Italiano | English

Salta la barra di navigazione Il Progetto > Informazioni e commenti

Informazioni e commenti

Come chiedere informazioni o lasciare commenti

Nella sezione sottostante è possibile porre delle domande ai ricercatori del gruppo o lasciare un commento. Si sottolinea che non verranno espressi pareri medici su situazioni personali o valutazioni su diagnosi e cure in corso. I ricercatori si riservano di non rispondere a domande che abbiano come oggetto giudizi clinici personali. Le risposte saranno pubblicate in questa sezione del sito nell'arco di alcuni giorni. Non verranno fornite risposte ad indirizzi email privati.









(31 agosto 2018 - ore 8:52) - Rivalutazione di malattia

Egregi Dottori,
ho 68 anni e sono portatore di mielofibrosi post policitemia vera. Da 4 anni sono in cura con JAKAVI (20 mg mattina e sera) con ottimi risultati sui vari sintomi specifici derivanti dalla patologia stessa. A tal proposito vorrei chiedervi, anche alla luce degli avanzamenti nel campo della ricerca genetica, se è opportuno fare nuovamente una biopsia midollare e/o analisi specifiche al fine di fare il punto su eventuali sviluppi della suddetta patologia e non solo.
Vorrei inoltre chiedervi, qualora il mio ematologo di riferimento decida ripetere la biopsia midollare, mi sentirei pi√Ļ tranquillo se potessi fare tale esame presso il vostro centro e per questo vorrei conoscere le modalit√† di accesso, tenendo conto che vivo in Piemonte.
Cordialmente Riki.
(Riki)


Risposta

La decisione di rivalutare la mielofibrosi viene generalmente presa in presenza di alterazioni cliniche e/o di laboratorio; deve comunque essere considerata nell'ambito del Suo quadro clinico nella sua interezza e dunque in accordo con il proprio ematologo di riferimento.
In quanto al Centro dove eseguire la rivalutazione, le modalità di accesso evidentemente variano in base al Centro stesso e anche per questo potrà farsi coadiuvare dall'ematologo che La segue.


(30 agosto 2018 - ore 19:33) - Immunoterapia e malattie mieloproliferative

Buonasera, ho mia moglie che soffre di mielofibrosi con mutazione JAK2, vorrei sapere se questa nuova cura CAR-T, autorizzata da poco in Europa può essere veramente la cura alle malattie mieloproliferative e, se si, in quanto tempo sarà disponibile per tutti i malati?
(Antonio)


Risposta

La terapia con CAR-T si basa su tecniche di laboratorio che "istruiscono" i linfociti a riconoscere e quindi ad agire contro le cellule neoplastiche. Per quanto si basi su linfociti T e dunque si possa definire un "farmaco cellulare", questa terapia non è esente da effetti collaterali anche molto severi e per il momento è infatti riservata a malattie estremamente aggressive, come la leucemia acuta linfoblastica in recidiva o refrattaria alla terapia convenzionale.
Nelle malattie mieloproliferative, i rischi di tale strategia terapeutica superano decisamente i rischi legati alla malattia, almeno nella grande maggioranza dei casi. Non si può escludere che in futuro, l'affinamento della tecnica alla base di questo approccio possa ridurre gli effetti collaterali e renderlo un'opzione effettiva anche in questo contesto clinico.


(29 agosto 2018 - ore 17:40) - Salassoterapia

Buonasera.
Mi hanno diagnosticato da poco una policitemia vera (30%); da circa 1 mese e dal giorno 6-8-2018 ho iniziato la terapia con ONCOCARBIDE 2 cp al giorno e CARDIOASPIRINA e RAMIPRIL da luglio, inoltre ho fatto in totale 4 salassi a distanza di circa 15/25gg.
La mia domanda riguarda proprio l'ultimo salasso fatto il 24-8-2018. Quella mattina prima di tutto ho fatto il controllo emocromo e i risultati sono stati ottimi in quanto ho risposto bene alla terapia e i miei valori stanno tornando nella norma, ve li riporto:
G.B. 6.03, G.R. 5.60, HB 14.6, EMATOCRITO 46.3, MCV 82.7, MCH 26.1, MCHC 31.5, RDW 18.9, PIASTRINE 174, MPV 9.4, LINFOCITI 33.7, MONOCITI 5.3, NEUTROFILI 56.7, EOSINOFILI 3.8, BASOFILI 0.5.
Quindi il dosaggio dell'ONCOCARBIDE è stato diminuito a 1 cp a giorni alterni, e comunque quella mattina mi hanno comunque fatto il salasso... Di solito mi toglievano 350ml, ma quella mattina 400ml.
Come di consueto non mi hanno reidratato con fisiologica, come prescritto dall'ematologa (400), ma l'infermiera mi ha fatto bere i soliti 2 bicchieri d'acqua... Li per li mi sentivo bene, ma poco dopo essermi alzata sono svenuta.
La domanda è questa: io ancora dopo 4 gg ho seri giramenti di testa, il sole non posso vederlo e se sto in piedi per troppo tempo rischio di ricollassare, sto per la maggior parte a casa in modo che ogni tanto... molto spesso mi stendo a letto per poi ricominciare le faccende.
E' possibile che non c'era bisogno del salasso? Non è che ora i miei valori si sono abbassati troppo? Potrei passare dal salasso ad avere bisogno di una trasfusione?
Mi sento davvero sempre stanca, dormirei tutto il giorno, tranne la notte! Non so cosa pensare.
Grazie in anticipo della risposta. E' davvero brutto non capire cosa succede al tuo corpo, poi trovare persone che non sanno tranquillizzati ma continuano a ripetermi che sono troppo ansiosa peggiora il tutto!


Risposta

E' necessario premettere che non è possibile valutare correttamente dal punto di vista clinico una situazione come la Sua a distanza, ed è necessario che la terapia intrapresa, basata su salassi, aspirina e oncocarbide, venga gestita ed eventualmente modulata dai Suoi ematologi di riferimento nel corso di visite dedicate, dove possano essere considerati tutti gli elementi clinici e di laboratorio.
Detto questo, accade spesso che la fase iniziale della salasso-terapia produca alcuni sintomi tra cui stanchezza, facile affaticabilit√† e ipotensione. Deve immaginare che il Suo organismo si era abituato a livelli di emoglobina ed ematocrito pi√Ļ elevati della norma; il loro abbassamento, che √® l'obiettivo della terapia ed √® necessario per ridurre il rischio trombotico associato alla malattia, pu√≤ comportare i sintomi di cui sopra e richiedere una fase di adattamento, soprattutto all'inizio.


(29 agosto 2018 - ore 13:58) - Immunoterapia e malattie mieloproliferative

Egregi ricercatori, si parla di nuovi successi della ricerca riguardanti il sistema immunitario che riuscirebbe a controllare la crescita incontrollata delle cellule tumorali tramite i linfociti T. Potreste dire se quanto detto è da considerarsi di buon auspicio anche per le malattie mieloproliferative? Cordiali saluti.
(Enzo)


Risposta

Le terapie a cui si riferisce si basano su tecniche di laboratorio che "istruiscono" i linfociti a riconoscere e quindi ad agire contro le cellule neoplastiche. Per quanto si basi su linfociti T e dunque si possa definire un "farmaco cellulare", questa terapia non è esente da effetti collaterali anche molto severi e per il momento è infatti riservata a malattie estremamente aggressive, come la leucemia acuta linfoblastica in recidiva o refrattaria alla terapia convenzionale.
Nelle malattie mieloproliferative, i rischi di tale strategia terapeutica superano decisamente i rischi legati alla malattia, almeno nella grande maggioranza dei casi. Non si può escludere che in futuro, l'affinamento della tecnica alla base di questo approccio possa ridurre gli effetti collaterali e renderlo un'opzione effettiva anche in questo contesto clinico.


(26 agosto 2018 - ore 10:32) - Piastrine

Buongiorno, sono nato nel 1972 e dal 2006 a oggi il mio numero di piastrine è in calo. Negli ultimi esami è arrivato a 127 L. Tutti gli altri parametri ematici sono corretti, inclusi esami della tiroide e esame chimico urine.
Ringrazio per una vostra cortese risposta.
(Andrea)


Risposta

Una corretta valutazione dell'andamento dei valori delle Sue piastrine non può essere effettuata a distanza e comunque al di fuori di una visita specialistica.
Il valore che riporta potrebbe essere il Suo normale valore di piastrine ma ripeto: questo non può essere stabilito tramite il presente sito.


(25 agosto 2018 - ore 14:53) - Policitemia vera e oncocarbide

A gennaio di quest'anno mi sono aumentati i globuli rossi a 8.600.000, (premetto che sono in terapia anticoagulante con xarelto per fibrillazione atriale), a fine giugno ho fatto la prima visita ematologica ed è stata diagnosticata una policitemia secondaria con cura di oncocarbide 500, 2 pillole.
Fatte nuove analisi, confermata la diagnosi e proseguito con oncocarbide per un mese. Nuova visita primi di agosto, globuli rossi scesi a 8.200.000, l'ematologo porta a 4 le pillole di ancocarbide. Nuove analisi oggi 25/8 globuli rossi a 6.780.000 ma sono diminuiti i globuli bianchi (1300) e piastrine (49.000). Quanto mi debbo preoccupare?
(Patrizia)


Risposta

La risposta alla Sua domanda non è possibile a distanza e non può prescindere da una valutazione specialistica ematologica, che tenga conto di tutti gli elementi clinici e di laboratorio. La modulazione delle dosi di oncocarbide, soprattutto nel primo periodo di trattamento, è piuttosto frequente nei pazienti con policitemia vera; nel tentativo di ridurre emoglobina ed ematocrito, può capitare che si riducano i valori di globuli bianchi e piastrine. Il consiglio è quello di rivolgersi con sollecitudine al Suo ematologo di riferimento per concordare la gestione del farmaco e un'eventuale riduzione delle dosi.


(24 agosto 2018 - ore 9:45) - Anticorpi antifosfolipidi

Mi hanno trovato positivo antiagulante, lupuslike lac, mi hanno detto che si puo verificare un evento di trombosi alla vena porta e vero?
(Franco)


Risposta

L'alterazione di laboratorio che riferisce rientra negli stati trombofilici, cioè che possono determinare un aumento del rischio di trombosi, ma non è una malattia mieloproliferativa, cui è dedicato il presente sito.
Il consiglio è di rivolgersi ai colleghi di un Centro Trombosi, che sapranno valutare il Suo caso.


(23 agosto 2018 - ore 19:30) - Sperimentazioni

Buona sera egregi ricercatori, vorrei essere aggiornato in merito alla sperimentazione del ruxolitinib in combinazione con i farmaci PIM447 e LEE011 e se vi sono delle novità positive in merito ad altre sperimentazioni che vengono attualmente effettuate presso alcuni centri ematologici italiani. Vi ringrazio e scusandomi per il disturbo porgo distinti saluti.
(Paolo)


Risposta

La sperimentazione che cita è ancora in corso e non ci sono al momento dati pubblicati che riguardino la casistica nella sua interezza e che permettano delle conclusioni.
Sono in atto o in fase di attivazione protocolli di vario tipo nelle diverse malattie mieloproliferative, da forme pegilate di interferone nella policitemia vera a diversi inibitori di JAK per pazienti affetti da mielofibrosi che non abbiano ottenuto una risposta soddisfacente a precedenti inibitori. Anche per questi studi è evidente come non sia possibile trarre alcuna conclusione al momento.


(23 agosto 2018 - ore 16:23) - Mielofibrosi e trattamento

Buonasera, vorrei sapere quali farmaci possano curare la mielofibrosi post Te o alleviare i sintomi. Grazie.


Risposta

Il comportamento, il carico di sintomi e la prognosi della mielofibrosi possono essere estremamente variabili. Il trattamento viene modulato sulla base di una serie di parametri clinici e di laboratorio e vanno da terapie di controllo dei sintomi a strategie terapeutiche con intento curativo, quali il trapianto allogenico. Si può affermare che non esiste un unico farmaco per la mielofibrosi; piuttosto, l'applicazione delle terapie a disposizione deve essere valutata caso per caso in occasione di una visita ematologica dove vengano considerati tutti gli elementi clinici e di laboratorio.


(23 agosto 2018 - ore 11:10) - Policitemia vera e sintomi

Ho policitemia vera dal 2008 (49 anni), assumo farmaci come prima cardioaspirina, poi sostituita con tiklid, assumevo lucen per moltissimi anni, poi tolto perché ferro basso e ferritina bassa, assumo oncocarbide da anni, noto fortissima sudorazione notte e giorno e prurito anche senza lavarmi. Ho menopausa da 5, 6 anni, non riesco a vivere con questa sudorazione, astenia e prurito; cosa posso fare e da che dipende?


Risposta

I sintomi che riferisce possono dipendere dalla policitemia vera; d'altra parte non si può escludere che ad essi contribuiscano anche altri fattori, per esempio ormonali. La loro gestione ed eventuale trattamento non possono prescindere da una accurata valutazione ematologica, che tenga conto di tutti gli elementi clinici e di laboratorio.


(22 agosto 2018 - ore 11:28) - Allattamento e terapia citoriduttiva

Ho una trombocitemia essenziale con piastrine >1300.000, e con w. willebrand acquisito. Il mio ematologo, vista la mia età, mi consiglia l'interferone. Posso sottopormi a terapia con interferone mentre allatto il mio bambino?
(Marina)


Risposta

In corso di allattamento, è generalmente raccomandato di non impiegare farmaci per il controllo della trombocitemia essenziale, tra i quali anche l'interferone, in buona parte perché non ci sono dati robusti sul passaggio di questi farmaci nel latte materno e dunque sulla sicurezza per i neonati.
E' evidente che si debba fare un rapporto tra i rischi e i benefici di ogni terapia: quando è necessario un controllo della malattia con una terapia citoriduttiva, il consiglio è quello di sospendere l'allattamento al seno e di utilizzare modalità alternative, così da garantire la sicurezza per madre e neonato.


(21 agosto 2018 - ore 7:35) - Policitemia vera e oncocarbide

Egregi ricercatori,
mio padre 84-enne è affetto da diversi anni da PV finora tenuta sotto controllo, con il parere dell'ematologo, con salassi se ematocrito sopra 45% e cardioaspirina e se le piastrine superassero le 800 iniziare oncocarbide.
Mio padre circa un mese e mezzo fa ha avuto un'ischemia lieve e ad oggi sta riprendendo molto bene ma un nuovo ematologo consultato ci ha detto di iniziare oncocarbide.
Chiederei qual è la soluzione migliore su un uomo di quest'eta, visti i diversi pareri di due ematologi ed eventuale dosaggio del farmaco, visto che i due dottori gli hanno detto di usare oncocarbide a giorni alterni uno e tutti i giorni l'altro.
Ad oggi l'ultimo emocromo dopo l'ischemia rivela: WBC 13,0, RBC 6,24, HGB 15.5, HCT 47,5, Vol glob medio 76.1, Emogl corpuscolare media 24,8, Concentr HB corpuscolare medio 32,6, Coefficiente di anisocitosi 18,4, Piastrine 835, Neutrofili assoluto 7,6, Linfociti assoluto 2,9, Monociti assoluto 0,9, Eosinofili assoluto 1,4, Basofili assoluto 0,2, Neutrofili percentuale 58,6, Linfociti percentuale 22,3, Monociti percentuale 7,1, Eosinofili percentuale 10,6, Basofili percentuale 1,4.
Ringrazio per l'attenzione e porgo cordiali saluti.
(Veronica)


Risposta

L'impiego di oncocarbide √® considerato trattamento di prima linea nella policitemia vera ad alto rischio di trombosi, rischio sul quale impattano et√† e precedenti trombosi. Il dosaggio di tale terapia viene poi modulato sulla base dell'andamento dei valori in un arco di tempo e della tolleranza, pi√Ļ che sulla base di un singolo emocromo. D'altra parte la decisione della miglior terapia e la gestione della sua dose non possono prescindere da una visita ematologica, nella quale vengano presi in considerazione tutti gli elementi clinici e di laboratorio.


(21 agosto 2018 - ore 1:54) - Trombocitemia essenziale JAK2 positiva

Mio marito, 38 anni, con trombocitemia essenziale con JAK2 positivo, piastrine 1050, soffre da poco anche di pressione alta, ma dopo un pronto soccorso le sue analisi sono un po' alterate: globuli bianchi 10,40, globuli rossi 6,30, ematocrito 50,2, emoglobina 16,2... Cosa sta succedendo? Grazie.
(Lucrezia)


Risposta

Dai risultati che riporta si evince un incremento del valore di ematocrito, le cui cause debbono essere valutate con attenzione nell'ambito di una visita ematologica, e che potrebbero eventualmente suggerire una rivalutazione di malattia: accade talvolta che casi con un quadro iniziale di trombocitemia essenziale, in particolare con mutazione di JAK2, possano successivamente cambiare il proprio comportamento e raggiungere i criteri per la diagnosi di policitemia vera. D'altra parte è necessario escludere che questo incremento sia invece dovuto ad altre cause. Ribadisco: tale valutazione può essere effettuata solo tramite una visita ematologica e non a distanza.


(19 agosto 2018 - ore 17:36) - Anemia e mielodisplasia

Sono affetto da mielodisplasia. Come è stato possibile che l'emoglobina sia scesa in soli tre giorni da 9,2 a 7,4 per cui si è reso necessaria la trasfusione di due sacche di sangue? Si noti che la scoperta è stata casuale. Grazie.
(Angelo)


Risposta

Premesso che il sito riguarda patologie completamente diverse, quali le malattie mieloproliferative. Detto questo, una valutazione del peggioramento del Suo stato di anemia non può essere fatto a distanza, e le sue cause possono essere stabilite solo tramite una visita ematologica e la valutazione di tutti gli elementi clinici e di laboratorio.


(17 agosto 2018 - ore 18:44) - Allopurinolo

Zyrolic può provocare prurito? Premetto che soffro di acido urico e prendo la pillola regolarmente da un po' di tempo!
(Mauro)


Risposta

Come tutti i farmaci, allopurinolo può dare reazioni avverse, tra le quali anche reazioni cutanee. L'unico modo per verificare un nesso di causalità è una breve sospensione del farmaco, monitorando la reazione avversa, naturalmente sotto controllo medico.


(17 agosto 2018 - ore 16:06) - Gruppi pazienti

Buonasera, mi scuso per la bizzarra domanda!
Come potrei trovare persone affette dalla mia stessa patologia POLICITEMIA VERA, diagnosticata da pochissimo tempo?
Esistono per caso gruppi ascolto... per parlare e confrontarsi... per non sentirsi soli?
Vorrei tanto parlare con altre persone con cui poter condividere sensazioni, sintomi, stati d animo, ecc. Vorrei conoscere personalmente queste persone, magari nella mia stessa città.
Sapete qualcosa riguardo a ciò? Grazie.


Risposta

Le inoltro di seguito i link ai siti dei due principali gruppi esistenti sull'argomento; mi auguro che possa trovare tutte le informazioni che cerca:
http://www.ailpazienti.it/mmponline/ collegamento esterno
http://www.aipamm.it/ collegamento esterno


(16 agosto 2018 - ore 12:54) - Trombocitemia e terapia citoriduttiva

Soffro di trombocitemia essenziale, ho 39 anni, CALR+, le mie piastrine si aggirano sulle 900.000 - 1.100.000; non ho particolari problemi ma ogni tanto si verificano delle emorragie. Devo iniziare una terapia citoriduttiva?
(Francesca)


Risposta

L'inizio di una terapia citoriduttiva nella trombocitemia essenziale viene valutato in presenza di robusti elementi di rischio trombotico (soprattutto l'età e i pregressi episodi trombotici), oppure in caso di conte piastriniche estremamente elevate (sopra 1.500.000/uL). Queste sono le indicazioni generali; tuttavia la decisione di intraprendere una terapia citoriduttiva non può prescindere da una visita ematologica in cui vengano valutati accuratamente tutti gli aspetti, clinici e di laboratorio.


(16 agosto 2018 - ore 10:12) - Policitemia vera e terapia

Buongiorno,
donna 70-enne, diagnosticata da pochissimo POLICITEMIA VERA, mutazione 30%, mai avuto nessun problema. In terapia prima della diagnosi con Ramipril 5 mg per ipertensione insorta da qualche mese, dopo emocromo con valori alterati iniziati i salassi e cardioaspirin 100 mg e dopo la diagnosi di PV iniziata Oncocarbite 2 cp al giorno.
Da qualche giorno ho una tosse secca... un pizzico alla gola pi√Ļ che altro a livello della trachea. Pu√≤ essere un sintomo di intolleranza a qualche farmaco o cosa?
Grazie in anticipo.
(PV)


Risposta

Il sintomo che riferisce non è tra gli effetti comunemente descritti per oncocarbide e aspirina. Detto questo, è impossibile valutare adeguatamente il sintomo stesso al di fuori di una visita medicata nella quale vengano presi in considerazione tutti gli aspetti, clinici e di laboratorio.


(11 agosto 2018 - ore 13:33) - Ematocrito e pressione arteriosa

Salve, vorrei sapere di quanto un aumento di ematocrito, ad esempio del 5%, possa far aumentare la pressione arteriosa e se influenza maggiormente la sistolica o la diastolica. Grazie.
(Lorenzo)


Risposta

Non ci sono regole precise che correlino l'aumento di ematocrito con i valori di pressione arteriosa. Può avvenire in effetti che una pressione arteriosa elevata al momento della diagnosi di policitemia vera tenda a correggersi con la salasso-terapia. E' altrettanto vero però che può rimanere elevata nonostante la riduzione dell'ematocrito e possa dunque essere ricondotta a ipertensione arteriosa vera e propria, da monitorare e trattare con accuratezza a maggior ragione se in presenza di una malattia mieloproliferativa.


(9 agosto 2018 - ore 2:16) - Mielofibrosi e trapianto

Egregi ricercatori, sono una giovane donna di 57 anni, da un anno ho scoperto di essere affetta di mielofibrosi che ho tenuto sotto controllo con l'oncocardide. Sfortunatamente nel mese di giugno sono finita in ospedale per forti dolori addominali e nausea e diarrea e i medici, attraverso una tac, mi hanno diagnosticata una massa di 5 cm nella zona pancreatica. Tempestivamente mi hanno subito operata. Durante l'operazione mi hanno asportata la coda del pancreas, ma anche la milza. La domanda, adesso in previsione di questo caso clinico drammatico, quali sono le mie aspettative di vita se non faccio subito il trapianto? Grazie.
(Elisa)


Risposta

L'avvio al trapianto nei pazienti con mielofibrosi viene valutato sulla base di numerosi aspetti clinici e di laboratorio che esprimono quindi il rapporto tra i rischi e i benefici della terapia proposta rispetto a quelli legati alla malattia. Tra questi elementi considerati non c'è la splenectomia, che può essere fatta anche per altre cause, come nel Suo caso, ma che non influenza la scelta di un trapianto di cellule emopoietiche.


(8 agosto 2018 - ore 11:44) - Diagnosi di policitemia vera

Egregi dottori, è possibile diagnosticare una policitemia vera in presenza di valori ematici di seguito indicati? WBC 9.4*, RBC 7.5*, HGB 19.1*, HCT 61.9*, MCH 24.4*, MCHC 30.9, ESAME BOM: Cilindro osseo cm 14, serie cellulari eritroide e granulocitaria presenti e maturanti, megacariociti numerosi, prevalentemente voluminosi con nuclei ipersegmentati, isolati o in brevi aggregati, fibrosi+--, presenza mutazione JAK2 negativa.
Vi ringrazio moltissimo per la gentilezza e professionalità.
(Massimo)


Risposta

Dagli esami che riporta, una diagnosi di policitemia vera non può essere esclusa con certezza, ma certamente sono necessari accertamenti ulteriori, tra cui per esempio il dosaggio dell'eritropoietina e la ricerca di mutazioni ulteriori. Tutto questo può essere valutato unicamente nel contesto di una visita specialistica.


(7 agosto 2018 - ore 10:36) - Mutazione MTHFR

Buongiorno, sono un ragazzo di 25 anni, affetto da pi√Ļ patologie (Crohn, ipertensione refrattaria, adenoma ipofisario, spondiloarteite, ipertiroidismo), ho eseguito esami per emicrania con aura quali: OMOCISTEINA elevata (28 vn < 16) e mutazione MTHFR con riscontro di MUTAZIONE ETEROZIGOTE C677T.
Che specialista devo sentire per tale mutazione? Grazie.
(Matteo)


Risposta

Si tratta di un fattore (discusso) di rischio trombotico. Nelle aziende ospedaliere se ne occupano i medici del Centro Trombosi.


(4 agosto 2018 - ore 8:41) - Trombocitemia, fatigue ed evoluzione

Gentili ricercatori,
segue mio messaggio del 17 giugno 2008. 39 anni, a febbraio 2017 diagnosi TE JAK2+, carica allelica 22,8% con BOM MF 0 sec WHO2016, in cura con cardirene 160 mg. Ultime analisi del 22 giugno: piastrine 512, GB 7,45, GR 4,86, HGB 13,8, HCT 42,3.
A parte i giramenti di testa e le frequenti sensazioni di ottundimento e infiammazione, i sintomi del microcircolo sono spesso associati allo stress quindi forse in qualche modo gestibili. La stanchezza improvvisa, molto intensa, frequente e assolutamente sproporzionata all'attivit√† svolta (credo sia la cosiddetta "fatigue"¬Ě) inizia ad essere invalidante, fisicamente e psicologicamente, soprattutto in un contesto e in prospettiva (almeno nel breve-medio termine) di assenza di cura. Non dovendo essere associabile all'anemia (negli ultimi 8 anni emoglobina mai inferiore a 13,5 con valore medio attorno a 14,5) n√© essendo in cura con farmaci citoriduttivi, restano come potenziali responsabili le citochine proinfiammatorie del clone neoplastico, corretto?
Le citochine favoriscono anche l'evoluzione fibrotica nel midollo? Nella TE a basso rischio e non, non si può fare nulla per limitare la produzione e l'azione delle citochine proinfiammatorie? Medicinali, integratori, alimentazione, attività sportiva?
Grazie infinite e cordiali saluti.
(Andrea)


Risposta

Il carico sintomatologico nelle malattie mieloproliferative può essere talvolta dissociato dagli esami di laboratorio, tra cui l'anemia. Le citochine sono ipotizzate avere un ruolo in questo, ma la loro valutazione non è adottata nella pratica clinica per prendere decisioni terapeutiche.
Lo stile di vita è importante nella gestione dei rischi cardiovascolari, aumentati nella trombocitemia essenziale, ma non impatta sull'evoluzione fibrotica, così come non esistono ad oggi farmaci o integratori che possano modificare o rallentare il rischio di evoluzione.


(2 agosto 2018 - ore 20:09) - Informazioni visita

Necessito di visita per 2 persone per trombocitemia essenziale e policitemia vera.
(Marzia)


Risposta

Questo spazio ha uno scopo informativo e non serve per la prenotazione di visite, per le quali è necessario rivolgersi ai presidi sanitari.


(2 agosto 2018 - ore 16:32) - Ruxolitinib e alternative terapeutiche

Bravissimi Ricercatori,
si legge da pi√Ļ parti che il Ruxolinitib non √® poi quel farmaco che ci aveva fatto tanto sperare: agisce sui sintomi e non sul meccanismo della proliferazione ematica e, pare, favorisca l'insorgere di linfomi. L'uso prolungato confermer√† o meno detto sospetto. Il ruxolinitib sar√† utilizzato per tanti anni e rallenter√† proposizioni di nuove medicine.
In Italia si sperpera allegramente pubblico denaro ma si lesina sulla ricerca che viene sostenuta prevalentemente da aziende private; queste,impiegando moltissimi costi e tempo per lo sviluppo di un farmaco, ostacolano nuove opzioni terapeutiche per potere ammortizzare costi impiegati. Ne è esempio l'oncocarbide il chemioterapico, talvolta leucemigenico, ovunque superato, in Italia tappa obbligata per il passaggio ad altro farmaco.
Che dire dell'interferone, non del classico (dagli effetti intollerabili), ma del pegilato i cui benefici effetti (tollerabilità, azione sul meccanismo biologico della malattia, risposta, in molti casi, completa e duratura nel tempo) sono ufficialmente riconosciuti? Eppure ha una modesta diffusione terapeutica, è utilizzato in trial clinici e non è riconosciuto nell'ambito del SSN.
Per noi malati, quindi, sarà un miraggio accedere a nuovi farmaci a breve scadenza e la malattia non aspetta tempi lunghi né può obbedire ad interessi economici. Ciò non dipende da voi che lavorate spesso tra ostacoli e difficoltà: anche voi siete vittime di un sistema perverso.
Scusatemi per questo sfogo dettato da una amara realtà senza scampo, non a tutti nota.
Gradirei una risposta in antitesi. Con molte cordialità e grazie per ciò che fate per noi.
(Demetrio)


Risposta

Il commento ha due diversi livelli di valutazione che vanno distinti, uno farmacoeconomico e uno clinico.
In quanto allo sviluppo dei farmaci, è vero da un lato che i costi sono enormi e questo ha fatto sì che negli ultimi anni questo processo sia portato avanti prevalentemente dalle grandi case farmaceutiche, che sono aziende con interessi commerciali. Tenendo conto di questa premessa, criminalizzare in toto il sistema sarebbe sbagliato: senza di esso non avremmo a disposizione molte opzioni terapeutiche per i pazienti.
In questo senso il Ruxolitinib è un buon esempio: probabilmente è vero come dice che non ha rispettato le aspettative di un controllo totale o comunque maggiore della malattia, ma è altrettanto vero che agisce in modo rilevante su aspetti della malattia con impatto notevole sulla qualità di vita dei pazienti. Come tutti i farmaci ha degli effetti collaterali, soprattutto dovuti alla riduzione delle difese immunitarie, che ne impongono un uso ponderato e attento. Il suo utilizzo non rallenta lo sviluppo di altre molecole, che stanno emergendo, ma che naturalmente devono dimostrare la loro efficacia in un contesto clinico di cui adesso è entrato a far parte anche Ruxolitinib.
In quanto all'oncocarbide, il suo utilizzo √® stato dimostrato in pi√Ļ studi su ampie casistiche non essere associato di per s√© a un aumento del rischio di evoluzione leucemica.
Sull'interferone, sono tuttora in corso studi sulle forme a pi√Ļ lunga durata d'azione (pegilate), che tuttavia non modificano l'efficacia del farmaco, legata alla molecola "base", ma potrebbero migliorarne la tollerabilit√† a lungo termine. E' certamente un farmaco importante e in grado di produrre risposte profonde, ma questo purtroppo avviene in una minoranza di pazienti trattati e la non chiara superiorit√† negli studi clinici dei suoi effetti favorevoli rispetto agli altri farmaci √® il motivo per cui viene ancora impiegato in una frazione di casi.


(2 agosto 2018 - ore 12:05) - Piastrinosi e terapia con ferro

A mia nuora trentenne abbiamo osservato 462000 piastrine con 6 mila bianchi, 13,9 emoglobina; 5,4 milioni di globuli rossi dopo una cura di ferro. C'è da preoccuparsi? Grazie.


Risposta

I valori che riportano mostrano soltanto un incremento della conta piastrinica; generalmente per procedere con degli accertamenti questo deve essere persistente, cioè verificato in controlli successivi.
Tuttavia è impossibile stabilire se siano necessari controlli ulteriori al di fuori di una visita ematologica, nella quale vengano presi in considerazione tutti gli aspetti clinici e di laboratorio.


(1 agosto 2018 - ore 13:23) - Trombocitemia essenziale e ipertensione

Salve, vorrei sapere se c'è qualche complicanza per mio marito con trombocitemia essenziale con JAK2 positivo con la pressione alta...lui ha fatto visita cefalea per dolori di testa e abbiamo scoperto che ha la pressione alta. Quali sono i rischi? Grazie.
(Lucrezia)


Risposta

La trombocitemia essenziale aumenta il rischio di trombosi per cui è importante controllare tutti gli altri fattori che possono essere associati anche essi a questo rischio. Tra questi uno dei principali è proprio l'ipertensione, che dunque va monitorata e se necessario trattata adeguatamente con farmaci anti-ipertensivi.


(31 luglio 2018 - ore 11:06) - Trapianto e milza

Buongiorno, affetta da mielofibrosi, ho subito quattro mesi fa un trapianto di cellule staminali emopoietiche da donatore famigliare compatibile HLA al 100%, incompatibile per gruppo sanguigno. Le cose stanno procedendo bene, chimerismo al 100%, mutazione MPL (unica mutazione che avevo) scomparsa, valori emocromo buoni. L'unica cosa è la milza. Era 18 cm prima del trapianto ed è 18 cm tuttora. Volevo chiedere se nel tempo si ridurrà, di quanto posso sperare si riduca e in quanto tempo. Ho avuto pareri discordanti. Grazie.
(Monica)


Risposta

Dopo il trapianto di cellule staminali emopoietiche è possibile osservare una riduzione delle dimensioni della milza. La persistenza della splenomegalia può dipendere da varie condizioni (fibrosi splenica, pregressa radioterapia splenica, altre cause di ipersplenismo, ecc), e non comporta un aumento del rischio di recidiva della malattia.


(30 luglio 2018 - ore 19:32) - Attività fisica ed emocromo

Egregi dottori,
68 anni portatore di mielofibrosi in cura con JAKAVI. Poiché periodicamente devo ricorrere comunque al salasso, sarei curioso di sapere se esiste una interazione tra l'attività fisica fatta quotidianamente e i valori dell'emocromo con formula, in particolar modo sull'ematocrito, emoglobina e MCV. Cordialmente Riki.
(Riki)


Risposta

Nella maggior parte dei casi, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, i parametri ematologici che identificano la funzionalità del sistema emopoietico non presentano significative differenze tra sportivi e popolazione normale di riferimento nelle corrispondenti fasce di età.
Tuttavia nella popolazione sportiva possono presentarsi delle alterazioni dell'emocromo. La sudorazione eccessiva in corso di esercizio fisico può causare infatti disidratazione; in questo caso si riduce la parte liquida del sangue e di conseguenza aumenta il rapporto tra elementi figurati e plasma e con esso aumenta l'ematocrito. In soggetti che praticano sport di resistenza si possono osservare alterazioni del metabolismo del ferro di diversa entità, dalla semplice riduzione del ferro da deposito, fino ad una vera e propria anemia sideropenica. La patogenesi dell'anemia acuta è multifattoriale e legata a fattori meccanici (impatto dei vasi superficiali della pianta del piede, soprattutto contro superfici dure) e fisico-chimici (alterazioni della resistenza osmotica degli eritrociti dovuti alla emoconcentrazione, all'aumento di radicali liberi e di acido lattico, all'aumento della temperatura corporea). Una moderata distruzione dei globuli rossi si verifica durante l'esercizio fisico non solo a livello del microcircolo del piede (corsa), ma anche in altre forme di esercizio fisico come il nuoto o il ciclismo, in rapporto alla compressione dei piccoli vasi prodotta dalla contrazione muscolare.
D'altra parte, l'attivit√† fisica intensa, pu√≤ favorire un'aumentata perdita di ferro per sanguinamenti dell'apparato gastrointestinale. Ad esempio, dopo una maratona, non √® infrequente osservare negli atleti un aumento dell'escrezione fecale di emoglobina. Durante fasi di allenamento intenso √® frequente la comparsa di una leucocitosi temporanea prevalentemente legata ad un incremento della conta dei neutrofili e, in misura minore, di linfociti e monociti. I neutrofili mostrano una risposta bifasica allo sforzo. Crescono rapidamente nelle prime fasi dell'esercizio per tornare normali dopo 30 minuti e riprendere ad aumentare dopo poche ore dalla fine dell'allenamento. L'aumento dei neutrofili coinvolge non solo le forme pi√Ļ mature, ma soprattutto quelle pi√Ļ giovani e meno granulate (band cells).
L’aumento del numero assoluto dei linfociti coinvolge tutte le principali sottopopolazioni: T, B, NK. Il valore assoluto può aumentare sino a cinque volte rispetto a quello basale, specialmente negli esercizi di tipo anaerobico o negli aerobici di breve durata ma elevata intensità. Seppure in misura minore, anche i monociti sono coinvolti nella leucocitosi da sforzo soprattutto per mobilitazione della popolazione del pool marginato, indotta dalle variazioni ormonali e neurovegetative provocate dall’esercizio fisico. Un esercizio fisico intenso può portare anche ad un aumento della conta piastrinica.


(30 luglio 2018 - ore 18:56) - Astenia nella mielofibrosi

Affetto da mielofibrosi post policitemia in stadio avanzato, in attesa di trapianto. Cura attuale, ruxo 10 mg al giorno, 1 compressa oncocarbide, punture settimanali di epo, ansiolitico per dormire e da poco anche il ferro. Lamento da mesi forte astenia, nonostante emoglobina in risalita nelle ultime 2 settimane, da 8.4 a 11 ed i medici non capiscono come mai ci sia questa forte astenia, non riesco a fare nulla, forte debolezza nelle gambe, sospettano sia la milza che è ora 26 cm, per questo vogliono asportarmela prima del trapianto. I globuli bianchi sono a 55.000 le piastrine a 80.000.
(Franco)


Risposta

L'astenia (stanchezza estrema) è un sintomo che si associa generalmente alla presenza di anemia. In pazienti affetti da neoplasie mieloproliferative, soprattutto in pazienti con mielofibrosi, questo tipo di sintomo può però anche essere legato alla produzione di citochine proinfiammatorie da parte del clone neoplastico, indipendentemente dai livelli di emoglobina. Nei pazienti candidati al trapianto di cellule staminali emopoietiche la presenza di una milza di grande dimensioni potrebbe compromettere la riuscita del trapianto. Per questo motivo in casi selezionati è consigliabile asportare la milza (splenectomia) prima di eseguire il trapianto.


(28 luglio 2018 - ore 17:39) - Ripetitori di telefonia mobile e tumori

Sono affetta da mielofibrisi scoperta un anno fa. Vorrei sapere se avere un ripetitore per telefonini a distanza di 15 metri dalla mia camera da letto può aver influito sull'insorgere della malattia.


Risposta

I campi elettromagnetici sono generati sia da sorgenti naturali che da apparecchi di uso comune e, di conseguenza, ne siamo costantemente esposti. Nonostante le onde elettromagnetiche penetrino nel corpo umano e possano causare riscaldamento dei tessuti, i livelli a cui siamo normalmente esposti sono talmente bassi che questo fenomeno è pressoché inesistente.
Studi di correlazione tra esposizione a campi elettromagnetici e aumento del rischio di tumori ematologici sono ancora in corso, soprattutto per valutare eventuali effetti a lungo termine. Gli organi sanitari internazionali, come lo IARC e l'Organizzazione Mondiale della Sanità, raccomandano un continuo controllo e monitoraggio del fenomeno. Finora però le numerose ricerche epidemiologiche e di laboratorio non hanno fornito prove di una relazione diretta di causa-effetto tra campi elettromagnetici e insorgenza del cancro.
Un recente studio, utilizzando modelli animali, ha dimostrato che esponendo gli animali in maniera continua a radiazioni a radiofrequenza simili a quelle dei nostri ripetitori, si è registrato un aumento di rare neoplasie delle cellule nervose del cuore e di alcuni tumori cerebrali. Nell'ottobre del 2012 la Corte di Cassazione ha riconosciuto una pensione di invalidità al manager Innocente Marcolini. Secondo la sentenza, il tumore benigno al nervo trigemino di cui soffriva il manager era attribuibile a un uso eccessivo del cellulare (5-6 ore al giorno per oltre 10 anni). Si tratta della prima sentenza in Italia che ha indicato un nesso di causalità tra un uso intensivo del cellulare e un tumore.
Una sentenza non costituisce, però, una prova scientifica. Molti esperti hanno infatti ribadito che tale sentenza non trova solida giustificazione nella scienza poiché non esistono prove scientifiche di un nesso di causa-effetto tra l'uso dei cellulari e i tumori del collo e della testa, tra cui quello al nervo trigemino. Inoltre la IARC considera limitato il grado di correlazione tra l'utilizzo intensivo di telefoni cellulari e lo sviluppo di tumori cerebrali come gliomi o neurinomi acustici; mentre lo considera inadeguato (cioè non dimostrato scientificamente) per tutti gli altri tipi di cancro.


(28 luglio 2018 - ore 10:48) - Effetti collaterali dell'idrossiurea

Gentili ricercatori,
sono affetto da trombocitemia essenziale (diagnosi ottobre 2017) ed assumo 11 cps settimanali di oncocarbide, piastrine 460.000. Vorrei sapere se il farmaco può far insorgere dolori ai nervi degli arti superiori e a quelli delle cosce.
Grazie e buon lavoro.
(Domenico)


Risposta

Tra qli effetti collaterali dell'idrossiurea non sono riportati i sintomi da Lei indicati.


(28 luglio 2018 - ore 10:47) - Comparsa di ematomi

Cari ricercatori buongiorno.
Affetto da policitemia in assunzione cardioaspirin e oncocarbide, mi ritrovo spesso con ematomi sparsi pi√Ļ o meno estesi (mai esageratamente) di cui spesso non so da cosa dipendano visto che non so di aver avuto contusioni di una certa rilevanza, a meno che alle volte non dipenda da crampi agli arti (gambe) con relativa contrazione dolorosa dei muscoli.
Ora chiedo a voi gentilmente da cosa dipendano principalmente e sopratutto se c'è correlazione tra comparsa di ematomi e rischio trombotico.
Cordialmente vi ringrazio e saluto per la vostra sempre disponibilità.
(Paolo)


Risposta

La Cardioaspirina (aspirinetta) è un farmaco antiaggregante piastrinico e quindi aumenta la probabilità di complicanze emorragiche, soprattutto cutanee (ecchimosi, ematomi) e mucose (epistassi, ematuria, emorragie gastrointestinali). L'uso della cardioaspirina è indicato nella policitemia vera per ridurre il rischio trombotico, quindi la comparsa degli ematomi non è correlata all'aumento del rischio trombotico.


(25 luglio 2018 - ore 20:43) - Uso di voltadol ed emocromo

Vorrei sapere se ci pu√≤ essere correlazione sull'uso di Voltadol per pi√Ļ di una settimana e un aumento modesto dell'emocromo che risulta 6.24 in un adulto di 69 anni. Grazie.
(Giovanni)


Risposta

L'uso del voltadol non determina un aumento dei valori dell'emocromo.


(24 luglio 2018 - ore 16:40) - Intolleranza all'oncocarbide

Buon giorno, 12 anni fa mi hanno diagnosticato una trombocitemia essenziale, da allora assumo 2 capsule di oncocarbide al dì, diciamo che le piastrine riesco a controllarle perché variano da 360 a 430, la mia domanda è la seguente, può l'assunzione di oncocarbide provocare la comparsa di erpes, allergia alla frutta tipo susine, pesche, anguria, albicocche? Perché da qualche tempo anche se mangio un solo frutto mi brucia la lingua e mi viene prurito vicino al malleolo e al gomito. Grazie per la vostra cortese risposta, a proposito ho 73 anni, ma sono molto attivo.
(Carlo)


Risposta

La terapia con idrossiurea può comportare un aumento del rischio infettivo in caso di comparsa di leucopenia. Bisogna comunque ricordare che le complicazioni infettive rappresentano una causa rilevante di morbilità e di mortalità nei pazienti con malattie mieloproliferative indipendentemente dalla terapia in atto. Al contrario l'uso di oncocarbide non determina la comparsa di intolleranze alimentari.


(23 luglio 2018 - ore 20:13) - Idrossiurea ed insufficienza renale

Nella stessa precedente mia domanda, intendevo anche sapere se vi è il rischio di pericoloso accumulo del farmaco a causa dalla insufficienza renale.
(Fabrizio)


Risposta

Non sono raccomandate modificazione di dosaggio di idrossiurea in caso di insufficienza renale. Si raccomanda comunque un monitoraggio stretto dell'emocromo per i pazienti con una clearance della creatinina < 30 ml/min.


(21 luglio 2018 - ore 18:03) - Epatomegalia e steatosi

Epatomegalia e steatosi epatica e la stessa cosa? Grazie.
(Lina)


Risposta

Vedi risposta data il 7/7/2018


(19 luglio 2018 - ore 10:36) - Emospermia

Buongiorno cari ricercatori.
In casi di emospermia quali sono le eventuali ricerche da effettuare che possano rilevare una orgine di malattia mieloproliferativa, anche nel caso di emocromo nella norma?
Vi ringrazio di cuore.
(Fausto)


Risposta

L'emospermia consiste nella presenza di sangue nello sperma. Il pi√Ļ delle volte, si tratta di una manifestazione idiopatica e benigna, che si risolve spontaneamente entro pochi giorni o mesi. Questo problema si riscontra frequentemente in seguito a biopsia prostatica. Tuttavia, pu√≤ essere dovuta anche a iperplasia prostatica benigna, infezioni delle vie urinarie (es. uretrite), della prostata (prostatite) o dei testicoli (es. epididimite). Pi√Ļ raramente, la presenza di sangue nell'eiaculato √® conseguenza di cancro prostatico, tumori delle vescichette seminali o dei testicoli, di ostruzioni o di traumi in ogni parte del sistema riproduttivo. La sola presenza di emospermia non √® indicativo di malattia del sangue, quindi non sono richiesti esami aggiuntivi nel sospetto di una malattia mieloproliferativa cronica o di una leucemia acuta.


(18 luglio 2018 - ore 22:45) - Trapianto da figlio

Affetto da mielofibrosi post policitemia in stadio avanzato, in attesa di trapianto, 65 anni. Vista la difficoltà nel trovare un donatore i medici del centro trapianti faranno esami di compatibilità ai miei figli. E' possibile riscontrare alta compatibilità? Conviene far eseguire esame di compatibilità ai figli di mio fratello e mia sorella? O sarebbe inutile? Grazie.
(Franco)


Risposta

La procedura trapiantologica che √® stata proposta prevede la scelta di un donatore familiare HLA-aploidentico: parente che ha in comune almeno uno dei due cromosomi su cui sono codificati i geni di istocompatibilit√† (aplotipo). Sono sempre aploidentici i genitori e i figli; la probabilit√† che un fratello sia aploidentico √® del 50%. Si possono trovare donatori aploidentici anche in parenti pi√Ļ lontani: per questo la percentuale di pazienti con almeno un donatore familiare aploidentico √® superiore all'80%.
I trapianti di cellule staminali emopoietiche nella mielofibrosi con donatore aploidentico (compatibile al 50%) sono ancora pochi per dare un giudizio valido. In generale, è comunque ancora preferibile un trapianto da donatore familiare HLA identico (compatibile al 100%), così come è preferibile un trapianto in un paziente ancora in buone condizioni cliniche.


(18 luglio 2018 - ore 11:51) - ANA e trombocitemia essenziale

C'è una possibile corrispondenza tra ANA positivi 1:160 (Ena negativi) e TE?
Grazie


Risposta

Non esistono, ad oggi, correlazioni tra la presenza di trombocitemia essenziale e la positività ad anticorpi anti-nucleo (ANA).


(18 luglio 2018 - ore 10:22) - Macchie cutanee

Policitemia vera, assumo oncocarbide da anni e ho chiazze rosse grandi sulla pelle di braccia e anche altrove; da cosa può dipendere?


Risposta

Nei pazienti che fanno uso di oncocarbide per la prima volta la comparsa improvvisa di eritema cutaneo potrebbe essere legata ad una intolleranza al farmaco. Se invece il trattamento è già in corso le cause possono essere molteplici e potrebbe essere utile una consulenza da un medico specialista dermatologo.


(17 luglio 2018 - ore 19:54) - Insufficienza renale ed oncocarbide

Mi avete risposto che oncocarbide va usata con cautela nella insufficienza renale e che non esistono indicazioni sul dosaggio in questi casi. A parte l'aumento di acido urico, vorrei sapere perché va usata con cautela e come attuare questa cautela.
(Fabrizio)


Risposta

Come riferito nella precedente risposta non esistono indicazioni specifiche per l'uso di oncocarbide nei pazienti con insufficienza renale. Si consiglia di monitorare la funzionalità renale durante il trattamento con oncocarbide almeno ogni 2-3 mesi. In caso di un peggioramento della funzionalità renale si suggerisce di consultare il nefrologo di riferimento.


(17 luglio 2018 - ore 17:36) - Aspirina e conta piastrinica

Sono affetta da trombocitemia da circa 4 anni, ho la mutazione CALR di tipo 2 e nessun precedente evento trombotico. Le mie piastrine oscillano tra 1100 e 1200. Sono seguita da 2 ematologi i quali mi danno 2 pareri opposti cioè per uno devo sospendere la cardioaspirina perché ho superato il milione, per l'altro invece no perché mi dice che si sospende oltre il milione e mezzo. Sono confusa e preoccupata e nel frattempo da circa un mese l'ho sospesa.
Prima di sospenderla avevo molti ematomi sulle gambe e mi √® capitata una copiosa fuoriuscita di sangue dal naso, da quando l'ho sospesa non ho pi√Ļ ematomi anche se sono aumentati i giramenti di testa. Inoltre, dopo 4 anni nell'emocromo mi spuntano sempre le seguenti voci: lieve anisocitosi e lieve ipocromia, invece prima non spuntavano mai cosa potrebbe indicare ci√≤?
(Marinella)


Risposta

Secondo le pi√Ļ recenti linee guida il trattamento dei pazienti affetti da Trombocitemia Essenziale a basso rischio prevede la sola terapia antiaggregante con basse dosi di acido acetilsalicilico, a meno che non vi siano controindicazioni maggiori, inclusa la malattia di von Willebrand acquisita o la comparsa di sanguinamenti spontanei.
La terapia citoriduttiva è indicata nei pazienti con TE ad alto rischio (età >60 anni e/o pregresso evento trombotico). La terapia citoriduttiva può, inoltre, essere considerata nei casi che presentano una spiccata piastrinosi, con conta superiore a 1.500.000/mmc, in quanto in tale circostanza sussiste un rischio vascolare di tipo emorragico.
Anche la comparsa di una sintomatologia clinica associata ad una elevata conta piastrinica può indurre il medico ad iniziare un trattamento citoriduttivo. La scelta di continuare o sospendere la terapia antiaggregante dovrebbe richiedere la misurazione dell'attività del fattore di von Willebrand. L'utilità del test è principalmente quella di capire il rischio emorragico e se sia indicato o meno mantenere la profilassi con aspirina a basse dosi. Tuttavia, l'interpretazione del test non è univoca, motivo per cui non sempre nella pratica clinica viene utilizzato.
L'ipocromia e l'anisopoichilocitosi sono alterazioni comuni nelle malattie mieloproliferatove e non richiedono una correzione.


(16 luglio 2018 - ore 13:43) - Nuove terapie

Guardando sul web si trovano (soprattutto di recente) notizie riguardanti possibili cure per i tumori del sangue ad esempio studi effettuati alla Stanford University che porterebbero alla cura del 97% di queste malattie. Cosa ne pensate e soprattutto ci sono novità e/o possibili speranze per trovare una cura? Grazie.


Risposta

Percentuali cos√¨ elevate di guarigione sono possibili soltanto in alcuni tipi di tumori del sangue. Ad oggi non esistono, a nostra conoscenza, terapie per la cura delle neoplasie mieloproliferative con questa percentuale di successo. Una delle novit√† terapeutiche pi√Ļ promettenti √® rappresentata dall'uso delle CAR-T in alcuni tipi di leucemie acute.
I sistemi pi√Ļ diffusi per potenziare il sistema immunitario ad oggi sono i farmaci immunoterapici, che se iniettati nel paziente agiscono rimuovendo il freno alle cellule del sistema immunitario. Da qualche tempo per√≤, complice lo sviluppo di tecniche di manipolazione del DNA sempre pi√Ļ precise, i ricercatori hanno pensato di ottenere lo stesso effetto agendo direttamente sul "libretto di istruzioni" delle cellule immunitarie. Attraverso la terapia genica √® infatti possibile veicolare dei frammenti di Dna all'interno dei linfociti in modo da insegnare loro a riconoscere il tumore. Nel caso di CAR-T le cellule del malato vengono prelevate, modificate in modo che esprimano CAR - un recettore posto sulla superficie dei linfociti capace di aumentare la risposta immunitaria - e successivamente reintrodotte nel malato.
La terapia con cellule CAR T+ è stato recentemente indicata per il trattamento della leucemia acuta linfoblastica del bambino; in altri studi sperimentali le cellule CAR T sono state impiegate nel trattamento della leucemia mieloide e di alcuni tipi di linfomi. Ad oggi, la tecnologia CAR-T non è stata testata nelle neoplasie mieloproliferative croniche.


(15 luglio 2018 - ore 16:15) - Eritropoietina e piano terapeutico

Gent.mi spero possiate darmi risposta. Prendo etitropoietina ogni 7 gg. Se per un'urgenza dovessi spostarmi alcuni giorni fuori regione, potrei comunque richiedere, presentando P.T., la dose settimanale in altra struttura ospedaliera? Grazie.
(Lella)


Risposta

Per questa informazione suggeriamo di contattare la A.S.L.della Regione in cui si recherà per il breve periodo.


(15 luglio 2018 - ore 11:21) - Centro di ematologia in Lombardia

Buongiorno, sono affetto da trombocitemia essenziale con mutazione JAK2 positiva, diagnosticata ad ottobre 2012 dopo un ictus ischemico (occlusione della a. vertebrale dx), ho 44 anni, cercando ho trovato un esame del 2005 in cui le piastrine erano già oltre le 500 mila, che allora non è stato da parte del medico ritenuto di approfondire il motivo. Sono in cura con oncorcarbide plavix (sono allergico ad aspirina) folati e vitamine b. Per motivi personali negli ultimi anni sono stato seguito dal medico di base e vorrei sapere in zona Milano dove potere richiedere di essere preso in cura per la patologia. Grazie.


Risposta

In Lombardia sono molte le strutture sanitarie che si occupano delle malattie del sangue e quindi anche delle malattie mieloproliferative croniche.
Per maggiori informazioni si rimanda al seguente link:
https://www.ail.it/area-pazienti/nuovi-centri-ematologici/itemlist/category/97-ce-lombardia collegamento esterno


(14 luglio 2018 - ore 15:18) - Trombocitemia essenziale e rischio trombotico

Mio marito 38 anni con trombocitemia essenziale con JAK2 positivo, ultime piastrine al 28 giugno 1072, scoperta malattia a dicembre. Volevo sapere una cosa, quali sono i sintomi e rischi per un'eventuale rischio trombotico di qualsiasi natura che pu√Ļ portare questa malattia? L'ho portato per un'altro parere all'ospedale San Raffaele di Milano e mi hanno detto la stessa diagnosi che con il tempo pu√≤ progredire nella mielofibrosi e non √® dovr√† mantenere le piastrine pi√Ļ basse di quelle che porta ora.... Ma adesso posso stare tranquilla pu√≤ accadere qualcosa adesso? La ringrazio per le precedenti risposte, non le nascondo che non riesco a stare tranquilla per non dire che ho paura che pu√≤ succedere qualcosa all'improvviso visto che √® una malattia insipida.
(Lucrezia)


Risposta

Le alterazioni delle cellule del sangue legate alla trombocitemia portano a una ipercoagulabilit√†, cio√® a una tendenza alla formazione di coaguli all'interno dei vasi sanguigni. Questi coaguli possono causare la complicanza pi√Ļ frequente della malattia, cio√® la trombosi. L'aumento della tendenza a formare coaguli pu√≤ essere dovuto sia all'aumento del numero delle piastrine e dei globuli bianchi che ad alterazioni dei loro meccanismi di funzionamento. In certi casi, quindi, una ipercoagulabilit√† pu√≤ essere presente anche se il numero di piastrine √® aumentato di poco. Per tale motivo non c'√® una indicazione specifica a ridurre il numero di piastrine in questi pazienti. Quando i fenomeni di trombosi colpiscono i vasi sanguigni pi√Ļ piccoli, danno origine ai cosiddetti "disturbi del microcircolo". Si tratta della formazione, in questi piccoli vasi, di minuscoli aggregati piastrinici che vanno poi incontro a rapida dissoluzione. Tali sintomi possono essere presenti fino al 40% dei pazienti e sono spesso generici.
In caso di conta piastrinica molto elevata (oltre 1,5 milioni per millimetro cubo), la trombocitemia pu√≤ essere complicata da emorragie, come sangue dal naso ("epistassi"), sanguinamento delle gengive ("gengivorragie"), o perdita di sangue dal tratto gastroenterico pi√Ļ alto ("melena", cio√® emissione di feci scure contenenti sangue digerito) o terminale ("rettorragia", cio√® emissione di sangue rosso nelle feci). Questi casi sono limitati a meno del 10% dei pazienti, e possono essere leggermente pi√Ļ frequenti nei pazienti in terapia con farmaci antiaggreganti; per questo, spesso in questi casi, si riduce o si sospende la terapia con l'antiaggregante (aspirina).
La trombocitemia, una volta diagnosticata, va seguita con attenzione e con controlli regolari, ma ci sono due considerazioni molto importanti da fare, per evitare ansia e paure ingiustificate:
- non sempre la trombocitemia richiede un trattamento; - non esiste una correlazione tra il numero delle piastrine e il rischio di trombosi; quindi, anche in casi in cui il numero di piastrine è piuttosto elevato, non è detto che si debba per forza iniziare un trattamento con farmaci.
Attualmente nei pazienti con TE per la scelta di iniziare o meno un trattamento con farmaci citoriduttivi (es. Idrossiurea, Interferone) viene raccomandato l'utilizzo dello score IPSET-thrombosis, che comprende non solo i classici parametri per stimare il rischio vascolare (ossia l'età e i precedenti eventi trombotici), ma anche la presenza di fattori di rischio cardiovascolare (abitudine al fumo, ipertensione arteriosa, colesterolo elevato, diabete, obesità) e la presenza della mutazione V617F del gene JAK2.


(14 luglio 2018 - ore 12:42) - Policitemia vera e carenza di ferro

Ho policitemia vera, assumo oncocarbide a volte anche 3 al giorno per una decina di giorni e poi di seguito due per una volta al mese, prendevo cardioaspirina e lucen da anni; dalle analisi tutti i valori dell'emocromo sono alti, solo la vitamina d e il ferro e ferritina sono a 29 e 7, il medico mi ha sostituito la cardioaspirina con ticlodipina e mi ha tolto lucen, credendo che forse mi avrebbe potuto portare il ferro basso, cosa ne pensate? Adesso la notte sento acido in gola, cosa devo fare?


Risposta

La riduzione del ferro nel sangue è l'effetto che si vuole ottenere con i salassi, perché si riduce così la capacità del midollo osseo di produrre globuli rossi. I salassi portano a una progressiva riduzione di ferro nell'organismo perché rimuovono i globuli rossi, che ne contengono una grande quantità al loro interno, legato all'emoglobina.
Se la carenza di ferro dura a lungo, possono insorgere diversi disturbi specifici, come perdita di capelli, fragilit√† delle unghie e comparsa di alterazioni del gusto e della mucosa del cavo orale; inoltre, la carenza di ferro contribuisce a rendere ancora pi√Ļ sintomatica la sensazione di affaticamento associata alla malattia. In alcuni casi, se questi sintomi sono particolarmente gravi, si pu√≤ prendere in considerazione l'assunzione di compresse di ferro, ma solo per poco tempo e sempre dietro indicazione dello specialista ematologo. Questo perch√© una eccessiva assunzione di ferro potrebbe fare aumentare rapidamente e vertiginosamente il valore dell'ematocrito, rendendo quindi necessari nuovi salassi. La sintomatologia invece che riferisce (acidit√† gastrica) non sembra essere associata al problema ematologico ma potrebbe essere la conseguenza della presenza di reflusso gastro-esofageo che richiede ulteriori approfondimenti.


(14 luglio 2018 - ore 12:18) - Malattie mieloproliferative e vaccino

Ho trombocitemia essenziale da quasi 4 anni sono in cura con interferone peghilato e Clopidogrel ho sentito parlare di un trial per sperimentare un vaccino in Danimarca... se ne sa qualcosa?
(Stefania)


Risposta

Non siamo a conoscenza di un vaccino sperimentale per le neoplasie mieloproliferative croniche.


(12 luglio 2018 - ore 3:10) - Nuova valutazione

Salve gentili ricercatori, ho fatto l'esame del midollo osseo in ambulatorio di un ospedale dove sono seguito anche dallo stesso ematologo che mi ha fatto il suddetto esame e che mi ha diagnosticato la trombocitemia essenziale. A seguito di incomprensioni con ematologo vorrei rivolgermi a un altro medico, vorrei sapere se mi rivolgo a un altro medico poi devo rifare un'altra volta l'esame del midollo? Lo chiedo a voi perché l'ho chiesto all'ematologo attuale ma non ho ricevuto risposta.
(Vincenzo)


Risposta

Generalmente è sempre preferibile eseguire nuovamente la biopsia osteomidollare in caso di nuova consulenza. In alternativa è possibile chiedere una revisione del vecchio preparato istologico presso la nuova anatomia patologica.


(11 luglio 2018 - ore 4:23) - PV ed aspettativa di vita - 2

Buon giorno,
all'età di 21 anni mi è stata diagnosticata TE-JAK2 positivo e sono stata in cura mediante cardioaspirina (piastrine non superiori a 720000), fino a due anni fa quando la patologia si è mutata in policitemia vera; da allora sono in cura con cardioaspirina e salassi con cadenza mensile (durante la cura le piastrine non sono mai superiori a 720000, ematocrito 45%, massimo valore raggiunto 51%). Non ho mai avuto un evento trombotico venoso o arterioso.
Attualmente ho 28 anni, quali sono le mie aspettative di vita? Ci sono alte probabilità di un peggioramento o di una mutazione in mielofribosi successive, data già la mutazione da TE a PV dopo solo 5 anni dall'inizio della patologia?
Grazie mille.
(Sandra)


Risposta

Come gi√† riportato in una risposta precedente la sopravvivenza dei soggetti con policitemia vera non √® molto diversa da quella della popolazione generale. Non bisogna comunque dimenticare che la progressione in mielofibrosi da una precedente policitemia vera (PPV-PMF) rientra nella storia naturale della malattia. E' stato stimato un rischio medio di progressione del 10-15% a 10-15 anni dalla diagnosi (comprendendo quindi pazienti che progrediscono pi√Ļ velocemente o altri che lo fanno pi√Ļ lentamente). Pi√Ļ recentemente √® stato osservato che anche nella policitemia vera la presenza di mutazioni genetiche aggiuntive oltre a quella del JAK2 possono influenzarne la sopravvivenza.


(10 luglio 2018 - ore 22:36) - Oncocarbide ed insufficienza renale

Policitemia vera. Oncocarbide e insufficienza renale cronica (clearance creatinina 30). Come va modificato il dosaggio e quali precauzioni osservare?
(Fabrizio)


Risposta

L'idrossiurea deve essere usata con cautela nei pazienti con insufficienza renale. Non esiste una indicazione specifica a modificare il dosaggio del farmaco in caso di ridotta funzionalità renale, ci preme ricordare che comunque in corso di terapia con idrossiurea si può osservare un aumento dell'acido urico (iperuricemia) che potrebbe peggiorare il quadro renale. In questo caso è consigliato l'uso di allopurinolo.


(10 luglio 2018 - ore 2:43) - Aspettativa di vita PV

Sono affetta da PV da 2 anni (per i precedenti 5 anni in cura per TE con aspirina); quali sono le aspettative di vita? Ci sono alte probabilità di peggioramenti in mielofibrosi? Grazie.
(Sandra)


Risposta

Ad oggi si ritiene che i pazienti affetti da policitemia vera possano avere una sopravvivenza media di oltre 10 anni a partire dal momento della diagnosi. Dato che l'età alla diagnosi in genere è compresa tra 60 e 70 anni, la sopravvivenza dei soggetti con policitemia vera non è molto diversa da quella della popolazione generale.


(9 luglio 2018 - ore 11:52) - Policitemia vera e calo dei valori

Salve, sono affetto da Policitemia Vera da 14 anni; due mesi fa mi √® iniziata la febbre ogni tanto per√≤ piuttosto alta, tipo 38,5 o 39, quindi pensavamo ad inflenza o stanchezza; dopo un po' la febbre si √® fatta pi√Ļ frequente, quotidiana, per√≤ soltanto serale e con picchi a 38,5 - 39,2 al che ho preferito ricoverarmi per indagare sulla causa. Ho fatto moltissimi esami ed hanno escluso infezioni, pertanto dopo 1 mese di ricovero ho cominciato a veder scendere tutti i miei valori del sangue, globuli bianchi, rossi, piastrine, ecc.. I dottori davano colpa ai frequenti prelievi di sangue per le varie analisi e quindi lo hanno dimesso senza una vera causa, con il midollo ispezionato solo per malattie infettive non rilevate. Dopo di che ci siamo rivolti al dottore di Ematologia per sapere se poteva essere la policitemia vera a dare questi disturbi e lui ha detto che probabilmente poteva essere mutata in mielofibrosi, che per√≤ a suo avviso non d√† questi cali cos√¨ progressivi come avviene a me. Volevo sapere se anche a voi sono mai capitati pazienti con mielofibrosi ai quali calano velocemente e costantemente tutti i valori di emocromo generali.
Spero di una vostra cortese risposta, saluti.
(Giacomo)


Risposta

La policitemia, nel corso del tempo, pu√≤ trasformarsi in altre malattie del sangue pi√Ļ gravi. Circa il 20% dei pazienti con policitemia, nel corso del tempo, pu√≤ andare incontro ad una trasformazione in mielofibrosi. Se si sospetta che ci sia questo tipo di evoluzione (incluso un calo dei valori del sangue che pu√≤ avvenire in modo pi√Ļ o meno rapido), √® necessario effettuare l'esame del midollo osseo, che permette di osservare la presenza di tessuto fibroso tipico della mielofibrosi e le altrettanto tipiche alterazioni nella forma e nel numero delle cellule precursori sia dei globuli rossi che dei globuli bianchi e delle piastrine; queste ultime sono chiamate megacariociti.
In circa il 5% dei casi la policitemia vera può evolvere in una forma di leucemia acuta, caratterizzata da una variazione dell'emocromo della formula leucocitaria (anemia, piastrinopenia, aumento o riduzione dei globuli bianchi, presenza di forme immature, detti Blasti, nel sangue periferico) e dall'andamento molto rapido.
Anche in questo caso lo studio del midollo osseo è di estrema importanza.


(8 luglio 2018 - ore 23:11) - Protocollo Luspatercept

Salve volevo sapere in quali centri italiani effettuano trial di luspatercept per pazienti affetti da mielofibrosi, e se si hanno novità circa la sua efficacia sull'anemia.
(Franco)


Risposta

Allo stato attuale sono stati arruolati 32 pazienti, di cui 14 in Italia. Non sono comunque ancora disponibili dati sull'efficacia.
In Italia i Centri che risultano aperti all'arruolamento per lo studio ACE-536-MF-001 sono:
- Firenze: CRIMM, Prof Vannucchi;
- Pavia: IRCCS Fondazione Policlinico S. Matteo, Pavia, Dr. Rosti;
- Varese: ASST Sette Laghi, Ospedale di Circolo, Prof. Passamonti;
- Bergamo: Ospedali Riuniti di Bergamo, Prof. Rambaldi;
- Rozzano (Milano): Istituto Clinico Humanitas, Prof. Della Porta.


(8 luglio 2018 - ore 12:42) - Mielofibrosi, ruxolitinib e dieta

Gentililissimi, un paziente affetto da mielofibrosi può fare una dieta, ovviamente compatibilmente con la patologia, per contrastare l'aumento di peso dovuto al ruxolitinib? Ho 50 anni. Grazie mille.


Risposta

Non ci sono controindicazioni a seguire un regime alimentare controllato durante il trattamento con ruxolitinib. Si consiglia comunque di affidarsi a diete personalizzate dopo valutazione da parte di uno specialista (dietologo, dietista e nutrizionista).


(7 luglio 2018 - ore 18:54) - Epatomegalia e steatosi

Epatomegalia e steatosi epatica e la stessa cosa? Grazie mille.


Risposta

La splenomegalia è un aumento di volume patologico della milza. L'ingrossamento splenico è quasi sempre secondario ad altri disturbi: malattia mieloproliferativa, malattia linfoproliferativa, anemia emolitica, ecc..
La steatosi epatica (comunemente detto fegato grasso) è una patologia cellulare legata all'accumulo intracellulare di trigliceridi (steatosi) a livello del tessuto epatico che può associarsi ad un aumento delle dimensioni del fegato.


(7 luglio 2018 - ore 12:48) - Trombosi splancnica nella mielofibrosi

E possibile che una mielofibrosi esordisca con trombosi vena porta?
(Gianni)


Risposta

Raramente la mielofibrosi pu√≤ esordire con una trombosi splancnica. Talora l'emocromo pu√≤ essere nella norma e la diagnosi viene effettuata soltanto mediante una biopsia osteomidollare. In una recente revisione della letteratura √® stato stimato che l'incidenza di trombosi splancniche alla diagnosi nella mielofibrosi √® del 3-7% [How J e collaboratori, Ther Adv Hematol. 2017 Mar; 8(3): 107‚Äď118.]


(6 luglio 2018 - ore 11:51) - Gastro-protezione

Con cardioaspirina protezione gastrica si o no? Ho da sempre problemi gastrici e di reflusso. Grazie.
(Lella)


Risposta

L'aspirina a basse dosi (una compressa da 75 o da 100 mg una volta al giorno) riduce il rischio di formazione di coaguli del sangue e quindi previene la trombosi. La compressa va presa a stomaco pieno e deve essere inghiottita intera, aiutandosi con mezzo bicchiere d'acqua, senza scioglierla e senza masticarla. Gli effetti indesiderati pi√Ļ comuni sono infatti disturbi allo stomaco (bruciore e acidit√†) e un aumento della tendenza al sanguinamento. Per contrastare i disturbi allo stomaco, se presenti, si possono associare altri farmaci che lo proteggono, e sono per questo chiamati gastro-protettori. Se i sintomi gastrici dovessero persistere si consiglia di consultare il medico curante.


(4 luglio 2018 - ore 19:40) - Rischio nella policitemia vera

Salve ho 56 anni mi è stata diagnosticata a gennaio 2016 policitemia vera con risultato di JAK2 mutazione v617f rilevata note <25% sono in terapia con cardioaspirin e salasso ogni 2-3 mesi valori emocromo fatto a maggio 2018 RBC 6.26 HGB 17.3 HCT 51.8. Vorrei gentilmente sapere visto il JAK2 la gravità di questa diagnosi. Grazie.
(Gennaro)


Risposta

La presenza della mutazione di JAK2 è uno dei criteri maggiori richiesti per fare diagnosi di malattia mieloproliferativa (in questo caso di Policitemia vera). La "gravita" della malattia non è definita dalla percentuale del JAK2 ma viene stabilita in base al rischio di presentare un evento trombotico e/o emorragico. Secondo le raccomandazioni ELN 2018, i pazienti con policitemia vera si classificano a basso o alto rischio di trombosi a seconda che abbiano o meno almeno uno dei seguenti criteri: eta > 60 anni o un precedente evento trombotico venoso o arterioso. In questi casi, la valutazione di rischio del paziente deve tenere conto anche di altri parametri, come il sovrappeso, l'ipertensione arteriosa, l'ipercolesterolemia e il fumo.


(4 luglio 2018 - ore 19:38) - Terapia anticoagulante

Cari Dottori sono malata di Mielofibrosi da circa sei anni mi √® stata diagnosticata dopo aver fatto il prelievo del midollo questa malattia allo stato iniziale circa sei anni fa, adesso da una settimana a questa parte mi sono rotta il piede e quindi mi hanno detto di sospendere l'antiaggregante che prendo, il Clopidogrel da 75 mg e prendere il clexane da 4.000 per questo periodo che ho l'ingessatura del piede sinceramente ho una brutta esperienza precedente sospendendo l'antiaggregante che era allora prendevo il cardirene da 75 mg perch√© doveva essere operata al polmone destro, nel periodo che ho sospeso avevo in quel periodo le piastrine alte con tutto le medicine che prendevo che allora prendevo il Vercyte, con tutto il clexane da 4.000 che prendevo mi √® venuta l'occlusione nel braccio destro, il mio ematologo mi ha detto che il clexane tiene a bada anche le piastrine per√≤ so io quando sono in tante le piastrine il clexane non ha la funzione di farle staccare l'una dall'altra mentre l'antiaggregante si, √® vero? Ora sinceramente che sono costretta a farlo dovuta l'ingessatura ma tra qualche giorno forse la toglieranno o metteranno un ingessatura pi√Ļ piccola oppure mi metteranno il tutore ma io con la mia malattia il tutore lo posso mettere? Non √® stringente? Essendo che accompagnata da una calza elastica. Vorrei un vostro parere vi ringrazio siete sempre molto gentili vi auguro una buona serata.
(Rita)


Risposta

L'aspirina è una terapia antiaggregante, perché agisce sulle piastrine (emostasi primaria), l'eparina un anticoagulante perché agisce sulla coagulazione (emostasi secondaria). In genere quando si introduce eparina l'aspirina viene sospesa ma non è possibile stabilire cosa sia corretto in questo caso specifico. Talora è possibile anche aumentare il dosaggio del trattamento con eparina, se è' stato dimostrato inefficace il dosaggio profilattico (ovvero quello a 4.000 ). L'uso di eparina a basso peso molecolare è consigliata anche durante l'uso di un tutore.


(4 luglio 2018 - ore 8:39) - Idrossiurea, aspirina e rischio trombotico

Affetto da PV, vorrei sapere perché assumere cardioaspirina se, come da voi riferito, le trombosi non sono in relazione con l'aumento delle piastrine.
Altra domanda, che cosa ci si aspetta dalla assunzione di oncocarbide rispetto a GR, GB, piastrine. In altre parole, agisce su tutte e tre le linee cellulari? Come si manifesta la intolleranza al farmaco?
(Fabrizio)


Risposta

Nonostante sia ormai noto che nelle malattie mieloproliferative il rischio trombotico non √® correlato alla conta piastrinica, √® altrettanto importante sottolineare che le piastrine svolgono un ruolo fondamentale nei processi di formazione dei trombi. I farmaci antiaggreganti, detti anche farmaci antiaggreganti piastrinici o, pi√Ļ semplicemente farmaci antipiastrinici, sono una categoria di farmaci in grado di interagire negativamente con la funzione di aggregazione piastrinica, prevenendo cos√¨ la formazione di trombi ed emboli di origine trombotica. La cardioaspirina, che rientra in questa categoria di farmaci, agisce inibendo in maniera permanente gli enzimi COX1 presenti nelle piastrine e che sono fondamentali per il processo di aggregazione piastrinica.
L'Idrossiurea √® un farmaco per il quale √® stata accumulata nel corso degli anni un'ampia esperienza clinica, in particolare nel campo delle patologie mieloproliferative. La maggior parte dei pazienti trattati tollera molto bene il farmaco anche quando viene somministrato per lunghi periodi di tempo. Si tenga conto del fatto che, per alcune indicazioni diverse dalle neoplasie mieloproliferative, tale farmaco viene utilizzato anche in ambito pediatrico. Gli effetti collaterali sono globalmente rari; fra questi, i pi√Ļ caratteristici riguardano l'eventuale tossicit√† a livello della cute e degli annessi cutanei (che si manifesta con secchezza cutanea, striature ed alterazioni ungueali) ed a livello della mucosa del cavo orale (con infiammazioni e, talvolta, formazione di afte). Tali possibili complicanze si giovano di un'adeguata igiene orale preventiva e di una particolare attenzione all'idratazione e alla cura della cute stessa.
Una possibile evenienza, anch'essa molto rara e che generalmente insorge dopo periodi protratti di cura, è la formazione di ulcere cutanee che solitamente coinvolgono gli arti inferiori e, in particolare, la zona perimalleolare. Per completezza, sono stati riportati rari casi di tumori cutanei (diversi dal melanoma), ma in questo caso bisogna tener conto della storia clinica completa del paziente, quindi considerare anche fattori concomitanti quali l'età, la storia di esposizione solare o la presenza di lesioni cutanee quali cheratosi attiniche.
Come per tutti i farmaci, è possibile che si manifesti un'allergia, che nel caso specifico dell'Idrossiurea tende a concretizzarsi in un rialzo termico che si accompagna all'assunzione del farmaco, insorgendo tipicamente nei primi giorni di trattamento e risolvendosi con l'interruzione della terapia.
Come principio generale, i pazienti con et√† pi√Ļ avanzata tendono ad essere pi√Ļ sensibili all'azione del farmaco, per cui √® importante monitorare l'emocromo, in particolare nelle prime fasi del trattamento, per poter modulare adeguatamente la dose in relazione all'efficacia clinica o all'eventuale tossicit√† ematologica che riguarda tutte le cellule del sangue (anemia, leucopenioa e piastrinopenia). I consigli che vengono dati ai pazienti che assumono Idrossiurea rispecchiano, in realt√†, le buone norme di condotta che ciascuno dovrebbe osservare per quanto riguarda l'esposizione solare, ossia evitare le ore centrali del giorno (ad esempio dalle 11 alle 16), utilizzare cappellini per proteggere il volto ed una protezione alta, che va riapplicata frequentemente. Una particolare cura meritano le aree cutanee pi√Ļ esposte quali il viso ed il dorso delle mani, che potrebbero giovarsi di una protezione solare durante i mesi estivi anche se si rimane in citt√† ma ci si espone al sole durante la vita relazionale e lavorativa quotidiana. In corso di terapia con Idrossiurea, inoltre, pu√≤ essere utile eseguire dei periodici controlli dermatologici, per cogliere precocemente eventuali segni di tossicit√†.


(4 luglio 2018 - ore 8:21) - Ruxolitinib e linfomi

Salve, a proposito dei recenti rilevamenti in merito alla possibilità di sviluppare il linfoma b per i pazienti che assumono il Jacavi, vi chedo se questo può avvenire a breve distanza o anche dopo di anni, inoltre, la ricerca del riarrangiamento clonale delle Ig, da eseguire sul DNA midollare (per verificare se il soggetto è a rischio) viene fatta normalmente in una biopsia ossea insieme all'alterazioni genetiche o è un esame che bisogna fare a parte e in cosa consiste... e se può essere utilizzato il campione/vetrino di un recente esami biopsia ossea-midollare.
Grazie sempre per la vostra attenzione.
(Ernesto)


Risposta

I dati a disposizione relativamente al quesito che lei solleva sono limitati. Suggeriscono, comunque, che il tempo medio di insorgenza del linfoma sia oltre i 2 anni dall'inizio della terapia con ruxolitinib, ma questo non può essere generalizzato: la reale incidenza della complicanza non è nota, non sono chiarissimi ancora i meccanismi che legano la terapia con l'insorgenza del linfoma, se consideriamo che queste patologie erano state descritte anche prima dell'uso di ruxolitinib con una frequenza superiore alla popolazione di controllo.
Quindi saranno molto importanti studi prospettici che consentano di definire la reale incidenza di questa complicanza ed eventualmente identificare i soggetti a rischio potenziale.
La ricerca dei riarrangiamenti dei geni delle immunoglobuline è un esame complesso, che pochi laboratori effettuano, e che non viene fatto di routine. Anche per questo sono necessari ulteriori studi per comprendere se questo tipo di analisi possa essere predittivo o meno dell'insorgenza di un linfoma in pazienti con mielofibrosi che assumono, o no (popolazione di controllo), ruxolitinib e se quindi sia indicato ed informativo effettuarlo in tutti i casi prima della terapia. Infatti, piccole popolazioni di linfociti con geni riarrangiati si trovano anche in soggetti apparentemente sani che non svilupperanno mai un linfoma.


(3 luglio 2018 - ore 15:12) - Oncocarbide e fertilità

Buongiorno,
spero qualcuno mi possa aiutare riguardo al caso di un uomo in cura con Oncocarbide 1 cps die da pi√Ļ di un anno per anemia falciforme; che interazioni pu√≤ avere con la fertilit√† con la possibilit√† di sterilit√† o teratogenesi. Se si, per quanto tempo √® consigliata la sospensione prima di cercare un figlio? Grazie.


Risposta

Non siamo in grado di darle una riposta certa, in quanto non esistono esperienze attendibili al riguardo. Considerata la natura chimica del farmaco, è sempre consigliabile adottare precauzioni per evitare una gravidanza durante l'assunzione della terapia; vero è che esistono casi ben documentati di neonati perfettamente sani concepiti da genitori che avevano e/o stavano assumendo oncocarbide. Le suggeriamo di parlarne con il suo ginecologo che potrà eventualmente consigliarle dei test di screening sul feto. In questi casi, è necessario un esame dello sperma ed una valutazione della fertilità di coppia in centri appositi. Se l'esame dello sperma è normale, un effetto tossico dell'Oncocarbide sulla fertilità è poco probabile. Si consiglia comunque di consultare l'ematologo di riferimento nel caso in cui sia in programmazione una gravidanza in quanto l'idrossiurea possiede attività teratogena e richiede quindi cautela.


(3 luglio 2018 - ore 8:58) - Da quanto tempo ho una malattia mieloproliferativa

Una malattia mieloprolifera da quanto tempo si puo avere senza sapere di averla, cioè essere malato senza saperlo?
(Maria)


Risposta

Purtroppo le conoscenze e le metodiche attualmente disponibili non consentono di individuare (se non accidentalmente) la presenza di una malattia mieloproliferativa prima che questa si manifesti (alterazione dell'emocromo, evento trombotico o emorragico).


(3 luglio 2018 - ore 8:56) - Trombosi portale idiopatica

Una trombosi vena porta in che percentuale puo essere idiopatica? Grazie.
(Franco)


Risposta

La percentuale di trombosi portali definite idiopatiche è drammaticamente diminuita negli ultimi anni (15-25%). Tale percentuale potrebbe ulteriormente calare in futuro grazie all'identificazione di nuovi fattori di rischio.


(3 luglio 2018 - ore 7:02) - Trombosi splenica

Getilissimi ricercatori una trombosi splenica puo essere scaturita da tromofilia o per forza da malattie mieloprolifere?
(Lina)


Risposta

L'eziologia delle trombosi addominali, che includono anche la trombosi della vena splenica è spesso polifattoriale. I fattori implicati comprendono i disordini protrombotici ereditari (trombofilia ereditaria) o acquisiti (come ad esempio malattie mieloproliferative, Sdr da anticorpi antifosfolipidi, ecc.) e i fattori locali (ad esempio malattie del fegato come la cirrosi).


(2 luglio 2018 - ore 23:17) - Trombocitemia e piastrine alte

Mio marito ha la trombocitemia essenziale con JAK2 positivo, fino al 28 giugno 1172 piastrine... senza episodi trombotici, prende solo metà cardioaspirina e acido folico perché a febbraio l'emoglobina era scesa a 12, prossima visita il 26 settembre ma il controllo non è troppo distante per via delle piastrine alte? Le sue piastrine da dicembre sono sempre sul milione... Grazie mille per la risposta.
(Lucrezia)


Risposta

Nella trombocitemia essenziale una elevata conta delle piastrine non rappresenta un rischio per gli eventi trombotici maggiori, piuttosto (per valori >1500/ul), è stata associata ad un aumento del rischio di avere sanguinamenti per l'insorgenza di una S. da VonWillebrand acquisita. Si consiglia di eseguire comunque una valutazione dell'emocromo mensile e di avvertire l'ematologo di riferimento nel caso in cui il valore delle piastrine dovesse aumentare.


(2 luglio 2018 - ore 12:07) - Mutazioni driver e rischio di trombosi

Nelle malattie mieloproifere chi ha le mutazioni e piu soggetto a trombosi?
(Davide)


Risposta

In generale la presenza di una mutazione del gene JAK-2 predispone maggiormente alla trombosi rispetto ad una mutazione del gene della Calreticulina. Questo è soprattutto vero per i pazienti affetti da trombocitemia essenziale e mielofibrosi primaria, poiché è molto raro che un paziente con diagnosi di policitemia vera abbia una mutazione diversa da quelle a carico del gene JAK-2.


(1 luglio 2018 - ore 10:00) - CAR-T cells ed Interferone pegilato nelle malattie mieloproliferative croniche Ph-negative

1 luglio 2018 Terapia CAR-T in policitemia. Si parla di una terapia molto efficace e risolutiva con cellule CAR-T, in grado di riconoscere e attaccare cellule tumorali ematologiche. Nonostante probabili pesanti effetti collaterali, detta terapia si legge che è stata approvata negli STATI UNITI mentre in ITALIA è in fase di valutazione.
Esiste probabilità di applicazione di questo metodo anche in policitemia? Ci sono in corso studi in proposito?
Non si menziona pi√Ļ l'interferone pegilato, ben tollerato che, se ho ben capito, agisce sul meccanismo biologico della malattia a differenza del ruxolinitib che agisce sui sintomi. Perch√© nuovi studi hanno ridimensionato il giudizio lusinghiero?
In fiduciosa attesa, vi ringrazio sentitamente e vi auguro buon lavoro.
(Demetrio)


Risposta

L'uso clinico delle CAR-T cells √® attualmente approvato per alcuni pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta e linfoma a diffuso a grandi cellule. Vi sono poi trial clinici in corso per la terapia di altre neoplasie ematologiche. Al momento non vi sono studi in corso che prevedano l'uso di CAR-T cells nella policitemia vera e pi√Ļ in generale nelle malattie mieloproliferative croniche Ph-negative, cio√® mielofibrosi, trombocitemia essenziale e policitemia vera. Ci√≤ √® principalmente dovuto alla caratteristica che le CAR-T cell hanno di essere dirette contro specifici bersagli situati sulla superficie delle cellule tumorali. Tali bersagli non sono ancora stati individuati nelle malattie mieloproliferative croniche.
L'uso dell'interferone nelle malattie mieloproliferative croniche ed in particolare nella policitemia vera non è assolutamente stato accantonato anche per la capacità di questo farmaco, cui faceva cenno l'utente nel suo messaggio, di agire sui meccanismi di malattia e non limitarsi ad agire sui sintomi. Tuttavia esso è principalmente impiegato all'interno di trial clinici vista anche la difficoltà alla prescrizione del peg-interferon nell'ambito del sistema sanitario italiano, all'interno del quale esso non è prescrivibile normalmente poiché la policitemia vera non rientra nelle indicazioni autorizzate.


(29 giugno 2018 - ore 9:36) - Ancora su JAK-inibitori e linfomi

Egregi dottori,
in riferimento alla vostra risposta circa "il ruolo del ruxolitinib nella patogenesi del linfoma B" vorrei sapere quali sono le azioni cliniche specifiche da intraprendere nell'ambito dei follow-up dei pazienti già in trattamento.
Come è noto nella quasi totalità dei casi chi è in cura con ruxo ha come riferimento ematologi (tutti bravissimi) nell'ambito di strutture ambulatoriali asl; per tale motivo, visto anche il numero dei pazienti e la scarsità di organico, spesso non vi è la possibilità di dedicarsi ai dovuti approfondimenti. Da ciò deriva che avere i pazienti che acquisiscono un ruolo attivo, può essere un buon aiuto sia agli ematologi di riferimento sia agli stessi pazienti, al fine di monitorare meglio la patologia e le eventuali progressioni e/o induzioni in altre patologie. Peraltro, facendo una considerazione fuori contesto, penso che un paziente con meno apprensioni sia un beneficio (effetto placebo?) anche ai fini della cura stessa.
In attesa di una vostra gradita risposta cordialmente Riki.
(Riki)


Risposta

La prima cosa da fare √® discutere con il proprio ematologo di questi nuovi aspetti emersi sull'associazione fra terapia con JAK inibitori e linfomi, soprattutto per i pazienti gi√† in terapia con questi farmaci. Come evidenziato anche dall'utente la piena consapevolezza dei rischi/benefici associati all'assunzione di un farmaco √® molto importante per il paziente e migliora lo spirito con cui una certa terapia viene accettata ed effettuata. Per chi deve iniziare e, pi√Ļ in generale, per rispondere alla sua domanda, il test che pu√≤ aiutare a identificare una popolazione clonale B, alla quale si faceva riferimento nella risposta precedente, dalla quale potrebbe eventualmente derivare il linfoma √® la ricerca del riarrangiamento clonale delle Ig, da eseguire sul DNA midollare e da concordare col proprio ematologo.


(24 giugno 2018 - ore 14:21) - Terapia con JAK inibitori e insorgenza di linfomi

Ci spiegate il ruolo dello ruxolitinib nella patogenesi del linfoma B?
(Fernando)


Risposta

La recente pubblicazione di una casistica di pazienti affetti da malattie mieloproliferative croniche Ph-negative in terapia con farmaci JAK inibitori nella quale erano segnalati casi di linfomi ad una frequenza maggiore che in pazienti in terapia con farmaci citostatici ha suscitato molte domande sul potenziale ruolo dei farmaci JAK-inibitori nell'indurre tale patologia. Va subito detto che, pur riconoscendo che si tratta di una importante osservazione, il messaggio riportato da questa pubblicazione dovrà essere confermato su adeguate casistiche provenienti da altri diversi gruppi di ricercatori.
Per venire al quesito specifico posto dall'utente, nel lavoro in questione i ricercatori fanno l'ipotesi che la somministrazione del JAK inibitore possa aver favorito l'espansione di una piccola popolazione linfoide, già presente prima di iniziare la terapia, dalla quale sarebbe derivato poi il linfoma. Utilizzando un modello animale, i ricercatori in questione fanno l'ipotesi che i JAK-inibitori, determinando da un lato l'inibizione di una particolare proteina, chiamata STAT1, e dall'altro una riduzione della sorveglianza immunologica, possano giocare un ruolo nella patogenesi del linfoma in quei pazienti in cui pre-esista quella piccola popolazione linfoide cui si accennava sopra. Gli stessi ricercatori concludono che una ricerca preventiva dell'esistenza di tale popolazione linfoide possa essere utilizzata come screening per valutare, in quei pazienti nei quali fosse identificata, l'eventuale rischio di una terapia con JAK-inibitori.
Trattandosi della prima osservazione in tal senso e considerando l'ormai ampio numero di pazienti che fanno o hanno fatto uso di farmaci JAK-inibitori è d'obbligo molta cautela nella considerazione e valutazione dei dati presentati in questo lavoro che, tuttavia, non devono essere ignorati o misconosciuti né dai pazienti né dagli ematologi e devono indurre molta attenzione sia nel follow-up dei pazienti già in trattamento sia in quelli ai quali viene proposto il farmaco ex novo.


(22 giugno 2018 - ore 10:54) - Test genetici di secondo livello e prevenzione

In relazione alla vostra risposta del 12 giugno vi ringrazio infinitamente, ma quello che mi premeva sapere è se effettuare questi test genetici aggiuntivi può cambiare la storia della mia malattia. Sapere di avere una prognosi sfavorevole o addirittura un'evoluzione leucemica potrebbe crearmi seri problemi psicologici se poi ben poco o addirittura niente si può fare. Sono assolutamente contraria al trapianto soprattutto adesso che sto bene e non assumo neanche ruxolitinib in quanto non ho sintomi e milza ingrossata. Se questi test potessero darmi dei benefici in termini di prevenzione potrei sottopormici e andare da Napoli a Firenze con dispendio fisico, psicologico ed economico. Ma dovrebbe valerne la pena! Dovrebbe fare la cosiddetta differenza! Aiutatemi, per favore, a capire meglio. Grazie.
(Margherita)


Risposta

Come detto nella risposta precedente, i test genetici di secondo livello, integrati da dati e valutazioni cliniche, possono aggiungere informazioni importanti a livello prognostico per il paziente che vi si sottopone. Tuttavia, anche essendo a conoscenza di una possibile futura progressione della malattia, non sono disponibili al momento terapie in grado di prevenire progressione. Queste considerazioni unite alla sua posizione di preclusione verso un possibile futuro impiego del trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche porterebbero alla conclusione che per lei questi test "non farebbero la differenza". Tuttavia, una maggior consapevolezza della propria prognosi, potrebbe portarla a riconsiderare la sua posizione attuale riguardo eventuali future necessità terapeutiche. In questa prospettiva, una approfondita dscussione del problema con l'ematologo che la segue potrebbe aiutarla nella decisione.


(20 giugno 2018 - ore 14:58) - Conta CD34 e mutazioni in paziente con MF prefibrotica

Egr. ricercatori vorrei avere dei chiarimenti su alcuni risultati di analisi: 1)conta CD34 2 x 10^6/L 0,03%, quanto è la conta del blasti? 2)cosa vuol dire GENE TET2 p.Q810R benigna, p.L1534_P1535delQKQPP probabilmente dannosa? Sono affetto da MF prefibrotica dal marzo 2016. JAK2 CARL - MPL non mutati, anni 73. Tantissime grazie.


Risposta

La conta delle cellule CD34 circolanti, che nel suo caso è normale, riflette solo in parte la percentaule dei blasti nel sangue periferico: questi ultimi devono essere valutati sullo striscio di sangue mentre la conta delle CD34+ si effettua col citofluorimetro.
Riguardo il secondo quesito da quanto è possibile capire è stata riscontrata la presenza di mutazioni del suo DNA, in particolare a carico di un gene chiamato TET2: la prima di queste mutazioni non sembra avere conseguenze patologiche sulle cellule del sangue nelle quali è presente, mentre la seconda ha invece questa potenzialità. La diagnosi che lei riporta e la sua età consigliano un attento monitoraggio della sua malattia senza la necessità, per quanto è dato sapere dal suo messaggio, di interventi immediati.


(19 giugno 2018 - ore 11:25) - Policitemia vera, dieta, glicemia, ac. urico e colesterolo

Buongiorno gentilissimi dottori.
Avevo scritto il 14/6. Uomo 49 anni PV da novembre 2014, in cura con salassi circa 4 l'anno e cardioaspirina. Negli ultimi esami da dicembre 2017 data ultimo salasso i valori sono rimasti stabili. GB sempre tra 12.00 e 13.00, Rossi circa 7.00 - 7.50, Emoglobina da 14.2 scesa fino a 13, Piastrine sempre intorno 650 - 700, Ematocrito sceso fino a 47, quindi non ho fatto salassi per 6 mesi e mi stavo preoccupando anche se l'ematologo che mi segue rimane tranquillo.
Ho ripetuto le analisi e i valori si sono rialzati Ematocrito 50, Rossi 7.90, Emoglobina 14, Bianchi 13.00, Piastrine 700, devo fare salasso prossimamente.
Volevo chiedervi se con il passare del tempo è normale che la glicemia è bassissima 60 - 55, Colesterolo totale 93, HDL 32, LDL 42 (le analisi precedenti era normale tendente al basso), Potassio oscilla tra 4.9 e 5.3.
Ho assunto anche Zyrolic per acido urico alto ora rientrato nella norma. Ho seguito negli ultimi tempi una dieta per abbassare il potassio, può questa aver influito ad abbassare la glicemia e colesterolo? La PV può portare questi scompensi? Oppure sto peggiorando? Diventa difficile anche capire cosa mangiare per non assumere troppo ferro, per abbassare l'acido urico e il potassio, però dobbiamo fare alzare il colesterolo e la glicemia... Vi chiedo consigli. Grazie.
(Agostino)


Risposta

Gli ultimi valori riportati consigliano fortemente di sottoporsi a salasso per riportare l'ematocrito al 45%. L'"abbassamento" della glicemia e del colesterolo, con aumento del potassio non sono in prima istanza riconducibili ad una evoluzione della Policitemia vera e vanno inquadrati dal suo medico curante in una valutazione pi√Ļ generale del suo stato di salute. E' difficile con la dieta che lei rischi di introdurre "troppo ferro" e, sempre con riferimento a quanto detto prima sulla necessit√† di un inquadramento dei parametri metabolici da parte del suo medico, che lei possa correggere eventuali difetti con la dieta, che le consiglio di fare in maniera equilibrata fino a indicazione contraria.


(18 giugno 2018 - ore 11:15) - Differenze fra mutazione di JAK2 o di CALR

Buongiorno Gentili Ricercatori,
dai vostri studi sono emerse differenze tra mutazione JAK2 e mutazione CALR nel numero piastrinico e nel sesso della persona affetta?
Vi è probabilità quindi che avendo un JAK2 negativo io possa avere mutazione CALR? Ho piastrine intorno al milione...
Grazie.
(Marco)


Risposta

Riguardo quanto chiesto, e ricordando che per quanto riguarda la PV pi√Ļ del 95% dei pazienti √® portatore di un a mutazione del gene JAK-2, nei pazienti con mielofibrosi la mutazione di Calreticolina si associa ad un minor rischio di sviluppare anemia e piastrinopenia, ovvero di sviluppare leucocitosi importanti. Questi pazienti sono di solito pi√Ļ giovani di quelli con mutazione di JAK2 ed hanno un minor rischio trombotico. Nei pazienti con ET la presenza di una mutazione CALR rende meno probabile una complicazione trombotica. Essendo lei negativa/o alla mutazione di JAK-2 √® probabile che lei possa avere una mutazione del gene CALR oppure, meno probabilmente, del gene MPL.


(17 giugno 2018 - ore 00:21) - Trombocitemia essenziale: prognosi, terapia e funzionalità renale

Gentili ricercatori,
riassumo qui la mia storia di paziente affetto da TE, riportandovi sparse alcune domande cui spero vogliate e possiate rispondere.
Alcuni episodi da me sottovalutati ma re-interpretati simili a TIA dopo intensa attività fisica verso i 20 anni, prime emicrania con aura sporadiche dopo attività fisica all'età di 25-27 anni, nel frattempo piastrinosi progressiva con superamento dei 450 (ma mai dei 600) dall'età di 32 anni, tutti sintomi sistematicamente sottovalutati e non collegati tra loro dal mio medico. Finalmente visita ematologica in febbraio dello scorso anno (a 37 anni!) e diagnosi di TE JAK2+ carica allelica in seconda analisi 22,8% con BOM inequivocabile (MF 0 sec WHO2016, serie eritroide e mieloide normomaturanti con rapporto conservato), da un anno e mezzo in cura con cardirene 160 mg e pantoprazolo nei mesi di cambio stagione.
Prima domanda sul futuro (2 figlie, una di 2 l'altra di 0 anni...): la mediana di sopravvivenza (ahimè ben diversa dalla vita media) di 33 anni per i < 60 anni è secondo voi applicabile anche ad una diagnosi palesemente così "ritardata" come la mia?
Ultimo emocromo di fine maggio piastrine 556 (la progressione negli anni per ora è lenta con rateo pressoché costante), GB 8,26, GR 5,08, HGB 14,7, HCT 44,8 anche questi parametri in lentissimo ma progressivo aumento (è normale nella TE JAK2+?), LDH 210, CD34 fatte a febbraio 1.99/ul. La proliferazione midollare che porta poi ad eventuali fasi spente e fibrotiche è inarrestabile? La ricerca sta investendo in farmaci e cure che, oltre che tenere sotto controllo la patologia, riescano magari un domani ad azzerarne il rischio evolutivo in PV, MF, AML post TE? Se sì, quali?
Infine, in questo anno e mezzo post diagnosi la sintomatologia √® cresciuta, col cardirene 160 le emicrania con aura dopo attivit√† fisica sono quasi sparite ma la fatigue, i giramenti di testa e i momenti di confusione, i formicolii e i bruciori sparsi in tutto il corpo sono sempre pi√Ļ frequenti. Possono essere questi segnali evolutivi? Oltre alla lenta ma inesorabile crescita cellulare in quest'ultimo anno creatinina e uricemia sono salite, tanto da arrivare all'ultimo esame rispettivamente a 1.25 e 6.8: negli ultimi giorni dolori alle gambe, piedi gonfi la sera ed episodi di fiato corto pi√Ļ frequenti.
Lo stress a livello renale è riconducibile secondo voi esclusivamente alla patologia, alla cura (cardirene + pantoprazolo), ad entrambe o è scorrelato da entrambe e riconducibile ad altri fattori (es. gli ultimi due mesi caratterizzati da forte stress)? Incrementare l'idratazione e limitare l'assunzione di carne rossa, insaccati, alcol, gamberi, molluschi, (come per ora mi è stato consigliato di fare da chi mi ha in cura) potrà riportare entro i limiti questi due parametri o è secondo voi anche questa una deriva inarrestabile che richiederà presto una cura (allopurinolo?) nel caso i sintomi e i valori non dovessero regredire?
Grazie infinite e cordiali saluti.
(Andrea)


Risposta

La mediana di sopravvivenza riportata di 33 anni si applica anche al suo caso, mentre la probabilità di trasformazione fibrotica ed evoluzione in mielofibrosi post TE si può stimare, a seconda delle casistiche, attorno al 5-10% a 10 anni ed al 8-14% a 15 anni dalla diagnosi.
Attualmente, sebbene la ricerca farmacologica sia molto attiva nel campo delle malattie mieloproliferative croniche, non sono disponibili, nemmeno a livello sperimentale, farmaci in grado di prevenire l'evoluzione della ET in fibrosi.
Per quanto riguarda i sintomi da lei riportati può trattarsi in effetti di eventi legati ad una attività della malattia ma non per forza ne indicano una progressione/evoluzione. Piuttosto, potrebbero essere indice di una terapia antiaggregante non perfettamente efficace per cui conviene che ne parli con il suo ematologo di fiducia.
Infine, riguardo la ridotta funzionalità renale, che in realtà è ancora buona, non è da correlarsi né alla malattia né alla terapia con cardirene né tantomeno allo stress. I consigli su idratazione ed alimentazione che le hanno dato possono essere d'aiuto mentre la terapia con allopurinolo è certamente utile per ridurre i livelli di ac. urico, che può aumentare nelle malttie mieloproliferative per l'aumentato catabolismo cellulare dovuto sia alla mieloproliferazione che alla eventuale terapia citoriduttiva.


(16 giugno 2018 - ore 19:24) - Debolezza ed anemia

Affetto da mielofibrosi post policitemia vera da 4 anni, peggioramento negli ultimi mesi, gb 57000, gr 4000, piastrine 49, ematocrito 30, emoglobina 7.9. In cura con jakavi, oncocarbide e eritropoietina. Avverto quasi quotidianamente una confusione in testa, impossibile da sopportare, che dura ore, fortissima debolezza, è solo dovuto all anemia?
(Franco)


Risposta

Da quanto riferito, sembra che in buona parte se non del tutto, i sintomi siano imputabili principalmente all'anemia anche se in parte può giocare un ruolo la malattia, che può dare di per sé sintomi come l'astenia e l'affaticabilità.


(16 giugno 2018 - ore 16:59) - Splenectomia e policitemia vera

Gentili ricercatori,
volevo sapere se un intervento di asportazione della milza potrebbe eliminare la Policitemia Vera. Grazie.
(Gianna)


Risposta

Un intervento di splenectomia, cioè l'asportazione della milza, non è in grado di guarire né dalla policitemia né dalla mielofibrosi. L'unica terapia in grado di guarire queste patologie è il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche, che però trova indicazione principalmente nella mielofibrosi e solo in alcuni casi.


(14 giugno 2018 - ore 17:46) - Supplementazione marziale durante terapia con eritropoietina

Affetto da mielofibrosi post policitemia vera da 4 anni, peggioramento negli ultimi mesi, gb 57000, gr 4000, piastrine 49, ematocrito 30, emoglobina 7.9. Fatto 2 trasfusioni negli ultimi 20 giorni, fino ad un mese fa mai fatte (emoglobina sempre sopra i 13). L'ematologo per evitare di trasfondermi periodicamente mi ha prescritto retricrit 4000 una puntura a settimana. Nel bugiardino si sconsiglia a chi ha bassa sideremia (come me), è il caso di risentire l'ematologo?
(Franco)


Risposta

Una carenza di ferro, comprovata da bassi livelli di ferritina, può rendere meno efficace la terapia con eritropoietina. Informi il suo ematologo, se non ne è già al corrente, dei suoi bassi livelli di sideremia in modo che sia lui a valutare se sia necessaria una supplementazione marziale.


(14 giugno 2018 - ore 9:42) - Terapia con Jakavi e biopsia ossea

Egregi Dottori,
ho 68 anni e sono portatore di mielofibrosi post policitemia vera. Attualmente assumo JAKAVI 40 mg al giorno (20 mg mattina e sera). Poiché ormai sono 3 anni che assumo il suddetto farmaco, con ottimi risultati sui classici sintomi, vorrei chiedervi se è utile ripetere sia l'analisi del midollo sia analisi specifiche del sangue periferico e/o arterioso, anche alla luce delle evoluzioni che vi sono state nel campo della ricerca. Se occorre sono anche disponibile ad effettuare un day ospital presso un centro specializzato (anche fuori dalla regione Piemonte) indicatomi da voi.
Grato per la vostra consueta disponibilitò, cordialmente Riccardo.
(Riccardo)


Risposta

Da un punto di vista clinico, se la terapia è efficace e non vi sono ragioni od esigenze specifiche, non è necessario effettuare una biopsia ossea, mentre per quanto riguarda il sangue periferico un emocromo fatto periodicamente è sufficiente per monitorare gli effetti del farmaco sull'emoglobina e sulla conta dei globuli bianchi e delle piastrine. Per fini di ricerca vi possono essere diversi esami, oltre alla biopsia, che si possono eseguire ma questi di solito sono inquadrati all'interno di specifici progetti di ricerca, richiedono l'ottenimento di un consenso informato ad hoc, e spesso prevedono di essere eseguiti anche prima dell'inizio della terapia.


(13 giugno 2018 - ore 16:02) - Terapia antinfiammatoria e conta piastrinica

Buonasera, ho 56 anni e sono affetto da TE da molto tempo, JAK2 e MPL negativi (CARL non eseguito), piastrine circa un milione. Ho notato nel corso degli anni che il numero di piastrine diminuisce sensibilmente durante l'assunzione di antinfiammatori. Possono questi farmaci interferire con i risultati dell'emocromo o ci sono altre cause che determinano la diminuzione del numero di piastrine? Grazie. Saluti.
(Giuliano)


Risposta

I dati forniti, non riportando le conte piastriniche prima e dopo la terapia antinfiammatoria e non specificando per che tipo di malattia infiammatoria il/la paziente abbia assunto la terapia, non permettono una risposta esauriente. Tuttavia, va ricordato che i processi infiammaotri possono determinare acutamente un aumento della conta piastrinica la quale, in seguito all'assunzione di una terapia antinfiammatoria che porti alla risoluzione della fase acuta, può ridursi di conseguenza.


(12 giugno 2018 - ore 13:41) - Test genetici aggiuntivi nella mielofibrosi

Buongiorno, ho 53 anni, sono affetta da mielofibrosi dal 2009, JAK2 positiva, assenza di splenomegalia (milza globosa però) assenza di sintomi in quanto valori abbastanza buoni. Assenza quindi di terapia e controlli ogni tre mesi presso l'ospedale della mia città. Vorrei chiedervi: è possibile fare degli esami genetici particolari che possano predire l'aggravarsi della mia malattia o l'evoluzione (una mia lontana parente è morta di leucemia a 80 anni) in leucemia acuta? Potrebbero fare la differenza in termini di sopravvivenza in quanto si potrebbe agire prima con eventuali terapie e quindi fare opera di prevenzione? Se si, quali sono e dove si potrebbero fare?
Ringrazio per la risposta.
(Margherita)


Risposta

Oltre ai test genetici "standard" che vengono eseguiti normalmente nel percorso diagnostico e di follow up dei pazienti con malattie mieloprolifeartive croniche Ph-negative (vale a dire la ricerca delle mutazioni dei geni JAK2, MPL e CALR) esistono analisi genetiche che si possono definire "di secondo livello" che possono aggiungere informazioni utili che, integrandosi con altri dati (clinici e laboratoristici), contribuiscono a dare una pi√Ļ approfondita definizione dello stato di malattia e delle prognosi del paziente. Tali test richiedono particolari competenze ed attrezzature che sono attualmente disponibili in pochissimi Centri. In Italia il Centro leader in questo campo √® quello diretto dal prof. Vannucchi all'Ospedale Careggi di Firenze, con il quale le consiglio di prendere eventualmente contatto.


(9 giugno 2018 - ore 13:04) - Ritenzione idrica e terapia con idrossiurea

Buongiorno,
volevo chiedervi se in pazienti affetti da trombocitemia di tipo essenziale ed in cura con terapia a base di idrossiurea possono verificarsi casi di gonfiore da ritenzione idrica. In particolare gonfiore degli arti inferiori, superiori, piedi mani e borse sotto gli occhi.
Grazie, cordialità.
(Maria)


Risposta

E' improbabile che i sintomi da lei riferiti siano imputabili alla terapia con idrossiurea.
Considerata l'estensione degli edemi da lei riferita consiglio una visita dal suo medico di base per accertare la causa di tali fenomeni.


(8 giugno 2018 - ore 20:17) - Classi di rischio nella mielofibrosi

Gentili ricercatori, in base a quale criterio viene scelto il modello di stratificazione del rischio nei pazienti con mielofibrosi? A me ad es. è stato usato il DIPSS. Grazie infinite.


Risposta

La scelta del modello di stratificazione del rischio dipende dalla fase di malattia durante la quale si effettua la valutazione: alla diagnosi si utilizza l'IPSS [International Prognostic Scoring System] mentre durante il corso della malattia si utilizza il DIPSS [Dynamic International Prognostic Scoring System], che si basa sugli stessi parametri dell'IPSS ma valutati in un momento durante il corso della malttia e non alla diagnosi.


(8 giugno 2018 - ore 19:19) - Affaticabilita' nella Policitemia Vera

Affetto da P.Vera diagnosticata 2 anni fa. 70 anni, Htc e GB stabili rispettivamente 45% e 11200 con salassi. Assumo aspirinetta.
Rivalutazione periodica per inizio assunzione oncocarbide. Piastrine in lento progressivo aumento (inizio 400000, attuali 750000). Domanda: accuso, da qualche mese, una profonda fatica muscolare al minimo sforzo senza dispea. E' spiegabile con la malattia? Se si perché.
(Fabrizio)


Risposta

Da quanto riportato dal paziente non sembra essere presente anemia e l'unico farmaco che viene assunto è l'aspirinetta. Una così facile ed intensa affaticabilità potrebbe essere dovuta a cause diverse, fra cui una possibile evoluzione della malattia verso la mielofibrosi, uno squilibrio elettrolitico o un effetto collaterale di un farmaco, ammesso che il paziente ne assuma altri oltre l'aspirinetta. Inoltre, potrebbero essere in gioco cause metaboliche o legate a malattie sistemiche. E' quindi necessario che il paziente si rivolga al medico di base in prima istanza ed eventualmente allo specialista ematologo per una valutazione clinica e laboratoristica della sintomatologia.


(8 giugno 2018 - ore 18:05) - Mielofibrosi post-ET e prognosi

Buongiorno, un mio parente ha 68 anni ed è affetto da mielofibrosi post trombocitemia essenziale da un anno con mutazione JAK2, ed effettua trasfusioni ogni 15 giorni, inoltre ha l'HGB a 8, le piastrine tra 500.000 e 600.000, attualmente non presenta né sintomi costituzionali rilevanti né splenomegalia, ha blasti nel sangue periferico inferiore all'1%. E' attualmente in cura con eritopoietina. Vorrei sapere le sue aspettative di vita e i futuri effetti possibili della malattia. Grazie ancora.
(Gabriele)


Risposta

In base ai dati forniti ed applicando un modello prognostico recentemente pubblicato su una importante rivista scientifica internazionale, il paziente in questione cade al limite fra una categoria prognostica di rischio Intermedio 1 ed Intermedio 2, in una scala che comprende il basso rischio, il rischio intermedio 1, il rischio intermedio 2 e l'alto rischio, in ordine progressivo di gravit√†. E' possibile stimare una probabilit√† di sopravvivenza a 5 anni fra 80 e 50% che tuttavia restano valori statistici e dovrebbero essere integrati da una valutazione diretta del paziente da parte dell'ematologo per una pi√Ļ completa valutazione della reale prognosi.


(7 giugno 2018 - ore 10:18) - Prognosi nelle mielofibrosi post-ET

Buongiorno, un mio parente ha 68 anni ed è affetto da mielofibrosi post trombocitemia essenziale da un anno, ed effettua trasfusioni ogni 15 giorni, inoltre ha l'HGB a 8, le piastrine tra 500.000 e 600.000, attualmente non presenta né sintomi costituzionali rilevanti né splenomegalia. E' attualmente in cura con eritopoietina. Vorrei sapere le sue aspettative di vita e i futuri effetti futuri possibili della malattia. Grazie.
(Gabriele)


Risposta

Per una risposta attendibile, basata comunque su un modello derivato da dati statistici, sarebbe utile sapere il tipo di mutazione (JAK-2, MPL o CALR) e la percentuale di blasti nel sangue periferico.


(6 giugno 2018 - ore 11:40) - Trombocitemia essenziale e prolasso valvolare

Mio marito con trombocitemia essenziale con JAK2 positivo ultime piastrine al 3 maggio 1,250...fatto l'ecocardiografia tutto nella norma tranne lieve prolasso del lembo anteriore, c'è da preoccuparsi?
(Lucrezia)


Risposta

Non si specifica di quale valvola cardiaca si tratti; in linea di massima non c'è da preoccuparsi, vista la lieve entità del difetto ed immaginando che la trombocitemia essenziale sia controllata in maniera adeguata. Impossibile aggiungere altro con le informazioni disponibili.


(6 giugno 2018 - ore 00:30) - Luspatercept e anemia nella mielofibrosi

Salve, vi scrivo perché vorrei capire meglio come agisce il luspatercept nell'anemia della mielofibrosi. Sino adesso pensavo che l'anemia nella MF fosse dovuta soltanto dalla fibrosi. Il luspatercept sembra che agisca nei meccanismi degli eritoblasti, nella MF potrebbe migliorare la produzione dei globuli rossi emoglobina nella parte del midollo non danneggiato dalla malattia? Inoltre, il luspatercept potrebbe migliorare nella MF anche i globuli bianchi e le piastrine? Infine il protocollo per i pazienti di MF con anemia inferiore ad Hgb 9,5 consiste nell'assunzione orale del luspatercept o tramite iniezioni sottocutanee come nei protocolli della moda?
Grazie sempre per esserci!
(Ernesto)


Risposta

L'anemia associata alla mielofibrosi pu√≤ riconoscere diverse cause, le quali possono essere presenti pi√Ļ o meno contemporaneamente o succedere l'una all'altra nel corso della malattia. Oltre che alla fibrosi, l'anemia pu√≤ essere dovuta ad una inibizione della produzione dei globuli rossi da parte di una famiglia di proteine, facenti capo al TGF-beta, le quali sono in grado di deprimere la differenziazione degli eritroblasti a globuli rossi maturi. Vi sono poi cause legate a possibili effetti emolitici ed alle dimensioni della milza. Luspatercept agisce bloccando una delle proteine della famiglia del TGF-beta e quindi √® efficae nel ridurre l'anemia quando questa √® principalmente dovuta a questo meccanismo. L'effetto √® principalmente sui globuli rossi e non sui globuli bianchi o sulle piastrine.
In ogni braccio del trial la somministrazione del farmaco avviene tramite iniezione sottocutanea.


(5 giugno 2018 - ore 18:53) - Trombocitemia essenziale e qualità della vita

Salve a tutti, sono una ragazza di 24 anni. Mi è stata diagnosticata qualche giorno fa una trombocitemia essenziale tripla negativa (JAK,CARL e MPL). Sono rimasta spiazzata dalla diagnosi e sono anche un po' preoccupata. Vorrei sapere se la malattia influirà sulla qualità o la durata della mia vita.
Vorrei anche sapere se vi sono rischi per l'evoluzione della malattia verso altre forme. Inoltre mi chiedo se questa malattia comprometterà eventuali future gravidanze. Grazie per l'attenzione mostrata. Buon lavoro.


Risposta

La diagnosi di trombocitemia essenziale, in una bassa classe di rischio quale lei appartiene, si associa ad una prognosi molto buona con una sopravvivenza molto vicina a quella di una persona di uguale et√† senza malattia e con una qualit√† della vita equivalente a quella di una persona sana. Il rischio di evoluzione verso forme fibrotiche √® compreso fra il 5 ed il 10% a 15 anni dalla diagnosi, quello verso forme leucemiche √® ancora pi√Ļ basso, essendo attorno al 2-4%, sempre a 15 anni.
La malattia non compromette la possibilità di avere una gravidanza anche se vi è un rischio aumentato di non riuscire a portarla a termine. Tale rischio può essere fortemente ridotto con opportuna profilassi durante la gravidanza, con antiaggregante e successivamente eparina.


(5 giugno 2018 - ore 17:21) - Sopravvivenza in paziente con MF post ET

Buonasera, vorrei sapere le aspettative di vita di pazienti affetti da mielofibrosi post trombocitemia essenziale effettuati trasfusioni ogni 15 giorni circa, senza splenomegalia e sintomi costituzionali. Grazie anticipatamente.


Risposta

Premesso che una risposta può essere solo data in termini di probabilità statistica, i dati forniti non permettono di calcolare la categoria di rischio del paziente. E' necessario sapere almeno i valori di emoglobina e di piastrine, la percentuale di blasti ed il tipo di mutazione, nonché se sono presenti sintomi sistemici e, infine, l'età del paziente.


(4 giugno 2018 - ore 19:45) - Anemia ed andamento della mielofibrosi

Salve.
Ho 46 anni e da circa 23 sono affetto da TE. Da circa due anni mi è stata diagnosticata la MF Interm.1 con mutazione del gene JAK2.
Tuttora assumo Oncocarbide 2 capsule al dì per 4 gg e 3 capsule per i restanti 3 gg.
Nell'ultimo anno i valori dell HGB è sempre tra i 8 e 9 g/dl e i WBC 2.0 LDH 617. L'anemia sta aumentando e le forze sono sempre meno.
Vorrei capire se questo è un sintomo di un peggioramento della malattia e quali sono mediamente i tempi di aggravvamento da intermedio 1 a 2?
Vi ringrazio.
(Francesco)


Risposta

Una progressione dell'anemia verso valori di emoglobina pi√Ļ bassi pu√≤ essere un segno di una fase attiva della malattia. Nel suo caso, tuttavia, l'anemia √® probabilmente anche dovuta alla terapia con oncocarbide. E' difficile dire il peso relativo delle due cause, con i dati disponibili. La progressione da un rischio Intermedio 1 ad un rischio Intermedio 2 DIPSS ha tempi variabili, anche di anni, non prevedibili con criteri precisi.


(3 giugno 2018 - ore 20:53) - Fedratinib per la mielofibrosi, valutazione della fibrosi e della percentuale di blasti

Buongiorno a tutti e grazie per la vostra disponibilità.
Famigliare di un paziente mf, sono spesso attivo nelle ricerche in rete su eventali farmaci. Guardando sulla pipeline di Celgene che ti ritrovo sotto lusparcet? Fedratinib che ha passato o è in fase 3. A quel punto meravigliato ho cercato un po' di notizie che mi hanno assai colpito. Mi sembra di aver capito, leggendo dalla rete, che il farmaco assai promettente sviluppato dalla Sanofi fu bloccato per il manifestarsi di alcuni casi si encefalopatie di Werniche. Nel 2016 uno degli inventori fondò una società e con circa 22 milioni di doollari riuscì a comprare i diritti del farmaco e dopo un lungo lavoro di revisione osservò che le morti probabilmente erano da imputarsi a un piccolo numero di casi di deplezione di tiamina (banale vitam b!!) legato all'alto tasso metabolitico del paziente oncologico e alla sua malnutrizione. A seguito di questa nuova rivalutazione nel 2017 la fda ha rimosso la sospensione clinica e sucessivamente la società titolare dei diritti impact biomedicines ha chiesto una nuova sottomissione alla fda a partire da meta 2018. Questo è quello che mi sembra di aver capito.
Nel frattempo la società è stata acquistata da Celgene sembra per un miliardo subito e altri 6 qualora il fatturato dovesse mantenere le promesse. Dico il prezzo della transizione per far capire l'importanza del farmaco per Celgene, Voi che siete del settore conoscete qualcosa al riguardo?
Fedratinib al di la dei problemi di sicurezza (messi in revisione) √® un farmaco efficace? Cosa ha in pi√Ļ del ruxo o in meno?
Queste domande valgono in generale per tutti i farmaci. 1 Qualora un farmaco venga approvato dalla fda, l'approvazione sucessiva dell'analogo europeo obbliga anche gli altri stati membri alla approvazione?
2 Qualora per un farmaco vada lunga (penso che occorra almeno un anno dalla approvazione fda) cosa può fare un paziente che ne avrebbe bisogno? L'uso compassionevole sarebbe una strada?
Di trial non penso ne abbiano pi√Ļ bisogno di farne se riceve la approvazione.
Un altra cosa. Il mio famigliare sono circa 2,5 anni che è in cura col ruxo con risultati finora ottimi. Emoglobina è passata da 10 a 11 stabile da 2 anni, i gb viaggiano sui 20 - 22 mila dai 30 mila, lmr, la lettura dei blasti fluttua nel tempo e a secondo del laboratorio da 1 a 4 o 5, le piastrine oscillano attorno alle 100 mila ma basta calare il ruxo da 20 a 15 che in pochi giorni tornano sui 120, cd34 oscillano dai 600 ai 800 almeno da 5 anni, milza volume 50. Prima di ruxo fibrosi a 3. E' stato fatto un esame sul midollo 1 anno fa ed adesso: puntura tutto meno che secca, fibrosi sparita, trabecole normali. Bassissima cellularità. In pratica ci sono le trabecole normali, senza fibrosi, ma senza cellule. La fibrosi è stata ricontrollata, perché qualora fosse sparita avrebbe migliorato i parametri da dare in pasto al nuovo modello e difatti la fibrosi si o no fa la differenza notevole anche sulla prognosi vedendo il modello. Che senso poi ha un midollo senza fibrosi e senza cellule? La milza è "piccola" con volume di circa 50. Come fa un corpo a reggere una emoglobina a 11 o 12 con cellularità zero e milza di 50? Fegato di dimensioni normalissime. Qualcuno mi ha detto che la fibrosi è diffusa a macchia di leopardo per cui non è detto che uno o due prelievi siano derimenti, qualcuno mi ha detto che in realtà è uniforme (mi sembra di averlo letto anche qua), qualcuno mi ha detto che il prelievo va fatto in numerosi punti ma può essere doloroso, uno che si becca 10 punture?
Non c'è nulla per verificare il livello di fibrosi a livello globale? Forse una pet? O studio dei reticolociti compensato per il fatto dell'anemia può servire a definire il livelo della fibrosi?
Il numero degli eritroblasti può servire per definire l'andamento della fibrosi?
Durante il ruxo il mio famigliare mai avuto problemi, nulla per 2,5 anni. La cosa che mi preoccupa un po' è che passare da 20 a 15 mg per regoralizzare le piastrine è un salto non banale non vorrei che la milza si allarghi, facendo cosi sequestri piastrine che obblighino a calare la dose e via uscendo dalla fase di equilibrio che si è creata in questi 2 anni.
Per rendere la regolazione meno brusca sulle piastrine avrebbe senso prendere un 15 la mattina e un 20 la sera o prendere le 20 ogni 14 ore(sonno permettendo?). Abbiamo studiato tanti modelli predittivi dalle cd34 del prof. Barosi agli studi dei professor Dupriez, Cervantes sui giovani etc, agli studi del prof. Passamonti sull'influenza della trasfuso dipendenza sul rischio delle leucemie, agli studi del prof. Barbui sul rischio di leucemia in funzione del numero dei blasti e interleuchine, a quelli del prof Tefferi in cui considerava persino i moniciti e tutti gli altri. Abbiamo guardato con attenzione gli ultimi modelli proposti, fatti girare come si dice in gergo, perch√© il mio famigliare era ed √® supercandidato per un trapianto. Sui blasti posso dire che non √® facile definirli, discriminare tra 1, 2, 3 per cento non √® banale anche perch√© almeno dalla mia esperienza gli strisci di sangue non sono piu cosi di moda e la misura sui blasti fatti dall'operatore delle analisi da quello che mi risulta non viene fatta su troppo gb(30?). Anni fa leggevo che in campo oncoematologico i blasti dovrebbero essere contati su 200 o 300 gb. E' successo che facendo le analisi a distanza di due giorni in due laboratori diversi si ottenevano valori sui blasti che se applicati davano aspettative di vita diverse di parecchi anni (in uno 0 nell altro 3!!). Siamo stati e siamo sul ruxo per due anni e pi√Ļ in attesa di un farmaco nuovo che non √® mai uscito!!
I nuovi modelli di previsione di sopravvivenza si basano su pazienti ruxo o no?
Un paziente che prima di ruxo aveva 30 mila ed adesso a 20 mila gb come deve compilare il modulo per il calcolo della sopravvienza (l'ultimo proposto).
LA fibrosi è quella prima del ruxo o dopo?
Per lo studio delle lesioni del dna (non parlo ovviamente di asxl1, sfrc, ezh, idh etc.) dove rivolgersi? Qualcuno le fa in Italia? Quali sono?
Grazie di tutto e per la pazienza nel leggermi.
(Bruno)


Risposta

Fedratinib in una precedente sperimentazione si era mostrato efficace nel ridurre la milza ed i sintomi in una certa percentuale di pazienti con mielofibrosi. Rispetto al ruxolitinib, fedratinib è un inibitore selettivo di JAK2 e può essere efficace in pazienti su cui il ruxolitinib non è stato efficace.
Dopo approvazione europea è necessaria anche l'autorizzazione delle specifiche autorità competenti di ogni nazione affinché un farmaco sperimentale possa essere disponibile a livello dei sistemi sanitari dei singoli stati.
Per quanto riguarda la domanda sulla scarsa cellularità del midollo, va sottolineato che l'emopoiesi nei pazienti con mielofibrosi avviene anche nella milza. La fibrosi midollare si valuta con la biopsia ossea e non è correlata al numero di eritroblasti circolanti. Il conteggio dei blasti eseguito al microscopio ottico sullo striscio di sangue periferico è affidabile e riproducibile se eseguito da persone esperte.
Infine, riguardo le ultime domande (calcolo della sopravvivenza, studio del DNA) non √® possibile dare una risposta poich√© non √® chiaro a che cosa ci si riferisce. Sarebbe comunque opportuno, per avere risposte pi√Ļ dettagliate, limitare le domande a pochi quesiti specifici e ben definiti, evitando, se possibile, di mescolare tematiche molto diverse tra loro.


(30 maggio 2018 - ore 13:59) - Conta piastrinica in corso di infezione/infiammazione

Egregi ricercatori sono affetto da MF da 2 anni, triplo negativo asintomatico oggi 73 anni, in terapia con oncocarbite 9 cp settimanali e duoplavin. Questo mese ho avuto problemi diarroici che si sono ridotti ma non del tutto con l'assunzione di 2 cp di normix 200 (rifaximina) ogni 12 ore. Durante l'assunzione di questo antibiotico ho dovuto fare il mio emocromo di routine ed ho constatato che le piastrine si sono elevate da 474 del mese di marzo a 609 e LDH da 219 a 262. Vi chiedo cortesemente: lo stato sopra citato (diarrea-antibiotico) può aver influenzato i risultati dell'emocromo?
(Enzo)


Risposta

L'aumento della conta piastrinica e dell'LDH potrebbe essere correlato all'evento infettivo/infiammatorio che le ha causato la sintomatologia diarroica. Le consiglio di ripetere un emocromo di controllo a risoluzione di tale problematica.


(29 maggio 2018 - ore 14:38) - Recente diagnosi di policitemia vera

Buongiorno,
sono una donna di 51 anni, come ho gi√† scritto in un mio precedente quesito, mi √® stata diagnosticata la polictemia vera in base a degli esami del sangue che hanno evidenziato un numero di globuli rossi alti (6.3), un valore di emoglobina alto (16.7), ematocrito (53), un valore alto di piastrine (540) ed un valore alto di globuli bianchi (12.8), in pi√Ļ test JAK2 positivo philadelpia negativo.
La cura che faccio attualmente è fatta solo di cardioaspirina e salassi per abbassare l'ematocrito sotto il 45%.
Per il momento con questa procedura l'ematocrito e l'emoglobina sono nei parametri giusti, anche se globuli rossi, globuli bianchi e piastrine sono sempre oltre i range di riferimento. Non mi hanno fatto la biopsia osteomidollare, come mai? Alla diagnosi (circa sei mesi fa) mi dissero che l'avrebbero fatta, ma ad oggi ancora niente. Io sinceramente ho un po' paura nel chiedere la motivazione e nello stesso tempo non voglio che la mia domanda accelleri i tempi per eseguire un esame forse doloroso.
Grazie per la pazienza che dimostrate nel rispondere a delle domande che possono sembrare sciocche.
Saluti.
(Lara)


Risposta

Gli attuali criteri diagnostici della PV, secondo WHO, comprendono 3 criteri maggiori:
1. l'aumento dell'emoglobina o dell'ematocrito;
2. specifiche caratteristiche istopatologiche alla biopsia ossea;
3. la mutazione V617F di JAK2 o mutazioni dell'esone 12;
e 1 criterio minore: la riduzione dell'eritropoietina.
La diagnosi richiede tutti e tre i criteri maggiori o i primi due + il criterio minore. La biopsia può non essere necessaria se l'emoglobina alla diagnosi è superiore a 18,5 g/dl (o l'ematocrito maggiore di 55.5%) nell'uomo o superiore a 16,5 g/dL (o l'ematocrito maggiore di 49.5%) nella donna se sono presenti il terzo criterio maggiore ed il criterio minore.


(29 maggio 2018 - ore 10:37) - Malattia mieloproliferativa cronica non classificabile

Buongiorno, le malattie mieloproliferative sono sempre evolutive oppure si possono stabilizzare e non evolvere mai? Da circa due anni ho valori piuttosto stabili e assumo solo cardioaspirina: piastrine tra 600.000 e 700.000, ematocrito intorno a 48/49% e globuli bianchi intorno a 10. Ho malattia mieloproliferativa non classficata (JAK2 positivo). Ho 59 anni. Grazie.
(Lorenzo)


Risposta

Le sindromi mieloproliferative croniche non classificabili includono quelle patologie caratterizzate da caratteristiche cliniche, morfologiche e molecolari che non rientrano nei criteri diagnostici delle altre malattie mieloproliferative croniche e sono caratterizzate da un aumentato rischio di evoluzione in senso mielofibrotico e leucemico.


(29 maggio 2018 - ore 8:57) - Trombocitemia essenziale

Salve, mio marito fino al 3 maggio aveva le piastrine a 1,250 e in questi giorni sta accusando dei malesseri tipo mal di testa, ha dolore all'addome; può dipendere dalle piastrine? Lui ha 37 anni, esattamente quanto può vivere con questa malattia? La ringrazio.
(Lucrezia)


Risposta

La sopravvivenza mediana dei pazienti affetti da trombocitemia essenziale con età inferiore a 60 anni è di 33 anni.
Per quanto riguarda la sintomatologia riferita non è possibile escludere che questa sia dovuta alla conta piastrinica e pertanto le consiglio di farsi valutare prontamente dal suo Ematologo di fiducia.


(28 maggio 2018 - ore 9:03) - Aumento dell'ematocrito

Una intensa sudata circa mezz'ora prima del prelievo, è sufficiente per influire sui valori di HT, di quanto?
(Gianni)


Risposta

Numerosi sono i fattori che possono influenzare i valori di ematocrito, fisiologiche e non. Si consiglia pertanto adeguata idratazione in generale e di evitare possibili situazioni condizionanti una disidratazione prima dell'esecuzione di un controllo emocromocitometrico.


(28 maggio 2018 - ore 8:01) - Cause di eritrocitosi

Salve. Le cisti renali possono apportare eritrocitosi?
(Alberto)


Risposta

Le possibili cause di eritrocitosi secondaria possono essere di natura respiratoria, cardiovascolare, renale, secondaria al fumo o associate alla presenza di neoplasie secernenti eritropoietina. In caso di riscontro di eritrocitosi è necessaria una attenta valutazione medica generale e spesso anche multidisciplinare.


(28 maggio 2018 - ore 7:58) - Fosfatasi alcalina leucocitaria nella policitemia vera

Nella PV c'è sempre un aumento della fosfatasi alcalina leucocitaria?
(Erasmo)


Risposta

La fosfatasi alcalina leucocitaria è in genere aumentata nei pazienti affetti da policitemia vera.


(28 maggio 2018 - ore 7:33) - Indicazione a terapia con Ruxolitinib

Buongiorno e grazie per il vostro apporto.
Vorrei sapere se il ruxolitinib è proponibile nei casi JAK2 negativo e in ogni caso come è possibile gestire i farmaci citoriduttori (notoriamente in grado di abbassare tutti GR, GB e PLT) quando occorre combattere solo contro l'ematocrito alto, in presenza di leucociti e piastrine assolutamente nella norma? Grazie.
(Marco)


Risposta

Le indicazioni all’avvio di un trattamento con Ruxolitinib sono la splenomegalia e il controllo della sintomatologia sistemica nei pazienti affetti da mielofibrosi (primitiva e secondaria) rischio intermedio-1, intermedio-2 e alto, indipendentemente dalla "mutazione driver" coinvolta e i pazienti affetti da policitemia vera intollerante/resistente a idrossiurea. Il dosaggio di Ruxolitinib è modulabile in base all'andamento dei valori emocromocitometrici.


(27 maggio 2018 - ore 19:40) - Caratteristiche istopatologiche nelle malattie mieloproliferative croniche

Salve, come mai si può riscontrare una iperplasia trilineare alla biopsia osteomidollare seppur in presenza di eritrocitosi isolata?
(Lorenzo)


Risposta

Una caratteristica delle malattie mieloproliferative croniche è l'aumentata cellularità midollare (iperplasia) soprattutto nella trombocitemia essenziale (iperplasia megacariocitaria), policitemia vera e mielofibrosi pre-fibrotica (iperplasia trilineare).
Secondo la recente revisione della classificazione WHO, la diagnosi di policitemia vera richiede la presenza dei primi 3 criteri maggiori oppure i primi 2 criteri maggiori ed il criterio minore.
Criteri maggiori:
- emoglobina >16.5g/dL (o >49% di ematocrito) per gli uomini oppure >16.0 g/dL (o >48% di ematocrito) per le donne. Oppure un aumento della massa eritrocitaria (>25% rispetto alla norma);
- biopsia osteomidollare caratterizzata da aumento della cellularità con proliferazione di tutte le serie emopoietiche (granulopoiesi, eritropoiesi, megacariocitopoiesi);
- presenza di mutazioni del gene JAK2 (V617F o Esone12).
Crirerio minore: basso dosaggio di eritropoietina sierica.


(24 maggio 2018 - ore 13:51) - Luspatercept e sindrome mielodisplastica

Buongiorno. Vorrei sapere quando, indicativamente, sarà commercializzato il nuovo farmaco Luspatercept per anemia sideroblastica.
Grazie e buon lavoro.
(Lella)


Risposta

Gentile Sig.ra Lella,
al momento, non è possibile prevedere se e quando sarà autorizzata la commercializzazione.


(21 maggio 2018 - ore 23:26) - Fibrosi midollare nella policitemia vera

Salve dottori, sono un giovane poco pi√Ļ che quarantenne diagnosticato PV (JAK2 positivo) da circa un anno, la Bom ha confermato come √® riportato sul referto "Neoplasia mieloproliferativa cronica del tipo Policitemia Vera",la valutazione dell'eventuale grado di fibrosi riporta "Trama reticolinica focalmente infittita".
Il mio ematologo disse che è tutto compatibile con diagnosi di PV; la mia domanda è riguardo la trama "focalmente infittita" è un riscontro da ritenersi normale o comunque frequente in presenza di PV JAK positivo senza significati particolari, oppure può ritenersi predittiva di una eventuale futura fibrosi? Grazie.
(Mauro)


Risposta

Circa il 20% dei pazienti affetti da policitemia vera presentano alla biopsia osteomidollare della diagnosi una fibrosi midollare. La presenza di una fibrosi midollare uguale o maggiore del grado 1 (MF-1) potrebbe essere predittiva di una pi√Ļ rapida evoluzione in senso mielofibrotico.


(21 maggio 2018 - ore 15:02) - Trombocitosi

Vorrei sapere se devo sospettare una T.E. quando fino a pochi mesi fa piastrine 210 e ora sono salite, dopo 3 mesi, a 585 plt. Il mio medico dice sia una infiammazione, ma VES normale. Grazie per il vostro aiuto.
(Antonio)


Risposta

Gentile Sig. Antonio,
nella pratica clinica il riscontro di piastrinosi è frequente. E’ necessario dapprima escludere le possibili cause secondarie di tale condizione e qualora l'aumento del numero di piastrine dovesse persistere, in assenza di altre cause, vi è indicazione all'esecuzione di accertamenti volti ad escludere la presenza di una trombocitemia essenziale.


(21 maggio 2018 - ore 10:44) - Trombocitemia essenziale e eterozigozi G6PD

C'è un'attinenza tra essere eterozigote G6PD e avere la trombocitemia?
(Valentine)


Risposta

Non ci sono correlazioni tra le due patologie.


(20 maggio 2018 - ore 17:24) - Evoluzione mielofibrotica nella policitemia vera

Salve, vorrei sapere come si modificano in genere i valori di emocromo nella fase di transizione da policitemia vera a mielofibrosi post-PV e alla successiva mielofibrosi post-PV conclamata. Grazie.
(Pino)


Risposta

L'evoluzione in senso mielofibrotico è in genere caratterizzata da un abbassamento dei valori emoglobinici, piastrine e globuli bianchi (talvolta senza necessità di assumere terapia citoriduttiva) e comparsa in circolo di precursori immaturi della granulopoiesi ed eritropoiesi. Tale alterazioni della crasi ematica sono associate ad un aumento della fibrosi midollare, comparsa/peggioramento della splenomegalia e sintomatologia sistemica (febbre, calo ponderale, sudorazioni notturne).


(19 maggio 2018 - ore 18:27) - Recente diagnosi di policitemia vera

Buonasera,
mi è stata diagnostica la policitemia vera qualche mese fa, faccio salassi e cardioaspirina, sono considerata a basso rischio, ho 51 anni.
Sono molto spaventata da questa malattia e vorrei sapere qual è la mia aspettativa di vita.
Grazie e cordiali saluti.
(Lara)


Risposta

Da linee guida internazionali, la terapia standard nei pazienti a basso rischio (ovvero con età inferiore a 60 anni e senza precedenti trombotici) ha lo scopo di ridurre il rischio di eventi vascolari (trombosi ed emorragie) e consta di salassi, al fine di mantenere l'ematocrito < 45% e aspirina a basse dosi (100 mg/die).
L'aspettativa di vita mediana nei pazienti affetti da policitemia vera con età inferiore a 60 anni, è di 24 anni.
Per maggiori informazioni le consiglio di consultare il seguente libretto informativo: http://www.progettoagimm.it/Varie/Libretto_Policitemia.pdf .


(19 maggio 2018 - ore 9:28) - Trapianto allogenico nella mielofibrosi

Vorrei sapere se esiste una valida alternativa al trapianto per la mielofibrosi secondaria. Grazie.
(Luisa)


Risposta

Il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche √® ad oggi l'unico approccio potenzialmente curativo nei pazienti affetti da mielofibrosi. Tale procedura pu√≤ essere considerata nei pazienti giovani (con et√† inferiore a 70 anni) con malattia a rischio IPSS intermedio-2 e alto. In alcuni casi il trapianto di midollo osseo pu√≤ essere proposto in pazienti pi√Ļ giovani (con et√† inferiore a 65 anni) con malattia a rischio IPSS intermedio 1, in presenza di anemia trasfusione dipendente, blasti >2%, cariotipo sfavorevole, assenza delle mutazioni driver (JAK2, CALR, MPL) e presenza di mutazioni nel gene ASXL1.
Suggerisco di consultare l'Ematologo di fiducia per discutere accuratamente l'eventuale indicazione al trapianto allogenico, tenendo conto della disponibilità di un buon donatore, le caratteristiche della malattia e le condizioni cliniche del paziente.


(17 maggio 2018 - ore 19:35) - Trapianto allogenico nella mielofibrosi

Buonasera, un mio parente ha 67 anni ed è affetto da mielofibrosi post trombocitemia essenziale e le cure in atto (Vercite e Danatrol) hanno un effetto blando sull'ansia e sugli effetti della malattia. Inoltre, è sottoposto a trasfusioni ogni 15 giorni. Vorrei sapere se fosse possibile il trapianto di midollo e inoltre vorrei sapere i tempi, il corso e i rischi di tale operazione. Molte grazie.
(Stefania)


Risposta

Il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche è ad oggi l'unico approccio potenzialmente curativo nei pazienti affetti da mielofibrosi. Tale procedura, gravata da una significativa mortalità e morbidità, può essere considerata nei pazienti giovani (con età inferiore a 70 anni) con malattia a rischio IPSS intermedio-2 e alto, o con necessità trasfusionali o anomalie citogenetiche sfavorevoli. Si deve, inoltre, tener conto di altri fattori quali l'età avanzata, la splenomegalia massiva, le comorbidità del paziente e la disponibilità di un buon donatore, che possono altrettanto influenzare negativamente tale procedura.
Consulti il proprio ematologo di fiducia per discutere l'eventuale indicazione al trapianto, valutando i potenziali rischi e benefici.
Le suggerisco inoltre la lettura del seguente opuscolo: http://www.progettoagimm.it/Varie/Libretto_Mielofibrosi.pdf


(17 maggio 2018 - ore 19:32) - Danazolo

Salve, mi è appena stato prescritto il Danatrol come terapia per l'anemia da mielofibrosi, ma ho constatato che non si trova nelle farmacie. Anche da contatti con la stessa casa farmaceutica risulta che il prodotto non sia disponibile. Io risiedo nel Lazio, non so se il problema a questo punto riguardi anche le altre regioni e se vi è già stato segnalato. Avete qualche suggerimento al riguardo?
(Giuseppina)


Risposta

Gentile Sig.ra Giuseppina,
talvolta può capitare che ci siano dei problemi di approvvigionamento di alcuni farmaci. Tuttavia, per quanto riguarda i pazienti in terapia con danazolo che afferiscono presso il nostro Centro, non ho ricevuto alcuna segnalazione in merito a difficoltà nel reperirlo.
Le consiglio di parlarne con il Farmacista e l’Ematologo di riferimento.


(17 maggio 2018 - ore 14:38) - Trombocitemia essenziale in terapia con idrossiurea

Buongiorno,
sono affetta da TE con mutazione JAK2 da 11 anni, cura attuale 1 compressa di oncocarbide 6 giorni su 7 mentre l'aspirinetta tutti i giorni.
Volevo sapere l'oncocarbide pu√≤ portare disturbi come ansia ed insonnia? Prima la compressa la prendevo intorno alle 23 prima di coricarmi, ho provato per un po' per√≤ poi di notte mi svegliavo pi√Ļ volte. Adesso ho provato a prenderla alla mattina dopo la colazione ma √® da una settimana che accuso stati d'animo. Secondo voi questi avvenimenti sono legati alla compressa oppure no? Ed esiste un orario migliore per prendere la pastiglia?
Un'ultima cosa: vorrei cercare un figlio, prima dell'oncocarbide sono stata curata con interferone per 4 anni e mezzo, poi per effetti collaterali pesanti ho smesso ed ho iniziato con onco. Sono stata a qualche convegno sulle malattie proliferative e so che prima di cercare un figlio devo smettere l'uso di questo farmaco, però volevo sapere: posso smettere e cercarlo subito oppure devo darmi del tempo e se si quanto per disintossicarmi dal farmaco?.
Grazie per l'ascolto, aspetto un vostro parere e cordiali saluti.
(Chiara)


Risposta

Non sono noti effetti collaterali quali disturbi d'ansia e insonnia nei pazienti in trattamento con oncocarbide. Inoltre, non vi è una fascia oraria consigliata per l'assunzione del farmaco.
La gravidanza nelle donne affette da Trombocitemia essenziale è associata ad un aumentato tasso di aborti, soprattutto nel primo trimestre. Inoltre, deve essere programmata e necessita di un approccio multidisciplinare.
La terapia citoriduttiva in atto, in quanto teratogena, deve essere sospesa prima del concepimento e, se necessario, avviare una terapia con Anagrelide.
E’ necessario consultare il proprio Ematologo Curante prima della programmazione di una gravidanza.


(16 maggio 2018 - ore 22:34) - Terapia nella policitemia vera

Buongiorno e grazie per il lavoro che svolgete.
Sono affetto da poliglobulia da 10 anni ora ne ho 42 ultimamente ultimi sette mesi in ematologia non mi fanno piu salassi perch√© ritengono che i valori sono nella norma (ematocrito 48,5, emoglobina 17 il resto dei valori nella norma) nonostante abbia un quadro clinico famigliare che presenta un padre semiparalizzato, causa ictus, sorella di mio padre morta all'eta di 50 anni, causa ictus, fratello di mio padre anche lui con problemi di poliglobulia non pi√Ļ in vita. Non so piu cosa fare nonostante solleciti l'ematologa affinch√© capisca il mio quadro clinico. Vorrei un vostro aiuto, se possibile, secondo voi e normale tutto cio? Grazie.
(Francesco)


Risposta

La terapia standard nella policitemia vera è:
-salasso (al fine di mantenere l’ematocrito < 45%) e terapia antiaggregante nei pazienti a basso rischio (età < 60 anni, non eventi trombotici nella storia clinica);
- salasso (al fine di mantenere l'ematocrito < 45%), terapia antiaggregante e citoriduttiva nei pazienti ad alto rischio (et√† ≥ 60 anni e/o eventi trombotici nella storia clinica).
Sono invece differenti le indicazioni terapeutiche nelle poliglobulie secondarie.
Consulti il suo Ematologo di fiducia/Curante per ulteriori chiarimenti in merito alla gestione terapeutica del suo caso.


(15 maggio 2018 - ore 14:20) - Trombocitemia essenziale e ciclo mestruale

Buongiorno. Ho TE e vorrei capire come si comportano le piastrine e ematocrito durante il ciclo mestruale: √® normale l'aumento dei valori a fine ciclo? C'√® un periodo del mese nel quale √® pi√Ļ indicato effettuare l'emocromo in modo da avere un risultato pi√Ļ attendibile e "veritiero"? Grazie


Risposta

Il sanguinamento condizionato dal ciclo mestruale provoca una carenza di ferro e questo potrebbe riflettersi sui valori dell’emocromo, causando una aumento del numero di piastrine ed una riduzione dell'ematocrito. Le consiglio, pertanto, di eseguire il controllo dell'emocromo nella fase pre-ciclo mestruale.


(15 maggio 2018 - ore 9:06) - Policitemia vera ed intervento chirurgico

In terapia per PV con Idrossiurea (2cpr/die), Cardioaspirina (1/die), Adenuric (2/settimana) e salassi se necessario (3/4 anno), a settembre dovrò fare intervento di protesi ginocchio con robot.
Quali attenzioni dovrò avere per questo intervento? Dovrò sospendere Cardioaspirina (o altri) e quanto tempo prima?
(Pier Giorgio)


Risposta

Gentile Sig. Pier Giorgio,
in previsione di una procedura invasiva come ad esempio un intervento di protesi ginocchio è necessario un buon controllo dei valori dell'emocromo.
Consulti il suo ematologo di fiducia in merito al tipo di intervento che ha in programma e per le eventuali modifiche della terapia in atto.


(15 maggio 2018 - ore 8:46) -

Buon giorno, ho 35 anni e solo per caso ho scoperto di avere una fin qui adintomatica. I medici non mi hanno prescritto alcuna terapia, vorrei capire se questa puo essere la giusta soluzione.
(Vanni)


Risposta

Purtroppo non viene indicata quale tra le neoplasie mieloproliferative le è stata diagnosticata. Mi dispiace ma non posso rispondere alla sua domanda.


(14 maggio 2018 - ore 17:05) - Fattori di rischio nella mielofibrosi

Stimatissimi,
quali sono, statisticamente, le principali concause che concorrono al decesso dei soggetti portatori di malattia mieloproliferativa (mielofibrosi)?
Grazie.
(Gilan)


Risposta

Le principali cause di morte nei pazienti affetti da mielofibrosi sono rappresentate dall'evoluzione in leucemia acuta, complicanze cardiovascolari e conseguenti alle citopenie.
La prognosi, nella mielofibrosi primitiva, valutabile alla diagnosi secondo lo score IPSS, si basa su alcuni parametri clinici e di laboratorio:
1) età>65 anni;
2) leucociti >25.000/mmc;
3) blasti in periferia ≥ 1;
4) emoglobina < 10 g/dl;
5) presenza di sintomi sistemici (febbre, calo ponderale, sudorazioni notturne).
La presenza, rispettivamente di 0, 1, 2 o pi√Ļ di 2 permette di classificare la mielofibrosi a rischio di mortalit√† basso, intermedio-1, intermedio-2 e alto. Durante il follow-up della malattia, il rischio di mortalit√† √® calcolato con lo score DIPSS che prende in considerazione le suddette variabili assegnando alla variabile anemia un punteggio doppio.
Lo score DIPSS-plus include, oltre ai suddetti fattori anche cariotipo sfavorevole, conta piastrinica < 100.000/mmc e necessità di supporto trasfusionale. La prognosi, nella mielofibrosi primitiva, è inoltre influenzata da alcuni fattori, tra cui le mutazioni driver (JAK2, CALR o MPL) e non driver (EZH2, ASXL1, IDH1/2, SRSF2).
Per quanto concerne la mielofibrosi secondaria a policitemia vera o trombocitemia essenziale, la prognosi si basa sul modello prognostico MYSEC-PM che include i seguenti parametri: et√†, emoglobina < 11 g/dl, piastrine < 150.000/mmc, cellule blastiche nel sangue periferico ≥ 3, assenza della mutazione CALR e sintomi costituzionali.


(14 maggio 2018 - ore 14:53) - Mielofibrosi ed esenzione

Buongiorno,
due giorni fa mi sono recata all'ASL della mia citt√† di residenza per rinnovo esenzione ticket codice 048 dopo 5 anni dalla prima concessione. Premetto che ho avuto come diagnosi mielofibrosi idiopatica appunto cinque anni fa. Con mio grande stupore ho avuto l'esenzione per altri soli tre anni, presumo rinnovabili. Alla mia domanda perplessa l'impiegata ha risposto che il motivo √® che molte persone non fanno pi√Ļ controlli dopo un po' di anni e che il rinnovo √® breve per questo.
La mia domanda è la seguente: ma la mielofibrosi non è una malattia neoplastica cronica guaribile solo con trapianto peraltro non effettuato da me? L'ematologo ha scritto: "trattasi di malattia neoplastica soggetta a controlli". Rientra nei protocolli dare solo tre anni di rinnovo senza aver effettuato trapianto?
Grazie per la risposta e mi rivolgo anche ai lettori e commentatori di questa pagina informativa, chiedendo loro se hanno avuto diversa esperienza con la loro ASL. Ringrazio infinitamente.
(Margherita)


Risposta

Gentile Sig.ra Margherita,
per un approfondimento sull'argomento può consultare il seguente libretto: http://www.progettoagimm.it/Varie/Libretto_Mielofibrosi.pdf
Inoltre, le segnalo alcune associazioni-pazienti con malattie mieloproliferative croniche che potrebbero esserle di aiuto:
http://www.aipamm.it/ collegamento esterno
http://www.ailpazienti.it/mmponline/ collegamento esterno


(13 maggio 2018 - ore 15:58) - Mielofibrosi e Ruxolitinib

Buongiorno, ho letto che ruxolitinib è efficace se preso tempestivamente con mielofibrosi mf1 mf2, che efficacia può avere se si inizia l'assunzione con una mf3?
In uno stadio avanzato e alto rischio per età e blasti c'è evidenza di risultati positivi con ruxolitinib ed eventualmente dopo quanto tempo? Se dopo tre mesi la milza non diminuisce, ma aumenta, significa che non è efficace? Ci sono alternative terapeuriche?
Grazie. Buona giornata.
(Daniela)


Risposta

L'indicazione all'avvio di Ruxolitinib √® il controllo della splenomegalia sintomatica e dei sintomi costituzionali in pazienti con mielofibrosi (primitiva e secondaria) a rischio alto, intermedio-2 e pi√Ļ recentemente intermedio-1, indipendentemente dal grado di fibrosi midollare.
L'approvazione di Ruxolitinib nel trattamento dei pazienti affetti da mielofibrosi con le suddette caratteristiche deriva da due studi di fase III randomizzati nei quali il farmaco è stato confrontato con placebo (COMFORT-1) e con la miglior terapia disponibile (COMFORT-2). I risultati di questi studi hanno dimostrato nei pazienti in trattamento con Ruxolitinib;:
1) tasso di risposta in termini di riduzione della milza (di almeno il 35%), dopo 24 mesi nel COMFORT-1 e 48 settimane nel COMFORT-2, pi√Ļ alto;
2) riduzione della milza di qualsiasi grado e mantenimento di tale risposta nei pazienti in risposta;
3) controllo dei sintomi sistemici consentendo un miglioramento della qualità di vita.
Nei pazienti che presentano un peggioramento della splenomegalia è opportuno effettuare una rivalutazione di malattia e stabilire se tale condizione indica una variazione dello stato di malattia o è espressione di altre condizioni.
Inoltre, la scelta di eventuali alternative terapeutiche è individuale e dipende dalle caratteristiche e manifestazioni cliniche della malattia nonché dalle condizioni cliniche del paziente.
La invitiamo a discutere con il suo Ematologo di fiducia per valutare la strategia terapeutica migliore per lei.


(11 maggio 2018 - ore 12:02) - Piastrinosi

Gentili Signori,
a Febbraio PLT ok. Al 10/4 plt a 593, dopo qualche giorno (durante ciclo m.) scese a 550. Dopo 10 gg. salite a 703. Dopo 15 gg. scese a 520.
VES PCR ELETTROFORESI SIERICA...tutto OK. EMATOLOGO da la colpa CMQ ad un fattore reattivo, secondario..., oppure ormonale (dopo svariati cicli di fecondazione ravvicinati)...Io ho ansia per T.E.
(Monica)


Risposta

In caso di riscontro piastrinosi sono necessari accertamenti volti all'esclusione di possibili cause reattive di tale condizione come ad esempio stati infiammatori/infettivi, carenza marziale, splenectomia e farmaci.
Se persistenza di piastrinosi, in assenza di cause secondarie, vi è indicazione all'esecuzione di indagini di secondo livello per escludere la presenza di malattia mieloproliferativa cronica.


(11 maggio 2018 - ore 3:17) - Trombocitemia essenziale

Ho 64 anni e sono affetto da trombocitemia essenziale JAK2 positivo diagnosticato a novembre 2016. Da gennaio 2018 assumo oncocarbide, 1 cpr al giorno. Alla seconda visita di controllo a marzo a fronte di piastrine 240 ed ematocrito di 49,5 mi è stato prescritto un aumento dell'oncocarbide a 10 settimanali invece delle precedenti sette. Motivazione: ematocrito alto. Vi chiedo se la diagnosi sia condivisibile visto che le piastrine sono abbondantemente nella norma. Grazie.
(Giuseppe)


Risposta

Talvolta, sebbene raramente, la trombocitemia essenziale può evolvere in policitemia vera. In tal caso è necessario un adeguato controllo dei valori di ematocrito (da mantenere <45%).


(09 maggio 2018 - ore 9:55) - Trombocitemia essenziale e terapie fisioterapiche

60 anni, affetto da trombocitemia JAK2+, con infarto miocardico pregresso da trombosi intracoronarica e in terapia efficace con idrossiurea.
Esistono controindicazioni alle terapie fisioterapiche (laser, tecar, onde d'urto, elettrostimolazioni) su articolazioni? Nelle controindicazioni di queste terapie sono indicati genericamente i tumori. Grazie.
(Francesco)


Risposta

Non vi sono controindicazioni assolute alle terapie fisioterapiche da Lei elencate. Tuttavia, le segnalo:
1) la trombocitemia essenziale è un tumore ematologico ed è caratterizzato da un aumentato rischio di complicanze vascolari (trombosi ed emorragia);
2) inoltre, la concomitante terapia antiaggregante/anticoagulante (in associazione alla terapia citoriduttiva con idrossiurea) in corso, potrebbe aumentare il rischio di sanguinamenti.


(08 maggio 2018 - ore 21:11) - Pacritinib

Salve, volevo sapere in quali centri è in sperimentazione pacritinib e quando sarà messo in commercio.
(Franco)


Risposta

Lo studio clinico con pacritinib non è ancora attivo in Italia e non è possibile prevedere, al momento, se e quando sarà autorizzata la commercializzazione.


(08 maggio 2018 - ore 12:58) - Anemia e Luspatercept nella mielofibrosi

Gentili ricercatori,
in risposta ad un precedente quesito avete parlato del protocollo Luspatercept nei pazienti con mielofibrosi ed anemia, citando Firenze e Varese tra i centri coinvolti in Italia. Vorrei chiedervi quali sono gli altri centri italiani e quali sono, in linea teorica, le controindicazioni per l'accesso alla sperimentazione.
E‚Äô consigliato come primo approccio a pazienti (come nel mio caso, che ho avuto di recente la diagnosi di mielofibrosi) per cui al momento non sono stati ravvisati i presupposti per l‚Äôassunzione del Ruxolitinib e che hanno come problema principale una forte anemia? In alternativa, quali sono le terapie pi√Ļ appropriate, tra quelle tradizionali (a parte le trasfusioni)?
(Giuseppina)


Risposta

L'anemia è una manifestazione cardine della mielofibrosi ed è presente nel 35-54% dei pazienti alla diagnosi.
Al momento le possibili terapie volte al miglioramento dei valori emoglobinici sono: androgeni, eritropoietina, danazolo, steroidi, farmaci immumodulatori.
Lo studio con Luspatercept è rivolto ai pazienti affetti da mielofibrosi (primaria e secondaria) associata ad anemia (emoglobina < 9.5 g/dl), con o senza necessità di supporto trasfusionale. Lo studio prevede inoltre un braccio di trattamento per in pazienti in terapia con Ruxolitinib.
I centri attivi in Italia sono:
- Ospedale di Circolo Varese
- Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII, Bergamo
- Fondazione IRCSS San Matteo, Pavia
- Istituto Clinico Humanitas, Rozzano (MI)
- Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi, Firenze
Si consiglia di eseguire una valutazione con l'ematologo di riferimento o in alternativa presso uno dei suddetti centri.


(08 maggio 2018 - ore 9:24) - Policitemia Vera e candidosi del tratto gastrointestinale

Buongiorno, sono affetta da policitemia vera JAK2 diagnosticata nell'agosto 2017, da ottobre assumo 1 cp di oncocarbide e 1 cp di cardioaspirina ed ho eseguito 3 salassi, i parametri ematologici sono discretamente controllati. Ultimamente ho notevoli disturbi intestinali con frequente dissenteria e meteorismo, sospetto una candidosi del tratto gastroenterico, vorrei sapere se vi sono controindicazioni all'assunzione di acido caprilico. Grazie per l'attenzione.
(Paola)


Risposta

Non vi sono dati sul potenziale di interazione di idrossiurea con acido caprilico. L'esperienza clinica da tempo acquisita, indica che l'idrossiurea non ha un elevato potenziale di interazione. Suggerisco tuttavia un attento monitoraggio da parte dell'Ematologo curante e lo specialista in Malattie infettive.


(07 maggio 2018 - ore 21:35) - Modelli prognostici nella mielofibrosi

Malato da mielofibrosi post policitemia in fasa avanzata volevo sapere qualcosa di pi√Ļ sul modello per individuare i pazienti adatti al trapianto dell equipe del prof. Vannucchi.
(Franco)


Risposta

Il gruppo AGIMM in collaborazione con la Mayo Clinic di Rochester (MN, USA) hanno elaborato due modelli prognostici rivolti ai pazienti affetti da mielofibrosi primitiva con età inferiore a 70 anni (lo studio include 805 pazienti), candidabili a procedura di trapianto allogenico. Gli scores prendono in considerazione parametri clinici, molecolari e citogenetici.
MIPSS-70 include le seguenti variabili: anemia (emoglobina <10 g/dl), leucocitosi (globuli bianchi >25.000/mmc), piastrinopenia (piastrine <100.000/mmc), presenza di cellule blastiche nel sangue periferico (≥ 2%), fibrosi midollare (di grado 2 o superiore), assenza della mutazione di CALR-tipo1, presenza di mutazioni a carico di geni che definiscono l'alto rischio molecolare (ASXL1, SRSF2, IDH1, IDH2 e EZH2), 2 o pi√Ļ delle suddette mutazioni definenti l'alto rischio molecolare.
MIPSS-70 plus include le seguenti variabili: anemia (emoglobina<10 g/dl), presenza di cellule blastiche nel sangue periferico (≥ 2), sintomi costituzionali, assenza della mutazione di CALR-tipo1, presenza di mutazioni a carico di geni che definiscono l'alto rischio molecolare (ASXL1, SRSF2, IDH1, IDH2 e EZH2), 2 o pi√Ļ delle suddette mutazioni definenti l'alto rischio molecolare, citogenetica sfavorevole.
Tali variabili permettono di stratificare la popolazione in studio in 3 e 4 categorie di rischio, rispettivamente, caratterizzata da una distinta probabilità di progressione e rischio di ridotta sopravvivenza: i pazienti ad alto rischio secondo lo score MIPSS-70 e a rischio molto alto secondo lo score MIPSS-70 plus hanno una sopravvivenza predetta a 5 anni del 29%e del 7% rispettivamente.
Recentemente √® stato inoltre sviluppato uno score prognostico applicabile ai pazienti affetti da mielofibrosi post-policitemia vera e trombocitemia essenziale. Il modello prognostico, MYSEC-PM, include l‚Äôet√†, emoglobina < 11 g/dl, piastrine < 150.000/mmc, cellule blastiche nel sangue periferico ≥ 3, assenza della mutazione CALR e sintomi costituzionali. Sono in corso degli studi volti alla validazione di tale modello prognostico nei pazienti affetti da mielofibrosi secondaria a policitemia vera e trombocitemia essenziali, candidabili a procedura di trapianto allogenico.


(07 maggio 2018 - ore 12:21) - Eritromelalgia

Mi è stata diagnosticata eritromelalgia ai piedi, prescritto gabapentin e, inoltre, sto facendo iniezioni di b12 perché carente, ma nonostante la cura da 2 mesi, continuano gli attacchi di dolore urente. Prendo un farmaco perché soffro di ipertensione. Vorrei sapere se posso prendere aspirina. Grazie.
(Antonia)


Risposta

L'eritromelalgia è un disturbo funzionale vascolare caratterizzato da dolore urente, calore e arrossamento in genere localizzato a mani e piedi. Molteplici possono essere le cause di questa condizione. Nei casi associati a neoplasie mieloproliferative croniche, l'assunzione di cardioaspirina può migliorare la sintomatologia.


(06 maggio 2018 - ore 20:45) - Domanda non pertinente

Egregi ricercatori vi espongo il mio caso. Elettroforesi con albumina 53,6 alfa1 4,7 alfa2 10,7 beta1 7,7 beta2 6,1 gamma 17,2 rapporto A/G 1,6 commento: si segnala restrizione fisiologica eterogeneità delle gamma-globuline. Il grafico non presenta anomalie, cosa può essere? Che esami di approndimento devo fare? Sono in ansia. Grazie.
P.S. tutti gli esami sono nella norma a parte in anemia per mancanza di ferro.
(Lucia)


Risposta

Gentile Sig.ra Lucia,
l’elettroforesi proteica da lei segnalata e relativo commento in assenza di altre informazioni sono insufficienti per l'inquadramento di una possibile patologia. Segnalo inoltre che il sito AGIMM è dedicato a pazienti affetti da neoplasie mieloproliferative croniche e i ricercatori del gruppo AGIMM che rispondono sono specialisti nella gestione di queste patologie.


(06 maggio 2018 - ore 19:57) - Evoluzione mielofibrotica nella trombocitemia essenziale

Quale la percentuale per mio marito di 37 anni con trombocitemia essenziale con JAK2 positivo che si evolva in mielofibrosi? La ringrazio.
(Lucrezia)


Risposta

Nella trombocitemia essenziale l'attesa di vita di un paziente è molto vicina a quella della popolazione generale. La progressione a mielofibrosi è un evento tardivo della storia naturale della malattia, con un rischio cumulativo a 15 anni di circa il 10% (Barbui et al, J Clin Oncol. 2011 Aug 10;29(23):3179-84; Rumi et al, Blood. 2016 Nov 17;128(20):2403-2414).


(03 maggio 2018 - ore 19:50) - Policitemia Vera intollerante/resistente ad idrossiurea

Ho 50 anni e sono affetto da policitemia vera JAK2+ dal 2001, attualmente in trattamento con oncocarbide dal 2010; a distanza di tempo sono diventato intollerante/resistente all'idrossiurea quindi il mio ematologo mi ha consigliato l'arruolamento al trattamento con jakavi; è l'unico farmaco adatto alla terapia o ci sono altri farmaci disponibili? Devo seguire delle procedure particolari o attenzioni prima dell'inizio della terapia?
(Giuseppe)


Risposta

Gentile Sig. Giuseppe,
recentemente Ruxolitinib (Jakavi), grazie ai risultati degli studi Response, è stato approvato per il trattamento dei pazienti affetti da Policitemia Vera intollerante e resistente ad idrossiurea.
Una possibile alternativa a Ruxolitinib nel trattamento dei pazienti affetti da policitemia vera intolleranti o inadeguatamente rispondenti all‚Äėidrossiurea √® rappresentata dall'interferone alfa: in Italia, il farmaco non √® attualmente autorizzato e sono in corso degli studi necessari per una possibile futura approvazione dalle agenzie regolatorie.
Non vi sono procedure particolari o attenzioni a cui deve essere sottoposto prima dell'avvio della terapia.
Essendo il farmaco associato ad un aumento del rischio di infezioni (soprattutto di natura erpetica) si consiglia uno screening infettivo prima dell'inizio della terapia ed eventuale profilassi è suggerita in casi selezionati.


(02 maggio 2018 - ore 22:09) - Supporto trasfusionale piastrinico

Gentili ricercatori,
mia madre ha 75 anni ed è da febbraio 2017 che fa due trasfusioni settimanali di sangue perché le è stata diagnosticata a giugno 2017 una mielofibrosi ad alto rischio.
E' da venerdi 20 c.m. che mia madre, a seguito di crisi convulsive o epilettiche, che è ricoverata all'ospedale. Oggi a seguito del controllo dell'emocromo sono emersi che il valore delle piastrine gli è sceso a 15000. Questo valore cosi basso non era mai stato raggiunto neanche quando mia madre assumeva il jakavi. Ho evidenziato questo valore con i medici ospedalieri chiedendo se fosse il caso, oltre della solita trasfusione di sangue, anche la trasfusione delle piastrine. La risposta che ho ricevuto è che il valore delle piastrine non è cosi allarmante da intervenire con una trasfusione.
Gentili ricercatori, quale limite le piastrine devono raggiungere per far si che sia necessaria una trasfusione per reintigrarle? Saluti.
(Carlo)


Risposta

Gentile Sig. Carlo,
da linee guida il supporto trasfusionale piastrinico nei pazienti trombocitopenici, senza emorragia attiva, che non devono essere sottoposti a procedure invasive o intervento chirurgico è indicato per conta piastrinica < 10.000/mmc o secondo necessità clinica.


(02 maggio 2018 - ore 16:31) - Prevenzione degli eventi trombotici nelle neoplasie mieloproliferative croniche

Buongiorno,
da circa due anni ho piastrine intorno a 700.000 ed emocratico 48-49%, con globuli bianchi intorno a 10.000. Ho fatto la biopsia del midollo e il referto è neoplasia mieloproliferativo non classificabile (policitemia vera in fase prepolicetemica oppure mielofibrosi prefiobitica). Ho 59 anni e assumo una cardioaspirina al giorno (il mio ematologo mi fa assumere due aspririne quando prendo l'aereo).
Ho letto che fare regolarmente la sauna aiuta a prevenire eventi trombotici: c'è qualche controindicazione in caso di piastrine elevate e assunzione della cardioaspirina? Grazie della risposta.
(Lorenzo)


Risposta

Gentile Sig. Lorenzo,
ad oggi, non ci sono studi clinici che valutano l'efficacia della sauna nella prevenzione degli eventi trombotici nei pazienti affetti da neoplasia mieloproliferativa cronica. Nei pazienti affetti da Policitemia Vera e Trombocitemia Essenziale, la terapia, avente come obiettivo la riduzione del rischio di sviluppare eventi vascolari, consiste nell'assunzione di antiaggreganti e terapia citoriduttiva (quest'ultima nei pazienti ad alto rischio, ovvero con età>60 anni e/o con pregresso evento trombotico).
Inoltre, adeguata alimentazione e stile di vita sano sono fondamentali per la gestione dei cosiddetti fattori di rischio cardiovascolari modificabili (fumo, ipertensione arteriosa, obesità, dislipidemia ed iperglicemia).
Non vi sono controindicazione assolute all'esecuzione di saune, le consiglio tuttavia di assumere liquidi in abbondanza per compensare le previste abbondanti sudorazioni.


(02 maggio 2018 - ore 13:55) - Ropeginterferone e Policitemia Vera

Buongiorno,
vorrei sapere le ultime novità sull'utilizzo del ropeginterferon e se nel prossimo futuro potrà essere utilizzato per tutti i malati di policitemia e le altre malattie mieloproliferative.
Quali sono ad oggi i limiti, è solo una questione di costi elevati?
Da quello che leggo sembra che l'interferone in genere √® il farmaco che pi√Ļ tiene sotto controllo la malattia, pi√Ļ del recente ruxolitinib (jakavi), perch√© allora non viene prescritto a tutti? Grazie.
(Antonio)


Risposta

Gentile Sig. Antonio,
ad oggi la terapia standard di prima linea nella Policitemia Vera è:
- salasso e terapia antiaggregante nei pazienti a basso rischio (terapia citoriduttiva in casi selezionati);
- salasso, terapia antiaggregante e citoriduttiva (Idrossiurea nella maggior parte dei casi) nei pazienti ad alto rischio.
La seconda linea nella Policitemia Vera resistente e/o intollerante ad idrossiurea è rappresentata da Ruxolitinib (sulla base degli studi "Response"), recentemente approvato dalle agenzie regolatorie e da poco divenuto rimoborsabile in Italia.
L'interferone alfa, sebbene indicato nelle linee guida europee, specialmente nei pazienti giovani o nelle donne gravide, in Italia non è attualmente autorizzato per la policitemia vera.
All'ultimo congresso americano di ematologia sono stati presentati i risultati a 2 anni dello studio "Proud-PV", studio di non inferiorità, randomizzato, che confronta ropeginterferone e idrossiurea in prima linea, nei pazienti affetti da Policitemia Vera. I risultati hanno dimostrato:
- un maggior tasso di risposte ematologiche complete (ovvero la normalizzazione dell'emocromo) nei pazienti sottoposti a terapia con ropeinterferone rispetto ai pazienti in terapia con Idrossiurea;
- no differenze tra i pazienti in trattamento con ropeginterferone e idrossiurea in termini di risposta ematologica completa + miglioramento dei sintomi;
- un maggior tasso di risposte molecolari parziali (riduzione della carica allelica di JAK2) nei pazienti trattati con ropeginterferone.
Inoltre, lo studio ha dimostrato una maggior incidenza di disordini endocrinologici, reumatologici, psichiatrici e complicanze trombotiche (venose ed arteriose) nei pazienti in terapia con ropeinterferone rispetto ai pazienti in trattamento con idrossiurea.
Nella stessa occasione sono stati presentati i risultati ad 1 anno dello studio "MPD-RC" che valuta Ropeginterferone in seconda linea nei pazienti affetta da Policitemia vera e Trombocitemia essenziale. I risultati hanno dimostrato un tasso di risposta complessiva pari al 60% nella policitemia vera e del 69% nella trombocitemia essenziale e una riduzione della carica allelica di JAK2 (> 20% nel 41.3%, > 50% nel 20.6%). Tre pazienti hanno sviluppato un evento trombotico maggiore (2 eventi arteriosi coronarici, 1 trombosi venosa profonda) e non vi sono stati effetti sulla riduzione delle dimensioni della milza.
I risultati aggiornati a 4 anni dello studio Response (che confronta Ruxolitinib con la miglior terapia disponibile nei pazienti affetti da Policitemia vera intollerante e resistenti ad idrossiurea ) hanno dimostrato che nel 73% dei casi si mantiene un controllo dell'ematocrito (<45%) e l'86% dei pazienti mantiene un riduzione del volume splenico almeno del 35%.
I risultati inerenti all'utilizzo di ropeginterferone sono promettenti e pertanto potrebbe essere preso in considerazione in futuro come farmaco da utilizzare nel trattamento dei pazienti affetti da policitemia vera, ma √® necessario un pi√Ļ lungo periodo di follow-up per valutarne l'efficacia e la sicurezza.


(01 maggio 2018 - ore 23:16) - Alimentazione e Trombocitemia Essenziale

Buonasera, il mio caso riguarda mio padre al quale circa tre anni fa è stata asportata la milza in seguito ad una splenomegalia. Da allora gli è stata diagnosticata una Trombocitemia di tipo essenziale. Premetto che si tratta di una persona di settantatrè anni.
La cura che fa consiste in assunzione di oncocarbide (dosato in base ai risultati dell'emocromo) a volte associato alla cardioaspirina o a iniezioni di eparina.
La mia domanda è se esiste, oltre alla terapia farmacologica, anche la possibilità di seguire un regime alimentare che possa aiutarlo. Grazie.
(Maria)


Risposta

Gentile Sig.ra Maria,
la gestione terapeutica dei pazienti affetti da Trombocitemia Essenziale ha lo scopo di ridurre le eventuali complicanze vascolari e consiste, in base alla categoria di rischio, nell'assunzione di terapia antiaggregante talvolta associata a terapia citoriduttiva. E’ inoltre necessaria la correzione dei cosiddetti fattori di rischio cardiovascolari: fumo, sovrappeso, dislipidemia, ipertensione, iperglicemia.
Non vi sono indicazioni specifiche per quanto riguarda i regimi alimentari: uno stile di vita sano ed una dieta completa ed equilibrata sono fondamentali nella correzione dei suddetti fattori di rischio cardiovascolari modificabili (ad esempio dislipidemia, iperglicemia).


(30 aprile 2018 - ore 22:40) - Livelli di acido urico nella trombocitemia essenziale

Mio marito con trombocitemia essenziale con JAK2 positivo negli ultimi esami ha l'acido urico basso a 3,2, cosa significa?
(Lucrezia)


Risposta

I pazienti con trombocitemia essenziale o altre malattie mieloproliferative croniche possono avere alti livelli di acido urico (iperuricemia) dovuti all'aumentato ricambio cellulare presente in queste malattie. In tal caso, è necessario un farmaco per ridurre l'iperuricemia, come per esempio l'allopurinolo. Bassi livelli di acido urico non hanno importanza clinica.


(29 aprile 2018 - ore 22:29) - Estate con la trombocitemia essenziale

Per mio marito sarà la sua prima estate con trombocitemia essenziale con JAK2 positivo, quali sono gli accorgimenti che bisogna avere?
(Lucrezia)


Risposta

Non ci sono particolari precauzioni per il periodo estivo per i pazienti con trombocitemia essenziale. Per i pazienti in trattamento con Oncocarbide è consigliabile evitare una esposizione intensa ai raggi solari.


(29 aprile 2018 - ore 17:16) - Integratori alimentari nella policitemia vera

Una domanda sulla policitemia vera. Mia mamma, 84 anni, è affetta da questa malattia, ed è controllata trimestralmente alla banca del Sangue dove, se è il caso, effettua salassi. Prende anche l'Oncocarbide la cui posologia, a seguito di recente aumento dei globuli bianchi, è passata da una compressa a giorni alterni, a una compressa al giorno. Poiché si sente spesso stanca e anemica, che è uno degli ahimè tanti effetti collaterali del farmaco, chiedevo quale poteva essere un integratore alimentare da assumere che non interferisse con la cura.
Ringrazio in anticipo ed invio cordiali saluti.
(Andrea)


Risposta

Non c'è indicazione all'uso di integratori alimentari nella policitemia vera e nelle altre malattie mieloproliferative croniche.
Va bene la normale alimentazione. In caso di carenze specifiche (es. vitaminiche), documentate con gli esami di laboratorio, l'ematologo provvederà alla terapia sostitutiva della sostanza mancante.
Si ricorda che la terapia con salassi induce una carenza di ferro e che questa carenza, di regola, è utile ai pazienti policitemici perché mantiene l'ematocrito ai livelli desiderati. La carenza di ferro non deve però essere tale da ridurre l'emoglobina a valori inferiori a 12 g/dL. In tal caso una cauta terapia con ferro può essere necessaria.


(28 aprile 2018 - ore 23:56) - Effetto delle condizioni dell'umore sulla trombocitemia essenziale

Quanti conta l'umore per un malato di trombocitemia? Le agitazioni, influiscono sulla malattia? Grazie.
(Lucrezia)


Risposta

Un umore depresso o ansioso non influisce sui valori dell'emocromo, sui segni obbiettivi (es. la splenomegalia) o sul decorso clinico (es. rischio di trombosi o di progressione) della trombocitemia essenziale. Può però influire sulla qualità di vita del paziente e quindi deve essere considerato e, se necessario, trattato in collaborazione con il neurologo.


(28 aprile 2018 - ore 19:04) - Interferone nella trombocitemia essenziale (TE)

Buonasera,
sono una paziente sotto i 40 anni alla quale è stata diagnosticata la mielofibrosi primaria in fase precoce cellulare pre-fibrotica, con associata trombocitosi (conta piastrinica di 1,5 mln) - mutazione CALR +.
Da ottobre sto facendo le iniezioni di interferone (dosaggio 3 ml ogni giorno) ed i valori delle piastrine si sono assestati intorno ai 400.000.
Nonostante la mia esperienza sia al momento positiva, in quanto i valori si sono abbassati e non ho evidenza di effetti collaterali, vorrei conoscere quali sono gli effetti dell'assunzione dell'interferone e se potete indicarmi gli studi in materia.
Grazie
(Carmen)


Risposta

L'interferone alfa (IFN) è un farmaco generalmente efficace nel controllare i valori delle piastrine nei pazienti con TE. E' però associato con alcuni effetti collaterali che comprendono un peggioramento della depressione nei pazienti a rischio, il rischio di aggravare o indurre malattie autoimmuni, in particolare della tiroide e una sindrome simil-influenzale (febbre, dolori osteo-articolari) soprattutto all'inizio del trattamento. La formulazione pegilata dell'interferone alfa (PEG-IFN) è, di solito, meglio tollerata dell'interferone alfa standard.
In uno studio recente (Masarova et al. Lancet Hematol 2017; Apr 4(4):e165e175), sono stati studiati 40 pazienti con TE e 43 con policitemia vera, trattati con PEG-IFN alfa-2a per una durata mediana di 83 mesi. Una buona risposta sui valori dell'emocromo e sulle mutazioni molecolari è stata osservata nel 80% e 63% dei pazienti, rispettivamente. Il 22% dei pazienti ha però dovuto sospendere il farmaco per eventi avversi.


(27 aprile 2018 - ore 18:32) - Eritropoietina e Ruxolitinib (Jakavi) nel trattamento della mielofibrosi

Buonasera, a un mio parente è stata diagnosticata circa un anno fa mielofibrosi post trombocitemia essenziale, i cui effetti sono stanchezza, capogiro, nausea, mal di testa. Fino ad ora è in cura con in Vercite e Danatrol, le piastrine sono a 500000 e l'emoglobina è a 8/8,5 con necessità di trasfusione ogni 15 giorni. Vorrei sapere un parere sulle possibili cure (eritopoietina e jakavi) e se eventualmente ce ne siano altre. Nel caso specifico l'eritopoietina è indicata? Inoltre, il jakavi quali effetti ha sulla malattia? Ha gravosi effetti sull'HGB? Grazie.


Risposta

L'eritropoietina è in genere poco efficace e raramente usata nel trattamento dell'anemia della mielofibrosi. Ruxolitinib è invece largamente utilizzato nei pazienti con mielofibrosi di gravità intermedia ed alta. I principali effetti positivi del farmaco sono la riduzione della splenomegalia ed il miglioramento dei sintomi, in particolare febbre, sudorazione notturna, prurito e calo di peso. Gli effetti collaterali di Ruxolitinib comprendono un calo dell'emoglobina e delle piastrine, in genere moderato, presente soprattutto nelle prime settimane di terapia e controllabile con la riduzione della dose. Un altro importante effetto collaterale di ruxolitinib è l'aumento del rischio di infezioni, in particolare da herpes zoster.


(27 aprile 2018 - ore 11:56) - Iperferritinemia nella mielofibrosi trasfusiono-dipendente

Buongiorno, un'altra domanda sulla mielofibrosi. A seguito delle trasfusioni, ogni 10-12 giorni circa, la ferretina è aumentata a 1600. Da circa un mese e mezzo con Exjade da 500 mg è leggermente scesa a 1400. Sta scendendo quindi molto lentamente, ma non possiamo aumentare la dose di exjade a causa dell'insufficienza renale. Volevo chiedere quanto rischio c'è di deposito di ferro nei tessuti, con conseguenti danni, se la ferretina risulta alterata da circa 5 mesi e considerando che ci vorrà ancora molto tempo perché scenda a questo ritmo continuando le trasfusioni?
Valori sopra i 1000 sono molto rischiosi? Dopo quanto tempo si possono avere danni agli organi?
Grazie mille. Buona giornata.
(Daniela)


Risposta

Non ci sono dati sicuri sull'entità del rischio da sovraccarico di ferro nei pazienti con mielofibrosi trasfusiono-dipendenti, come invece ci sono per altre patologie ematologiche come le mielodisplasie. In particolare, non è chiara la correlazione tra valori di ferritina e danni d'organo. In uno studio di 28 pazienti con mielofibrosi trasfusiono-dipendenti e con sovraccarico di ferro, la terapia con Deferasirox (Exjade) ha ridotto la ferritina a valori < 1000 ng/mL in 11 pazienti (42%) ma un beneficio clinico, in termini di miglioramento dell'anemia, è stato osservato in solo 6 pazienti (23%) (Latagliata et al. Eur J Haematol 2016; 96: 643).


(27 aprile 2018 - ore 10:58) - Luspatercept nel trattamento della mielofibrosi.

Buongiorno, a mio padre 78 anni MF 3, trattato con ruxolitinib, dipendente da trasfusioni, è stato consigliato di valutare di il protocollo con Luspatercept. Ho letto che tra gli effetti negativi può esserci un aumento dei blasti, questo non può portare quindi ad un aumento del rischio di leucemia e al progredire della mielofibrosi?
Luspatercept ha effetto solo sull'anemia o anche sulla riduzione della milza?
Grazie mille. Buona giornata.
(Daniela)


Risposta

Luspatercept è un farmaco in corso di sperimentazione per il trattamento dell'anemia nei pazienti con mielofibrosi. Il farmaco si è già dimostrato efficace nel migliorare l'anemia in altre patologie ematologiche, come la mielodisplasia e la talassemia. Non ci si aspetta un effetto di Luspatercept sulla splenomegalia e non ci sono sinora evidenze che il farmaco aumenti il rischio leucemico dei pazienti con mielofibrosi.


(27 aprile 2018 - ore 10:38) - Trattamento della splenomegalia nella mielofibrosi con Ruxolitinib

Buongiorno, mio padre prende due dosi da 15 mg di jakavi da gennaio 2018 per una mielofibrosi MF 3 ad alto rischio, ma la milza dall'ultima ecografia di ieri è cresciuta di circa 1,5 cm rispetto a fine dicembre 2017. Significa che il jakavi non ha effetto? C'è una terapia alternativa per la milza e il controllo della malattia? Grazie mille. Buona giornata.
(Daniela)


Risposta

Ruxolitinib è in genere un farmaco efficace nel ridurre le dimensioni della milza nella mielofibrosi. Peraltro, l'effetto di Ruxolitinib sulla splenomegalia può ridursi nel corso del tempo fino a scomparire in circa la metà dei pazienti dopo 3 anni di trattamento (Verstovsek et al. J Hematol Oncol 2017 Feb 22;10(1):55). Trattamenti alternativi a Ruxolitinib per la splenomegalia nella mielofibrosi (a parte l'Idrossiurea) sono in corso di sperimentazione.


(26 aprile 2018 - ore 22:19) - Piastrinopenia in corso di Ruxolitinib nella mielofibrosi

Salve,
affetto da mielofibrosi post policitemia vera in fase avanzata.
In seguito ad aumento dosaggio ruxolitinib e oncocarbide per globuli bianchi altissimi (98000), le piastrine sono passate da 113 a 92 ed oggi 42, i globuli bianchi da 98000 a 38000 ed oggi 28000, gli altri valori accettabili, ematocrito 37, emoglobina 11.
Dosaggio subito diminuito da 15 mg a 10 mg mattina e sera di ruxolitinib e oncocarbide da 3 a 2, ho avuto forte sanguinamento dal naso frenato con tranex.
Chiedevo, se questo valore di piastrine è preoccupante e se c'è una soglia sotto la quale dovrei fare trasfusione, anche se diminuendo il dosaggio probabilmente risaliamo. Grazie.
(Franco)


Risposta

La piastrinopenia è un noto effetto collaterale del trattamento con Ruxolitinib dei pazienti con mielofibrosi. Il dosaggio iniziale del farmaco è infatti stabilito sulla base del numero di piastrine del paziente. Se, nel corso del trattamento, il numero di piastrine si riduce, anche la dose di Ruxolitinib deve essere ridotta fino, di regola, alla sospensione se le piastrine scendono al di sotto di 50.000/mmc. In casi particolari, il medico può accettare di proseguire il farmaco anche con piastrine leggermente inferiori alle 50.000/mmc se giudica che il rapporto beneficio/rischio sia comunque favorevole.
La trasfusione di piastrine è raramente necessaria ed è, in genere, indicata nei pazienti con sintomi emorragici.


(26 aprile 2018 - ore 17:26) - Eritropoietine biosimilari

Salve. Mi è stata diagnosticata 4 anni fa una anemia con sideroblasti ad anello gravata successivamente da una piastrinosi (al momento 900.000 piastrine). Per controllare anemia e piastrine faccio cicli di oncocarbide ed Eprex 40.000 settimanale da 17 mesi. La farmacia dell'ospedale dove ritiro Eprex vuole il passaggio dall'originator al biosimilare anche se non sono una paziente naive. A vostro parere posso rifiutare? Avrei piacere di conoscere il vostro giudizio riguardo alla intercambiabilità fra originator e biosimilare in corso di trattamento. Grazie.
(Antonella)


Risposta

In linea di massima, i farmaci biosimilari hanno le stesse caratteristiche di efficacia e tollerabilità del farmaco originator e questo vale anche per le eritropoietine e, di regola, anche in corso di trattamento. Nulla vieta, peraltro, di tornare al farmaco originator nei rari casi di ridotta efficacia o peggiore tollerabilità del biosimilare.


(26 aprile 2018 - ore 17:13) - Trattamento con salassi nella mielofibrosi

Buonasera, nella mielofibrosi è normale il salasso ogni quattro mesi con gobluli rossi a 7,36?
(Maria)


Risposta

La salassoterapia è poco frequente nei pazienti con mielofibrosi perché la maggior parte di loro è anemica piuttosto che policitemica. Alcuni pazienti però possono presentare una mielofibrosi, cosiddetta florida, nella quale i salassi possono essere necessari. La loro frequenza dipende dai valori dell'emocromo durante il trattamento e dalla tollerabilità del paziente alla procedura.


(26 aprile 2018 - ore 17:09) - Evoluzione della trombocitemia essenziale in mielofibrosi.

Siete al corrente di persone affette da TE o PV che hanno avuto queste malattie per moltissimi anni (30/40 anni o pi√Ļ) e la malattia √® rimasta invariata (senza mutare in mielofibrosi o altro?). Ho 35 anni e TE con piastrine a 500 e vorrei sapere se esistono persone che hanno la mia malattia da "tantissimo tempo".
Grazie infinite.


Risposta

Il rischio di evoluzione della trombocitemia essenziale in mielofibrosi √® circa il 10% dopo 20 anni (Passamonti et al. Hematologica 2008; 93: 1645). Pertanto, la grande maggioranza dei pazienti non si √® trasformato in mielofibrosi dopo questo lungo periodo. Molti di loro non si trasformeranno in mielofibrosi anche dopo periodi pi√Ļ lunghi ma il rischio di progressione a 30-40 anni √® difficile da stimare e poco preciso.


(25 aprile 2018 - ore 23:51) - Rischio di trombosi e mielofibrosi nella trombocitemia essenziale

Mio marito 37 anni è malato di trombocitemia essenziale con JAK2 positivo. Quali sono le probabilità che abbia una trombosi e le probabilità di una mielofibrosi? Le sue ultime piastrine al 23 marzo sono di 1080... Grazie per la risposta.
(Lucrezia)


Risposta

Il rischio di trombosi nella trombocitemia essenziale è attualmente definito da uno score prognostico denominato IPSET-trombosi (Barbui et al. Blood 2012; 120:5128). I fattori di rischio inclusi nello score e il loro rispettivo peso sono:
a) età maggiore di 60 anni: 1 punto;
b) presenza di almeno un fattore di rischio cardiovascolare (ipertensione, fumo, diabete): 1 p.;
c) storia precedente di trombosi: 2 p.;
d) presenza della mutazione JAK2V617F: 2 p.
Il calcolo del rischio è dato dalla somma dei punti:
basso rischio: 0-1 p.;
rischio intermedio: 2 p.;
alto rischio; 3 o pi√Ļ punti.
L'incidenza di trombosi stimata è circa 1% all'anno nel basso rischio, 2% all'anno nel rischio intermedio e 3,5% all'anno nell'alto rischio.
Il rischio di sviluppare una mielofibrosi post-trombocitemica è principalmente associato alla durata di malattia e può essere stimato in circa il 4% dopo 10 anni, 6% dopo 15 anni e 10% dopo 20 anni dalla diagnosi (Passamonti et al. Heamatologica 2008; 93: 1645).


(25 aprile 2018 - ore 17:49) - Salassoterapia nella policitemia vera

Qual è il numero massimo di salassi cui può essere sottoposto nel corso di un anno un paziente con PV? Quali sono le conseguenze di un elevato numero di salassi (ad es. un salasso al mese)?
(Paola)


Risposta

Il numero di salassi ottimale per un paziente con policitemia vera è variabile da caso a caso e non esiste un numero massimo prestabilito. L'obbiettivo è raggiungere e mantenere un ematocrito inferiore a 45%. Tale obbiettivo deve essere raggiunto tenendo conto della tollerabilità del paziente alla procedura.


(24 aprile 2018 - ore 9:37) - Crisi epilettiche in pazienti con mielofibrosi

Gentili ricercatori,
mia madre ha 75 anni ed è da febbraio 2017 che fa due trasfusioni settimanali di sangue perché le è stata diagnosticata a giugno 2017 una mielofibrosi ad alto rischio.
E' da venerdi 20 cm. che mia madre, a seguito di crisi convulsive o epilettiche, che è ricoverata all'ospedale. Dopo questa situazione mia madre è cosciente di quello che le è successo, la sua fiacchezza fisica la fa rispondere lentamente ma risponde in modo preciso.
Le hanno fatto sia la TAC che ELETTROENCEFALOGRAMMA e solo in quest'ultima sono emersi di seguimenti di dubbia lettura. A seguito di questo che è da due giorni che le hanno iniziato una terapia con il KEPPRAL con due somministrazioni giornaliere da 250 ml. Non so se è questo farmaco ma è da ieri che vede offuscato.
Gentili ricercatori pensate che sia l'effetto di questo farmaco oppure la dose è eccessiva? Secondo voi visto che con la TAC non è emerso niente è necessaria una risonanza magnetica? Secondo voi con la malattia di mia madre il KEPPRAL porterà delle complicanze?
I medici ospedalieri, superata l'emergenza e dal momento che le crisi non si sono ripetute pi√Ļ in questi tre giorni non dovrebbero consultare l'ematologo di mia madre prima di darci una terapia definitiva da somministrare a casa? Saluti.
(Carlo)


Risposta

Le crisi epilettiche non sono una complicanza tipica dei pazienti con mielofibrosi. Devono essere valutate e trattate dal neurologo e, in genere, la terapia epilettica non è diversa e non produce effetti collaterali differenti da quelli possibili in tutti gli altri pazienti.


(23 aprile 2018 - ore 17:12) - Protesi d'anca nella leucemia mieloide cronica

Quali sono le controindicazioni per un intervento di protesi all'anca, a un paziente di 81 anni che ha leucemia mieloide cronica? Grazie.
(Cristina)


Risposta

Non ci sono controindicazioni assolute per un intervento di protesi d'anca nei pazienti con leucemia mieloide cronica. Ovviamente, il chirurgo e l'anestesista dovranno valutare con l'ematologo i fattori di rischio per l'intervento, fra i quali l'età del paziente e le sue condizioni cliniche generali e i valori dell'emocromo e degli altri esami ematochimici.


(23 aprile 2018 - ore 2:55) - Riduzione del MCV in corso di salassoterapia nella policitemia vera

Gentilissimi Ricercatori,
vi stimo tantissimo e non è la prima volta che mi rivolgo a voi nei momenti di grande sconforto.
Affetto da policitemia, scoperta per caso lo scorso anno, all'età di anni 51, sono costretto a fare salassi ogni due mesi circa per mantenere l'ematocrito a meno di 45. Il 16/4/2018 l'esame emocromocitometrico ha evidenziato i seguenti valori non nella norma e che trascrivo assieme a quelli di riferimento:
globuli rossi 6,78 (4.50-5.70)
emoglobina14,2( 13.5-17.0)
MCV66.8 (80.o-95.0)
MCH 20.9 (27.0-32.0)
MCHC 31.3 (32.0-36.0)
RDWCV 20.8 (11.5-14.5)
piastrine 443 (140-400)
eosinofili 0.58 (0.00-0.50)
gammaGT(GGT)7(8-61)
Ematocrito 45.3 (40.0-52)
dopo il salasso del 16/2/2018 tutti gli altri valori rientrano nella norma.
Trattasi di anemia o dell'evoluzione rapida della malattia verso forme pi√Ļ gravi che ho paura di menzionare? La carenza di ferro √® causata dai frequenti salassi, tuttavia indispensabili? Cosa mi suggerite?
Sarei tentato di ricoverarmi per un esame pi√Ļ approfondito di questa malattia, difficile da inquadrare realmente e da gestire correttamente per le sue varie sfaccettature. Cosa mi consigliate?
Mi sono trasferito da Roma, da anni, in Romagna per motivi di lavoro, la variazione di clima potrebbe avere influito negativamente sulla mia salute? Fino all'età di 25 anni ho vissuto in Sicilia.
Quale centro mi consigliate? Non per discriminare ma un lungo elenco mi metterebbe in difficoltà e non sarebbe di aiuto.
Faccio solo salassi e non prendo farmaci. Vi ringrazio tanto per la Vostra disponibilità. Vi saluto cordialmente.
(Demetrio)


Risposta

La riduzione del volume dei globuli rossi (MCV) è una normale conseguenza della terapia con salassi nei pazienti con policitemia vera. I salassi infatti riducono le riserve di ferro dell'organismo e in questo modo riducono la capacità del midollo di produrre altri globuli rossi. Solo quando questo effetto induce, raramente, una vera e propria anemia da carenza di ferro con valori di emoglobina inferiore a 12 g/dL è indicata una terapia con ferro che in genere deve essere di breve durata e con attento controllo dell'emocromo.


(20 aprile 2018 - ore 15:34) - Mutazione JAK2V617F nelle malattie mieloproliferative croniche

Ricerca mutazione V617F del gene JAK2: piastrine 563, al mattino sempre cardirene 160 mg e Nobistar 1/2 pastiglia 5mg.
Risultato: positiva (0,31%). E' tanto? Mi debbo preoccupare? Grazie.
(Graziella)


Risposta

La presenza della mutazione V617F di JAK2 è diagnostica di una malattia mieloproliferativa cronica, indipendentemente dal suo dosaggio quantitativo, denominato "allele burden". La misurazione dell'allele burden alla diagnosi e il suo monitoraggio nel tempo possono essere utili a scopo di ricerca scientifica ma non sono ritenuti necessari per la gestione clinica dei pazienti, perché non sono determinanti per la valutazione prognostica e le scelte terapeutiche.


(19 aprile 2018 - ore 18:17) - Osteoporosi nei pazienti con malattie mieloproliferative croniche

Sono affetto da PV da circa 4 anni, uso Idrossiurea, adesso 2 cpr/die ma fino a poco tempo fa in posologia inferiore, Cardioaspirina 1 cpr/die, Adenuric 2 cpr/settimana.
I valori di Ematocrito sono di norma tra i 44,5 e i 46,5 e l'emoglobina tra i 14,5 e i 16 circa. Uricemia sempre nella norma. Faccio salassi sopra i 45 di Ematocrito e i 15 di emoglobina, in genere 4 o 5 all'anno.
Fegato e milza nella norma. Non ho sintomi particolari se non una leggera forma di cheratite al cuoio capelluto (sono quasi calvo) per la quale uso creme specifiche.
Da una radiografia pelvica si sono riscontrate note di osteoporosi, mai riscontrate in precedenza.
Mi domando se ci sia un nesso tra osteoporosi e idrossiurea (o acido acetilsalicico) o se questo sia dovuto (improvvisamente?) alla mia età: 77 anni.
(Pier Giorgio)


Risposta

L'osteoporosi non è un segno clinico caratteristico della policitemia vera, né del suo trattamento. Deve essere gestita e trattata come in tutti gli altri pazienti, indipendemente dalla presenza o meno di una malattia mieloproliferativa cronica.


(18 aprile 2018 - ore 13:48) - Insonnia nella mielofibrosi

Salve, affetto da mielofibrosi post policitemia da 4 anni. Assumo ruxolitinib dall'insorgere della malattia. In seguito a biopsia ossea effettuata 1 mese fa, con risultato di progressione della malattia, score issues intermedio-2 mi è stata aumentata la dose di ruxolitinib, 15 mg mattina e 15 mg sera oltre 2 capsule oncocarbide per leucocitosi (98 mila).
Il mio problema principale in questo periodo, oltre alla milza molto ingrossata è l'insonnia, ne soffro da 4 mesi e né l'ematologo né il medico di famiglia riesce a trovare soluzione. Gia ho provati tavor e Xanax, ma dormo poco e niente, mi sveglio di frequente. Può essere legato alla progressione della malattia o è solo di natura psicologica?
(Franco)


Risposta

L'insonnia non √® un sintomo caratteristico della mielofibrosi, n√®, in genere, dei farmaci utilizzati per trattarla. Nei casi di insonnia pi√Ļ severi e disturbanti pu√≤ essere utile consultare un centro specialistico per i distubi del sonno.


(17 aprile 2018 - ore 18:41) - Valori dell'emocromo e rischio di trombosi nella policitemia vera

Vorrei sapere quale relazione c'è tra ematocrito e/o globuli bianchi e/o piastrine e trombosi nella malattia.
(Fabrizio)


Risposta

Un aumento del rischio di trombosi nei pazienti con policitemia vera è stato osservato per valori di ematocrito superiori a 45% e, limitatamente alle trombosi arteriose, per valori di globuli bianchi maggiori di 15.000/mmc. Non ci sono chiare evidenze scientifiche di una associazione del rischio di trombosi con il numero di piastrine.


(17 aprile 2018 - ore 16:50) - Medicina estetica nei pazienti con malattie mieloproliferative croniche

Buongiorno. Faccio una domanda insolita alla quale non trovo risposta sul web.
Ci sono controindicazioni per i malati di Trombocitemia essenziale ad effettuare interventi di medicina estetica (filler ialuronico del volto senza anestesia)?
E nel caso di interventi chirurgici con anestesia totale? Grazie.
(Anna)


Risposta

Non ci sono controindicazioni particolari ad interventi di medicina estetica, anche in anestesia totale, nei pazienti con malattie mieloproliferative croniche.


(17 aprile 2018 - ore 16:13) - Terapia della leucemia mieloide cronica atipica

Egregi sperimentatori, a mio padre è stata diagnosticata una leucemia mieloide cronica atipica bcr-abl negativa. In questi casi qual è la cura di prima linea?
(Giovanni)


Risposta

La terapia di prima linea della leucemia mieloide cronica atipica dipende essenzialmente dall'et√† e dalle condizioni cliniche generali del paziente. In pazienti con meno di 65 anni e buoni condizioni cliniche √® indicato il trapianto di cellule staminali emopoietiche. Nei pazienti pi√Ļ anziani o non candidabili al trapianto, l'idrossiurea (Oncocarbide) √® il farmaco pi√Ļ comunemente utilizzato.


(17 aprile 2018 - ore 10:38) - Uso di Oncocarbide nella policitemia vera

Gentili ricercatori buongiorno,
attingo alla vostra sempre gentile cortesia nel rispondere alle nostre frequenti domande per sapere se in presenza di PV età 65 è corretto assumendo oncocarbide modulare la dose per tenere le piastrine su valori sotto a 400 pur con globuli bianchi fino a 23.50 (HCT 41.8 HB 12.9) o meglio quale compromesso ricercare?
Assumendo oncocarbide 2 cp al giorno è meglio assumerlo 1 cp al mattino e una alla sera per ridurre la tossicità o se è indifferentemente 2 assieme? Se ci sono delle modalità suggerite per l'assunzione tipo prima o dopo i pasti ecc.
A 5 anni dall'inizio terapia con oncocarbide mi ritrovo con la lingua sempre infiammata tipo "glossite" oltre a delle afte sulla parte interna della guancia destra, a cosa è dovuto in particolare, si può fare qualcosa?
Con HB <12 HCT <40 valori di ferro e ferritina bassi (anemia) potrebbe essere opportuno assumere dosi centinate di ferro per alzare tali valori pur tenendo d'occhio l'HCT <45. Infine, quali sono le cause delle malattie mieloproliferative conosciute a tuttoggi e quale importanza dà la ricerca per scoprirle nell'ottica di prevenzione.
Nel scusarmi per essermi dilungato come sempre vi ringrazio di cuore.
(Paolo)


Risposta

L'idrossiurea (Oncocarbide) √® il farmaco pi√Ļ comunemente usato in Italia per il trattamento dei pazienti con policitemia vera ad alto rischio vascolare (et√† > 60 anni o precedente evento trombotico). L'obbiettivo della terapia, che comprende anche salassi e aspirina 100 mg al giorno, √® mantenere l'ematocrito a livelli inferiori a 45% e ottenere il miglior controllo possibile di leucociti e piastrine e della splenomegalia senza tossicit√†.
Non ci sono raccomandazioni particolari sulle modalità di assunzione del farmaco. Le afte al cavo orale possono essere favorite dall'assunzione di Oncocarbide: in questi casi, si raccomanda la massima igiene della bocca e dei denti ed un eventuale trattamento sintomatico con disinfettanti del cavo orale o piccole dosi di cortisone. La terapia con ferro è in genere controindicata nei pazienti con PV, a meno della comparsa di una vera e propria anemia (Hb < 12 g/dL) sideropenica.
Il principale meccanismo patogenetico della PV è la mutazione V617F del gene JAK2, scoperta nel 2005, e la ricerca in queste malattie continua ad essere molto intensa e promettente.


(16 aprile 2018 - ore 16:10) - Calcitriolo nella mielofibrosi

Gentilissimi, ho letto della ricerca del Centro di Medicina Rigenerativa "Ferrari" e Unimore sulla Mielofibrosi, in particolare sul ruolo dell'oncogene Maf nel favorire la fibrosi tramite una maggior espressione di osteopontina. Domanda: dato che la formazione di osteopontina si ha con la stimolazione del calcitriolo, e dato che chi è affetto da Mielofibrosi generalmente è carente di vitamina D, è consigliato o, al contrario, sconsigliato la somministrazione di Calcitriolo nei pazienti affetti da Mielofibrosi?
Grazie.
(Simone)


Risposta

Non ci sono indicazioni particolari per l'uso del calcitriolo (vitamina D) nei pazienti con mielofibrosi. Ne è consigliato l'uso nei pazienti carenti o in tutte quelle condizioni nelle quali sarebbe indicato anche nelle persone senza mielofibrosi.


(16 aprile 2018 - ore 1:58) - Idrossiurea e Ruxolitinib: gli studi iniziali

Dottori ricercatori salve: vorrei sapere alcune informazioni e curiosità in merito ai due farmaci che solo voi sapete darmi con esattezza sulla storia e letteratura di onco carbide e ruxolitinib.
1) Vorrei sapere: da quanti anni esiste in commercio il chemioterapico onco carbide sia come farmaco in altri contesti clinici dove viene utilizzato, e da quanti anni si usa nello specifico per la policitemia vera.
2)Vorrei sapere : se il ruxolitinib è un chemioterapico come l'onco carbide e da quanti anni anch'esso esiste in commercio sia come farmaco in altri contesti clinici dove viene utilizzato, e da quanti anni si usa nello specifico per la policitemia vera.
Sempre grazie mille di tutto e per tutto.
(Massimo)


Risposta

L'idrossiurea (Oncocarbide) √® un chemioterapico noto e utilizzato da decenni. I primi studi nella policitemia vera sono stati eseguiti da un gruppo multicentrico americano, pioniere di questi studi, il Polycythemia Vera Study Group negli anni ottanta. Il trial clinico iniziale (studio 08), vera e propria pietra miliare della terapia della PV, √® stato pubblicato nel 1984 (Donovan et al. Am J Hematol 1984; 17:329)) e, in una versione pi√Ļ avanzata nel 1986 ((Kaplan et al. Semin Hematol 1986; 23: 167).
Ruxolitinib è un farmaco di nuova concezione, sviluppato dopo la scoperta, nel 2005, della mutazione JAK2V617F in quasi tutti i pazienti con PV. Non è un chemioterapico ma un inibitore di JAK2. Gli studi COMFORT che ne hanno permesso la registrazione e l'utilizzo nella mielofibrosi sono del 2012 (Verstovsek et al. NEJM 2012; 366:799, Harrison et al. NEJM 2012; 366:787) e lo studio RESPONSE che ne ha esteso l'uso alla PV è del 2015 (Vannucchi et al NEJM 2015; 372:426).