualche altra cosa?
Saluti e grazie.
(Carlo)


Risposta

I pazienti anziani affetti da mielofibrosi primaria ad alto rischio IPSS non sono eleggibili alla procedura trapiantologica, ma possono essere trattati oggi con JAKAVI (ruxolitinib). La dose iniziale del farmaco è stabilita in base alla conta piastrinica. La dose iniziale raccomandata di Jakavi nella mielofibrosi è di 15 mg due volte al giorno per i pazienti con una conta piastrinica tra 100.000/mm3 e 200.000/mm3 e di 20 mg due volte al giorno per i pazienti con una conta piastrinica >200.000/mm3. Le informazioni per raccomandare una dose iniziale per i pazienti con conte piastriniche tra 50.000/mm3 e <100.000/mm3 sono limitate. La dose massima iniziale raccomandata in questi pazienti è di 5 mg due volte al giorno e deve essere incrementata con cautela. Le dosi possono essere titolate sulla base della sicurezza e dell'efficacia.
La piastrinopenia è un evento avverso atteso in corso di terapia con JAKAVI. Il trattamento deve essere interrotto per conte piastriniche inferiori a 50.000/mm3 o conte assolute di neutrofili inferiori a 500/mm3. Il trattamento con JAKAVI porta a risoluzione o riduzione significativa dei sintomi costituzionali (caratterizzati da febbre/febbricola, calo ponderale, sudorazioni notturne), prurito, astenia e della sintomatologia correlabile ad ingombro splenico (inappetenza, senso di ripienezza precoce) in conseguenza della riduzione della splenomegalia. Anche i dolori ossei possono far parte del corteo dei sintomi della mielofibrosi.
Se il farmaco (JAKAVI) viene sospeso si ha solitamente una ricomparsa della sintomatologia sistemica. La presenza di nausea e profonda astenia sono sintomi che caratterizzano spesso i pazienti anemici e trasfusione dipendenti.
Nei pazienti che presentano un peggioramento della sintomatologia, della splenomegalie, delle condizioni cliniche generali e dell'emometria è opportuno effettuare una rivalutazione ematologica.


(9 ottobre 2017 - ore 19:22) - Protocollo disponibile per i pazienti affetti da mielofibrosi presso l'Ematologia del policlinico ospedali Riuniti di Reggio Calabria

Salve volevo sapere che sperimentazioni ci sono all'ospedale di Reggio Calabria riguardo la mielofibrosi post-policitemia vera.
(Franco)


Risposta

Un protocollo attualmente disponibile presso l'Ematologia del policlinico ospedali Riuniti di Reggio Calabria (direttore Dott. Bruno Martino) è lo studio ROMEI: si tratta di uno studio osservazionale multicentrico per i pazienti affetti da mielofibrosi eleggibili a trattamento con ruxolitinib.
Si consiglia di contattare l'Ematologia di Reggio Calabria per informazioni pi√Ļ dettagliate.


(9 ottobre 2017 - ore 21:31) - Trapianto allogenico nella mielofibrosi

Gentili ricercatori buonasera.
Sono una paziente di 48 anni affetta da mielofibrosi idiopatica e diagnosticata 9 anni fa. Sono in cura con jakavi eprex e occasionali trasfusioni. Ho una sorella compatibile al 100 %. Le mie condizioni generali di salute sono buone, quali possibilità di riuscita ci sarebbero per il trapianto che dovrò affrontare nel prossimo futuro? Grazie per la gentile risposta.


Risposta

I dati presenti in letteratura confermano che il trapianto allogenico al momento è l'unico approccio terapeutico curativo nella mielofibrosi. Circa il 40-70% dei pazienti affetti da mielofibrosi possono essere curati attraverso la procedura trapiantologica (ESMO guidelines, Vannucchi A.M. et al, Annals of Oncology 2015, Kroeger N et al, Blood and Marrow Transplant 2010, Ballen KK et al, Biol Blood Marrow transplant 2010) e la probabilità di successo del trapianto allogenico dipende dalle caratteristiche di ciascun singolo paziente. Nel suo caso la presenza di un donatore consanguineo compatibile al 100% è un fattore favorevole e predittivo di un maggiore tasso di sopravvivenza libera da malattia dopo il trapianto (Ballen KK et al, Biol Blood Marrow transplant 2010). Un altro fattore favorevole nel suo caso potrebbe essere una buona risposta al Jakavi prima del trapianto in termini di contenimento della sintomatologia sistemica e della riduzione del volume splenico.
In ogni caso per avere una stima pi√Ļ accurata dei rischi e dei benefici della procedura trapiantologica nel suo caso le consiglio di effettuare un colloquio presso un centro trapianti.


(30 settembre 2017 - ore 12:23) - Terapia con cellule CAR-T nelle malattie mieloproliferative croniche

Buongiorno, vorrei sapere se ci sono farmaci in Europa e cliniche dove viene somministrato il Kimriach o similari, oppure una clinica in Europa dove vengono fatte le cure pi√Ļ innovative nel campo delle neoplasie mieloproliferative croniche.
(Antonio)


Risposta

La terapia con cellule CAR-T (chimeric antigen receptor T cell) è un trattamento innovativo in corso di sperimentazione clinica in diverse neoplasie ematologiche. Kymriah(TM) (CTL019) è il primo trattamento di questo genere approvato negli Stati Uniti per pazienti con leucemia acuta linfoblastica resistenti alle altre terapie. Non ci sono ancora studi clinici attivi con questo trattamento nelle malattie mieloproliferative croniche in Europa, ma c'è interesse a svilupparli prossimamente nei pazienti con mielofibrosi, anche in Italia.


(30 settembre 2017 - ore 10:57) - Ringraziamenti

Non ho parole...
Infiniti e sentiti ringraziamenti per la vostra risposta, come sempre, molto esaustiva, che rivela anche grande disponibilità all'ascolto, qualità non sempre presente in ambiente medico.
Avrei molto gradito un'indicazione meno generica di centri nazionali e internazionali con grandi esperienze e competenze in policitemia, ma comprendo benissimo che il vostro ruolo ciò non consente. Comunque, ancora grazie. Continuerò a rivolgermi a voi per chiarimenti e suggerimenti.
(Demetrio)


(29 settembre 2017 - ore 21:01) - Casi rari nelle malattie mieloproliferative croniche

So infatti di essere un caso raro e questo mi inquieta un po' proprio per l'incertezza e la mancanza di studi specifici. Mi consiglia di rivolgermi a uno dei vostri centri di ricerca?
(Vale)


Risposta

In genere, il modo migliore di raccogliere informazioni sui casi rari in medicina è costituire dei registri nazionali o internazionali in modo da raggruppare un numero maggiore di pazienti da studiare. Uno specifico registro sulle malattie mieloproliferative croniche con doppia mutazione JAK2 e CALR non è però ancora stato creato, anche se i maggiori centri italiani hanno qualche paziente di questo tipo. L'opportunità di segnalare questi casi rari ai centri con specifico interesse per queste patologie deve essere discussa e concordata con l'ematologo curante.


(29 settembre 2017 - ore 18:19) - Ringraziamenti

Grazie per la sollecita risposta. La vostra competenza e comprensione dei problemi è di grande aiuto ai pazienti e ai loro familiari. Grazie ancora.
(Giuseppe)


(29 settembre 2017 - ore 13:20) - Trombocitemia essenziale con doppia mutazione JAK2V617F e CALR

Salve, 36 anni con TE e copresenza delle mutazioni JAK2 e CARL e mi è stato detto che la mut. CARL in parte bilancia il rischio trombotico legato alla mut. JAK2, è vero? Grazie mille.
(Vale)


Risposta

I pazienti con TE e presenza contemporanea delle mutazioni JAK2V617F e CALR sono rari e non ci sono studi che abbiano valutato il loro rischio trombotico in confronto ai pazienti con singola mutazione.


(29 settembre 2017 - ore 10:54) - Stime di sopravvivenza nei pazienti con mielofibrosi trattati con Oncocarbide

Vorrei sapere quali risultati clinici ha dato l'oncocarbide nella mielofibrosi in termini di sopravvivenza e progressione della malattia. Grazie.
(Fernando)


Risposta

Stime di sopravvivenza nei pazienti con mielofibrosi primaria trattati con la terapia standard (principalmente con idrossiurea) possono essere ricavate dallo studio IPSS (Cervantes et al. Blood 2009;113:2895-901). La sopravvivenza mediana globale è stata di 69 mesi e variava da 135 mesi nei pazienti a basso rischio, 95 mesi nel rischio intermedio-1, 48 mesi nel rischio intermedio-2 e 22 mesi nei pazienti ad alto rischio.
I fattori di rischio considerati in questo studio erano: a) età maggiore di 60 anni, b) leucociti maggiori di 25.000/mmc, c) blasti in periferia uguali o superiori a 1%, d) presenza di sintomi sistemici (calo di peso, sudorazione notturna o febbre), e) emoglobina inferiore a 10 g/dl.
I pazienti a basso rischio non avevano questi fattori, quelli a rischio intermedio-1 ne avevano uno, a rischio intermedio-2 ne avevano due ed i pazienti ad alto rischio ne avevano tre o pi√Ļ.


(28 settembre 2017 - ore 14:41) - Terapie avanzate nella mielofibrosi

Gentili Dottori buongiorno,
volevo sapere se sono usciti i dati relativi alla sperimentazione con il PRM 151 nella mielofibrosi. Avevo letto su PubMed uno studio americano forse 2015 in cui veniva affermato che vi era una riduzione delle fibrosi con questo farmaco in quasi tutti i pazienti ma poi non ho visto altre pubblicazioni dello stesso autore o di altri. Sapevo che erano in corso protocolli anche in Italia; non si hanno ancora dati, anche preliminari in ordine alla efficacia o meno del trattamento?
Infine vi chiedo cortesemente chiarimenti in ordine all'opzione del trapianto di midollo (ho letto recentemente che anche compatibilità del 50% sembrano avere risultati sovrapponibili a quelli con piena compatibilità); infine è meglio fare un eventuale trapianto quando le condizioni cliniche sono ancora buone e la fibrosi non è in fase avanzata oppure aspettare? Grazie.
(Salvatore)


Risposta

L'agente antifibrotico PRM 151 è tuttora in sperimentazione clinica e sono disponibili solo dati preliminari, peraltro molto incoraggianti.
I trapianti di cellule staminali emopoietiche nella mielofibrosi con donatore aploidentico (compatibile al 50%) sono ancora pochi per dare un giudizio valido. In generale, è comunque ancora preferibile un trapianto da donatore familiare HLA identico (compatibile al 100%), così come è preferibile un trapianto in un paziente ancora in buone condizioni cliniche.


(26 settembre 2017 - ore 21:24) - Diagnosi differenziale tra policitemia vere e trombocitemia essenziale in corso di trattamento

Concedetemi una domanda per favore: se si è in cura con Oncocarbide si può distinguere la PV dalla TE? In altri termini c'è un marcatore diagnostico che non interferisca con l'Oncocarbide che permetta di diagnosticare con certezza la PV escludendo la TE o viceversa? Grazie.
(Luigi)


Risposta

L'esame diagnostico che permette di distinguere la policitemia vera dalla trombocitemia essenziale in corso di trattamento con idrossiurea o con altri farmaci è la biopsia ossea.


(26 settembre 2017 - ore 10:32) - Terapia della policitemia vera a basso rischio

Bravissimi Ricercatori, vi stimo tantissimo, vi chiedo cortesemente chiarificazioni e suggerimenti.
In data 8 luglio 2017 vi ho esposto l'esordio della mia malattia, conosciuta casualmente, nel marzo 2017: dagnosi di SD mieloproliferativa cronica a tipo policitemia vera. Ho 51 anni, non pregresse trombosi, ecografia addome completo negativo (non fumatore, non diabete,non ipertensione né ipercolesterolemia.
Dopo sei salassi di 400 ml ciascuno, il recentissimo emocromo del 25 settembre 2017 (cioè dopo 78 giorni dal salasso avvenuto il 6 luglio 2017), ha dato i seguenti valori:
globuli bianchi 9,38 v.rif.4,00-10,00
globuli rossi 6,92 4,50-5,70
emoglobina 15,2 13,5-17,0
ematocrito 46,8 40,0-52,0
RDW CV 19,7 11.5-14,5
quindi dovr√≤ sottopormi ad un nuovo salasso. Non pensavo che in un cos√¨ intervallo (78 giorni) mi sarei sottoposto a salasso. Faccio presente che da circa 20 giorni ho un persistente prurito in tutto il corpo: √® la malattia che progredisce a grandi passi? Questa vivace attivit√† proliferativa causer√† al pi√Ļ presto mielofibrosi o qualcosa di peggio?
Il centro che mi segue, dove risiedo (in Romagna), si limita ad emocromi e salassi, mi sento un NUMERO. Ogni tanto telefono ad un ematologo privato per comunicare dati. Non conosco un centro di riferimento per una assistenza pi√Ļ partecipativa, pi√Ļ vicina a chi soffre e soprattutto degna di fiducia per onesti suggerimenti e aggiornamenti.
Per la mia giovane età non vorrei sottopormi a terapia farmacologica. Potreste consigliarmi qualche centro di ematologia all'avanguardia, non speculatore, come punto di riferimento, non molto distante dalla Romagna?
C'√® all'estero un centro molto pi√Ļ avanti negli studi? E'in atto in sperimentazione un farmaco che potrebbe far sperare noi sfortunati in una vita pi√Ļ serena fisicamente? Grazie di cuore e cari saluti.
(Demetrio)


Risposta

Si definisce "a basso rischio" di eventi trombotici un paziente con policitemia vera di età inferiore a 60 anni e senza trombosi precedenti. In questi casi, il trattamento consigliato è rappresentato da salassi in modo da mantenere l'ematocrito a valori inferiori a 45% ed aspirina a basse dosi (100 mg al giorno). Questa raccomandazione internazionale è, di regola, seguita da tutti i centri ematologici italiani. In casi particolari, l'ematologo curante di un paziente con policitemia, anche a basso rischio, può consigliare al paziente, se lo ritiene opportuno, una consulenza presso altri centri di ematologia, italiani o internazionali, con maggiore interesse ed esperienza per questa patologia. In Italia, è attualmente in corso uno studio per valutare l'efficacia e la tollerabilità di interferone pegilato in questo specifico gruppo di pazienti.


(26 settembre 2017 - ore 1:12) - Acufeni e TIA nella trombocitemia essenziale

Egregi ricercatori, ho 64 anni ed ho avuto diagnosticato la trombocitemia essenziale nel 2004. Sono attualmente in cura con Oncocarbide e Clopidogrel dopo episodi di TIA. Da circa un anno è aumentato il valore della creatinina per cui l'Ematologo mi ha prescritto di aumentare l'assunzione di acqua. Da quando ho cominciato ad assumere parecchia acqua ho notato che l'acufene di cui soffro tende a diminuire per cui ho cominciato a modulare la quantità di acqua che assumo con la percezione dell'acufene fino a farlo quasi cessare con una quantità di oltre 5-6 litri di acqua al giorno. Con l'idratazione ho notato che diminuisce anche la sensazione di stanchezza ed aumenta la vivacità intellettuale.
Vorrei sapere se la presenza dell'acufene è indice di maggiore incidenza di TIA, se la maggiore idratazione diminuisce quindi la probabilità degli eventi di TIA, se possono essere suggerite altre terapie in alternativa alla idratazione che mi rende fortemente dipendente dalla accessibilità ai servizi igienici. Ringrazio cordialmente.


Risposta

Gli acufeni (ronziii o fischi che disturbano l'udito) possono essere un sintomo della trombocitemia essenziale ma non ci sono studi che abbiano osservato una loro relazione con attacchi ischemici transitori (TIA) cerebrali. Non ci sono evidenze scientifiche neanchè sull'utilità dell'idratazione nel trattamento degli acufeni o nella prevenzione dei TIA. In genere, il trattamento consigliato per gli acufeni e per altri sintomi cosiddetti microvascolari della TE (es. disturbi della vista chiamati fosfeni, alterazioni della sensibilità cutanea chiamate parestesie, ischemie periferiche delle dita chiamate eritromelalgie) è l'aspirina.


(25 settembre 2017 - ore 18:35) - Poliglobulia negativa per le mutazioni di JAK2 ed esone 12

Buongiorno,
da circa due anni ho eritrocitosi (GR intorno ai 6 mln) e HB tra i 16 e 16.7, l'ematocrito varia tra 46 e 49, con reticolocitosi alti intorno ai 120000 con percentuali >2.
Questo quadro clinico al momento non presenta JAK2 ed esone 12 positivi. Potrebbe trattarsi una una PV allo stato iniziale considerato il valore alto di reticolociti e GR? Grazie.
(Ernesto)


Risposta

La policitemia vera è caratterizzata dalla mutazione V617F di JAK2 in oltre il 90% dei casi e dalla mutazione dell'esone 12 in circa il 5%, anche nelle fasi iniziali della malattia. Pertanto, una poliglobulia molecolarmente negativa assai raramente è una policitemia vera. Atri esami necessari per la diagnosi sono il dosaggio dell'eritropoietina e la biopsia osteo-midollare. I valori dei reticolociti e dei globuli rossi non sono utili per la diagnosi.


(25 settembre 2017 - ore 18:21) - Sintomi emorragici in corso di Ruxolitinib

Quali sono i sintomi della Sindrome emorragica? Nella mielofibrosi, complicata da pistrinopenia (60/80.000 piastrine), la presenza di lividi sulla pelle (soprattutto braccia e gambe) può essere considerata un sintomo, anche lieve, di questa sindrome, tale da consigliare la riduzione o la sospensione del Ruxolitinib?
(Giuseppe)


Risposta

Sintomi emorragici possono essere presenti nei pazienti con mielofibrosi che assumono Ruxolitinib ed essere correlati con la piastrinopenia dovuta sia alla malattia che al farmaco. Però, la decisione di ridurre le dosi o sospendere il farmaco è basata sul numero delle piastrine e non sulla sindrome emorragica.


(23 settembre 2017 - ore 9:37) - Combinazione di ruxolitinib e oncocarbide nella mielofibrosi

Egregi Dottori,
ho 67 anni e sono portatore di MIELOFIBROSI post PV. Attualmente assumo il Ruxolitinib (20 mg due volte al giorno) con ottimi risultati sulla sintomatologia complessiva ad iniziare dalle dimensioni della milza. Quello che invece non varia sono i globuli rossi (sempre alti) e per questo devo ricorrere, seppur meno frequentemente, al salasso per via dell'ematocrito alto. A tal proposito volevo sapere se vi è già una statistica per quanto riguarda l'assunzione di Ruxolitinib in combinazione con Oncocarbide.
Grato per la vostra consueta cortesia cordialmente Riki.
(Riki)


Risposta

Non ci sono studi clinici sull'associazione di ruxolitinib e oncocarbide nelle malattie mieloproliferative croniche perché, di regola, ruxolitinib viene usato quando l'oncocarbide è risultata inefficace. Peraltro, non c'è una controindicazione assoluta all'utilizzo combinato dei due farmaci in casi particolari. Per esempio, è disponibile uno studio nella policitemia vera che utilizza l'associazione di oncocarbide con un altro farmaco, givinostat, un inibitore delle istone deacetiilasi che ha anche un'attività inibitoria su JAK2 come ruxolitinib (Finazzi et al. Br J Haematol 2013;161:688-94).


(22 settembre 2017 - ore 3:05) - Prescrivibilità di Ruxolitinib in Europa per la trombocitemia essenziale

Buongiorno, ho 66 anni ed ho avuto diagnosticato la TE nel 2002. Dal 2012, dopo episodio di TIA senza rilevabili conseguenze, prendo Oncocarbide con dosi in aumento sino al valore attuale di 1,5 grammi/die. L'ematologo afferma che l'evoluzione della malattia mostra un peggioramento e che trarrei beneficio da Ruxolitinib, ma che questa farmaco non è attualmente prescrivibile in Italia per la TE. Potendo usufruire del servizio sanitario belga vorrei sapere se Ruxolitinib è prescrivibile in Belgio per la TE. Grazie.
(Antonio)


Risposta

In nessun paese europeo Ruxolitinib è approvato per il trattamento della trombocitemia essenziale. Il farmaco è prescrivibile per la policitemia vera resistente all'idrossiurea e per la mielofibrosi (compresa la mielofibrosi post-policitemia vera o post-trombocitemia essenziale) di gravità intermedia o alta.


(19 settembre 2017 - ore 20:10) - Variazioni dell'emocromo in corso di terapia con Ruxolitinib

Salve, malato di mielofibrosi post policitemia, in cura con ruxolitinib da 4 anni e mezzo. Da qualche mese sta accadendo che i globuli bianchi aumentano (ora a 32000) mentre le piastrine diminuiscono (ora a 71). Prendo 5 mg la mattina e 5 mg la sera. Da una settimana la maattina prendo 10 mg anziché 5 mg. L'ematocrito è a 46. Cosa pensate stia accadendo?
(Franco)


Risposta

Le variazioni dell'emocromo sono frequenti in corso di terapia con Ruxolitinib e, per questa ragione, il dosaggio del farmaco deve essere adattato per ogni paziente. L'ematologo curante dovrà tenere conto se tali variazioni rientrano in quelle attese in corso di trattamento o se possono invece indicare una variazione dello stato di malattia.


(18 settembre 2017 - ore 17:53) - Mielofibrosi in fase prefibrotica

La nuova classificazione delle malattie mieloproliferative, indica la nuova entità chiamata mielofibrosi in fase prefibrotica, io ho la policitemia vera da circa 12 anni, una nuova biopsia osteomidollare mostra una MF0, questo significa che la mia malattia è evoluta in mielofibrosi in fase prefibrotica?
(Giovanni)


Risposta

La mielofibrosi in fase prefibrotica è una diagnosi differenziale soprattutto nei confronti della trombocitemia essenziale. L'esame istologico mostra un aspetto dei megacariociti midollari simile a quello della mielofibrosi vera e propria, ma diverso da quello della trombocitemia essenziale, in assenza di fibrosi midollare. Anche la policitemia vera può avere un grado di fibrosi pari a 0 e questo non significa necessariamente che si tratti di una mielofibrosi in fase prefibrotica. Comunque, questa.diagnosi è, di regola, chiaramente specificata dall'anatomo-patologo nel suo referto.


(18 settembre 2017 - ore 12:38) - Mielofibrosi primaria e secondaria

Ovunque si parla di mielofibrosi idiopatica e quasi mai di mielofibrosi secondaria. Ma sono la stessa cosa? Hanno una storia diversa? Grazie.
(Fernando)


Risposta

Si definisce primaria (meglio che idiopatica) una mielofibrosi che viene diagnosticata fin dall'inizio come tale. Si definisce secondaria una mielofibrosi che all'inizio era stata diagnosticata (giustamente) come policitemia vera o trombocitemia essenziale e poi è progredita a mielofibrosi (post-PV o post-ET).
Nella pratica clinica, i due tipi di mielofibrosi vengono trattati in modo simile. Alcuni studi hanno però dimostrato che ci sono differenze, per es. nei criteri prognostici, fra mielofibrosi primaria e post-ET o post.PV. Queste differenze dovranno essere confermate da altri studi e dovranno essere prese in considerazione dagli esperti per stabilire se sono sufficientemente rilevanti da modificare le raccomandazioni di gestione e trattamento dei pazienti.


(15 settembre 2017 - ore 10:12) - L'età come fattore prognostico nella mielofibrosi

Salve, vorrei sapere se l'eta' di 64 anni obbliga al trattamento con Oncocarbide anche in una situazione clinica buona e/o fase iniziale di mielofibrosi. Grazie.
(Vincent)


Risposta

L'età maggiore di 65 anni è considerata un fattore predittivo di mortalità nei pazienti con mielofibrosi primaria secondo gli attuali criteri prognostici. L'età, da sola, non è un criterio per stabilire la terapia, ma deve essre considerata insieme a tutto il quadro clinico ed ematologico del paziente.


(14 settembre 2017 - ore 12:09) - Dosaggio di Oncocarbide nella policitemia vera

Buongiorno, sono Policitemico da due anni prendo 12 oncocarbide alla settimana pi√Ļ un salasso una volta ogni mese e mezzo, ma il mio ematocrito gira come valore intorno ai 50; √® possibile che il farmaco abbia poco effetto su di me? Cosa mi consigliate? Grazie.
(Ferdinando)


Risposta

Il dosaggio medio di Oncocarbide nella policitemia vera è 2 cp da 500 mg al giorno (14 cp alla settimana). Il farmaco può essere aumentato fino a 4 cp al giorno, compatibilmente con la tollerabilità del paziente e i valori di leucociti e piastrine. Una inefficacia (resistenza) del farmaco è definita quando i valori dell'emocromo non sono controllati dopo almeno 3 mesi di terapia con 2 g (4 compresse) di Oncocarbide al giorno (Barosi et al. Br J Haematol 2010;148:961).


(13 settembre 2017 - ore 00:42) - Luspatercept per l'anemia delle mielofibrosi e delle sindromi mielodisplastiche

Gentili Ricercatori, vorrei sapere quando sarà autorizzata l'immissione in commercio del farmaco Luspatercept. Ho letto che presto questo farmaco sarà utilizzato per i pazienti con mielofibrosi e anemia. Il protocollo prevederà anche l'utilizzo nei casi di mielodisplasia con forte anemia?
Io ho una mielodisplasia con sideroblasti ad anello, con forte calo dell'emoglobina, aggravata da una piastrinosi che mi comporta l'assunzione di oncocarbide, cardioaspirina ed Eprex settimanale. Luspatercept potrebbe essere un farmaco valido per la mia patologia? Grazie.
(Lella)


Risposta

Luspatercept è una proteina di fusione in grado di aumentare l'emoglobina in volontari sani. Sono in corso diversi studi clinici per stabilre se il farmaco può migliorare l'anemia sia nei pazienti con mielofibrosi che in queli con sindromi mielodisplastiche. Al momento, non è possibile prevedere se e quando Luspatercerpt sarà autorizzato all'immissione in commercio.


(10 settembre 2017 - ore 11:19) - Effetto dei farmaci anti-infiammatori sulla formula leucocitaria

Buongiorno, ho una MF secondaria trattata con 1 onco al giorno e cardioaspirina. Ho avuto recentemente una forte lombosciatalgia per la quale ho preso antinfiammatori e antidolorifici (Oki, voltaren, contramal, toradol). Ho riscontrato nell'emocromo fatto a qualche giorno di distanza dalla fine di queste terapie, un notevole abbassamento di linfociti (3,5%). Può essere dovuto ai farmaci presi per la lombosciatalgia? Grazie mille.
(Donatella)


Risposta

Di regola, l'uso di farmaci anti-infiammatori non steroidei o di antidolorifici non ha effetto sulla conta dei linfociti. L'uso di cortisonici aumenta invece la conta dei granulociti neutrofili per un effetto di mobilizzazione di queste cellule indotto dal farmaco.


(9 settembre 2017 - ore 18:24) - Prurito nella policitemia vera

Buongiorno, ho una policitemia in trattamento con salassi e plavix. Finora ho combattuto i pruriti, peraltro rari, cercando di tenere idratata la pelle ed evitando sbalzi di temperatura. Di recente però ho notato che tanto le punture di zanzare quanto la desquamazione della pelle sulla schiena dovuta al venir meno dell'abbronzatura, mi scatenano pruriti esagerati e persistenti. L'effetto amplificato può essere dovuto alla malattia? Grazie.
(Antonella)


Risposta

Il prurito, tipicamente scatenato dal contatto con l'acqua (acquagenico), √® un sintomo frequente, e talvolta molto disturbante, nei pazienti con policitemia vera. Il primo modo per ridurlo √® una efficace salassoterapia che mantenga un ematocrito inferiore a 45% (in questo modo si riduce anche il rischio trombotico). Altri presidi, farmacologici, comprendono antistaminici, basse dosi di cortisonici, il trattamento PUVA (psoralene e raggi ultravioletti) frequentemente usato in Dermatologia, e anche tranquillanti minori, come le benzodiazepine, o antidepressivi, come la paroxetina. Nei casi pi√Ļ severi e resistenti, si deve pensare a nuovi farmaci per il trattamento della PV come l'interferone pegilato o, prossimamente, gli inibitori di JAK2 come ruxolitinib.


(8 settembre 2017 - ore 21:30) - Trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche per la mielofibrosi in Italia

Egregi dottori,
ho 42 anni e una mielofibrosi con rischio Intermedio 2 secondo criteri DIPPS. L'ematologo mi ha indicato per le mie buone condizioni generali una potenziale indicazione trapiantologica. Vorrei sapere se ci sono dei centri per il trapianto in Italia che sono particolarmente esperti nei casi di mielofibrosi; questo può essere un criterio per scegliere a chi rivolgersi? Oppure quale criterio dovrei utilizzare?
Grazie per l'aiuto che vorrete darmi, al momento non saprei da dove cominciare...
(Ilaria)


Risposta

In Italia ci sono numerosi centri ematologici di trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche, esperti anche nel trattamento dei pazienti con mielofibrosi. L'ematologo curante che pone l'indicazione al trapianto deve essere la prima persona al quale il paziente si deve affidare per decidere insieme a quale centro di trapianti rivolgersi.


(8 settembre 2017 - ore 18:13) - Significato del test LDH nella trombocitemia

Ho la trombocitemia da 7 anni dal 2010 senza accusare disturbi particolari, qualche volta prurito e formicolii. Le piastine non sono mai state eccessivamente alte, sono arrivate a 476. Adesso l'LDH è aumentato, le piastrine sono salite a 540 e i medici devono farmi la biopsia.
Domanda: ldh aumentato è segno di mielofibosi anche se il resto degli esami sono perfetti? Chiedo se in caso di mielofibrosi questo farmaco funziona bene e quanto è aumentata la sopravvivenza visto che ho ancora 56 anni. Vi ringrazio e vi saluto cordialmente.
(Giusi)


Risposta

La determinazione della lattato deidrogenasi (LDH) non è un criterio diagnostico di mielofibrosi post-trombocitemica (Barosi et al. Leukemia 2008;22:437-8). L'aumento di questo test di laboratorio può avere molte cause, fra le quali un aumento della mieloproliferazione periferica e midollare. L'ematologo curante stabilirà se l'aumento dell'LDH, valutato nel quadro clinico e di laboratorio generale del paziente, sia o no un criterio per approfondire le indagini ematologiche.


(7 settembre 2017 - ore 9:31) - "Spasmi" nella mielofibrosi in trattamento con Ruxolitinib

Egregi Dottori,
67 anni portatore di MIELOFIBROSI e attualmente in cura con Ruxolitinib + Cardioaspirina. Da pi√Ļ di un mese, a fasi alterne e quotidiane, soffro di spasmi (per fortuna non molto intensi) provenienti da sotto lo sterno. Il mio Ematologo, dopo aver auscultato la zona, ha escluso problemi cardiaci. Quello che vorrei chiedervi e se esistono delle indagini cliniche (laste, RM, Tac ecc.) ad hoc per ricercare le cause e, a seguire, gli eventuali rimedi.
Grazie come sempre per le vostre puntuali risposte.
(Riki)


Risposta

La sensazione soggettiva di "spasmi" retrosternali non è un sintomo frequente nella mielofibrosi, nemmeno in trattamento con Ruxolitinib. Npn esistono pertanto specifiche indagini cliniche in aggiunta a quelle che l'ematologo curante riterrà opportune.


(6 settembre 2017 - ore 21:52) - Conta delle cellule CD34+ nella trombocitemia essenziale

Gentili ricercatori la conta delle cellule CD34+ è un criterio diagnostico e prognostico nella TE quali sono i valori ritenuti normali in percentuale e numero? Inoltre, la conta WBC nel sangue periferico cosa sta ad indicare? Grazie mille.
(Marinella)


Risposta

La conta delle cellule CD34+ non ha un sicuro significato né diagnostico né prognostico nella trombocitemia essenziale. Il valore normale di queste cellule nel sangue periferico è compreso tra 1.5 e 4.7 per microlitro.


(6 settembre 2017 - ore 20:52) - Attendibilità del test per la mutazione V617F del gene JAK2

Sono affetta da ET da circa 6 anni e nel 2011 ho effettuato il test sul JAK2 risultato positivo ma mi era stato detto che era ancora un esame non attendibile al 100%. Dovrei rifarlo oggi?
(Vale)


Risposta

La mutazione V617F del gene JAK2 nelle malattie mieloproliferative croniche è stata scoperta nel 2005 e i test molecolari per identificare la mutazione sono stati rapidamente introdotti nella pratica diagnostica. I test sono di regola largamente attendibili e non devono essere ripetuti se non in casi particolari o per motivi di studio.


(6 settembre 2017 - ore 15:14) - Vaccinazione anti-influenzale in pazienti con malattie mieloproliferative e mielodisplastiche

Cari ricercatori, ho 66 anni e mi è stata da tempo diagnosticata una anemia con sideroblasti ad anello aggravata nel tempo da una piastrinosi (mutazione MPL). Da un anno circa assumo oncocarbide ciclicamente (10 gg sì e 10 gg no), Eprex 40.000 e cardioaspirina. Le ultime analisi danno Leucociti 3.27 con Neutrofili 47.2% (range 40.000/74.000)e 1.54 x10^3/mcl (range 1.90/8.00). Emoglobina e piastrine hanno valori accettabili (11.0 e 600). Vorrei un Vostro parere circa l'effettuazione o meno (considerando la patologia, il valore piuttosto basso dei leucociti e i farmaci assunti) della vaccinazione antinfluenzale nella prossima stagione autunnale, vaccinazione che nello scorso autunno non ho fatto per i valori piuttosto bassi dei Neutrofili.
Grazie in anticipo per la risposta.
(Lella)


Risposta

In linea generale, non ci sono controindicazioni alla vaccinazione anti-influenzale nei pazienti con queste malattie ematologiche, anche con valori modestamente ridotti di leucociti. Però, per ogni paziente, la decisione finale spetta all'ematologo curante.


(6 settembre 2017 - ore 18:05) - Eritemi da contatto nella policitemia vera

Ho policitemia vera, assumo cardioaspirina, oncocarbide, da anni, noto che quando metto cinture cinturini stretti sia alla pancia che in zona caviglia, o abiti stretti si arrossa la zona in un modo pazzesco come chiazze grosse estese, come mai?


Risposta

Gli eritemi da contatto non sono complicanze cutanee tipiche della policitemia vera o della sua terapia, come invece sono le ulcere alla caviglia (malleolari) o in altre sedi cutanee, caratteristicamente provocate o peggiorate dall'Oncocarbide. Nel caso degli eritemi, è consigliabile una valutazione dermatologica.


(5 settembre 2017 - ore 20:47) - Piastrinopenia in corso di Ruxolitinib

Salve, esiste qualche combinazione di ruxolitinib per chi soffre di piastrinopenia? Sono in cura da 4 anni con ruxolitinib per mielofibrosi post policotemia vera.
(Franco)


Risposta

La piastrinopenia è una complicanza comune in corso di Ruxolitinib e, infatti, il dosaggio iniziale del farmaco è basato sul numero di piastrine del paziente. In genere, è una complicanza non grave, di rado associata a complicanze emorragiche e gestibile con la modificazione delle dosi. Ruxolinib non è comunque indicato per pazienti con piastrine inferiori a 50.000/mmc. Non sono disponibili combinazioni di altri farmaci con Ruxolitinib per pazienti piastrinopenici.


(5 settembre 2017 - ore 14:09) - Reazioni febbrili trasfusionali

Gentili ricercatori,
√® dai primi di febbraio che mia madre settimanalmente si va a fare le trasfusioni. Da febbraio la sua emoglobina ha avuto un valore di 8. Necessiterebbe di pi√Ļ sacche di sangue ma per carenza gli mettono solo una sacca e qualche volta √® capitato che non gli hanno messo nemmeno una. Ogni volta che fa le trasfusione ha la febbre con una temperatura corporea di 37. Perch√© le succede questo? Come la si pu√≤ combattere?
Saluti e grazie.
(Carlo)


Risposta

Reazioni febbrili (temperatura corporea superiore a 37 ¬įC) o febbre con brivido sono comuni in corso o subito dopo la trasfusione di emocomponenti (globuli rossi, piastrine, plasma) e sono dovute nella gran parte dei casi alla presenza di anticorpi diretti contro le piastrine, i leucociti o frammenti di leucociti presenti nei componenti trasfusi. La febbre pu√≤ essere anche dovuta a citochine pirogene generate durante la conservazione degli emocomponenti. Non sono gravi e si risolvono spontaneamente o con l'uso di paracetamolo. Si possono prevenire utilizzando emocomponenti filtrati o facendo precedere la trasfusione dall'infusione di antistaminici e/o cortisonici.


(3 settembre 2017 - ore 16:33) - Arruolamento in protocolli di ricerca nelle malattie mieloproliferative croniche

Come entrare in un protocollo di ricerca inibitore JAK2?
(Elio)


Risposta

L'inserimento di un paziente in protocolli di ricerca nelle malattie mieloproliferative croniche, che includano o meno l'uso di farmaci inibitori di JAK2, viene proposto al paziente dai centri ematologici dove è in cura, eventualmente in accordo con altri centri. Al paziente il protocollo dovrà essere spiegato nei dettagli in modo che possa firmare un consenso informato senza il quale nessun protocollo sperimentale può essere avviato.


(2 settembre 2017 - ore 18:07) - Complicanze renali della policitemia vera

Cari ricercatori, 50 anni, sono affetto da PV JAK2+ dal 2010 in trattamento con oncocarbide 3 cps al dì, plavix, frequente cortisone per il prurito poco controllabibile, ipertensione , già operato nel 2010 di bypass coronarico, zyloric i cps al dì; dagli ultimi esami è emersa una marcata splenomegalia circa 22 cm, ed il valore GFR (filtrato gromenulare) a 60 (val. di rifer. maggiore o uguale a 90) e LDH stranamente bassa 200 (val. di rif. fino a 290).
Il mio quesito: con la mia patologia e la terapia farmacologica in atto vado incontro a dei seri problemi renali?
Grazie in anticipo per la risposta.
(Giuseppe)


Risposta

I pazienti con policitemia vera non presentano tipicamente complicanze renali, anche se in trattamento. Pi√Ļ frequentemente tali complicanze si associano ad altre patologie associate come l'ipertensione arteriosa o una condizione di vasculopatia cronica.


(2 settembre 2017 - ore 14:58) - Effetto di ruxolitinib sulla frequenza di trasformazione leucemica nella mielofibrosi

Il ruxolitinib ha inciso sull'insorgenza di leucemia nei pazienti trattati? Grazie.
(Fernando)


Risposta

I dati a lungo termine (follow-up mediano 4 anni) dello studio COMFORT II, che ha confrontato ruxolitinib con la migliore altra terapia possibile nei pazienti con mielofibrosi, hanno mostrato una frequenza di leucemie del 5.5% nel gruppo trattato con ruxolitinib e del 6.8% in quello trattato con altra terapia (Harrison et al. Leukemia 2016;30:1701-7). Questa lieve differenza non rappresenta però una dimostrazione sicura di un effetto positivo del farmaco sull'incidenza di trasformazione leucemica della mielofibrosi ed altri studi controllati e a lungo termine sono necessari.


(1 settembre 2017 - ore 12:00) - Uso di Ruxolitinib in Italia nella policitemia vera resistente/refrattaria a idrossiurea

Patologia diagnosticata: policicemia vera con mutazione JAK2 su due bande ad alto rischio trombotico. Essendo intollerante ad Oncocarbide la legge italiana, in merito, prevede la possibilità dell'uso del Jakavi?
(Antonio)


Risposta

In questa indicazione, in Italia, Ruxolitinib è attualmente in attesa della definizione del regime di rimborsabilità. Si attende tale definizione entro la fine dell'anno. Dopodiché il farmaco potrà esere prescritto e rimborsato dal SSN.


(25 agosto 2017 - ore 13:34) - Acufeni

Buongiorno,
da pi√Ļ di 6 mesi ho acufeni costanti all'orecchio destro, le analisi che faccio costantemente evidenziano valori costanti nei 6 mesi, leggera eritrocitosi, HB 16, HCT 48 e reticolociti di poco superiori alla norma; JAK2 ed esone 12 negativi, ad oggi non PV non diagnosticata.
La cosa che non mi spiego è come mai questi acufeni sono presenti con valori non elevati di HCT? Potrebbero influire i reticolociti che sono di poco alti rispetto al normale? O è possibile che il tutto si stia evolvendo in PV allo stato iniziale?
Ringraziandovi di tutto vi porgo i miei saluti.
(Fabio)


Risposta

La comparsa di acufeni è una condizione piuttosto frequente, si stima che possa interessare circa 10% ÷ 15% della popolazione. Le cause sono numerose ed includono disturbi dell'orecchio, della pressione o dei vasi. L'aumento dei reticolociti non rientra tra le cause di insorgenza di acufeni.


(24 agosto 2017 - ore 20:10) - Malattia di Fahr

Malattia di Fahr
(Guido)


Risposta

La malattia di Fahr non rientra purtroppo nel nostro specifico progetto di ricerca. Si tratta comunque di una una rara malattia genetica autosomica dominante caratterizzata dalla calcificazione idiopatica dei nuclei della base (telencefalo), e che comporta la comparsa di disturbi neurologici.


(23 agosto 2017 - ore 8:40) - Eritrocitosi idiopatica e piastrinosi

Salve, in eritrocitosi idiopatica iniziata 8 anni fa, salassi periodici (circa 2 all'anno) le piastrine sono sempre rimaste intorno a 250-280 con puntate sporadiche a 300. Ho notato però che negli ultimi 7 mesi la conta piastrinica sta assumendo un trend in discesa e fino a 200 (ultimo esame eseguito ieri), cosa mai accaduta. Vorrei sapere se questa circostanza merita ulteriori approfondimenti e, seppur alla lontana, di cosa potrebbe esserne l'esordio (mielofibrosi, leucemia, linfoma, mieloma o cosa)?
(Pino)


Risposta

Una riduzione modesta ed isolata della conta piastrinica può essere fisiologica. Si definisce comunque piastrinopenia quella condizione clinica in cui la conta periferica delle piastrine è minore di 150x10^9/L. Quindi solo per una riduzione della conta piastrinica a valori inferiori a questa soglia potrebbe essere richiesto un approfondimento diagnostico. Raramente la sola comparsa di piastrinopenia, ovvero in assenza di altri esami ematici o strumentali alterati, rappresenta l'esordio di patologie come da Lei indicate.


(22 agosto 2017 - ore 22:31) - Trombosi vena porta (2)

In relazione della domanda sulla vena porta, significa che una vena porta ristretta non si vede con una semplice ecografia?
(Davide)


Risposta

L'ecografia dell'addome semplice è in grado di vedere una riduzione del calibro della vena porta ma non consente di valutare l'effetto sul flusso ematico della riduzione del calibro della v. porta, che al contrario può essere valutato con un esame ecocolordoppler.


(19 agosto 2017 - ore 13:46) - Trombofilia genetica

Mio marito ha trombofilia genetica omozigote, io no, i miei figli, nel caso che ce l'abbiano, sarà eterozigote?
(Lina)


Risposta

La trombofilia genetica non rientra nel nostro specifico progetto di ricerca. Comunque la trasmissione genetica in questo caso dipende dal Suo assetto genetico.


(18 agosto 2017 - ore 16:42) - Policitemia evoluta in anemia refrattaria

Egregi Dottori, grazie per le vostre risposte precedenti, sempre molto precise ed esaustive.
Mi rivolgo nuovamente a voi: 15/6/2007, anni 62, biopssia e riscontro di policitemia vera curata fino all'inizio 2013, molto bene con oncocarbide. Nel 2013, 68 anni, evoluzione della policitemia in anemia refrattaria con presenza di blasti areb 1. Nel mese in corso provveder√≤ ad iniziare il 49¬į ciclo con l'Azacitidina.
I miei attuali valori sono: leucociti,5,89 - emoglobina 142, piastrine 60.000 - ematocrito 49 - eritrociti 5,76. Alla luce di quanto sopra esposto, da una recente ecografia addome riscontrata milza con diametro bipolare 200 millimetri. Ogni tanto soffro di infezioni asintomatiche curate con augumentin. Vorrei gentilmente sapere da Voi se questa splenomegalia è di una certa gravità e se l'azacitidina può ridurre il diametro della milza e/o in alternativa se esistono altre cure. Un grazie di cuore e buone vacanze.
(Salvatore 1944)


Risposta

In considerazione dei dati che riferisce consigliamo una rivalutazione del caso in quanto il valore di emoglobina ed ematocrito riportate non sono tipiche dell'anemia refrattaria. L'azacitidina comunque non determina una riduzione efficace della splenomegalia. La gravità della splenomegalia dipende da quanto questa è sintomatica ovvero se determina dolore o un peggioramento della qualità di vita del paziente.


(18 agosto 2017 - ore 11:01) - Trombosi vena porta

Circa un paio di anni fa ho avuto trombosi vena porta, in una recente ecografia mi hanno detto che la vena porta si è un poco ristretta, cosa significa e una conseguenza?
(Davide)


Risposta

La riduzione del calibro della v. porta per un peggiormaneto della trombosi viene rilevata da un esame ecografico in grado di studiare il flusso dei vasi addominali. Si consiglia di rivolgersi al proprio medico curante per una valutaizone del caso.


(16 agosto 2017 - ore 12:15) - Piastrine alte e trombocitemia essenziale

Sono una donna di 35 anni con diagnosi di TE JAK2 mutata, nota da circa 4 anni. In questi anni il mio ematologo non mi ha mai fatto assumere farmaci non avendo secondo lui condizioni di rischio e con valori di PLT ATTORNO A 700.000, 800.000.
Circa 8 mesi addietro in seguito ad una banale caduta sono stata sottoposta ad intervento di splenectomia. Da quel momento le mie piastrine superano costantemente 1 milione e mezzo/mmc. Inoltre, comincio ad avere sintomi come vertigini, cefalea e disturbi visivi. Vista la sintomatologia il mio ematologo vuole sottopormi a terapia citoriduttiva. Voi cosa ne pensate?
(Giovanna)


Risposta

Secondo le pi√Ļ recenti linee guida il trattamento dei pazienti affetti da Trombocitemia Essenziale a basso rischio prevede la sola terapia antiaggregante con basse dosi di acido acetilsalicilico, a meno che non vi siano controindicazioni maggiori, inclusa la malattia di von Willebrand acquisita.
La terapia citoriduttiva è indicata nei pazienti con TE ad alto rischio (età >60 anni e/o pregresso evento trombotico). La terapia citoriduttiva può, inoltre, essere considerata nei casi che presentano una spiccata piastrinosi, con conta superiore a 1.500.000/mmc, in quanto in tale circostanza sussiste un rischio vascolare di tipo emorragico.
Anche la comparsa di una sintomatologia clinica associata ad una elevata conta piastrinica può indurre il medico ad iniziare un trattamento citoriduttivo.


(16 agosto 2017 - ore 9:07) - Donazione del cordone ombelicale e trombocitemia essenziale

Salve, sono una ragazza di 33 anni con TE, sono in gravidanza ed ero interessata ad effettuare la conservazione del cordone ombelicale, posso farlo? O a causa della mia malattia non posso?
(Sofia)


Risposta

Nel nostro paese, secondo quanto stabilito dalla legge, sono possibili solo la donazione eterologa, con la quale si dona il cordone ombelicale a beneficio della collettività, proprio come avviene per le donazioni di sangue, e la donazione dedicata, ovvero riservata al proprio neonato o un consanguineo per quelle famiglie ad alto rischio di malattie genetiche o che hanno già un bimbo malato. Sia la donazione eterologa che quella dedicata sono gratuite, a carico del Servizio sanitario nazionale e vengono gestite da una rete di banche pubbliche. L'unico divieto, quindi, riguarda la conservazione autologa. Inoltre, qualsiasi persona che sia affetta da una malattia delle cellule del sangue non può donare né sangue intero, né globuli rossi o altri componenti del sangue.


(14 agosto 2017 - ore 10:43) - Mielofibrosi e citogenetica

Buongiorno, vi ringrazio per la risposta del 4 agosto "mielofibrosi e citogenetica", ma a questo punto mi sorgono altre domande.
A quanto credo di aver capito le anomalie citogenetiche vengono trovate a seguito della ricerca fatta su pazienti con le varie patologie, quindi la mia prima domanda è: questa anomalia (46, XX, der(22)t(1;22)) è stata ritrovata in pazienti con quale patologia? O se il mio ragionamento non fosse corretto questa anomalia cosa significa?
Inoltre, se questa anomalia fosse già presente da anni è possibile che sia stata trasmessa ai miei figli?
Vi ringrazio. Saluti.
(Monica)


Risposta

Patologie diverse possono essere caratterizzate dalla stessa anomalia citogenetica: l'anomalia da Lei riportata è presente in varie malattie diverse e non in una sola. Peraltro, sugli stessi cromosomi i punti di alterazione possono essere molto diversi. Per quanto riguarda la trasmissione ai figli, questa non dipende dalla presenza dell'anomalia citogenetica da molti anni, ma dalla presenza dalla nascita, cosa estremamente rara.


(13 agosto 2017 - ore 22:22) - Trapianto renale

Due mesi fa ho effettuato trapianto renale. La terapia consiste in tacrolimus 6 mg al giorno e acido micofenolico 360 mg x 2. Da circa 15 giorni soffro di diarrea ricorrente. Desidererei sapere quali prodotti naturali contro la diarrea non interferiscono con la terapia, tipo carbone vegetale e mirtillo, o prodotti da banco antidiarroici. Grazie.
(Mena)


Risposta

Per gli effetti collaterali del trapianto renale e dei farmaci immunosoppressori relativi, La rimando ai colleghi che la seguono: è impossibile stabilire a distanza correlazioni tra clinica e farmaci in corso e tantomeno prescrivere una terapia adeguata. Aggiungo peraltro che il blog riguarda le neoplasie mieloproliferative croniche.


(13 agosto 2017 - ore 9:44) - Mielofibrosi e rivalutazione di malattia

Egregi dottori,
67 portatore di mielofibrosi post policitemia e in terapia con RUXOLITINIB + cardioaspirina. Volevo chiedervi se avendo fatto il BOM 2 anni or sono dove mi è stata appunto riscontrata la suddetta patologia non sarebbe il caso di ripeterlo, al fine di determinare oltre alle ulteriori variazioni della mutazione DRIVER, anche tutte le mutazioni secondarie (predittive e non), onde avere (finalmente!) la cosidetta CARTA DI IDENTITA' MOLECOLARE.
Aggiungo, inoltre, che se vi fosse la possibilit√† sarei pi√Ļ tranquillo se tutto quanto avvenisse presso il centro ricerche di Pavia. Purtroppo la mia sensazione e non solo la mia √® che nell'ospedale di riferimento gli Ematologi, tutti bravissimi e disponibilissimi, siano, loro malgrado, troppo oppressi dalla struttura relativamente alle tempistiche (non pi√Ļ di 1/4 d'ora per ogni paziente), ai costi delle terapie e delle analisi ecc... Capisco e condivido l'esigenza di evitare gli sprechi ma, laddove le patologie sono reali e importanti, non si dovrebbe indugiare troppo.
Grato per la vostra consueta cortesia vi saluto cordialmente.
(Riki)


Risposta

La rivalutazione di malattia tramite la BOM viene generalmente ripetuta qualora le condizioni cliniche o degli esami lo richiedano per vari motivi, e non semplicemente dopo un certo intervallo di tempo. La ricerca delle mutazioni aggiuntive a quella driver può comunque essere eseguita anche sul sangue periferico data l'elevata capacità di rilevazione delle tecniche attuali di genetica molecolare.


(9 agosto 2017 - ore 17:32) - Trombocitemia essenziale

Salve, ieri il mio ematologo mi ha detto che la trombocitemia essenziale non è una neoplasia, e quindi mi chiedo perché ho il cod esenzione 048 e nella BOM c'è scritto neoplasia mieloproliferativa? Grazie.
(Sofia)


Risposta

La trombocitemia essenziale √® a tutti gli effetti una neoplasia. La sua caratterizzazione negli anni pi√Ļ recenti ha infatti portato l'organizzazione mondiale della sanit√† a riconoscere questa definizione per cui trombocitemia essenziale, policitemia vera e mielofibrosi sono ora denominate "neoplasie mieloproliferative croniche".


(6 agosto 2017 - ore 8:15) - Oncocarbide e tossicità cutanea

Buongiorno, ho 54 anni, nel'ottobre del 2015 a causa di un controllo al pronto soccorso è stato riscontrato l'ematocrito avente un valore di 64,3. Hanno applicato un secondo stent a causa di una riduzione del 70% della coronoria e successivamente è stato diagnosticato la mutazione del JAK2 e di conseguenza la Policitemia vera. Nel maggio 2016 ho subito un terzo stent a causa dell'occlusione quasi totale della coronaria dx. Le medicine prescritte ad oggi sono il pariet, il cardicor, il duoplavin, il zopranol e l'oncocarbide, per quest'ultima, da un mese circa, a causa dell'aumento dellematocrito a 53,9, è stata aumentata la somministrazione da 6 a 9 pillole alla settimana. Poiché sono istruttore di vela ed ho un'esposizione al sole di parecchie ore diverse volte alla settimana, volevo chiedervi, anche se è un problema minore viste le patologie in atto, se c'è un nesso tra la somministrazione dell'oncocarbide, ed un herpex labiale che non guarisce da circa un mese e quali possono essere, nel tempo, le conseguenze per una esposizione continuata al sole per me che assumo costantemente questo tipo di farmaci? Grazie.
(Filippo)


Risposta

In merito all'infezione da Herpes virus al labbro, l'oncocarbide non determina un grado rilevante di riduzione delle difese immunitarie, in particolare nei confronti dei virus, quindi non c'è evidenza di una correlazione diretta.
Per l'esposizione alla luce solare, a maggior ragione in concomitanza di una terapia che ha comunque una certa tossicità cutanea, la raccomandazione è quella di utilizzare una protezione adeguata di grado elevato: in generale l'esposizione prolungata ai raggi UV espone al rischio di tumori cutanei.


(4 agosto 2017 - ore 11:53) - Ruxolitinib e piastrinopenia

A dicembre del 2012 a mia madre (69 anni) le hanno scoperto che aveva sia le piastrine alte che un LDH anche questo alto con causa della milza ingrossata. A seguito di questo ha fatto l'esame del JAK2 ed è risultato mutato. Per tenere sotto controllo queste piastrine inizia subito l'oncocarbide con controlli trimestrali dell'emocromo.
Visionando alcuni esami prima del 2012 e quelli successivi ci siamo resi conto che mia madre storicamente ha avuto un valore dell'emoglobina mediamente a 10,30 ed un LDH superiore a 1350 e pensiamo che questo sia stata la causa della milza ingrossata che le continua a persistere. Col tempo ci siamo resi conto che una cura poteva essere solo un trapianto di midollo osseo ma bisognava essere giovane e forte e mia madre non lo era e per questo non lo ha fatto.
Pensavamo che la cura di mia madre era una buona cura fino settembre del 2016 quando il medico curante si accorse che a mia madre il valore dell'emoglobina le era sceso addirittura a circa 8,5 e il valore delle piastrine a 14000 nonostante avesse eliminato l'oncocarbide da tre mesi. Consultando un altro dottore iniziammo da subito con delle vitamine d e b perché era molto a terra tanto da finire in pronto soccorso da cui iniziò a fare le trasfusioni di sangue. Per mia madre fu nuovissima questa situazione pensavamo che questa doveva essere l'unica ma in realtà così non lo è stato perché è da febbraio che si fa settimanalmente le trasfusioni.
A giugno l'ospedale consiglia di fare la biopsia midollare. Mia madre la fa e risulta in una fase dove viene consigliato a seguito di una sua accettazione una terapia con il Jakavi. Il 17 giugno inizia con due compresse da 15 mg al giorno perché ha le piastrine 130000. Dopo appena sette giorni le piastrine le sono scese prima a 98000 dopo altri due giorni a 78000. Subito allarmati l'ospedale riduce il Jakavi da 15 a due compresse da 5 mg al giorno e nonostante questo le piastrine le sono scese fino a 45000 e le è stato sospeso. Questa riduzione di piastrine è successa in meno di 15 giorni di Jakavi. Adesso le ha a 96000 e l'ospedale vuole che mia madre riprenda nuovamente il Jakavi iniziando con due compresse da 5 mg al giorno perché secondo loro può averne un beneficio la milza. Mia madre è contraria perché è da febbraio fino all'inizio del Jakavi ha avuto un media di piastrine di circa 135000. Ha preso sempre gli stessi farmaci ed associa la caduta delle piastrine solo al Jakavi.
Gentili ricercatori voi cosa ne pensate?
(Carlo)


Risposta

In termini generali, la terapia con Ruxolitinib produce frequentemente una riduzione della conta piastrinica, così come dell'emoglobina, che comporta spesso la necessità di modificare il dosaggio del farmaco fino a trovare un equilibrio tra effetti vantaggiosi (come la riduzione del volume della milza) e appunto gli effetti sfavorevoli.
Nel caso specifico, decidere e gestire un trattamento con Ruxolitinib non può prescindere da tutti gli elementi clinici e di laboratorio della paziente che possono essere valutati solo nell'ambito di una visita.
L'invito è pertanto quello di riparlare del farmaco e del bilancio tra effetti benefici e non, nel caso di Sua madre con il Vostro Ematologo di riferimento.


(4 agosto 2017 - ore 10:56) - Mielofibrosi e citogenetica

Buongiorno,
da recente BOM è stata rilevata la seguente anomalia citogenetica: 46, XX, der(22)t(1;22) che non era stata rilevata nelle precedenti BOM (1989, 2009, 2014) probabilmente per materiale insufficiente. Vorrei gentilmente sapere cosa significa. Maggiore predisposizione ad evoluzione leucemica, o altro?
TE diagnosticata nel 1989, nel 2014 mi viene diagnosticata mielofibrosi secondaria con mutazione MPL da alcuni, ma su rivalutazione midollare di vetrini del 1989 viene diagnosticata mielofibrosi prefibiotica da altri. E qui ho due domande: cosa cambia tra le due diverse diagnosi? E ancora: in previsione di un trapianto di midollo, avere da così tanti anni la malattia (che tra l'altro pur avendo un grado di fibrosi 3, ho emoglobina sopra i 10, non febbre, no prurito, no sintomi, piastrine 700 mila pur con oncocarbide) ha qualche influenza sull'esito del trapianto (attecchimento, ricadute, etc.)? Grazie-
(Monica)


Risposta

In merito all'anomalia citogenetica indicata, non rientra tra quelle associate a una maggiore evolutività nella mielofibrosi; il fatto che non fosse stata trovata in precedenza può certamente dipendere da un problema di laboratorio o di campione ma l'alterazione può anche essere comparsa in un momento successivo.
La distinzione tra forma pre-fibrotica e fibrotica "franca" è un'acquisizione recente: in termini generali separa in una categoria a se stante le situazioni pre-fibrotiche, che sono mediamente associate a un andamento meno evolutivo nel tempo ma che possono comunque passare a una forma fibrotica vera e propria. L'identificazione di una delle due forme, a volte non così immediata, può essere utile nella gestione clinica, ma in un caso come il Suo, essendoci un grado 3 di fibrosi all'ultima valutazione, sapere se in precedenza ci fosse o meno una forma pre-fibrotica non modifica le cose in modo sostanziale.
In previsione di un trapianto allogenico, la durata della malattia precedente non è un fattore rilevante di per sé quanto possano esserlo complicanze precedenti eventualmente correlate alla malattia (infezioni ricorrenti, fabbisogno di trasfusioni e altro).


(1 agosto 2017 - ore 14:21) - Mielofibrosi e oncocarbide

Buongiorno.
Nel 2008 mi è stata diagnosticata mielofibrosi di tipo indolente. Fondamentalmente sto bene. Attualmente la milza in eco risulta 18,8 cm DL e sborda circa 6,5 cm dall'arcata costale. Il valore di CD34+ è 0,15%, mentre la conta delle cellule blastiche nel sangue periferico resta al di sotto dell'1%.
Altri dati: Rbc 5,99; Hgb 13,80; Hct 43,80%; Plt 460. Il dato che mi preoccupa di pi√Ļ √® rappresentato dai WBC che nel tempo √® lievitato ed oggi si attesta a 18,09 mila/mmc. Al riguardo il mio ematologo mi ha suggerito di assumere oncocarbide (idrossiurea) al fine di ridurne il valore. Io per√≤ non sono pienamente convinta per i suoi effetti collaterali (trasformazione nel tempo della mielofibrosi in qualcosa di pi√Ļ severo come la leucemia). Per favore, gradirei tanto il vostro autorevole parere a tal proposito. Saluti.
(Giusi)


Risposta

La scelta di adottare una terapia citoriduttiva, cioè che si occupa di contenere la proliferazione della malattia e quindi i globuli bianchi e il volume della milza, deve tener conto di numerosi fattori clinici e di laboratorio per cui non può essere valutata a distanza.
Quello che si può affermare è comunque che gli studi disponibili sull'oncocarbide mostrano come sia un farmaco sicuro che non aumenta in modo rilevante il rischio di trasformazione leucemica della mielofibrosi.


(1 agosto 2017 - ore 10:24) - PV e oncocarbide

Sono policitemico vero. Ho subito intervento chirurgico e, causa sanguinamento, l'HB da 18 è scesa a 11 con HTC 35 e PTL 530000. Nonostante la relativa anemizzazione, mi è stato consigliato di continuare con oncocarbide 500 perché agirebbe prevalentemente sulle piastrine e molto meno su GR. E' così?
(Fabrizio)


Risposta

La modulazione della terapia con oncocarbide in base all'andamento dell'emocromo non può essere fatta a distanza perché deve tener conto di numerosi fattori clinici e di laboratorio. In termini generali, nella Sua situazione il calo dell'emoglobina generalmente recupera in tempi relativamente brevi in parte proprio per la concomitante policitemia vera; all'incremento delle piastrine può aver contribuito proprio l'anemizzazione e allontanandosi dall'intervento i valori del sangue tenderanno a stabilizzarsi.