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Informazioni e commenti

Come chiedere informazioni o lasciare commenti

Nella sezione sottostante è possibile porre delle domande ai ricercatori del gruppo o lasciare un commento. Si sottolinea che non verranno espressi pareri medici su situazioni personali o valutazioni su diagnosi e cure in corso. I ricercatori si riservano di non rispondere a domande che abbiano come oggetto giudizi clinici personali. Le risposte saranno pubblicate in questa sezione del sito nell'arco di alcuni giorni. Non verranno fornite risposte ad indirizzi email privati.









(15 giugno 2019 - ore 15:41) - Terapia per la riduzione delle piastrine

Gentili dottori,
riscontrata una mielofibrosi, da alcuni mesi in trattamento con oncocarbide 2 cps al di. Ridotte a 3 pcs ogni due gg, una i giorni dispari e due i giorni pari. Prima dell'inizio terapia piastrine 900, altri valori tutti sostanzialmente nella norma.
L'ultimo emocromo rileva: leucociti 4,7 annessi ad essi tutti nella norma; eritrociti 3,15, hb-emoglobina 10,8 (note lieve anemia); ematocrito 32,8, vol. cellulare 104,1, (note macrocitosi), Mchc conc.hb cell. 33,0 g/dl, mch hb cell.media 34,3, rdw 21,3% eritrociti ipocromici 2,0%, piastrine 360 10^3/mcl, mpv 7,3.
Tutto considerato che le piastrine rientrano ora nel campo previsto, preoccupano gli altri valori che prima erano sostanzialmente nella norma, sarà l'effetto oncocarbide o cosa?
Grazie!
(Osy)


Risposta

La mielofibrosi, una volta diagnosticata, va seguita con attenzione e con controlli regolari, ma ci sono due considerazioni molto importanti da fare, per evitare ansia e paure ingiustificate:
1. non sempre richiede un trattamento;
2. non esiste una correlazione tra il numero delle piastrine e il rischio di trombosi; quindi, anche in casi in cui il numero di piastrine √® piuttosto elevato, non √® detto che si debba per forza iniziare un trattamento con farmaci o adottare un dosaggio elevato per mantenere la conta piastrinica entro i limiti di normalit√†, tanto pi√Ļ se questo comporta la compara di leucopenia e/o anemia.
Deve essere tenuto presente che comunque una spiccata trombocitosi (>1500 x 10^9/L) può essere associata a una Malattia di von Willebrand acquisita e alla tendenza al sanguinamento. In questi casi un trattamento citoriduttivo dovrebbe essere preso sempre in considerazione.


(14 giugno 2019 - ore 11:35) - Fedratinib

Da quello che mi risulta ai primi di settembre la FDA dovrebbe dare o no l'approvazione per l'uso di fedratinib per la cura della mielofibrosi. Visto che ha passato la fase 3, penso che abbia anche ottenuto una procedura accelerata (se mi spiegate cosa è sarebbe per me gradito), è possibile già da oggi da parte di un paziente, tramite logicamente medico curante, richiedere il farmaco come uso compassionevole?
p.s. Alla fine Fedratinib sarebbe il secondo farmaco disponibile per la cura della mielofibrosi, leggo spesso i commenti/informazioni, secondo me non se ne è parlato molto. Sempre secondo me, naturalmente.
Saluti e grazie per il lavoro che fate a nome di tutti i pazienti.
(Bruno)


Risposta

Fedratinib √® un inibitore orale delle chinasi con attivit√† verso JAK2 (Janus Associated Kinase 2) "wild type" e attivata dalla mutazione verso FLT3 (FMS-like tyrosine kinase 3). Fedratinib √® un inibitore selettivo di JAK2 con potenza pi√Ļ elevata per JAK2 rispetto agli altri membri della famiglia JAK (JAK1, JAK3 e TYK2). Un'attivazione eccessiva di JAK2 √® associata a neoplasie mieloproliferative, che includono la mielofibrosi e la policitemia vera.
In modelli cellulari che esprimono JAK2 attivato da mutazione, fedratinib ha ridotto la fosforillazione di proteine trasduttori del segnale e attivatori di trascrizione (STAT3/5), ha inibito la proliferazione cellulare e indotto la morte cellulare apoptotica. In modelli animali di malattia mieloproliferativa guidata da JAK2V617K, fedratinib ha bloccato la fosforillazione di STAT3/5, migliorato la sopravvivenza e i segni associati alla malattia (che comprendono il numero di globuli bianchi nel sangue, l'ematocrito, la splenomegalia e la fibrosi).
Un'analisi aggiornata dei dati dello studio di fase 2 JAKARTA2 mostrano tassi di risposta clinicamente significativi con febratinib, farmaco sperimentale, in pazienti con mielofibrosi precedentemente trattati con ruxolitinib. Questa analisi aggiornata di febratinib ha utilizzato i principi di "intent-to-treat" (ITT) e una definizione pi√Ļ stretta dei pazienti recidivati, refrattari o intolleranti a ruxolitinib. I risultati sono stati divulgati in una presentazione poster al Congresso annuale dell‚ÄôAmerican Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago.
Nella popolazione ITT (n = 97), la percentuale di pazienti che ha mostrato una riduzione del 35% o superiore del volume della milza alla fine del ciclo 6 era pari al 31% (IC 95%: 22-41). Di questi 97 pazienti, 79 (81%) rientravano tra i criteri pi√Ļ stretti di resistenza o intolleranza a ruxolitinib. In questa coorte, la percentuale di pazienti che ha mostrato una riduzione del 35% o superiore del volume della milza al ciclo 6 era pari al 30% (IC 95%: 21-42), in linea con il tasso di risposta osservato nella popolazione ITT. Inoltre, la percentuale di pazienti che ha manifestato un tasso di risposta nei sintomi del 50% o superiore era pari al 27% sia nella popolazione ITT (IC 95%: 18-37) che nei pazienti inclusi nell'analisi con criteri pi√Ļ stretti (IC 95%: 17-39).
Le alterazioni ematologiche di grado 3-4 pi√Ļ frequenti sono risultate essere anemia (46%) e trombocitopenia (24%). Gli eventi avversi non ematologici pi√Ļ comuni correlati al trattamento in tutti i pazienti trattati sono stati diarrea (62%), nausea (56%), vomito (41%) e costipazione (21%).
Ad agosto 2017, la FDA ha rimosso il blocco clinico sul programma di sviluppo di fedratinib che era stato posto nel 2013, dopo potenziali casi di encefalopatia di Wernicke, riportati in 8 degli 877 pazienti che avevano ricevuto una o due dosi di farmaco (meno dell‚Äô1% dei pazienti trattati). L'encefalopatia di Wernicke √® una condizione neurologica indotta da deficienza di vitamina B1 che si manifesta come paralisi di uno o pi√Ļ muscoli extraoculari, perdita di coordinazione muscolare e confusione. I tassi di encefalopatia di Wernicke sono compresi tra 0,8% e 2,8% nella popolazione generale, come risulta da studi autoptici, comunque l'incidenza nei pazienti con neoplasie mieloproliferative √® tre volte maggiore.
Fedratinib è comunque ancora un farmaco sperimentale non approvato per alcun uso in nessun Paese. E' stato comunque proposto uno studio sperimentale nella mielofibrosi che verrà attivato in Italia tra qualche mese.


(14 giugno 2019 - ore 6:41) - Progressione di malattia

Buongiorno, mio papà, 80 anni, è affetto da milofibrosi e in cura con jakavi 20 + 20. La milza ad ogni controllo è in leggero aumento.
Ultimamente alcuni valori del sangue mi preoccupano: il lattato deidrogenasi in crescita, ldh 2600, è segno di avanzamento della mielofibrosi? Per la prima volta il valore dei LUC è stato superiore al range, 0,7 su un max di 0.4. Sono sogni di evoluzione della malattia?
Grazie mille.
(Daniela)


Risposta

Il passaggio da mielofibrosi a leucemia acuta √® generalmente accompagnato da un aumento rapido e notevole nel sangue di globuli bianchi immaturi (chiamati blasti), i quali non riuscendo pi√Ļ a maturare e a diventare cellule funzionanti in modo corretto, impediscono la produzione di tutte le cellule del sangue. Per la ricerca dei blasti √® necessaria una formula leucocitaria manuale su uno striscio di sangue periferico e confermato da un indagine definita immunofenotipo che consente di identificare i blasti anche se non valutabili allo striscio.
Talora è necessario procedere ad una valutazioni midollare (Biopsia osteo-midollare e aspirato di sangue midollare). Il criterio generale per sospettare la diagnosi di una leucemia acuta è che il numero dei blasti sia maggiore del 20% del totale delle cellule presenti nel sangue e nel midollo osseo. Nel caso specifico, riteniamo che sia opportuno un approfondimento in relazione al valore di LDH (latticodeidrogenasi), il cui aumento può essere legato a varie cause.


(13 giugno 2019 - ore 14:04) - Policitemia vera LNK mutata

Salve, vorrei sapere se sono stati condotti studi sulle caratteristiche di una PV JAK2, negativa supportata dalla sola mutazione LNK. Mi riferisco in particolare ad eventuali differenze (sintomi, decorso malattia, capacità di alterazione di altri parametri ematici, aspettativa di vita, ecc.) rispetto alla classica PV JAK2+. Grazie.
(Pino)


Risposta

La presenza di mutazioni in LNK (SH2B3) sono molto rare e si caratterizzano per una eritrocitosi isolata. Tali mutazioni pi√Ļ spesso si osservano in casi di neoplasie mieloproliferative familiari. Alcuni studi retrospettivi hanno evidenziato la presenza di mutazioni in LNK in casi di policitemia vera JAK2 negative (McMullin MF,Am J Hematol. 2016 Feb;91(2):248-51). Sono comunque stati riportati casi in cui LNK risultava mutata insieme a JAK2 o CALR.
Purtroppo per il numero limitato di casi non è stato possibile ad oggi fare uno studio di confronto tra pazienti JAk2 o LNK mutati.


(13 giugno 2019 - ore 11:36) - Terapia nella trombocitemia essenziale

Gentili ricercatori,
sono una ragazza di 34 anni, affetta da trombocitemia essenziale scoperta un anno fa per delle micro ischimie celebrale, sono JAK2 positivo, e non ho altri fattori di rischio.
E' un anno che sono in cura con la sola cardioaspirina, perché per arrivare alla diagnosi ci sono voluti 8 mesi, gli ematologi che mi seguono, prima mi avevano prospettato la terapia con interferone, ora ci hanno ripensato dicendomi che il mio non è stato un vero evento trombotico, e che quando capitò non ero sotto aspirina. Le mie piastrine sono stabili sempre a 650 mila, e si sono abbassati i valori mch-mchc-mcv, gli altri valori sono nella norma.
Sono un po' perplessa dalla decisione di non fare terapia. Vorrei un vostro parere.
Grazie mille.
(Deborah)


Risposta

Gentile signora risulta difficile esprimere un parere senza conoscere se e come sono insorte le "micro" ischemie cerebrali.
Nei soggetti giovani e che non hanno mai avuto episodi di trombosi, molto spesso si sceglie di limitarsi a sorvegliare l'andamento della malattia senza prescrivere alcun farmaco. Se sono presenti uno o pi√Ļ fattori di rischio per trombosi (vita sedentaria, obesit√†, fumo, elevati livelli di colesterolo nel sangue, ipertensione, diabete e storia di episodi di trombosi nei familiari), l'ematologo potrebbe prescrivere un antiaggregante (aspirina a basso dosaggio).
Solo nei soggetti di età superiore a 60-65 anni, o in chi ha già avuto un episodio di trombosi maggiore, si preferisce iniziare subito un trattamento specifico per la trombocitemia, che viene associato all'aspirina a basse dosi o a agli anticoagulanti orali a seconda del tipo di trombosi precedente, arteriosa o venosa. Queste indicazioni di massima, che derivano da molti studi clinici, devono sempre essere adattate al singolo paziente secondo il giudizio e l’esperienza dell'ematologo che lo ha in cura.


(12 giugno 2019 - ore 13:35) - Trapianto di cellule staminali emopoietiche

Gentilissimi ricercatori,
mia sorella (67 anni) √® affetta da mielofibrosi (diagnosticata nel 2010) e, dato il peggioramento della malattia le √® stato suggerito il trapianto. Quali sono i centri in Italia pi√Ļ specializzati nel trapianto per mielofibrosi? Esistono delle percentuali?
Cordialmente,
Antonio.
(Antonio)


Risposta

L'obiettivo del trapianto √® di eliminare la malattia e ripristinare le normali funzioni del midollo osseo iniettando cellule staminali emopoietiche sane in grado di produrre tutte le cellule ematiche. Si realizza con cellule staminali emopoietiche prelevate dal sangue o direttamente dal midollo di un donatore (trapianto allogenico) preferibilmente scelto in ambito familiare perch√© deve essere compatibile, cio√® avere caratteristiche il pi√Ļ possibile simili al ricevente. Se in famiglia non √® disponibile un donatore, si ricorre ai registri di donatori non familiari.
Prima di ricevere le cellule staminali, il paziente viene sottoposto a un trattamento con radiazioni e/o con farmaci per distruggere completamente le cellule del midollo malato e quindi per permettere che il suo organismo accetti le cellule staminali del donatore. Tali terapie di preparazione, riducendo le difese immunitarie del ricevente, comportano un aumento delle infezioni e delle reazioni tossiche a livello dell'apparato gastrointestinale e del fegato, rappresentando così uno dei motivi per cui il trapianto è tuttora riservato a un numero limitato di pazienti.
Il rischio di un insuccesso viene ulteriormente aggravato dalla complicazione pi√Ļ grave del trapianto allogenico, la malattia del trapianto contro l'ospite (GVHD, dall'inglese Graft Versus Host Disease). La GVDH √® provocata dal fatto che, insieme alle cellule staminali, vengono iniettate anche cellule del sistema immunitario del donatore che "aggrediscono" i tessuti del ricevente riconoscendoli come estranei.
Pertanto, anche se rappresenta l'unica opportunit√† per guarire la mielofibrosi, oggi il trapianto di cellule staminali emopoietiche viene consigliato solo ai pazienti con meno di 70 anni con malattia pi√Ļ grave (punteggio DIPSS "Intermedio 2" oppure "Alto") oppure con una malattia meno grave di et√† inferiore ai 60 anni (DIPSS intermedio 1) ma con alcune caratteristiche associate ad una ridotta sopravvivenza (anemia trasfusione-dipendente non responsiva alle terapie convenzionali, assenza dei mutazioni nei geni JAK2, MPL o CALR, presenza di mutazioni nel gene ASXL1, presenza di un cariotipo sfavorevole).
Tutti i centri trapianto di cellule staminali emopoietiche in Italia sono validi per i pazienti con mielofibrosi.


(8 giugno 2019 - ore 19:07) - Salasso

√ą possibile che dopo un salasso l'ematocrito rimanga uguale e le piastrine raddoppino e mi senta pi√Ļ male di prima con forte rossore in viso?


Risposta

Il salasso, mediante rimozione di 300-400 ml di sangue per volta, permette la rapida normalizzazione della massa eritrocitaria. Non ha però influenza sulla produzione di globuli rossi se non tramite la riduzione della sideremia che ne consegue. Il prolungato uso del salasso induce un abbassamento delle riserve di ferro (bassa sideremia e bassa ferritinemia). Ne risulta una eritrocitosi microcitica, cioè un alto numero di eritrociti di piccolo volume, come denunciato dal basso MCV (volume corpuscolare medio) all'esame dell'emocromo.
All'esordio il salasso deve essere eseguito una o due volte alla settimana, in base al valore dell'ematocrito iniziale, fino al raggiungimento di un ematocrito inferiore al 45%. Per evitare bruschi squilibri emodinamici, nei pazienti anziani o con disturbi cardiovascolari è consigliabile non effettuare salassi di entità superiore a 250 ml per volta.
La procedura di salasso non determina generalmente una variazione della conta piastrinica, mentre se la procedura viene effettuata correttamente dovrebbe ridurre l'ematocrito. Alcuni pazienti possono richiedere le re-infusione di soluzione fisiologica per ridurre possibili squilibri emodinamici.


(7 giugno 2019 - ore 21:00) - Ricerca di JAK2

Gentili ricercatori, in assenza di diagnosi certa di PV, ha senso ripetere nel tempo il test JAK2 V617F (eseguito con metodica real time PCR, in una fase in cui il dubbio diagnostico già c'era), per valutare una sua possibile positivizzazione? Grazie.
(Christian)


Risposta

Riteniamo non abbia senso, in caso di negativit√†, ripetere la mutazione di JAK2 se eseguita con metodica ad alta sensibilit√†, come la real-Time PCR. Potrebbe invece essere utile indagare la presenza di altre mutazioni come ad esempio le mutazioni dell'esone 12 di JAK2 oppure mutazioni pi√Ļ rare come quelle di LNK che si rilevano nel 1-3% dei pazienti con policitemia vera. In assenza di queste mutazioni, come indicato dai criteri dell'organizzazione mondiale della sanit√†, √® dirimente l'indagine midollare.


(7 giugno 2019 - ore 17:13) - Eritrocitosi JAK2 negativa

Buongiorno, ho 40 anni e all'inizio di maggio, a seguito della visione di un forte bagliore mentre guardavo la tv, mi sono recato al PS oculistico della mia città, dove mi è stata riscontrata una trombosi di vena centrale non ischemica con emorragie a scoppio di granata al polo posteriore e in periferia dell'OS.
Da allora eseguo n.2 iniezioni di enoxaparina 6000 u quotidiane. Sono già sotto cardioaspirina dal 2007 (pregressa trombosi retinica all'altro occhio a 29 anni).
OD E OS ANNESSI NELLA NORMA
OD E OS SEGMENTO ANTERIORE NELLA NORMA
OD VISUS PER LONTANO CON SUE LENTI -5,25 SFERA 10/10 OS VISUS PER LONTANO CON SUE LENTI -4 SFERA 10/10 OO TONO 17MMHG
Ho eseguito esami ematochimici in Ps (quindi prima di iniziare trattamento eparinico) dai quali sono risultati i seguenti valori: HGB 17.7 g/dl; HCT 52,4%; PIASTRINE 289; COLINESTERASI 17424 U/l; GRANULOCITI NEUTROFILI 77,3%; LINFOCITI 16%; MONOCITI 5,3%; GRANULOCITI EOSINOFILI 1.1%; GRANULOCITI BASOFILI 0,3%; WBC 9,35; RBC 5,83; MCV 90; MCH 30,4; MCHC 34 g/dl; PT 1.12; APTT 31 s; PTT-RATIO 1,22.
Il giorno successivo al Ps ho eseguito questi altri esami:
MUTAZIONE PROTROMBINA; G20210A ETEROZIGOSI NEGATIVA; G20210A OMOZIGOSI NEGATIVA; PROTEINA C ANTICOAGULANTE 126%; PROTEINA S LIBERA 133,70%; ANTITROMBINA III 116%; OMOCISTEINA BASALA 14,4; PTT SECONDI 35 s; PTT RATIO 1,17; LUPUS LIKE ANTICOAGULANTE; SCT 1.35; SCT CONFERMA 1.14; NORMALIZED SCTS/SCTC 1,19; RUSSEL VIPER TEST 1,17; RUSSEL VIPER TEST CONFERMA 1,09; NORMALIZED DRVVT 1,07; ANTICARDIOLIPINA IGG 33,0 GPL-U/ml; ANTICARDIOLIPINA IGM 21,0 MPL-U/ml; BETA2 GLICOPROTEINA 1 IgG 1,2 Ul/ml; BETA2 GLICOPROTEINA 1 IgM 1,1 Ul/ml.
Da allora sono sempre sotto enoxaparina 6000 1 ogni 12 h + cardioaspirin.
Ho eseguito approfondimenti cardiologici con holter 24h + holter pressori e Ecg con prova da sforzo dai quali non è emerso nulla di particolare, pressione nella norma.
Ecocolordopler transcranico (no microbolle) regolare Idem Ecocolordoppler vasi sovraortici. Ripetuto emocromo altre due volte oltre il prelievo fatto in PS: HGB 17,5 (IL 17 MAGGIO) 17,2 (IL 31 MAGGIO) HCT 50,5 (IL 17 MAGGIO) 50,4 (IL 31 MAGGIO). Visti i miei valori HGB e HCT borderline già dopo la prima trombosi del 2007 (mai sotto 47,5 di hct e 16,5 di hgb) ho smesso di fumare nel 2013 e ho eseguito, SEMPRE NEL 2013, in accordo col mio medico curante, i seguenti approfondimenti:
ESAME MUTAZIONE JAK2 con esito: "non ha mostrato la presenza della mutazione V617F DOSAGGIO ERITROPOIETINA: 10.6 su valori riferimento 3.7-29.5 BIOPSIA OSTEOMIDOLLARE: frammento osteomidollare di 5 spazi incompleti con rapporto tra componente emopoietica e adiposa a 40:60. Serie eritropoietica proporzionalmente incrementata con normali aspetti maturativi e zonale fusione dei nidi eritropoietici. serie mielopoietica regolare per distribuzione e maturazione. Serie megacariocitaria caratterizzata da forme isolate esenti da significativi difetti di maturazione. Scarsa componenete vascolare. No fibrosi. Reperto morfologico indicativo di lieve iperplasia della linea eritropoietica."
Settimana scorsa ho ripetuto JAK2 dopo 6 anni dal primo esame, NEGATIVO anche questa volta. Quindi, nel 2013 esclusero l'ipotesi Policitemia. Da allora arriviamo all'evento trombotico dello scorso mese.
Ripeterò esami ematochimici a breve, sto bevendo tantissimo, proseguo enoxaparina e cardioaspirin e mi è stato prospettato salasso o doppia antiaggregazione, ma ancora la situazione non è chiara.
Dopo controllo oculistico scorsa settimana e OCT visibili segni di riassorbimento dell'edema oculare.
Prossima settimana ripeterò controllo oculistico ed esami ematochimici.
Vorrei avere un vostro parere, vi ringrazio.
(Carlo)


Risposta

La storia clinica che ci presenta è alquanto complessa e di non facile interpretazione. Riteniamo che al fine di escludere una sottostante neoplasia mieloproliferativa potrebbero essere ricercate mutazioni del gene JAK2 diverse dalla V617F che si localizzata nell'esone 14. Infatti in circa il 3-4% delle policitemie vere è possibile identificare mutazioni a carico dell'esone 12. Inoltre, esiste una piccola percentuale di pazienti che presenta mutazioni in geni diversi dal JAK2 e che possono portare ad un aumento dell'emoglobina e dell'ematocrito (es. LNK). In aggiunta, ma soltanto nel caso in cui sia presente una storia familiare di eritrocitosi, possono essere ricercate mutazioni rare di geni coinvolti nelle eritrocitosi familiari. In mancanza di una qualsiasi di queste alterazioni, riteniamo poco probabile che il quadro sia correlato ad una neoplasia mieloproliferativa.


(6 giugno 2019 - ore 23:09) - Trombocitemia o mielofibrosi

Salve, buonasera ho 30 anni, mi è stata diagnosticata una Mielofibrosi prefibrotica con fenotipo clinico della Trombocitemia Essenziale dal BOM emerso la mutazione della proteina CALR; in cura con Oncocarbide 2 pillole al giorno e piastrine sugli 800.000, ad oggi non ho alcun sintomo.
Mi chiedevo se il mio profilo clinico √® pi√Ļ simile alla trombocitosi essenziale o ad una mielofibrosi?
Grazie.
(Vittorio)


Risposta

Come indicato in una precedente risposta, la diagnosi di trombocitemia o di mielofibrosi non si basano soltanto sulla conta delle piastrine o sul tipo di mutazioni, ma devono essere rispettati dei criteri maggiori e/o minori stabiliti dall'organizzazione mondiale della sanità.


(6 giugno 2019 - ore 13:44) - Dermatite da oncocarbide

Buongiorno,gentili ricercatori, ho 45 anni, dal 2005 trombocitemia e da quest'anno dopo una rivalutazione sono passato a policitemia, da una settimana sono passato al jakavi (ictus nel 2012), perch√© l'oncocarbide che prendevo da anni (18 settimanali) non lo tolleravo pi√Ļ; il mio problema maggiore (so che a voi pi√Ļ che altro interessa l'emocromo) √® un intenso eritema al volto e nell'ultimo anno anche una forte dermatite a detta dell'ematologo dovuta all'oncocarbide.
C'è possibilità che il rossore facciale diminuisca e in quanto tempo la dermatite dopo la sospensione dell'oncocarbide passa?
(Massimo)


Risposta

L’idrossiurea (Oncocarbide), farmaco non chemioterapico che interferisce sulla sintesi del DNA, viene somministrato per bocca continuativamente, e in studi controllati è risultato molto efficace nel ridurre il rischio trombotico. Per tali ragioni l'idrossiurea è il farmaco di primo impiego in oltre la metà dei pazienti con trombocitemia o policitemia vera. Una eventuale tossicità midollare con leucopenia e/o anemia o la tossicità cutanea fino alla comparsa di ulcere (tipicamente in sede malleolare) sono causa di interruzione del trattamento in oltre il 10% dei casi.
Altri effetti collaterali possono consistere in secchezza cutanea, iperpigmentazione della cute e delle unghie, afte del cavo orale, cheratosi, fino alla rara possibilità di neoplasie cutanee. La scomparsa di queste manifestazioni si ottiene soltanto in seguito alla sospensione del trattamento con idrossiurea. Ci preme comunque sottolineare che il rossore al volto talora può essere legato al mancato controllo dell'ematocrito, infatti valori di ematocrito elevati si accompagnano ad un aumento del rossore al viso e agli occhi.


(5 giugno 2019 - ore 10:44) - Intolleranza ad anagrelide

Egregi Medici,
la mia ragazza ha 28 anni e dal mese di settembre 2018 le è stata diagnosticata la trombocitemia essenziale. Poiché il numero delle piastrine è progressivamente aumentato fino a raggiungere la soglia di 1,2 milioni, le è stata prescritta una cura a base di Xagrid, due capsule al dì. Senonché nei primi giorni di assunzione ha accusato pesanti effetti collaterali quali forte sonnolenza, capogiri e debolezza che le impedivano di avere una vita "normale".
Esistono eventuali altre terapie farmacologiche oppure è l'unico farmaco che in relazione alla sua patologia può assumere? Eventualmente ci potreste consigliare un centro d'eccellenza in Italia per quanto riguarda questa patologia? Grazie per la disponibilità e cortesia.
Saluti.
(Andrea)


Risposta

Nei soggetti giovani con trombocitemia essenziale e che non abbiano sofferto di complicazioni trombotiche molto spesso si sceglie di limitarsi a sorvegliare l'andamento della malattia senza prescrivere alcun farmaco, fino almeno ad una conta piastrinica non superiore a 1500x10^9/L.
Quando si √® deciso di impiegare un farmaco con l'intento di ridurre il numero delle piastrine, vanno tenuti in considerazione alcuni fattori per la scelta del farmaco ritenuto pi√Ļ adeguato per ogni paziente. I parametri maggiormente considerati in tale percorso decisionale sono l'et√† e il sesso, con particolare attenzione per l'et√† fertile nelle donne, la presenza di altre comorbidit√† (cardiovascolari, neurologiche, tiroidee, epatiche e gastrointestinali), gli specifici meccanismi d'azione e gli effetti collaterali dei farmaci e, non ultimo, il consenso del paziente per un determinato tipo di trattamento. Nel giovane, se √® richiesto l'uso di un farmaco citoriduttore, oltre all'anagrelide √® indicato l'idrossiurea e l'interferone. La scelta di un farmaco rispetto ad un altro √® guidata dal profilo di tollerabilit√† del farmaco e dalle caratteristiche del paziente.
In Italia i centri che si interessano maggiormente di neoplasie mieloproliferative croniche includono: Firenze, Pavia, Varese, Bergamo, Bologna e Roma.


(5 giugno 2019 - ore 10:23) - Esami alterati

Egregi Dottori,
69 anni in cura con JAKAVI (20 mg pro-die) + cardioaspirina per via della mielofibrosi post policitemia vera. Volevo chiedere il Vostro prezioso e obiettivo parere sui seguenti valori: LATTICODEIDROGENASI (LDH)= 299 - IMMUNOGLOBULINE G(IgG)= 477 - IMMUNOGLOBULINE A (IgA)= 84 - IMMUNOGLOBULINE M (IgM)= 46.
Eventualmente anche quali esami di secondo livello per approfondire il problema.
Grato perla vostra cortese risposta. Cordialmente Riki.
(Riki)


Risposta

L'aumento di LDH ( Latticodeidrogenasi) è comune nelle neoplasie mieloproliferative croniche e non richiede una correzione o un approfondimento. Per quanto riguarda gli altri esami l'aumento o la diminuzione del valore dipende dai range di normalità che sono diversi da laboratorio a laboratorio.


(4 giugno 2019 - ore 19:36) - Dolore superficiale ed arrossamento

Buongiorno Dottori,
da circa un anno sono in cura presso CRIMM di Firenze e dopo accurato percorso diagnostico mi è stata diagnosticata una MIELOFIBROSI pre-FIBROTICA nella categoria di Rischio basso secondo sistema IPSS.
Attualmente l'unico medicinale prescritto è la cardioaspirina a basso dosaggio che assumo giornalmente. Posso dire di non avere sintomi particolari e pratico regolarmente attività sportiva di trekking con percorsi che variano dai 5 ai 20 km giornalieri. Unico sintomo che a volte diventa invalidante è una forma di rigonfiamento dei polpacci con interessamento delle caviglie indifferentemente destra o sinistra; a tale rigonfiamento si accompagna dolore superficiale con arrossamento della zona cutanea; ribadisco dolore solo superficiale e non osseo o muscolare. Ho esposto questa mia patologia nei vari incontri con gli ematologi di Firenze, ho fatto vari ecolordoppler per scongiurare eventuali trombi, ad una visita privata con ematologo a Genova mi è stato consigliato di assumere degli antinfiammatori ma avendo io un solo rene funzionante il nefrologo mi ha consigliato di non abusarne. L'unico medicinale che assumo quando le crisi sono molto dolorose è il voltandance 25 mg, che mi porta un certo beneficio.
La prossima settimana farò anche una visita dermatologica per valutare se tali arrossamenti e dolori epidermici possono avere altra natura e non correlati alla mia patologia. Gradirei un vostro parere.
Grazie.
(Giancarlo)


Risposta

Le manifestazioni che riferisce non sono di univoca interpretazione. La negatività agli accertamenti effettuati sembra escludere un quadro troboflebitico o muscolare, ma non esclude una possibile origine vascolare (eritromelalgia, vasculite), non sempre di facile diagnosi.
Concordiamo su una accurata valutazione dermatologica e/o reumatologica.


(4 giugno 2019 - ore 14:32) - Trombocitemia o mielofibrosi prefibrotica

Salve, ho 39 anni e casualmente ho scoperto di avere le piastrine alte a circa 1500000; il medico di famiglia mi ha prescritto una consulenza ematologica. A seguito di questa e di BOM è emerso che sono negativo al JAK2 e positivo al CALR, ma la biopsia ha evidenziato qualcosa che faccia supporre a una mielofibrosi Early, nonostante nel referto vi sia scritto trombocitemia essenziale (la mia ematologa ha richiesto il riesame).
Ho trovato delle analisi del 2015 dove le piastrine erano già a 700 000, ma non ho dato peso anche perché sono portatore sano di anemia (non le portai dal medico). Attualmente non ho sintomi, e prima dell'emocromo di un mese fa, ero sotto allenamento agonistico di canottaggio. Attualmente sono in cura con oncocarbide e le piastrine sono scese a 500000. La mia ematologa ritiene di far riesaminare il vetrino per escludere la mielofibrosi.
Mi chiedo se la positivit√† al CALR e l'andamento del livello di piastrine dal 2015 ad oggi sia compatibile pi√Ļ con mielofibrosi o trombocitemia. Mi chiedo, inoltre, se tutto quanto fatto finora dalla mia ematologa sia corretto, infine l'aspettativa di vita e qualit√† della stessa nelle due opzioni che si potrebbero configurare.
Vi ringrazio anticipatamente.
(Vincenzo)


Risposta

La recente revisione della Organizzazione Mondiale della Sanit√† (WHO) ha introdotto formalmente la categoria diagnostica della Mielofibrosi prefibrotica, ben delineata grazie a criteri morfologici - relativi alla biopsia osteomidollare - e grazie alla presenza di alcuni criteri clinici e di laboratorio, che rendono pi√Ļ chiara ed efficace la distinzione di questo gruppo di pazienti rispetto a coloro i quali ricevono una diagnosi di Trombocitemia Essenziale (TE), da una parte, o di Mielofibrosi prefibrotica (PRE-PMF), dall'altra.
La biopsia osteomidollare è quindi fondamentale per porre diagnosi differenziale tra TE e Pre-PMF, in quanto molto spesso gli esami ematici possono essere sovrapponibili, anche per un lungo periodo di tempo.
Un recente studio comparativo tra TE, Pre-PMF e PMF franca ha dimostrato una prognosi migliore per i paziente con una diagnosi certa di TE rispetto alle altre [Guglielmelli P et al. Blood. 2017 Jun 15;129(24):3227-3236]


(4 giugno 2019 - ore 8:10) - Trombocitemia essenziale e chemioterapia

Chi soffre di trombocitemia essenziale perché viene sottoposto a chemioterapia?
(Luisa)


Risposta

Nessuno dei farmaci comunemente utilizzati per il trattamento dei pazienti con trombocitemia essenziale ad alto rischio sono chemioterapici. Questi includono l'interferone, l'Idrossiurea e l'Anagrelide, definiti pi√Ļ correttamente citostatici. La distinzione principale √® quella tra farmaci citostatici, che impediscono la replicazione delle cellule, ma non distruggono quelle maligne gi√† presenti, e citotossici, che inducono la morte cellulare. Infatti alcuni di questi farmaci trovano impiego in patologie non tumorali.
L'idrossiurea per esempio viene impiegato in alcuni bambini con l'anemia falciforme, sia perché alleggerisce il dolore associato alla malattia, sia perché diminuisce la necessità di trasfusioni di sangue. Il farmaco agisce stimolando la produzione dell'emoglobina fetale (una tipologia di emoglobina dei neonati in grado di prevenire lo sviluppo di cellule falciformi).
L'interferone-2alfa, comunemente impiegato nelle neoplasie mieloproliferative, viene indicato anche nel trattamento dell’epatite Cronica B (HBV-DNA o HBeAg positiva) in pazienti adulti e nel trattamento dell’epatite Cronica C (anticorpi anti-HCV positiva) in pazienti adulti in assenza di scompenso epatico.


(3 giugno 2019 - ore 17:24) - Terapia con idrossiurea

Gentili Medici,
ho 36 anni e da circa 7 mesi mi è stata diagnosticata una trombocitemia essenziale JAK2 positiva, scoperta a seguito di una trombosi portale tuttora curata con Arixtra 7,5. Normalmente le mie piastrine si attestano su valori di poco superiori alle 400.000 (valore massimo registrato fino ad ora 465.000). Da poco mi è stata prescritta una cura a base di Oncocarbide (500 mg die) che però sono riluttante a fare in quanto tuttora pratico ciclismo quotidianamente (sono un ex-agonista).
Essendo il principale effetto collaterale del farmaco la depressione midollare, ho paura che possa incidere pesantemente sulla mia capacità di uscire in bici nonostante mi abbiano assicurato che quella prescritta è una dose molto bassa.
E' possibile avere un'idea in tal senso?
Grazie mille e un cordiale saluto.
(Luca)


Risposta

Una prima considerazione molto importante è che non sempre la trombocitemia richiede un trattamento. Al contrario, nei soggetti di età superiore a 60-65 anni, o in tutti coloro che abbiano avuto già una manifestazione trombotica, si preferisce iniziare un trattamento specifico citoriduttivo per la malattia associato all'aspirina a basse dosi. L'obiettivo terapeutico quindi è quello di ridurre il rischio di recidive trombotiche. L'idrossiurea (Oncocarbide), farmaco non alchilante che interferisce sulla sintesi del DNA, viene somministrato per bocca continuativamente, e in studi controllati è risultato molto efficace nel ridurre il rischio trombotico. Per tali ragioni l'idrossiurea è il farmaco di primo impiego in oltre la metà dei pazienti con trombocitemia.
Un secondo aspetto da tenere ben presente, anche per evitare ansie non giustificate, è che non esiste una correlazione tra il numero delle piastrine ed il rischio di trombosi; pertanto, si utilizza oncocarbide per l'effetto anti-trombotico del farmaco e non per le sue capacità di riduzione della conta piastrinica. La tossicità midollare da oncarbide può essere facilmente controllata variando il dosaggio del farmaco. Una alternativa all'oncocarbide, soprattutto per i pazienti giovani, è l'interferone. L'interferone alpha (Intron, Roferon, o simili), molecola ad attività antiproliferativa e immunomodulante, è somministrato mediante iniezione sottocutanea. Il trattamento con interferone risulta generalmente molto efficace ma è penalizzato da vari effetti collaterali, che causano un quadro simil-influenzale con febbre e dolori muscolari e articolari, oltre che spossatezza, e dalla tossicità ematologica, neurologica, epatica e tiroidea che in molti casi portano alla sua interruzione. Purtroppo ad oggi la disponibilità è ridotta. L'interferone a lento rilascio (pegilato), che può essere somministrato una sola volta la settimana ed è probabilmente meglio tollerato, è in attesa di registrazione da parte delle autorità sanitarie per l'impiego nella trombocitemia.


(3 giugno 2019 - ore 9:53) - Centri di ematologia

Mio papà ha Mielofibrosi primaria, età 86 anni e vive a Milano; tutti gli esami sono sballati... la patologia e degenerata e ha fatto flebo sangue. E stato visitato da prof. di Milano, ma per inserirlo in ematologia i tempi sono lunghi e noi ora non sappiamo dove portarlo. Essendo malattia rara ho guardato i centri specializzati a Firenze e speravo di trovare a Milano. Cosa mi consigliate? Grazie.
(Mariquita)


Risposta

Nelle vicinanze di Milano sono presenti altri centri ematologici che si occupano pi√Ļ in dettaglio di Neoplasie Mieloproliferative croniche, inclusa la mielofibrosi, come Varese (U.O.C. di Ematologia dell'ASST Sette Laghi, prof. Passamonti), Pavia (Policlinico San Matteo Pavia Fondazione IRCCS, dr.ssa Rumi)


(2 giugno 2019 - ore 7:43) - Compatibilità per studi clinici

Buongiorno, Bcr-Abl negativa, mutazione v617 del gene JAK2 presente 5-25% (esone 12) tipizzazione sangue midollare (cellularit√† lievemente diminuita con lieve aumento quota blastica, maturazione regolare). Referto istologico (cilindro osteomidollare a normale architettura delle trabecole ossee; le lacune midollari sono occupate da midollo emopoietico lievemente ipercellulato in rapporto all'et√† della paziente. La serie megariocitaria appare lievemente espansa e comprende alcuni megacariociti con nuclei polilobati e rigonfi da altri con dimensioni ridotte con nuclei ipercromico, talora riuniti in microaggregati. La serie melodie quella editrice appaiono per lo pi√Ļ normocellulate e normomaturanti. La trama reticolinica √® ispessita; normali i depositi di pigmento emosiderinico.Il reperto morfologico √® minimo ma pu√≤ essere compatibile con il sospetto clinico di una malattia mieloploriferativa cronica tipo di mielofibrosi (mf-1 secondo Bauermeister et al) comunque da inquadrare nel contesto clinico.
Inizialmente piastrine 907 dopo assunzione per mesi 2 di onco-carbide, piastrine 260 operata per adenocarcinoma al sigma retto nel settembre 2014 attualmente non presente sintomi di ricomparsa malattia, tale condizione è compatibile con assunzione dei nuovi farmaci sperimentati e quali?
Che aspettativa di vita (paziente 69 anni)? Grazie!


Risposta

Per poter entrare in uno studio clinico è necessario soddisfare tutti i criteri di inclusione e nessuno dei criteri di esclusione. La presenza di una neoplasia solida, seppur risolta, potrebbe rappresentare un criterio di esclusione. Infatti molto studi clinici richiedono l'assenza di una neoplasia solida pregressa o che siano passati almeno 3-5 anni dalla risoluzione certa. Le informazioni che ha indicato non consentono di definire con esattezza la Sua classe di rischio. Ad oggi esistono numerosi modelli prognostici in grado di stimare la sopravvivenza dei pazienti con mielofibrosi, ma richiedono altre informazioni oltre al referto istologico, la conta delle piastrine e all'età, come: conta dei globuli bianchi, la % di cellule blastiche nel sangue periferico, la presenza di sintomi costituzionali, la presenza di mutazioni aggiuntive oltre al JAK2, che nel suo caso risulta mutato.
Queste informazioni sono richieste per calcolare la classe di rischio nei seguenti modelli prognostici per la mielofibrosi primaria: IPSS, DIPSS e MIPSS70.


(31 maggio 2019 - ore 20:58) - Informazioni sulla mielofibrosi

Ho 66 anni e sono affetto da mielofibrosi.


Risposta

Gentile signore, ci auguriamo che su questo sito lei possa trovare le informazioni che cerca sulla mielofibrosi. Le consigliamo, prima di tutto, di consultare l'opuscolo informativo che trova qui: http://www.progettoagimm.it/Varie/Libretto_Mielofibrosi.pdf .


(31 maggio 2019 - ore 19:44) - Piastrinopenia post chemioterapia

Mio padre ha avuto le piastrine a 6000 dopo 2 3 giorni dalla chemio, che cosa rischia? Dopo sacche dì piastrine ne ha ancora 30000, che cosa rischia?
(Claudio)


Risposta

Gentile signore, purtroppo non possiamo esserle d‚Äôaiuto, perch√© non possiamo valutare adeguatamente un caso a distanza, sulla base di pochi dati. La chemioterapia pu√≤ causare un abbassamento del valore delle piastrine, ma intensit√† e durata di questo evento avverso dipendono dalle caratteristiche del singolo paziente, dalla sua malattia e dal tipo di cura. Le consigliamo di rivolgere le sue domande ai medici che hanno in cura suo padre, che sapranno fornirle le risposte pi√Ļ appropriate.


(31 maggio 2019 - ore 15:53) - Terapia della Trombocitemia Essenziale

Il medico mi ha cambiato la terapia per la trombocitemia essenziale dandomi come farmaco anagrelide, 2 capsule al giorno + una di oncocarbide, però le piastrine non scendono. E' normale e cosa mi consiglia?
(Ciro)


Risposta

Gentile signore, purtroppo, come già ricordato in altre occasioni, non possiamo fornire una consulenza a distanza o fornire pareri su singoli casi. Possiamo consigliarle di affidarsi al suo Ematologo di riferimento per valutare, dopo un adeguato periodo di tempo, se la terapia consigliata si sia rivelata efficace. Talvolta bisogna attendere qualche settimana per avere l’effetto pieno dei farmaci e per ottimizzarne le dosi.


(30 maggio 2019 - ore 16:26) - Difficoltà di approvvigionamento di Intron-A

Gentili dottori, innanzitutto grazie per la vostra disponibilità e professionalità.
Nel 2017 mi √® stata diagnosticata una TE. Da marzo sono in cura con oncocarbide (1 compressa al giorno) + 100 mg di cardioaspirina a giorni alterni. Poich√© sto rispondendo male alla terapia di prima linea, mi √® stato prescritto l'Intron A. Purtroppo la farmacia dell'ospedale mi ha detto che non solo √® carente come gi√† da voi rilevato nel post del 20 maggio, ma che non viene pi√Ļ prodotto in nessuna parte del mondo. E' possibile? E' davvero questa la situazione?
E' una produzione sospesa in attesa dell'esaurimento delle scorte oppure è davvero stata eliminata? Mi hanno detto che non è reperibile neppure nel resto d'Europa e che ci sono scorte frazionate solo in Canada. Vi risulta?
Confido in una vostra risposta, poiché mi sembra una situazione di una gravità eccezionale, al di là del fatto che mi tocchi personalmente.
Cordialmente.
(Costanza)


Risposta

Gentile signora,
comprendiamo la sua apprensione e le assicuriamo che anche noi ematologi stiamo seguendo questa vicenda molto da vicino e con attenzione.
Facendo sempre riferimento ai dati che ci vengono forniti da AIFA, allo stato attuale disponiamo delle seguenti informazioni: risulta essere cessata la commercializzazione della formulazione in penna multidose (sia da 18, sia da 30 milioni di unità), mentre i flaconcini da 10, 18 e 25 milioni di unità risultano, al momento, solo temporaneamente carenti. Come già ricordato nella nostra precedente risposta, AIFA fornisce anche una previsione circa il termine della carenza di ciascun farmaco, che, nel caso dell'Intron-A, risulterebbe essere di un paio di settimane a partire da oggi.


(27 maggio 2019 - ore 14:00) - Oscillazione dei risultati dell'emocromo

Buongiorno dottori. Ho la policitemia vera e gli ultimi esami sono questi: emocromo pi√Ļ o meno uguale al mese scorso (ogni 45 giorni devo eseguire un prelievo per eventuale salasso). A parte ematocrito che non supera i 45 (salasso solo oltre il 45), in quest ultimo esame 44.6. Si sono alzate le piastrine 800 (a differenza dei 654 dell'altra volta) i basofili sono 3.00 (rispetto 6.00 dell altra volta) quindi abbassati... per√≤ i monociti che nell'altro esame di un mese fa erano perfetti, in questo ultimo sono 12.00... Mi devo preoccupare?
I neutrofoli sono perfetti (altra volta un po' alti). Mi elogiato 1.00 Come sempre ... Da quando mi hanno diagnosticato questa patologia sono sempre stati così. Mi potete tranquillizzare? O sono peggiorato? O per la mia malattia è normale che ci siano sbalzi a volte in peggio a volte in meglio? Grazie di cuore.
(Giuseppe)


Risposta

Gentile signore, le ricordo che non possiamo valutare l'andamento della sua malattia attraverso i pochi dati che abbiamo a disposizione. Tuttavia, possiamo tranquillizzarla in merito al fatto che i valori dell'emocromo sono soggetti fisiologicamente a delle oscillazioni. Il medico, di volta in volta, valuta se si tratti solo di semplici fluttuazioni o se vi sia necessità di una maggiore attenzione o di un approfondimento.
Ad ogni modo, i valori che lei ci ha riportato sono percentuali, che hanno poco significato in assenza del valore assoluto al quale fanno riferimento.


(27 maggio 2019 - ore 9:42) - Anticorpi bispecifici

Ci sono speranze per noi dalla tecnologia BiTE ? Avevate promesso un report su San Diego ma non lo vedo... Grazie.
(Fernando)


Risposta

Gentile signore, la tecnologia degli anticorpi bispecifici (BiTE) è stata sperimentata ed applicata con successo nel campo delle leucemie acute linfoblastiche, ed è in fase di sviluppo per altre neoplasie ematologiche, principalmente di natura linfoide (linfomi ad altro grado e mieloma multiplo). Non siamo, invece, a conoscenza di una sua applicazione sperimentale nel campo delle neoplasie mieloproliferative.


(27 maggio 2019 - ore 9:00) - Stratificazione del rischio nella trombocitemia essenziale

Salve, recente diagnosi di TE confermata da BOM (marcata iperplasia megacariocitica e lieve granulocitaria), 68 anni, JAK2 positivo, plts dai 400 ai 450 mila ultime 412 mila; in terapia con Cardirene 75. Non altri fattori di rischio. Quindi teoricamente in classe 3, dubbio inizio citoriduzione?
Grazie.
(Pietro)


Risposta

Gentile signore,
vogliamo ricordarle che non possiamo fornire pareri in relazione a singoli casi, né sostituirci alla valutazione del suo Ematologo di riferimento, al quale la riaffidiamo per la discussione in merito alla migliore strategia terapeutica.
Tuttavia, sempre esprimendoci in termini generali, i pazienti che presentano et√† superiore ai 60 anni e mutazione V617F del gene JAK2 rientrano, comunque, nella classe di rischio vascolare pi√Ļ alto, sia in base alla classificazione tradizionale (per la sola et√†), sia in accordo all'IPSET thrombosis e alla sua pi√Ļ recente revisione (per l'et√† e per la presenza, appunto, della mutazione del gene JAK2). Tuttavia, solo il singolo clinico, che conosce il paziente nella sua interezza, pu√≤ consigliarlo adeguatamente circa la scelta terapeutica pi√Ļ appropriata e circa la dose migliore, da concordare sulla base dei dati emometrici (non solo la conta piastrinica, ma anche il valore di emoglobina/globuli rossi e globuli bianchi).


(25 maggio 2019 - ore 11:22) - Modulazione della dose di aspirina nella trombocitemia essenziale

Buongiorno carissimi dottori,
volevo fare una domanda riguardo la cardioaspirina, nella trombocitemia essenziale in paziente alto rischio, JAK2+ è sufficiente la dosa giornaliera di 100 mg? O in alcuni pazienti viene data una dose maggiore?
Grazie mille. Buona giornata.
(Laura)


Risposta

Gentile signora,
la sua domanda tocca un tema molto attuale, oggetto di attiva ricerca in Italia. Al momento la dose raccomandata √® quella che lei stessa ha indicato, ma alcuni esperti internazionali ed alcune delle attuali linee guida contemplano la possibilit√† che in alcuni casi, molto selezionati, possa esser utilizzata una dose maggiore. questa nozione nasce dall'ipotesi che l'aumento della produzione di piastrine, che caratterizza la trombocitemia essenziale, possa non essere coperto a sufficienza da una singola dose di aspirina, somministrata ogni 24 ore. Tuttavia, nel campo delle neoplasie mieloproliferative non abbiamo a che fare solo con il rischio di trombosi (per cui ci aiuta l'aspirina), ma anche con un rischio di emorragie che non possiamo trascurare. per tale motivo, per decidere quale sia la dose pi√Ļ appropriata di aspirina sono in corso alcuni studi, uno dei quali √® proprio un progetto italiano (ARES, Aspirin Regimens in Essential Thrombocythemia collegamento esterno). Fino ad allora tutti noi continueremo a seguire le linee guida e, quindi, suggeriremo dosi pi√Ļ elevate di aspirina solo dopo un'attenta valutazione del singolo caso, cosa che pu√≤ accadere, ad esempio, in pazienti che presentino disturbi legati alla microcircolazione che non migliorano o non si risolvono con le dosi tradizionali di antiaggreganti.


(25 maggio 2019 - ore 10:22) - Ruxolitinib e neuropatia

Egregi Dottori,
69 anni affetto da mielofibrosi post policitemia vera e trattato con JAKAVI 20 mg pro-die. Tempo fa vi avevo scritto in quanto dopo una riattivazione dell'herpes zoster, probabilmente dovuto al JAKAVI, mi era rimasta una nevropatia al braccio laddove mi aveva colpito il virus e con relativa diminuita sensibilit√† al pollice e all'indice; a tal proposito mi avevate risposto che statisticamente era una conseguenza normale; ora per√≤ non solo continua la nevropatia di cui sopra al braccio ma, a fasi alterne, ho anche sintomi analoghi (pi√Ļ leggeri) ai piedi e all'altro braccio.
A questo punto mi è venuto il dubbio che il quadro sintomatologico sia non solo dovuto al post herpes zoster ma anche alla mielofibrosi e/o altri effetti secondari del farmaco. Vi sarei pertanto grato se poteste darmi il vostro competente parere in proposito.
Cordialmente.
(Riki)


Risposta

Gentile signore, la neuropatia che fa seguito ad un episodio di riattivazione dell'herpes zoster può essere anche piuttosto protratta nel corso del tempo. Pur non conoscendo l'esatta tempistica che caratterizza il suo caso, proverei a tenere separati i disturbi che lei accusa nella sede della precedente infezione dai disturbi che, invece, percepisce a livello degli altri tre arti.
Come principio generale, la neuropatia da farmaci √® piuttosto frequente e trasversale, potendo interessare farmaci specifici usati in ambito oncologico o ematologico, cos√¨ come farmaci di pi√Ļ generico utilizzo. Andando pi√Ļ nel dettaglio: all'interno della classe dei farmaci JAK-inibitori vi sono alcune molecole per le quali √® nota una certa associazione con questo evento avverso, come ad esempio √® il caso di momelotinib. Pi√Ļ controversa √® la questione riguardante ruxolitinib, per cui ad oggi non possiamo trarre conclusioni certe: vi sono state alcune segnalazioni, ma non √® stato possibile definire un nesso di causalit√†, sia perch√© ogni paziente era, ad esempio, in terapia con pi√Ļ farmaci allo stesso tempo (alcuni dei quali potevano contribuire o spiegare la neuropatia), sia perch√© non vi sono stati chiari segnali di miglioramento dei sintomi dopo riduzione/sospensione della dose (dechallenge).
Pur non potendo esprimere una valutazione sul suo caso, come pi√Ļ volte ricordato, possiamo consigliarle in prima battuta di valutare con i suoi Curanti se vi possano essere altre spiegazioni per i suoi sintomi: le possibili cause di neuropatia periferica, infatti, sono molteplici e comprendono (oltre alla possibilit√† di essere un evento avverso legato all'uso di uno o pi√Ļ farmaci) anche disturbi metabolici come il diabete, malattie su base infiammatoria, alterazioni della funzionalit√† renale, carenze nutrizionali e vitaminiche.


(24 maggio 2019 - ore 18:21) - Terapia con anagrelide

Buonasera, ho 26 anni e da circa tre sono affetto da trombocitemia essenziale con mutazione genetica alla calreticulina, JAK2 neg., i valori delle piastrine non superavano il 1.000,000/mm3 quindi ero in terapia solo con cardioaspirin 1 cpr al dì.
Ho effettuato le analisi di controllo (nell'arco di un mese ho fatto due prelievi in due laboratori diversi) con lo stesso esito delle piastrine pari a 1.239,000/mm3 quindi mi è stato suggerito di iniziare un trattamento con l'anagrelide.
E' la scelta giusta? Questo farmaco potrebbe arrecare danni alle gonadi?
Grazie.


Risposta

Gentile signore/a,
purtroppo non possiamo valutare a distanza i singoli casi che ci vengono presentati, né esprimere pareri in merito all'appropriatezza di una specifica condotta terapeutica. Possiamo, tuttavia, ricordarle alcuni principi generali che regolano l'inizio della terapia citoriduttiva e/o la scelta di un farmaco specifico, fra quelli disponibili.
I pazienti con diagnosi di trombocitemia essenziale vanno avviati ad una terapia citoriduttiva quando hanno pi√Ļ di 60 anni, quando presentano un evento vascolare maggiore (trombosi o emorragia) o quando la conta delle piastrine supera il milione e mezzo (1.500.000/mmc).
La recente revisione delle linee guida dell'European Leukemia Net per la gestione dei pazienti affetti da neoplasia mieloproliferativa (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29515238 collegamento esterno), che trova in sintesi nella sezione dedicata agli aggiornamenti scientifici (http://www.progettoagimm.it/Progetto/articoli.shtml#03_18_1), non ha di fatto modificato questa nozione, ormai ben consolidata.
Possono essere utilizzati, in prima battuta, tre farmaci: idrossiurea, anagrelide ed interferone; la scelta del farmaco pi√Ļ appropriato per ogni singolo paziente viene fatta, poi, in base all'et√†, alla presenza di altre patologie ed al profilo di eventi avversi che ci si attende da ciascuna medicina. Come principio generale, nei pazienti molto giovani come lei si predilige l'utilizzo di anagrelide o di interferone.
Le linee guida che le abbiamo prima citato ci vengono in aiuto anche in merito alla prescrizione della terapia antiaggregante con aspirina, che possiamo oggi modulare ancora pi√Ļ efficacemente tenendo in considerazione non solo i tradizionali fattori per la stratificazione del rischio, ma anche l'assetto genetico e la presenza di ulteriori fattori di rischio cardiovascolare (come il fumo, il diabete o l'ipertensione).
Per rispondere al suo secondo quesito, invece, possiamo dirle che gli studi condotti in laboratorio, su animali, non hanno dimostrato per l'anagrelide alcun tipo di effetto negativo sulla fertilità. Tuttavia, se parliamo di pazienti di sesso femminile che abbiano il desiderio di una gravidanza, la terapia citoriduttiva (sia essa a base di idrossiurea o di anagrelide) va preventivamente sospesa e, se necessaria, va sostituita con una terapia che possa essere compatibile con la fase di concepimento e gestazione, come l'interferone.
Ciò detto, le suggeriamo di discutere con il suo Ematologo di riferimento in merito ai suoi quesiti, che ci ha riportato; siamo certi che saprà fornirle le spiegazioni necessarie e che saprà consigliarla adattando i principi generali che le abbiamo esposto al suo caso specifico.


(24 maggio 2019 - ore 14:25) - Acufeni

Inizio ringraziandovi.
Ho la TE 800 di piastrine ,ho iniziato un citoriduttore Onco per problemi di acufene le piastrine sono scese sotto i 500, ma l'acufene peggiora. A questo punto le mie domande sono 2... può onco avere un effetto contrario sull'acufene? Si deve (può) smettere l'oncocarbide di botto o va assunto a scalare?
Naturalmente non lo smetterò senza consenso medico. Grazie.
(Oriana)


Risposta

Gentile signora,
è altamente improbabile che l'Oncocarbide possa aver avuto un effetto peggiorativo sull'acufene; allo stesso tempo, però, dobbiamo tenere conto del fatto che gli acufeni possono riconoscere molteplici cause, sia locoregionali, sia sistemiche. La invitiamo a ridiscuterne con i suoi Curanti, per valutare insieme a loro se possano essere utili ulteriori approfondimenti, ad esempio in ambito otorinolaringoiatrico.
Qualora, comunque, si dovesse arrivare alla conclusione che gli acufeni siano da correlare alla trombocitemia essenziale, le segnaliamo che, talvolta, i sintomi correlati al microcircolo possono beneficiare di una rimodulazione della terapia antiaggregante.


(24 maggio 2019 - ore 9:59) - Aspirina in trombocitemia essenziale

Buongiorno, ho 35 anni e da 2 sono affetta da TE con mutazione JAK2.
Da 8 mesi prendo la cardioaspirina 100, tutti i giorni. Negli ultimi mesi ho stitichezza con feci caprine che si alternano a feci normali. Non c'è sangue visibile. Non prendo gastroprotettori perché non ho avuto nessun problema con la cardioaspirina fino ad oggi. Può la cardioaspirina dare questo tipo di problema? Grazie.


Risposta

Gentile signora,
i sintomi che lei ci riferisce non sono generalmente attribuibili all'assunzione della cardioaspirina. Le consigliamo di discutere con il suo Curante in merito a quei provvedimenti che potrebbero aiutarla (scelta degli alimenti, idratazione quotidiana, attività fisica, per citarne alcuni).


(22 maggio 2019 - ore 17:54) - Esposizione professionale al benzene

Buongiorno,
ho 60 anni, Mielofibrosi secondaria a Trombocitemia essenziale (BOM 2017), JAK2 mutata, nota dal 2000. Comorbidità: Ipertensione arteriosa; insufficienza mitralica e tricuspidale lievi; lieve difetto fattore XI coagulazione; ematoma spontaneo; erisipela trattata con Levofloxacina. Astenia per sforzi modesti. Anemia emolitica compensata, deficit di cobalamina. Terapia cardioaspirina e dal 2017 idrossiurea.
Leggo sul sito http://www.gimema.it collegamento esterno nella sezione "Ematologia in Pillole Mielofibrosi Idiopatica"¬Ě (Giulio D'Alfonso 11 dicembre 2018): " E' una malattia rara ... le cui cause non sono note anche se esistono evidenze che legano la sua insorgenza all'esposizione a radiazioni o benzene"¬Ě.
Il mio lavoro di artigiana (restauratrice) mi ha portato ad utilizzare, soprattutto negli anni 80-90, diversi tipi di solventi, alcuni dei quali poi eliminati proprio in seguito alla - purtroppo tardiva - conoscenza della loro tossicit√† e/o nocivit√†, anche se siamo ancora lontani dalla totale sostituzione con sostanze chimiche del tutto innocue¬Ě. Tra le varie soluzioni di solventi, molti contenevano e contengono percentuali di benzene.
L'uso quotidiano, anche se a dosi non elevatissime e con le abituali norme di sicurezza, può nel tempo aver causato la mia patologia, e pertanto potrebbe essere considerata malattia professionale?
Vi chiedo inoltre, alla luce di quanto sopra, a che punto tale lavoro, che svolgo con sempre maggiore fatica fisica (sono titolare di ditta, senza dipendenti), possa contribuire a peggiorare le mie condizioni di salute?
Come detto, solo negli ultimi anni ci si sta muovendo nella direzione di una maggiore prevenzione dei rischi. La mia domanda rivestirebbe pertanto utilità non solo per il mio caso specifico ma per la categoria stessa.
Ringrazio, cordiali saluti
(Lea)


Risposta

Gentile signora,
la letteratura scientifica in merito agli effetti dell'esposizione al benzene è molto ampia. Anche se si tratta di un riassunto piuttosto semplicistico, l'esposizione al benzene è stata collegata a diversi effetti tossici sugli organismi viventi (uomini ed animali) ed allo sviluppo di diverse patologie di natura tumorale, con particolare riguardo al campo delle neoplasie mieloidi. Diverso è, invece, il caso di altri solventi, per i quali i dati a disposizione sono meno omogenei e meno convincenti.
Vogliamo sottolineare, comunque, che il benzene è una sostanza con una distribuzione pressoché ubiquitaria nel mondo moderno, e vi è, quindi, anche un tipo di esposizione ambientale (non legata alla propria professionalità), da ricondurre ad esempio a diverse fonti di inquinamento, prodotti di combustione e/o al fumo.
Gli studi epidemiologici, tuttavia, anche quando vengono condotti in modo scrupoloso e su campioni molto ampi (migliaia di individui), ci forniscono sostanzialmente la risposta ad una domanda: due fattori o due eventi si ritrovano ad essere presenti in modo congiunto pi√Ļ frequentemente (o meno frequentemente) di quanto atteso? Questo √®, purtroppo, molto diverso dal poter determinare un principio di causa-effetto in singoli, casi individuali. In ogni essere umano, infatti, cooperano svariati fattori e molteplici esposizioni ambientali, e queste ultime possono avere un effetto diverso in relazione a dose, tipo, intensit√† e durata dell'esposizione.
Per provare a rispondere al suo quesito, che √® diretto in modo specifico, alle neoplasie mieloproliferative, possiamo dirle che i dati a sostegno di un'associazione con il benzene vengono principalmente da case report, quindi da singoli casi che sono stati descritti nel corso del tempo: il pi√Ļ delle volte si √® trattato di individui sottoposti ad un'esposizione particolarmente intensa, in un modo che potremmo definire "non moderno".
Invece, data la rarità delle MPN, queste malattie non sono state oggetto di ampi studi epidemiologici come quelli ai quali abbiamo fatto riferimento prima.
Ci teniamo a ricordare in questo contesto l'importanza di tutte le buone norme in merito alla protezione individuale, a cui lei stessa ha fatto riferimento, da seguire in modo particolarmente scrupoloso in relazione al contesto in cui si esercita la sua professionalità.


(21 maggio 2019 - ore 14:57) - Rischio infettivo in corso di terapia con ruxolitinib

Buongiorno,
i pazienti affetti da Mielofibrosi che sono in cura con il farmaco Ruxolitinib sono pi√Ļ soggetti ad infezioni batteriche?
Grazie.
(Cecilia)


Risposta

Gentile signora, la sua domanda tocca un argomento molto sentito e oggetto di attenti studi. Allo stato attuale sappiamo che la terapia con ruxolitinib si associa ad un aumento del rischio di alcune, specifiche infezioni, principalmente di natura virale, come ad esempio gli episodi di riattivazione dell'herpes zoster.
Sono altrettanto ben documentate le infezioni batteriche, prevalentemente a carico delle vie respiratorie o urinarie, ma - per rispondere al suo quesito - in quest'ultimo caso non siamo in grado di stimare accuratamente quanto sia importante il ruolo del farmaco e quanto, invece, il rischio di contrarre queste infezioni sia da correlare alle caratteristiche stesse della mielofibrosi. Ad ogni modo, il trattamento di questi episodi ricalca in tutto e per tutto le cure standard che i pazienti avrebbero comunque ricevuto, a prescindere dal fatto di essere in cura con un farmaco JAK-inibitore.
All'interno delle infezioni batteriche, poi, un capitolo a parte è quello della tubercolosi: sono stati descritti alcuni rari casi di riattivazione dell'infezione tubercolare in pazienti trattati con ruxolitinib, ma per fortuna disponiamo di efficaci metodi per effettuare lo screening e per gestire eventuali profilassi o terapie mediche specifiche, qualora dovessero essere necessarie.
Globalmente, la chiave di volta per affrontare al meglio il tema del rischio infettivo risiede in un'approfondita conoscenza da parte dei medici ed in un'appropriata comunicazione e condivisione con il paziente.


(20 maggio 2019 - ore 11:20) - Difficoltà di approvvigionamento Intron-A

Buongiorno,
potete voi spiegarmi come mai il farmaco Intron-A non si riesce pi√Ļ a reperire? Lo aspetto ormai da due settimane e la farmacia dell'ospedale sa dirmi solo che il fornitore non lo consegna. Mi stupisco anche del reparto di Ematologia dove sono seguito che non mi hanno detto niente. Non riesco a capire. Come pu√≤ un malato rimanere senza un farmaco cos√¨ indispensabile? Grazie.
(Massimo)


Risposta

Gentile signore,
siamo purtroppo a conoscenza delle difficoltà che di recente vi sono state e vi sono ancora per approvvigionarsi di questo farmaco su tutto il territorio nazionale. Per quanto non possa essere una risposta conclusiva, vogliamo segnalarle che l'agenzia italiana del farmaco, in quanto ente regolatorio, esercita anche attività di monitoraggio, vigilanza attiva e gestione di eventuali carenze: sul sito dell'AIFA è, infatti, consultabile un elenco dei farmaci carenti, che viene costantemente aggiornato e che riporta anche una previsione circa la possibile data di risoluzione della carenza stessa e/o le azioni intraprese per far fronte al problema.
Per quanto riguarda l'Intron-A, nel dettaglio, è prevista la risoluzione del problema nell'arco delle prossime 2-4 settimane. Vogliamo rassicurarla in merito al forte interesse con il quale gli Ematologi si stanno occupando di questo argomento e la invitiamo a discutere direttamente con i Colleghi che la hanno in cura il modo migliore per affrontare, anche sul piano terapeutico, questa fase.


(19 maggio 2019 - ore 19:26) - Disturbi del microcircolo

Gentili Ricercatori,
tra i sintomi della Policitemia Vera sono compresi anche disturbi di sensibilità ai polpastrelli delle dita delle mani e parestesie ai piedi!
Chiedo se cortesemente potreste darmi qualche informazione in pi√Ļ circa questo sintomo! Sono legati all'ematocrito alto o possono comparire indipendentemente da questo? Esite un modo per curare questa sintomatologia? Le parestesie ai piedi possono causare problemi articolari?
Grazie per le vostre risposte! Cordialità.
(Giovanni)


Risposta

Gentile signore, le confermiamo che le parestesie possono rientrare fra i sintomi che accompagnano la policitemia vera, ma le ricordiamo che si tratta di disturbi molto poco specifici; questo vuol dire che possono riconoscere cause molto diverse fra loro e distinte dalle neoplasie mieloproliferative, come ad esempio problematiche di natura reumatologica o ortopedica.
Focalizzandoci, invece, sulle neoplasie mieloproliferative: la microcircolazione può risentire di tutte le alterazioni che caratterizzano queste malattie, quindi dobbiamo tenere conto sia dell'aumento quantitativo delle cellule del sangue, sia della loro spiccata "attività".
In linea generale, i disturbi del microcircolo rispondono bene al trattamento antiaggregante, ma certamente è raccomandato che i pazienti con policitemia vera mantengano sempre un adeguato controllo dell'ematocrito. Infine, se la causa delle parestesie è effettivamente la policitemia vera, non vi è motivo di sospettare o temere un coinvolgimento delle articolazioni.


(18 maggio 2019 - ore 15:02) - Trattamento con Oncocarbide

Buongiorno, ho 69 anni e ho la trombocitemia essenziale (piastrine 450) in cura con cardioaspirina.
Ad aprile fatto esami sangue riscontrato piastrine a 670. Mi è stato dato l'oncocarbide (2 alla settimana) per far scendere le piastrine.
Volevo sapere se si può sospendere al raggiungimento dei valori. In attesa, ringrazio.
(Angela)


Risposta

Gentile signora, la terapia con Oncocarbide è efficace nel controllare la conta delle piastrine solo fino a che viene effettivamente assunta: quando viene sospesa, i valori tendono a tornare al loro valore originario. Quindi, se abbiamo ben compreso la sua domanda, la nostra risposta è che la terapia andrà proseguita anche dopo aver ottenuto un buon controllo dell'emocromo; sarà il suo Ematologo di fiducia ad illustrarle come, eventualmente, modularne la dose.


(16 maggio 2019 - ore 11:47) - Centri italiani per lo studio delle MPN

Mia sorella, che vive a Foggia e ha 65 anni, è affetta da circa 8 anni da trombocitemia. La terapia fin qui seguita non ha dato eccellenti risultati. Vogliate pertanto segnalarmi un centro specializzato nel trattamento di questa patologia. Grazie e cordiali saluti.
(Antonio)


Risposta

Gentile signore,
pur avendo piena fiducia nell'operato dei Colleghi Ematologi che hanno fin qui seguito sua sorella, se il vostro desiderio dovesse essere quello di chiedere un secondo parere, vi segnaliamo che anche nella vostra regione vi sono centri di altissimo livello in ambito ematologico, ad esempio l'Ematologia del Policlinico di Bari. Altrimenti, potrete fare riferimento ad uno dei centri clinici che hanno fatto parte del progetto AGIMM, per i quali potrete trovare informazioni su questo stesso sito.
Anche alla luce di eventuali questioni logistiche, vogliamo comunque rassicurarvi del fatto che potrete trovare altissima competenza - nel campo delle MPN, ma non solo - anche in centri pi√Ļ vicini geograficamente alla vostra citt√†, come, ad esempio, a Napoli o a Roma.


(13 maggio 2019 - ore 23:30) - Centri specializzati nel campo delle MPN

Salve,
dai primi esami effettuati mia madre potrebbe essere affetta da una malattia mieloproliferativa.
Chiedo se fosse possibile avere i nominativi di alcuni ematologi specializzati su queste malattie a Milano o Bologna o in altre città italiane. Grazie in anticipo.
(Debora)


Risposta

Gentile signora,
in Italia vi sono moltissimi medici e ricercatori dedicati allo studio delle neoplasie mieoproliferative e alla cura dei pazienti che ne sono affetti. Qualora il desiderio di sua madre fosse quello di consultare un altro collega, oltre al suo Ematologo di riferimento, potrà scegliere fra uno dei centri italiani del gruppo cooperativo AGIMM (per i quali trova i riferimenti in questo stesso sito) oppure, per rispondere al suo quesito in merito alle città di Milano e Bologna, potrà rivolgersi senz’altro anche al Policlinico Sant'Orsola di Bologna oppure all'Ospedale Niguarda o al Policlinico di Milano.


(12 maggio 2019 - ore 8:19) - Indicazioni per l'utilizzo di Ruxolitinib nella mielofibrosi

Egregi Dottori,
vi risulta che la prescrizione del ruxolitinib (JAKAVI) sia stata autorizzata ad una coorte di pazienti pi√Ļ ampia senza l'obbligo di provare prima l'oncocarbide? Cordialmente.
(Riki)


Risposta

Gentile signore,
la tipologia di pazienti con mielofibrosi per i quali è autorizzato l'utilizzo di Ruxolitinib in Italia non è stata modificata di recente. Possiamo, dunque, prescrivere il farmaco per "il trattamento della splenomegalia o dei sintomi correlati alla malattia in pazienti adulti con mielofibrosi primaria, mielofibrosi post policitemia vera o mielofibrosi post trombocitemia essenziale". Questa indicazione viene, poi, ulteriormente declinata all'interno della scheda di monitoraggio AIFA, che ne circoscrive l'utilizzo ai gruppi di rischio IPSS intermedio (1 o 2) e alto.
Immaginiamo che lei si riferisca ad una comunicazione di pochi giorni fa, che però riguarda esclusivamente alcuni aspetti burocratici in merito alla compilazione delle schede di monitoraggio (in formato cartaceo o elettronico, attraverso il portale dell'agenzia italiana del farmaco).
Per quanto riguarda l'utilizzo di Idrossiurea, crediamo lei si riferisca alle raccomandazioni elaborate congiuntamente dall'European Leukemia Net e dalla Società Italiana di Ematologia nel 2017 (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27740634 collegamento esterno), nelle quali è declinato l'utilizzo di una terapia citoriduttiva, in particolare per i pazienti a rischio IPSS intermedio-1.
Ma, per rispondere al suo quesito, si tratta di due piani diversi: uno è quello delle vere e proprie condizioni autorizzate da AIFA, uno è quello delle raccomandazioni di utilizzo da parte delle società scientifiche. Nessuno dei due è stato sostanzialmente modificato nelle ultime settimane.


(11 maggio 2019 - ore 18:24) - Risultati di laboratorio

Buonasera, ultimamente facendo le solite analisi di routine, hanno trovato l'ematocrito a 53. Mi sapete dare qualche notizia in pi√Ļ?
(Valentino)


Risposta

Gentile signore,
ci dispiace, ma non possiamo esprimere pareri medici o interpretare esami di laboratorio. Inoltre, la sua domanda è piuttosto generica: gli esami ematici vanno interpretati nella loro interezza e contestualizzati alla luce della storia clinica e dello stato di salute di ogni individuo. Si rivolga al suo Curante, che potrà darle tutti i chiarimenti del caso.


(10 maggio 2019 - ore 21:04) - Terapia antiaggregante nella trombocitemia essenziale

Buonasera, mio figlio di 26 anni è affetto da circa due anni da trombocitemia essenziale positivita in eterozigosi della calreticulina (agoaspirato midollare iperplasia/displasia dei megacariociti) biopsia ossea (midollo osseo con cellularita'dell'80/ sede di marcata iperplasia della serie megacariocitaria con forme atipiche,trame reticolare mf-1 secondo who 2016) piastrine 1.200.000 mm3.
In questi due anni, da quando abbiamo scoperto la piastrinosi, è andata sempre in crescendo, ma non ha mai raggiunto un valore cosi alto. E'in terapia solo con cardioaspirin 1 cpr ma ora mi è stata consigliata la sospensione, poiché è all'estero e rientrerà tra 15 giorni sono molto preoccupata per eventuali rischi e chiedo gentilmente di suggerirmi consigli in merito.
Grazie per la risposta.


Risposta

Gentile signora,
le ricordiamo che, purtroppo, non possiamo esprimere giudizi sui casi che individualmente ci vengono presentati, né formulare consigli o sostituirci al parere ed alle valutazioni del vostro Ematologo di riferimento.
In merito al suo quesito, per√≤, possiamo darle alcune informazioni di carattere generale: i casi di trombocitemia essenziale con mutazione del gene CALR sono quelli che, in genere, presentano valori di piastrine mediamente pi√Ļ alti.
Per quanto riguarda le scelte terapeutiche è opportuno per i clinici far riferimento a linee guida autorevoli e condivise, che nel campo delle neoplasie mieloproliferative sono, ad esempio, quelle dell'European Leukemia Net (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29515238 collegamento esterno), di cui trova una sintesi nella sezione di questo sito dedicata agli aggiornamenti scientifici (link).
In dettaglio, per quanto riguarda la trombocitemia essenziale, le suddette linee guida ci ricordano di tenere in considerazione non solo l'età del paziente e le precedenti trombosi, ma anche i classici fattori di rischio cardiovascolare e la presenza di mutazione del gene JAK2. Tutti questi fattori, infatti, sembrano entrare in gioco nel modulare il beneficio collegato all'utilizzo dell'aspirina e sono ben integrati nello score IPSET-thrombosis.
Le consigliamo di ridiscutere con il vostro Ematologo di riferimento in merito ad eventuali modifiche della cura, alla luce di quanto abbiamo appena riportato e alla luce delle caratteristiche di suo figlio, inclusa la conta piastrinica, ricordando che in medicina il giudizio clinico √®, molto frequentemente, frutto dell'integrazione di pi√Ļ fattori.


(10 maggio 2019 - ore 16:48) - Interferone pegilato

Quali sono le differenze tra peg intron e pegasys?
(Stefania)


Risposta

Gentile signora,
i farmaci a cui fa riferimento rappresentano due formulazioni pegilate, quindi a lento rilascio, di interferone alfa: in dettaglio, si tratta della forma pegilata di interferone alfa 2a (pegasys) e di inteferone alfa-2b (pegintron).
Mettendo da parte il fatto che si tratti di una formulazione tradizionale oppure a lento rilascio, entrambi i tipi di interferone alfa sono stati ampiamente studiati ed utilizzati in patologie di natura immuno-mediata, infettiva ed ematologica.
Non vi sono, ad oggi, motivi per ipotizzare che vi siano differenze sostanziali fra i due tipi di interferone alfa in termini di efficacia e sicurezza.


(9 maggio 2019 - ore 9:06) - Alterazioni del tono dell'umore

Salve egregi ricercatori, volevo porvi una domanda: la trombocitemia essenziale JAK2 che ha mio marito (39 anni) pu√≤ influire sull'umore? In questo periodo e un po' irascibile..., pu√≤ essere dovuto anche ai farmaci? Lui adesso prende solo CARDIOASPIRINA, e fa terapia per la pressione arteriosa bisoprololo e lodicacand, e per la cefalea che lui soffre, al bisogno prende tachicaf, e naturalmente protezione per lo stomaco la mattina LANSOPRAZOLO 15 Perch√© ha problemi di fango biliare e fa terapia con DEURSIL..Grazie per la risposta¬Ź. Un'altra cosa, ultime piastrine 920 e al bisogno fa salassi
(Lucrezia)


Risposta

Gentile signora,
la trombocitemia essenziale non si associa classicamente ad alterazioni del tono dell'umore; lo stesso si applica ai farmaci usualmente impiegati per il suo trattamento.


(8 maggio 2019 - ore 21:06) - Dose di oncocarbide

In cura da febbraio con oncocarbide. Prima una al giono, 1 e 2 alternate, ora 2. Ma con pochi risultati.
Il mio ematologo mi ha anche fatto una domanda strana "Ma le prendi le medicine?" Quindi mi chiedo che cosa succede? Non assimilo il farmaco? Lo prendo in modo errato?
2 alle 13.30 dopo il pranzo
Grazie per il vostro lavoro per noi prezioso.
(Oriana)


Risposta

Gentile signora,
purtroppo non esiste una dose di oncocarbide che vada bene per tutti; la posologia del farmaco necessita di essere modulata nel singolo paziente, in relazione alla risposta ottenuta (quindi ai valori dell'emocromo che vogliamo ridurre o controllare) ed in relazione ad eventuali eventi avversi.
Talvolta, inoltre, sono necessarie alcune settimane o un paio di mesi prima che il pieno effetto terapeutico si possa manifestare, in particolare se si inizia con dosi relativamente basse di farmaco, come ad esempio una capsula al giorno. Non vi sono, comunque, particolari raccomandazioni in merito alle modalità di assunzione.
Per completezza, ricordiamo che esiste la possibilit√† di manifestare una sorta "resistenza" a questo farmaco, ma di solito si giunge a questo giudizio dopo aver osservato il comportamento dell'emocromo per un periodo di tempo pi√Ļ lungo, con dosi generalmente superiori a quelle da lei riportate (sempre accertandosi che vengano adeguatamente tollerate).
Siamo certi che, seguendo le indicazioni del suo Ematologo di riferimento, potr√† trovare la dose di farmaco pi√Ļ appropriata per lei, cos√¨ come potrete discutere in merito ad eventuali alternative, qualora si rendano necessarie.


(8 maggio 2019 - ore 16:44) - Livelli di ferritina nel siero

Buongiorno, mi √® stata diagnosticata la MF post PV nel 2015, dopo varie peripezie mi √® stato somministrato il jakavi, che prendo oramai da 3 anni, inizialmente con trasfusioni; ora l'emoglobina si √® stabilizzata a 9,5, gli eritrociti a 3.4, ematocrito 30, RDW 19.1, mchc 31. 6, ldh 302 per√≤ la ferritina √® pi√Ļ alta, a 217, mentre il ferro √® regolare a 81, e anche la vitamina D a 7, anche se forse non ha nessuna importanza rispetto alla ferritina. Ho letto in internet che la ferritina alta potrebbe indicare uno stato infiammatorio, ma il mio ematologo pur confermandolo non ha richiesto nessun esame per scoprirne la causa.
Secondo il vostro parere cosa converrebbe fare, lasciare le cose cos√¨ senza fare altre analisi, oppure approfondire e in che modo? Considerate che queste analisi a pi√Ļ ampio raggio me le fanno fare 1 volta l'anno, mentre mensilmente faccio solo l'emocromo che ovviamente non indica il valore della ferritina. Mi ponevo il problema visto che passer√≤ un altro anno prima delle analisi complete, devo rischiare o devo insistere per fare altre ricerche e quali?
Grazie per la risposta.
(Anna Maria)


Risposta

Gentile signora,
le ricordiamo che, purtroppo, non ci è possibile esprimere un parere sui singoli casi che ci vengono presentati, né possiamo sostituirci alla valutazione del suo Ematologo di riferimento. Tuttavia, possiamo risponderle con alcuni principi generali e darle qualche suggerimento per comprendere al meglio il significato dei suoi esami di laboratorio.
Il rialzo dei valori di ferritina pu√≤ riconoscere molteplici cause, fra le quali rientrano gli stati infiammatori, come lei correttamente ha riportato. Tuttavia, non vanno tralasciate almeno due considerazioni: in prima battuta, il fatto di aver ricevuto trasfusioni di globuli rossi ha apportato al suo organismo una quota di ferro in pi√Ļ, che contribuisce ad innalzare il valore della ferritina; in secondo luogo, la mielofibrosi - cos√¨ come le altre MPN, in misura diversa - √® per sua natura una patologia in cui di frequente si trovano segni e sintomi riconducibili ad uno stato infiammatorio.
Con queste premesse, la corretta interpretazione di un risultato di laboratorio pu√≤ nascere solo dalla conoscenza diretta del singolo paziente, dalla valutazione del suo stato clinico generale, dal colloquio e dalla visita medica: siamo certi che il suo Ematologo di riferimento abbia saputo consigliarla nella maniera pi√Ļ appropriata e la invitiamo, comunque, a manifestare i suoi dubbi o i suoi quesiti durante le sue visite periodiche.


(8 maggio 2019 - ore 15:28) - Studio preclinico sugli effetti della curcumina

Buongiorno Dottori,
riinvio una richiesta di informazioni riguardante il vostro studio sulla curcumina, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/jcmm.14326 collegamento esterno, esattamente vorrei sapere se nel concreto si potrebbe trattare di una assunzione alimentare o di possibili nuovi farmaci contenenti il principio attivo. Certo di una vostra risposta, cordiali saluti.
(Davide)


Risposta

Gentile signore,
lo studio al quale fa riferimento è un lavoro preclinico, ossia svolto in laboratorio, con l'obiettivo di testare gli effetti di una sostanza (in questo caso, la curcumina) su cellule isolate; i ricercatori si sono serviti sia di linee cellulari comunemente utilizzate in questo genere di analisi, sia di cellule prelevate direttamente da alcuni pazienti affetti da MPN.
Le condizioni che i ricercatori ricreano in laboratorio non sono comparabili con quelle di un organismo umano, nella sua complessità; per tale motivo, i risultati dei lavori preclinici non possono essere direttamente trasferiti alla clinica e, quindi, all'uomo, ma devono passare attraverso fasi di ulteriore approfondimento ed eventuale conferma.
Per rispondere al suo quesito: lo studio in oggetto non ha testato la via di assunzione della curcumina, né la dose da assumere per replicare e raggiungere gli effetti rilevati in laboratorio, ma la sostanza è stata semplicemente aggiunta all'ambiente in cui sono state fatte crescere le cellule. Globalmente, dunque, la ricerca ci ha permesso di ottenere le informazioni preliminari necessarie a disegnare studi successivi sul medesimo argomento.


(6 maggio 2019 - ore 1:11) - Difficoltà di approvvigionamento Intron-A

Buonasera,
sono affetta da mielofibrosi e mi è stato prescritto l'utilizzo Intron-A come farmaco autorizzato per uso off-label (legge 648/96).
Sto incontrando parecchie difficoltà nel reperimento del farmaco. La farmaceutica ha smesso di produrre la penna che utilizzavo ed ha problemi di distribuzione con gli altri formati, quindi in pratica a me la medicina non sta arrivando e sono al limite delle scorte. Non dovrebbe essere un mio problema, visto che sono io la paziente, ma non si capisce chi dovrebbe risolvere la situazione.
Quali forme di tutela posso utilizzare per evitare l'interruzione della continuità terapeutica?
Poiché per questo farmaco è stata rilasciata l'autorizzazione all'importazione alle strutture sanitarie per analogo autorizzato all'estero, come bisogna procedere? Tale richiesta da chi deve essere attivata?
Grazie.
(Carmen)


Risposta

Gentile signora,
siamo purtroppo a conoscenza delle difficoltà che attualmente vi sono su tutto il territorio nazionale nel reperire questo farmaco. Come correttamente lei ha riportato, AIFA ha autorizzato l'importazione di analogo commercializzato all'estero: la richiesta viene effettuata dal singolo professionista sanitario, di concerto con i colleghi farmacisti, avvalendosi di modulistica e procedura predisposta, appunto, da AIFA.


(2 maggio 2019 - ore 20:10) - Patologia della linea eosinofila

Buonasera, mio padre (85 anni) è in cura per ipersinofilia (HES) da 3 mesi con oncocarbide e prednisone senza risultati significativi. Esiste un centro specializzato dove può rivolgersi? Grazie.


Risposta

Vi sono molti centri ematologici sul territorio nazionale che si occupano di patologie della linea eosinofila; si tratta, molto spesso, dei medesimi centri che si dedicano allo studio delle malattie mieloproliferative. Non possiamo darle un suggerimento pi√Ļ preciso, non sapendo quale sia la vostra zona geografica di residenza, ma siamo certi che il dialogo ed il confronto con i Colleghi Ematologi che hanno in cura suo padre rappresenti anche in questo caso la scelta migliore, per valutare insieme i passi successivi da compiere e/o i centri a voi pi√Ļ vicini sul piano geografico, a cui potervi rivolgere in modo pi√Ļ rapido e agevole.


(2 maggio 2019 - ore 16:12) - Significato delle diverse mutazioni del gene CALR

Gentili ricercatori volevo sapere, se era possibile, la differenza tra CALR1 e CALR2, se cos√¨ si pu√≤ dire qual √® la pi√Ļ benevola tra le 2?
(Marinella)


Risposta

Gentile signora, le due mutazioni principali a carico del gene CALR (tipo 1, che consiste in una "perdita" di una porzione di DNA lunga 52 paia di basi, e tipo 2, che consiste in un guadagno di una piccola porzione di DNA lunga 5 paia di basi) possono essere identificate sia in pazienti con trombocitemia essenziale, sia in pazienti con mielofibrosi; tanto la loro frequenza, quanto il loro significato clinico variano in relazione al contesto.
Per quanto riguarda la trombocitemia essenziale, i dati al momento disponibili non suggeriscono una significativa differenza fra le due mutazioni. Secondo alcuni studi, i pazienti con mutazione di tipo 2 presenterebbero livelli di piastrine pi√Ļ alti della loro controparte con mutazione di tipo 1, ma questo dato non sembra avere un particolare significato clinico.
Per quanto riguarda, invece, la mielofibrosi, molti lavori hanno riportato un'associazione fra la presenza della mutazione di tipo 1 ed un andamento clinico della malattia ematologica pi√Ļ indolente, che potremmo definire pi√Ļ favorevole. Tuttavia, per completezza, vogliamo ricordarle che il comportamento di una determinata malattia, come la mielofibrosi, √® il risultato di una complessa interazione fra pi√Ļ fattori, genetici e clinici.
La presenza della mutazione di tipo 1 a carico del gene CALR compare, effettivamente, fra i fattori che vengono valutati nei pi√Ļ recenti score prognostici dedicati ai pazienti con mielofibrosi, come il MIPSS-70 o il GIPSS, ma il suo effetto viene di volta in volta modulato dalla presenza di altre mutazioni (quali quelle che definiscono l'alto rischio molecolare) o da altri elementi clinici e di laboratorio, ricordandoci l'importanza di mantenere una visione d'insieme ampia ed integrata.


(1 maggio 2019 - ore 21:23) - Causa della trombocitemia essenziale

Buonasera ho la trombocitemia da quasi 5 anni, sono in cura con peg intron vorrei sapere se sono state fatte nuove scoperte circa la causa della trombocitemia.
(Stefania)


Risposta

Gentile signora,
la trombocitemia essenziale, insieme alle altre malattie mieloproliferative, trae origine dall'acquisizione di una mutazione genetica da parte delle cellule staminali midollari, che sono normalmente deputate alla produzione delle cellule mature che ritroviamo nel nostro sangue. Sono note tre mutazioni principali, a carico dei geni JAK2, CALR e MPL, che sono state definite "driver" vista la loro importanza nel guidare lo sviluppo della patologia stessa: nella gran parte dei casi, queste si presentano in modo mutuamente esclusivo.
Non conosciamo, ad oggi, il motivo per cui questi eventi genetici si verificano, ma sappiamo che non sono presenti fin dalla nascita e non sono, dunque, ereditabili. Vari gruppi di ricercatori negli ultimi anni hanno studiato ed identificato alcune alterazioni genetiche che potrebbero essere predisponenti all'acquisizione delle mutazioni "driver", ma non possiamo ancora trarre conclusioni definitive in tal senso e non possiamo stimare esattamente quanto sia forte il loro ruolo.
Molto recentemente è stato condotto uno studio genetico particolarmente approfondito in un'ampia coorte di pazienti affetti da malattia mieloproliferativa: di questi, una parte sostanziale era costituita da casi di trombocitemia essenziale. Sono state compiute analisi piuttosto complesse ed articolate, per approfondire in modo globale le caratteristiche genetiche di queste patologie; può trovare qui un riassunto delle conclusioni (http://www.progettoagimm.it/Progetto/articoli.shtml#10_18_1).
Cercando di rispondere alla sua domanda, anche alla luce di quest'ultimo studio, la trombocitemia essenziale sembra delinearsi come una delle forme pi√Ļ "semplici" sul piano genetico.


(28 aprile 2019 - ore 20:36) - Eventi trombotici nella trombocitemia essenziale

Buonasera dottori,
sono una ragazza di 34 anni, lo scorso anno ho avuto un tia celebrale, da i vari esami, e ad un anno ad oggi la diagnosi di trombocitemia essenziale, subito dopo l'ischemia mi hanno fatto assumere la cardioaspirina, ora mi è stata prospettata la terapia con interferone, ma le cose stanno andando alle lunghe per le infinite analisi, il mio timore è quello di avere un altro evento trombotico, avendo delle strane sensazioni alla testa. Quindi la mia domanda è: quanto sono coperta con la sola cardioaspirina?
Grazie mille e buona serata.
(Laura)


Risposta

Il suo caso è quello di una trombocitemia essenziale con un evento ischemico alla diagnosi che pertanto la pone, nella classificazione del rischio clinico, tra i pazienti ad alto rischio, seppure di giovane età. Oltre alla cardioaspirina che correttamente assume e che ha assoluta indicazione dovrebbe intraprendere una terapia citoriduttiva con oncocarbide come prima linea oppure, come le è stato suggerito, con interferone (verosimilmente per la giovane età?). Non è possibile stabilire un reale rischio clinico senza conoscere nei dettagli la sua storia clinica, ma certamente vi è una concreta necessità terapeutica in aggiunta alla sola cardioaspirina. Discuta con il suo ematologo di riferimento delle varie opzioni disponibili.


(26 aprile 2019 - ore 19:22) - Nuovi inibitori di JAK2

Buonasera, vorrei sapere se ci sono novità per la sperimentazione di pacritinib e fedratinib. Grazie.
(Donato)


Risposta

Al momento non sono ancora attivi per l'arruolamento gli studi di fase III che riguardano le due nuove molecole Pacritinib e Fedratinib; non appena ci saranno novità a riguardo vi terremo aggiornati.


(25 aprile 2019 - ore 18:31) - Sintomi nella mielofibrosi

Gentili dottori sono malata di mielofibrosi primaria dal 2015. La malattia si è presentata subito in modo aggressivo ed ho dovuto subire varie trasfusioni (ho avuto l'emo anche a 5).
Ora è circa un anno che la situazione è migliorata, prendo 1 oncocarbide al giorno, cortisone, Jakavi da 5, due volte al dì, e faccio 2 iniezioni a settimana di Neurocormonn 30000. Ora ho l'emo a 10, ma ho ancora i distubi iniziali: febbriciattola, brividi ed indolenzimento alle ossa.
La mia domanda è: la malattia o quanto meno i sintomi proseguono lo stesso? Non mi posso considerare guarita? Ci potrebbe essere possibilità di ricadute?
Vi ringrazio sentitamente.
(Stefania)


Risposta

Quelli elencati da lei sono sintomi ampiamente descritti e diffusi nei pazienti affetti da Mielofibrosi. La terapia che assume mi sembra fin troppo articolata, ma naturalmente non è facile raggiungere un buon controllo dei sintomi in situazioni gravi e complesse come la sua. La mielofibrosi è come tutte le malattie mieloproliferative una patologia che si definisce come "cronica" per sua natura e pertanto non ci si può considerare guariti. Si possono arginare i sintomi, si può controllare la patologia, rallentarne l'evoluzione e migliorare anche di molto la qualità di vita, ma non considerarsi guariti. Oltre alle terapie già approvate e disponibili in commercio esistono, inoltre, valide alternative terapeutiche sperimentali all'interno di studi clinici controllati.
Oggigiorno l'unica possibilità concreta di guarigione può essere considerata il trapianto allogenico di midollo osseo che è però gravato da molti rischi relativi alla procedura stessa che lo rendono una valida opzione terapeutica in una fetta selezionata di pazienti. Parli dei suoi dubbi e faccia le opportune riflessioni con l'ematologo di riferimento che conoscendo la sua storia clinica saprà chiarirle i dubbi e indirizzarla al meglio.


(24 aprile 2019 - ore 8:37) - Dolori lombari e policitemia vera

Carissimi ricercatori,
sono affetto da PV da 9 anni e devo dire che fino ad ora sono abbastanza asintomatico. Da alcuni mesi ho dei dolori lombari abbastanza forti. Può esserci una correlazione con la malattia?
Grazie mille.
(Andrea)


Risposta

Non esiste una correlazione nota tra il sintomo che riferisce e la policitemia vera. Il dolore lombare √® molto comune nella popolazione generale e pu√≤ avere moltissime cause, tra tutte la pi√Ļ rilevante √® da correlare alla cattiva postura. Faccia riferimento al suo curante che potr√† indicarle come approfondire le cause di questo sintomo ed eventualmente prescriverle esami strumentali di approfondimento.


(23 aprile 2019 - ore 21:26) - Biopsia midollare e ciclo mestruale

Buonasera dottori, il prossimo mese mi faranno la BOM per accertare che si tratti di TE con JAK2 positivo.
Sarei in prossimità del ciclo mestruale, sarebbe opportuno posticiparlo? Questo comporta una errata valutazione?
Grazie per il tempo che dedicate a tutti noi! Buon lavoro.
(Lucia)


Risposta

Non vi sono evidenze scientifiche per ritenere di dover posticipare la biopsia midollare nel sospetto di una malattia mieloproliferativa.
Errori di valutazione a riguardo non possono essere imputati a una certa fase del ciclo mestruale.


(23 aprile 2019 - ore 19:57) - Fenomeno di Raynaud e Policitemia vera

Buonasera,
sono affetto da Policitemia Vera e soffro da circa un mese e mezzo di un problema ai piedi! Vi avevo già scritto ed anzi vi ringrazio per la vostra gentilissima risposta!
Il problema si è manifestato con entrambe i piedi intorpiditi o improvvisi episodi di piedi freddi con sollievo e sensazione di riattivazione della circolazione immergendo i piedi in acqua calda!
Poiché la sindrome di Raynaud risulta essere una delle problematiche secondarie alla Policitemia Vera, vorrei sapere se potreste darmi qualche informazione su come si manifesta e cioè se si può manifestare anche in forma lieve e se può dare problemi alle articolazioni interessate e/o ai nervi circostanti, qualora si manifesti ai piedi!
Mi rendo conto che forse è una domanda strana ma per me è importante!!
Vi ringrazio tantissimo per la vostra risposta! Buon 25 aprile.
(Giovanni)


Risposta

Il fenomeno di Raynaud √® una condizione clinica causata da un improvviso restringimento delle piccole arterie, che solitamente avviene a livello dei distretti corporei pi√Ļ esposti al freddo (le mani, o come nel suo caso i piedi). La sintomatologia di solito √® lieve e la vasocostrizione dura pochi secondi o minuti e generalmente non determina alterazioni di natura ischemica e lesioni alle terminazioni nervose.
Nel suo specifico caso cerchi di limitare l'esposizione alle basse temperature e, poiché affetto da policitemia vera, cerchi di tenere ben controllato l'ematocrito sotto il 45% come le era già stato scritto.


(23 aprile 2019 - ore 17:51) - Evoluzione nella trombocitemia essenziale

Buon pomeriggio gentili ricercatori, volevo porvi un quesito: io faccio parte del gruppo trombocitemia su Facebook e alcuni componenti sostengono che le mieloproliferative evolvono quasi sempre. E' vera questa affermazione?
Io sono stata seguita da pi√Ļ ematologi e mai ho sentito dire dalla loro bocca un'affermazione del genere.
(Marinella)


Risposta

Riguardo i temi scientifici faccia riferimento a ciò che correttamente le hanno detto gli ematologi e lasci da parte i pettegolezzi da social network.
Solo una minor parte dei pazienti affetti da trombocitemia essenziale evolve in mielofibrosi e una fetta ristretta di questi in leucemia acuta; i dati di letteratura affermano che nella trombocitemia essenziale la progressione in mielofibrosi a 15 anni dalla diagnosi è del 5-10%, pertanto la maggior parte dei pazienti vive in una fase "cronica" di malattia.


(23 aprile 2019 - ore 15:04) - Trombocitemia essenziale e interferone

Buongiorno, ho 42 anni e dallo scorso ottobre faccio iniezioni di IntronA (ho una TE); recentemente ho riscontrato difficoltà a reperire il farmaco perché risulta con "problemi di produzione e/o cessata produzione"...
Non mi risulta ci siano prodotti generici che possano sostituire questo interferone; ci sono novità su alternative concrete oppure possibilità che il farmaco sia nuovamente disponibile?
E' a discrezione della casa farmaceutica oppure lo Stato può garantire qualcosa ai "suoi" malati?
Grazie in anticipo per qualsiasi chiarimento o parere.
(Lisa)


Risposta

Va anzitutto detto che l'interferone in Italia non è approvato per le malattie mieloproliferative pertanto il suo utilizzo è limitato all'uso off label oppure all'interno di studi clinici controllati. Nello specifico il farmaco cui fa riferimento ha molte indicazioni terapeutiche (epatite B, C, alcune forme di linfoma ecc..) ma tra queste non vi sono le malattie mieloproliferative. Penso che l'interferone cui fa riferimento tornerà disponibile a breve, in alternativa ci sono altre formulazioni di interferone alfa, che il suo ematologo potrà prescrivere in sostituzione.


(21 aprile 2019 - ore 09:03) - Auguri

A tutti i dottori che instancabilmente ci regalano la loro attenzione auguro una buona Pasqua.
(Riki)



(20 aprile 2019 - ore 16:03) - Trombocitemia essenziale e terapie concomitanti

Ho 45 anni e da qualche mese mi hanno diagnosticato Trombocitemia Essenziale. Volevo sapere se posso prendere qualche antibiotico o antidolorifico per mal di denti. Grazie.
(Magda)


Risposta

Non vi è una controindicazione assoluta alla assunzione di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) , cortisonici o altri antidolorifici maggiori nei pazienti che come lei sono affetti da malattie mieloproliferative. Lo stesso per quanto concerne la terapia antibiotica. Occorre però valutare il quadro clinico generale, la crasi ematica e l'eventuale presenza di altre comorbidità che ne limitino l'uso. Prima della assunzione di queste classi di farmaci è buona norma consultare il suo ematologo di riferimento e/o il suo curante per giudicarne l'appropriatezza.


(17 aprile 2019 - ore 22:47) - Trombocitemia essenziale o Mielofibrosi pre-fibrotica?

Buonasera dottori, sono una ragazza di 36 anni, da poco mi è stata diagnosticata la trombocitemia essenziale, in seguito a un ischemia, dalla quale sono uscita illesa fortunatamente. Il mio emocromo ha di solito piastrine a 650 mila e a volte globuli bianchi e rossi leggermente alti. Nel referto della biopsia, c'è una fibrosi 2 sulla scala da 0 a 3. Ma a me hanno diagnosticato una trombocitemia, potrebbe essere una fase prefibrotica, devo far analizzare nuovamente i vetrini? Magari in un centro specializzato in proliferative?
Grazie mille.
(Veronica)


Risposta

In accordo con l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), la diagnosi di una malattia mieloproliferativa si basa sempre su una serie di esami ematici, genetici e patologici che conducono a una diagnosi alla luce di un fondato sospetto diagnostico. Gli elementi da valutare sono molti e non sono sufficienti il valore delle piastrine e l'analisi istologica del midollo a determinare il fenotipo clinico della patologia. Certamente la presenza di una fibrosi di grado 2 a livello midollare pone la sua diagnosi di trombocitemia essenziale in diagnosi differenziale con una forma pre-fibrotica di mielofibrosi; questi pochi elementi non sono però sufficienti a condurre a una diagnosi di certezza. Ne discuta con il suo ematologo di riferimento, se lo riterrà opportuno potrà richiedere un secondo parere sul preparato istologico.


(17 aprile 2019 - ore 14:16) - Trombocitemia essenziale e crociera

Salve egregi ricercatori, vorrei farvi una domanda che per me è importante, può sembrare una domanda banale però vorrei stare tranquilla: praticamente mio marito, 39 anni con trombocitemia essenziale JAK2 e con pressione arteriosa e soffre anche di fango biliare, ultime piastrine 920, e ha cominciato a fare anche salassi... La mia domanda è questa: lui con questa situazione può affrontare una settimana in crociera che faremo ad agosto? Ripeto per me è importante, scusatemi...
(Lucrezia)


Risposta

Il quadro clinico che ha illustrato non mi pare tanto grave da dover rinunciare a un viaggio in nave. Certamente mi risulta difficile poter esprimere un giudizio chiaro a riguardo, non conoscendo la persona né sapendo nel dettaglio i dati clinici. Pertanto penso sia necessario che rivolga il quesito all'ematologo che segue suo marito che saprà di certo consigliarvi al meglio.


(14 aprile 2019 - ore 10:03) - Mielofibrosi e FANS

Egregi ricercatori sono affetto da mielofibrosi primaria ed assumo oncocarbite 2 cp al giorno e duoplavin, desidererei sapere se è controindicato per me assumere antinfiammatori non steroidei anche per uso topico (mal di schiena). Vi ringrazio sentitamente.
(Enzo)


Risposta

L'uso dei FANS nei pazienti affetti da mielofibrosi non è controindicato in maniera assoluta ma deve essere strettamente giustificato clinicamente. Anzitutto si deve tenere conto di eventuali terapie concomitanti, nel suo caso l'uso di una rilevante antiaggregazione piastrinica non depone a favore dell'uso di FANS per l'elevato rischio di sanguinamento. Inoltre, va monitorato l'emocromo per accertarsi che le piastrine non siano troppo basse. Ne parli con il suo ematologo che conoscendo la sua storia clinica saprà consigliarle la migliore terapia in relazione alle sue esigenze.


(11 aprile 2019 - ore 20:18) - Oncocarbide e valori piastrinici

Ho iniziato oncocarbite in TE per problemi di acufene. Con la prima somministrazione di una compressa al giorno non ci sono stati cambiamenti, Aumentando ad una e due pasticche alternate al giorno le piastrine sono scese. Di poco ma scese. Dopo 20 giorni con lo stesso dosaggio le piastrine sono risalite. Può accadere?
(Oriana)


Risposta

I valori delle piastrine possono subire oscillazioni nonostante il dosaggio costante di oncocarbide; il dosaggio del farmaco può essere pertanto modulato, non solo tenendo conto della conta piastrinica ma anche in relazione ai valori di emoglobina e del numero dei globuli bianchi oltre che alla tollerabilità e alla azione sui sintomi. Faccia riferimento al suo ematologo a riguardo, che saprà consigliarle al meglio sapendo i dettagli sulla sua storia clinica.


(11 aprile 2019 - ore 14:24) - Predisposizione genetica e malattie mieloproliferative croniche

Buongiorno dottori, a mio fratello di anni 35 √® stata diagnosticata a novembre la Policitemia Vera. In famiglia non abbiamo mai avuto episodi in passato di malattie mieloproliferative. Tuttavia, leggendo alcuni forum, ci sono persone che riferiscono di avere pi√Ļ episodi in famiglia. E' quindi possibile che questa malattia possa insorgere per predisposizione genetica? Sono molto preoccupata.
Grazie e complimenti per il lavoro che fate ogni giorno.
(Gloria)


Risposta

Le malattie mieloproliferative croniche come la policitemia vera cui fa riferimento, ma anche la trombocitemia essenziale e la mielofibrosi, sono patologie del sangue determinate dalla acquisizione di una o pi√Ļ mutazioni a livello delle cellule del midollo osseo (la pi√Ļ comune √® la mutazione JAK2V617F, che determina la policitemia vera nella quasi totalit√† dei pazienti). Tali mutazioni si definiscono acquisite in un soggetto che pertanto non le presenta sin dalla nascita. Esistono vari studi che indagano l'eventuale presenza di fattori genetici diversi che possano favorire l'acquisizione nel tempo delle mutazioni e determinare l'insorgenza di tali patologie del sangue.
Diverse variabili genetiche presenti sin dalla nascita sono state descritte come predisponenti alla acquisizione di tali mutazioni senza tuttavia giungere a conclusioni certe in tal senso.
Oltre a casi sporadici e isolati di tali patologie (che sono la quasi totalit√†) alcune rare famiglie, con pi√Ļ casi presenti tra parenti di primo grado, sono state descritte nel corso degli ultimi anni. In alcune di queste, studi genetici pi√Ļ o meno estesi hanno documentato la presenza di variabili genetiche verosimilmente coinvolte nella insorgenza delle malattie mieloproliferative.
Tali variabili genetiche sono risultate diverse da famiglia a famiglia e pertanto considerate come mutazioni "private", verosimilmente predisponenti, ma sono ad oggi oggetto di ulteriori studi per capirne il senso e il peso da attribuire.
Pertanto ad oggi, alla luce di quanto detto, le malattie mieloproliferative croniche sono da considerarsi sporadiche e non familiari eccetto che in alcuni rari casi, oggetto di studio.


(11 aprile 2019 - ore 13:25) - Trombocitemia essenziale e terapia steroidea

Buongiorno, ho una situazione un po' complicata, celiachia, mdc e, ultimamente, mi è stata diagnosticata una trombocitemia essenziale; appena fatto prelievo del midollo (ancora dobbiamo avere i risultati). Arrivo alla domanda: la trombocitosi può essere causata da un lungo periodo di 8 mesi di cortisone medrol 50 mg che ho finito di scalare in questa settimana?
Ringrazio in anticipo
(Luciana)


Risposta

L'incremento della conta piastrinica è difficilmente correlabile alla terapia steroidea che ha assunto per la sua patologia infiammatoria cronica intestinale; il percorso diagnostico a cui è stata sottoposta potrà appurare la causa di tale incremento ed eventualmente condurre alla diagnosi di trombocitemia essenziale congiuntamente alle analisi genetiche dei geni coinvolti in tale patologia (JAK2, MPL e CALR). Si affidi a un ematologo di rifermento che potrà seguirla nel gestire il percoroso diagnostico/terapeutico anche alla luce delle altre sue comorbidità e degli eventuali trattamenti necessari.


(11 aprile 2019 - ore 9:40) - Mielofibrosi e secchezza delle fauci

Egregi Dottori,
69 anni affetto di mielofibrosi post policitemia vera; in trattamento co JAKAVI 20 mg pro-die. Da qualche tempo, solo nelle ore notturne, ho una forte secchezza delle fauci. Volevo pertanto sapere se questo può essere un effetto dovuto alla mielofibrosi oppure un effetto collaterale jakavi. Premetto che ormai sono anni che assumo il farmaco in questione e fino a poco tempo fa non ho mai avuto questo disturbo. Cordialmente.
(Riki)


Risposta

La sensazione di bocca secca √® difficilmente riconducibile alla mielofibrosi o alla terapia della stessa. Va piuttosto indagata la presenza di altre patologie concomitanti o la somministrazione di farmaci che comunemente possono dare questo sintomo; tra le patologie pi√Ļ comuni vi sono quelle endocrinologiche quali il diabete mellito e l'ipertiroidismo, tra i farmaci l'uso di diuretici.
Faccia presente al suo curante o al suo ematologo di riferimento la presenza del sintomo e si affidi a loro per indagare l'eventuale fattore causale.


(10 aprile 2019 - ore 12:18) - Mielofibrosi, incremento dei globuli bianchi ed eventuale trattamento

Egregi specialisti, sono Giusi, ho 57 anni e dal 2008 mi è stata diagnosticata mielofibrosi idiopatica di tipo indolente. Il decorso della malattia fino ad ora è stato molto lento, ancora oggi low risk secondo DIPSS. Fondamentalmente sto bene. Dal 2008 ad oggi l'unica terapia fatta è stata la somministrazione di cardioaspirina 100 mg/die.
Ad oggi non avverto alcuno dei sintomi sistemici che fanno score. Ossia mai avuta febbre, calo di peso, sudorazioni notturne. Per quanto riguarda la milza, pur essendo aumentata nel tempo, dai 2 cm dall'arcata costale del 2009, ai 12 cm dall'arcata costale attuali, non ho mai avvertito alcun fastidio in generale o il dolore sotto le costole del fianco sinistro in particolare. Inoltre non ho mai avuto dolore alle ossa, stanchezza, anemia.
Avverto invece del prurito alle gambe subito dopo la doccia (poco di meno dopo il bagno) nel periodo invernale/primaverile, fino ad ora però del tutto sopportabile.
La conta del CD34 √® sempre stata molto bassa (a Gennaio 2019, il valore delle cellule CD45+/CD34+¬Ě era 0,09% e 19,06/mmc in valore assoluto) mentre i blasti all'ultima conta fatta a giugno 2018 erano assenti.
Per quanto riguarda i valori ematici, da 3 anni e mezzo a questa parte, i range di variazione sono i seguenti:
Globuli rossi (da 5.500.000 a 6.860.000/mmc);
Emoglobina (da 14 a 16 g/dl). Mai avuta anemia;
Ematocrito (da 44% a 51%). Con valori superiori a 47% si è provveduto a fare dei salassi (5 in tutto dal 2016 ad oggi).
Globuli bianchi (da 10.000 a 24.000 mmc). Pi√Ļ specificatamente sono, passati gradatamente dai 10.000/mmc del 2016 ai 24.000/mmc attuali. In particolare da 6 mesi ad oggi sono mediamente aumentati mensilmente di 830.
LDH (da 660 a 853); Le piastrine (da 342.000 a 45.0000/mmc).
Dagli ultimi esami risulta: RBC 6.860.000 mmc; Hb 16,04 g/dl; Ht 51,1%; MCV 74,5; PLT 400.000; WBC 24.000 mmc.
Ciò premesso, considerato che di fatto sto bene e che non avverto alcun sintomo sistemico, vi chiedo cortesemente cosa significhi il costante aumento nel tempo dei globuli bianchi e soprattutto quali possano essere i pericoli immediati conseguenti ad un simile incremento e per il valore totale attualmente raggiunto (24.000/mmc) in assenza almeno per il momento di specifica terapia (Oncocarbide o Ruxolitinib).
Grazie per il tempo che mi potrete dedicare.
(Giusi)


Risposta

L'incremento del numero dei globuli bianchi è una delle caratteristiche delle malattie mieloproliferative, mielofibrosi compresa. Tale incremento nell'immediato e di per sé non determina particolari rischi, ma va associato all'eventuale presenza di altri fattori e comorbidità.
Come ha ben scritto, in accordo con il DIPSS score (che tiene conto di alcuni di questi fattori quali l'età, il numero dei globuli bianchi, l'emoglobina, la presenza di blasti periferici e la presenza di sintomi costituzionali), lei è nella categoria a basso rischio pertanto non necessiterebbe di alcun trattamento specifico.
Un incremento progressivo della conta dei globuli bianchi potrebbe rendere necessario un intervento terapeutico con una farmaco (ad esempio oncocarbide); questa valutazione va presa dal suo ematologo di riferimento che meglio conosce la storia clinica e sapr√† suggerirle il trattamento pi√Ļ appropriato, in relazione al suo stato attuale e alla presenza di eventuali comorbidit√†.


(10 aprile 2019 - ore 11:58) - Effetti collaterali oncocarbide

Buongiorno, vorrei sapere se l'oncocarbide può, a distanza di terapia continuativa da 6 anni (una pastiglia x 5 gg alla settimana), portare vomito almeno 2 volte alla settimana, oltre a spossatezza e ulcere e se in questo caso è il caso di cambiare terapia.
In Piemonte a chi mi posso rivolgere privatamente? Attualmente sono seguita dal Coes Ospedale Molinette di Torino, ma le strutture pubbliche non forniscono assistenza continua. Grazie mille.
(Loredana)


Risposta

E' verosimile che tali segni e sintomi siano da attribuire alla tossicità della terapia con oncocarbide. Potrebbe esserci la possibilità di cambiare la terapia, ne parli con il suo ematologo di riferimento che meglio conosce la sua storia clinica. In Piemonte ci sono vari centri specializzati validissimi nella gestione dei pazienti affetti da malattie ematologiche (tra cui Ospedale Molinette), soprattutto nelle strutture pubbliche che può ricercare su internet; qualora senta la necessità di farsi seguire privatamente è libera di farlo ma non posso indicarle a chi rivolgersi.


(9 aprile 2019 - ore 14:01) - Oncocarbide, Anagrelide e Interferone nella Trombocitemia Essenziale

Mia madre 68 anni, affetta da TE da due anni, da un anno sotto terapia con anagrelide, non tollerava l'oncocarbide. Ora si ritrova con conta piastrinica sempre su 650/700 mila, non si abbassa di molto e prende due compresse al giorno.
Ieri hanno cambiato il farmaco con uno generico perché la Regione Sicilia ha effettuato una gara e la società farmaceutica del generico l'ha vinta.
Mia madre è molto preoccupata perché con oncocarbide è stata malissimo e nessuno pensava che la febbre alta dipendesse dal farmaco, ora cambiare farmaco anche se della stessa categoria la mette in ansia. Conoscete casi in cui un generico non sia tollerato?
Cosa mi dite dell'interferone non pegilato per la cura della TE?
Grazie.
(Azzurra)


Risposta

L'oncocarbide è di solito ben tollerata dalla maggior parte dei pazienti affetti da malattie mieloproliferative; a volte può dare reazioni avverse, tra cui febbre elevata, che portano alla necessità di sospendere il trattamento e passare a una terapia di seconda linea. L'anagrelide è una valida terapia nella trombocitemia essenziale (TE) e la necessità di passare alla formulazione "generica" dello stesso non credo possa implicare particolari reazioni ed è generalmente ben tollerata.
Per quanto concerne l'interferone (anche nella formulazione non pegilata) questo non è approvato nella terapia della TE ma può eventualmente essere prescritto in particolari e ristretti contesti clinici dall'ematologo; l'interferone, specialmente nella formulazione non pegilata, non è scevro da rischi e complicanze e in un certo numero di casi anche poco tollerato dai pazienti.
Pertanto vanno valutati attentamente i rischi/benefici riguardanti la migliore terapia da adottare; nel caso specifico ne discuta con l'ematologo di riferimento che conoscendo la storia clinica di sua madre potrà suggerirle il miglior percorso terapeutico da seguire.


(8 aprile 2019 - ore 17:53) - Incremento globuli bianchi dopo trapianto allogenico

Salve, a 110 giorni da trapianto allogenico per mielofibrosi post policitemia vera va tutto sommato bene eccetto un aumento repentino dei globuli bianchi, passati nelle ultime settimane da 7000 a 12000 ed ora a 16000. I medici dicono sia per assenza milza e per midollo trapiantato proveniente da mio figlio giovane. Può significare ritorno malattia? Attendo risultati biopsia, a 30 giorni avevo chimerismo 92%.
(Franco)


Risposta

L'incremento della conta dei globuli bianchi dopo il trapianto allogenico pu√≤ avere molti cause sottostanti; tra queste di certo vi √® la splenectomia eseguita prima del trapianto come suggerito dai colleghi. Per valutare le ipotesi pi√Ļ plausibili che possano spiegare tale incremento dei valori si affidi ai medici del centro trapianti presso il quale √® seguito e al suo ematologo di riferimento che conoscono nel dettaglio la sua storia clinica.
Le variabili in gioco sono moltissime, specialmente dopo un trapianto allogenico, pertanto a distanza e in assenza di una storia clinica dettagliata risulta impossibile poter trarre alcuna conclusione.


(8 aprile 2019 - ore 14:05) - Effetti collaterali dell'anagrelide

Gentili ricercatori, sono una paziente di 30 anni con una diagnosi differenziale tra Trombocitemia Essenziale (pi√Ļ probabile) e mielofibrosi in fase prefibrotica grado 1. Ultima BOM eseguita a gennaio 2019. Da un anno assumo 4 pastiglie al d√¨ di Anagrelide (in totale 2 mg) pi√Ļ 1 cardioaspirin.
Emocromo mese di marzo con piastine a 980, globuli bianchi nei limiti. Nell'ultimo periodo ho spesso della febbricola che va da 37 a 37,9. Il primo pomeriggio comincio con 37.2 per poi salire, però mai oltre i 38. Il tutto accompagnato da astenia.
Vorrei chiedere cortesemente se questa febbricola è un sintomo riconducibile al farmaco o alla malattia o se debbo provvedere ad ulteriori accertamenti.
Vi ringrazio per la vostra disponibilit√†. I pi√Ļ cordiali saluti.
(Luciana)


Risposta

L'anagrelide, farmaco utilizzato nella trombocitemia essenziale principalmente per ridurre la conta piastrinica, può determinare tra i vari effetti collaterali l'astenia e una sensazione di malessere generale; la febbricola non è un effetto collaterale tipico e andrebbe indagata per capirne la causa.
Può fare riferimento al suo ematologo di fiducia e al medico curante per eseguire eventuali accertamenti e/o cambi di terapia.


(7 aprile 2019 - ore 19:27) - Terapia con interferone, prurito ed eruzioni cutanee

Gentili ricercatori buonasera, sono affetta da TE, dopo aver fatto un primo ciclo di interferone l'ho interpretato e preso nuovamente dopo circa 2 mesi, adesso è da tre mesi che faccio interferone e da un mese a questa parte sono iniziate a spuntarmi delle macchioline rosa pruriginose sul collo, seno, tronco, braccia e gambe. Volevo sapere intronA può provacare questo tipo di eruzioni? Ho letto sul bugiardino che tra gli effetti molto comuni vi sono le eruzioni cutanee e il prurito... Infatti da quando faccio intronA sento sempre prurito in tutto il corpo, sono veramente confusa.
Grazie anticipatamente.
(Marinella)


Risposta

La terapia con Interferone pu√≤ certamente causare sia eruzioni cutanee, sia prurito tra i vari effetti collaterali. Tali segni/sintomi possono per√≤ essere correlati a molti altri fattori e non soltanto alla terapia, pertanto √® necessario che faccia riferimento al suo ematologo di riferimento che potr√† valutare il caso in maniera pi√Ļ precisa conoscendo la sua storia clinica.


(4 aprile 2019 - ore 8:17) - Ruxolitinib e linfoma di linea B

Gentilissimi Ricercatori, sono un paziente affetto da Mielofibrosi Primaria con mutazione JAK2V617F diagnosticata nel 2012, terapia Ruxolitinib. Nell'ultima BOM è stato riscontrato linfoma a bsaso grado di linea B. Vorrei sapere se ci sono studi che indicano controindicazioni al Ruxolitinib in presenza di questo tipo di linfoma. Grazie.


Risposta

Gi√† da molti anni √® stato rilevato in pi√Ļ studi epidemiologici un lieve incremento dell'incidenza di neoplasie linfoproliferative nei pazienti affetti da malattie mieloproliferative, senza tuttavia essere riusciti a dimostrate gli eventuali fattori causali.
In un recente studio (i dati sono stati presentati all'EHA e pubblicati sulla rivista Blood) sono stati analizzati circa 630 pazienti, seguiti a Vienna, e circa 930 pazienti, seguiti a Parigi. In una piccola, ma non trascurabile, parte dei casi sono stati rilevati cloni di linfociti B nel midollo (possibili precursori di un linfoma), sia in pazienti trattati con Ruxolitinib, sia in pazienti che hanno ricevuto solo altre terapie convenzionali per la Mielofibrosi. Nella gran parte dei pazienti questi cloni non hanno dato vita ad una vera e propria patologia, ma i casi in cui, invece, questo √® accaduto sono stati pi√Ļ frequenti in chi era stato trattato con Ruxolitinib. Tali osservazioni sono anche state dimostrate su modello murino. Per quanto questo sia un argomento ancora da approfondire e definire, questi dati meritano attenzione e saranno di certo oggetto di ulteriori studi.
Nel suo specifico caso tocca all'ematologo di riferimento, che meglio conosce la sua storia clinica, valutare il rischio/beneficio del trattamento con Ruxolitinib e l'eventuale ragionevole sospensione dello stesso alla luce dei dati descritti.


(2 aprile 2019 - ore 8:31) - Ruxolitinib ed Herpes Zoster

Gentili Ricercatori, buon giorno. Sono una paziente di anni 50 affetta da mielofibrosi idiopatica ed in terapia con jakavi. Ho letto sul bugiardino del farmaco, che il jakavi rende pi√Ļ sensibili all'herpes zoster. Poich√© ho un familiare affetto dal cosiddetto fuoco di sant'Antonio, quali rischi corro dal momento che io non ho avuto da piccola neanche la varicella? Quali precauzioni dovrei eventualmente osservare? Grazie mille.
(Rosa)


Risposta

Il ruxolitinib ha tra le altre azioni quella immunosoppressiva e pertanto pu√≤ "facilitare" la comparsa di alcune infezioni, anche da virus, che vanno prontamente riconosciute e trattate. E' molto pi√Ļ frequente la riattivazione virale (e il bugiardino fa riferimento a questo), piuttosto che una nuova infezione virale in un soggetto che non ha mai contratto il virus.
Come regola generale è da evitare il contatto diretto e/o indiretto con le lesioni vescicolari (contenenti il virus) della persona affetta. Va sottolineato che il soggetto affetto da zoster non può infettare in alcun modo nel periodo antecedente alla comparsa dell'eruzione cutanea e dopo l'evoluzione delle vescicole in croste secche.
In ogni caso qualora avvertisse la comparsa di malessere, eruzioni cutanee, febbre, faccia prontamente riferimento al suo curante e/o al suo ematologo di riferimento.


(31 marzo 2019 - ore 14:06) - Rischi della splenectomia

In relazione alle informazioni richieste del 27 marzo 2019 - (ore 21:56) - Rischi della splenectomia - cortesemente è possibile ottenere maggiori informazioni affinché si riesca a scaricare i risultati inerenti lo studio effettuato su 314 pazienti splenectomizzati (pubblicato nel 2006)?
(Piero)


Risposta

Il lavoro cui si fa riferimento, pubblicato nel 2006 sulla rivista "Cancer" è il seguente:
Mesa RA, Nagorney DS, Schwager S, Allred J, Tefferi A. Palliative goals, patient selection, and perioperative platelet management: outcomes and lessons from 3 decades of splenectomy for myelofibrosis with myeloid metaplasia at the Mayo Clinic. Cancer 2006;107:361-70.


(30 marzo 2019 - ore 8:51) - Ruolo della proteina CDK6 nella mielofibrosi

Gentili ricercatori,
ho trovato su internet una trattazione del team di dott. Kralovics relativa all'inibizione della proteina CDK6 che avrebbe una posizione determinante nello sviluppo e nel follow up delle MPN. Vi mando il link che purtroppo è in scritto in tedesco. Sicuramente siete comunque a conoscenza del fatto e vi pregherei di spiegare un attimo se si tratta veramente di una novità recente.
https://healthcare-in-europe.com/de/news/neue-hoffnung-fuer-mpn-patienten.html collegamento esterno
Un carissimo saluto.
(Andrea)


Risposta

L'articolo in lingua tedesca da lei citato fa riferimento ad un recentissimo lavoro pubblicato dal gruppo di Kralovics sulla prestigiosa rivista "Blood". Questa proteina, che è un importante regolatore del ciclo cellulare cioè di quell'insieme di meccanismi che controllano la progressione della proliferazione di una cellula, era già nota in passato per un possibile ruolo nella patogenesi del cancro.
Viene, in questo lavoro, studiata nell'ambito delle malattie mieloproliferative. In particolare, la ricerca condotta da Kralovics e collaboratori, mostra come inibendo l'espressione della proteina CDK6 migliorino sia le condizioni che la sopravvivenza di animali portatori della mutazione JAK2V617F, suggerendo quindi questa proteina come un potenziale nuovo bersaglio terapeutico per la cura delle malattie mieloprolifeartive croniche Ph-negative.
Per un approfondimento dell'argomento segnalo gli estremi dell'articolo in questione:
Uras IZ, et al. CDK6 coordinates JAK2V617F mutant MPN via NFkB and apoptotic networks. Blood 2019;Jan 11; Epub ahead of print.


(28 marzo 2019 - ore 16:22) - Mielofibrosi primaria e post PV/ET

Buonasera, vorrei sapere se esiste una differenza tra la mielofibrosi primaria e quella post PV/TE o se si tratta della stessa malattia. Io ho la PV ma nel mio midollo è iniziata a comparire un po' di fibrosi ed inizio ad essere un po' spaventata. Ho 45 anni, prima diagnosi nel 2007. Grazie.
(Emilia)


Risposta

Si tratta, nella pratica clinica, della stessa malattia con atteggiamenti terapeutici spesso simili. Tuttavia, vi sono alcune differenze, a cominciare dai criteri diagnostici che, per esempio, prevedono, secondo la WHO, un grado di fibrosi midollare di almeno 2 (con massimo di 3) per le forme post PV/ET, mentre, come √® noto, la mielofibrosi primaria pu√≤ avere un grado di fibrosi midollare da 0 a 3, quindi esistere anche senza fibrosi (cosiddetta mielofibrosi prefibrotica). E' stato inoltre riportato che le forme primarie tendono pi√Ļ spesso delle forme secondarie a PV/ET a sviluppare anemia trasfusione-dipendenti, mentre le secondarie possono talvolta presentare sintomi sistemici pi√Ļ marcati. Dal punto di vista delle mutazioni "driver", mentre praticamente tutti i pazienti con mielofibrosi post PV hanno la mutazione V617F del gene JAK2, quelli con mielofibrosi primaria e quelli con mielofibrosi post ET possono avere anche le mutazioni di MPL e di CALR oppure nessuna mutazione. Diverso √® anche lo score prognostico che si applica a questi due gruppi di pazienti.
Nel suo caso specifico non è chiaro a che grado di fibrosi midollare si riferisca ("un po' di fibrosi"), ma sicuramente nel referto della sua biopsia ossea dovrebbe essere riportato.


(28 marzo 2019 - ore 9:00) - Ruxolitinib e conta dei blasti nel sangue periferico

Egregi Dottori,
68 anni affetto da mielofibrosi post Policitemia vera; in cura con JAKAVI 20 mg pro-die. Mi riferisco alla richiesta di Ernesto del 26 marzo-ore 17:50 e al fatto che assumendo Ruxolitinib gli sono scomparsi i blasti. La cosa mi ha felicemente sorpreso perché io ero convinto che Ruxolitinib non facesse regredire i blasti...
A tal proposito volevo chiedervi con quale esame clinico si monitorizzano i suddetti blasti. Infine da Ernesto leggo anche che sta assumendo Luspatercept con grandi risultati e quindi vorrei anche sapere quali sono i presupposti patologici per assumere detto farmaco e in quale centro stanno eseguendo il protocollo in questione.
Cordialmente.
(Riki)


Risposta

Nel caso cui lei fa riferimento, viene in effetti riportata la scomparsa dei blasti dal sangue periferico del paziente durante l'assunzione di terapia con Ruxolitinib. Non √® per√≤ riportato in quale percentuale e da quanto tempo fossero presenti i blasti. Pi√Ļ in generale, la capacit√† del farmaco in questione di avere effetti sulla conta dei blasti nel sangue periferico resta prevalentemente aneddotica.
Il conteggio dei blasti nel sangue periferico si effettua tradizionalmente mediante la lettura, da parte di un ematologo esperto, dello striscio di sangue periferico (colorato opportunamente) mediante microscopio ottico. Una stima della presenza di blasti nel sangue può anche essere effettuata, sempre da personale esperto, mediante analisi al citofluorimetro.
Riguardo la terapia dell'anemia della mielofibrosi con Luspatercept, al momento la sperimenatzione clinica è conclusa e non sono attivi reclutameti in Italia. I criteri di inclusione dello studio prevedevano un'anemia con emoglobina inferiore a 9.5 g/dl senza storia di trasfusioni oppure un'anemia trasfusione dipendente. In entrambi i casi era ammessa (anche se non obbligatoria) la concomitante assunzione di Jakavi.


(28 marzo 2019 - ore 5:23) - Perdita di capelli durante terapia con interferone, anagrelide ed oncocarbide

Ho Trombocitemia Essenziale, diagnosi con BOM nel 2013 e var JAK2. Ho assunto oncocarbide per molti anni. A novembre il passaggio ad interferone ha dato problemi di aumento piastrine fino a 1500 un. Ora assumo intron a anagrelide e oncocarbide. Si possono creare danni ai capelli o perdita degli stessi? Utili gli integratori?
(Brunella)


Risposta

Si tratta di un evento piuttosto infrequente. In particolare sono stati descritti casi rari di perdita di capelli durante terapia con oncocarbide così come con interferone, mentre con anagrelide normalmente non da questi effetti. L'associazione contemporanea dei tre farmaci è un evento molto infrequente e pertanto non si hanno dati sufficienti che permettano una stima della frequenza di tali complicanze, senza però poter escludere con certezza che possano manifestarsi durante tali terapie.


(27 marzo 2019 - ore 22:04) - Mielofibrosi ed ipertensione portale

Cortesemente, sappiamo quanti sono i pazienti in Italia - ovvero in Europa - (tramite registro) i quali sono affetti da mielofibrosi (primaria o secondaria) che abbiano sviluppato una complicanza da splenomegalia con anche ipertensione portale? Se nel qual caso fosse possibile, rilevare pubblicazioni ufficiali.
(Pietro)


Risposta

Si stima che la percetuale di pazienti affetti da mielofibrosi complicata da ipertensione portale, secondaria a splenomegalia, sia compresa fra il 10 ed il 20%. Al riguardo può trovare dati nei seguenti lavori, pubblicati su riviste indicizzate (rilevabili in PubMed):
Mesa RA et al: Palliative goals, patient selection, and perioperative patient management: outcomes and lessons from 3 decades of splenectomy for myelofibrosis with myeloid metaplasia at the Mayo Clinic. Cancer 2006;107:361-370.
Tefferi A, et al. Risk factors and a prognostic model for post splenectomy survival i myelofibrosis. Am J Hematol 2017;92:1187-1192.
Hiang Keat Tan et al. Ruxolitinib for the treatment of portal hypertension in a patients with primary myelofibrosis. Gastroenterology 2017 May 4.


(27 marzo 2019 - ore 21:56) - Rischi della splenectomia

Illustri Professori - Dottori, buonasera. Cortesemente preme sapere se nell'ambito della letteratura scientifica (in ordine alle malattie mieloproliferative croniche, segnatamente mielofibrosi primaria o secondaria) siano stati pubblicati studi - statistica - in ordine alla percentuale di rischio di morte (nel corso dell'intervento chirurgico) che incorre un paziente affetto da complicanza di splenomegalia, allorquando, a seguito di rottura spontanea di milza, venga sottoposto a splenectomia.
(Piero)


Risposta

La rottura spontanea di milza √® un evento raro nella mielofibrosi, per cui non vi sono raccolte statisticamente significative di dati al riguardo. Pi√Ļ in generale, il rischio al quale ci si sottopone effettuando una splenectomia (non in conseguenza specificamente di una rottura di milza) in un paziente affetto da mielofibrosi √® valutabile attorno al 9% per la sopravvivenza peri-operatoria ed attorno al 25-30% per il rischio di complicanze, prevalentemente rappresentate da eventi trombo-embolici del distretto addominale (dati ricavati da uno studio effettuato su 314 pazienti splenectomizzati pubblicato nel 2006).


(27 marzo 2019 - ore 6:50) - Trombocitemia essenziale e maratona

Salve, mi riallaccio ancora alla risposta sotto sull'attività fisica e TE, per una precisazione: dovendo evitare sforzi intensi e prolungati, quindi non è consigliato allenarsi per una maratona?


Risposta

Nel caso della trombocitemia essenziale valgono le precauzioni citate nella precedente risposta cui fa riferimento. In linea di massima, un allenamento progressivo e comunque impostato su tempi e prestazioni non agonistici, potrebbe anche essere effettuato: tuttavia una risposta pi√Ļ precisa nel suo caso andrebbe comunque data conoscendo meglio la sua situazione clinica dal punto di vista ematologico ma anche medico sportivo, chiarendo anche quali sono gli obbiettivi della sua prestazione.


(26 marzo 2019 - ore 18:01) - Vaccinazione anti herpes zoster nella PV

Cari ricercatori buonasera,
chiedo cortesemente se in paziente sessantacinquenne affetto da policitemia in terapia con oncocarbide e cardioaspirin è indicata la vaccinazione anti herpes zoster.
Ringrazio sentitamente e porgo cordiali saluti oltre all'augurio di un proficuo lavoro.
(Paolo)


Risposta

Se per indicazione intende la necessità di effettuare tale vaccinazione, allora la risposta è che non vi è indicazione specifica ad eseguire tale vaccinazione. Se invece intende la mancanza di controindicazioni a sottoporsi a tale vaccinazione, la risposta è che non vi sono controindicazioni assolute.


(26 marzo 2019 - ore 17:55) - Rischi associati all'uso di Oncocarbide

Trombocitemia essenziale da 8 anni, ne ho 47, Cardioaspirina da 8 anni, ora con oncocarbide per acufene 9 compresse a settimana. Le piastrine scese da 800 a 600, ma il fischio continua. Quali sono i rischi con l'oncocarbide?
Grazie.
(Oriana)


Risposta

L'Oncocarbide (Idrossiurea) è un farmaco che viene prescritto nell'ambito delle malattie mieloproliferative croniche come citoriduttore, cioè per abbassare il numero delle cellule presenti nel sangue e nel midollo quando queste sono troppo alte. Nel suo caso le è stato prescritto per abbassare il numero delle piastrine. Si tratta di un farmaco in uso da molto tempo, molto ben conosciuto ed in generale molto ben tollerato. I principali effetti collaterali che si possono riscontrare sono ovviamente quelli legati alla sua attività di citoriduzione: pertanto può determinare un abbassamento eccessivo dei globuli rossi, oppure dei globuli bianchi o delle piastrine. Questi effetti, che spesso dipendono dalla dose, sono di solito gestibili abbastanza facilmente modulando appunto il dosaggio del farmaco.
Talvolta, i pazienti che assumono da tempo Oncocarbide sviluppano alterazioni delle unghie, oppure ulcere cutanee o dermatiti o mucositi: anche in questi casi una attenta modulazione del dosaggio può aiutare a ridurre questi effetti che comunque sono reversibili alla sospensione del farmaco. Non sono invece confermati dalla letteratura scientifica i dubbi sul fatto che l'assunzione a lungo termine dell'Oncocarbide possa esporre al rischio di sviluppare leucemie o tumori secondari.


(26 marzo 2019 - ore 17:50) - Frattura ossea ed eparina in paziente con mielofibrosi post PV

Salve, mia moglie, età 62 anni, malata di MF2 post PV, in cura dal gennaio 2014 con Ruxolitinib (da allora scomparsi i blasti) e assunta nel protocollo Luspatercept (con grandi risultati). Desidero sapere, cosa comporta la frattura del ginocchio destro (piatto tibiale e condilo femorale mediale avvenuta 3 marzo), in particolare per quanto riguarda la formazione del callo osseo e per i tempi di guarigione (sono uguali ad un soggetto senza "mF"?). Inoltre la somministrazione di clexane 4000 cosa può comportare e se è corretta assumerla per tutto il tempo dell'ingessatura.
Grazie sempre per esserci.
(Ernesto)


Risposta

I tempi di guarigione di una frattura ossea, come quella da lei descritta, in un paziente affetto da mielofibrosi non sono sostanzialmente diversi da quelli di un soggetto senza mielofibrosi. La somministrzione di eparina a basso peso molecolare viene effettuata di norma come profilassi di eventi tromboembolici in soggetti in cui si prevede una immobilizzazione prolungata: a maggior ragione è indicata nel caso di pazienti affetti da malattie mieloproliferative croniche, per la tendenza che queste malattie danno ad avere un rischio aumentato di eventi trombotici.
Non vi sono rischi particolari se non quelli legati all'assunzione di un farmaco che interferisce con la coagulazione e quelli legati ad un possibile effetto sulla conta piastrinica, che potrebbe ridursi durante il periodo di terapia.


(26 marzo 2019 - ore 16:53) - Oncocarbide nella policitemia vera

Sono un uomo di quasi 51 anni, mi hanno riscontrato PV nel 2013 che curo solo con cardioaspirin e 2-3 salassi all'anno. La milza nel 2018 era aumentata di 1 cm diventando di 13,5 cm. Ora all'ultima eco risulta essere diventata di 14,5 cm. Devo iniziare a pensare a fare terapia con Oncocarbide?
(Giancarlo)


Risposta

Da quanto riferito ed in mancanza di altri dati clinici, non sembra vi sia indicazione ad iniziare terapia con oncocarbide. Un diametro ecografico della milza di 14.5 cm non rappresenta un problema da trattare, in assenza di altri segni e sintomi.


(26 marzo 2019 - ore 16:03) - Mielofibrosi prefibrotica

A mio fratello gli hanno diagnosticato la mielofibrisi pre-fibrotica con tripla negativa, non ci sono molte informazioni su questa malattia, √® una teombocitemia essenziale o pi√Ļ una mielofibrosi? Grazie e saluti.
(Tommi)


Risposta

La diagnosi di mielofibrosi prefibrotica (associata o meno a negativit√† per le mutazioni driver, cioe tripla negativa oppure no) configura un quadro di malattia riconducibile alla mielofibrosi. Non si tratta quindi di una trombocitemia essenziale. La variante prefibrotica (cio√® con un grado di fibrosi midollare alla diagnosi di 0 o 1) della mielofibrosi ha caratteristiche cliniche e prognostiche peculiari, diverse da quelle della mielofibrosi fibrotica (che alla diagnosi presenta un quadro di fibrosi midollare pari a 2 o 3). La mielofibrosi prefibrotica, spesso diagnosticata in persone pi√Ļ giovani della media alla quale compare la forma fibrotica, pu√≤ avere un andamento meno aggressivo in termini di splenomegalia e di alterazioni dei valori dell'emocromo, a parte la tendenza all'aumento delle piastrine ed un rischio di eventi trombotici che talvolta rappresentano il problema principale per questi pazienti.


(25 marzo 2019 - ore 16:32) - Oncocarbide e neuropatia

Buongiorno,
ho 52 anni ed ho una Policitemia Vera JAK2 positiva, scoperta nel 2009. Già nel 2007 avevo avuto "problemi"!!
Sono in cura con Oncocarbide (10 cp a settimana), da circa 5 anni sempre ben tollerata senza particolari controindicazioni, Plavix ed effettuo 1 o 2 salassi all'anno se l'ematocrito sale troppo.
I miei valori sono pi√Ļ o meno come segue: Globuli Bianchi 5,94, Globuli Rossi 5,01, Ematocrito 46, Piastrine 363. Negli ultimi anni, tranne qualche problema "minore" sono sempre stato bene ed ho condotto una vita normale praticando blande attivit√† sportive.
Vi contatto perché da due settimane (subito dopo aver praticato sci alpino in settimana bianca) soffro di un fastidioso intorpidimento ad entrambe i piedi! All'inizio avevo l'impressione che mancasse proprio la circolazione! In data 20/3 faccio prelievo di controllo e si riscontra ematocrito a 48! Dove sono in cura dicono che il problema è compatibile con la patologia e con i valori ed in data 21/3 mi viene praticato un salasso per oltre 450 ml.
Purtroppo i sintomi non regrediscono ed oggi 25/3 effettuo elettromiografia che evidenzia: "segni di sofferenza neurogena periferica cronica dei muscoli surale e tibiale". Già fissata visita presso neurologo!
Domanda: può l'oncocarbide provocare danni ai nervi o comunque una neuropatia sul lungo periodo? Mi potrebbe convenire sospendere il trattamento? Potrebbe essere un sintomo/causa della malattia?
Premesso che valuterò tutte le ipotesi possibili (possibile ernia discale) vi sarei molto grato se poteste darmi un vostro parere al riguardo.
Vorrei inoltre sapere se poteste dirmi qualcosa circa il rischio cui incorre il paziente policemico recandosi in montagna.
Grazie in anticipo ed un cordiale saluto
(Giovanni)


Risposta

Di norma l'Oncocarbide non causa neuropatia e da quanto lei descrive √® pi√Ļ probabile che il problema, insorto comunque dopo un periodo di attivit√† sci-alpinistica, possa essere ricondotto ad una causa primitivamente neuro-muscolare (visto anche l'esito della elettromiografia). Ponga comunque molta attenzione a che l'ematocrito non superi mai il 45%. Il rispetto di questa soglia √® anche importante per poter affrontare gite in montagna, dove il paziente con policitemia vera non corre particolari rischi, evitando comunque permanenze prolungate (giorni) e sforzi fisici continui sopra quote elevate.


(25 marzo 2019 - ore 16:11) - Eritropoietina e rottura di milza

Buongiorno, sono malato di mielofibrosi (post trombocitemia ) dal 2016, con grave splenomegalia 26 cm, ma asintomatica. In cura dal luglio 2017 con Jakavi 20 mg per due/die e da febbraio con Binocrit 40000/U alla settimana per anemia (mediamente 88-90 g/L); ultima trasfusione aprile 2018, da quando prendo EPO emoglobina 94 g/L mi è stato segnalato che l'uso di EPO in pazienti con milza superiore a 5 cm dall'arcata costale è pericoloso per possible rottura della milza. Questa segnalazione mi ha molto preoccupato, avrei piacere di conoscere la vostra opinione in proposito e quindi se posso continuare la cura con Binocrit. Grazie infinite.
(Giovanni)


Risposta

La rottura di milza, anche nel caso di splenomegalie importanti, è un evento non molto frequente nelle malattie mieloproliferative. Non risulta confermato che l'uso di eritropoietina aumenti questo rischio e pertanto non sembrano esserci controindicazioni in questo senso a proseguire la terapia con Binocrit.


(22 marzo 2019 - ore 11:47) - Sperimentazione pacritinib e fedratinib

Mi dite dove si fa la sperimentazione del pacritinib e fedratinib e se si può entrare in un protocollo?
(Donato)


Risposta

Al momento non sono aperti trial clinici in Italia per questi 2 farmaci ma dovrebbero partire nuovi studi a breve. Potremo essere pi√Ļ precisi fra qualche mese, ci ricontatti al riguardo.


(21 marzo 2019 - ore 14:14) - Valori elevati della esterasi leucocitaria

Gentili dottori,
ho 56 anni e una trombocitemia essenziale JAK2 positivo. Nelle ultime analisi mi è stata riscontrata una esterasi leucocitaria (valore 70) e, a parte questo dato, l'esame delle urine ha tutti i valori normali. La mia patologia può avere a che fare con quanto rilevato nelle u e i e? Grazie.
(Stefania)


Risposta

Una positività con valori elevati della esterasi leucocitaria nell'esame delle urine indica con buona probabilità la possibilità di un'infezione delle basse vie urinarie. In ogni caso non ci dovrebbe essere relazione con la trombocitemie essenziale e le consiglio di parlarne col suo medico di base.


(21 marzo 2019 - ore 13:29) - Policitemia vera ed attività fisica 2

Salve, allacciandomi alla domanda precedente sull'attività fisica agonistica e la PV, chiedo se le stesse indicazioni date valgono anche per la TE in soggetti sui 40 anni e in cura solo con antiaggregante. Grazie.


Risposta

Le stesse considerazioni fatte per attività fisica agonistica e PV valgono anche per la TE, prestando molta attenzione ad evitare sport di contatto o comunque a rischio di traumi, specie per i soggetti, come lei, che sono in terapia con antiaggregante.


(20 marzo 2019 - ore 23:11) - Policitemia vera e sildenafil

Salve, vorrei chiedere se esistono correlazioni note tra la policitemia vera e la disfunzione erettile, se quindi la prima può essere causa/concausa della seconda e se una eventuale assumzione di sildenafil debba essere semplicemente valutata con attenzione dallo specialista oppure se è sconsigliata a priori perché non compatibile con la malattia. Grazie.
(Flavio)


Risposta

Un'associazione fra malattie mieloproliferative croniche (in particolare policitemia vera) con la disfunzione erettile e pi√Ļ in generale con disturbi della sfera sessuale √® stata descritta in passato. Tuttavia, prima di attribuire la comparsa di questi disturbi, ed in particolare la disfunzione erettile, alla malattia √® opportuno sentire il parere di uno specialista urologo che posso indagare a fondo le possibili cause.
Per quanto riguarda l'assunzione di sildenafil, non vi è una controindicazione assoluta ad un uso occasionale del farmaco in pazienti con buon controllo ematologico della malattia, in particolare con ematocrito inferiore al 45%. Tuttavia, considerando i possibili effetti collaterali del farmaco sarebbe opportuno sentire il parere, oltre che del suo ematologo, anche di un cardiologo.


(18 marzo 2019 - ore 10:32) - Policitemia vera ed attività fisica

Salve, sono policitemico da circa 5 anni, ho 58 anni, in cura con cardioaspirina e salassi una/due volte l'anno. Pratico il ciclismo due-tre volte a settimana e ogni tanto qualche gara su strada, ultimamente ho subito alcuni infortuni di carattere muscolare che prima non avevo mai accusato, contratture, stiramenti e ultimamente uno strappo muscolare.
Volevo chiedere se può dipendere dalla malattia o dai salassi questa fragilità muscolare.
Grazie per il vostro puntuale e prezioso consiglio.
(Massimo)


Risposta

L'attività sportiva in pazienti affetti da policitemia vera non è controindicata a patto che il praticante eviti sforzi intensi e sudorazioni profuse senza un adeguata integrazione di liquidi. Eviterei comunque competizioni agonistiche anche di tipo dilettantistico che implichino sforzi intensi o prolungati. Riguardo gli infortuni muscolari, non vi è un rapporto diretto con la presenza della malattia né con i salassi.


(17 marzo 2019 - ore 12:12) - Neoplasie mieloproliferative inclassificabili

Buongiorno, a mio figlio di 31 anni gli è stata diagnosticata dopo la BOM una neoplasia mieloproliferativa inclassificabile (piastrine alte da 480 a 590 dall'eta di 25 anni, milza lievemete ingrossata); vorrei sapere se resterà sempre inclassificabile o con gli anni in base agli esami si riuscirà a capire di quale malattia si tratti? L'ematologo ha detto che è inutile rifare BOM in quanto è stata eseguita correttamente.
Mi domando come mai il patolo non riesca a identificarla?
P.S: mio figlio è risultato positivo alla mutazione JAK2.
Grazie.
(Loriana)


Risposta

Succede talvolta che, nonostante un esame istologico approfondito e nonostante la presenza di una mutazione del gene JAK2, come nel caso di suo figlio, il patologo non riesca a definire di quale tipo di malattia mieloproliferativa si tratti, pur nella certezza che vi siano reperti compatibili con una tale diagnosi. Una ripetizione in tempi brevi della biopsia ossea in effetti non sarebbe probabilmenrte risolutiva e la diagnosi di malattia mieloproliferativa cronica inclassificabile rimarrebbe (e del resto è ammessa anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità). E' comuqnue possibile che, ad una valutazione successiva del midollo osseo ed in presenza di una evoluzione clinico- laboratoristica della malattia, sia possibile giungere ad una identificazione del tipo di neoplasia mieloproliferativa.


(14 marzo 2019 - ore 18:58) - Interferone Pegilato, idrossiurea e policitemia vera

Bravissimi Ricercatori, molto interessanti e di grande aiuto le vostre informazioni sulle malattie mieloproliferative.
Recentemente mi ha scoraggiato un vostro parere scettico su un quesito dell'11 marzo c.a. circa la prescrivibilità, a breve, dell'interferone pegilato, già approvato dall'EMA ma non ancora dall'AIFA.
Ho52 anni, da due affetto da policitemia che controllo con aspirina e salassi. L'ematologo che mi segue mi ha parlato di eventuale utilizzo di oncocarbide e non Vi nascondo che detto farmaco mi incute terrore soltanto nominandolo: è un chemioterapico quindi incide anche sulle cellule sane e talvolta è anche leucemogenico.
Numerosi articoli di professionisti qualificati hanno fatto nascere in me fiducia e alimentato speranza nell'interferone pegilato, da tempo indicato nelle linee guida europee, raccomandato nei pazienti giovani perch√© risultato pi√Ļ sicuro, "rallenta, blocca, modifica la crescita delle cellule patologiche, regola le risposte del sistema immunitario e non ha fatto rilevare casi di evoluzione in leucemia". Confermato il giudizio positivo anche nello studio PROUD_PVdi fase 3. In Italia detto farmaco √® utilizzato solo da pazienti entrati in protocollo di studio. Certamente l'interferone pegilato non √® il toccasana, ha bisogno di ulteriori applicazioni cliniche, ma l'oncocarbide √® ormai superato ovunque ed il ruxolinitib, tanto esaltato, a quanto si legge, agisce sui sintomi e non sul meccanismo molecolare che determina la malattia.
Perché i Vertici della Sanità tacciono in proposito? Forse la presenza dell'interferone potrebbe oscurare altri farmaci meno efficaci con pesante danno economico per le società farmaceutiche e anche per per il SSN? O forse di tale situazione i responsabili siamo noi pazienti, TROPPO PAZIENTI, incapaci di unirci tutti per scuotere i Vertici della Sanità che non hanno risposto neppure alle interrogazioni parlamentari sulla mancata prescrivibilità dell'interferone?.
Vi ringrazio sentitamente per ciò che fate per noi.
(Demetrio)


Risposta

Capisco il suo scoraggiamento dopo quanto abbiamo detto riguardo la disponibilità del PEG-interferon per la policitemia vera. Tenga comunque conto che i tempi "burocratici" per l'approvazione di un farmaco sono estremamente variabili ma, soprattutto, non abbia questo atteggiamento di paura verso l'idrossiurea (Oncocarbide): infatti, se è pur vero che si tratta di un "vecchio" farmaco e che non è in grado di distinguere fra cellule sane e cellule malate, è altrettanto vero che
1) in molti casi resta il farmaco di prima scelta per la cura della Policitemia vera;
2) è molto maneggevole;
3) è scevro da pesanti effetti collaterali e soprattutto
4) non vi sono evidenze scientifiche che possa causare una leucemia secondaria al suo uso. In genere, è ritenuto un farmaco piuttosto sicuro.
Nonostante evidenze sperimentali indichino che, in effetti, l'interferone è in grado in alcuni casi di incidere sulla biologia della malattia, tuttavia mancano studi di confronto che ne evidenzino la netta superiorità rispetto alle terapie attualmente disponibili.
Infine, riguardo il ruxolitinib, non è ancora dimostrato che abbia effetti certi sui meccanismi di malattia ma certamente si è rivelato un ottimo farmaco per il controllo dei sintomi associati alla malattia ed anche, in molti casi, dei valori emocromocitometrici.


(14 marzo 2019 - ore 18:46) - Jakavi ed anemia

Buonasera sono una donna di 48 anni affetta da trombocitemia dal 1998 JAK2 negativo, Carl 1. Mutato in cura con anagrelide e aspirinetta. Da un paio d anni trasformata in mielofibrosi grado 3. Ad oggi emoglobina 9.5, piastrine 600, milza 13; mi è stato proposto di passare a jakavi. Non sono molto convinta dato che sento molti pareri non buoni per l anemia. Cosa mi consigliate?
(Sabrina)


Risposta

La comparsa o l'aggravamento di una preesistente anemia sono possibili effetti collaterali noti del Jakavi. Tuttavia, nel caso in cui sussista l'indicazione ad iniziare terapia con Jakavi, la possibile comparsa od aggravamento dell'anemia, non devono spaventare né il medico né il paziente. In molti casi modulando opporrtunamente il dosaggio del farmaco è possibile ottenere gli effetti terapeutici desiderati con un controllo accettabile degli effetti collaterali.


(13 marzo 2019 - ore 13:34) - TE e possibile trombosi

Salve, ho 37 anni con TE e piastrine 700, in cura con Cardirene 75 mg. A seguito di un ecocolordoppler di accertamento per l'idoneità sportiva ag. mi è stata riscontrata una formazione aggettante dal tetto dell'atrio destro e mi è stato detto di fare un ulteriore approfondimento per escludere che sia un coagulo data la mia piastrinosi. Può essere una probabile causa?


Risposta

Come certamente il suo medico curante le avrà detto la trombocitemia essenziale, di per sè e non strettamente in dipendenza del numero di piastrine, aumenta il rischio di eventi trombotici. La formazione aggettante descritta durante l'ecocolordoppler cui si è sottoposto potrebbe essere quindi una manisfestazione della sua malattia e va pertanto approfondita, come le è stato consigliato.


(12 marzo 2019 - ore 7:39) - Terapia con ruxolitinib e sopravvivenza/regressione delle MPN

Ci sono nuovi dati sul ruxolitinib sulla mortalità, sulla regressione della patologia o altro? Grazie.
(Fernando)


Risposta

Gli ultimi dati disponibili confermano l’efficacia del farmaco nel ridurre le dimensioni della milza e nel controllo dei sintomi, sia nella mielofibrosi primaria che nella policitemia vera, dove è efficace anche nel controllo dell’ematocrito. Nuovi dati certi che dimostrino un effetto sulla sopravvivenza non sono disponibili, così come sulla capacità di impedire o rallentare la trasformazione della malattia.
Anche riguardo la regressione della malattia (intendendo per regressione una diminuzione della fibrosi midollare, oppure del carico allelico mutazionale oppure degli elementi immaturi circolanti) non vi sono nuove evidenze certe al riguardo.


(11 marzo 2019 - ore 18:38) - Ginkgo Biloba nella Policitemia Vera

Gentili dottori, vorrei porvi una domanda: essendo affetto da quasi 3 anni da policitemia vera ed essendo in cura con cardiospirina da sempre, da un anno anche con oncocarbide e salassi al bisogno... posso prendere anche Ginkgo Biloba?
Io credo alle cure naturali e la mia erborista di fiducia, parlandole della Policitemia vera, mi avrebbe appunto consigliato questa pianta, perché controlla l'aumento delle piastrine e aiuta per trombosi ecc., ovviamente senza mai smettere né cardiospirina, né oncocarbide!!!
Lo prenderei in concomitanza con questi medicinali che mi ha prescritto l'ematologo Il Ginkgo Biloba ha controindicazioni per la mia malattia?
Grazie, grazie, grazie mille e tanti complimenti per il vostro lavoro e la vostra gentilezza.
(Giuseppe)


Risposta

Vengono riportate diverse proprietà del Ginkgo Biloba che vanno da effetti anti-ossidanti, al sostegno della memoria, alla capacità di inibire il PAF (Platelet Activating Factor), con conseguenti effetti anti-aggreganti, da cui deriva la proprietà attribuita al Ginkgo di prevenire (o favorire la prevenzione) delle trombosi. Tuttavia proprio questo effetto, in pazienti come lei che già assumono un anti aggregante, quale la cardioaspirina, sconsiglia l'assunzione del Ginkgo poiché si potrebbero avere effetti di potenziamento dell'azione anti- aggregante, con conseguente rischio emorragico.


(11 marzo 2019 - ore 15:15) - Ropeginterferon per la policitemia vera

Ho letto che il 21 febbraio scorso l'EMA ha approvato il ropeginterferon (Besremi) per la Policitemia Vera. L'approvazione dell'AIFA è a questo punto automatica? E quindi il farmaco diventerà prescrivibile, sebbene non ancora rimborsabile? Grazie mille.
(Donatella)


Risposta

L'approvazione EMA viene seguita dall'approvazione delle agenzie dei singoli stati. Non è automatico che le agenzie, nel nostro caso AIFA, approvino tutto quanto approvato dall'EMA; modifiche possono essere apportate, anche riguardo l'indicazione all'uso, che può essere limitato a casi particolari o a situazioni specifiche.


(10 marzo 2019 - ore 9:00) - Infezioni ed "esami del sangue"

Egregi Dottori,
vorrei chiedervi quali sono gli esami del sangue specifici per determinare se vi è una infezione batterica o no al fine di non assumere inutilmente antibiotici che, per personale esperienza, vengono prescritti troppo frettolosamente e/o facilmente senza tenere nel dovuto conto l'eventuale sviluppo alla "resistenza agli antibiotici stessi" che, come ormai noto, è diventato un problema molto diffuso e pericoloso. Inoltre, essendo io stesso portatore di MIELOFIBROSI POST POLICITEMIA VERA e quindi con un emocromo alquanto anomalo, vorrei anche sapere se i risultati dei suddetti esami fatti a chi è affetto da mielofibrosi sono comunque validi. In caso contrario, quali sono altri esami per avere una corretta indicazione?
Cordialmente.
(Riki)


Risposta

Esami del sangue che svelino un'infezione in atto sono innanzitutto le emocolture, che però rivelano solo quelle infezioni in cui l'agente patogeno è presente nel sangue. In maniera indiretta, la presenza di un'infezione nell'organismo è suggerita da un aumento dei globuli bianchi, in particolare nella loro componente di granulociti neutrofili o, talvolta, dei linfociti. Tuttavia non è necessariamente detto che un aumento dei globuli bianchi e dei granulociti neutrofili indichino un'infezione.
Infezioni di organi o apparati specifici vengono individuate mediante esami strumentali o colturali (per es. esame colturale delle urine per infezioni delle vie urinarie; radiografie o TAC del torace per infezioni polmonari ecc).
La presenza di una policitemia vera non ostacola l'interpretazione di questi esami così come non impedisce l'esecuzione di una emocoltura.


(09 marzo 2019 - ore 10:36) - Resistenza al ruxolitinib nella PV

Buongiorno,
52 anni, affetto da PV JAK2+ da circa 16 anni, in trattamento da circa 9 mesi con Ruxolitinib in quanto ero resistente all'oncocarbide (3 cps al giorno).
Da circa due mesi, dopo un periodo di benessere generale, sto notando la ricomparsa anche se in modo graduale, dei sintomi quali: prurito, indolenzimento al fianco sx per la mia splenomegalia che in questi mesi non si è minimamente ridotta, giramenti di testa. Gli esami del sangue però sono buoni, hct a 41, plt 200.000, g.b. 12.000, hgb 13.5.
Volevo sapere se è il caso di prendere in considerazione l'ipotesi di una resistenza al Jakavi e se affermativo, quali potrebbero essere eventualmente altre terapie alternative.
Grazie per l'attenzione. Cordiali saluti.
(Giuseppe)


Risposta

Da quanto riportato sembrerebbe che la terapia in atto sia in grado di controllare l’ematocrito, ma sia meno effice sui sintomi e la splenomegalia. Tuttavia, prima di parlare di resistenza al ruxolitinib, bisognerebbe conoscere il dosaggio attuale del farmaco e le dimensioni della milza. Potrebbe essere sufficiente un aumento del dosaggio; farmaci alternativi per i pazienti resistenti all'idrossiurea nei quali anche il ruxolitinib non è efficace, sono l'interferone (che però non è prescrivibile in Italia per la PV) oppure il busulfano.


(08 marzo 2019 - ore 19:11) - Effetti dell'oncocarbide sui valori emocromocitometrici

Policitemia vera da 3 anni. Età 71. In terapia con oncocarbide 500 mgr/die. Due domande:
1)la serie rossa e bianca è controllata mentre le piastrine molto meno, perché?
2)I GR sono calati a 3.500.000, ma non sono anemico perché l'Hb è 14mg%,però continuano ad aumentare di dimensioni(VCM 116), che significa?
(Fabrizio)


Risposta

Gli effetti che l'oncocarbide svolge sulle 3 serie emopoietiche (eritrociti, globuli bianchi e piastrine) sono in linea di massima di citoriduzione, cio√® di abbassamento dei valori. L'entit√† di questo abbassamento √® dipendente innanzitutto dal dosaggio. Nel suo caso il dosaggio √® relativamente basso. Inoltre, gli effetti dipendono anche dai valori iniziali delle conte di queste cellule e dalla loro sensibilit√† individuale al farmaco (che pu√≤ essere diversa da paziente a paziente). Pertanto √® probabile che nel suo caso o i valori di piastrine fossero molto alti inizialmente o che questa serie richieda un dosaggio un po' pi√Ļ elevato per ridursi maggiormente. Senza i valori numerici delle conte √® difficile dire di pi√Ļ. Invece, riguardo il volume dei globuli rossi √® noto che la terapia con oncocarbide ne determina un aumento.


(07 marzo 2019 - ore 8:23) - Durata degli effetti del Danatrol nell'anemia della mielofibrosi

Gentili ricercatori,
vi contatto per mia madre (74 anni) che circa un anno fa ha avuto una diagnosi di mielofibrosi. E' in cura con il Danatrol e la cardioaspirina e non sta assumendo il Ruxolitinib: la validità di questo approccio ci è stata confermata dal professor Vannucchi, da cui è stata visitata lo scorso novembre, in considerazione della sua sintomatologia.
Sin dall'inizio il problema principale è risultato l'anemia, con valori di emoglobina giunti a 7,1, con necessità di trasfusioni. Ne ha fatte in tutto 3, tra aprile e maggio scorso; poi, iniziata la cura con Danatrol (400 mg al giorno), i valori sono via via risaliti, stabilizzandosi oltre 9 a partire da agosto (fino ad un massimo di 10,01 a dicembre). Ultimamente, però, si è verificato un abbassamento: da un valore di 9,5 registrato il 23 gennaio si è passati a 8,8 nell'emocromo del 20 febbraio scorso. L'ematologo le ha suggerito di aumentare la dose di Danatrol ed ha quindi iniziato ad assumerne 600 mg al giorno.
Il nostro timore, comunque, è che stia già cessando l'efficacia del farmaco, quindi vorrei chiedervi qual è la durata media degli effetti del Danatrol sull'anemia da mielofibrosi, nei casi in cui tali effetti si riscontrino, come nel caso di mia madre?
Grazie per l'attenzione.
(Claudia)


Risposta

E' difficile poter dare dei tempi precisi di durata media degli effetti del Danatrol sull'anemia nella mielofibrosi. Infatti si osserva una grande variabilità andando da pazienti che hanno minimi o nulli benefici da questa terapia a pazienti con buone risposte anche per tempi molto lunghi. Nel caso della paziente, vi è stato certamente un beneficio, ottenuto in tempi brevi e stabilmente, almeno per 6-7 mesi, utilizzando una dose media di farmaco. Prima quindi di pensare che l'efficacia del farmaco stia scemando va valutata la risposta all'aumento di dose che giustamente è stato proposto dall'ematologo a fronte del calo dell'emoglobina riscontrato a febbraio. Normalmente se non vi è risposta a 600 mg al dì, si può considerare il farmaco inefficace.


(07 marzo 2019 - ore 5:42) - Splenectomia nella mielofibrosi

Nella mielofibrosi quali sono le indicazioni alla splenectomia?
(Rosa)


Risposta

Vi possono essere cause diverse, che vanno contestualizzate nell'ambito del quadro e della storia clinica del paziente. Tra le indicazioni principali vi sono: le dimensioni eccessive della milza, che non risponde pi√Ļ a terapie mediche che siano in grado di ridurla (per es. Jakavi o farmaci sperimentali) e l'anemia non responsiva a terapia e/o tale da indurre trasfusione dipendenza. Anche la pianificazione di un trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche pu√≤ essere preceduta da splenectomia nel caso di splenomegalie importanti e che non si possano ridurre in altro modo


(05 marzo 2019 - ore 19:19) - Come richiedere la ricerca della mutazione JAK2

Qual è la dicitura che deve usare il medico curante sulla impegnativa per la richiesta della mutazione JAK2?
(Maria)


Risposta

Normalmente basta chiedere: "ricerca mutazione V617F del gene JAK2", aggiungendo, se il laboratorio la esegue, la dicitura "analisi quantitativa".
In ogni caso lo specialista ematologo che la segue è perfettamente in grado di effettuare la richiesta.


(05 marzo 2019 - ore 9:47) - Terapia con Jakavi e carcinoma di Merkel

Buongiorno, mio papà è affetto da mielofibrosi post policitemia dal 2012 e prende jakavi da 15 mg. Pochi mesi fa è stato operato per un carcinoma cellule Merkel, ha fatto radioterapia ma ora ha 2 linfonodi molto ingrossati e dovrebbe iniziare terapia con Avelumab. Purtroppo l'uso di jakavi può comportare la comparsa per questo tumore.
Cosa consigliate: avete informazioni su come intervenire, esempio con la riduzione della concentrazione di jakavi o altro? Grazie per eventuali risposte.
(Barbara)


Risposta

La comparsa di neoplasie in corso di terapia con Jakavi √® stata descritta per alcuni tumori cutanei e vi sono segnalazioni della comparsa, meno frequentemente, di altri tumori, per i quali si attendono dati pi√Ļ definitivi. Nel caso del carcinoma a cellule di Merkel non vi sono dati a disposizione che possano permettere di associare questa neoplasia alla terapia con Jakavi n√© vi sono indicazioni specifiche su eventuali riduzioni del dosaggio o sospensione della terapia. Una decisione a tal proposito dipende anche da come il paziente sta rispondendo alla terapia in corso, dalla disponibilit√† di alternative terapeutiche e da interferenze con la somministrazione di Avelumab.
Per quest'ultimo aspetto è importante che venga consultato lo specialista oncologo che ne ha prescritto l'assunzione.


(04 marzo 2019 - ore 14:10) - Anti infiammatori ed ET

Ho una sciatica, posso prendere Voltaren 75 in fiale e muscoril? Ho Trombocitemia Essenziale. Grazie.
(Sergio)


Risposta

L'uso degli anti-infiammatori non steroidei in pazienti con ET deve essere fatto con molta cautela, tenendo conto del fatto che il paziente assuma o no una terapia anti-aggregante e del numero di piastrine.
Per conte piastriniche inferiori al milione ed in assenza di terapia anti-aggregante (aspirinetta) è possibile assumere del Voltaren fiale per brevi periodi di tempo, sotto controllo medico e previa assunzione di terapia gastro-protettiva. Nel caso di terapia anti-aggregante, la controindicazione alla terapia con Voltare non è assoluta ma andrà valutata in base al rapporto fra i rischi ed i benefici.


(03 marzo 2019 - ore 19:38) - Gravidanza e Policitemia Vera

Salve dottore,
ho 37 anni e soffro di policitemia vera e JAK2, sono da pochi giorni rimasta incinta e ho paura anche perch√© non ho avuto risposte certe dai medici perch√© alla mia et√† √® molto pi√Ļ raro il problema.
Per il momento sono in cura solo con la cardioaspirina e con salassi periodici. Vorrei sapere che cosa devo fare e come mi devo comportare, sono molto ansiosa ... Ho fatto le analisi oggi è ho 50.2 Hct.
(Keren)


Risposta

La gestione delle malattie mieloproliferative croniche Ph negative ed in particolare della policitemia vera durante la gravidanza è un problema che va affrontato in rapporto alle condizioni del paziente ed al suo grado di rischio. Con le informazioni limitate a disposizione, la terapia che sta attualmente seguendo con salassi ed aspirinetta sembra essere corretta. Sicuramente il suo specialista ematologo di riferimento sarà in grado di seguirla, in stretta collaborazione con il ginecologo, durante il decorso della gravianza e nel periodo post partum.


(03 marzo 2019 - ore 18:29) - Ruxolitinib per la trombocitemia essenziale

Buongiorno,
vorrei chiedere, qualora fosse possibile, alcune precisazioni in merito alla vostra risposta al mio quesito (25 febbraio 2019 - ore 3:07) - Trombocitemia Essenziale e Ruxolitinib¬Ě.
1) Gli studi clinici menzionati escludono che pazienti affetti da TE JAK2 positivi in caso di intolleranza o inefficacia della terapia tradizionale possano ancora controllare la malattia con Ruxolitinib, ovvero tali studi si limitano a verificare che i miglioramenti di due gruppi affetti da TE JAK2 positivi e trattati diversamente traggono medesimi o simili benefici?
2) Posso avere indicazioni maggiori su tali studi clinici per poterli consultare?
3) Sono consultabili e quali sono le norme o le disposizioni che vietano la prescrizione di Ruxolitinib in Italia ai pazienti affetti da TE JAK2 positivi o non approvino tale indicazione anche in caso di insensibilità o intolleranza alle terapie citoriduttive tradizionali?
Chiaramente tali norme sono discriminatorie ed estremamente lesive nei confronti dei pazienti affetti da TE JAK2 positivi ed ormai insensibili o intolleranti alle terapie citoriduttive tradizionali: per quale motivo nelle medesime condizioni di insensibilità o intolleranza alle terapie citoriduttive tradizionali i pazienti affetti da TE non possono ricorrere al Ruxolitinib e sono avviati precocemente al termine della loro esistenza contrariamente agli altri pazienti affetti da patologie causate ugualmente dalla mutazione JAK2?
(Luigi)


Risposta

Attualmente, in Italia come anche in Europa e negli Stati Uniti, non è possibile prescrivere ruxolitinib per la terapia della ET nell'ambito del sistema sanitario. Come precedentemente riportato nella risposta del 25 febbraio 2019, due studi pubblicati recentemente non hanno mostrato una evidente superiorità del ruxolitinib rispetto alle terapie normalmente usate (idrossiurea, anagrelide). Nel primo di questi (Verstovsek S et al; Blood 2017;130:1768-1771) ruxolitinib era in grado di indurre un modesto calo della conta piastrinica, evidente soprattutto nei pazienti con valori elevati di piastrine. Era comunque riportato un buon effetto sui sintomi soggettivi. Nel secondo studio (Harrison CN et a; Blood 2017;130:1889-97) pazienti con ET resistenti o intolleranti all'idrossiurea venivano trattati con ruxolitinib oppure con la migliore terapia disponibile: anche in questo caso non vi era una evidente superiorità del ruxolitinib in termini di remissione ematologica completa, di incidenza di trombosi, di emorragie o di trasformazione della malattia, tuttavia era riportato un miglioramento dei sintomi.
Oltre ai due articoli citati sopra e di cui può trovare un link nei principali motori di ricerca nella rete inserendo gli estremi riportati fra parentesi, le segnalo anche l'editoriale di Bose P e Verstovsek S: "Ruxolitinib for essential thrombocythemia?" pubblicato sulla rivista online Oncoscience nel 2017, volume 4, pag. 148. In questo editoriale vengono riportate le ragioni a favore e contro l'uso del ruxolitinib nella ET da parte di due esperti della materia.
Non è comunque escluso che in futuro l'indicazione del ruxolitinib possa essere estesa anche alla ET: infatti sono in corso nuovi trial clinici in pazienti con ET in cui ruxolitinib viene valutato rispetto alla terapia con anagrelide (lo studio può essere consultato sul sito www.clinicaltrials.gov collegamento esterno ed è identificato dalla sigla NCT03123588) oppure in cui ruxolitinib viene valutato rispetto alla terapia con anagrelide o interferone (anche questo studio può essere consultato sul sito www.clinicaltrials.gov collegamento esterno ed è identificato dalla sigla NCT02962388) oppure in cui ruxolitinib viene valutato rispetto alla miglior terapia disponibile (lo studio può essere consultato sul sito www.clinicaltrials.gov collegamento esterno ed è identificato dalla sigla NCT02577926).
Riguardo le norme, la non prescrivibilit√† del ruxolitinib, al momento, per la ET deriva appunto dalla mancanza evidente (finora) di una sua superiorit√† rispetto alle terapie attualmente disponibili; dal fatto che la ET √®, rispetto alla PV o alla mielofibrosi, una malattia dal decorso pi√Ļ indolente; dai costi del farmaco (che pesano in mancanza della suddetta superiorit√† clinica); e dal fatto che la terapia con ruxolitinib non √® scevra da effetti collaterali anche importanti quali per esempio i rischi infettivi. Tali rischi, per quanto controllabili, possono essere accettati per malattie a prognosi meno buona della ET come per esempio la mielofibrosi ma potrebbero essere messi in discussione per una malattia come la ET che, a parte alcuni casi, ha di solito un decorso meno aggressivo con sopravvivenze, per molti pazienti, simili a quelle della popolazione di controllo.


(03 marzo 2019 - ore 14:43) - Internet e terapia citostatica

Sono affetta da policitemia vera dal 2008, assumo oncocarbide, adesso dopo molti anni noto i globuli rossi bassi, ho pensato che uso molto la chiavetta internet per collegarmi a internet per un paio di ore circa al giorno, vorrei sapere se fa male e mi avrebbe provocato anemia, dato che uso anche oncocarbide.


Risposta

Non sono noti effetti derivanti dall'uso di dispositivi di collegamento ad Internet mentre si sta assumendo terapia citostatica, né sono stati prodotti dati su correlazioni fra l'uso di internet e la patogenesi della Policitemia Vera.


(03 marzo 2019 - ore 12:51) - Augmentin e Jakavi

Buongiorno gentilissimi, affetta da mielofibrosi idiopatica e in trattamento con jakavi, vorrei sapere se posso assumere l'Augumentin per un'infezione alle vie urinarie. Grazie mille.
(Rosa)


Risposta

Può assumere Augmentin, se non vi sono specifiche controindicazioni note al prodotto da parte sua.


(02 marzo 2019 - ore 13:00) - Variazioni del dosaggio di Jakavi ed astenia

Buongiorno, mio padre quasi 80 anni è affetto da milofibrosi e in cura on jakavi 15 + 15 da un anno, ultimamente si sente particolarmente stanco. Volevo chiedere se aumentare la dose a 20 + 20 potrebbe avere effetto sull'astenia oppure produrrebbe un aumento dell'anemia e se occorrerebbe prendere ancora bactrim e aciclovir come all'inizio del trattamento con jakavi.
Inoltre, nel caso dovesse in seguito tornare alla dose 15 +15 potrebbe esserci un peggioramento?
Grazie mille. Buona giornata.
(Daniela)


Risposta

L'astenia di suo padre può dipendere da diverse cause che andrebbero appurate; tuttavia è improbabile che un aumento a 20+20 di Jakavi possa avere un effetto positivo sull'astenia mentre, al contempo, potrebbe peggiorare i livelli di emoglobina.
Riguardo Bactrim ed Aciclovir, è impossibile rispondere se non vengono specificate le ragioni per le quali ha eseguito queste terapie in passato.
Sul passaggio ad un dosaggio inferiore, in particolare da 20+20 a 15+15, non √® detto che vi debba essere necessariamente un peggioramento ma dipende anche dalla risposta che il paziente ha avuto al dosaggio pi√Ļ alto.


(01 marzo 2019 - ore 10:24) - Policitemia e carenza di ferro

Soffro di policestemia vera e ho mancanza di ferro e molto basso lo posso prendere grazie.
(Maria)


Risposta

Le informazioni riportate sono molto scarse per entrare nel dettaglio. Tuttavia, in linea di massima, una carenza marziale nei pazienti affetti da policitemia vera ha effetti positivi sui valori di emoglobina e dell'ematocrito e, salvo casi di carenze severe o sintomatiche, non richiede trattamento.


(28 febbraio 2019 - ore 20:19) - Mielofibrosi e LDH

Buonasera, mio padre è affetto da mielofibrosi e trattato da un anno con jakavi 15 piu 15. Recentemente c'è stato un aumento del livello di LDH, si tratta di un market tumorale? Significa che la malattia sta peggiorando? Significa distruzione di tessuti quindi fibrosi?
Grazie mille.
(Daniela)


Risposta

Buongiorno Daniela,
la latticodeidrogenasi (LDH) √® un enzima dosabile nel sangue presente in numerosi tessuti dell'organismo, tra cui anche il sistema emopoeitico. Oltre ad essere un indice di distruzione cellulare (per liberazione nel sangue dell'enzima contenuto nelle cellule), l'LDH √® considerato anche un indice di proliferazione cellulare (ma non di fibrosi), pertanto un incremento dell'LDH nel sangue √® di frequente riscontro nei pazienti con mielofibrosi e pi√Ļ in generale con malattie mieloproliferative croniche, che biologicamnete si caratterizzano per l'appunto per un aumento della proliferazione cellulare a livello del sistema emopoietico.
Uno studio recente suggerisce che nei pazienti con Mielofibrosi Primitiva la presenza alla diagnosi di un'importante incremento dell'LDH (>1000 U/L) √® un indicatore di comportamento biologico pi√Ļ aggressivo ed √® stato correlato a prognosi peggiore rispetto ai pazienti con LDH <1000 U/L (Shah, Sahrish, et al. "Marked elevation of serum lactate dehydrogenase in primary myelofibrosis: clinical and prognostic correlates." Blood cancer journal 7.12 (2017)).
In linea generale, durante il decorso della malattia ematologica, un incremento del valore di LDH, pur potendosi associare ad un'evoluzione della malattia, in molti casi rappresenta invece un'oscillazione transitoria legata a fattori il pi√Ļ delle volte ignoti. Per tale motivo, √® necessario valutare l'entit√† dell'incremento, la sua tempistica e contestualizzare l'incremento sulla base di condizioni cliniche concomitanti.


(28 febbraio 2019 - ore 18:33) - IX Giornata Fiorentina dedicata ai Pazienti con Malattie Mieloproliferative Croniche

Gradirei avere notizie in merito alla prossima IX giornata fiorentina dedicata ai pazienti con malattie mieloproliferative croniche. Grazie.
(Giusi)


Risposta

Buongiorno Giusi,
La IX Giornata Fiorentina dedicata ai Pazienti con Malattie Mieloproliferative Croniche, che dal 2010 si svolge regolarmente a Firenze a cura del CRIMM (Centro di Ricerca e Innovazione per le Malattie Mieloproliferative) coordinato dal Prof. Alessandro Vannucchi, si terrà da quest'anno ogni 2 anni. Pertanto non è prevista l'edizione del 2019 e il prossimo evento verrà organizzato verosimilmente ad aprile 2020. Sul sito AGIMM è possibile trovare tutti gli aggiornamenti relativi all'evento (http://www.progettoagimm.it/).


(27 febbraio 2019 - ore 20:19) - Paziente con Policitemia Vera

Buon pomeriggio,
ad inizio 2017, per il riscontro di piastrinosi isolata persistente, il mio ematologo, che mi segue dal 2004 per un linfoma splenico della zona marginale, leucemizzato, ora pregresso dopo una CHOP, mi ha fatto fare la ricerca della mutazione del JAK2 V617F a cui sono risultata positiva con il 43% degli alleli mutati, indicando la presenza di una malattia mieloproliferativa cronica colta casualmente in una fase presintomatica. Purtroppo a seguito dei successivi esami ematochimici, oltre all'aumento delle piastrine sono stati riscontrati aumenti progressivi che si attestano ad oggi essere: Hb 15 g/dl, Eritrociti 5.39/őľL, Ematocrito 45.2%, Leucociti 7.70/őľL, Piastrine 588/őľL, Eritropoietina 1,03 mU/mL, Bassa sideremia, LDH sopra la norma ed assenza di splenomegalia e di sintomi sistemici. Da questi valori il mio ematologo mi ha diagnosticato una Policitemia Vera, senza bisogno di fare una biopsia osteomidollare.
Sebbene il mio ematologo scriva che per controllare questa patologia bisognerebbe contenere il valore ematocrito entro il 45% e che è indicato quindi il trattamento citoriduttivo con Oncocarbide, mi chiedo perché indugi ancora a prescrivermelo, facendomi continuare i controlli ematochimici ogni 2 mesi e ad assumere la Cardioaspirina, che già prendo dal 2015. Aspetta forse che il mio ematocrito si avvicini al 46%?
Ho 68 anni e il salasso me lo ha sconsigliato per la mia minuta struttura fisica
. Dato che ho letto che dopo i 60 anni è fortemente consigliato Oncocarbide, vorrei avere una vostra opinione in merito. Grazie mille.
(Eleonora)


Risposta

Buongiorno Eleonora, la diagnosi delle malattie mieloproliferative croniche, tra cui Policitemia Vera, Trombocitemia Essenziale e Mielofibrosi Primitiva, si basa su determinati criteri revisionati nel 2016 da parte della Organizzazione Mondiale della Sanità. Relativamente alla Policitemia Vera, la diagnosi può essere posta in presenza di tutti e tre i seguenti criteri: 1) aumento di emoglobina (>16.5 g/dL negli uomini e >16.0 g/dL nelle donne) e/o ematocrito (>49% degli uomini e >48% nelle donne); 2) presenza della mutazione a carico del gene JAK2; 3) istologia suggestiva alla biopsia osteomidollare.
In una minoranza di casi, in assenza della mutazione del gene JAK2, la diagnosi di Policitemia Vera può essere posta in presenza di valori ematici di eritropoietina ridotta, purché siano presenti gli altri 2 criteri di cui sopra (emoglobina e/o ematocrito incrementati ed istologia suggestiva). Inoltre, la biopsia osteomidollare può non essere necessaria qualora sia presente un'eritrocitosi importante (emoglobina e/o ematocrito >18.5 g/dL e >55.5% nell'uomo e >16.5 g/dL e > 49.5% nella donna, rispettivamente) e siano presneti sia la mutazione di JAK2 che livelli di eritropoeitina ridotti. Nel suo caso, sulla base dei valori di ematocrito ed emoglobina riportati nella domanda e alla luce della mancanza del dato istologico della biopsia osteomidollare, non sarebbe possibile porre diagnosi certa di Policitemia Vera (quanto meno con i dati a mia disposizione) e sarebbero indicati ulteriori accertamenti.
Allo stesso modo, il trattamento delle malattie mieloproliferative si basa su linee guida condivise che sono il frutto di studi clinici e collaborazioni tra esperti internazionali. In linea generale, i soggetti con diagnosi di Policitemia Vera di età superiore a 60 anni (come nel suo caso) e/o con precedenti eventi trombotici sono considerati ad alto rischio, inteso come rischio di sviluppare trombosi. Per tale motivo, oltre all'aspirina a basso dosaggio e al salasso (con l'obiettivo di mantenere l'ematocrito inferiore al 45%), è indicata la terapia citoriduttiva, in genere a base di Oncocarbide. Tuttavia, trattandosi di un farmaco citoriduttivo, l'Oncocarbide deve essere impiegata con cautela e solo dopo un'accuarata valutazione medica nei pazienti precedentemente esposti a trattamento chemioterapico.
Pertanto ritengo che nel suo caso il ritardo nell'introduzione della terapia citoriduttiva da parte del suo ematologo sia da attribuire, giustamente, alla sua precedente storia di linfoma sottoposto a chemioterapia. Sulla base dei dati clinici e di laboratorio a disposizione, riterrei tuttavia necessaria un'attenta rivalutazione della diagnosi ematologica allo scopo anche di valutare il miglior approccio terapeutico, con particolare riferimento all'eventuale ricorso al salasso.


(27 febbraio 2019 - ore 00:11) - Paziente con Policitemia Vera

Buonasera! Ho 67 anni, nel 2000 colpita da sindrome di Wallenberg, in cura da allora con enapren, cardioaspirina. In terapia con eutirox per tiroidite di hashimoto. Policitemia vera dal 2013, ad oggi assumo oncocarbide, 14 compresse a settimana, emocromoxel 14/1 ematocrito a 49, emoglob.15.6, esami del 18/2 ematocrito 50 emoglob. 16.1. Fatto salasso... dopo 6 anni possibilit√† di evoluzione malattia? Nel 2000 colpita da sindrome di Wallenberg. Consigliati nuovi esami pi√Ļ approfonditi? Grazie.
(Katia)


Risposta

Buonasera Katia,
la storia evolutiva della Policitemia Vera pu√≤ prevedere la progressione verso una forma di mielofibrosi e/o verso una forma di leucemia acuta. Secondo i pi√Ļ recenti dati provenienti dalla letteratura scientifica, il rischio di evoluzione in mielofibrosi a 10 anni dalla diagnosi √® di circa il 5-6%, mentre per quanto riguarda l'evoluzione in leucemica acuta il rischio calcolato a 10 anni dalla diagnosi √® di circa il 2-14% (Cerquozzi, S., and A. Tefferi. "Blast transformation and fibrotic progression in polycythemia vera and essential thrombocythemia: a literature review of incidence and risk factors." Blood cancer journal 5.11 (2015)). Per quanto riguarda ulteriori approfondimenti diagnostici, in presenza di una diagnosi accurata di Policitemia Vera basata sui pi√Ļ recenti criteri dell'Organizzazione Modniale della Sanit√† (brevemente: incremento di emoglobina/emotocrito, presenza di una mutazione a carico dei geni di JAK2, CALR o MPL e caratteristiche istologiche suggestive alla biopsia ostemidollare), non trova indicazione nessuna ulteriore indagine di inquadramento della malattia ematologica. Risulta invece di fondamentale importanza il corretto trattamento della malattia mieloproliferativa, attraverso la correzione di eventuali fattori di rischio cardiovascolare, l'assunzione di aspirina e Oncocrabide e l'eventuale ricorso al salasso con l'obiettivo di mantenere l'ematocrito inferiore al 45%.


(26 febbraio 2019 - ore 20:31) - Paziente con Policitemia Vera

Salve, ho 51 anni, da gennaio 2018 sono in cura con salassi ogni mese (anche 2) e ticlopidina. La diagnosi √® poliglobulia JAK2 negativo. Epo inferiore a 3, poligrafia negativa per apnee, lastra torace negativa, spilometria negativa, eco addome milza nella norma e 2 aree ipoecogene, fegato ingrossato, ampia ernia iatale scivolata (intolleranza gastroprotettori e cardioaspirina), analisi nella norma, soltanto globuli rossi emoglobina in ematocrito alto, fibrinogeno alto, colesterolo e trigliceridi alti, pressione nella norma fino a 2 mesi fa poi, dopo ipotensione successiva ai salassi, mi dicono che non posso fare pi√Ļ salassi per portare ematocrito sotto i 45 ma fino a 49. Naturalmente il prurito aumenta, mani e piedi si addormentano, mal di testa (bruciore) sudorazione notturna.
Prendo vitamina D per via osteoporosi e da un po' dolore anomalo a tutte le giunture e alle ginocchia.
Ora mi chiedo, visto che dopo un anno di salassi emocromo scende (mai sotto 46) e poi risale subito ma la pressione e bassissima (circa 80/100 su 60/80) c'è qualche consiglio al posto dei salassi? Non bevo e non fumo da 1 anno e mezzo. Bom negativa per PV. Grazie.
(Giulia)


Risposta

Buongiorno Giulia,
l'assenza della mutazione del gene JAK2, unitamente all'istologia negativa per malattia mieloproliferaiva, non consente di porre diagnosi di Policitemia Vera. Pertanto, in assenza di una diagnosi certa di Policitemia Vera, non √® possibile valutare la reale necessit√† e indicare il trattamento pi√Ļ adatto al suo caso.
Dal mio punto di vista, se non ancora eseguito, sarebbe utile valutare lo stato mutazionale delle altre due mutazioni generalmente coinvolte nell'insorgenza della malattie mieloproliferative croniche, ovvero le mutazioni dei geni CALR o MPL, la cui mutazione sarebbe altamente suggestiva di malattia mieloproliferativa cronica. Qualora fossero negative, si porrebbe la necessità di escludere qualsiasi altra possibile causa di eritrocitosi primitiva e secondaria. Nel caso in cui non fosse identificabile alcuna causa primitiva o secondaria di eritrocitosi, si dovrebbe parlare in questo caso di eritrocitosi idiopatica, un'entità non ben definita per la quale non esistono ad oggi dati certi e condivisi riguardo l'approccio terapeutico. Pur essendo stata definita anche eritrocitosi "pura" o "benigna", alcuni studi di vecchia data e di piccole dimensioni hanno comunque messo in evidenza un'incremento del rischio di trombosi anche nei pazienti con diagnosi di eritrocitosi idopatica. Per questo motivo, il trattamento a base di salassi è generalmente indicato in caso di ematocrito superiore al 54% con l'obiettivo di mantenerlo inferiore al 45%, ma può essere indicato anche nei pazienti con ematocrito inferiore al 54% in presenza di pregressi eventi trombotici, fattori di rischio cardiovascolare o segni ischemici.
Il trattamento citoriduttivo è invece controindicato nei pazienti con diagnosi di eritrocitosi idiopatica (McMullin, Mary Frances. "Diagnosis and management of congenital and idiopathic erythrocytosis." Therapeutic advances in hematology 3.6 (2012)).
Il mio consiglio rimane quello di ottenere il miglior inquadramento possibile della condizione ematologica allo scopo di ottimizzare al meglio l'eventuale trattamento.


(25 febbraio 2019 - ore 14:57) - Paziente con Policitemia Vera

Buongiorno, sono affetta da Policitemia Vera dal 2003, ho 56 anni e lo scorso 11 gennaio ho iniziato ad assumere oncocarbide (1 compressa al giorno) per splenomegalia e spiccata carenza di ferro per salassi. Ultimo emocromo (20/02/19): ematocrito 46,5% ma la Dottoressa che mi segue mi ha detto che non mi faceva fare il salasso perché troppo anemica. Siccome il tempo che viene dedicato ai pazienti è cronometrato, purtroppo non ho potuto fare le seguenti domande? Andrà bene il dosaggio dell'Oncocarbide? Come mai è salito l'HCT? Perché per la prima volta dopo 15 anni la Dottoressa ha deciso di sforare dalla soglia del 45%? Non so se le domande sono pertinenti su questa pagina. Grazie.
(Monica)


Risposta

Buongiorno Monica,
il dosaggio dell'Oncocarbide viene impostato e progressivamnete aggiustato sulla base dell'efficacia in termini clinici (controllo di sintomi e splenomegalia) ed ematologici (controllo di emoglobina e/o piastrine e/o globuli bianchi) e sulla base della tossicità ematologica e non ematologica, con l'obiettivo di raggiungere la minor dose in grado di garantire un buon controllo clinico ed ematologico con i minori effetti avversi. Per tale motivo, il trattamento con Oncocarbide viene generalmente avviato ad un dosaggio basso (come nel suo caso) che viene successivamente modificato dall'ematologo sulla base dell'andamento dell'emocromo e del controllo dei disturbi associati alla malattia.
L'incremento dell'ematocrito rappresenta una caratteristica tipica della Policitemia Vera per cui non c'√® nulla di cui stupirsi. Non so dirle il motivo per cui il suo ematologo abbia "sforato" la soglia del 45%. Tuttavia, allo scopo di ridurre quanto pi√Ļ possibile il rischio di trombosi, √® altamente raccomandato mantenere l'ematocrito inferiore al 45% attraverso l'impiego del salasso ed eventualmente della terapia citoriduttiva in base alla classe di rischio del paziente.


(25 febbraio 2019 - ore 10:05) - Policitemia Vera e astenia

Policitemia vera diagnosticata 3 anni fa. Età 71 anni. Con oncocarbide 500 mg una cp a giorni alterni: Hb 14,GB 3500, piastrine 300000, Htc 40%.
Domanda: da diversi mesi accuso discreta fatica a sforzi moderati, per esempio spostare un peso per brevi tratti o zappare l'orto. Prima di questo periodo non mi succedeva. Avverto la fatica soprattutto nei muscoli senza dispnea. Assumo anche farmaci per ipertensione(calcio antagonista + alfa litico) ed ho moderata insufficienza renale. Ci sta con la malattia?
(Fabrizio)


Risposta

Buongiorno Fabrizio,
la presenza di una generica sensazione di stanchezza, comunemente chiamata astenia, che tende talora a peggiorare nel tempo √® di comune riscontro nei pazienti con Policitemia Vera e pi√Ļ in generale con malattie mieloproliferative croniche. Tuttavia, √® necessario considerare che, in alcuni casi, un improvviso e inaspettato peggiormento della sensazione di stanchezza e affaticamento pu√≤ essere secondario ad un peggioramento dell'anemia legato, tra le altre cause, ad un effetto tossico dell'Oncocarbide sul midollo osseo oppure alla naturale evoluzione della malattia ematologica. Alternativamente, potrebbe essere necessario escludere la presenza di cause non ematologiche, tra cui le pi√Ļ comuni sono quelle di natura cardiologica.
Si rivolga al suo ematologo di riferimento per valutare l'entità della sintomatologia e, qualora necessario, per eventuali approfondimenti mirati.


(25 febbraio 2019 - ore 3:07) - Trombocitemia Essenziale e Ruxolitinib

Buongiorno,
ho avuto diagnosticata la TE nel 2004 ed ho avuto due episodi di TIA suppongo riconducibili ad eccessivo numero di piastrine che raggiunsero nei due eventi 900 mila. A seguito del primo episodio fu prescritto l'oncocarbide con esito positivo e abbassamento della conta piastrinica. Successivamente l'oncocarbide fu cambiato con l'anagrelide con pessimo risultato, con l'effetto che le piastrine risalirono a 900 mila ed un altro ricovero ospedaliero al termine del quale, verificata la mia intolleranza all'anagrelide e la sua inefficacia, fu ripristinata la terapia con oncocarbide.
Siamo adesso in una fase della malattia in cui l'oncocarbide al massimo dosaggio 1,5 g/die non riesce pi√Ļ a controllare il numero delle piastrine, gi√† arrivato a 700 mila. Considerata la inefficacia delle terapie tradizionali con anagrelide e oncocarbide ed la storia delle TIA, posso sperare che mi venga finalmente prescritto Jacavi o altro farmaco inibitore di JAK2?
(Luigi)


Risposta

Buongiorno Luigi,
ad oggi né il ruxolitinib né altri farmaci inibitori di JAK2 sono approvati in Italia o all'estero per il trattamento della Trombocitemia Essenziale. Questo perché dagli studi clinici condotti recentemente in pazienti con Trombocitemia Essenziale trattati con ruxolitinib, quest'ultimo non si è dimostrato superiore rispetto alla terapia convenzionale. Pertanto, anche in caso di intolleranza o inefficacia della terapia tradizionale, non è possibile accedere al ruxolitinib.
Le alternative terapeutiche sono il proseguimento del trattamento con Oncocarbide, che sembrerebbe essere ben tollerato e parzialmente in grado di controllare la conta piastrinica, oppure l'impiego di altri farmaci citoriduttori.


(24 febbraio 2019 - ore 20:24) - Attività agonistica e mielofibrosi

Sono affetto da mielofibrosi post policitemia vera. Ci sono delle controindicazioni per ottenere il certificato medico sportivo per praticare tennis a livello agonistico? Grazie mille.
(Carlo)


Risposta

Buongiorno Carlo,
praticare un'attivit√† fisica regolare √® parte integrante di uno stile di vita sano e, per tale motivo √® fortemente consigliata nei pazienti affetti da malattie mieloproliferative croniche. In genere non vi sono particolari limitazioni all'attivit√† fisica (naturalmente in relazione all'et√† e allo stato di salute generale dell'individuo), fatta eccezione per gli sport di contatto e quelli che espongono ad un elevato rischio di traumatismi o cadute. Tale precauzione riguarda prevalentemente i pazienti che stanno assumendo farmaci antiaggreganti o anticoagulanti, per il conseguente aumento del rischio emorragico, e i pazienti con splenomegalia, per il rischio di lesioni o rottura post-traumatica della milza ingrandita e pertanto pi√Ļ fragile.
Pertanto, un paziente affetto da mielofibrosi, in assenza di controindicazioni corrrelate e non correlate alla malattia ematologica, può far richiesta e ricevere il certificato medico per attività agonistica. Tuttavia è necessario rivolgersi ad un medico dello sport per gli accertamenti e le valutazioni del caso.


(24 febbraio 2019 - ore 17:06) - Policitemia Vera ed ipercolesterolemia

Buon pomeriggio,
ho 68 anni e, tra altre malattie, sono affetta anche da Policitemia Vera con discreta piastrinosi, prossima ad assumere Oncocarbide non appena il mio ematocrito supera il valore 45-46, e da ipercolesterolemia familiare, con valori di colesterolo totale superiori a 250.
Essendo riluttante a prendere statine, ho sempre gestito questo problema con integratori di vario genere, l’ultimo Berberol K. A settembre però mi è stata imposta la statina Crestor 5 mg che, per il motivo di cui sopra, ho sostituito con Zetia, dopo cena, in combinazione con Berberol K, prima di coricarmi. Devo dire che dopo un mese di assunzione di questi due farmaci il valore del colesterolo totale si è ridotto a 172, ma a discapito delle transaminasi che si sono incrementate leggermente. Quindi, ho smesso di prendere lo Zetia e continuato con il solo Berberol K. Purtroppo, al controllo dopo quasi 3 mesi i valori sono risultati i seguenti: colesterolo totale 223, HDL 76, LDL diretto 150 e trigliceridi 66, mentre quelli del fegato sono rientrati tutti nella norma. Ora vorrei riprovare a prendere Zetia, ma senza integratore, e se questo da solo non bastasse, mi rassegnerò a prendere Crestor 5 mg.
Siccome nessun medico mi ha mai detto qual è il miglior orario per assumere questo tipo di farmaco per ottenere la massima efficacia chiedo se posso assumerlo prima di coricarmi, dato che ho letto che il picco di secrezione del colesterolo si verifica intorno alle 2 di notte.
Grazie mille per un'eventuale comferma a questa forse mia stupida domanda.
(Berenice)


Risposta

Buongiorno Berenice,
nei pazienti con malattie mieloproliefarive la correzione dei fattori di rischio cardiovascolare, tra cui anche l'ipercolesterolemia, risulta di fondamentale importanza ai fini di un corretto ed efficace controllo del rischio trombotico. Pertanto, qualora l'azione correttiva sullo stile di vita e sulle abitudini alimentari non risultasse efficace, è indispensabile l'introduzione di terapia farmacologica specifica.
La posologia ottimale delle statine in termini di efficacia non √® ancora chiaramente definita. Tuttavia, come ha ben riferito nella domanda, √® generalmente consigliata la somministrazione serale delle statine dal momento che la biosintesi del colesterolo raggiunge la sua massima intensit√† nelle ore notturne. Questo √® particolarmente vero per le statine a breve emivita (tra cui tuttavia non rientra il Crestor o rosuvastatina), che in alcuni studi si sono dimostrate significativamente pi√Ļ efficaci nell'abbassamento del colesterolo LDL e del colesterolo totale quando assunte la sera.
Per quanto riguarda lo Zetia (o ezetimibe), può essere somministrato a qualsiasi ora del giorno indipendentemente dai pasti.


(23 febbraio 2019 - ore 17:07) - Trombocitemia Essenziale ed ematocrito elevato

Se un paziente con diagnosi di Trombocitemia essenziale ha un ematocrito alto (50%) deve fare il salasso come un paziente con policitemia vera?
(Giovanni)


Risposta

Buongiorno Giovanni,
la presenza di un elevato valore di ematocrito in un paziente con diagnosi di trombocitemia essenziale potrebbe suggerire la presenza di una forma di policitemia vera. Esistono infatti alcune forme di policitemia vera cosidette "mascherate" che possono presentare alcuni problemi diagnostici. In rari casi, nei pazienti con policitemia vera alla diagnosi, pu√≤ essere presente una carenza di ferro talmente spiccata da determinare una aumento di globuli rossi di piccole dimensioni (si parla in questo caso di eritrocitosi microcitica) ma con valori di emoglobina ed ematocrito entro i limiti della norma. In altri casi, tutt'altro che infrequenti, √® possibile osservare forme mieloproliferative che nella fase iniziale presentano valori di emoglobina ed ematocrito inferiori e, per tale motivo, vengono spesso diagnosticate come trombocitemia essenziale e conseguentemente sottotrattate. Si parla in questo caso di policitemia vera "mascherata" o "prodromica". Il riconoscimento di queste forme di malattia mieloproliferativa cronica √® stato reso pi√Ļ agevole dall'introduzione da parte dell'Organizzaione Mondiale della Sanit√†, a partire dal 2016, di nuovi criteri diagnostici che riducendo il valore limite di emoglobina ed ematocrito risultano pi√Ļ accurati anche nella diagnosi delle forme "mascherate" di policitemia vera.
Pertanto, in presenza di livelli di ematocrito ed emoglobina tali da poter far sospettare la presenza di una forma "mascherata" di policitemia vera, è senz'altro indicato il trattamento con salassi, oltre ad un'accurata rivalutazione della malattia mieloproliferativa da prate del suo ematologo di riferimento.


(22 febbraio 2019 - ore 17:47) - Neuropatia posterpetica

Egregi Dottori,
68 portatore di mielofibrosi post policitemia vera in cura con Jakavi 20 mg pro die.
A fine 2018 a seguito di lancinanti dolori al braccio sinistro sommate a lesioni epidermiche mi √® stata diagnosticata, dal pronto soccorso, l'herpes zoster. Ho fatto tutta la cura prevista (antivirale e antidolorifico) ma tuttora continuo ad avere un fastidioso disturbo (per fortuna non pi√Ļ lancinante) al braccio sinistro che si prolunga sino al pollice e all'indice della mano con la relativa perdita di sensibilit√† sulle punte delle due dita coinvolte. A tal proposito avendo letto che il Jakavi ha tra i comuni effetti indesiderati i sintomi dell'herpes zoster, volevo chiedervi se questo anomalo prolungamento del dolore al braccio sinistro non derivi anche dallo jakavi stesso.
Il giorno 8 gennaio ho fatto la visita periodica, presso l'ematologo di riferimento, e in quella sede mi è stato prescritto un ulteriore periodo, a dosi ridotte, dell'antivirale sommando LYRICA e vitamine B ma, come sopra detto, seppur ridotto, il fastidioso dolore permane. Ovviamente non è mia intenzione mettere in discussione l'operato del mio ematologo ma avere anche il vostro autorevole parere e/o indicazioni mi rassicurerebbe molto.
Cordialmente.
(Riki)


Risposta

Buongiorno Riki,
la tossicità neurologica periferica associata ai farmaci inibitori di JAK ha meccanismi patogenetici ignoti ed è stata raramente descritta in pazienti in trattamento con ruxolitinib. La maggior parte dei casi è stata infatti riportata in pazienti in trattamento con un altro farmaco JAK-inibitore, chiamato momelotinib.
Pur non potendo escludere a priori un contributo del ruxolitinib nell'entità sintomatologica e nella persistenza della neuropatia, è altamente verosmile che la sintomatologia neurologica che riferisce sia da imputare esclusivamente alla nevralgia posterpetica, una non infrequente complicanza della riattivazione virale dell'HZV, spesso di lunga durata e di difficile trattamento. Pertanto, ritengo che la cosa migliore sia proseguire la terapia sintomatica in atto a base di Lyrica e vitamina B12.


(22 febbraio 2019 - ore 13:27) - Paziente con Policitemia Vera

Salve, mio marito con trombocitemia essenziale JAK2 e con ipertensione arteriosa da un po' di notti sta avendo delle forti sudorazione e si sente molto bollente e lui si può dire che non suda mai, come mai? La ringrazio per la risposta.
(Lucrezia)


Risposta

Buongiorno Lucrezia,
escludendo una forma infettiva che possa giustificare la febbre (se presente) e la sudorazione profusa legatata alla defervescenza, la policitemia vera e pi√Ļ in generale le malattie mieloproliferative si caratterizzano per la presenza in alcuni casi dei cosiddetti sintomi costituzionali. Questi comprendono la febbre, in genere non elevata (inferiore a 39 gradi), le sudorazioni profuse generalmente notturne e la perdita di peso significativa e non intenzionale. Pertanto, la sintomatologia riferita da suo marito potrebbe rientrare nel quadro clinico della malattia ematologica. Tuttavia, tali disturbi possono essere interpretati soltanto nel corso di una visita medica completa di anamnesi ed esame obiettivo, cosa che non √® possibile fare attraverso un computer. Pertanto la invito innanzitutto a rivolgersi al suo medico curante per le dovute valutazioni e, eventualmente, all'ematolgo che ha in cura suo marito qualora fossero necessari approfondimenti.


(22 febbraio 2019 - ore 7:30) - Disturbi circolatori TE

Salve, 37 anni con TE e piastrine intorno ai 700, svolgo da 2 mesi un allenamento mirato per la corsa (mezzo fondo) e ho da 2 giorni una sensibilità alterata alle gambe con cambio colorito violaceo delle cosce. Cosa può essere?


Risposta

Buongiorno,
nella Trombocitemia Essenziale i disturbi vascolari di natura non trombotica sono legati ad un'alterazione della dinamica ciricolatoria secondaria all'alterazione quantitativa ma anche funzionale di piastrine e globuli bianchi ed interessano principalmente i piccoli vasi delle estremità corporee (mani e piedi), del sistema nervoso centrale, degli occhi e del sistema uditivo. Pe tale motivo, pur non potendo escludere un contributo delle alterazioni circolatorie associate alla Trombocitemia Essenziale, è probabile che la sintomatologia riferita sia legata principalmente ad una reazione vascolare conseguente allo sforzo fisico intenso.


(21 febbraio 2019 - ore 23:18) - Paziente con Trombocitemia Essenziale

Gentili ricercatori,
alcuni episodi simili a TIA dopo intensa attività fisica verso i 20 anni, prime emicrania con aura sporadiche dopo attività fisica all'età di 25-27 anni, nel frattempo piastrinosi progressiva con superamento dei 450 dall'età di 32 anni. A 37 anni diagnosi di TE JAK2+ carica allelica in seconda analisi 22,8% con BOM MF 0 sec WHO2016, serie eritroide e mieloide normomaturanti con rapporto conservato, da due anni in cura con cardirene 160 mg e pantoprazolo nei mesi di cambio stagione.
Ora, 39 anni, ultimo emocromo di dicembre 2018 piastrine 602 (primo superamento di quota 600!) GB 8,95, GR 5,02, HGB 14,4, HCT 43,0, Creatinina 1,28, LDH 219, P-Urato 6,4. Se ho ben capito anche senza evoluzione in PV, MF o AML la citoriduzione mi verr√† inesorabilmente proposta o a seguito del primo episodio trombotico significativo (pi√Ļ grave dei quotidiani sintomi del microcircolo) o al momento in cui i sintomi diverranno intollerabili e/o invalidanti oppure al superamento della soglia del milione/milione e mezzo di piastrine con ev. acquisizione del Von Willebrand e rischio emorragico significativo.
Qual è la tempistica media per un paziente TE JAK2+ under 40 dalla diagnosi (con inizio terapia disaggregante) all'inizio della terapia citoriduttiva?
La mediana di sopravvivenza di 33 anni per i < 60 anni considera anche la probabilità di evoluzione fibrotica al 5-10% a 10 anni ed al 8-14% a 15 anni dalla diagnosi o altre evoluzioni? Ovvero i 33 anni sono stati definiti comprendendo solo pazienti che non hanno avuto evoluzione fibrotica o leucemica, che invece ha determinato l'uscita dal campione statistico "trombocitemia" e l'ingresso nel campione "mielofibrosi" o "AML"? Oppure i 33 anni considerano anche i pazienti TE evoluti in PV post TE, MF post TE e AML post TE?
Grazie infinite e cordiali saluti.
(Andrea)


Risposta

Buongiorno Andrea,
come ha correttamente riferito nella domanda, nei pazienti con Trombocitemia Essenziale il trattamento citoriduttivo (generalmente a base di idrossiurea o Oncocarbide) è riservato ai casi con elevato rischio trombotico, definito generalmente da un'età superiore ai 60 anni o dalla presenza di eventi trombotici. In alcuni casi, la terapia citoriduttiva può essere indicata anche in soggetti giovani in assenza di precedenti eventi trombotici nel momento in cui la presenza di trombocitosi estrema (in genere sopra al mimilione/milione e mezzo di piastrine) si associa a sanguinamneti o ad un rischio emorragico significativo per la cosiddetta sindrome di Von Willebrand acquisita.
Non √® possibile definire il tempo medio di inizio delle terapia citoriduttiva nei pazienti con Trombocitemia Essenziale JAK2-positiva di et√† inferiore a 40 anni, in quanto non esistono ad oggi studi in grado di fornire tale dato che risulta statisticamente difficile da determinare. Ad ogni modo, considerando che nei soggetti giovani l'inizio della terapia citoriduttiva coincide generalemnte con il primo episodio trombotico, in un recente studio che ha preso in considerazione pazienti di et√† inferiore a 40 anni confrontandoli con due coorti pi√Ļ anziane (41-60 anni e >60 anni) √® emerso che i pazienti di et√† inferiore a 40 anni presentano un numero significativamente inferiore da un punto di vista statistico di trombosi arteriose e di trombosi in generale rispetto alle 2 popolazioni pi√Ļ anziane (Szuber, Natasha, et al. "Myeloproliferative neoplasms in the young: Mayo Clinic experience with 361 patients age 40 years or younger." American journal of hematology 93.12 (2018)).
Per quanto riguarda la mediana di sopravvivenza di 33 anni nei pazienti con Trombocitemia Essenziale di età inferiore ai 60 anni (Long-term survival and blast transformation in molecularly annotated essential thrombocythemia, polycythemia vera, and myelofibrosis, Tefferi, Blood, 2014), trattandosi di un "overall survival", ovvero di una "sopravvivenza complessiva", il dato deriva da un'analisi eseguita su un campiojne di pazienti sia che non sono evoluti sia che sono andati incontro ad evoluzione fibrotica o leucemica.


(21 febbraio 2019 - ore 14:47) - Policitemia vera ed ipercolesterolemia

In paziente affetto da policitemia, ma solo le piastrine risultano alte, il resto no vera che assume oncocarbide e tiklid e ha livelli di colesterolo totale a 243 e colesterolo cattivo a 133 e colesterolo buono a normale e trigliceridi a 158 è consigliabile fare solo una buona dieta per il colesterolo e muoversi o prendere statine, io sono contraria alle statine, ho 49 anni sono donna in menopausa e non soffro di problemi cardiaci e nemmeno di diabete e pressione alta, sono normale di peso, cosa mi consiglia?


Risposta

Buongiorno,
nei pazienti affetti da policitemia vera i principali fattori di rischio di trombosi sono l'età superiore a 60 anni e una storia di precedenti eventi trombotici. Si tratta evidentemente di fattori non modificabili. Altri elementi potenzilamnete in grado di aumentare il rischio trombotico sono i fattori di rischio cardiovascolare tradizionali, come ipertensione, fumo, diabete, ipercolesterolemia e sovrappeso. Pertanto, oltre alla terapia farmacologica standard, risulta di fondamentale importanza la riduzione dell'impatto di quei fattori di rischio.
In presenza di ipercolesterolemia, soprattutto se di lieve entità, è possibile intervenire inizialmente con misure atte a modificare lo stile di vita e la dieta. A tal poposito è consigliabile evitare la sedentarietà, svolgere regolaremnte attività fisica e alimentarsi con un dieta completa ed equilibrata.
Per quanto concerne le norme alimentari, è sicuramente consigliabile variare la dieta mangiando regolarmente pesce, frutta, verdura e legumi, ridurre l'apporto alimentare di colesterolo (contenuto in latte e derivati, uova, grassi di origine animale, ecc.), ridurre il consumo di grassi saturi in favore di grassi mono- e polinsaturi, limitare l'assunzione di zuccheri semplici e sale. E' possibile inoltre integrare la dieta con sostanze in grado di ridurre il colesterolo, come ad esempio il riso rosso fermentato. Nel caso in cui l'aggiustamento dello stile di vita e delle norme alimentari non risultasse sufficiente a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, è possibile intervenire farmacologicamente, in genere con l'impiego di statine.


(21 febbraio 2019 - ore 14:41) - Policitemia vera e terapia farmacologica

Sono affetta da policitemia dal 2008, assumevo cardioaspirina e facevo salassi, poi in seguito per una conta piastrinica che superava il milione di poco, mi hanno dato oncocarbide, ora continuo ad assumere oncocarbide, ma la cardioaspirina l'hannno cambiata con tiklid, per evitare di prendere il lucen a vita, dato che si pensava che il lucen poteva ridurre il ferro, infatti il ferro √® risalito dopo la sospensione del farmaco, ma i globuli rossi adessso sono scesi a 3.180.000, le piastrine a pi√Ļ di 900.000 e i globuli bianchi a 12.000, l'ematocrito a 41 e l'emoglobina a 12,7.
L'ematologo mi ha consigliato acido folico, una pillola al giorno per due mesi, e poi una fiala da bere di vitamina B12 a settimana per un mese. E' consigliabile questa terapia, o potrebbe far salire di pi√Ļ le piastrine, di questo io mi preoccupo, ma mi preoccupo anche che se non la prendo potrebbero scendere i globuli rossi..., cosa ne pensate? Datemi un consiglio spassionato, cosa dovrei fare? Poi il tiklid me l'ha dato un giorno si e un giorno no perch√® a volte esce sangue quando sofffio il naso, per varici e rinite.


Risposta

Buongiorno,
la terapia con acido folico 1 compressa al giorno per 2 mesi in associazione a vitamina B12 una volta a settimana per un mese rappresenta un trattamento adeguato in caso di carenza di folati e vitamina B12 . Tuttavia è da ricordare che l'aumento di volume dei globuli rossi, generalmente misurato nell'emocromo con il parametro MCV (dall'inglese Mean Corpuscular Volume, ovvero "volume corpuscolare medio"), può non essere un buon indice di riduzione di acido folico e/o vitamina B12, dal momento che nei pazienti che assumono Oncocarbide l'aumento dell'MCV è un effetto del tutto previsto, innocuo e non trattabile del farmaco.
Per quanto riguarda il Tiklid (clopidogrel), da scheda tecnica la compressa da 75 mg dovrebbe essere assunta giornalmente allo scopo di garantire l'azione terapeutica ottimale rivolta alla riduzione dell'aggregazione piastrinica. La invito a rivolgersi al suo ematologo di riferimento, che sicuramente avrà nota la sua storia clinica, per avere tutte le informazioni e i chiarimenti di cui ha bisogno.


(20 febbraio 2019 - ore 12:10) - Onco Carbide e Torvastatina

Buongiorno, sono affetto da policitemia. Posso prendere il Torvast per il colesterolo anche se prendo già l'onco carbide? Grazie.
(Erasmo)


Risposta

Buongiorno Erasmo,
nei pazienti in trattamento con Onco Carbide non esiste alcuna controindicazione alla concomitante assunzione di torvastatina, per altro altamente consigliata in presenza di elevati livelli di colesterolo nel sangue per il controllo di un noto fattore di rischio cardiovascolare come l'ipercolesterolemia .


(18 febbraio 2019 - ore 17:07) - Trombosi splancniche

Cosa sono le trombosi splacniche? Grazie della cortesia e buon lavoro.
(Giovanni)


Risposta

Buongiorno Giovanni,
le trombosi sono tra le complicazioni pi√Ļ frequenti e rischiose nei pazienti con malattie mieloproliferative croniche. Si tratta di disturbi provocati da un coaugulo, detto trombo, che ostruisce il regolare flusso sanguigno all'interno di un vaso sanguigno. Il trombo si forma nelle vene o nelle arterie come conseguenza di un'anomala coagulazione del sangue determinata dalla presenza di piastrine e/o globuli bianchi alterati.
Le trombosi possono essere arteriose (se si formano nei vasi che portano il sangue dal cuore agli organi) oppure venose (se si formano nei vasi che riportano il sangue dagli organi verso il cuore). Talvolta, sebbene raramente, nei pazienti con malattie mieloproliferative le trombosi possono svilupparsi in sedi inconsuete come i vasi venosi addominali che portano il sangue all'intestino, al fegato e alla milza. In questo caso si parla di trombosi splancnica.
In relazione al vaso sanguigno interessato, si riconoscono diverse forme di trombosi venosa splancnica, tra cui la trombosi della vena porta, la trombosi della vena mesenterica, la trombosi della vena splenica e la pi√Ļ rara trombosi delle vene epatiche (in quest'ultimo caso si chiama sindrome di Budd-Chiari).


(18 febbraio 2019 - ore 12:38) - Trombocitemia essenziale silente

Vorrei sapere in caso di trombocitemia essenziale se questa può essere silente ovvero esistere da anni senza l'aumento delle piastrine.
(Lucia)


Risposta

Buongiorno Lucia,
l'incremento delle piastrine rappresenta una delle principali caratteristiche cliniche della trombocitemia essenziale e la sua presenza è necessaria per porre diagnosi di malattia. Pertanto, sebbene sia possibile che la piastrinosi possa insorgere con una certa latenza (ad ogni modo inquantificabile) dall'evento genetico alla base della malattia, ovvero la mutazione del gene JAK2, CALR o MPL, risulta impossibile l'assenza di piastrinosi in un paziente con trombocitemia essenziale alla diagnosi in assenza di trattamento.


(18 febbraio 2019 - ore 12:30) - Assunzione Oncocarbide

Si puo assumere oncocarbide senza involucro? Grazie.
(Caterina)


Risposta

Buongiorno Caterina,
trattandosi di un farmaco citotossico, è altamente sconsigliata la manipolazione e la rottura della capsula di Onco Carbide, allo scopo di prevenire l'esposizione di cute e mucose all'azione citotossica del farmaco.


(17 febbraio 2019 - ore 15:59) - Vaccinazione antitumorale nelle malattie mielofporliferative

Buon pomeriggio,
sperando di fare cosa utile, in riferimento alla risposta data a Stefano il 12 febbraio, si segnala l'avvenuto deposito del brevetto per CALR and JAK2 vaccine compositions qui collegamento esterno segnalato.
Ritenete sia promettente la strada intrapresa da questi ricercatori? Quali sono le modalità e tempistiche a partire dal brevetto per arrivare a sperimentazioni cliniche? Grazie.
(Andrea)


Risposta

Buongiorno Andrea,
i vaccini antitumorali rappresentano un recentissimo ed innovativo approccio al trattamento delle malattie tumorali e, analogamente alle CAR-T cells, si basano sull'impiego di tecniche e prodotti in grado di agire direttamente o indirettamente sul sistema immunitario sfruttandone il fisiologico ruolo di protezione nei confronti delle cellule tumorali. Si tratta di un approccio sicuramente promettente, che necessita tuttavia ancora di studi e sperimentazioni approfondite, alla luce anche del fatto che i vaccini antitumorali vanno ad agire su un sistema biologico estremamente complesso qual è il sistema immunitario.
Il brevetto depositato cui fai riferimento riguarda il vaccino antitumorale sviluppato dal gruppo di studio danese e rappresenta solo il primo passo verso l'eventuale approvazione del vaccino, che dovrà necessariamente passare attraverso anni di sperimentazione clinica con successiva immissione in commercio del prodotto qualora si dimostri efficace e sicuro. Come già accennato nella risposta del 13 febbario, a metà del 2018 è stato avviato uno studio di fase 1 coordinato sempre dal gruppo di ricerca danese per sperimentare un vaccino antitumorale basato su un peptide derivato dalla proteina CALR muatata. Tale studio è volto principalmente a valutare il profilo di sicurezza del farmaco e la fine dello studio è prevista nel 2021.
Nel caso in cui il vaccino dovesse risultare sicuro, dovranno essere svolti altri studi clinici (detti di fase 2 e di fase 3) volti a valutare l'efficacia del farmaco nei pazienti con malattie mieloproliferative. La strada verso l'eventuale approvazione di un vaccino antitumorale per il trattamento delle malattie mieloproliferative è duqnue ancora lunga e richiederà anni di sperimentazione clinica.


(14 febbraio 2019 - ore 17:44) - Ruxolitinib e Azitromicina

Gentilissimi,
paziente con mielofibrosi in cura con jacavi, vorrei sapere se ci sono controindicazioni ad assumere anche azitromicina per un'infezione. Grazie mille.
(Rosa)


Risposta

Buongiorno Rosa,
non sono note ad oggi controindicazioni all'impiego di azitromicina nei pazienti in trattamento con ruxolitinib. Al contrario, la claritromicina (appartente alla stessa famiglia di antibiotici ma chimicamente e metabolicamente diversa dall'azitromicina) è controindicata nei pazienti che assumono ruxolitinib in quanto può determinare una esposizione eccessiva al ruxolitinib come conseguenza dell'inibizione dei meccanismi metabolici coinvolti nell'eliminazione del farmaco dall'organismo.


(14 febbraio 2019 - ore 17:30) - Policitemia vera: ticlopidina e riduzione dei globuli rossi

Ho policitemia vera dal 2008, assumevo cardioaspirina e lucen fino a poco fa, poi ho cambiato con ticlodipina e ho smesso di prendere il lucen, perch√® avevo il ferro basso a 25 e la ferritina a 7, √® risalito il ferro normale e la ferritina, ma i globuli rossi sono scesi a 3.180.000, le piastrine a pi√Ļ di 900.000 e i globuli bianchi a 12.000, ematocrito 41 e emoglobina 12,7.
Assumo da anni anche oncocarbide, ora ne sto prendendo 2 al giorno prima di pi√Ļ, e nonostante prendevo 3 oncocarbide non scendeva mai l'ematocrito, ora mi ritrovo normale quasi tutto trannne le piastrine, e i globuli rossi bassi, ho avuto influenza ho preso antibiotico, e per il raffreddore, usciva sangue quando soffiavo il naso; per un periodo l'otorino dice che ho le varici.
Volevo chiedervi se la ticlodipina porta anemia e come mai i globuli rossi sono bassi, datemi un consiglio.


Risposta

Buongiorno,
la ticlopidina non ha come effetto avverso diretto una riduzione dei globuli rossi e dell'emoglobina, ad eccezione di rari casi di anemia emolitica acuta in cui il quadro clinico è completamente diverso. Tuttavia, in presenza di un sanguinamento occulto, la ticlopidina può favorire il sanguinamento stesso e quindi la comparsa o il peggioramento dell'anemia.
Per quanto riguarda la riduzione dei globuli rossi, mi risulta molto difficile esprimere un'opinione a riguardo con i dati a disposizione. Potrebbe trattarsi dell'effetto di un sanguinamento occulto (potenzialmente favorito dalla ticlopidina) oppure di un effetto avverso dell'Oncocarbide, che agendo a livello del midollo osseo può determinare una riduzione eccessiva dei globuli rossi, delle piastrine e dei globuli bianchi. Alternativamente, la riduzione dei globuli rossi potrebbe essere espressione di una modificazione della policitemia vera verso una forma mielofibrotica.
Le consiglio di rivolgersi al suo ematologo di riferimento per ulteriori chiarimenti sulla base dei dati clinici e di laboratorio.


(13 febbraio 2019 - ore 14:05) - Vaccinazione antitumorale nelle malattie mielofporliferative

Gentili ricercatori,
ho letto di recente che in Danimarca stanno lavorando su delle vaccinazioni terapeutiche collegate alle mutazioni CALR e JAK2. Mi potete dire per cortesia di che cosa si tratta?
(Andrea)


Risposta

Buongiorno Andrea,
il gruppo di ricerca danese √® da alcuni anni molto attivo nello studio e nello sviluppo di un possibile nuovo approccio terapeutico noto come vaccinazione antitumorale. Tale ricerca nasce dall'osservazione che nei pazienti con malattie mieloproliferative √® presente una risposta immunitaria rivolta contro le cellule patologiche con mutazione del gene JAK2 o del gene CALR. Ci√≤ significa che il gene mutato produce una proteina anomala che viene riconosciuta dal sistema immunitario, che a sua volta sviluppa una popolazione di linfociti T (una della "armi" pi√Ļ importanti del sistema immunitario) rivolti contro tale proteina anomala e contro le cellule che esprimono tale proteina. Questa risposta √® presente nell'organismo ma sicuramente non efficace, anche a causa della concomitante presenza di altri meccanismi immunitari che inibiscono tale risposta (si tratta di un complesso e delicato equilibrio tra azioni stimolatorie e inibitorie).
Partendo da tale osservazione, i ricercatori danesi hanno ipotizzato la possibilità di sviluppare dei vaccini antitumorali contenenti una piccola porzione della proteina anomala potenzialmente in grado di stimolare il sistema immunitario a aviluppare una risposta contro le cellule patologiche. E' tuttavia da sottolineare l'estrema complessità dei meccanismi che regolano l'immunità antitumoarale nei pazienti con malattie mieloproliferative, potenzialmente in grado di attenuare se non annulare completamente la risposta immunitaria stimolata da un'eventuale vaccinazione antitumorale. Per tale motivo, un ulteriore approccio terapeutico ipotizzato è quello di associare la vaccinazione antitumorale contro JAK2 o CALR ad altri farmaci in grado di modulare la risposta immunitaria favorendo l'azione del vaccino.
A metà del 2018 è stato avviato uno studio di fase 1 (per cui volto principalmente a valutare gli effetti avversi) coordinato dal gruppo di ricerca danese per sperimentare un vaccino antitumorale basato su un peptide derivato dalla proteina CALR muatata.
Si tratta sicuramente di un campo di ricerca scientifica estremamente interessante e potenzialmente promettente. Tuttavia, i dati ad oggi disponibili sono ancora troppo pochi ed è necessario attendere i risultati di ulteriori ricerche per arrivare all'eventuale sviluppo di un vaccino antitumorale efficace contro le malattie mieloproliferative.


(13 febbraio 2019 - ore 10:55) - Attività agonistica e trombocitemia essenziale

Con trombocitemia essenziale si puo richiedere un certificato medico per attività agonistica per effettuare mediofondo di ciclismo?
(Diego)


Risposta

Buongiorno Diego,
praticare un'attivit√† fisica regolare √® parte integrante di uno stile di vita sano e, per tale motivo √® fortemente consigliata nei pazienti affetti da Trombocitemia Essenziale. In genere non vi √® alcuna limitazione all'attivit√† fisica (naturalmente in relazione all'et√† e allo stato di salute generale dell'individuo), fatta eccezione per gli sport di contatto e quelli che espongono ad un elevato rischio di traumatismi o cadute. Tale precauzione riguarda prevalentemente i pazienti che stanno assumendo farmaci antiaggreganti o anticoagulanti, per il conseguente aumento del rischio emorragico, e i pazienti con splenomegalia, per il rischio di lesioni o rottura post-traumatica della milza ingrandita e pertanto pi√Ļ fragile.
E' inoltre da ricordare che gli sforzi fisici protratti e molto intensi espongono ad un aumentato rischio di emoconcentrazione in conseguenza della perdita di liquidi.
Pertanto, un paziente affetto da trombocitemia essenziale, in assenza di controindicazioni corrrelate e non correlate alla malattia ematologica, può far richiesta e ricevere il certificato medico per attività agonistica. Tuttavia è necessario rivolgersi ad un medico dello sport per gli accertamenti e le valutazioni del caso.


(12 febbraio 2019 - ore 9:39) - Mielofibrosi e mutazione del gene ETV6

Buongiorno, sono affetto da mielofibrosi post PV dal 2011. Ho rifatto la BOM a novembre scorso, ed è risultato la mutazione, oltre del gene JAK2, quella del gene ETV6. Vorrei sapere se questo gene è aggressivo per la mia malattia.
Vi ringrazio anticipatamente.
(Donato)


Risposta

Buongiorno Donato,
non eistono ad oggi evidenze scientifiche che associno le mutazioni del gene ETV6 ad un significato favorevole o sfavorevole nei pazienti affetti da mielofibrosi.


(12 febbraio 2019 - ore 00:52) - Terapia cellulare per le malattie mieloproliferative

Salve ricercatori, qual è la vostra opinione riguardo la possibile efficacia nel combattere le sindromi mieloproliferative dei "vaccini" prodotti istruendo i linfociti T ad aggredire le cellule che presentano le mutazioni CARL e JAK2?
Grazie
(Stefano)


Risposta

Buongiorno Stefano,
la terapia cellulare rappresenta una nuova frontiera per il trattamento di diverse malattie oncologiche, tra cui anche alcune malattie onco-ematologiche. Quello a cui fai riferimento nella domanda è la terapia con cellule CAR-T (acronimo derivato dall'inglese "Chimeric Antigen Receptor"), che si basa su complesse tecniche di laboratorio volte ad "istruire" i propri linfociti a riconoscere e quindi ad aggredire le cellule tumorali.
Brevemente, i linfociti T del paziente prelevati dal sangue periferico subiscono una riprogrammazione genetica che permette loro di esperimere sulla superficie cellulare un recettore (chiamato appunto Chimeric Antigen Receptor [CAR]) in grado di riconoscere selettivamente sostanze specifiche sulla superficie della cellula tumorale attivandone i meccanismi di morte cellulare. Sebbene efficace e promettente, la terapia con cellule CAR-T non è esente da effetti collaterali anche molto severi e per ad oggi è stata sperimentata ed approvata per malattie estremamente aggressive. Tale trattamento è stato infatti recentemente approvato in USA ed Europa per il trattamento della leucemia acuta linfoblastica del bambino e del linfoma diffuso a grandi cellule B nell'adulto. Attualmente sono in corso sperimentazioni cliniche per altre neoplasie ematologiche, tra cui leucemie acute, alcuni tipi di linfoma e mieloma multiplo.
Per quanto riguarda le malattie mieloproliferative, al momento non vi sono studi in corso che prevedano l'uso di cellule CAR-T cells. Ciò è principalmente dovuto al fatto che non sono ancora stati individuati nelle malattie mieloproliferative dei specifici bersagli contro cui rivolgere le cellule CAR-T. Inoltre, i rischi di tale strategia terapeutica superano decisamente i rischi legati alla malattia, almeno nella grande maggioranza dei casi. Non si può escludere che in futuro l'affinamento della tecnica alla base di questo approccio possa ridurre gli effetti collaterali e renderlo un'opzione possibile anche nella malattie mieloproliferative croniche.


(11 febbraio 2019 - ore 16:35) - Trombocitemia essenziale e manifestazioni cliniche

Buon pomeriggio,
cortesemente, vorrei sapere se nella trombocitemia essenziale, è normale una iperproduzione di muco, ipotermia e cardiopalmo. Grazie.
(Domenico)


Risposta

Buongiorno Domenico,
ad oggi non è nota alcuna associazione tra trombocitemia essenziale e iperproduzione di muco. L'ipotermia può invece costituire una manifestazione clinica della trombocitemia essenziale qualora si manifesti a livello delle estremità degli arti superiori e inferiori (mani e piedi e relative dita). In tali casi si parla di fenomeni Raynaud-simili ed è il risultato dei disturbi a carico della microcircolazione corporea causati dall'incremento della piastrine nel sangue e/o da un'eccessiva risposta dell'organismo agli stimoli.
Infine, il cardiopalmo non √® generalmente riporato come manifestazione clinica della trombocitemia essenziale e si osserva pi√Ļ frequentemnete in pazienti trombocitemici trattati con un farmaco chiamato Angrelide.


(9 febbraio 2019 - ore 14:05) - Vitamina D e Mielofibrosi

Ho letto un recente articolo che mette in relazione la MF con la vitamina D ed i macrofagi. E' il caso che sospenda la vit D (sono lievemente sotto 30) avendo una prefibrotica? Da quando prendo la vit D non mi ammalo neanche per un raffreddore. Grazie.
(Fernando)


Risposta

Buongiorno Fernando,
l'articolo cui fai riferimento è molto interessante (e complesso) e sembrerebbe dimostrare un ruolo del recettore per la vitamina D nella produzione di una specifica popolazione di cellule chiamate macrofagi, a loro volta coinvolte nello sviluppo di cellule responsabili della comparsa di fibrosi nel midollo. Lo studio in oggetto, che si basa su modelli animali, non assegna un ruolo patogenetico diretto ad eventuali livelli elevati di vitamina D, che al contrario risulta generalmente ridotta nei pazienti con malattie mieloproliferative. Pertanto non vi è alcuna indicazione a limitare l'introito di vitamina D, un elemento per altro di fondamentale importanza a livello di numerosi processi biologici del nostro organismo. Inoltre, bisogna ricordare che la fibrosi midollare nella mielofibrosi è un epifenomeno legato al rilascio di citochine proinfiammatorie da parte delle cellule emopoietiche malate e non è di per se la causa della mielofibrosi.


(5 febbraio 2019 - ore 21:22) - Convegni sulla mielofibrosi

Cortesemente vorrei sapere se nel corso del corrente anno saranno fatti convegni sulla MIELOFIBROSI.
Grazie.
(Liviana)


Risposta

Buongiorno Liviana,
al momento non sono in programma convegni sulla mielofibrosi aperti a pazienti. La Giornata del Paziente, che dal 2010 si svolge regolarmente a Firenze a cura del CRIMM (Centro di Ricerca e Innovazione per le Malattie Mieloproliferative) dell'A.O.U. Careggi coordinato dal Prof. Alessandro Maria Vannucchi, si terr√† da quest'anno ogni 2 anni. Pertanto, non √® prevista l'edizione del 2019, ma l'evento verr√† organizzato nel 2020. Ad ogni modo sul sito AGIMM √® possibile trovare tutti gli aggiornamenti pi√Ļ recenti dai congressi nazionali e internazionali riguardanti le malattie mieloproliferative (http://www.progettoagimm.it/).


(5 febbraio 2019 - ore 16:21) - Trombocitemia essenziale triplo-negativa

Mia moglie 41enne è affetta da TE dal 2008 tripla-negativa. Volevo chiedere se la situazione un triplo-negativo è del tutto paragonabile a quella di un affetto da TE con geni mutati. Grazie.
(Andrea)


Risposta

Buongiorno Andrea,
ad oggi i dati della letteratura scientifica mostrano che nella trombocitremia essenziale lo stato di triplo-negativo (definito dall'assenza di una mutazione a carico di uno dei 3 geni "driver", ovvero JAK2, CALR, MPL) determina differenze solo di natura clinica. Ad esempio, se confrontati con i pazienti portatori della mutazione di JAK2, i pazienti triplo-negativi generalmente sono pi√Ļ giovani alla diagnosi, hanno valori di emolgobina e globuli bianchi minori e hanno un'incidenza di trombosi inferiore.
Tuttavia, per quanto riguarda la sopravvivenza, il rischio di evoluzione in mielofibrosi e il rischio di evoluzione in leucemia acuta, non vi sono differenze significative tra pazienti con trombocitemia essenziale triplo-negativa e pazienti portatori di una mutazione a carico di uno dei geni "driver".


(5 febbraio 2019 - ore 9:40) - Paziente con trombocitemia essenziale

Buongiorno gentili ricercatori,
ho 29 anni e 2 splendidi bimbi, sono affetta da te da circa 6 anni, mutazionbe calreticulina e piastrine oltre il milione. Qualche mese fa ho iniziato interferone, ma dopo 3 mesi l'ho sospeso per caduta capelli e un po' di depressione, adesso le piastrine sono risalite e il mio medico mi ha proposto di prendere oncocarbide o, se ci riesco, di cercare di riprendere interferone. Io sono terrorizzata da oncocarbide anche se il mio ematologo mi ha molto rassicurata sugli eventuali rischi a lungo termine della terapia con onco, inoltre anche oncocarbide provoca caduta dei capelli?
Quindi il mio dubbio è, posso stare tranquilla e prendere onco o è meglio cercare di sopportare interferone? Grazie mille.
(Marinella)


Risposta

Buongiorno Marinella,
il trattamento delle malattie mieloproliferative, tra cui anche la trombocitemia essenziale, si basa su linee guida internazionali che sono il frutto di numerosi studi clinici e collaborazioni tra esperti internazionali. I soggetti di et√† inferiore a 60 anni, senza precedenti eventi trombotici, sono definiti a basso rischio (inteso come rischio di sviluppare trombosi) e non necessitano generalmente di terapia citoriduttiva (Oncocarbide, Interferone o altro farmaco citostatico), ma sono trattati comunemente con Aspirina a basse dosi. Nei pazienti giovani, quindi, l'impiego di farmaci citoriduttivi pu√≤ rendersi necessario in caso di precedenti eventi trombotici, o pi√Ļ infrequentemente in presenza di piastrinosi importante (in genere superiore a 1300) associata a manifestazioni emorragiche. Nel soggetto giovane √® preferibile inizialmente l'utilizzo dell'Interferone, tuttavia in caso di intolleranza √® necessario sospenderlo senza indicazione ad ulteriori tentativi terapeutici con lo stesso farmaco.
Pertanto, qualora si confermasse nel suo caso la necessit√† di trattamento citoriduttivo, l'impiego dell'Oncocarbide pu√≤ trovare spazio. Tale farmaco non causa la caduta dei capelli e i possibili effetti avversi pi√Ļ comuni riguardano principalmente il midollo osseo (riduzione di globuli bianchi, emoglobina e piastrine, effetti del tutto reversibile) e la cute (secchezza della pelle, iperpigmentazione di cute e unghie, afte, ulcere cutanee, in alcuni rari casi tumori benigni della pelle).
Riguardo alla possibilità che il trattamento con idrossiurea possa essere associato ad un maggior rischio di evoluzione verso forme di leucemia, ci sono molti studi che non hanno rilevato un aumento significativo del rischio. Tuttavia tale rischio non può essere del tutto escluso in caso di trattamento molto prolungato, motivo per il quale nei pazienti giovani l'uso di idrossiurea è raccomandato, a titolo prudenziale, in assenza di altre opzioni terapeutiche.


(4 febbraio 2019 - ore 22:24) - Paziente con Policitemia Vera

Mi scusi ancora se chiedo un'altra vostra opinione ma vorrei capire... Mio marito, 38 anni con trombocitemia essenziale JAK2+ con 1110 di piastrine ha la milza che √® arrivata a 13 cm, ma non pu√≤ fare la cura adesso ma pi√Ļ in l√†... Per quale motivo? Grazie mille per la vostra risposta.
(Lucrezia)


Risposta

Buongiorno Lucrezia,
il trattamento della trombocitemia essenziale, come di qualsiasi altra malattia mieloproliferativa, è generalmente guidato da linee guida universalmente accettate che sono il frutto di anni di studi clinici e collaborazioni tra esperti internazionali. Dalle informazioni da lei fornite, suo marito appartiene ad una classe di rischio bassa (rischio inteso come probabilità di sviluppare eventi trombotici).
La classe di rischio bassa è determinata, nel caso di suo marito, dall'età inferiore ai 60 anni e dall'assenza di precedenti eventi trombotici. Alla luce della classe di rischio cui appartiene suo marito, e in considerazione della storia di ipertensione arteriosa e della possiblità che i disturbi visivi riferiti siano legati alla trombocitemia essenziale, l'unico trattamento indicato da linee guida è l'Aspirina a basse dosi da assumere giornalmente. Non vi è invece alcuna indicazione a trattamento citoriduttivo, generalmente a base di Oncocarbide. Quest'ultimo può trovare indicazione, nel caso di suo marito, esclusivamente nel caso in cui la conta piastrinica aumenti ulteriormente (generalemnte sopra le 1300-1500 piastrine) e si associ a sanguinamenti. La splenomegalia non costituisce nella trombocitemia essenziale un'indicazione al trattamento (oltretutto non si riesce a capire se i 13 cm si riferiscano ad una valutazione palpatoria o ecografica).
Oltre a ciò, ribadisco che i valori di ematocrito riportati nelle precedenti domande risultano piuttosto elevati e meritano senza alcun dubbio una valutazione mirata ed un eventuale intervento terapeutico. A tal scopo la invito a rivolgersi all'ematologo che ha in cura suo marito.


(4 febbraio 2019 - ore 10:44) - Ropeginterferon alfa-2b (Besremi): verso l'approvazione

Gentili ricercatori,
a quando ci si può aspettare la eventuale approvazione in Italia per la PV del Besremi? Ho letto che gli studi stanno andando piuttosto bene e che l'approvazione dell'EMA è prossima.
Saluti e grazie.
(Luca)


Risposta

Buongiorno Luca,
ad oggi non è possibile fare una previsione riguardo l'approvazione nel nostro Paese del ropeginterferon alfa-2b (nome commerciale: Besremi). Ad oggi il Comitato per i Medicinali per l'Uomo (Chmp), afferente all'Agenzia Europea del Farmaco (EMA), ha espresso parere favorevole e ha raccomandato l'approvazione all'immissione in commercio del farmaco per il trattamento dei pazienti con policitemia vera senza splenomegalia sintomatica. E' pertanto necessario attendere l'approvazione ufficiale da parte dell'Agenzia Europena del Farmaco (EMA) e successivamente da parte dell'Agenzia Italiana del Faramco (AIFA).
Con ogni probabilità il farmaco verrà approvato, tuttavia non è possibile ad oggi prevedere quando il farmaco sarà prescrivibile dall'ematologo italiano.


(3 febbraio 2019 - ore 23:12) - Policitemia vera 'mascherata', ematocrito e salassoterapia

Salve, volevo capire una cosa di alcuni valori di mio marito con trombocitemia JAK2 positivo. Dopo un'anno di controlli, all'ultimo controllo del 30 gennaio i globuli rossi a 7,92 e l'ematocrito a 53,4 e adesso farà il suo primo salasso e l'ematologo ha spiegato che lo farà ogni volta che l'ematocrito salirà sui 50.
A questo punto la sua malattia sta subendo una evoluzione in policitemia? L'ematologo ci ha detto che adesso vuole tenere sotto controllo l'ematocrito, perché?
(Lucrezia)


Risposta

Buongiorno Lucrezia,
il quadro clinico che ha descritto risulta poco chiaro. E' probabile che suo marito sia affetto da una forma di policitemia vera che inizialmente si è presentata come trombocitemia essenziale. Casi analoghi a quello di suo marito sono tutt'altro che infrequenti e in gergo medico vengo generalmente riferiti come policitemia vera "mascherata".
Il salasso è indicato per il trattamento della policitemia vera e, in linea generale, ha come obiettivo il mantenimento di un valore di ematocrito inferiore al 45%. Tale valore è il risultato di alcuni studi clinici che hanno dimostrato una significativa riduzione del rischio di trombosi nei pazienti in cui l'ematocrito viene mantenuto a valori inferiori a 45%. Pertanto, il monitoraggio dell'ematocrito associato a salassoterapia (quando necessario) è sicuramente raccomandato.
Le consiglio di rivolgersi al suo ematologo di riferimento per ulteriori chiarimenti sulla diagnosi e sul trattamento della policitemia vera.


(1 febbraio 2019 - ore 17:14) - Mielofibrosi: indicazioni al trapianto di cellule staminali emopoietiche

Buon pomeriggio,
in caso di possibilità di trapianto per mielofibrosi, con cellule da donatore aploidentico, considerando rischi e benefici, in quale fase della malattia (DIPPS, MIPSS70...) è consigliabile procedere?
Grazie per la vostra disponibilità.
(Maria)


Risposta

Buongiorno Maria,
nei pazienti con mielofibrosi l'indicazione al trapianto di cellule staminali emopoietiche (sia da donatore familiare 100% compatibile o aploidentico che da donatore non familiare) √® generalmente posta sulla base della classe di rischio. Secondo le pi√Ļ recenti linee guida, la procedura trapiantologica √® indicata in pazienti giovani (di et√† inferiore a 70 anni) con classe di rischio elevata (cio√® intermedio-2 e alta) secondo le classificazioni prognostiche oggi in uso (DIPSS, DIPSS-plus).
In alcuni casi il trapianto di midollo osseo pu√≤ essere proposto in pazienti pi√Ļ giovani (di et√† inferiore a 65 anni) con classe di rischio intermedio-1, qualora siano presenti anemia trasfusione-dipendente, blasti (cellule immature) nel sangue periferico >2%, un cariotipo (analisi dei cromosomi) sfavorevole, assenza delle mutazioni driver (JAK2, MPL o CALR), oppure la presenza di mutazioni nel gene ASXL1.
Pi√Ļ recentemente sono stati pubblicati 2 nuove classificazioni prognostiche, chiamate MIPSS(-plus) e GIPSS, che utilizzano alcuni dati di tipo genetico e possono costituire un utile strumento a dispozione dell'ematologo per guidare le scelte terapeutiche nei pazienti affetti da mielofibrosi in et√† trapiantologica.


(1 febbraio 2019 - ore 14:52) - Incremento della conta piastrinica e oncocarbide

Egregi, ricercatori ho 73 anni, sono affetto da mielofibrosi da 3 anni. Il primo anno ho assunto oncocarbide 1 cp al dì e duoplavin, e ciò mi ha regolarizzato le piastrine da 700 a 460. Lentamente però ho notato che già il secondo anno pur aumentando l'oncocarbide a 11 cp settimanli non si riusciva ad andare sotto i 600. Adesso sono a 680 l'ematologo mi ha prescritto 2 cp di idrossiurea al dì.
Vorrei sapere se nel mio caso l'oncocarbide non ha pi√Ļ effetto e se questo nuovo dosaggio possa modificare gli altri elementi dell'emocromo attualmente stabili. Vi ringrazio.
(Enzo)


Risposta

Buongiorno Enzo,
nel suo caso √® pi√Ļ probabile che il progressivo incremento delle piastrine sia da imputare pi√Ļ alla naturale evolzione della mielofibrosi che ad una perdita di efficacia dell'Oncocarbide. Ne deriva la necessit√† di aggiustare il dosaggio dell'Oncocarbide in funzione della conta piastrinica. Trattandosi di un farmaco citoriduttivo, √® possibile che all'aumentare del dosaggio dell'Oncocarbide possa comparire un'alterazione di altri parametri dell'emocromo, in particolare del valore di globuli bianchi (o leucociti) e di emoglobina, che potrebbero tendere alla riduzione. Spetta naturalmente all'ematologo curante valutare costi e benefici del trattamento con Oncocarbide in funzione dei dati clinici e di laboratorio.


(31 gennaio 2019 - ore 19:21) - Ruxolitinib e tossicità neurologica

Salve, torno a scrivervi per avere notizie in merito agli effetti collaterali del Ruxolitinib, in particolare quelli neuro-tossici, perch√© evidentemente precedentemente non avevo esposto bene la mia domanda. Chiedevo se c'√® un aggiornamento clinico a riguardo, giacch√©, avendo chiesto un parere ad un neurologo su determinate problematiche mi √® stato risposto che qualsiasi valutazione specialistica-neurologica non pu√≤ essere effettuata senza avere chiaro i possibili effetti di tossicit√† neurologica del ruxolitinib, giacch√© i sintomi di tossicit√† non danno soltanto problematiche neuromotorie. Aggiungo che dallo stesso mi √® stato riferito che vari farmaci usati nel campo ematologico come antiblastici danno ripercussioni nel sistema nervoso. Vero √® che sino adesso non √® stato possibile dimostrare l'effetto antiblastico del ruxolitinib se non quello sull'alterazione del JAK2 e la diminuzione dlla milza, anche per l'assenza di un protocollo creato ad hoc sull'effetto antiblastico (a riguardo tale effetto l'ha avuto alla grande su mia moglie tenuto conto che dopo tre mesi dall'assunzione del jacavi, marzo 2014, non ha avuto pi√Ļ presenza di blasti, nonostante che prima della cura avesse avuto picchi del 12% di blasti). Tutto ci√≤, ripeto, per sapere se c'√® un studio a riguardo degli effetti tossici-neurologici, in particolare se tali effetti sono pi√Ļ probabili tanto pi√Ļ si va avanti con l'assunzione del ruxolitinib.
Questa mia richiesta, come già detto, nasce dalla risposta del quesito predente del 15 gennaio dove veniva data nel sito questa risposta: "Una possibile tossicità neurologica, con meccanismi patogenetici tutti da chiarire, è stata segnalata per i farmaci inibitori di JAK".
Grazie sempre per l'attenzione.
(Ernesto)


Risposta

La citazione della risposta a precedente domanda è parziale; la risposta completa recitava infatti come di seguito: "Una possibile tossicità neurologica, con meccanismi patogenetici tutti da chiarire, è stata segnalata per i farmaci inibitori di JAK, ma in termini di incidenza soprattutto per la molecola Momelotinib, tossicità favorita da cause concomitanti; con Ruxolitinib a mia conoscenza non è stato documentato un incremento significativo di queste complicanze, il che non esclude in modo definitivo una correlazione"
In quanto a protocolli specificamente mirati a valutare la tossicit√† neurologica del farmaco, questa non √® generalmente l'obiettivo di un protocollo clinico, che √® quella di dimostrare prima di tutto l'efficacia di un farmaco. Soprattutto nelle prime fasi di sviluppo vengono registrate con attenzione tutte le tossicit√† manifestate e valutata la possibile correlazione con un farmaco, arrivando a stabilire un legame nel caso di incidenze significativamente superiori di un tale effetto nei pazienti trattati. In questo senso, la tossicit√† neurologica √® risultata incidente soprattutto nei ppazienti trattati con un diverso inibitore di JAK, cio√® Momelotinib, mentre a mia conoscenza non √® tra gli effetti collaterali pi√Ļ comuni del Ruxolitinib.
Occorre inoltre distinguere con chiarezza tra "farmaci antiblastici", quali i chemioterapici convenzionali, ed "effetti antiblastici", intesi quest'ultimi come azione contro i blasti, che può essere esercitata anche da un farmaco non strettamente antiblastico quale Ruxolitinib.


(30 gennaio 2019 - ore 17:03) - Eritrocitosi e attività fisica

Salve vi ho scritto il 24 gennaio 2019, ed innanzitutto volevo ringraziarvi, mi è stata diagnosticata o per lo meno sono arrivati ad una conclusione di ERITROCITOSI IDIOPATICA.
Volevo chiedere, esistono sport da evitare (che possono aumentare la viscosità ematica) e sport consigliati? Io ho iniziato quest'anno nuoto. E' uno sport da evitare per chi ha una eritrocitosi? Grazie ancora.
(Elvis)


Risposta

In riferimento al Suo quesito non vi sono sport maggiormente indicati o altri da evitare; in generale esercitare attività fisica in modo continuativo è una buona raccomandazione anche in soggetti con eritrocitosi.


(29 gennaio 2019 - ore 14:39) - Ruxolitinib ed effetti collaterali

Salve, torno a scrivervi in segutito al problema di "tossicità neurologica" del ruxolitinib evidenziato dai recenti studi (Vs. risposta 15/01/2019).
Mia moglie per una MF post PV assume ruxolitinib 30 mg al d√¨, da gennaio 2014. Poich√© leggendo fra i sintomi che pu√≤ causare una "tossicit√† neurologica" ho letto: Comportamento ossessivo e/o compulsivo incontrollabile -Problemi comportamentistici. Torno a chiedervi notizie in merito, poich√© da due anni mia moglie, a mio avviso e dei vecchi amici pi√Ļ vicini, il comportamento e le reazioni nervose, via via, col passare dei mesi SONO TOTALMENTE CAMBIATE, al punto che ancora oggi mi chiedo se √® la persona che ha avuto una svolta caratteriale e comportamentale a prescindere (anche se le reazione frequenti "esagerate" per ogni cosa contraria o pseudo-contraria restano "strane"), oppure se tutto ci√≤ √® conseguenziale all'assunzione di questo farmaco (al quale da 7 mesi √® stato associato il Luspatercept).
Grazie sempre per esserci.
(Ernesto)


Risposta

Premesso che è impossibile valutare a distanza queste manifestazioni cliniche, che possono essere inquadrate soltanto nel contesto di una visita specialistica, i sintomi di cui riferisce appaiono maggiormente di carattere psichiatrico che non neurologico e per una loro accurata valutazione Le consiglio comunque di parlarne con il Suo ematologo di riferimento.


(29 gennaio 2019 - ore 12:01) - Trombocitemia essenziale e Ruxolitinib

Mia sorella, di circa 72 anni, soffre di trombocitemia essenziale da circa 10 anni ed è in cura con oncocarbide, che le ha abbassato notevolmente il numero dei globuli bianchi, sceso pericolosamente sotto il livello di guardia. Ha sentito parlare (è in cura presso il policlinico di Napoli) del Ruxolitinib, ma non le sono noti gli effetti collaterali né le indicazioni precise per la sua patologia. La vorrebbero sottoporre ad un altro prelievo di midollo osseo per poter adattare meglio la cura. Potreste darmi informazioni sul Ruxolitinib, sulla sua efficacia e sugli effetti collaterali? Grazie.
(Edoardo)


Risposta

L'impiego del Ruxolitinib nella trombocitemia essenziale è stato limitato finora all'interno di protocolli clinici sperimentali. I dati disponibili al momento non permettono di dimostrarne con chiarezza la superiorità rispetto all'idrossiurea, anche a causa degli effetti collaterali, in particolare in termini di riduzione delle difese immunitarie con relativo aumento di incidenza di alcune complicanze infettive.
Al momento quindi il farmaco non è disponibile con questa indicazione, ed è difficile stabilire se giungerà in futuro ad essere prescrivibile.


(24 gennaio 2019 - ore 11:51) - Mielofibrosi

Buongiorno, sono affetta da mielofibrosi diagnosticatami 1 anno fa, da un paio di mesi vengo presa da attacchi di battiti cardiaci alti fino a 110, premetto che sono in cura con oncocarbide, cardiaspirina e all'ultimo esame mi hanno prescritto una cura di ferro di cui sono particolarmente carente in questi ultimi tre mesi. Mi consigliate un farmaco o una terapia per tenere sotto controllo questi eventi? Grazie.
(Giovanna)


Risposta

I sintomi che riferisce non possono essere valutati a distanza al di fuori di una visita specialistica che includa tutti gli elementi clinici e i risultati di laboratorio necessari per il loro inquadramento. Le consiglio pertanto di riferire i Suoi sintomi al Suo ematologo di riferimento.


(24 gennaio 2019 - ore 11:32) - Eritrocitosi idiopatica

Salve, sono un uomo di 46 anni e mi è appena stato diagnosticato una eritrocitosi idiopatica, escludendo eccellentemente tutte le forme di Eritrocitosi dovute a malattie mieloproliferative ed alle principali malattie secondarie.
Ora qualcuno mi consiglia di donare il sangue per tenere basso l'ematocrito (non ha superato mai i 54, eritrocitosi dal 2014), qualcun'altro consiglia di NON donare per evitare di sollecitare troppo il midollo osseo. Onestamente non so cosa fare. Sapreste gentilmente darmi un consiglio scientifico? Grazie.
(Elvis)


Risposta

Nelle situazioni di eritrocitosi nelle quali non si identifica una chiara causa (primaria o secondaria), pur non essendoci robusti studi specifici, generalmente si adotta come riferimento la soglia di ematocrito usata per le poliglobulie secondarie, che √® pari a 52-54%. Per fare ci√≤ si raccomanda prima di tutto idratazione abbondante; dato che non vi √® una diagnosi, la donazione di sangue pu√≤ aiutare il mantenimento di valori pi√Ļ bassi di ematocrito.
Sempre in termini generali, la raccomandazione di non donare per "non sollecitare il midollo" non ha basi scientifiche.


(24 gennaio 2019 - ore 9:32) - Mielofibrosi e farmaci sperimentali

Egregi Dottori,
sono qui a porvi la periodica domanda se vi sono novità farmacologiche con relative sperimentazioni su gruppi di pazienti per quanto riguarda la mielofibrosi post PV. Se si, vi sarei grato di darmi le indicazioni necessarie alla richiesta di adesione. Cordialmente Riki.
(Riki)


Risposta

Nella mielofibrosi sono in fase di sperimentazione alcuni farmaci nuovi che si propongono di agire sulla malattia da soli o in combinazione con i farmaci già impiegati, quali il Ruxolitinib.
L'impiego di questi è limitato all'interno di protocolli sperimentali; il fatto che Le vengano proposti o meno dai Suoi ematologi dipende dall'adeguatezza di queste opzioni per il Suo caso specifico e dalla disponibilità di tali protocolli nel Centro da cui è seguito. Il consiglio è di parlarne direttamente con i medici che La seguono.


(23 gennaio 2019 - ore 10:17) - Policitemia vera ed evoluzione fibrotica

Egregi dottori, premetto che già vi ho scritto.
Sono affetto da 2 anni da PV e vi ho fatto svariate domande, ma non vi ho mai chiesto se la Policitemia Vera si evolve sempre in mielofibrosi o esistono casi dove la PV rimane PV? Pi√Ļ o meno in caso di evoluzione in mielofibrosi, dopo quanto tempo dalla diagnosi della PV? Premetto che sono seguito dall'ematologo da 2 anni qui a Reggio Emilia, medico che stimo molto, ma sapere anche la vostra opinione mi aiuterebbe molto.
Con tutta la mia stima vi ringrazio.
(Giuseppe)


Risposta

L'evoluzione in mielofibrosi riguarda una minoranza dei casi di policitemia vera, non si verifica in tutti i pazienti. In quanto alle tempistiche, questa è estremamente eterogenea, e l'incidenza dell'evoluzione tende a crescere percentualmente nel corso del tempo dalla diagnosi.


(22 gennaio 2019 - ore 16:51) - Policitemia vera e prognosi

Buonasera,
2 anni fa, mi hanno diagnosticato con prelievo del midollo la PV. Sono in cura con salassi al bisogno (se supero 45 di ematocrito), cardiospirina e da un anno oncocarbide per un aumento di piastrine. Da 900 sono ad oggi 600..., ma l'ematologo mi ha mantenuto ugualmente l'oncocarbide una al giorno.
Mi hanno diagnosticato la PV a 42 anni, tramite un esame classico del sangue e visto i valori elevati di ematocrito (68). I miei sintomi di prurito e rossore sopratutto in viso, dopo svariati esami anche una TAC.. Infine prelievo midollo, l'esito è stato appunto policitemia vera.
Ora ho 44 anni, non bevo, non fumo, lavoro e per ora posso dire di condurre una vita normale. Non ho mai avuto casi in famiglia di trombosi o infarti e fino ad oggi, tanto meno io. Però non nego che sia preoccupato e vi vorrei fare una domanda diretta: con una diagnosi di policitemia vera, diagnosticata a 42 anni (ora ne ho 44) e con ciò che vi ho appena scritto sopra, quale sarà la mia prospettiva di vita? Quanti anni può vivere un malato di PV diagnosticata a 42 anni?
Vi ringrazio infinitamente per la vostra gentilezza.
(Giuseppe)


Risposta

Gli studi sulla sopravvivenza globale nei pazienti affetti da malattie mieloproliferative (e in generale nella medicina) sono il risultato dell'andamento in gruppi di pazienti, per i quali viene tracciata una media statistica. Bisogna tenere conto che la media è spesso il risultato di comportamenti molto diversi da paziente a paziente, per cui è estremamente complicato riportare questo dato statistico alla realtà del singolo paziente, nel quale vanno poi considerati numerose variabili individuali.
Ciò premesso, bisogna dire che la poliritmia vera è una malattia cronica, con la quale si può convivere gestendo e trattando le relative problematiche, e che modifica significativamente l'aspettativa di vita in una quota minoritaria di pazienti.


(18 gennaio 2019 - ore 00:10) - Valutazione prognosi nella policitemia vera

Bentornati e buon anno a tutti.
Vorrei sapere se dall'ultimo congresso di San Diego siano venute fuori novità sulla PV, in particolare per quel che concerne l'aspettativa di vita valutabile dai diversi parametri.
Nel frattempo ieri ho chiaccherato con una signora con di 79 anni con PV diagnosticata 24 anni fa. Questo lo scrivo perché sia di conforto a tutti i portatori di questa patologia.
(Giancarlo)


Risposta

I parametri principali per la valutazione della prognosi nella policitemia vera sono sostanzialmente gli stessi. In epoca recente uno studio ha dato risalto al ruolo del cariotipo, cioè l'esame dell'assetto cromosomico effettuato alla diagnosi, per il resto non ci sono novità di rilievo in tal senso.


(15 gennaio 2019 - ore 13:11) - Ruxolitinib e Neuropatia

Gentili Ricercatori,
sono un collega di 62 anni JAK-2 positivo. A 27 anni trombocitemia essenziale, a 41 policitemia vera, a 57 mielofibrosi secondaria.
Dal 1997 al 2016 sono stato trattato con Onco-Carbide 3 cps (a dosaggi inferiori l'emocromocitometria si alterava) senza effetti collaterali. Purtroppo sono comparse (dopo tutto questo tempo!) dolorosissime ulcere alle gambe per cui dopo un breve periodo di Interferon alfa assumo Jakavi. Al dosaggio di 10 + 5 mg ho avuto una fasciite necrotizzante con shock settico a gennaio 2017. Attualmente,con 5+5 mg l'emocromocitometria è soddisfacente e la splenomegalia ben controllata, seppur a prezzo di astenia, diarrea e dolori articolari.
Da circa un mese ho una neuropatia focale a carico dello sciatico popliteo esterno destro, con piede cadente. L'EMG dimostra un blocco di conduzione a livello del cavo popliteo. Sono state escluse le cause pi√Ļ frequenti meccaniche,infettive e farmacologiche. Il Neurologo ipotizza che il Ruxolitinib possa essere l'agente eziologico.
Che ne pensate? E in caso affermativo quale sarebbe la patogenesi?
Grazie di cuore.
(Enrico)


Risposta

Una possibile tossicità neurologica, con meccanismi patogenetici tutti da chiarire, è stata segnalata per i farmaci inibitori di JAK ma in termini di incidenza soprattutto per la molecola Momelotinib, tossicità favorita da cause concomitanti; con Ruxolitinib a mia conoscenza non è stato documentato un incremento significativo di queste complicanze, il che non esclude in modo definitivo una correlazione. D'altra parte questo tipo di tossicità non è così rapidamente reversibile da monitorare l'effetto di una sospensione per comprendere meglio il legame.
Il consiglio può essere quello di seguire questo problema nel tempo, evitando fattori aggravanti.


(15 gennaio 2019 - ore 12:32) - Imatinib e integratori

Mia sorella è in cura con Imatinib da circa sei anni. Io ho letto in alcuni siti di oncologia integrata, dei benefici della papaya fermentata. Parlando di questo estratto di papaya si parla però anche di produzione di interferone ed effetti immunostimolanti.
Voi cosa consigliate in questo caso? Va bene assumere papaya fermentata mentre si assume Imatinib?
(Lara)


Risposta

Al meglio delle mie conoscenze, non ravviso controindicazioni assolute all'impiego di questo preparato in concomitanza all'assunzione di imatinib.


(14 gennaio 2019 - ore 21:12) - Diagnosi di policitemia vera

Buongiorno e buon anno.
Volevo chiedervi quali sono i parametri per diagnosticare una PV nello stadio iniziale con valori nella norma ma con sola splenonegalia?
Grazie mille.
(Enrico)


Risposta

Il sospetto di policitemia vera parte generalmente dai parametri del sangue, in particolare dell'emocromo. La presenza di una splenomegalia è un segno clinico che può essere correlato alla policitemia vera ma raramente ne rappresenta l'unica manifestazione. Questo in termini generali; nello specifico del singolo caso clinico, questi aspetti possono essere valutati unicamente nel contesto di una visita specialistica.


(14 gennaio 2019 - ore 16:05) - Jakavi e Mielofibrosi

Mio padre da un anno assume il Jakavi con un buon esito a parte i globuli bianchi che da 4 mesi aumentano. E'normale?


Risposta

L'incremento dei globuli bianchi è un'alterazione comune nella mielofibrosi, che può avere un andamento vario anche in corso di trattamento con Jakavi. Quello che si può affermare è che tale effetto non venga causato dal farmaco ma che si tratti piuttosto di una caratteristica della malattia che può modificarsi nel corso del tempo.


(14 gennaio 2019 - ore 12:48) - Interferone e policitemia vera

Buon giorno, vi chiedo delle delucidazione riguardo l'arruaolamento nel progetto low-pv (nato per valutare se l'aggiunta della Prolina-interferone alfa-2b peghilato alla strategia terapeutica basata sui soli salassi e cardiospirina può migliorare l'efficacia del trattamento dei pazienti con PV a basso rischio, in termini di controllo dell'ematocrito (HCT) ai livelli raccomandati < 45%), quali parametri in particolare vengono presi in considerazione fra le persone giovani e a basso rischio mai trattate prima con altri farmaci (come richiesto dal progetto) visto che persone con tali caratteristiche (me compreso che personalmente ho sostenuto visite a Firenze che so essere uno dei centri attivi per questo trial) non sono stati nemmeno informati della cosa ne tantomeno presi in considerazione, tenendo conto che variabili come l'alto numero di salassi (conosco persone che fanno parte del progetto e mantenevano htc <45 con 2-3 salassi annui) non sembrano essere motivo di esclusione dalla sperimentazione stessa; ancora mi domando e vi domando cosa è preso in esame realmente oltre cio che formalmente si sa? Quali altri parametri sono fondamentali oltre quelli conosciuti? Grazie e buon lavoro.
(Mauro)


Risposta

L'arruolamento in un protocollo clinico sperimentale viene considerato dagli ematologi, prima di tutto a partire dai criteri di inclusione ed esclusione, e in ogni caso valutando dal punto di vista medico complessivo l'utilità per il singolo paziente del farmaco o dell'approccio terapeutico in questione, se comunque impiegati in precedenza o per esperienze pubblicate in letteratura.
Per questo è impossibile valutare a distanza o descrivere nel dettaglio tutti gli aspetti che vengono presi in considerazione nella proposta di un protocollo clinico.
La cosa che certamente posso consigliarLe è di parlarne direttamente con i Suoi ematologi, o nel corso della prossima visita o contattandoli direttamente.


(28 dicembre 2018 - ore 16:36) - Auguri di buon anno

A tutti voi cari dottori e che nessuno si senta escluso auguro un buon fine anno, e anche un ottimo anno nuovo.
Non smetterò mai di ringraziarvi per tutto ciò che fate ogni giorno per noi. Il vostro lavoro è continuamente una vera missione.
Il mio grazie di tutto cuore è per voi tutti.
(Massimo)


(23 dicembre 2018 - ore 22:40) - Piastrine elevate e dolore alla gamba

Innanzitutto vorrei augurare a voi tutti un felice e sereno Natale.
Affetta da TE dal 2014, CARL mutata, in terapia con anagrelide dal 2015. Volevo portarvi in evidenza il mio caso.
Le prime analisi del 2014 le feci a causa di un dolore lancinante che avevo alla coscia della gamba destra. Successivamente sottoposta a BOM e a tante altre analisi, comprese risonanze ed elettromiografia arti inferiore per comprendere la causa del mio dolore. Nel corso di tutti questi anni, non avendo trovato risposte concrete al mio dolore, ho dimostrato all'ematologo che mi ha in cura, che, quando il dolore alla coscia aumenta, anche le mie piastrine aumentano. Il mio ematologo sostiene che potrebbe trattarsi di dolore da espansione midollare. La mia malattia √® sorta con questo dolore, continuo ad averlo, quando √® pi√Ļ leggero, le piastrine scendono. In tutti questi anni ho girato tutta Italia per trovare altre risposte al mio dolore, ma nessuno ha mai correlato il mio dolore alla TE. Ora chiedo a voi se ci√≤ possa capitare, se altri pazienti hanno avuto questa strana e dolorosa sintomatologia.
Grazie di tutto. Auguri.
(Carmela)


Risposta

Il dolore che riferisce non è tipicamente associato alla trombocitemia essenziale. Seppur poco probabile la sintomatologia riportata potrebbe essere una espressione atipica di eritromelalgia, un sintomo caratteristico, anche se non frequente, che si osserva nei pazienti con PV ed TE.


(22 dicembre 2018 - ore 19:32) - Trapianto aploidentico

Salve,
2 giorni fa ho eseguito trapianto allogenico di cellule staminali per mielofibrosi in stadio avanzato. Donatore mio figlio, compatibilità 50%.
Volevo chiedere pi√Ļ informazioni in merito al tipo di trapianto che mi hanno eseguito: a regime condizionato. Infatti ho eseguito chemio prima del trapianto e dovr√≤ fare altri 2 giorni di chemio domani e dopodomani.
(Franco)


Risposta

Ad oggi, il trapianto è l'unica possibilità di guarigione per la mielofibrosi, ma è una procedura gravata da un alto tasso di possibili complicanze e anche da una certa mortalità. Motivo per cui il trapianto può essere fatto fino ad una certa età e solo se le condizioni fisiche lo consentono, non può essere fatto indistintamente a tutti i pazienti.
Inoltre, i figli hanno il patrimonio genetico per il 50% del padre e per il 50% della madre, quindi non sono identici geneticamente al genitore, cosa che invece pu√≤ avvenire tra fratelli o da un donatore estraneo detto "identico". Il trapianto da donatore aploidentico (cio√® identico per met√† come un figlio) √® tecnicamente possibile, ma pu√≤ essere gravato da un pi√Ļ alto rischio di complicanze. Come tutti i trapianti di cellule staminali emopoietiche, anche il trapianto aploidentico prevedere una fase (in genere 5-7 giorni) di chemioterapia, seguito dalla reinfusione delle cellule staminali. Se necessita maggiori informazioni pu√≤ tranquillamente chiedere ai medici del centro trapianti a cui fa riferimento.


(22 dicembre 2018 - ore 17:45) - Terapia con anagrelide

Vi avevo scritto il 14 dicembre riguardo l'analgrelide, ho eseguito l'ecocardiogramma e come unica nota si evidenzia lieve aneurisma dx convesso del SIA con aumentata mobilità sistodiastolica, senza apprezzabili soluzioni di continuo.
Il cardiologo mi ha detto che non è nulla di preoccupante, ma mi ha detto che deve valutare l'ematologo se posso iniziare xagrid perché lui il farmaco non lo conosce non essendo nel suo ambito.
(Marinella)


Risposta

Come suggerito dal cardiologo, è importante che sia il suo ematologo di riferimento, che conosce in dettaglio il suo caso e le eventuali comorbilità, a prescrivere l'anagrelide.


(22 dicembre 2018 - ore 15:52) - Prognosi della mielofibrosi

Mielofibrosi primaria mutazione Carl diagnosticata 4 anni fa, ho 67 anni prendo 5 oncocarbite a settimana pi√Ļ cardioaspirina, milza normale; che aspettative ci sono con mutazione Carl? Grazie.
(Italia)


Risposta

Attualmente la prognosi di un paziente con mielofibrosi primaria, ossia la previsione di come la malattia evolverà nel tempo, viene definita in base alla scala di valutazione della prognosi IPSS(International Prognostic Scoring System) se valutata alla diagnosi o DIPSS (Dinamic-IPSS) se valutata durante il decorso della malattia, in cui si deve valutare la presenza o meno di ciascuno dei seguenti fattori:
Anemia, Leucocitosi, Età avanzata, Presenza di blasti, Presenza di sintomi generali (per esempio febbre non dovuta a infezioni, sudorazioni notturne abbondanti, dimagrimento negli ultimi 6 mesi pari o superiore al 10% del peso corporeo).
Pi√Ļ recentemente √® stato sviluppato un nuovo modello prognostico che integra queste informazioni cliniche con le pi√Ļ recenti informazioni sul peso prognostico di mutazioni genetiche (MIPSS70) che include i seguenti fattori di rischio: emoglobina 100 g/L; leucociti 25 x 109/L, piastrine 100 x 109/L, blasti circolanti 2%, fibrosi midollare di grado 2, sintomi costituzionali, assenza della mutazione CALR tipo 1, presenza di mutazioni ad alto rischio (esempio, ASXL1, EZH2, SRSF2, IDH1/2), e presenza di ≥2 di mutazioni ad alto rischio.
Gli score permettono quindi di identificare pazienti con una minore sopravvivenza al fine di scegliere la migliore terapia disponibile, incluso il trapianto di cellule staminali emopoietiche.


(22 dicembre 2018 - ore 14:53) - Screening per eritrocitosi

Salve, ho una eritrocitosi dal 2014 con ematocrito tra 51/54 tutti altri valori nella norma da anni (piastrine e gb) EPO normale (11,7) mutazioni JAK2, compreso esone 12, CARL e mpl tutti negativi. La milza nella norma (10,7 cm) ldh nella norma, bar/abl negativi, striscio periferico del sangue senza anomalie.
Referto bom: Microscopio cellularità: 35-40%. In sostituzione adiposa le lacune sottocorticali Granulopoesi maturante con lieve eosinofilia Eritropoesi espansa, In varia a fase maturativa Con incremento dei precursori Megacariociti ben rappresentati, focalmente aumentati di aspetto maturo Precursori emopoietici CD34+ :2-3% Presente un aggregato linfoiide centrolaculanare ai margini tondeggianti documentabili Solo in una parte multiple sezione allestite a Vario livello Presenti depositi di ferro (perls +) Diagnosi Midollo homopoetico Normo cellulato per l'età con espansione eritropoiesi Reperti morfologici Non sufficienti anche alla luce Dei riferimenti clinici Per una diagnosi di neoplasia mieloproliferativa nel materiale in esame In attesa ulteriori esami addendum.
Per vostra esperienza possiamo finora sospettare di una malattia mieloproliferativa? Oppure √® pi√Ļ propenso, ovviamente con tutti i dati fornitovi ad una eritrocitosi secondaria o poliglobulia?
Grazie e buon Natale.
(Elvis)


Risposta

In base ai risultati degli esami eseguiti per lo studio dell'eritrocitosi, non sono stati soddisfatti i criteri per una diagnosi di malattia mieloproliferativa. Il suo medico curante valuterà la necessità di escludere eventuali altre cause di secondarietà.


(21 dicembre 2018 - ore 18:53) - Evoluzione in mielofibrosi

Gentilissimi dottori, vi sono elementi, comportamenti o quant'altro che favoriscono l'evoluzione della PV in mielofibrosi?
(Luca)


Risposta

Il rischio di progressione in mielofibrosi da PV o TE è indipendente dalle abitudini alimentari o dallo stile di vita. La storia naturale della policitemia vera e della trombocitemia essenziale è caratterizzata da un rischio intrinseco relativamente basso di evoluzione in mielofibrosi e di progressione da una fase cronica ad una fase acuta.


(19 dicembre 2018 - ore 19:32) - Mutazioni di SRSF2

Buonasera, sono in attesa dell'esame della BOM ed in articolare degli esami genetici.
Quello che vorrei sapere se una eventuale modifica del gene srsf2 darebbe una prognosi pi√Ļ infausta essendo io con MF post PV ed eventuali modifiche dei geni asxl1 ezh2 e idh1/2 non sarebbero pi√Ļ alcuna prognosi infausta. Vi ringrazio
(Donato)


Risposta

Studi recenti hanno preso in considerazione il possibile significato prognostico di alcune mutazioni. E‚Äô stato dimostrato che un set di quattro mutazioni comprendenti i geni ASXL1, EZH2, SRSF2 e IDH1/2 permette di identificare pazienti ad alto rischio molecolare (categoria High Molecular Risk-HMR, ovvero pazienti che presentano mutato almeno uno dei 4 geni). La condizione HMR si associa a ad una ridotta sopravvivenza ed ad un aumentato rischio di evoluzione blastica. Pi√Ļ recentemente hanno osservato che nei pazienti che presentano due o pi√Ļ delle mutazioni incluse nella categoria HMR, possono peggiorare ulteriormente la prognosi. L'impatto di queste mutazioni sembra essere limitato ai pazienti con mielofibrosi primaria, mentre hanno un impatto minore sulle forme di mielofibrosi secondaria a PV o TE.


(17 dicembre 2018 - ore 22:55) - Caso di eritrocitosi

Ad un emocromo di routine eseguito a novembre 2018 mi hanno trovato hb a 17.1, gb a 5.9 ed ematocrito 52%. L'anno scorso avevo hb a 16.6, gb a 5.5 ed ematocrito a 48.7%. Vi chiedo se questi valori attuali possano abbassarsi automaticamente senza prendere cardioaspirina e fare salassi. Grazie infinite per le risposte.
(Bill)


Risposta

L'aumento dei valori di emoglobina ed ematocrito definiscono la presenza di una eritrocitosi. Le cause di eritrocitosi sono numerose e generalmente sono di origine secondaria. Cause frequenti di eritrocitosi secondaria sono: fumo, ipossiemia arteriosa cronica, aumentata produzione di eritropoietina (es. per un tumore secernente). Cause meno comuni sono alcune malattie congenite, quindi presenti fin dalla nascita, come: emoglobinopatie ad alta affinit√† per l'O2, mutazioni del recettore dell'eritropoietina, la policitemia di Chuvash (in cui una mutazione nel gene VHL causa un'anomalia del pathway del sistema sensore che rileva l'ipossia), mutazioni della prolina idrossilasi 2 e del hypoxia-inducible factor 2őĪ (HIF-2őĪ).
L'eritrocitosi spuria si può verificare in seguito a emoconcentrazione (p.es., dovuta a ustioni, diarrea, diuretici). In soggetti fumatori, si verifica eritrocitosi reversibile soprattutto a causa dell'ipossia tissutale dovuta ad aumento ematico della concentrazione di carbossiemoglobina; i livelli spesso si normalizzano con l'abolizione del fumo.
I pazienti affetti da ipossia cronica (concentrazione arteriosa di HbO2 < 92%), tipicamente dovuta a malattia polmonare, shunt intracardiaco destro-sinistro, trapianto renale, prolungata esposizione ad alte quote (malattie da altitudine) o sindrome da ipoventilazione sviluppano spesso eritrocitosi. Il trattamento primario consiste nella risoluzione della condizione sottostante, ma l'O2-terapia può essere di aiuto, e in una certa misura i salassi possono diminuire la viscosità ematica e migliorare la sintomatologia.
Una volta esclusa la presenza di una causa secondaria è indicato ricercare una causa primitiva come una malattia mielorpoliferative cronica. Il suo medico curante valuterà a necessità di un eventuale approfondimento.


(17 dicembre 2018 - ore 15:12) - Farmaci per HCV

Egr. ricercatori capita spessissimo che specialisti (dentisti, ortopedici, ecc.) evidenzino incertezza nella prescrizione dei farmaci dicendo: consulti il suo ematologo. Mi rivolgo a loro esattamente come mi ha consigliato l'epatologa del mio ospedale interpellata da me affetto da mielofibrosi, per eradicare il virus dell'HCV. Senza neppure dirmi su quali farmaci avrei dovuto porre il quesito, ma soltanto un incerto accenno alla Ribavirina.
Attuale emocromo alla visita del 20/11/18: ptl 700- globuli rossi 3.96-emoglob 14.9-ematocrito 41.8- glob. bianchi 8.29, milza 11,8 cm - terapia oncocarbite 11 cp sett., atenololo 25 mg cp x dì, duoplavin 1 cp x dì, atorvastatina 10 - 1 cp x dì.
Ringrazio anticipatamente per la cortese risposta.


Risposta

La scelta di un trattamento per una infezione attiva da HCV deve essere prescritta da uno specialista infettivologo e concordata con l'ematologo di riferimento, in quanto alcuni farmaci per il trattamento della mielofibrosi possono richiedere una correzione della dose se associati ad altri farmaci.


(16 dicembre 2018 - ore 15:35) - Novità all'ASH

Novità rilevanti all'ASH o solo promesse? Grazie.
(Fernando)


Risposta

A breve saranno pubblicate le principali novità per le malattie mieloproliferative croniche presentate all'ultimo congresso annuale americano di ematologia che si è svolta a San Diego dal 1 al 4 Dicembre.


(16 dicembre 2018 - ore 11:09) - Editing genetico

Buongiorno per chiedervi se l'editing genetico può essere una soluzione per la policitemia vera.
Un sentito grazie per un vostro parere in merito.
(Roberto)


Risposta

Per questo quesito si rimanda alla risposta a Roberto del 15/11/2018.


(15 dicembre 2018 - ore 19:30) - Caso clinico

Microscopio cellularità: 35-40%. In sostituzione adiposa le lacune sottocorticali Granulopoesi maturante con lieve eosinofilia Eritropoesi espansa, In varia a fase maturativa Con incremento dei precursori Megacariociti ben rappresentati, focalmente aumentati di aspetto maturo Precursori emopoietici CD34+ :2-3% Presente un aggregato linfoiide centrolaculanare ai margini tondeggianti documentabili Solo in una parte multiple sezione allestite a Vario livello Presenti depositi di ferro (perls +) Diagnosi Midollo homopoetico Normo cellulato per l'età con espansione eritropoiesi Reperti morfologici Non sufficienti anche alla luce Dei riferimenti clinici Per una diagnosi di neoplasia mieloproliferativa nel materiale in esame In attesa ulteriori esami addendum.
Ora chiedo: secondo lei che sospetti hanno? Quali potrebbero essere le possibili diagnosi?
Grazie tante.
(Elvis)


Risposta

Ci riserviamo di non rispondere a casi specifici alla diagnosi in quanto, data la complessità clinica e patogenetica delle malattie mieloproliferative, non è possibile dare una risposta in assenza di tutte le informazioni cliniche, di laboratorio e molecolari.


(15 dicembre 2018 - ore 10:23) - Anagrelide e fibrosi

l'anagrelide in pazienti con trombocitemia essenziale favorisce la fibrosi midollare?
(Massimo)


Risposta

L'Anagrelide (ANA), derivato imidazo-quinazolinico, è in grado di ridurre selettivamente la produzione midollare di piastrine e, a dosi elevate, anche l'aggregazione piastrinica. L'ANA, da moltissimi anni impiegato per il trattamento della TE e della altre MMC con trombocitosi, è stato dimostrato essere oltre che efficace anche del tutto privo di effetti leucemogeni.
L'ANA, essendo un inibitore delle fosfodiesterasi, induce un aumento dell'AMP ciclico (AMPc) intracellulare ed esercitando un effetto inotropo positivo e vasodilatatore diventa responsabile dei principali effetti collaterali quali cefalea, palpitazioni, edema e, raramente, cardiomiopatia. Interruzioni del trattamento con ANA entro i primi due anni sono riportate mediamente nel 30% dei casi, in larga maggioranza a causa di tachicardia e palpitazioni. Tuttavia, uno studio osservazionale prospettico del registro delle TE mostra, in via preliminare, che un'attenta valutazione cardiologica basale e nel follow-up, associata ad un agevole controllo farmacologico della eventuale tachicardia, consente di ridurre le interruzioni del trattamento per disturbi cardiovascolari a circa 5%. Lo studio randomizzato PT1 ha dimostrato che l'associazione ANA+ASA, rispetto all‚Äôassociazione HU+ASA, riduce in minor misura le trombosi arteriose, riduce di pi√Ļ le trombosi venose, riduce meno le emorragie e si associa ad un maggior numero di evoluzioni mielofibrotiche.
Una successiva analisi ha evidenziato che il vantaggio di HU+ASA nel ridurre le trombosi arteriose era limitato ai casi JAK2 mutati, suggerendo che in questi pazienti, che hanno livelli medi pi√Ļ elevati di eritrociti e leucociti, una citoriduzione trilineare esplichi una massimale funzione antitrombotica.
Un pi√Ļ recente studio randomizzato (ANAHYDRET), in pazienti TE classificati secondo i criteri WHO, ha dimostrato la non inferiorit√† dell'ANA da sola rispetto all'HU da sola nel prevenire le complicanze trombotiche ed emorragiche, e ha documentato la non occorrenza di evoluzione mielofibrotica. Alla luce di quanto sopra, restano legittime le ipotesi che nello studio PT1 l'interazione di ANA con aspirina (cio√® di due molecole con attivit√† antiaggregante) possa giustificare il relativo eccesso di emorragie, e che la mancata stratificazione dei pazienti secondo i criteri WHO renda poco valutabili i dati sulla evoluzione mielofibrotica.


(14 dicembre 2018 - ore 17:51) - Effetto di jakavi sulla milza

Salve, 51 anni, affetto da PV JAK2+, in trattamento con Jakavi da 6 mesi, i valori del sangue sono ok non faccio pi√Ļ salassi, prurito controllato; dal confronto dell'eco addome per la valutazione della splenomegalia fatta una a inizio trattamento, l'altra a 6 mesi si evince un aumento della milza di circa 2 cm (inizio 220 mm, dopo sei mesi 238 mm) associato ad un aumento di peso e fegato grasso. Rispetto all'aumento della milza il jakavi non ha effetto? Per il fegato grasso e aumento di peso √® da considerarsi un effetto collaterale?
Nel ringraziarvi colgo l'occasione per augurare a tutti Voi Buone Feste.
(Giuseppe)


Risposta

Il principio attivo di Jakavi, ruxolitinib agisce bloccando un gruppo di enzimi noti come Janus chinasi (Janus kinases, JAKs) che hanno un ruolo nella produzione e nella crescita delle cellule ematiche. Nella mielofibrosi e nella policitemia vera, vi è eccessiva attività JAK, il che comporta un'anormale produzione di cellule ematiche. Queste cellule ematiche migrano verso gli organi, tra cui la milza, facendo sì che si ingrossino. In caso di JAK bloccanti, Jakavi riduce la produzione anomala di cellule ematiche, riducendo in tale modo i sintomi delle malattie, inclusa la splenomegalia. La mancata efficacia del ruxolitinib nel ridurre il volume splenico potrebbe essere legato ad una resistenza al farmaco.
Questo fenomeno è comunque molto raro. L'aumento del peso corporeo è riportato tra gli effetti del farmaco. Il meccanismo responsabile di questo effetto non è ancora stato chiarito, i ricercatori ipotizzano che sia legato ad una riduzione del senso di sazietà indotta da alcune sostanze che aumentano durante il trattamento come ad esempio la leptina. Non sono invece riportati casi di fegato grasso indotti dal farmaco.


(14 dicembre 2018 - ore 17:11) - Anagrelide

Salve ho 29 anni sono affetta da TE da circa 5 anni.
Da qualche mese ho iniziato intron perché le piastrine elevate mi hanno provocato il von willebrand acquisito, solo che interferone mi provoca calo di umore e caduta dei capelli; ho parlato con il mio ematologo e mi ha detto che potrei cambiare terapia con lo xagrid. Il mio dubbio è se lo xagrid sia piu tossico di intronA, ho letto che potrebbe provocare danni al cuore e favorire fibrosi midollare. E' vero o sono solo schiocchezze?
Grazie anticipatamente.
(Marinella)


Risposta

Anagrelide è indicato per la riduzione della conta piastrinica elevata nei pazienti con trombocitemia essenziale (TE) ad alto rischio, i quali mostrano intolleranza nei riguardi della loro attuale terapia, oppure la cui conta piastrinica elevata non possa essere ridotta a un livello accettabile con l'attuale terapia (ad esempio l'interferone).
Sono stati segnalati reazioni avverse cardiovascolari gravi, inclusi casi di torsione di punta, tachicardia ventricolare, cardiomiopatia, cardiomegalia e insufficienza cardiaca congestizia in pazienti che presentavano gi√† una problema cardiaco. Anagrelide deve essere usata con cautela nei pazienti con fattori di rischio noti per prolungamento dell'intervallo QT, come sindrome congenita del QT lungo, anamnesi positiva per prolungamento acquisito del QTc, assunzione di medicinali che possono prolungare l'intervallo QTc e ipokaliemia. √ą consigliabile un attento monitoraggio per rilevare un eventuale effetto sull'intervallo QTc.
Per tutti i pazienti si raccomanda un esame cardiovascolare pre-trattamento, comprendente un ECG basale ed ecocardiogramma, prima di iniziare la terapia con anagrelide. Si devono monitorare regolarmente tutti i pazienti nel corso del trattamento (ad es. con ECG o ecocardiogramma), per rilevare eventuali effetti cardiovascolari che possono richiedere ulteriori esami e indagini cardiovascolari. L'ipokaliemia o l'ipomagnesiemia devono essere corrette prima della somministrazione di anagrelide e monitorate periodicamente durante la terapia.
Anagrelide √® un inibitore della fosfodiesterasi III AMP ciclico dipendente, e per via degli effetti inotropi e cronotropi positivi deve essere utilizzata con cautela nei pazienti di qualsiasi et√† con cardiopatia accertata o sospetta. La comparsa invece di fibrosi midollare osservata in un primo studio che includeva pazienti con una diagnosi di TE utilizzando i vecchi criteri diagnostici non sono stati confermati in studi successivi in cui la selezione dei pazienti era effettuata utilizzando criteri pi√Ļ recenti, escludendo quindi eventuali casi di mielofibrosi prefibrotica.


(13 dicembre 2018 - ore 23:40) - Eritropoietina, folina e milza

Buonasera,
sono affetta da MF. Vorrei sapere se è possibile che la somministrazione di epo e folina possa favorire un aumento delle dimensioni della milza e contemporaneamente non portare ad un aumento dell'emoglobina, emoglobina che sta continuamente scendendo probabilmente anche a causa di Jakavi? Grazie.
(Claudia)


Risposta

La terapia con eritropoietina e folina non determina un aumento delle dimensioni della milza. inoltre è stato dimostrato che l'uso di eritropoietina non determina una perdita di risposta, in termini di riduzione del volume splenico, nei pazienti con mielofibrosi in trattamento con JAKAVI.


(13 dicembre 2018 - ore 00:06) - Assunzione di Oncocarbide

Buona sera, essendomi stata diagnosticata una PV, con discreta piastrinosi, e dovendo mantenere l'HTC entro il 45%, il mio ematologo mi ha prescritto l'Oncocarbide da assumere al prossimo controllo dell'HTC, attualmente 45.1%, qualora tale valore venisse superato.
Siccome assumo farmaci quali Eutirox, Cardioaspirina e altri, sempre avvolti da una sottile ostia per paura di soffocare, la domanda che vi pongo è la seguente: posso avvolgere anche la capsula di Oncocarbide? Lo so che può sembrare stupido, ma per me è di importanza vitale.
Cordialità.
(Gabriella)


Risposta

Non ci sono controindicazioni ad utilizzare un'ostia sottile per avvolgere le compresse di oncocarbide.


(12 dicembre 2018 - ore 18:51) - Policitemia da oltre 10 anni

Sono affetta da policitemia vera da pi√Ļ di dieci anni, ho sempre l'ematocrito alto e piastrine alte e bianchi un poco alti, dopo che il dottore per farmeli scendere mi ha dato 3 pastiglie di oncocarbide al giorno per pi√Ļ di un mese, e dopo mal di gola e sanguinamento naso per raffreddore per pi√Ļ di 10 giorni e antibiotico, ho fatto le analisi ed √® risultato i globuli bianchi 3,98 e i rossi 3,77, le piastrine 275, i linfociti prima risultavano anche a 10 ora risaliti nella norma a 33, i basofili a 1,60, ematocrito a 44 ed emoglobina a 13,5, ho schiuma nelle urine mi devo preoccupare?


Risposta

Gli effetti che riferisce sull'emocromo possono dipendere dalla terapia con oncocarbide, il quadro clinico merita comunque un approfondimento da parte di uno specialista ematologo.


(12 dicembre 2018 - ore 17:45) - Acufeni

Buonasera, sono a disturbarvi nuovamente, sono affetta da Trombocitemia essenziale dal 2016 (ho 55 anni), con piastrine intorno a 800/850 , è frequente con questa patalogia secondo le Vostre stime, di sooffrire di ronzii fortissimi (solo mella parte sinistra)? Ho eseguito una risonanza encefalica dove si evidenzia una ectasia in sede pontina ed il radiologo dice che potrebbe essera causa del mio fastidio, ora però avendo il dubbio che siano le piasrine sono un po' disorientata. Ultima cosa, ho il valore hdl leggermente fuori range 250 contro i 220. Grazie come sempre.
(Simonetta)


Risposta

Un acufene è un disturbo uditivo costituito da rumori (come fischi, ronzii, fruscii, pulsazioni, ecc.) che l'orecchio percepisce come fastidiosi a tal punto da influire sulla qualità della vita del soggetto che ne è affetto. Esso non è classificabile come una malattia, ma è una condizione che può derivare da una vasta pluralità di cause. Nel caso specifico la comparsa di acufeni da un solo lato, il lato sinistro, non depone per una causa sistemica, come l'aumento della conta piastrinica, ma piuttosto da una causa locale, come in questo caso.


(11 dicembre 2018 - ore 9:34) - Farmaci anticoagulanti ed antiaggreganti

78 anni, in buone condizioni fisiche, da 4 anni ho PV che curo con idrossiurea e Cardioaspirina. 2/3 volte all'anno (quando capita di superare i 45 dell'ematocrito e i 15 di emoglobina) ricorro ad un salasso. Da poco tempo ho notato Fibrillazione atriale in cuore dalle dimensioni normali e dai parametri ematici buoni, mi è stata ordinata una cardioversione elettrica dopo trattamento antiemorragico Eliquis 30 giorni prima e 30 giorni dopo. E' corretto sospendere la cardioaspirina in questi 2 mesi?
(Gianpiero)


Risposta

L'uso concomitante di un farmaco anticoagulante (Eliquis) e di un farmaco antiaggregante (cardioaspirina) aumenterebbero il rischio di sanguinamento, per questo motivo, in assenza di controindicazioni, è corretto sospendere la cardioaspirina per il periodo indicato.


(5 dicembre 2018 - ore 6:33) - Eritrocitosi

Salve, aggiornamento, ho una eritrocitosi dal 2014 con ematocrito tra 51/54 tutti altri valori nella norma da anni (piastrine e gb) EPO normale i jak2 compreso esone 12 CARL e mpl tutti negativi. La milza nella norma.
Possiamo sospettare di una mielofibrosi triplo negativo? Oppure ci dovrebbero essere altri elementi per avere tali sospetti?
Grazie.
(Elvis)


Risposta

I valori che riferisce sono caratterizzati da un aumento dell'ematocrito, ovvero una condizione di eritrocitosi. Le cause di eritrocitosi sono numerose e solo raramente sono da correlare alla presenza di una neoplasia mieloproliferativa. Tra le neoplasie mieloproliferative la policitemia vera (PV) si associa pi√Ļ frequentemente ad una eritrocitosi, piuttosto di una mielofibrosi che normalmente si caratterizza per un fenomeno inverso, ovvero l'anemia. La negativit√† per le mutazioni di JAK2 V67F e dell'esone 12 non escludono la diagnosi di PV; secondo i criteri diagnostici della WHO, la diagnosi richiede anche una valutazione midollare che in questi casi di negativit√† molecolare √® fondamentale per una corretta diagnosi.
La diagnosi differenziale deve riguardare le cause pi√Ļ comuni di eritrocitosi secondaria o forme ereditarie. In questo ultimo caso, ed in presenza di una storia familiare suggestiva, potrebbe essere utile lo studio di mutazioni geniche frequentemente presenti in questi pazienti.


(1 dicembre 2018 - ore 8:34) - Ferro e mielofibrosi

Buongiorno, sono affetta da mielofibrosi scoperta da un anno con mutazione JAK 2, nelle ultime due visite presso il centro di ematologia dove sono in cura sono risultate le piastrine in aumento e quindi mi è stato aumentato l'oncocarbide, 8 la settimana, ma anche il ferro era basso e dovrò prendere una pastiglia per aumentare il ferro per un mese. Vorrei sapere se può essere dannoso per la patologia in generale delle medicine per il ferro o degli integratori a base di ferro, grazie.
(Giovanna)


Risposta

L'uso di una terapia integrativa con ferro o suoi derivati per il trattamento di una anemia sideropenica in corso di mielofibrosi non comporta effetti collaterali. Si consiglia comunque di eseguire controlli pi√Ļ ravvicinati dell'emocromo al fine di definire l'eventuale eccessiva efficacia del trattamento che potrebbe portare (soprattutto nei casi di pregressa policitemia vera) ad un aumento eccessivo dell'ematocrito e dell'emoglobina.


(29 novembre 2018 - ore 2:04) - Mielofibrosi e sopravvivenza

Salve Dottore,
a mio marito, 45 anni, hanno diagnosticato una mielofibrosi triplo negativo. Visto che stiamo entrando ora in questo calvario a cosa andrà incontro e quale è la sopravvivenza in anni? Grazie.
(Elvis)


Risposta

La Mielofibrosi si caratterizza per una elevata complessità tanto sul piano biologico quanto su quello clinico-assistenziale. La sopravvivenza è estremamente variabile e oscilla da 20 anni a meno di 2 anni. La stima di sopravvivenza si basa sull'uso di modelli di stratificazione prognostica talora molto articolati.
Il primo tentativo di score di prognosi risale al 2009 con la formulazione dell'International Prognostic Scoring System (IPSS). Tale score è stato calcolato e validato per i casi valutati al momento della diagnosi e prevede cinque variabili indipendenti, predittive di ridotta sopravvivenza: età superiore ai 65 anni; presenza di anemia con emoglobina inferiore a 10 g/dl; leucocitosi con globuli bianchi superiori a 25.000/mmc; blasti circolanti nel sangue periferico in misura uguale o superiore all'1% e presenza di sintomi sistemici.
Grazie a questa stratificazione prognostica si potevano identificare i pazienti a prognosi molto buona (che non presentavano nessuno di questi fattori, con sopravvivenza superiore agli 11 anni) e quelli con prognosi estremamente sfavorevole (che presentavano tre o pi√Ļ dei fattori di rischio, con una sopravvivenza di poco pi√Ļ di 2 anni).
Questa classificazione è stata successivamente implementata in modo da poter essere applicata dinamicamente, tanto all'esordio, quanto durante il follow up. Il DIPSS (Dynamic International Prognostic System) prevede le stesse variabili sopracitate, assegnando, tuttavia, alla presenza dell'anemia un punteggio doppio.
Un'ulteriore revisione del DIPSS (DIPSS plus) ha portato all'aggiunta di tre fattori con significato prognostico sfavorevole: presenza di un cariotipo sfavorevole, fabbisogno trasfusionale di globuli rossi e presenza di piastrinopenia con conta inferiore a 100.000/mmc.
Recentemente sono stati proposti dei modelli prognostici pi√Ļ accurati che integrano ai dati clinici e di laboratorio di IPSS e DIPSS anche nuove informazioni di tipo molecolare e citogenetico ( es GIPSS o MIPSS70).


(26 novembre 2018 - ore 15:50) - T-deplezione e trapianto aploidentico

Buongiorno,
ho letto che al Bambin Ges√Ļ, nel caso di donatore genitore aploidentico, √® prevista una manipolazione genetica per evitare problemi di rigetto. E' applicabile anche quando il ricevente √® un adulto che riceve cellule staminali da un figlio? In quali casi? Grazie.
(Maria)


Risposta

La manipolazione che rifesce è la T-deplezione, una tecnica usata per ridurre il rischio di GVHD nel trapianto aploidentico, effettuata con tecniche di manipolazione ex-vivo. Il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche rappresenta il trattamento di scelta per molte patologie oncoematologiche dell'infanzia e dell'età adulta. Tuttavia, un donatore familiare HLA-identico è disponibile solo in circa il 25% dei casi e spesso non è possibile identificare in tempo utile un donatore volontario non consanguineo nei registri internazionali dei donatori volontari di midollo osseo. Proprio per questo motivo, sono state sviluppate nel corso degli anni strategie trapiantologiche alternative, basate sull'impiego di fonti di cellule staminali emopoietiche differenti (come ad esempio il sangue placentare) o sull'impiego di donatori familiari HLA-parzialmente compatibili. In particolare, questo secondo approccio appare di rilevante interesse, in quanto permette virtualmente di poter identificare un donatore di cellule staminali emopoietiche per tutti i pazienti candidati ad un trapianto. Il trapianto di cellule staminali emopoietiche da sangue periferico da donatore familiare HLA-parzialmente compatibile, dopo procedura di T-deplezione, rappresenta una valida opzione terapeutica per pazienti che necessitano di un trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche ma che sono sprovvisti di un donatore familiare o non consanguineo HLA-compatibile. Il donatore aploidentico o parzialmente identico, infatti, può essere un consanguineo (genitore, figlio, fratello, cugino) che non risulta HLA-identico a livello molecolare, ma condivide col paziente alcuni, ma non tutti, antigeni di istocompatibilità sulla superficie delle cellule, cioè lo stesso aplotipo. La fattibilità e la sicurezza di questo tipo di trapianto è limitata da un'alta incidenza di GVHD, in quanto, essendo solo parziale la compatibilità a livello molecolare, sono frequenti le reazioni del trapianto contro l'ospite. Per limitare questo rischio, si possono infondere al ricevente sospensioni di cellule staminali T-deplete, ovvero depurate dai linfociti T, che sono i principali responsabili della reazione di Graft versus Host Disease, indipendentemente dal tipo di donatore (figlio o genitore).


(24 novembre 2018 - ore 17:22) - Oncocarbide ed aumento della conta piastrinica

Egregi ricercatore, ho 73 anni diagnosticata MF primaria marzo 2016, asintomatico, triplo negativo, in terapia con 9 cp settimanali oncocarbite, duoplavin 1cp, atorvastatina10- 1cp, milza diam long 11,8 cm, pregresso infarto miocardico, ptl marzo 2018-474, Sett. 2018 ptl 623. Alla visita del 20/11/18 ptl 700- globuli rossi 3.96-emoglob 14.9-ematocrito 41.8- glob. bianchi 8.29. L'ematologa mi ha prescritto un aumento dell'oncocarbite da 9 cp settimanali a 11cp.
Vi chiedo, premesso che la milza √® sempre nei limiti citati, che questi valori delle piastrine ritornati ai valori del marzo 2018 denotano che 9 cp di oncocarbite non sono pi√Ļ sufficienti a contenere le piastrine su livelli accettabili, e se questo aumento di oncocarbide quanto possono incidere su gli altri valori dell'emocromo?.
Chiedo scusa per la lungaggine, mi hanno detto che se non aumento l'oncocarb. rischio l'ictus. Cordiali saluti-
(Enzo)


Risposta

Premesso che oscillazioni della conta piastrinica sono fisiologici, l'indicazione alla terapia citotossica (come l'oncocarbide) dipende dal rischio di sviluppare trombosi nel corso della malattia: i soggetti di et√† superiore a 60 anni e/o con una storia clinica personale caratterizzata da uno o pi√Ļ eventi trombotici sono definiti ad alto rischio e secondo le linee guida europee devono effettuare una terapia citotossica in associazione con la terapia antiaggregante. Il rischio trombotico infatti non √® mai stato correlato linearmente con la conta piastrinica, piuttosto un aumento importante della conta piastrinica (definito ≥ 1500/ul) √® stato correlato paradossalmente con un aumento del rischio trombotico per la comparsa di una malattia di Von Willebrand acquisita. √ą stato ipotizzato che la riduzione degli eventi trombotici in questi pazienti non sia legata alla riduzione delle piastrine quanto piuttosto alla concomitante riduzione dei livelli leucocitari, suggerendo come tale farmaco possa rappresentare un importante fattore aggiunto a favore dell'effetto antitrombotico.


(22 novembre 2018 - ore 19:59) - Aumento ematocrito

Salve, ho 33 anni e per un intervento di calazio ho fatto le analisi da poco. Premetto che sono circa 10 anni che il mio valore di piastrine oscilla tra 100 e 120 (prima del 2009 non ho le analisi stampate). Faccio prelievi periodici circa ogni 8 mesi ed il valore è sempre lo stesso.
La piastrinopenia non l'ho indagata pi√Ļ a fondo in quanto un ematologo mi ha detto che se i valori sono questi posso stare tranquillo. Avevo fatto nel 2014 una lastra addome completo con risultato tutto nella norma.
All'ultima visita con un ematologo nuovo, sono stati riscontrati i seguenti valori per quanto riguarda l'emocromo 22/11/2018 (ho fatto 40 minuti di corsa due giorni prima). Leucociti 5.390; Eritrociti 5.880.000 *; Hb 17.1 *; Ht 52.5 *; MCV 89.3; MCH 29.1; MCHC 32.6; RDW 11.8; PLT 107;
formula leucocitaria in %
Neutrofili 50.6
Eosinofili 1.7
Basofili 0.2
Linfociti 38
Monociti 9.6
tempo protrombinica 103; inr 0.98; ptt 26.7; p-fibrigeno 268
L'ematologo mi dice che posso fare l'intervento di calazio poi mi ha prescritto ulteriori analisi del sangue per studiare la piastrinopenia mentre dice che ho poliglobulia (forse dovuta a problema respiratorio che però non è riuscito a rilevare con visita della schiena mentre respiravo forte) e che devo fare RX toracica, spirometria, dosaggio eritropoietina, ig e totali, ricerca JAK-2. Dice che dovrei prendere la cardioaspirina ma solo dopo aver fatto l'intervento di calazio.
A mio scrupolo ho rifatto l'emocromo in un altro laboratorio il 21/11/2018 ed ho i seguenti valori:
Leucociti 4.9; Eritrociti 5.710.000; Hb 16.9; Ht 50.4; MCV 88; MCH 29.6; MCHC 33.5; RDW 12.7; PLT 118 *; MPV 10.2; PCT 0.121 *; PDW 19.8*;
formula leucocitaria in %
Neutrofili 47.9
Eosinofili 1.8
Basofili 0.3
Linfociti 40.8
Monociti 9.2
Dalle passate analisi vedo i seguenti valori:
(Eritr)-(Hb) - (Ht) dic-09 554 - 16,2 - 48,5
mar-13 522 - 15,5 - 47,1
feb-14 546 - 15,9 - 45,4
feb-14 524 - 15,7 - 46,2
mag-14 545 - 16,3 - 47,1
mag-14 558 - 16,1 - 45,8
mag-15 534 - 15,9 - 47,3
feb-16 539 - 16,6 - 47,8
giu-17 538 - 16,4 - 48,7
Dopo l'intervento di calazio inizierò le varie visite/analisi per l'ematologo.
Se possibile volevo sapere se la cardioaspirina è davvero necessaria. Lui parlava inoltre di eventuale salasso però mi ha detto che non è urgente. Io non ho nessun sintomo e non ho problemi respiratori.
Grazie per la vostra disponibilità.
(Mercur)


Risposta

Dalle analisi mostrate emerge un aumento dei valori di ematocrito e di emoglobina che ovviamente meritano un approfondimento. Potrebbe comunque essere utile un nuovo controllo dell'emocromo a distanza dai precedenti per confermare l'eritrocitosi. Nel caso in cui si dovesse confermare è opportuno eseguire tutti gli esami indicati. L'indicazione all'uso di aspirina e dei salassi dipende dai risultati degli esami di screening, sarà il suo ematologo di riferimento a consigliare o meno questo tipo di trattamento.


(21 novembre 2018 - ore 17:19) - Milza ed attività fisica

Da circa sei anni mi è stata diagnosticata la mielofibrosi idiopatica, per un paio di anni senza sintomi evidenti, da circa 2 anni con milza molto ingrossata circa 16 cm. Dall'arcata costale era di 22 cm quando ho iniziato ad assumere jakavi (20.02.2018 ) che sembrava avere un buon effetto iniziale sulla milza, poi si è assestata a 16 cm. Ora mi sembra che stia di nuovo aumentando, ho pensato a causa anche di molta attività fisica pesante di lavoro agricolo. Vi chiedo se è possibile che le dimensioni della milza aumentino per tale motivo. Emoglobina a 9,8 - piastrine nella norma - LDH 2300. Referto medico "stabile". Vi ringrazio anticipatamente per la vostra risposta.
(Vincenzo)


Risposta

L'aumento delle dimensioni della milza non è da imputare ad un aumento dell'attività fisica. L'aumento del volume splenico potrebbe essere la conseguenza di una iniziale perdita di risposta al ruxolitinib. Studi recenti hanno dimostrato che la probabilità di mantenere una risposta splenica con Jakavi per almeno 3 anni è del 50%. Questo comunque non implica la sospensione del farmaco se si ritiene che vi sia ancora un beneficio clinico.


(20 novembre 2018 - ore 11:32) - Salasso e trombocitemia essenziale

Buongiorno, in seguito alla trombocitemia ho dovuto fare il salasso e vorrei sapere se i valori si abbassano sotto il minimo di MCH, MCHC, RDW SD è la conseguenza del salasso stesso? Grazie.
(Roberto)


Risposta

Il calo dei valori di MCH , MCHC e RDW potrebbero essere legati alla salassoterapia, anche se una unica procedura generalmente non provoca variazioni rilevanti e durature nel tempo.


(20 novembre 2018 - ore 10:20) - Globuli rossi elevati

Buongiorno, mi chiamo Marco, ho 40 anni e vi scrivo dalla Calabria. Da due anni tengo sotto controllo una gammopatia monoclonale, sono sotto cura presso l'ospedale di Reggio Calabria.
Ieri (19/11/2018), durante la visita mi hanno fatto fare un prelievo del sangue perché hanno notato che ho i globuli rossi alti, mi daranno risposta il 12 dicembre, da quello che mi hanno fatto capire sospettano una policitemia, cosa devo fare, vorrei venire a Pavia a curarmi. Posso inviarvi le mie analisi, la notte soffro di apnea prima di addormentarmi. E' un sintomo, ho letto, ed ho sempre dolori al petto.
(Marco)


Risposta

I termini poliglobulia e policitemia vengono correntemente impiegati per definire quelle condizioni morbose caratterizzate da un aumento degli eritrociti, dell'emoglobina e dell'ematocrito, senza alcuna implicazione riguardante il numero dei leucociti e delle piastrine. E‚Äô pi√Ļ corretto, tuttavia, usare per tutte le suddette condizioni il termine ERITROCITOSI. L'identificazione delle policitemie differenti dalla policitemia vera √® importante: vanno escluse le forme di policitemia apparente e le forme secondarie. Una accurata indagine anamnestica e clinica, con particolare riguardo alle terapie in corso (esempio per uso di diuretici) o abitudini come ad esempio le apnee notturne (che riferisce), permette di individuare le forme apparenti e secondarie.
Prima di rivolgersi ad un centro specializzato in malattie mieloproliferative, è opportuno escludere queste forme.


(20 novembre 2018 - ore 9:30) - Fenomeno di Raynaud e trombocitemia essenziale

Buongiorno, paziente con TE in cura da 16 anni.
Ieri durante una visita da un ortopedico per altri motivi, vedendomi la mano con le dita pallide a causa dal freddo mi dice che potrebbe trattarsi della sindrome di Raynaud e sarebbe opportuno fare un controllo. Effettivamente il fenomeno delle dita bianche con il freddo mi capita di frequente, limitato al solo periodo invernale ed associato ad un ispessimento della pelle sotto le unghie con conseguenti ragadi.
Leggevo che con la TE tale patologia può essere frequente. E' quindi il caso di fare ulteriori controlli?
Grazie in anticipo per la risposta.
(Fabio)


Risposta

Il fenomeno di Raynaud √® una condizione clinica per cui le estremit√† dell'organismo, pi√Ļ comunemente mani, piedi, ma occasionalmente anche naso ed orecchie, diventano fredde, insensibili e cambiano colore dopo esposizione al freddo, in riposta al decremento della temperatura ambientale o allo stress emotivo. Il cambio di colore delle estremit√† nel corso del fenomeno di Raynaud si manifesta tipicamente con pallore ("dita bianche") o cianosi (colorazione bluastra) e infine, alla risoluzione di tali fenomeni, con rossore (eritema). Queste manifestazioni sono il risultato di un'eccessiva risposta dell‚Äôorganismo agli stimoli ambientali per cui le arteriole che irrorano le estremit√† si contraggono (fenomeno di vasospasmo) provocando una riduzione del flusso sanguigno (da qui il pallore), che tende poi a ristagnare localmente causando una perdita di ossigeno (da qui la cianosi) e una riduzione della temperatura locale, avvertita come sensazione di freddo.
Quando il vasospasmo viene meno e la circolazione viene ripristinata, vi √® un rapido ritorno di sangue nelle zone precedentemente colpite con rossore cutaneo e calore, talvolta cos√¨ repentino da essere percepito in maniera dolorosa. Non in tutte le persone con fenomeno di Raynaud le manifestazioni cliniche hanno la stessa entit√† e se in alcuni casi esse vengono avvertite come un semplice fastidio, presente ad esempio unicamente nelle giornate pi√Ļ fredde, in altri assumono carattere disabilitante. Nei casi pi√Ļ severi, il fenomeno di Raynaud pu√≤ complicarsi con la presenza di alterazioni a livello cutaneo, evidenti sotto forma di aree di secchezza (xerosi) locale, lesioni della cute a carattere ragadiforme o vere e proprie ulcere. Il fenomeno di Raynaud √® una patologia relativamente frequente nella popolazione generale, specie in quella femminile, e si stima che le tipiche manifestazioni vasospastiche siano osservabili nel 5-10% della popolazione.
Nella trombocitemia essenziale, il 35% dei pazienti alla diagnosi riferisce sintomi vasomotori, come cefalea, vertigini, ronzii, parestesie periferiche, disturbi della vista, livedo reticularis e fenomeni Raynaud-simili. Il fenomeno di Raynoud può comunque essere associato anche ad altre patologie come la connettivite mista, il lupus eritematoso sistemico, l'artrite reumatoide, la sindrome di Sjogren, per tale motivo si suggerisce una visita di controllo da uno specialista immunologo.


(16 novembre 2018 - ore 18:15) - Perdita di risposta a Ruxolitinib

Buona sera, vorrei sapere se a lungo andare il ruxo perde la sua efficacia, mi spiego: dopo 6 anni che lo uso pian piano si sono abbassati piastrine ed emoglobina, oggi sono costretto a prendere 15 mg X2 al dì da dosaggio pieno per piastrine a 85.000 ed emoglobina a 10,5. Vorrei sapere se sospendo il farmaco è lo riprendo fra 2 o 3 mesi potrei avere un beneficio?
Vi ringrazio anticipatamente.
(Donato)


Risposta

La riduzione dei valori dell'emocromo non esprimono una perdita della risposta al ruxolitinib. La causa di questo progressivo calo dell'emoglobina e delle piastrine potrebbe, da una parte, rappresentare un effetto collaterale del farmaco, maggiormente giustificato se sta assumendo sostanze considerate forti o moderati inibitori del citocromo CYP3A4, dall'altra parte, esprimere un cambiamento della fase di malattia per la quale potrebbe essere richiesta una rivalutazione midollare. Un iniziale tentativo riducendo il dosaggio del farmaco potrebbe chiarire l'origine del calo.


(15 novembre 2018 - ore 20:42) - Editing genomico

Salve,
per chiedervi se l'editing genetico può rappresentare una possibilità di cura/guarigione in merito alla Policitemia con JAK2 modificato.
Un sentito grazie per una Vostra risposta in merito.
(Roberto)


Risposta

La ricerca in campo di editing genetico √® molto promettente. Sfruttando la tecnologia di editing genomico (tecnica che tende a correggere direttamente il DNA genico difettoso) √® stato possibile correggere le mutazioni che causano malattie genetiche come l'anemia falciforme e la talassemia nelle cellule staminali prelevate del sangue di alcuni pazienti. Pi√Ļ recentemente cellule immunitarie riprogrammate tramite l'editing genetico sono state usate nel trattamento di alcuni tipi di leucemie e di linfomi. La nuova cura sperimentale, progettata da un team di medici guidato da Waseem Qasim, prevede l'utilizzo di linfociti sani, programmati per attaccare in modo specifico le cellule tumorali. La terapia sfrutta una tecnica che prende il nome di CAR T, che sta per Chimeric Antigen Receptor T-cells, e consiste nel prelievo delle cellule T del paziente, che vengono in seguito sottoposte ad editing genetico affinch√© esprimano sulla loro superficie dei recettori speciali, i CAR.
Queste proteine di membrana rendono le cellule T in grado di attaccare quelle tumorali distruggendole. Il problema di questa procedura è il fatto che il trattamento è diverso per ogni paziente, perciò le cellule T vanno modificate ad hoc: questo significa che produrle, oltre a costare molto, richiede anche parecchio tempo. La procedura, già approvata dall'FDA per la leucemia linfoblastica acuta e per linfomi non-Hodgkin, non ha ancora avuto l’autorizzazione dell'ente regolatorio per i pazienti con leucemia linfatica cronica che ricevono il trattamento in via sperimentale. Questa tecnica non è mai stata utilizzata per il trattamento delle neoplasie mielorpoliferative croniche, e ad oggi non esiste un razionale biologico per il suo utilizzo in queste malattie.


(15 novembre 2018 - ore 14:51) - Calo dei valori

Salve, sono un paziente di 39 anni affetto da 4 anni da trombocitemia essenziale con JAK2 positivo. Dagli ultimi esami del sangue è emerso un abbassamento dei globuli bianchi (3.29), in particolare dei neutrofili e anche le piastrine si sono abbassate (ultimo emocromo 6 mesi fa erano 420), risultando nella norma (370). Globuli rossi, emoglobina e Ldh sono tutti nella norma. Questa leucopenia con diminuzione delle piastrine può dipendere dalla carenza di vitamina B12 (160) o potrebbe essere spia di un'evoluzione della patologia? Grazie.
(Francesco)


Risposta

I valori dell'emocromo riportati non denotano una progressione di malattia. Talora, sia la conta delle piastrine sia quella dei globuli bianchi possono calare per poi ritornare a valori entro i "range" di normalità al controllo successivo. Si consiglia di eseguire un nuovo controllo dell'emocromo dopo almeno 3 mesi da quello precedente.


(14 novembre 2018 - ore 16:38) - Pollachiuria e mielofibrosi

Egregi Dottori,
ho 68 anni e da circa 3 sono in cura con il farmaco JAKAVI per via della mielofibrosi post policitemia vera. A tal proposito volevo chiedervi se dalla Vostra esperienza risulta che il suddetto farmaco abbia tra i suoi effetti collaterali una stimolazione incontrollata del muscolo detrusore che provoca quindi un frequente (troppo!) stimolo allo svuotamento della vescica anche con quantit√† di urina molto modeste. Evidenzio che dalla visita urologica e dai vari esami (flussometria, ecografia addome inferiore con particolare prostata e vescica, PSA e urinocoltura eseguita pi√Ļ volte) la situazione risulta del tutto normale. Cordialmente.
(Riki)


Risposta

La pollachiuria (svuotamento eccessivo della vescica) non rientra tra gli effetti collaterali noti del ruxolitinib.


(13 novembre 2018 - ore 17:47) - Marcatore tumorale Ca 15.3

Chiedo per cortesia se può essere che il marker tumorale 15.3 si alzi in modo patologico con policitemia vera già accertata. Ringrazio.
(Teresa)


Risposta

Ca 15-3, così come tutti gli altri marcatori tumorali di comune utilizzo nei tumori solidi, non sono correlabili alla policitemia vera, ma bisogna tenere presente che sono parametri molto poco specifici. Se sono elevati devono comunque essere inquadrati dal medico nel contesto generale della sua storia clinica.


(13 novembre 2018 - ore 14:08) - Vaccini e mielofibrosi

Egregi ricercatori, ho 73 anni con MF diagnosticata marzo 2016 in terapia con oncocarbite 9 cp settimanali, duoplavin 1cp, atorvastatina10- 1cp. Valori emocromo nella norma tranne Piastrine 623. Sono andato all'ASL per la vaccinazione antinfluenzale come negli anni precedenti, mi hanno chiesto però se volevo fare anche la vaccinazione ANTIPNEUMOCOCCICA, che ho evitato in attesa di un consulto specialistico. In sintesi cosa è questa ulteriore vaccinazione e se è compatibile con la mia malattia e relativi farmaci. Vi ringrazio sentitamente.
(enzo)


Risposta

Il vaccino aggiuntivo che le è stato proposto potrebbe essere quello contro la polmonite pneumococcica. In tal caso non ci sono controindicazioni assolute nei pazienti con malattie mieloproliferative, inclusa la mielofibrosi. Si consiglia comunque di consultare il proprio medico di famiglia per valutare nel suo caso specifico l'appropriatezza del piano vaccinale.


(9 novembre 2018 - ore 19:39) - Fango biliare e trombocitemia essenziale

Salve, volevo sapere se c'è una correlazione fra la trombocitemia essenziale JAK2+ di mio marito e il fango biliare di cui da qualche tempo soffre e fa terapia con Duersil. La ringrazio per la risposta.
(Lucrezia)


Risposta

La presenza di fango biliare non può essere correlata alla presenza di una malattia mielorpoliferativa. Il suo trattamento medico segue le stesse regole che si applicano in tutti i pazienti. Non ci sono controindicazioni particolari all'uso dell'acido ursodesossicolico in queste malattie.


(9 novembre 2018 - ore 18:56) - Eritropoietina e mielofibrosi

Salve, sono la figlia di un anziano di 72 anni con mielofibrosi di grado 2 da 5 anni... Vorrei avere maggiori informazioni sull'efficacia di eritropoietina visto che l'hanno prescritta a mio papà da pochi giorni per il troppo carico trasfusionale, 2 sacche di emazie alla settimana, emoglobina 8.
grazie mille
(Liliana)


Risposta

L'impiego di eritropoietina per il trattamento dell'anemia in pazienti con mielofibrosi in terapia con idrossiurea è associato a una probabilità di risposta di circa il 40%. La durata media della risposta è stata stimata non superiore ai 12 mesi. La probabilità di ottenere un miglioramento dell'emoglobina è maggiore se il livello basale di eritropoietina è inferiore a 125mU/ml e se il paziente non presenta fabbisogno trasfusionale.
In alcuni centri gli agenti stimolanti l'eritropoiesi sono poco impiegati, data la scarsa efficacia in pazienti trasfusione-dipendenti e dato il potenziale ruolo di tali farmaci nell'incremento della splenomegalia.


(9 novembre 2018 - ore 16:25) - Anemia e mielofibrosi

Buonasera,
sono affetta da mielofibrosi da circa 8 anni e per ora assumo solo cardioaspirina.
Le ultime analisi hanno rilevato un abbassamento dell'emoglobina da 12,0 a 11,7 (rispetto a 7 mesi fa). Poiché questo valore sta progressivamente calando, vorrei cortesemente chiedere se ci sono farmaci o cure che possano, in caso di un'importante diminuzione dell'emoglobina, riprstinare un valore normale.
Ringrazio sentitamente.
(Francesca)


Risposta

L'anemia è una manifestazione cardine della mielofibrosi ed è presente nel 35-54% dei pazienti alla diagnosi. Quando il valore dell'emoglobina scende sotto i 10 grammi per decilitro può essere utile iniziare un trattamento.
Al momento le possibili terapie volte al miglioramento dei valori emoglobinici sono: androgeni, eritropoietina, danazolo, steroidi, farmaci immumodulatori. L'impiego di eritropoietina per il trattamento dell'anemia in pazienti con mielofibrosi è associato a una probabilità di risposta variabile tra 15 e 40% a seconda degli studi. La probabilità di ottenere un miglioramento dell'emoglobina è maggiore se il livello basale di eritropoietina è inferiore a 125 mU/ml e se il paziente non presenta fabbisogno trasfusionale. Recentemente è in corso di sperimentazione un farmaco per il trattamento dell'anemia nei pazienti con mielofibrosi chiamato Luspatercept. Il farmaco si è già dimostrato efficace nel migliorare l'anemia in altre patologie ematologiche, come la mielodisplasia e la talassemia. Un analogo di questo farmaco (Sotatercept) è stato testato in un piccolo numero di pazienti con mielofibrosi ottenendo un miglioramento dei livelli di emoglobina nel 40% dei casi.


(9 novembre 2018 - ore 10:23) - Diagnosi di policitemia vera, terapia e cellule immature

Mi hanno diagnosticato la PV nel 2014/2015 all'età di 41 anni... diagnosi con prelievo del midollo policitemia vera JAK2 Sono in terapia da sempre con salassi periodici e cardiospirina. Da un anno circa mi hanno aggiunto oncocarbide perché le piastrine erano arrivate a 900... ora si sono abbassate a 614 (questi valori negli ultimi 3 esami). Premetto che l'ematologo mi ha messo nella categoria a basso rischio, non avendo mai avuto casi personali o in famiglia di trombosi o infarti.
Vi far√≤ ora una domanda, che prospettive di vita pu√≤ avere una persona come me. Con tutto ci√≤ che vi ho scritto poc'anzi? Io continuo a fare una vita abbastanza normale, lavoro, faccio pi√Ļ o meno ci√≤ che facevo prima... Naturalmente con pi√Ļ attenzione. Ho smesso di fumare, non sono mai stato un gran bevitore, ma ho smesso anche quel poco. Un'altra domanda, non sempre, ma spesso, mi trovo negli esami i Basiglio, mielociti e a volte metamielociti un po' alti. E' normale nella PV? Vi ringrazio di cuore perch√© non nego che questa malattia mi porti un po' di preoccupazione.
(Giuseppe Antonio)


Risposta

Secondo le attuali linee guida europee [Vannucchi AM et al. "Philadelphia chromosome-negative chronic myeloproliferative neoplasms: ESMO Clinical Practice Guidelines for diagnosis, treatment and follow-up" Annals of oncology (2015)], il trattamento della policitemia vera è diverso a seconda della classe di rischio, che identifica il rischio di sviluppare trombosi ed è definito da 2 principali fattori, ovvero l'età e la storia trombotica del paziente. Pertanto:
- nei pazienti a basso rischio (età inferiore a 60 anni e nessun episodio trombotico pregresso) sono indicati l'aspirina a basse dosi (in genere 100 mg al giorno) e i salassi per mantenere un ematocrito inferiore a 45%;
- nei pazienti ad alto rischio (età superiore a 60 anni e/o almeno un episodio trombotico pregresso) sono indicati l'aspirina a basse dosi, i salassi e una terapia citoriduttiva, in genere a base di idrossiurea (Onco Carbide), con lo scopo di mantenere un ematocrito inferiore a 45%;
La terapia citoriduttiva può, inoltre, essere considerata nei casi che presentano una spiccata piastrinosi, con conta superiore a 1.500.000/mmc, in quanto in tale circostanza sussiste un rischio vascolare di tipo emorragico. Solo in questo caso il numero di piastrine rappresenta una indicazione precisa per iniziare un trattamento citoriduttivo. Tuttavia, anche la comparsa di una sintomatologia clinica associata ad una elevata conta piastrinica può indurre il medico ad iniziare un trattamento citoriduttivo.
Ad oggi si ritiene che i pazienti affetti da policitemia vera possano avere una sopravvivenza mediana di oltre 20 anni a partire dal momento della diagnosi.
Recentemente sono stati identificati nuovi fattori prognostici sia clinici che molecolari in grado di identificare pazienti con policitemici con diverse mediane di sopravvivenza. I risultati di questo studio verrà presentato in forma di comunicazione orale al prossimo congresso di ematologia americano che si svolgerà a San Diego a dicembre.
Nelle malattie mieloproliferative croniche, accade non infrequentemente che qualche granulocito non ancora completamente differenziato lasci anzitempo il midollo osseo e compaia nel sangue periferico. E' pertanto non sorprendente che in un paziente con policitemia vera alcuni di questi granulociti immaturi, propriamente definiti come metamielociti o mielociti, siano osservati nel sangue periferico. La presenza di cellule mieloidi immature nel sangue periferico √® pi√Ļ tipicamente osservata nei pazienti con mielofibrosi; tuttavia questa situazione nella policitemia vera pu√≤ durare anche per molto tempo senza necessariamente avere una franca evoluzione in mielofibrosi.


(8 novembre 2018 - ore 9:30) - Vaccinazione anti-influenzale

Salve, 51 anni, affetto da PV JAK2+ da 15 anni, in trattamento con Jakavi da 5 mesi per intolleranza all'oncocarbide, ci sono controindicazioni al vaccino antinfluenzale? Cordiali saluti.
(Giuseppe)


Risposta

Nei pazienti con diagnosi di neoplasia mieloproliferativa in trattamento con ruxolitinib non sono note controindicazioni all'esecuzione della vaccinazione antinfluenzale. Discuta con il suo medico curante l'indicazione a procedere con la vaccinazione.


(8 novembre 2018 - ore 00:00) - Occhi rossi

Occhi rossi e lacrimosi che non passano neanche con cortisone e antistaminici, pressione normale e vista normale, cosa fare?
(Laura)


Risposta

Gentilissima signora, il sito AGIMM è dedicato a pazienti affetti da neoplasie mieloproliferative. Il problema che ci propone non sembra essere direttamente legato ad un disordine mieloproliferativo, si consiglia quindi di consultare il proprio medico curante oppure un medico specialista oculista.


(7 novembre 2018 - ore 14:26) - Trombocitemia evoluta in mielofibrosi

La mia malattia trombocitemia essenziale si è tramutata in mielofibrosi, potete darmi notizie e terapie?
(Fernando)


Risposta

In circa il 5-10% dei casi la trombocitemia evolve in mielofibrosi; si tratta di un'altra malattia mieloproliferativa che si caratterizza per un notevole aumento delle fibre nel midollo osseo, per la presenza nel sangue di globuli rossi e globuli bianchi non maturi e per un notevole aumento di volume della milza.
Recentemente √® stato sviluppato uno score prognostico applicabile ai pazienti affetti da mielofibrosi post-policitemia vera e trombocitemia essenziale. Il modello prognostico, MYSEC-PM, include l‚Äôet√†, emoglobina < 11 g/dl, piastrine < 150.000/mmc, cellule blastiche nel sangue periferico ≥ 3%, assenza della mutazione CALR e sintomi costituzionali. Sono in corso degli studi volti alla validazione di tale modello prognostico nei pazienti affetti da mielofibrosi secondaria a policitemia vera e trombocitemia essenziali, candidabili a procedura di trapianto allogenico. Ad oggi, comunque, le forme secondarie di mielofibrosi dispongono delle stesse opzioni terapeutiche delle forme di mielofibrosi primaria.


(7 novembre 2018 - ore 8:54) - Coriocarcinoma

Buongiorno,
mia sorella è stata sottoposta ad una resezione intestinale a livello dell'ileo e ad una isterectomia per presenza di coriocarcinoma.
Sono 7 giorni dall'intervento e continua ad avere una febbre ballerina e sudorazione notturna abbondante. Ha fatto un solo ciclo di EMA-CO, sospeso a causa dell'intervento di urgenza.
Questa febbre e sudorazione e dolori toracici sono riferibili ad un postoperatorio o alla malattia?
Grazie
(Claudia)


Risposta

Gentilissima Claudia, il sito AGIMM è dedicato a pazienti affetti da neoplasie mieloproliferative e i ricercatori del gruppo AGIMM che rispondono sono specialisti che hanno accumulato esperienza nella gestione di queste condizioni. Pertanto non possiamo rispondere alla sua domanda.


(4 novembre 2018 - ore 9:44) - Eritrocitosi JAK2V617F negativa

Salve,
ho una poliglobulia dal 2014 (GR 5,7, emoglobina intorno a 17 e ematocrito nella media intorno a 51/54), ho sempre bevuto poca acqua, mai fumato, visita cardiologica normale, pneumologo normale, rx torace normale ed il giorno 7 novembre farò una visita ematologica, ma nel frattempo mi sono permesso tramite una dottoressa del centro trasfusionale di fare alcuni esami tipo JAK2 (esito negativo) ed EPO (risultato normale). Che probabilità, in percentuale, ci sono di avere una PV?
Ps: vorrei risparmiarmi per quanto possibile la BOM. Aggiungo che soffro di ipercolesterolemia famigliare, iperglicemia, leggera pressione arteriosa alta.
Grazie
(Elvis)


Risposta

Nei casi JAK2 V617F negativi è consigliabile controllare anche mutazione dell'esone 12 di JAK2. Tra i possibili accertamenti da effettuare in caso di eritrocitosi JAK2-negativa (dopo aver escluso eventuali cause di secondarietà) potrebbe essere indicata l'esecuzione di emogasanalisi venosa per lo studio della p50 e polisonnografia in caso di russamento notturno, oppure in casi ben selezionati, potrebbe essere utile la ricerca di mutazioni in geni coinvolti nelle forme di eritrocitosi familiare, oppure la ricerca di mutazioni non canoniche del gene JAK2 (diverse dalla V617F e di quelle incluse nell'esone12). Nei pazienti JAK2 negativi la biopsia osteomidollare rappresenta comunque uno strumento fondamentale per la diagnosi definitiva.


(4 novembre 2018 - ore 8:51) - Disfunzione erettile nella mielofibrosi

Buongiorno gentili ricercatori.
Anche le disfunzioni sessuali possono essere causate dalla mielofibrosi? Se si, ci sono dei possibili rimedi?
Grazie infinite.


Risposta

Nonostante le malattie mieloproliferative di per se non sono causa di una disfunzione erettile, disturbi della sfera sessuale sono riportati in almeno il 60% dei pazienti [Scherber R et al. Blood. 2011 Jul 14;118(2):401-8]. La concomitante anemia associata ad un calo della pressione arteriosa potrebbero essere implicate nell'insorgenza di questo problema.


(2 novembre 2018 - ore 21:28) - Dolori ossei

Buongiorno, ho sempre male alle ossa e ultimamente mi fanno male le caviglie ed i talloni, formicolii alle braccia quando riposo e adesso mi sono uscite 2 specie di cisti ai lati del bacino e mi bruciano con dolore e prurito. Sono disperata, non so cosa sia, potete aiutarmi? Grazie di cuore.
(Albertina)


Risposta

Buongiorno Albertina, il sito AGIMM è dedicato a pazienti affetti da neoplasie mieloproliferative e i ricercatori del gruppo AGIMM che rispondono sono specialisti che hanno accumulato esperienza nella gestione di queste condizioni. Pertanto non possiamo rispondere alla sua domanda. Le suggeriamo comunque di consultare il proprio medico di famiglia oppure un medico specialista ortopedico.


(2 novembre 2018 - ore 11:15) - Ruxolitinib ed aumento del peso

Buongiorno, ringrazio fin d'ora per la disponibilità e la professionalità che sempre seguo con attenzione.
Vorrei chiedere delle spiegazioni in merito all'aumento di peso in corso di terapia con Jakavi. Vorrei capirne il meccanismo. Sono sempre stata attenta al peso, ma nell'ultimo anno ho preso 10 chili, mi accorgo di non dare pi√Ļ peso a quello che mangio, non √® da me, influisce forse a livello psicologico? Perch√© non riesco pi√Ļ a controllarmi?
(Maria)


Risposta

L'aumento del peso corporeo in corso di terapia con ruxolitinib si osserva in quasi la totalit√† dei pazienti. Se nella mielofibrosi l'aumento del peso rappresenta un effetto positivo del farmaco per la concomitante sindrome cachettica, nella policitemia vera √® considerato tra i pi√Ļ comuni (pi√Ļ di 1 paziente su 10) effetti collaterali del farmaco. Il meccanismo patogenetico alla base delle modificazioni del metabolismo in corso di ruxolitinib non sono note, anche se recenti studi sperimentali hanno mostrato un possibile ruolo della leptina che potrebbe indurre una riduzione della saziet√† post-prandiale.


(2 novembre 2018 - ore 10:06) - Trapianto nella mielofibrosi

Buongiorno vorrei conoscere le strutture sanitarie pi√Ļ specializzate nel trapianto di midollo in caso di mielofibrosi. Inoltre, sulla base degli ultimi dati, quali sono le percentuali di successo dell'intervento? Grazie.
(Maria)


Risposta

Il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche è un'opzione terapeutica che può essere considerata solo in alcuni pazienti affetti da mielofibrosi, in particolare pazienti giovani (in genere di età inferiore a 70 anni) con classe di rischio elevata (cioè intermedio-2 e alta) secondo le classificazioni prognostiche oggi in uso (IPSS e DIPSS).
In alcuni casi il trapianto di midollo osseo pu√≤ essere proposto in pazienti pi√Ļ giovani (di et√† inferiore a 65 anni) con classe di rischio intermedio 1, qualora siano presenti anemia trasfusione dipendente, blasti (cellule immature) nel sangue periferico >2%, un cariotipo (analisi dei cromosomi) sfavorevole, assenza delle mutazioni driver (JAK2, MPL o CALR), oppure la presenza di mutazioni nel gene ASXL1.
Il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche è, attualmente, l'unica terapia in grado di guarire la mielofibrosi. Questa procedura, tuttavia, non è priva di rischi per il paziente al quale viene proposta ed è gravata da una mortalità, cosiddetta peritrapiantologica, ovvero legata ai primi mesi successivi al trapianto, che può arrivare a seconda delle casistiche a valori del 20%.
Pertanto, questa opzione viene offerta a pazienti con classe di rischio alta, cioè, secondo lo score IPSS o DIPSS, a pazienti con classe di rischio Intermedio-2 o alta. Ricerche recenti hanno poi dimostrato come pazienti in classe di rischio bassa sottoposti a trapianto abbiano avuto una sopravvivenza globale minore di quella di pazienti della stessa classe di rischio trattati con terapia medica: pertanto in questi pazienti il trapianto non è in genere consigliato sia per l'esposizione ad un rischio trapiantologico che per una prognosi meno buona in termini di sopravvivenza.
Recentemente, proprio il gruppo AGIMM in collaborazione con la Mayo Clinic di Rochester (USA) ha condotto uno studio che ha portato allo sviluppo due nuovi modelli prognostici rivolti a pazienti con mielofibrosi candidabili al trapianto di cellule staminali emopoietiche.
La novità degli score è che integrano alle informazioni cliniche ed istopatologiche anche dati di biologia molecolare (MIPSS70) o citogenetici (MIPSS70-plus).
In Italia ci sono numerosi centri ematologici di trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche, esperti anche nel trattamento dei pazienti con mielofibrosi. L'ematologo curante che pone l'indicazione al trapianto deve essere la prima persona al quale il paziente si deve affidare per decidere insieme a quale centro di trapianti rivolgersi.


(2 novembre 2018 - ore 8:18) - Terapia di combinazione Azacitidina e Ruxolitinib

Egregi dottori,
sottopongo alla Vostra cortese attenzione un estratto da una rivista scientifica per avere un vostro parere in merito.
Cordialmente. Riki

Abstract
Ruxolitinib (RUX)-based combinations may provide benefit for patients with myelofibrosis (MF). In this open-label, nonrandomized, prospective phase 2 study, patients with MF initially received RUX twice per day continuously in 28-day cycles for the first 3 cycles. Azacitidine (AZA) 25 mg/m2 (days 1-5) was added starting with cycle 4 and could be subsequently increased to 75 mg/m2 (days 1-5). Forty-six patients were enrolled with a median follow-up of 28 months (range, 4-50+ months). An International Working Group for Myelofibrosis Research and Treatment (IWG-MRT) response was achieved in 33 patients (72%), with a median time to response of 1.8 months (range, 0.7-19.0 months). One-fourth (7 of 33) of the IWG-MRT responses occurred after the addition of AZA. A reduction of >50% in palpable spleen length at 24 weeks and at any time on the study was achieved in 62% and 71% of the evaluable patients, respectively. Among patients who achieved a >50% reduction in spleen length at 24 weeks, 95% had maintained it at 48 weeks. Notably, improvements in bone marrow reticulin fibrosis grade occurred in 57% of the patients at 24 months. Treatment discontinuations as a result of drug-related toxicities occurred in 4 patients (9%), all as a result of cytopenias. New onset grade 3 to 4 anemia and thrombocytopenia occurred in 35% and 26% of patients, respectively. RUX and AZA were safe, with encouraging spleen response rates and improvement in bone marrow fibrosis in patients with MF. This trial was registered at www.clinicaltrials.gov as #NCT01787487.
Submitted April 20, 2018.
Accepted August 27, 2018.
2018 by The American Society of Hematology
(Riki)


Risposta

Azacitidina è un analogo nucleosidico pirimidinico, che inibisce la metilazione del Dna e svolge al contempo anche un'azione citotossica contro i progenitori mieloidi tumorali. All'ultimo congresso internazionale europeo (EHA) sono stati presentati i risutati di Efficacia e sicurezza della combinazione di Ruxolitinib e Azacitidina in pazienti con Mielofibrosi.
In questo studio di fase 2, condotto in un singolo centro negli Stati Uniti (MD Anderson Cancer Center), è stata testata l'efficacia e la sicurezza della combinazione di Ruxolitinib con Azacitidina in una coorte di 49 pazienti affetti da Mielofibrosi. L'Azacitidina è un farmaco che agisce supportando la differenziazione cellulare, già in uso per altre patologie ematologiche quali le Sindromi Mielodisplastiche.
La combinazione √® risultata efficace e ben tollerata: pi√Ļ del 70% dei pazienti, infatti, ha risposto al trattamento, in accordo a criteri ben definiti e rigorosi, che hanno tenuto conto tanto della riduzione delle dimensioni della milza e del miglioramento dei sintomi sistemici, quanto dei valori emocromocitometrici. Le risposte sono state rapide, come fra l'altro ci si attende anche in presenza del solo trattamento con Ruxolitinib; √® degno di nota che circa un quarto di tutte le risposte ottenute si sia verificato, comunque, a partire dal 4 mese di terapia, ossia dopo che i pazienti avevano iniziato anche il trattamento con Azacitidina.
Per 31 pazienti sono disponibili anche i dati relativi alle modifiche delle caratteristiche istologiche a livello delle biopsie osteomidollari: in poco pi√Ļ della met√† dei casi √® stato registrato un miglioramento del grado di fibrosi, avvenuto mediamente dopo almeno un anno di terapia.
La combinazione dei due farmaci è stata sostanzialmente ben tollerata, ma va segnalata la tossicità ematologica, che è ben spiegabile tenendo conto del meccanismo d'azione e del profilo di tollerabilità dei due farmaci, anche quando utilizzati singolarmente. Al prossimo congresso Americano di ematologia che si svolgerà all'inizio di Dicembre a San Diego saranno presentati i dati aggiornati di questo studio.


(31 ottobre 2018 - ore 17:36) - Splenectomia nella mielofibrosi

Affetto da mielofibrosi stadio 2 post policitemia vera. 66 anni, tra un paio di mesi dovr√≤ affrontare trapianto midollo osseo. 4 giorni fa mi hanno asportato milza molto grande, 3.6 kg e 30 cm. Operazione complessa. Devo dire che da un mese non mi dava nemmeno pi√Ļ fastidio, stranamente viste le dimensioni. Avr√≤ benefici dopo l'asportazione del milzone?
(Franco)


Risposta

Gentile signore, all'asportazione chirurgica della milza fa seguito un netto miglioramento di quei sintomi legati all'ingombro addominale, come la sazietà precoce, la difficoltà a riposare in alcune posizioni, le alterazioni del transito intestinale, la sensazione di discomfort o, quando presente, il dolore addominale vero e proprio. Per quanto riguarda, invece, i valori dell'emocromo: in una percentuale significativa di pazienti, pari o superiore alla metà dei casi, la splenectomia si accompagna ad un aumento del valore di emoglobina, piastrine e globuli bianchi: in base alle caratteristiche di ogni singolo paziente, questo incremento può tradursi in un miglioramento dell'anemia e della piastrinopenia, spesso presenti, ma allo stesso tempo può rendersi necessario introdurre una terapia farmacologica (o modularne le dosi, quando già in atto) per controllare il valore dei globuli bianchi.


(30 ottobre 2018 - ore 12:56) - Disturbi del microcircolo

Salve, mio marito 38 anni con trombocitemia essenziale JAK positivo, con ipertensione arteriosa di secondo grado, ultime piastrine al 26 settembre sono 1,160, sta accusando disturbi alla vista; è un sintomo della malattia? Vi ricordo che il suo ematocrito è a 53. Vi ringrazio per la risposta.
(Lucrezia)


Risposta

Gentile signora, a distanza purtroppo non ci è possibile valutare se i disturbi della vista che lei ha citato siano o meno da mettere in relazione alla Trombocitemia Essenziale.
Come principio generale, i pazienti affetti da neoplasie mieloproliferative possono presentare alcuni disturbi che derivano da alterazioni della microcircolazione, alcuni dei quali riguardano la vista, come ad esempio la percezione di lampi luminosi, ma non si tratta di sintomi specifici. Suggeriamo a suo marito di discuterne con i suoi medici di riferimento e di valutare insieme a loro la necessità di eseguire anche una visita oculistica, dato che potrebbero essere presenti altre cause (o concause). Allo stesso tempo, i valori di ematocrito che lei ha riportato sono piuttosto elevati e anche questo aspetto merita una discussione mirata ed eventuali interventi terapeutici, da decidere nel contesto di una visita ematologica.


(29 ottobre 2018 - ore 15:20) - Metotrexate e neoplasie mieloproliferative

Buonasera, 55 anni, affetto da policitemia vera con mutazione JAK2 positivo da marzo 2016, volevo chiedere in merito alla sperimentazione con il farmaco Metotrexate. Grazie.
(Rodolfo)


Risposta

Gentile signore, nel corso degli ultimi sono stati condotti alcuni studi (in laboratorio, su linee cellulari e modelli murini) che hanno suggerito una possibile attività del Metotrexate, farmaco di uso consolidato in patologie che riguardano il sistema immunitario, anche nel campo delle neoplasie mieloproliferative. Tale attività sarebbe riconducibile ad un effetto inibitorio che il farmaco sarebbe in grado di esercitare sulla via di segnalazione JAK-STAT, che rappresenta uno dei cardini biologici delle MPN. E' possibile che, sulla base delle osservazioni fin qui raccolte, venga disegnato uno studio clinico, ma ad oggi non ci risulta che questa ipotesi sia stata tradotta in pratica.


(25 ottobre 2018 - ore 17:43) - Sintomi da interessamento del microcircolo

Buonasera, 55 con Trombocitemia essenziale (valori 900 mila, al momento solo aaspirina), ho dei ronzii e aufeni all'orecchio sinistro davvero insopportabili tanto da non riuscire a dormire; avete soggetti con questa patologia che lamentano tali fastidi?
Ho esguito visita ORL (leggero calo ududivo propio a sinistra 10/15%) e risonanza encefalo con liquido di contrasto negativa, se iniziassi la terapia citoriduttiva risolverei secondo la vostra statistica almeno questo disturbo?
Grazie e cordiali saluti.
(Simonetta)


Risposta

Gentile signora, gli acufeni che lei descrive possono rientrare fra i sintomi legati al microcircolo che compaiono in una quota di pazienti affetti da Trombocitemia Essenziale. Tuttavia, si tratta di sintomi piuttosto aspecifici, che possono riconoscere svariate origini fisiopatologiche: in tal senso, le è stato correttamente consigliato di valutare in ambito specialistico l'eventuale presenza di altre cause - o concause - del suo disturbo.
Trattandosi di un fastidio che lei riporta essere monolaterale, le consigliamo di vagliare anche altre possibili cause, sempre discutendone con i suoi Curanti (per citarne alcuni: disturbi dell'articolazione temporo-mandibolare o alterazioni del flusso sanguigno nei vasi del collo, che in alcuni punti si trovano in stretta prossimità dell'apparato uditivo).
Ad ogni modo, se il sospetto diagnostico conclusivo fosse quello di un disturbo legato al problema piastrinico, potrà discutere con il suo Ematologo di fiducia la strategia terapeutica migliore, che può comprendere un tentativo terapeutico con basse dosi di aspirina due volte al giorno (invece di una singola assunzione giornaliera). Questa scelta viene, talvolta, presa in considerazione quando si debbano affrontare sintomi microcircolatori piuttosto ostinati, ma non si hanno dati sufficienti per poter stimare la percentuale di successo nel singolo caso.


(22 ottobre 2018 - ore 13:56) - Piastrinosi secondarie

Salve a tutti, sono una ragazza di 24 anni a cui è stata diagnosticata a maggio 2018 la Trombocitemia Essenziale triplo negativa (per JAK, CARL e MPL) solo dopo BOM.
Mi chiedevo se il quadro anatomo-patologo di neoplasia mieloproliferativa sia specifico ed inequivocabile per la malattia o se possa essere presente in altre condizioni morbose (ad esempio sindromi paraneoplastiche).


Risposta

Gentile signora, in gran parte dei casi si giunge ad una diagnosi di piastrinosi secondaria (quale quella paraneoplastica, ma non soltanto: anche le pi√Ļ frequenti piastrinosi che accompagnano la carenza di ferro o alcune patologie di natura infiammatoria) sulla base del quadro clinico e del risultato di accertamenti radiologici o ematochimici, pi√Ļ che sulla base della biopsia ossea, che in questi casi viene eseguita in casi estremamente selezionati in cui sussistano dubbi diagnostici. Allo stesso tempo, alcune caratteristiche dei megacariociti evidenziate grazie alla biopsia sono piuttosto orientative verso una diagnosi di malattia mieloproliferativa, nel giusto contesto clinico.
Colgo l'occasione per ricordarle che la diagnosi è sempre frutto della valutazione di molti fattori, che sono stati considerati di certo anche nel suo caso e che non si limitano allo studio delle mutazioni driver da lei citate.


(21 ottobre 2018 - ore 10:42) - Fans e aspirina

Buongiorno,
in caso di TE curata con roferon e aspirinetta è possibile assumere antinfiammatori Fans? Grazie.
(Fabio)


Risposta

Gentile signore, a prescindere dall'utilizzo di Interferone, √® buona norma limitare il pi√Ļ possibile l'utilizzo di antinfiammatori non steroidei se si assume contemporaneamente l'aspirina, in quanto alcuni possibili effetti collaterali - in particolare gli eventi lesivi a livello della mucosa gastrointestinale - possono essere pi√Ļ frequenti.
Come principio generale, si consiglia di prediligere l'utilizzo di preparati a base di paracetamolo, che ha una buona attività analgesica e antipiretica, e di discuterne sempre con il proprio Curante, in particolare se non si tratta di un utilizzo sporadico e occasionale.


(20 ottobre 2018 - ore 10:21) - Sperimentazione clinica di PRM-151 in pazienti con mielofibrosi

Egregi Dottori,
ho letto i risultati della sperimentazione, su 13 pazienti, avvenuta a Pavia per quanto riguarda il farmaco PRM-151 in relazione alla mielofibrosi.
Se non ho capito male tra le cose positive vi è stata anche una significativa regressione/stabilizzazione sulla fibrosi midollare nel 50% dei casi. Se questo significa anche la regressione della patologia sarei molto interessato ad eventuali successivi studi e pertanto vorrei conoscere le eventuali modalità di arruolamento.
Ho 68 anni compiuti e sono in cura per via della mielofibrosi post policitemia vera con JAKAVI (20 mg mattino e sera). Per vostra opportuna conoscenza sono residente a Torino.
Grato per la vostra consueta cortesia, cordialmente Riccardo.
(Riccardo)


Risposta

Gentile signore, la sperimentazione clinica del farmaco PRM-151 in pazienti con Mielofibrosi è, ad oggi, ancora in corso a livello internazionale. Si tratta di uno studio di fase due, con un disegno piuttosto complesso, articolato in due sezioni distinte. La prima di queste fasi, che prevedeva modalità differenti di trattamento con PRM-151 (sia somministrato da solo, sia in associazione a Ruxolitinib) è stata completata, ma non sono stati presentati i dati definitivi: analisi preliminari di efficacia e sicurezza sono state oggetto di comunicazione a congressi. Un report, in particolare, ha riguardato 13 pazienti trattati per almeno un anno e mezzo: in questa coorte di soggetti sono stati confermati i segnali promettenti di efficacia, inclusa la possibilità di miglioramento della fibrosi midollare in una percentuale dei casi; pur non potendo esserne certi, crediamo lei si riferisca a questi risultati.
la seconda sezione dello studio è in corso, ma con arruolamento già completato, e si rivolge a pazienti non candidabili al trattamento con Ruxolitinib.
Rimaniamo, ovviamente, in attesa dei risultati definitivi in base ai quali verrà delineato lo sviluppo futuro del farmaco, sul quale, però, ad oggi non possiamo dirle molto altro.
La invitiamo a ricontattarci pi√Ļ avanti o a chiedere informazioni in tal senso al suo Ematologo di riferimento.


(18 ottobre 2018 - ore 21:16) - Trombofilia

Ho da tre anni scoperto una trombofilia omozigote, ora sono positivo anticardiolipina b2gp1 e una cosa che gia c'era o mi è venuta in secondo momento?
(Davide)


Risposta

Gentile signore, purtroppo nella sua domanda sono presenti troppo pochi dati per poterle dare una risposta. Ad ogni modo, cogliamo l'occasione per ricordare che questo sito √® dedicato alle neoplasie mieloproliferative philadelphia-negative, per cui non siamo gli interlocutori pi√Ļ adatti per rispondere ai suoi quesiti.


(18 ottobre 2018 - ore 17:16) - Diagnosi e trattamento della trombocitemia essenziale

Buongiorno, sono affetta da Trombocitemia essenziale, diagnosticata nel 2016 con piastrine che oscillano tra 750 e 900, ho 55 anni e sto entrando in menopausa, la biposia indica cellularità percentualmente conforme all'eta anagrafica, megacariociti lievemente aumentati di numero costituiti da elementi maturi con lieve variabilità della lobulazione in assenza di aspetti di clusterizzazione, non significativo aumento o left shift della granulopoisi neutrofila e della entropesi, rarissimi elementi mieloidi immaturi di piccola taglia CD 34+ (-1). Trama reticolinica focalmente lievemente infittita (sparse fibre reticoliniche lineari, DIAGNOSI Quadro istologico midollare compatibile con sidrome mieloproliferativa cronica PH negativa.
Il mio Ematologo mi consiglia lo xagrid perché ho un acufene all'orecchio sn mentre a Pavia (ho sentito solo 2 pareri) mi hanno sconsigliato la cura o quantomeno non lo xagrid ma l'oncocarbide quando superero i 1500 e o comunque dopo i 60 anni, ora è ovvio che devo seguire e fidarmi di una persona, ma a Pavia mi è stato detto dal centro di Ematologia che sarebbe opportuno ripetere la biospia (per il lieve infittimento della trama reticolinica, mentre in Ospedale a Genova e dall'ematologo che mi segue mi fu detto che era tra virgolette a posto...
Vi chiedo scusa davvero per tutta questa pappardella ma non so davvero che fare e non so quindi se ho già la mielofibrosi oppure no, grazie.
Cordialmente Simonetta.
(Simonetta)


Risposta

Gentile signora, in questa sede non ci è possibile esprimere un giudizio in merito a singoli casi che ci vengono presentati, né commentare il parere dato da un Collega, come può ben immaginare. Tuttavia, per provare a dare una risposta al suo dubbio, possiamo dirle questo: nonostante in Ematologia si faccia riferimento a delle linee guida consolidate e condivise, vi è un certo grado di discrezionalità nel giudizio clinico che rispecchia l'individualità dei singoli medici, e ciò può portare ad alcune divergenze: per tale motivo, è possibile che un Collega le proponga di ripetere un esame (la biopsia ossea, in questo caso) per un maggiore scrupolo diagnostico, dato che trovare nel midollo una fibrosi di grado lieve è un'evenienza possibile, ma rara, nel caso della Trombocitemia Essenziale.


(18 ottobre 2018 - ore 16:56) - Evento emorragico

In caso di paziente anziano con mielofibrosi che abbia un trauma cranico non commotivo con flc al cuoio capelluto senza altri sintomi evidenti, ma ESA in progressione per il trauma, che necessita di intervento urgente neurochirurgico, quale dovrebbe essere la terapia medica prima dell'intervento urgente, visto l'alto rischio trombotico e emorragico?
(Stefano)


Risposta

Gentile signore, il quadro che lei ci ha descritto √® molto complesso e viene spesso gestito grazie alla collaborazione di pi√Ļ specialisti (Neurologi, Neurochirurghi, Rianimatori e Neuroradiologi, per citarne alcuni). In linea generale, una volta rilevata la presenza di un evento emorragico serio come un'emorragia subaracnoidea, la terapia medica in urgenza √® mirata principalmente al supporto delle funzioni vitali ed al controllo della pressione arteriosa; non esiste, tuttavia, una risposta univoca al suo quesito, in quanto l'intervento terapeutico viene comunque di volta in volta modulato in base alle caratteristiche - cliniche, radiologiche e laboratoristiche - del singolo caso.
Ad ogni modo, a prescindere dalle comorbidità del singolo paziente, che possono condizionarne un aumentato rischio trombotico, ci si focalizza sull'urgenza attuale che è, appunto, di natura emorragica.


(17 ottobre 2018 - ore 10:24) - Alterazioni cutanee in corso di terapia con Idrossiurea

Salve, ho 51 anni e sono affetto da PV JAK2+ da ormai 15 anni; sono stato in trattamento per circa otto anni con 3 cps di oncocarbide al giorno e plavix, per intolleranza/resistenza da 4 mesi sono in trattamento con jakavi, plavix e terapia per ipertensione.
A distanza di tempo con oncocarbide ero diventato con il viso pressocché di colore viola con notevoli disturbi tipo bruciore, prurito e delle formazioni tipo acne. Da quando aasumo il jakavi sono leggermente migliorato almeno nel colorito, ma persistono i disturbi prima citati con interessamento a volte anche degli occhi.
Gentili dottori volevo sapere che relazione c'è tra i mie disturbi al viso e queste terapie farmacologiche (oncocarbide e jakavi) grazie in anticipo.
P.S. Grazie al Jakavi le mie condizioni generali sono notevolmente migliorate, il prurito diffuso e acquagenico è quasi sconparso, ematocrito a 38 e pochi dolori muscolari/stanchezza.
(Giuseppe)


Risposta

Gentile signore, la terapia con Idrossiurea (Oncocarbide) pu√≤ talvolta accompagnarsi ad alterazioni a carico della cute e delle mucose, quali eritema (che pu√≤ coinvolgere anche il volto), iperpigmentazione, assottigliamento e fragilit√† (che pu√≤ manifestarsi anche a carico degli annessi cutanei, come le unghie, ad esempio), secchezza, afte al cavo orale e, in casi pi√Ļ rari, anche vere e proprie ulcere cutanee che generalmente insorgono a carico delle caviglie. Pur non potendo valutare in maniera specifica il suo caso, le consigliamo di discutere con i suoi Curanti l'eventualit√† di effettuare una visita specialistica dermatologica: il miglioramento che lei ci riferisce, avvenuto dopo la sospensione dell'Idrossiurea, pu√≤ far supporre che il farmaco fosse almeno una concausa del problema, ma in questo senso √® dirimente il parere dermatologico.


(16 ottobre 2018 - ore 18:57) - Specialisti dedicati allo studio delle malattie mieloproliferative

Buongiorno,
mi hanno diagnosticato TE JAK2 positivo dopo un trombo alla vena porta.
Sono in trattamento con oncocarbide, coumadin ed eutirox (ipotiroidismo), all'ecografia milza di 16 cm e vengo seguita ospedale in provincia di Milano. Nel reparto di ematologia curano principalmente altri tipi di malattie e chiedevo se potevate indicarmi un ospedale a Milano o un dottore specializzato per le sindrome mieloproliferativa cronica.
Grazie per quello che fate.
(Barbara)


Risposta

Gentile signora, siamo certi che lei sia stata seguita al meglio fino ad ora, nel suo percorso di diagnosi e terapia. Ad ogni modo, per rispondere al suo quesito: pu√≤ trovare Colleghi Ematologi dedicati allo studio delle malattie mieloproliferative in pi√Ļ ospedali di Milano (Ospedale Niguarda, IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico) e nelle zone limitrofe (Ospedale San Gerardo, Monza), nonch√© in vari altri Centri presenti in Lombardia (Bergamo, Varese e Pavia, per nominarne solo alcuni).


(15 ottobre 2018 - ore 21:01) - Valore dei globuli bianchi

Non è la prima volta che vi scrivo. Ho 52 anni e nel marzo 2017 ho scoperto casualmente di essere affetto da policitemia. Da allora ho praticato 8 salassi nel 2017 e 3 nel 2018; l'ultimo il 22 giugno 2018. Da settembre 2018 assumo giornalmente cardioaspirina da 100 mg. L'ultimo emocromo del 15/10/2018 ha dato i seguenti valori:
globuli rossi 7,19 (valori rif.4,50...5,70)
emoglobina 14,2 (13,5...17.0)
ematocrito 46,7 (40.0...52)
piastrine 431 (140...400)
globuli bianchi 10,80 (4,00...10.00)
Nell'anno 2017 i valori dei globuli bianchi oscillavano da 7,47 a 9,97; nel corrente anno da 9,27 a 10,80.
Le mie condizioni generali sono buone, non accuso disturbi.
Secondo la vostra preziosa esperienza gradirei la vostra opinione sulla tendenza all'aumento dei globuli bianchi. Con tanta stima e gratitudine, cordialmente Demetrio.
(Demetrio)


Risposta

Gentile signore, il valore dei globuli bianchi è soggetto a fluttuazioni nel corso del tempo e, in particolare nei pazienti con una neoplasia mieloproliferativa come la Policitemia Vera, può tendere all'aumento. Tuttavia, i valori che lei ci ha riportato sono solo modestamente cresciuti e non modificano sostanzialmente il quadro, né l'atteggiamento terapeutico. Cogliamo l'occasione per ricordare di prestare sempre la dovuta attenzione al valore di ematocrito, con l'obiettivo di mantenerlo entro il target del 45%.


(15 ottobre 2018 - ore 16:47) - Combinazione terapeutica di Ruxolitinib e Azacitidina

Vi risulta che l'associazione Ruxolitinib con Azacitidina sia pi√Ļ che una promessa nella mielofibrosi? Grazie.
(Fernando)


Risposta

Gentile signore, i dati clinici disponibili suggeriscono che l'associazione terapeutica di Ruxolitinib e Azacitidina sia fra le combinazioni terapeutiche pi√Ļ promettenti fra quelle testate fino ad ora.
Di recente sono stati pubblicati i risultati relativi a 46 pazienti trattati all'interno di un protocollo di fase II, condotto in un centro statunitense di eccellenza per le MPN (MD Anderson Cancer Center). In una percentuale significativa dei pazienti (circa il 70%) sono state registrate risposte di buona qualità, definite in accordo a criteri di valutazione piuttosto stringenti. Inoltre, in aggiunta alle risposte ottenute sui sintomi sistemici e sulla splenomegalia, gli Autori hanno riportato - in una quota di pazienti - anche un miglioramento di alcuni parametri midollari, valutati tramite periodiche biopsie ossee. Sul piano degli eventi avversi, oltre ad episodi infettivi e a disturbi a carico dell'apparato gastrointestinale, la maggior parte dei pazienti ha presentato una riduzione - di varia entità - dei valori di globuli rossi e piastrine, come atteso visto il profilo di tossicità dei singoli farmaci utilizzati.
Queste osservazioni sono a favore della prosecuzione della sperimentazione clinica, ma per avere un quadro pi√Ļ completo saranno necessari i dati relativi ad un periodo di osservazione pi√Ļ lungo (che ci aiuter√† a stimare la durata delle risposte ed a caratterizzare meglio la tossicit√† dei due farmaci, somministrati in modo concomitante), nonch√© un trial di confronto.


(15 ottobre 2018 - ore 14:19) - Eventi avversi non ematologici

Buonasera,
sono affetto da mielofibrosi con splenomegalia, JAK2 positivo, in trattamento con Jakavi. Il farmaco mi causa diarrea, solo una volta al giorno ma "esplosiva". Non vi √® una chiara correlazione con i cibi n√© uno stretto rapporto con i pasti (anche se √® pi√Ļ frequente dopo il pranzo). Ho provato ad assumere 2 mg di loperamide a digiuno al mattino ma √® stata inefficace; ad altri orari mi provoca difficolt√† ad evacuare se non addirittura stipsi. Avete altre indicazioni? Vi ringrazio.
(Enrico)


Risposta

Gentile signore, la diarrea è un evento avverso che è stato riportato in una percentuale non trascurabile di pazienti nei trial clinici con farmaci JAK-inibitori (sia Ruxolitinib, sia altre molecole di questa classe). Si tratta, tuttavia, di un disturbo piuttosto comune, che può riconoscere svariate cause. Prima di stabilire, pertanto, un possibile nesso di causalità con l'assunzione di Ruxolitinib è importante che approfondisca il quadro con il suo Curante, valutandone l'insorgenza, le caratteristiche e le possibili spiegazioni alternative, siano esse la causa principale o la concausa del problema che lei ci riporta.
Ad ogni modo, una volta escluse altre origini che possano meritare un approccio mirato (inclusa la diarrea su base infettiva), non vi sono farmaci specifici da utilizzare per i pazienti che presentino diarrea in corso di terapia con Ruxolitinib, ma in genere il disturbo si affronta con un approccio farmacologico tradizionale, che utilizza, ad esempio, farmaci che agiscono sulla motilità dell'intestino, come la loperamide.


(11 ottobre 2018 - ore 22:26) - Terapia della trombocitemia essenziale

TROMBOCITEMIA: terapia.
(Antonio)


Risposta

Gentile signore, la terapia della trombocitemia essenziale mira sostanzialmente al controllo del rischio vascolare, attraverso tre tipologie di intervento: astensione dal fumo e controllo attivo di tutti i classici fattori di rischio vascolare, che valgono per la popolazione generale, utilizzo della terapia antiaggregante (che pi√Ļ di recente viene modulata in base ad algoritmi specifici, quali l'IPSET revised) e citoriduzione farmacologica nei pazienti che soddisfino i classici criteri per l'alto rischio, ossia l'et√† superiore ai 60 anni e/o un precedente evento vascolare.
La rimandiamo alla consultazione del seguente opuscolo informativo (Libretto_Trombocitemia.pdf ), dove potrà trovare informazioni specifiche su questa patologia.


(11 ottobre 2018 - ore 8:51) - Caratterizzazione genetica avanzata nel campo delle MPN

Buongiorno carissimi Dottori,
cosa cambierà concretamente, alla luce di questa ricerca https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1716614 collegamento esterno, nella gestione delle MPN? Dovranno essere effettuati, per ognuno di noi, esami specifici in modo da mirare la terapia?
Grazie anticipatamente
(Davide)


Risposta

Gentile signore, lo studio che lei ha citato segna senza ombra di dubbio una svolta importante nella nostra comprensione dei complessi meccanismi genetici che sostengono lo svilluppo e l'evoluzione nel corso del tempo delle neoplasie mieloproliferative. Studi simili e con il medesimo intento sono stati condotti negli ultimi anni anche in altri ambiti dell'ematologia (per lo studio, ad esempio, delle leucemie acute mieloidi e delle sindromi mielodisplastiche), a testimonianza del fatto che, grazie alla ricerca ed all'utilizzo di tecniche moderne di sequenziamento, stiamo iniziando ad affrontare lo studio di queste patologie nella loro interezza, non limitandoci pi√Ļ all'analisi di un singolo gene o di piccoli gruppi di geni, per quanto significativi.
Tuttavia, allo stato attuale questo rappresenta un approccio utilizzato, appunto, nell'ambito della ricerca: nel prossimo futuro i ricercatori valideranno queste osservazioni in altre coorti e selezioneranno l'approccio migliore ed il gruppo di pazienti pi√Ļ appropriato a cui riservare uno studio genetico cos√¨ ampio e dettagliato, rimanendo, quindi, assolutamente valide le attuali linee guida in termini di strategia diagnostica e terapeutica. Ad ogni modo, a breve potr√† trovare una sintesi dello studio nella sezione degli aggiornamenti scientifici di questo sito.


(10 ottobre 2018 - ore 16:15) - Sperimentazione clinica del farmaco Pacritinib

Buongiorno, Vi chiedo due informazioni che non riesco ad ottenere dall'ematologo di riferimento:
- farmaco pacritinib: quali sono i criteri per essere arruolati nella sperimentazione e quando si prevede che il farmaco possa esser disponibile e commerciabile?
- splenomegalia: quali sono le migliori terapie attuali, escluso il trapianto?
Grazie per la risposta.
(Vittorio)


Risposta

Gentile signore, il farmaco Pacritinib è attualmente in fase di sperimentazione all'interno del trial clinico PAC203, che coinvolge anche alcuni centri italiani: lo studio è rivolto a pazienti con mielofibrosi (sia primaria, sia secondaria), che siano già stati trattati con Ruxolitinib e che lo abbiano dovuto interrompere a causa di eventi avversi o per perdita della risposta, e che attualmente si presentino con una malattia caratterizzata da rischio clinico intermedio o alto secondo DIPSS, splenomegalia e sintomi sistemici. Poi, come in tutti i trial clinici, vi sono ulteriori criteri di inclusione ed esclusione da soddisfare, che riguardano, ad esempio, la funzionalità dei vari organi e/o la terapia medica assunta dal paziente per il trattamento di altre patologie (in questo caso specifico vi è una particolare attenzione nei confronti dei farmaci che possano favorire il sanguinamento). Ad ogni modo, come regola generale, non è possibile prevedere se e quando un farmaco in fase di sperimentazione arriverà ad essere commercializzato, prima che sia ultimata la fase sperimentale stessa e prima che siano stati accuratamente analizzati i dati relativi all'efficacia e alla sua sicurezza.
Per quanto riguarda, invece, la sua seconda domanda: il trattamento della splenomegalia attualmente si fonda sull'utilizzo di farmaci citoriduttori come l'Idrossiurea o di Ruxolitinib.


(10 ottobre 2018 - ore 15:07) - Valutazione integrata

Salve, volevo una vostra valutazione sull'esame istologico di mio marito del midollo osseo fatto a giugno che dice:
"Campione osteomidollare comprendente midollo emopoietico lievemente ipercellulare per l'età (cellularita 80%) per incremento degli elementi della serie eritroide (glicoforina A+) che presentano aspetti di diseritropoiesi topografica e morfologica (rapporto mielo/eritroide 1:2). Megacariocitopoiesi (Fattore VIII+) iperespressa con evidenza di forme distrofiche, con nuclei prematuri polilobati e vescicolosi,organizzati in cumuli Las si è densi, anche in sede paratrabecolare. Precursori emopoietico (CD34+):1%. Lieve incremento del reticolo argentofilo (MF-1). Il quadro morfologico ed immunofenotipico sono compatibili con la diagnosi di sindrome mieloproliferativa cronica."
Mi può dare una sua opinione cortesemente? La ringrazio.
(Lucrezia)


Risposta

Gentile signora, in ogni campo della medicina - ed a maggior ragione in ematologia - si giunge ad un giudizio diagnostico dopo aver valutato ed integrato i dati raccolti grazie al colloquio con il paziente, alla visita medica vera e propria, agli esami strumentali o di laboratorio e, come in questo caso, ad approfondimenti specifici che possono derivare da una procedura bioptica o essere frutto di esami di natura genetica. Non possiamo, pertanto, sostituirci alla valutazione del vostro Ematologo, che vi ha consigliato di effettuare questo esame e col quale avrete discusso i risultati.
Come principio generale, il quadro midollare che ci ha riportato presenta alcuni aspetti coerenti con un quadro mieloproliferativo, come riportato nelle conclusioni del Collega che ha refertato l'esame, ma una diagnosi appropriata può essere formulata solo valutando i risultati dell'intero percorso diagnostico.


(10 ottobre 2018 - ore 13:12) - Base genetica delle MPN

Mi riferisco alla domanda fatta il 5 ottobre "La base genetica delle MPN", vi ho posto questa domanda perché il medico autorizzato dell'azienda ospedaliara per cui lavoro (sono un tecnico di radiologia medica) durante la visita di controllo che facciamo semestralmente sostiene che la TE è una patologia genetica e che non dipende da nessun fattore.
(Sofia)


Risposta

Gentile signora, immagino che il Collega volesse dirle che, in base alle conoscenze attuali, l'insorgenza della Trombocitemia Essenziale non è correlabile a fattori scatenanti o a cause ben definite. Le confermo che si tratta di una patologia sostenuta da una mutazione genetica non ereditaria, ma acquisita nel corso della vita, per motivi che, purtroppo, ad oggi non conosciamo.


(9 ottobre 2018 - ore 18:32) - Inquadramento diagnostico della splenomegalia

Buongiorno,
nel 2015 durante una ecografia addominale di routine mi hanno trovato splenomegalia di 14 cm. Ho fatto le analisi per vedere la causa ma con esiti negativi (anche gli esoni JAK 12 e 14). Il dottore che mi teneva sotto cura mi disse che una splenomegalia è sintomatica quindi mi sarei dovuto aspettare durante gli anni l'insorgenza di qualche sintomo.
A partire dal 2016 i valori dei globuli rossi si sono stabiliti intorno ai 6 mln, con emoglobina a 16 ed emocromo 47. Nel mese di marzo ho fatto altre analisi per vedere la presenza della splenomegalia che si è riconfermata a 14 cm, eseguo nuovamente altre analisi che escludono malattie mieloproliferative (non mi hanno fatto la BOM in quanto non ritenuta opportuna), vivo quindi in una situazione particolare, una splenomegalia che non ha al momento una causa ma che il dottore mi dice che evolverà in qualcosa in quanto sinomatica di qualche malattia non ancora in fase avanzata.
Quello che vi chiedo è che sia possibile che una splenomegalia di 14 cm debba per forza trasformarsi in una malattia mieloproliferaiva? Visto l'evolversi delle analisi con GR a 6 mln ma con emocromo e emoglobina nei limiti alti (16 e 47) si può presuppore ad uno stato primitivo di una MPL?
Grazie mille, purtroppo vivere con questa ansia mi fa porre molte domande. Cordiali saluti.
(Michele)


Risposta

Gentile signore, vi sono alcune considerazioni da fare in merito all'argomento della sua domanda: per prima cosa ricordiamo che le dimensioni della milza variano in base al sesso ed alla costituzione del singolo individuo; in seconda battuta, rilevare una lieve splenomegalia √® un reperto molto poco specifico, potendosi associare ad alterazioni di varia natura e significato. Non si tratta affatto, dunque, di un segno inequivocabile di una malattia mieloproliferativa. Il medico, nell'ambito della visita e grazie al colloquio con il paziente, valuta vari aspetti per orientarsi nel campo delle possibilit√† diagnostiche: tendenza ad una crescita progressiva o relativa stabilit√†, alterazioni degli esami ematochimici, sintomi o segni eventualmente associati. Le consigliamo, come buona norma, di affidarsi al suo Curante, che potr√† consigliarle la condotta pi√Ļ appropriata da tenere nel suo caso specifico, inclusa la possibilit√† di una sorveglianza periodica.


(9 ottobre 2018 - ore 10:11) - Valutazione della fibrosi midollare

Buongiono, vi leggo ormai da anni e grazie a voi, quando mi ritrovo davanti ai dottori, riesco a capire meglio il discorso della malattia. Voi ricercatori, leggendo la risposta dell'esame istopatologico cosa vedete? Il mio ematologo, visto l'ultimo fatto nel 2013 dove si segnava un grado 3 ha detto che è migliorato.
Descrizione Microscopica: Cellularità midollare: 80%; granulopoiesi: iperplastica, che giunge a maturazione; eritropoiesi: ridotta, distrofica, con megaloblasti; megacariocitopoiesi: iperplastica, displastica riunita in aggregati; trama reticolinica: infittita (fibrosi grado 2); precursori midollari CD34+inferiore al 5%.
Ecco la mia domanda: è migliorato oppure il grado di fibrosi è cambiato solo perché sono cambiati i parametri con cui si analizza e misura questa malattia?
Grazie.
(Giuseppe)


Risposta

Gentile signore, il sistema attraverso il quale si classifica e si quantifica la fibrosi midollare ha subito solo lievi modifiche negli ultimi anni. In particolare, i cambiamenti sono scaturiti dal tentativo di affinare la valutazione di questo parametro, studiandone contestualmente diversi aspetti (contenuto in fibre reticoliniche, presenza di collagene ed osteosclerosi: quest'ultima riflette un rimaneggiamento del tessuto osseo pi√Ļ marcato).
Pur non potendo esprimere un parere relativo al suo caso specifico, possiamo dirle che la valutazione della fibrosi può essere soggetta ad un certo grado di variabilità, che può dipendere in parte dalla qualità del prelievo bioptico e dalle sue caratteristiche, e in parte dalle metodiche che vengono utilizzate in laboratorio per mettere in luce la presenza delle fibre stesse. I risultati della biopsia ossea, poi, vanno sempre considerati nella loro globalità e vanno interpretati alla luce dei trattamenti ricevuti dal paziente e del quadro clinico generale.


(8 ottobre 2018 - ore 22:30) - Problematiche cliniche correlate alla PV

Salve,
mia mamma è affetta da Policitemia Vera (JAK2 positivo) tenuta sotto controllo attraverso salassi programmati al momento in cui l'ematocrito sale oltre il 45%.
Oggi l'ematologo di turno ci ha consigliato di eseguire una biopsia osteomidolarre per cercare di capire al meglio la situazione ed inoltre come arginare il forte prurito dal quale è affetta.
Il consiglio che vorrei è questo: a 80 anni è il caso? Il quadro generale è tutto sommato accettabile tranne che per recidive di ulcere varicose agli arti inferiori è fortissimo prurito. No splenomegalia.
Qualcuno mi può dare un buon parere?
Grazie infinite.
(Cristiana)


Risposta

Gentile signora, purtroppo non ci è possibile esprimere pareri a distanza in merito ai singoli casi che ci vengono proposti. E' opportuno che discutiate dell'opportunità di effettuare una rivalutazione midollare direttamente con il Collega che vi ha proposto questo accertamento: lui potrà spiegarvi quali dati si aspetta di raccogliere tramite questo esame e come vorrebbe impiegarli per cercare di affrontare i problemi clinici che lei ci ha riportato. Purtroppo per alcuni pazienti con Policitemia Vera il prurito può manifestarsi in modo particolarmente intenso, tale da influire negativamente sulla qualità della vita.


(8 ottobre 2018 - ore 10:21) - Terapie mirate per la mielofibrosi

Sono stati fatti significativi passi avanti nella etiopatogenesi della mielofibrosi e quindi sperare, in un prossimo futuro, ulteriori importanti cambi di rotta nella terapia?
(Fernando)


Risposta

Le basi biologiche della mielofibrosi sono state - e sono ancora oggi - al centro di un vivo interesse scientifico, e le conoscenze fin qui raggiunte e consolidate hanno permesso di sviluppare efficacemente farmaci mirati, quali i JAK-inibitori.
Negli ultimi tempi l'attenzione si è focalizzata sugli effetti biologici di alcune particolari mutazioni, che influiscono ad esempio sul grado di "attività" di alcuni geni (questo ambito viene denominato epigenetica) e sulle diverse "letture" del medesimo gene (tramite il fenomeno dello splicing), sull'ordine di acquisizione delle mutazioni (sia driver, sia addizionali), e sui meccanismi che regolano e sostengono la fibrosi midollare, mediante uno studio molto approfondito del microambiente all'interno del quale vivono e con il quale interagiscono le cellule midollari, sia quelle sane, sia quelle patologiche.
Ci si augura, ovviamente, che questo processo di continuo arricchimento delle nostre conoscenze ci possa aiutare ad identificare nuovi potenziali bersagli sui quali modellare interventi farmacologici, che dovranno, tuttavia, passare necessariamente attraverso il banco di prova della sperimentazione clinica.


(6 ottobre 2018 - ore 8:54) - Approfondimenti per eritrocitosi

Salve, sono un uomo di 45 anni ed ho i valori dei globuli rossi, ematocrito ed alcune volte emoglobina alti. Esempio penultimo EMOCROMO globuli rossi 6,1, ematocrito 5,6 ed emoglobina 18. Ho ripetuto gli esami dopo due giorni e dopo aver bevuto circa due litri di acqua al giorno ed i valori erano: Globuli rossi 5,6, ematocrito 51,4 ed emoglobina 17.1 Ho notato che anche nei passati 3 anni questi valori erano altalenanti. Cosa debbo fare? La cosa è preoccupante?
Ps: dimenticavo ho spesso dolori alle mani, schiena e persistenti ma lievi cefalee. Grazie.
(Elvis)


Risposta

Gentile signore, come lei stesso ha notato, i valori di emoglobina, globuli rossi ed ematocrito possono variare anche a distanza di pochi giorni, essendo influenzati da diversi fattori fra cui lo stato di idratazione. Purtroppo non possiamo esprimerci a distanza sul singolo caso che di volta in volta ci viene presentato, ma le consigliamo di discutere con il suo Curante gli esami che ha effettuato di recente, che effettivamente mostrano alcuni valori al di sopra dei limiti di norma. Solo nel contesto di una visita medica sarà possibile valutare ed integrare tutti gli aspetti (per citarne alcuni: i risultati dei suoi esami effettuati negli ultimi anni, la sua costituzione fisica, eventuali abitudini di vita che potrebbero influenzare il dato, come ad esempio il fumo, eventuali patologie concomitanti o la presenza di apnee durante il riposo notturno) necessari per poterle dare un consiglio in merito all'opportunità di effettuare approfondimenti specifici.
Ad ogni modo e come principio generale, è sempre buona norma mantenere un'adeguata idratazione ed evitare il fumo.


(5 ottobre 2018 - ore 17:00) - Cause di piastrinosi

Salve, mio fratello, 27 anni e non deambulante dalla nascita, si è sottoposto ad un controllo di routine, dal quale è stato verificato un aumento delle piastrine di circa il doppio. Siamo in attesa del secondo esito, in quanto ci hanno consigliato di ripetere il controllo dopo 15 giorni ed eventualmente prenotare una visita ematologica. Il mio fratello sta bene, non ha altri sintomi e tutti gli altri valori sono nella norma: di cosa si potrebbe trattare? Cordialità.
(Elena)


Risposta

Gentile signora, l'aumento del numero di piastrine può riconoscere varie cause: in alcuni casi rappresenta una sorta di "reazione" dell'organismo (come accade, ad esempio, durante stati infiammatori, infezioni o in presenza di carenza di ferro) oppure l'origine può essere ricondotta ad una aumentata produzione midollare, autonoma. Trattandosi di valori soggetti a fluttuazioni anche marcate, è buona norma ricontrollare l'emocromo prima di decidere in merito all'opportunità di procedere con gli approfondimenti del caso.


(5 ottobre 2018 - ore 14:11) - La base genetica delle MPN

Mi chiamo Sofia ed ho 34 anni, da 5 anni ho scoperto di avere la TE. La mia domanda è questa: la TE è una patologia genetica?
(Sofia)


Risposta

Gentile signora, le neoplasie mieloproliferative Philadelphia-negative - categoria di cui fa parte la Trombocitemia Essenziale - riconoscono una base genetica in quanto sono sostenute dalla presenza di alcune mutazioni, definite driver, a carico di tre geni: JAK2, CALR e MPL. Si tratta, però, di alterazioni genetiche che non sono presenti alla nascita, ma che si verificano nel corso della vita: quindi, si tratta di mutazioni che non vengono ereditate dai genitori e che non vengono trasmesse ai figli.
Qualora fosse interessata ad avere ulteriori informazioni in merito alla Trombocitemia Essenziale, le consiglio di consultare questa sezione del sito e di leggere questo opuscolo informativo (Libretto_Trombocitemia.pdf) .


(3 ottobre 2018 - ore 9:44) - Valori di LDH nelle neoplasie mieloproliferative

Buongiorno, vi abbiamo scritto il 22 novembre 2017 alle ore 16:55 (potete trovare la lettera andando indietro in queste pagine) riguardo il decorso della mia malattia, una TE o Mielofibrosi in stato prefibrotico.
In quella data avevo le piastrine a 828 e l'LDH a 548. Nell'ultima analisi effettuata pochi giorni fa ho le piastrine a 755 e l'LDH a 705. Cosa vuol dire questo aumento così consistente dell'LDH e fino a quali valori può arrivare? Cosa mi consigliate di fare?
Grazie mille e buon lavoro. Saluti.
(Antonio)


Risposta

Vi confermiamo quanto detto nella precedente risposta: il valore di LDH è spesso alterato nei pazienti con neoplasia mieloproliferativa Ph negativa, in particolare nei casi di mielofibrosi, ma ha un significato aspecifico, il risultato può variare a seconda dei laboratori in cui viene effettuato il test, può risentire di eventuali problemi intercorrenti ed il suo valore non va mai considerato in modo isolato.
Si tratta, infatti, di un dato che gli Ematologi utilizzano per monitorare la patologia ematologica di base, integrandolo con i risultati dell'emocromo nella sua interezza, con la valutazione clinica della splenomegalia e con le condizioni generali del singolo paziente.
le consigliamo di far sempre riferimento al vostro Ematologo di fiducia, che potrà valutare il quadro nella sua completezza.


(3 ottobre 2018 - ore 8:20) - Policitemia vera JAK2 negativa

Buongiorno!
Ho 51 anni, premetto di essere stato donatore di sangue e di aver sempre avuto un valore alto di globuli rossi. Col tempo, ovvero l'anno scorso, mi sono accorto che gli stessi hanno superato la soglia massima prefissata riscontrando anche un alto valore di emoglobina. Dopo vari esami e visite mi è stata diagnosticata la Policitemia Vera. JAK2 negativo, milza normale, pressione leggermente alta per la minima. Ultimamente continue emicranie a destra. Questo il quadro in generale a cui aggiungo che mio padre era affetto da mielofibrosi cronica, perdurata per circa 15 anni.
Le domande sono: vi è familiarità o eredità, che esami di controllo sono da seguire e in qual è l'incidenza o le probabilità che la policitemia degeneri in una sindrome mieloproliferativa? Grazie.
(Maurizio)


Risposta

Per quanto si tratti di un'evenienza molto pi√Ļ rara, esistono casi di Policitemia Vera che non presentano mutazione a carico del gene JAK2 (sia la mutazione V617F, sia mutazioni a carico dell'esone 12 dello stesso gene). Per porre questa diagnosi risulta fondamentale l'esecuzione della biopsia osteomidollare ed il dosaggio dell'eritropoietina sierica. Una volta giunti alla diagnosi, i provvedimenti terapeutici e gli esami di controllo sono i medesimi previsti per i pazienti con Policitemia Vera JAK2 mutata e vengono di volta in volta decisi e programmati dall'Ematologo di riferimento, anche in base alla classe di rischio del paziente.
le neoplasie mieloproliferative non sono malattie ereditarie, ma in una percentuale dei casi si ritrovano pi√Ļ individui affetti all'interno della medesima famiglia: tali casi sono ad oggi oggetto di studio per provare ad identificare le basi biologiche di questa associazione.
In relazione al suo ultimo quesito: la Policitemia Vera JAK2 negativa rientra gi√† fra le malattie mieloproliferative. La invitiamo a concordare con il suo Ematologo di riferimento il percorso pi√Ļ appropriato per lei.


(1 ottobre 2018 - ore 12:54) - Alterazioni dell'emocromo in corso di trombocitemia essenziale

Vi ringrazio molto per la mia richiesta del 26/09
Volevo precisare meglio la questione di mio marito: la sua piastrinosi è cominciata nel 2013, cominciando con 559, poi 2014 con 640, poi 2015 con 789, poi 2016 con 980 e 2017 con 1,250... C'è da precisare che solo nel dicembre 2017 abbiamo scoperto la sua malattia, cioè la trombocitemia essenziale JAK2 positivo e il 23 dicembre l'ematologa ha iniziato la terapia con oncocarbide, tre al giorno per poi terminare il 12 febbraio, perché a mio marito gli si era abbassata l'emoglobina a 12,5 e da allora prende acido folico tutti i giorni, poi prende cardioaspirina tutti i giorni; poi ha preso per due mesi una terapia per il fegato, perché aveva i valori alti del fegato, poi, come le ho detto, adesso ha la pressione alta, e ad oggi le sue piastrine sono a 1,160. E l'ematologa ci ha detto che lui farà terapia con oncocarbide solo se le sue piastrine arrivano a 1,500.
Credo di averle detto tutta la situazione di mio marito, lei cosa ne pensa? La ringrazio infinitamente.
(Lucrezia)


Risposta

Gentile signora, le confermiamo quanto detto in precedenza: l'emocromo va sempre considerato nella sua interezza, per cui dobbiamo prestare attenzione e monitorare la conta delle piastrine, senza tralasciare altri parametri importanti quali l'ematocrito, che nel caso specifico risulta elevato e potrebbe giovarsi di un intervento terapeutico.
La scelta di intraprendere un trattamento citoriduttivo, invece, non deriva unicamente dal raggiungimento di un valore di piastrine come quello da lei riportato, ma viene posta integrando vari fattori, quali l'età e la storia di eventi vascolari.
Ad ogni modo, solo l'Ematologo di riferimento può esprimere un giudizio completo e scegliere l'approccio terapeutico migliore nel singolo caso; la invitiamo, pertanto, a discuterne con i suoi Curanti.


(30 settembre 2018 - ore 22:45) - Alterazione della funzionalità renale

Gentili ricercatori,
vorrei chiedervi un parere su una situazione che prevede, per curare una Trombocitemia di tipo essenziale, un uso consistente del farmaco Oncocarbide. Dopo circa tre anni di assunzione del farmaco, i valori di alcune analisi evidenziano una certa sofferenza dei reni. Vorrei sapere se con un'alimentazione mirata sia possibile limitare i danni ai preziosi reni.
Grazie per il chiarimento che vorrete fornirmi.
(Maria)


Risposta

Generalmente il trattamento con Oncocarbide non si associa ad alterazione della funzionalità renale, ma non ci è possibile esprimere un parere a distanza e sul singolo caso. Le consigliamo di discutere i risultati degli esami di laboratorio con il suo Curante, che saprà integrarli nel contesto della sua storia clinica completa, considerando anche altri farmaci che eventualmente assume. Solo così potrete valutare quale sia il provvedimento migliore da adottare.


(30 settembre 2018 - ore 11:53) - Alternativa terapeutica all'oncocarbide

Esiste un farmaco mutabile che può sostituire l'oncocarbide? Mia madre ha 86 anni e assume oncocarbide da 3 anni, 1 grammo al giorno e da un mese ha un'ulcera alla caviglia sinistra dolorosissima che le impedisce di riposare e camminare. Grazie.
(Pasquale)


Risposta

Le ulcere sono tra gli effetti pi√Ļ comuni di tossicit√† extraematologica dell'oncocarbide; esistono alternative farmacologiche all'uso dell'oncocarbide (ad esempio il Busulfano). Naturalmente ci sono vantaggi e svantaggi.
Chieda consiglio all'ematologo che la segue che alla luce della conoscenza pi√Ļ dettagliata della storia clinica di sua madre sapr√† consigliarle la migliore terapia in alternativa all'oncocarbide.


(26 settembre 2018 - ore 22:18) - Mutazione in omozigosi ed eterozigosi

Salve, oggi mio marito ha fatto il suo ultimo controllo per la sua trombocitemia essenziale; JAK2 positivo e con pressione arteriosa scoperta di recente. Vi riporto le sue analisi di oggi: wbc 9.81, neu 7.11, lindo 1.50, mono .799, eos321, baso .079, wvf .990, neu% 72.5,linfo% 15.3, mono% 8.15, eos% 3.27, BASO% .802, RBC 6.79, HCT 53.0, MCH 23.3, RDW 12.6, NR/100W 0.00, HGB 15.9, MCV 77.9, MCHC 29.9, NRBC 0.00, PLT 1162,PDV 16.9, MPV 6.22, PCT .723.
L'ematologa mi ha detto che sta procedendo bene... Mi può dare un suo parere su queste analisi per cortesia? La ringrazio.
(Lucrezia)


Risposta

Difficile esprimere un parere senza sapere la sua storia clinica, i trattamenti in atto e quelli pregressi. Ad ogni modo i valori sono in linea con la patologia, l'ematocrito è particolarmente elevato, seppure si tratti di trombocitemia essenziale e non di policitemia vera potrebbe necessitare di qualche salasso.
Chieda chiarimenti all'ematologo che la segue che certamente meglio e pi√Ļ puntualmente sapr√† rispondere ai suoi quesiti.


(25 settembre 2018 - ore 12:57) - Alto valore di MPV

Buongiorno, ho fatto gli esami del sangue è le grandi piastrine sono a 46,4. Devo fare qualcosa? Grazie.
(Fernanda)


Risposta

Penso che con il termine di "grandi piastrine" faccia riferimento a un valore elevato di MPV. Se è affetta da una patologia mieloproliferativa avere un rialzo di tale valore fa parte del quadro clinico. Difficile comunque inquadrare esattamente il suo caso senza una approfondita storia clinica. Pertanto segua la terapia e i consigli del suo ematologo di riferimento che meglio conosce la sua storia clinica.


(21 settembre 2018 - ore 13:06) - Mutazione in omozigosi ed eterozigosi

Salve, cosa si intende per mutazione CALR eterozigote e omozigote? Nel referto delle analisi di ricerca delle mutazioni driver cosa indica se la mutazione è omo o eterozigote? Grazie.


Risposta

La mutazioni acquisite del gene CALR (che codifica per una proteina che si chiama Calreticulina) si rilevano nel sangue del 25-30% dei pazienti affetti da Trombocitemia Essenziale e Mielofibrosi.
Tali mutazioni, come tutte le mutazioni acquisite (comprese quelle coinvolgenti i geni JAK2, MPL), si possono ritrovare in omozigosi o eterozigosi.
Per ogni gene all'interno del DNA di ogni cellula abbiamo due copie (alleli). Avere una mutazione in eterozigosi sta a significare che solo uno dei due alleli risulta mutato, mentre in omozigosi risultano mutatati entrambi.
Se in tale concetto ci sono differenze biologiche, dal punto di vista diagnostico, prognostico e terapeutico, ad oggi, non ci sono sostanziali diversità.


(19 settembre 2018 - ore 9:04) - Piastrinosi in seguito a stimolazione ovarica

E' da circa 5 mesi che le mie piastrine sono un po' alte (problema nato subito dopo ultimo tentativo di fecondazione, con stimolazione ovarica). Partite da 600/700, dopo un mese a 550 e ad oggi 480. VES PRC nella norma. Nessun sintomo a parte patina perennemente bianca sulla lingua e ciclo mestruale puntuale ma scarso. JAK-CARL-MPL negativi.
Ematologo ha sempre sostenuto sia una trombocitosi secondaria..., ma quale? Ginecologi vari... non sanno.
Ad oggi mi trovo ancora senza risposte (e con tanta paura). Potrebbe comunque essere MIELOFIBROSI PREFIBROTICA? O TROMBOCITEMIA ESSENZIALE? Cosa mi consigliate di fare?
Grazie.
(Alessia)


Risposta

Le cause di piastrinosi (isolata) possono essere molte e spesso secondarie; la associazione, come nel suo caso, con la stimolazione ormonale ovarica, pu√≤ far pensare a un rapporto causale con questa; la negativit√† delle mutazioni di JAK2, CALR e MPL esclude in larga parte la presenza di una malattia mieloproliferativa. Per un inquadramento pi√Ļ approfondito ci sarebbe la possibilit√† di eseguire una biopsia midollare e altri esami emato-chimici e molecolari che possano caratterizzare al meglio il quadro ematologico. Si rivolga al suo ematologo che con tutta la sua storia clinica sapr√† certamente consigliarle il giusto percorso da intraprendere.


(18 settembre 2018 - ore 14:13) - PRM-151 nella mielofibrosi

Buongiorno,
vorrei sapere i risultati a oggi del farmaco PRM-151 nella mielofibrosi.
Grazie.
(Massimo)


Risposta

Il farmaco in questione è ancora oggetto di studio (in corso uno studio clinico prospettico di fase II per soggetti con mielofibrosi primaria e secondaria), non ci sono dati disponibili ulteriori rispetto a quelli presentati a fine 2015 al congresso della società americana di ematologia. Nell'occasione furono presentati i dati preliminari che documentavano i promettenti risultati del farmaco in questione, con un incremento dei valori di emoglobina e piastrine, un miglioramento dei sintomi e della splenomegalia con profilo di tossicità accettabile (dati disponibili su soli 13 pazienti analizzati che avevano completato almeno 72 settimane di trattamento).
Attendiamo fiduciosi i risultati dello studio in corso, che saranno disponibili certamente non prima del 2019.


(16 settembre 2018 - ore 10:13) - Cause di piastrinosi (III)

Vi ringrazio molto della vostra risposta alla mia richiesta del 14/09 (cause di paistrinosi II). L'ultimo quesito, se possibile, che vorrei sottoporvi è se, secondo il vostro parere, si renderebbero necessari, in questa fase, degli screening alla milza e al fegato, considerando che la piastrinosi di mia madre è stata trascurata per almeno due anni. Graze sempre.
(Giuliana)


Risposta

La valutazione strumentale (in prima battuta solitamente l'ecografia dell'addome) per lo studio della milza e del fegato sono dettate dalla clinica della patologia del singolo caso e dalla obiettività; qualora vi sia un sospetto di organomegalia può essere indicata una ecografia nella fase dell'inquadramento diagnostico; ne parli con l'ematologo di riferimento.


(14 settembre 2018 - ore 15:52) - Ruxolitinib e salassi (II)

Egregi Dottori,
in riferimento alla Vostra risposta del 12 settembre ore 8:26 dal titolo "Ruxolitinib e salassi" tengo a precisare che nonostante la terapia devo comunque ricorrere, anche se non frequentemente, al salasso. Aggiungo che quando l'ematocrito si alza il valore dell'emoglobina è sempre nel range previsto. Da questo nasce i mio interesse nel sapere se esiste un protocollo specifico oppure vi è solo discrezionalità dell'ematologo di riferimento.
Cordialmente Riki.
(Riki)


Risposta

Difficile poter rispondere in maniera puntuale senza avere tutta la sua storia clinica e gli esatti dosaggi del farmaco. In linea generale il salasso è ragionevole farlo quando l'ematocrito sale sopra il 45%, ma in una patologia come la mielofibrosi (ben diversa dalla policitemia vera) si deve tener conto anche del valore dell'emoglobina. Detto questo si affidi al suo ematologo che sicuramente conosce meglio la sua storia clinica.


(14 settembre 2018 - ore 14:50) - Cause di piastrinosi (II)

Buonasera,
avevo scritto 10 giorni fa circa (5 settembre) per mia madre, 70 anni, le cui analisi del 5 agosto scorso avevano dato una conta piastrinica di 1.200.000 che poi abbiamo scoperto esistere in tutti gli emocromo dal 2016 in poi. Seguita subito dal reparto di ematologia, è stata trattata con oncocarbide (prima una compressa al giorno e poi con due al giorno alternate ad 1 al giorno) che ha fatto scendere la conta prima a 900.000, poi a 700.000, e oggi invece erano già scese a 610.000.
Nel frattempo, oggi abbiamo finalmente ricevuto gli esiti delle analisi molecolari, di cui cito il referto: "L'analisi molecolare eseguita amplificando l'esone 14 di JAK2 mediante PCR qualitativa ha rilevato la mutazione dell'aminoacido valina con aminoacido fenilalanina in posizione 617 (V617F) nella forma eterozigote." Solo pi√Ļ avanti, tra 1 o 2 mesi, vorranno eseguire la biopsia del midollo, con analisi genetica.
Scrivo perch√©, per quanto ci sia stato spiegato che il referto ci d√† conferma che siamo in ambito ematologico, non abbiamo ricevuto molte altre spiegazioni, e non abbiamo capito ancora se possiamo escludere il peggio, o come potere interpretare questi dati. Spero di potere ricevere un riscontro pi√Ļ chiaro, laddove possibile, su ci√≤ che questi dati ci dicono.
Grazie mille per l'attenzione e per il lavoro svolto.
(Giuliana)


Risposta

Alla luce della piastrinosi isolata e della positivit√† della mutazione JAK2V617F allo stato eterozigote siamo nell'ambito di una patologia ematologica tipo malattia mieloproliferativa (verosimilmente trombocitemia essenziale). La biopsia midollare e le analisi citogenetiche sul sangue midollare potranno meglio definire il sottotipo di patologia. In ogni caso non si allarmi, si tratta di patologie croniche, gestibili, che molto spesso hanno un lungo decorso; inoltre, prosegua la terapia che i colleghi le hanno impostato in attesa di avere tutti i referti che permetteranno di inquadrare pi√Ļ specificatamente il caso.


(14 settembre 2018 - ore 10:38) - Mielofibrosi e percorso benessere

Gentili ricercatori buongiorno. Ho la mielofibrosi idiopatica, 50 anni, donna. Sono in cura con jakavi, eprex, exjade e ogni 2 mesi trasfondo. Ci sono controindicazioni ad un percorso benessere?


Risposta

La sua malattia, compatibilmente con le sue condizioni generali e con i valori di emoglobina e di piastrine, non è una limitazione a un percorso benessere.


(12 settembre 2018 - ore 8:26) - Ruxolitinib e salassi

Egregi dottori,
68 anni portatore di mielofibrosi post policitemia in trattamento co JAKAVI. Desidero sapere qual è il valore dell'ematocrito oltre il quale è raccomandato il salasso.
Cordialmente Riki.
(Riki)


Risposta

La terapia con Ruxolitinib nella mielofibrosi secondaria a policitemia vera, come nel suo caso, non richiede generalmente salassi. Al contrario è piuttosto comune che si assista a una riduzione eccessiva dei valori dell'emoglobina e dell'ematocrito legata alla terapia con Ruxolitinib. Chieda consulto al suo ematologo di riferimento a riguardo, che meglio conosce la sua storia clinica.


(11 settembre 2018 - ore 20:19) - Trombocitemia essenziale e ipertensione arteriosa

Salve, mio marito 38 anni con TE e JAK2 positivo, ultime piastrine 1,070..., ha la ipertensione arteriosa; quali sono i rischi per la sua malattia? Dal 28 agosto ha cominciato la terapia per la pressione, ha fatto l'holter pressorio, la massima e arrivata a 160 e la minima a 125; da questo esame, mi può dire adesso quali sono i rischi? Grazie.
(Lucrezia)


Risposta

L'ipertensione arteriosa √® uno dei pi√Ļ comuni fattori di rischio per eventi cardiovascolari nella popolazione generale. Gli interventi sull'alimentazione, sullo stile di vita ed eventualmente farmacologici sono importanti per ridurre la pressione arteriosa e quindi ridurre la probabilit√† per eventi cardiovascolari.
Nei pazienti affetti da malattie mieloproliferative, come la trombocitemia essenziale, il rischio per gli eventi cardiovascolari è intrinseco alla malattia e agire sui fattori di rischio cardiovascolari "aggiuntivi" è fondamentale. Pertanto uno stile di vita sano, una vita attiva e non sedentaria, la giusta dieta con il giusto apporto di sale ed eventualmente la terapia farmacologica anti ipertensiva sono tutti elementi essenziali.
A giudicare dai valori che ha elencato, la pressione arteriosa di suo marito non appare ancora ottimamente controllata anche se è importante sottolineare che l'intervento farmacologico non apporta una immediata riduzione dei valori. Pertanto si affidi a un collega cardiologo che certamente saprà calibrare al meglio la terapia per un controllo ottimale della pressione arteriosa.


(11 settembre 2018 - ore 00:54) - Trombocitemia essenziale e otite

Buonasera, sono un uomo affetto da trombocitemia essenziale in cura con oncocarbide, due capsule al giorno; nell'ultimo emocromo le piastrine erano 423000, i rossi 4920000, emoglobina a 15 e i bianchi oltre i 6000.
Volevo sapere se è possibile avere un informazione in merito a delle gocce che devo mettere nell'orecchio che l'otorino mi ha prescritto per un otite. Nel foglietto illustrativo del farmaco che si chiama diprosalic, c'è scritto che si tratta di betametasone e acido salicilico. La mia domanda è: che cosa è il betametasone? Se è come il cortisone è possibile che possa determinare un aumento delle piastrine? Oppure posso mettere tranquillamente suddette gocce per dieci giorni come mi è stato indicato dallo specialista otorinolaringoiatria?
(Vittorio)


Risposta

Può mettere le gocce che le ha prescritto l'otorinolaringoiatra per i giorni che le ha indicato senza controindicazioni. Oltretutto essendo un farmaco locale non determina importanti effetti sistemici.


(10 settembre 2018 - ore 15:16) - Mielofibrosi e trapianto (2)

Con riferimento alla mia del 7/09, sempre in relazione al trapianto di midollo in seguito a Mielofibrosi II, volevo porre ancora due domande:
- è necessario/preferibile asportare la milza prima del trapianto?
- all'atto del trapianto nella parte di midollo in cui è presente la fibrosi, le nuove cellule staminali trasfuse riescono ad attecchire? Oppure lo "spazio" a disposizione è ridotto proprio dalla presenza della fibrosi?
Grazie ancora.
(Gian Carlo)


Risposta

La splenectomia prima del trapianto non è una regola; si valuta caso per caso, qualora la splenomegalia sia molto marcata di norma si effettua la splenectomia in vista del trapianto; non esiste una regola precisa a riguardo. Inoltre i diversi centri ematologici in relazione all'esperienza sia nell'effettuare le splenectomie che trapiantologica possono attuare strategie diverse.
La fibrosi midollare è il frutto di un midollo osseo patologico, pertanto l'intento curativo del trapianto di cellule staminali ematopoietiche è proprio quello di ristabilire una normale ematopoiesi (in un midollo che nella mielofibrosi è per definizione fibrotico).


(9 settembre 2018 - ore 8:24) - Trombofilia e malattia mieloproliferativa

Gent. dottori, tre anni fa ho avuto trombosi vena porta JAK2 neg, stato trombofolico omozigote x pai1e mthfr in piu positivo al fenomeno lac, non ho voluto fare mai siringa nel midollo, analisi sempre perfette solo fino alla penultima eco lieve aumento della milza (12,9). Ora ho ripetuto eco e la milza e rientrata.
La mia domanda è questa: se ci fosse in corso una malattia mieloprolifera senza prendere alcune medicine tranne cumadine efolina, la milza sarebbe potuta rientrare senza medicinali?
(Franco)


Risposta

La diagnosi di una malattia mieloproliferativa tiene conto di molti aspetti clinici e di laboratorio, pertanto la negatività della mutazione del gene JAK2 di per sé non esclude una diagnosi. Però alla luce dei dati clinici che descrive, della riduzione delle dimensioni della milza e della presenza di alterazioni trombofiliche è verosimile che la trombosi della vena porta sia legata allo stato trombofilico e non a una malattia mieloproliferativa; per eventuali dubbi ne parli con il suo ematologo di riferimento e con i colleghi del centro trombosi da cui è seguito che meglio conoscono la sua storia clinica.


(8 settembre 2018 - ore 19:12) - Mielofibrosi ed ereditarietà

Buongiorno, mio marito era affetto da mielofibrosi io ho una figlia volevo solo sapere se poteva essere una malattia ereditaria. Grazie.
(Erica)


Risposta

Le malattie mieloproliferative (mielofibrosi compresa) non sono ereditarie ma acquisite, e pertanto non c'è rischio di trasmissione ai figli.


(8 settembre 2018 - ore 14:37) - Lipomi

Ci sono farmaci o cure sperimentali per l'eliminazione dei lipomi?
(Lorenzo)


Risposta

Non penso ci siano studi a riguardo. La rimozione è chirurgica se necessaria. Può chiedere informazioni al suo medico curante a riguardo. Colgo occasione per ricordarle che questo sito è dedicato alle malattie mieloproliferative croniche.


(7 settembre 2018 - ore 14:24) - Mielofibrosi e trapianto

Ho 48 anni, mi è stata diagnosticata a fine 2017 Mielofibrosi II, post policitemia e trombocitemia (prima diagnosi anno 2000).
Attualmente milza a 25 cm. Ho effettuato nella primavera del 2018 la tipizzazione HLA con mio fratello e siamo risultati identici. Dovrei intraprendere a breve la terapia con Ruxolitinib per contrastare la splenomegalia, peraltro unico sintomo (attualmente) della malattia. Mi è stato prospettato nel futuro il ricorso al trapianto di midollo. Qual è il momento in cui è necessario trapiantare? Gli studi condotti sulle mutazioni ASXL1, EZHD, SRFF2 e IDH1/2 che tipo di indicazione danno al riguardo? Nel ringraziare porgo i migliori saluti.
(Gian Carlo)


Risposta

In relazione al suo quesito è difficile dare una precisa indicazione per iscritto e a distanza, vista la complessità del quadro.
L'indicazione al trapianto nelle malattie mieloproliferative tiene conto di molti aspetti clinici, di laboratorio e molecolari (ad esempio l'età del paziente, i valori dell'emoglobina, delle piastrine, dei globuli bianchi, sintomi costituzionali, splenomegalia, assenza o presenza di alcune mutazioni, eventuali alterazioni citogenetiche ecc); questi dati clinici e di laboratorio, integrati tra loro, attribuiscono al paziente una categoria di rischio e anche in relazione a questa l'ematologo pone indicazione alla procedura trapiantologica.
Il trapianto è l'unico trattamento potenzialmente curativo nella mielofibrosi, è gravato da rischi e pertanto non è una opzione di prima linea per tutti i pazienti e il momento migliore in cui farlo non è dettato da un singolo fattore ma dall'insieme di tutti questi aspetti. Le mutazioni coinvolgenti i geni ASXL1, EZH2, SRSF2 e IDH1/2, quando presenti, attribuiscono al paziente una categoria detta ad "alto rischio molecolare" e sono pertanto prognosticamente sfavorevoli; nelle analisi condotte ad oggi si sono dimostrate tali solo nella mielofibrosi primaria, mentre nella forma secondaria solo la mutazione di SRSF2 sembra essere associata ad una prognosi peggiore; i dati a riguardo non sono però conclusivi e sono oggetto di studi.


(6 settembre 2018 - ore 15:25) - Terapia con Oncocarbide nella Policitemia Vera

Anni 70, Policitemia vera da un anno.
In questo arco di tempo i GB e PTL sono raddoppiati. Da un mese in terapia con oncocarbide 500 mg/dì + cardioaspirina. Conseguente riduzione GB e PTL rispettivamente da 13.000 a 6.000 e da 900.000 a 160.000, Htc invariato (45%). Ho intenzione di sospendere temporaneamente il farmaco per non rischiare di abbassare troppo i GB e PTL.
Domanda: è possibile prevedere approssimativamente l'intervallo di tempo necessario per riprendere il farmaco evitando il rialzo patologico dei valori e mantenerli nel range? Devo per forza fare emocromo spesso?
(Fabrizio)


Risposta

Difficile prevedere l'andamento dei valori dell'emocromo a priori, l'unico modo è ripetere periodicamente gli esami; inoltre le consiglio, come regola generale, di non autogestirsi le terapie e i trattamenti, ma di consultare via via il suo ematologo di riferimento.


(6 settembre 2018 - ore 11:29) - Policitemia Vera, segni e sintomi

Ho policitemia vera e acido urico basso a 2,3 a 2,7 da cosa dipende? A volte esce potassio alto fino a 5,8 e a volte esce normale, tutti i valori dell'emocromo sono alti, non faccio salassi ma prendo tiklid e oncocarbide, ho menopausa, ma forte sudorazione, da cosa dipende la sudorazione forte? La policitemia vera porta la sudorazione forte? E cosa dovrei fare? Ho anche schiuma nelle urine, linfociti a 11, mi può spiegare, tutto questo perché?,


Risposta

I valori di acido urico e di potassio sono spesso alterati e altalenanti nelle malattie mieloproliferative, compresa la policitemia vera; fa parte del quadro di malattia così come la forte sudorazione che si cerca di controllare con il controllo della malattia non essendoci dei rimedi specifici.
Per quanto riguarda le alterazioni che descrive nelle urine ritengo che difficilmente possano essere riconducibili alla patologia ematologica. A riguardo può consultare il suo curante che le prescriverà alcuni esami per indagarne la natura.


(6 settembre 2018 - ore 10:10) - Incremento dell'LDH e statine

In relazione alla risposta sull'esame LDH a 527 prendo la compressa per colesterolo, può essere stata quella a farmi aumentare i valori?
(Lina)


Risposta

L'incremento dell'LDH potrebbe essere causato oltre che dalla patologia ematologica anche dalla terapia con statine; per un monitoraggio della eventuale tossicit√† del farmaco sui muscoli √® pi√Ļ opportuno per√≤ monitorare la CPK (creatinfosfochinasi) tra gli esami ematici. Chieda un consulto al suo curante a riguardo.


(5 settembre 2018 - ore 16:52) - Fattori trombofilici e trombosi della vena porta

Buongiorno mi hanno diagnosticato stato trombofolico omozigote, pai1e mthfr in piu positivo al fenomeno LAC, possono avermi causato una trombosi vena porta?
(Davide)


Risposta

Quelli che ha elencato sono tutti elementi che inducono uno stato trombofilico e potrebbero essere stati fattori causali o con-causali per la trombosi della vena porta cui fa riferimento; pertanto richiedono un attento inquadramento clinico e un monitoraggio nel tempo.
A tal proposito faccia riferimento a un centro trombosi.


(5 settembre 2018 - ore 15:04) - Policitemia Vera e metabolismo del ferro

Ho tutti i valori alti dell'emocromo, ho policitemia vera trattata con oncocarbide, tiklid, prendo eutirox, ho notato ferro a 25 e ferritina a 7,9, ma non faccio salassi, a cosa è dovuto? Ho menopausa da 6 anni ho forte prurito su tutta la persona senza fare il bagno.


Risposta

La carenza di ferro è non solo un effetto del salasso, ma anche una caratteristica intrinseca della Policitemia Vera dettata dall'incrementato ritmo proliferativo dei globuli rossi; è una carenza relativa e raramente sintomatica e pertanto non va supplementata. Il prurito che lei descrive, seppure non acquagenico, può essere ricondotto alla Policitemia Vera dopo aver escluso cause secondarie correlate a fenomeni allergici a farmaci, allergeni ambientali e alimentari. Può chiedere chiarimenti al suo curante o al suo ematologo di fiducia a riguardo.


(5 settembre 2018 - ore 14:59) - Cause di piastrinosi

Scrivo per mia madre che ha 70 anni.
A inizio agosto, le ultime analisi al sangue hanno dato una conta di piastrine superiore al 1.200.000, per scoprire subito dopo che valori simili comparivano gi√† negli emocromo dal 2016 in poi. Subito seguiti dal reparto di ematologia, mia madre ha iniziato la cura di Oncocarbide. Dopo la prima settimana con una sola capsula al d√¨, che non ha abbassato la conta, √® passata a due capsule al giorno a giorni alterni, che le ha fatte diminuire prima a 900.000 e oggi l'emocromo ne ha dati poco pi√Ļ di 700.000.
Siamo contente del risultato, ma la verità ò che siamo ancora in attesa degli esami molecolari, che dovremmo arrivare a metà settembre, e non abbiamo idea di cosa pensare. Il numero di globuli bianchi e rossi è buono, ma mia madre è portatrice sana di anemia mediterranea. Inoltre, in seguito ad un intervento di meningioma di circa 18 anni fa, mia madre soffre di infiammazione cronica al trigemino, con crisi acutissime ed è in cura costante con il tegretol in dosi elevate. Lo dico perché ho letto che una causa delle piastrine alte potrebbe essere la presenza di infiammazioni.
Vorrei sapere un vostro parere, seppur a distanza, e con i pochi dati a vostra disposizione sulla possibile causa, ma anche su un eventuale connessione con l'infiammazione cronica di cui soffre mia madre.
Grazie mille per l'attenzione. Cordialmente, Giuliana.
(Giuliana)


Risposta

Alla luce dei pochi dati clinici √® difficile poter inquadrare con certezza il caso di sua madre. Certamente la piastrinosi ha molte cause che possono indurla e favorirla, tra le pi√Ļ comuni gli stati infiammatori e/o infettivi; difficile per√≤ pensare che una infiammazione cronica del trigemino possa aver avuto un ruolo causale in un incremento tanto rilevante della conta piastrinica. Inoltre, la terapia cronica con il Tegretol (carbamazepina) pu√≤ indurre tossicit√† midollare e quindi piastrinopenia e anemia, ma non un aumento dei valori dell'emocromo. √ą pi√Ļ probabile pertanto che si tratti di una malattia mieloproliferativa; √® necessario per√≤ avere i referti degli esami ematici, molecolari ed eventualmente strumentali (biopsia midollo osseo), prima di giungere a una conclusione diagnostica.


(5 settembre 2018 - ore 14:51) - Valore elevato di LDH

Mi e uscito lDH a 527, secondo voi e alto come valore? Grazie.
(Lina)


Risposta

Un valore di LDH di 527 U/L è certamente elevato, ma preso singolarmente non dice molto e non deve allarmare; inoltre, tale incremento è da rapportarsi sempre alla patologia di base, a una valutazione dell'emocromo e della formula, alle eventuali terapie in atto, alla storia clinica generale e allo stile di vita. Sicuramente è consigliato ripetere l'esame a distanza di tempo. A tal proposito faccia riferimento al suo ematologo di fiducia.


(5 settembre 2018 - ore 14:02) - LAC (lupus anti coagulant) e trombofilia

Il fenomeno LAC e una conseguenza della trombofilia o e un malattia a parte?
(Davide)


Risposta

La presenza in un soggetto di tale immunoglobulina determina un aumento del rischio trombotico; pertanto la sua presenza può essere causa (o concausa) dello stato trombofilico. La positività isolata per LAC non è però sinonimo di una patologia, ma può farne parte. Pertanto andrebbe approfondita e monitorata nel tempo. A riguardo, faccia riferimento a un centro trombosi.


(5 settembre 2018 - ore 10:35) - Policitemia Vera e integratori in menopausa

Ho la policitemia vera e un piccolo nodulino al seno, si pensa benigno, da 15 anni, assumo oncocarbide, tiklid ed eutirox; volevo sapere se posso prendere questo integratore per la menopausa, ZEMIAR con estratti di soia fermentata, magnesio, passiflora ,vit D, calcio, resveratolo e quercitina, va bene con le terapie che assumo e le malattie che ho?


Risposta

Ad oggi non ci sono evidenze di interazione tra questo integratore, i farmaci che ha elencato e la Policitemia Vera; però alla luce della storia del nodulo al seno (non ulteriormente indagata) chieda consulto, prima di assumere l’integratore, al suo ginecologo di fiducia oltre che al suo ematologo che meglio sa della sua storia clinica.


(4 settembre 2018 - ore 18:36) - Salassi e ipertensione arteriosa

Buongiorno!
Vorrei sapere se facendo salassi, col passare degli anni, la pressione arteriosa possa aumentare in conseguenza di questi.
Grazie mille e saluti.
(Riccardo)


Risposta

Non esiste una correlazione tra i salassi e l'ipertensione arteriosa; pensi anzi che anticamente il salasso era una procedura adoperata tra le altre cose anche per ridurre valori pressori molto alti. Pertanto l'effetto è piuttosto ipotensivante, ma comunque transitorio.


(4 settembre 2018 - ore 17:04) - Mielofibrosi e trapianto in giovane età

A mia figlia 25enne è stata diagnosticata la Mielofibrosi dopo la biopsia ossea. Nel 2011 le fu diagnosticata la Trombocitemia essenziale con mutazione CARL e ogni 6/12 mesi ha fatto le visite di controllo.
Ora prospettano il trapianto del midollo, vista la giovane età. Ha una sorella gemella eterozigote.
Vorrei sapere che prospettive di vita potr√† avere dopo il trapianto e/o potrebbe avere se non facesse il trapianto e se esistono casi della sua stessa et√†; se s√¨ vorremmo poter confrontarci con chi ha fatto o sta facendo la stessa esperienza: come lanciare un appello? Da quanto ho letto il caso pi√Ļ giovane aveva 26 anni...
Grazie per l'attenzione e, soprattutto per ciò che fate.
(Cindy)


Risposta

Difficile rispondere a distanza nel merito specifico del Suo quesito alla luce della delicata situazione, della unicità del caso e dei molti interrogativi che solleva. Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche è ad oggi l'unica potenziale opzione curativa e di guarigione nelle malattie mieloproliferative croniche inclusa la mielofibrosi; è una procedura gravata da rischi importanti e pertanto non è la prima linea di trattamento. Però si deve tenere conto di molti aspetti; ogni paziente è un caso "unico", e va studiato e inquadrato come tale dal punto di vista clinico e di laboratorio; non è solo l'eta, non solo la clinica e neppure soltanto la biologia molecolare a guidare nella scelta della opzione trapiantologica, ma tutte queste cose viste nell'insieme e valutate attentamente e in maniera collegiale tra l'ematologo di riferimento e il trapiantologo e condivise dal paziente.
Le esperienze di trapianto in cos√¨ giovane et√† ci sono, seppur rare. Pu√≤ rivolgersi a centri con una pi√Ļ grande esperienza di trapianto nelle malattie mieloproliferative per avere informazioni dettagliate, vista anche la rarit√† del caso.
Va sottolineato però che in linea generale i rischi legati al trapianto aumentano con l'aumentare dell'età e con la progressione di malattia. Per quanto riguarda la prognosi, nella mielofibrosi è inferiore rispetto alla popolazione sana di pari età e in così giovane età la prospettiva di vita è quindi ridotta; ma sono molti i fattori che la influenzano e a distanza e senza avere dati clinici e molecolari non ci si può esprimere in maniera precisa a riguardo.


(4 settembre 2018 - ore 7:26) - Policitemia Vera, carenza di ferro e caduta dei denti

Buongiorno,
ho 43 anni, donna, PV dal 2012. Ho preso per 2 anni interferone pegilato; finito il trial, i valori si sono stabilizzati e faccio solo i salassi al bisogno.
Prendo coumadin per una trombosi portale scoperta al momento della diagnosi di PV. Tutto sommato sto bene, ho solo molta carenza di ferro (capelli e unghie deboli). Nell'ultimo anno i miei denti si sono indeboliti, 2 mi si sono spezzati, mi chiedevo se ci potesse essere un collegamento. Il dentista mi ha suggerito l'assunzione di magnesio, posso farlo?
Grazie, saluti.
(Giada)


Risposta

La carenza di ferro ha tra i sintomi pi√Ļ comuni la fragilit√† delle unghie, la stanchezza, la caduta dei capelli, l'insonnia, la sensazione di formicolio alle gambe,l'irritabilit√† e molti altri meno comuni; tra questi comunque non √® nota una correlazione con la caduta dei denti che potrebbe essere causata invece da altre carenze, patologie come il diabete in fase avanzata e da malattie parodontali. Comunque non correlabile alla Policitemia Vera. Non ci sono controindicazioni alla assunzione di magnesio, ma prima ne parli con il medico curante o il Suo ematologo di riferimento.


(2 settembre 2018 - ore 22:30) - Trapianto aploidentico nella mielofibrosi

Salve, vorrei sapere se esistono casi di guarigione da mielofibrosi in seguito a trapianto da midollo aploidentico.
(Franco)


Risposta

La procedura trapiantologica è molto complessa e si deve tener conto dei molti fattori che vanno a intersecarsi e riguardano il ricevente e il donatore; tra i molti l'età del paziente, lo stadio di malattia, le precedenti linee terapiche, eventuali comorbidità e non ultimo la scelta del donatore e del regime di condizionamento.
Il trapianto aploidentico è a tal proposito una procedura che negli ultimi anni si sta affermando come valida alternativa al trapianto da donatore HLA identico familiare o non familiare. I dati scientifici riguardo il trapianto aploidentico nella mielofibrosi non sono però molti e derivano in larga parte da studi retrospettivi e monocentrici; i dati ad oggi pubblicati sono però incoraggianti e comunque non inferiori nei risultati a quelli delle altre tipologie di trapianto. Sono in corso alcuni studi prospettici a riguardo.
In ogni caso il trapianto è complesso e va considerato caso per caso; il dialogo tra l'ematologo di riferimento per la patologia e il trapiantologo è imprescindibile per la scelta migliore in relazione al caso specifico.


(2 settembre 2018 - ore 17:32) - Mielofibrosi, gotta e calcolosi della colecisti

Buongiorno,
ho 62 anni e nel 1997 mi è stata diagnosticata una mielofibrosi ad oggi rimasta allo stato di indolenza. Nell'ultimo periodo i valori ematici non hanno subito cambiamenti e neppure le dimensioni della milza. Soffro però di gotta cronica, inoltre recentemente, a seguito di una prima diagnosi di lieve pancreatite, mi è stata diagnosticata una calcolosi alla colecisti senza dilatazione delle vie biliari. Chiedevo, con riferimento a queste patologie, se vi sia una correlazione con la mielofibrosi e se la mielofibrosi possa costituire una controindicazione all'intervento di asportazione della cistifellea. Vi ringrazio per il vostro supporto.
(Francesco)


Risposta

Difficile rispondere a distanza nel merito del Suo specifico caso; in generale però non esiste correlazione tra la calcolosi della colecisti (che è una patologia prevalentemente metabolica), e la mielofibrosi che è invece una patologia del midollo osseo; l'incremento dei valori di acido urico che causa la gotta può invece essere in parte determinato dalla mielofibrosi, seppure possa avere molte altre cause sottostanti e, a volte, concomitanti; l'intervento di asportazione della colecisti è possibile ma è imprescindibile, in vista dell'intervento stesso, una rivalutazione specialistica ematologica che tenga conto di parametri clinici, laboratoristici e strumentali.