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Informazioni e commenti

Come chiedere informazioni o lasciare commenti

Nella sezione sottostante è possibile porre delle domande ai ricercatori del gruppo o lasciare un commento. Si sottolinea che non verranno espressi pareri medici su situazioni personali o valutazioni su diagnosi e cure in corso. I ricercatori si riservano di non rispondere a domande che abbiano come oggetto giudizi clinici personali. Le risposte saranno pubblicate in questa sezione del sito nell'arco di alcuni giorni. Non verranno fornite risposte ad indirizzi email privati.









(20 marzo 2020) - SUGGERIMENTI IN RELAZIONE ALL'INFEZIONE DA CORONAVIRUS

In considerazione dell'emergenza sanitaria in atto dovuta alla diffusione pandemica del virus SARS-CoV-2, responsabile della malattia denominata COVID-19, i clinici e i ricercatori del gruppo AGIMM e MYNERVA (progetti di ricerca finanziati dalla Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) sottolineano l'importanza per i pazienti affetti da malattie mieloproliferative (MPN) di fare riferimento solo alle comunicazioni provenienti da fonti istituzionali (Ministero della Salute, Protezione Civile) ed affidarsi per qualsiasi dubbio o domanda specifica al proprio centro Onco-Ematologico di riferimento evitando di intraprendere azioni in autogestione (continua ).


(4 marzo 2020) - COMUNICAZIONE URGENTE: RINVIATA LA 9¬į GIORNATA FIORENTINA DEDICATA AI PAZIENTI CON MALATTIE MIELOPROLIFERATIVE CRONICHE

Si comunica che in adempimento alle disposizioni ministeriali imposte in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, siamo costretti ad rinviare la "Nona Giornata Fiorentina dedicata ai pazienti con malattie mieloproliferative croniche" dal 18 Aprile al 20 giugno.
Per coloro che non si sono ancora iscritti si ricorda che per l'iscrizione obbligatoria compilare il modulo all'indirizzo http://www.mpn-florence.com/2020/ collegamento esterno oppure lasciare un messaggio in segreteria telefonando al +39 331 4613082. Le iscrizioni saranno estese fino al 31 Maggio 2020 compreso.




(7 aprile 2020 - ore 13:10) - Paziente con Policitemia Vera

Sono una paziente affetta da policitemia vera, trattata con salassi e cardioaspirina. Da circa un mese avverto un dolore che interessa la zona all'altezza delle spalle, al centro. Non si tratta di un dolore che aumenta compiendo alcuni movimenti o assumendo alcune posizioni e non sembra diminuire con antidolorifici (brufen). Talvolta insieme a questo avverto anche un leggero affanno.
Volevo sapere se la sintomatologia illustrata può essere verosimilmente legata alla policitemia e, in caso affermativo, se sia urgente un controllo, considerando che mi è stato sconsigliato di recarmi dal medico o in ospedale.
Grazie.
(Irene)


Risposta

Cara Irene,
senza una visita clinica in prima persona, non è possibile esprimere alcun giudizio in merito alla sintomatologia da lei descritta. Tuttavia, in considerazione delle caratteristiche e della localizzazione del disturbo doloroso riferito, le consiglio di rivolgersi quanto prima al suo medico curante per far luce sull'origine del dolore.


(5 aprile 2020 - ore 10:37) - Ringraziamenti e auguri

Auguro a tutti voi, prof. Vannucchi e 76 ricercatori del progetto AGIMM, una felice domenica delle Palme, ringraziandovi per quanto fate abitualmente e ancora di pi√Ļ, per i rischi a cui vi esponente in questo difficile periodo. Grazie per la pazienza che avete nello gestire le ansie di noi pazienti ematologici.
Un incoraggiamento a tutti i malati perché cerchino di vivere serenamente finché ci è consentito, nonostante le ulteriori complicazioni anche logistiche che da qualche tempo dobbiamo patire.
(Giancarlo)


Risposta

Buongiorno Giancarlo,
grazie per le belle parole.
Un augurio di Buona Pasqua.


(4 aprile 2020 - ore 19:22) - Policitemia Vera e ipertensione arteriosa

E' vero che l'ipertensione √® pi√Ļ frequente nei pazienti con mutazione di JAK2? Esistono studi a proposito?
(Alberto)


Risposta

Caro Alberto,
tra i diversi fattori di rischio cardiovascolari (ipertensione arteriosa, dislipidemia, diabete mellito, sovrappeso/obesit√†, tabagismo, ecc.), l'ipertensione arteriosa √® pi√Ļ frequente nei pazienti con policitemia vera rispetto ad altre malattie mieloproliferative croniche, specie nei soggetti con elevati valori di ematocrito.
Secondo uno studio retrospettivo condotto su 3620 uomini sani, ogni incremento dell'ematocrito pari all'1% è associato ad un aumento dell'incidenza di ipertesione arteriosa pari al 7%. Tale associazione, e conseguentemente la maggiore prevalenza di ipertensione arteriosa nei pazienti con policitemia vera, potrebbe essere correlata all'effetto dell'aumentata viscosità del sangue sulle resistenze vascolari del sistema arterioso, sebbene altri meccanismi non possano essere esclusi (come ad esempio l'interferenza dell'aumentato numero di globuli rossi sui meccanismi di vasodilatazione, tra i quali l'ossido nitrico).
Da un punto di vista pratico, considerando chel'ipertensione correla specificamente con un aumentato rischio di trombosi arteriose, è evidente l'importanza del trattamento farmacologico dell'ipertensione arteriosa, specie nei pazienti con policitemia vera. A tal proposito, alcuni studi suggeriscono che una particolare classe di farmaci antipertensivi chiamati ACE-inibitori possano essere maggiormente indicati per la loro efficacia antipertensiva e per una possibile azione inibitoria sull'emopoiesi clonale.


(4 aprile 2020 - ore 10:57) - Policitemia Vera e vaccinazione contro SARS-CoV-2

Bravissimi Ricercatori, prima o poi avremo un farmaco, un vaccino anticoronavirus ma noi, che attualmente utilizziamo aspirina e flebotomie, potremo usufruirne con vantaggio? Quali effetti indesiderati sul nostro organismo potrebbe provocare l'immpatto con la policitemia di un nuovo farmaco, non sperimentato ad hoc per evitare lunghi tempi di attesa: nuovo farmaco da assumere indiscutibilmente e al pi√Ļ presto? Ci affideremo al caso o vi rinunceremo? Grazie sempre per il vostro impegno.
Cordialmente Demetrio.
(Demetrio)


Risposta

Buongiorno Demetrio,
un eventuale vaccino contro il SARS-CoV-2 (il coronavirus responsabile della malattia Covid-19) verrebbe immesso nel mercato solo dopo adeguata ed estesa sperimentazione preclinica e clinica (per questo si parla di mesi se non anni). Pertanto, il profilo di tossicità non sarebbe diverso da quello di un qualsiasi altro prodotto vaccinale. Per quanto riguarda le possibili "interazioni" con la malattia ematologica di base, è altamente inverosimile che un eventuale vaccino contro il SARS-CoV-2 possa determinare variazioni ematologiche rilevanti nei pazienti affetti da policitemia vera.


(3 aprile 2020 - ore 19:00) - Jakavi e interazioni con aloe vera e valeriana

Gentili dottori,
sono affetto da mielofibrosi secondaria (a TE) da 4 anni, trattato con JAKAVIsono trasfusione-dipendente, mediamente con oltre 60.000 globuli bianchi, piastrine nella norma (ca. 200,000). Dalla comparsa del coronavirus sto prendendo ALOE ARBORESCENSES per rafforzare la mia immunodepressione, inoltre da qualche tempo per facilitare il sonno assumo VALERIANA.
Vi chiedo se ALOE e/o VALERIANA confliggano o meno con JAKAVI.
Grazie, cordiali saluti
(Mario)


Risposta

Buongiorno Mario,
sebbene non esistano studi specifici a riguardo, è altamente consigliato di limitare l'uso di diverse sostante naturali, tra cui anche aloe vera e valeriana, per il possibile rischio di interazione con il ruxolitinib.


(3 aprile 2020 - ore 18:35) - Paziente con mielofibrosi

Gentili ricercatori,
vi ho già scritto altre volte per mia madre (75 anni), affetta da mielofibrosi, diagnosticata ad aprile 2018 e vi ringrazio per l'attenzione che avete sempre posto alle mie richieste.
A parte l'anemia (che da dicembre sta curando con eritropoietina ARANESP, con risultati abbastanza positivi, essendosi finora l'emoglobina stabilizzata su valori compresi tra 8,5 e 9, tali da consentirle di evitare le trasfusioni), da alcuni mesi soffre di rilevante piastrinopenia (ultimo valore, da emocromo del 30 marzo scorso: 29 10^3/uL). Sta assumendo DELTACORTENE (1 compressa da 25 mg al giorno), dose ridotta lo scorso gennaio rispetto alla precedente (25 mg per 2 volte al giorno) a causa di un grave episodio occorsole, ossia uno spropositato aumento dei valori glicemici (glucosio 779 ed emoglobina glicosilata 9,9% - 85.00 mmol/mol), addebitato all'uso del cortisone. Ora sta seguendo anche terapia antidiabetica.
Il primo quesito che vorrei porvi riguarda proprio questo aspetto: premesso che i valori glicemici erano sempre stati nella norma, anche fino a due mesi prima, è plausibile e frequente che l'uso di Deltacortene possa causare l'insorgenza del diabete? In effetti, dalla misurazione giornaliera dei valori glicemici, riscontriamo che questi sono nella norma di mattina, per poi alzarsi significativamente dopo l'assunzione del Deltacortene. E siccome questo non sta producendo gli effetti sperati in termini di miglioramento della piastrinopenia, cosa suggerite?
Inoltre - e questo è un fatto che le sta destando molta preoccupazione - si verificano, di tanto in tanto, episodi di perdite ematiche a livello vaginale (mia madre ha avuto l'asportazione dell'utero): potrebbe trattarsi di un effetto della piastrinopenia?
Circa un anno e mezzo fa aveva fatto una cistoscopia, da cui non erano emerse cause a livello urologico; attualmente, le è stato detto che non può ripetere l'esame a causa del basso livello di piastrine.
Infine, mi confermate che non è possibile, allo stato attuale, iniziare Ruxolitinib (finora non assunto per le dimensioni non eccessive della milza, ma che adesso vorrebbe provare per contrastare un altro sintomo rilevante, ossia il forte calo ponderale)?
(Claudia)


Risposta

Buongiorno Claudia,
i corticosteroidi, oltre a essere potenti anti-infiammatori, interferiscono con il metabolismo glucidico, prevalentemente attraverso un meccanismo di resistenza insulinica. Per tale motivo, la terapia a base di cortisonici può determinare, specie se di lunga durata e in soggetti anziani, la comparsa di iperglicemia, slatentizzare una condizione di intolleranza glucidica o scompensare un pre-esistente diabete mellito. Ne consegue che il trattamento steroideo deve essere impiegato con cautela in pazienti anziani e/o con comorbidità, cercando di limitarne la dose alla minima efficace in termini terapeutici e valutando costantemente il rapporto rischi/beneficio.
Le perdite ematiche vaginali sono verosimilmente correlate alla piastrinopenia e potrebbero essere favorite dalla concomitante terapia steroidea, che determina fragilità mucosale. Ciò non esclude tuttavia la necessità di una valutazione specialistica in ambito ginecologico per escludere eventuali altre cause.
Infine, per quanto riguarda il trattamento con ruxolitinib, non è possibile valutare l'indicazione all'inizio del trattamento. Secondo le attuali linee guide nazionali ed europee il trattamento con ruxolitinib è indicato nei pazienti affetti da mielofibrosi (primari o secondaria) a rischio intermedio-2 o alto con splenomegalia severa e/o sintomatica oppure con sintomi costituzionali importanti (definiti "tecnicamente" da un punteggio superiore a 44 al questionario MPN10, prurito severo refrattario, febbre persistente o calo ponderale importante non attribuibile ad altre cause).


(3 aprile 2020 - ore 10:25) - Salassi e carenza di ferro

Gentilissimi,
mi presento, Isabella, 47 anni, affetta da Policitemia Vera JAK2, diagnosticata a dicembre 2019, confermata da biopsia midollare i primi di febbraio. Il mio ematocrito è passato da 62 a 43 in 3 mesi grazie ai salassi, prima settimanali e ora sono già 21 giorni trascorsi dall'ultimo.
Sono sempre stata anemica ma da dicembre non prendo pi√Ļ il ferro. Ora, oltre all'anemia soffro di astenia ed essendo sempre stata energica sono davvero perennemente stanca, da 1 mese in particolare. Volevo capire se oltre a Vit D, olio di fegato di merluzzo, potevo prendere un integratore che si chiama Enjoy Marte e la spirulina senza problemi, giusto per contrastare la spossatezza fisica.
Volevo aggiungere che da 62 sono passata a 43 di ematocrito ma le mie piastrine sono balzate a oltre 900. Prendo regolarmente la cardioaspirina da dicembre ed effettuo esame emocromo ogni 14 giorni, fino ad un mese fa ogni settimana. Capisco che il mio fisico ha subito uno scossone e ora deve riequilibrarsi ma in questo periodo di emergenza Covid -19 non riesco ad essere seguita come vorrei... Ho necessità di capire cosa fare per la mia stanchezza cronica.
Grazie.
Auguri per una Serena Pasqua a tutti.
(Isabella)


Risposta

Buongiorno Isabella,
l'astenia importante che riferisce è verosimilmente correlata alla carenza di ferro secondaria alla terapia cronica con salassi. Ciò nonostante, è importante NON ricorrere ad integratori alimentari che contengono anche solo una minima quantità di ferro, che potrebbero determinare, nei pazienti affetti da policitemia vera, un incremento improvviso dei valori di emoglobina ed ematocrito e vanificare l'effetto terapeutico dei salassi. Per tale motivo sconsiglio l'assunzione sia di Enjoy Marte che di spirulina, contenenti entrambi una non trascurabile quantità di ferro.


(1 aprile 2020 - ore 00:32) - Ringraziamenti

Grazie gentili dottori/ricercatori per la vostra veloce gradita risposta (29/3/ 2020). Purtroppo in questo difficile periodo di Covid19 le preoccupazioni per i fabici carenza G6PD è anche quella di non poter accedere alle cure se pur sperimentali per rischio di emolisi. Spero tanto che la ricerca si occupi anche di questo campo. Grazie di tutto. Distinti saluti. (Roberta)


(30 marzo 2020 - ore 18:18) - Idrossiurea e rischio di evoluzione

Bravissimi e generosissimi dottori, TE, 55 anni, valori sballati plt 984000; ho letto da pi√Ļ parti che l'oncocarbide a lungo termine pu√≤ portare alla leucemia, ma questo lungo termine, quanti anni sono? Se uno non vuole farne uso la malattia rimane tale oppure pu√≤ peggiorare lo stesso, ed in quanti anni?


Risposta

Gentile signore, le neoplasie mieloproliferative possono talvolta evolvere verso forme pi√Ļ aggressive. Il rischio che questo accada √® diverso da un sottotipo ad un altro, ed √® del tutto indipendente dal trattamento con idrossiurea. Per essere pi√Ļ chiari: √® possibile che una forma di trombocitemia essenziale si trasformi, ad esempio in una forma di mielofibrosi secondaria, anche se il paziente non ha ricevuto alcun farmaco. Allo stesso tempo, idrossiurea (oncocarbide) √® un farmaco del tutto sicuro per quanto riguarda la possibile trasformazione in leucemia acuta. Presenta, tuttavia, altre tossicit√† (come quella a carico della cute e delle mucose), che devono essere adeguatamente conosciute, prevenute e gestite.


(29 marzo 2020 - ore 22:46) - Deficit di G6PDH

Salve, vi scrivo per avere informazioni sulla sperimentazione del farmaco Ruxolitinib (ospedale di Livorno) contro Covid19 e controindicazioni su soggetti fabici carenzaG6PD. Grazie. Saluti (Roberta)


Risposta

Gentile signora, i soggetti che sono - parzialmente o totalmente - carenti dell'enzima G6PDH (glucosio-6-fosfato-deidrogenasi) possono andare incontro a crisi emolitiche dopo esposizione ad alcuni farmaci. Fra questi rientrano anche la clorochina e l'idrossiclorochina, che fanno parte attualmente dei protocolli terapeutici usati per i pazienti affetti da covid-19. Non vi è, dunque, alcuna relazione con l'utilizzo di ruxolitinib, che attualmente non è in una vera e propria fase sperimentale. Per quanto riguarda quest'ultimo punto: non abbiamo a disposizione risultati completi o ufficiali, ma sappiamo che vi sono state osservazioni preliminari su un numero molto ristretto di pazienti.
Stiamo vivendo una fase in cui la ricerca √® pi√Ļ che mai attiva e ci auguriamo, ovviamente, che questi sforzi siano fruttuosi. Seguiamo con attenzione la situazione e vi terremo aggiornati. Intanto, vi raccomandiamo di utilizzare sempre fonti ufficiali, come il sito dell'aifa (https://www.aifa.gov.it/emergenza-covid-19 collegamento esterno) ed il sito del ministero della salute (http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus collegamento esterno) per la ricerca di informazioni di natura sanitaria, anche fruibili dai non addetti ai lavori.


(29 marzo 2020 - ore 12:45) - Farmaci immunosoppressori

Volevo sapere se l'eutirox, il TRIATEC e la CARDIOASPIRINA sono farmaci immunosoppressori o immunomodulatori. Grazie.
(Giuseppe)


Risposta

Gentile signore, nessuno dei farmaci da lei indicati ha attività immunosoppressiva.


(29 marzo 2020 - ore 00:54) - Epatomegalia

Salve egregi ricercatori, in passato vi ho già scritto riguardo la malattia di mio marito e vi ringrazio sempre per le risposte che mi avete sempre dato. Vi ricordo che lui ha la trombocitemia essenziale con JAK2 positivo, pressione arteriosa con terapia Lodicand e Bisoprololo 5 mg, prende cardioaspirina, da un anno fa i salassi, fatto solo una volta terapia con oncocarbide ma sospesa per abbassamento di emoglobina, a periodi alterni prende acido folico, piastrine oscillano su 960000/1200000, poi e in cura in centro cefalea per emicrania senza aura, ultimi valori di ferro 28 e ferritina 8,60.
Nelle precedenti ecografie addominale milza risultava sui 11,5, mentre nell'ultima ecografia fatta il giorno 5 marzo per la prima volta è uscito il fegato ingrossato con dicitura epatosplenomegalia, siccome gli e stata rimandata la visita del 20 marzo e la farà ad aprile adesso sono rimasta con questo dubbio di come mai abbia anche il fegato ingrossato, come mai?
Poi nelle ultime analisi di accertamento che ha fatto i valori del fegato sono nella norma. Per la prima volta invece la glicemia negli ultimi mesi fatta per ben due volte ha sfiorato 104 e 105 come mai? Poi mio marito pesa solo 55 kg e non mangia abbastanza. Il betagammaglobuline √® leggermente basso per la prima volta e il potassio e pi√Ļ alto 5,60. Lui prende Lansoprazolo da 30 perch√© dopo aver fatto la gastroscopia il dottore ci ha detto che soffre di reflusso.
Sinceramente adesso mi preoccupa il fegato ingrossato e c'è stato un periodo all'inizio della malattia che aveva fatto terapia con RILASTIL E PER TERAPIA X FANGO BILIARE. Mi potete spiegare per cortesia come la vedete la situazione di mio marito a parere vostro? Vi ringrazio infinitamente.
(Lucrezia)


Risposta

Gentile signora, il riscontro di un aumento di volume del fegato (epatomegalia) è un riscontro piuttosto frequente, che può riconoscere svariate cause, da quelle vascolari all'accumulo di grasso all'interno delle cellule dell'organo. Prima di ogni altra considerazione, bisognerebbe valutare di quanto i diametri attuali del fegato si discostino dai precedenti. Non possiamo darle un parere specifico su suo marito perché, purtroppo, non abbiamo a disposizione i dati necessari e non possiamo sostituirci ai suoi curanti, che lo conoscono adeguatamente. Possiamo consigliarle di discuterne con loro, recuperando anche i precedenti referti, per un confronto.
Il vostro Curante potrà suggerirvi anche eventuali adattamenti alimentari, tenendo conto anche del basso peso corporeo che lei ha riportato nella sua domanda. In questo senso, le possiamo dire che, come principio generale, il peso è solo uno dei parametri che influiscono sui valori glicemici.


(27 marzo 2020 - ore 19:54) - Effetto dei farmaci sulla mielofibrosi

Salve, vorrei sapere se l'oncocarbite è il ruxolitinib sono farmaci che bloccano la fibrosi nella malattia mielofibrosi. Grazie.
(Domenica)


Risposta

Gentile signora, purtroppo è molto complesso trovare farmaci capaci di agire sulla progressione della fibrosi midollare. Nessuno dei due farmaci che lei ha citato ha dimostrato di avere un effetto significativo in tal senso, anche se alcuni studi hanno mostrato che una quota di pazienti trattati con ruxolitinib - in particolare dopo terapia protratta nel tempo - hanno sperimentato una stabilizzazione o un lieve miglioramento del quadro midollare, sempre in termini di fibrosi.


(23 marzo 2020 - ore 11:19) - Terapia per rallentare l'evoluzione della malattia

Buongiorno, vi ringrazio della precedente risposta dell'11/03/2020 abbastanza esaustiva.
Vorrei chiedervi se ad oggi chi si trova ad uno stadio di mielofibrosi DIPPS 0 età 32 anni, essendo una malattia cronica e progressiva valga, in assenza di altri sintomi e con la sola piastrinosi 850.000, iniziare una terapia che possa rallentarne l'evoluzione (in atto solo aspirina). Inoltre, ho letto del ruolo della vitamina D e di un farmaco Imetelstat (inibitore della telomerasi) che pare possa far ripartire il clone mutato. Grazie.
(Orazio)


Risposta

Gentile signore,
ad oggi non disponiamo di terapie approvate che possano rallentare l'evoluzione delle neoplasie mieloproliferative. Da questo punto di vista, imetelstat - che è ancora un farmaco sperimentale - non rappresenta un candidato ideale.
Disponiamo di dati preliminari relativi ad uno studio effettuato su pazienti con mielofibrosi refrattari o non pi√Ļ responsivi a ruxolitinib. Pur in presenza di alcuni segnali di efficacia, il farmaco ha fatto registrare eventi avversi non trascurabili, in particolare abbassamento del valore di piastrine e globuli bianchi, ed incremento delle transaminasi. Ad oggi i risultati completi dello studio non sono disponibili, ma - per le caratteristiche appena citate - non sembra essere un candidato adeguato per una terapia precoce e/o mirata a ridurre il rischio di peggioramento della malattia stessa.


(23 marzo 2020 - ore 23:25) - Gestione della policitemia vera

Buonasera, ho un quesito da porvi. Ho 69 anni e sono in remissione completa dal 2006 per un linfoma splenico che controllo con follow up semestrale. Da circa 2 anni mi è stata diagnosticata una policitemia vera e assumo solo cardioaspirina facendo controlli ematici ogni 2 mesi per verificare se il mio ematocrito supera la soglia del 45% in quanto l'ematologo che mi segue preferisce in questo momento non prescrivermi la terapia citoriduttiva poiché in passato mi sono sottoposto a chemioterapia CHOP per curare il linfoma. Ora dovrei fare in questi giorni l'emocromo per controllare lo stato dell'ematocrito come prescrittomi dal mio ematologo, ma ho paura ad effettuare il prelievo in quanto non vorrei contrarre il coronavirus poiché è impossibile mantenere una distanza di oltre 1 metro in fase di prelievo.
La domanda è: quale rischio assumere? Effettuare il prelievo o posticiparlo e quindi rimandare anche l'eventuale inizio della terapia citoriduttiva in caso di aumento dei valori ematici?
(Francesco)


Risposta

Gentile signore, purtroppo, come pi√Ļ volte abbiamo ricordato in questa sede, non possiamo fornire giudizi o pareri individuali sui singoli casi che ci vengono presentati. Come principio generale, possiamo dirle che la gestione della policitemia vera √® modulata in base al rischio, definito in relazione all'et√† dei pazienti e alla loro storia di eventi vascolari. Per et√†, lei rientra nella classe di rischio pi√Ļ alta, per cui avrebbe indicazione alla terapia citoriduttiva. Per quanto riguarda la fase di criticit√† sanitaria che stiamo attraversando, vogliamo sottolinearle che le procedure (come i prelievi) e le terapie che sono necessarie vanno assolutamente proseguite. I prelievi di sangue vengono effettuati con tutte le accortezze del caso e con i dispositivi di protezione individuale necessari. Le tempistiche con cui effettuare i controlli vanno pattuite con i suoi Curanti e sono da decidere in base alla sua situazione clinica e ai risultati precedenti.


(22 marzo 2020 - ore 23:22) - Effetti di ruxolitinib sull'interleuchina 6

Vorrei sapere le azioni del ruxolitinib sulla interleuchina 6, visto che questa sarebbe coinvolta nelle polmoniti interstiziali da COVID-19. Avrebbe il Ruxolitinib un effetto protettivo in caso di polmonite da Coronavirus?
Ringrazio anticipatamente.
(Roberto)


Risposta

Gentile signore,
le interleuchine (fra le quali è inclusa anche l'interleuchina 6 a cui lei fa riferimento) sono sostanze che il nostro sistema immunitario usa per comunicare e per modulare la sua attività, sia in senso positivo (potenziando l'infiammazione), sia in senso negativo (favorendone la risoluzione). L'effetto di ruxolitinib, da questo punto di vista, è duplice: da una parte il farmaco impedisce parzialmente a queste sostanze di trasmettere il loro messaggio all'interno delle cellule, dall'altra ruxolitinib è capace di ridurne la produzione stessa. In altre parole, ruxolitinib agisce sia sull'attività delle interleuchine, sia sulla loro "quantità".
Queste sostanze sono attivamente coinvolte nelle fasi in cui il nostro organismo combatte un'infezione, come ad esempio quella da SARS-CoV-2.
Allo stato attuale non possiamo trarre conclusioni chiare sull'effetto o sull'interferenza dei farmaci JAK-inibitori con questa infezione, ma si tratta di un ambito di attiva ricerca.


(21 marzo 2020 - ore 10:52) - Ruolo dell'aspirina

Egregi Dottori, perché viene data insieme alla Cardioaspirina (che se ho capito bene è un antiemorragico) anche l'Oncocarbite per le MPN? Quale è la funzione di quest'ultima? Grazie.
(Giuseppe)


Risposta

Gentile signore, le neoplasie mieloproliferative philadelphia-negative sono caratterizzate da un aumento di una o pi√Ļ linee cellulari (globuli rossi, piastrine e, pi√Ļ raramente, globuli bianchi), che vengono analizzate e monitorate tramite l'emocromo. Inoltre, i pazienti affetti da queste malattie presentano un aumento del rischio di eventi vascolari. Il trattamento con oncocarbide (idrossiurea) serve a ridurre la "quantit√†" di cellule circolanti, mentre l'aspirina riduce l'aggregazione delle piastrine. Entrambi i tipi di trattamento sono diretti, dunque, a contenere il rischio che si formino coaguli nel torrente circolatorio, venoso o arterioso (la cosiddetta "trombosi").


(21 marzo 2020 - ore 10:34) - Raccomandazioni

Sono affetto da mielofibrosi di grado intermedio, con piastrinopenia (50.0000) e sotto terapia con danazolo e, ultimamente salassi per ematocrito troppo alto.
Lavoro in ambiente sanitario anche se nel ramo amministrativo, ma impossibilitato tecnicamente ad eseguire lo smart working. Visto l'emergenza del covid-19 e non essendoci riferimenti sulle fonti istituzionali riguardo alla mielofibrosi con piastrinopenia, vorrei sapere se la mia situazione comporta rischi aggiuntivi e se avete consigli da darmi. Grazie.
(Paolo)


Risposta

Gentile signore, molto recentemente è stato pubblicato sul nostro sito un breve documento, che contiene suggerimenti dedicati ai pazienti affetti da MPN, redatto dai clinici e dai ricercatori che fanno parte dei gruppo AGIMM e MYNERVA (http://www.progettomynerva.it/Varie/MPN-COVID.pdf ). Come potrà vedere, i suggerimenti sono modulati sulla base dell'età, del tipo di trattamento ricevuto e sulla base della presenza di altre patologie, in particolare quelle riguardanti la sfera metabolica e cardiovascolare.


(21 marzo 2020 - ore 8:20) - Ruxolitinib e apparato respiratorio

Egregi dottori,
vi risulta che il JAKAVI possa dare delle complicazioni polmonari?
Cordialmente.
(Riki)


Risposta

Gentile signore,
l'esperienza fin qui maturata - grazie ai trial clinici e grazie alla fase di sorveglianza successiva alla commercializzazione del farmaco - ci ha insegnato che i pazienti in trattamento con ruxolitinib ed i loro Curanti devono mantenere un elevato livello di vigilanza nei confronti di possibili eventi infettivi. Fra questi eventi sono inclusi quelli a carico delle vie respiratorie o urinarie.


(20 marzo 2020 - ore 23:40) - Imatinib

Ho un GIST al retto che curo da 1 anno e mezzo con imatinib 400 mg gg. Dall'ultima risonanza non è piu presente, ma il mio oncologo dice che devo continuare fino a 3 anni di cura. Desideravo sapere se la cura crea immunodepressione. Grazie.
(Giuseppe)


Risposta

Gentile signore,
questa pagina è dedicata ai pazienti con neoplasia mieloproliferativa philadelphia-negativa. La invitiamo a seguire scrupolosamente le indicazioni del suo Oncologo di riferimento, e - comunque - ad attenersi alle raccomandazioni governative per quanto riguarda le indicazioni comportamentali, le norme igieniche ed il distanziamento sociale.


(20 marzo 2020 - ore 22:17) - Componente monoclonale

Salve ho 40 anni, e da due mi è stata diagnosticata una gammopatia monoclonale di incerto significato con controlli trimestrali per scongiurare un eventuale evoluzione maligna. Considerato che il mio organismo produce una quantità anomala di proteina monoclonale potrebbe la stessa essere utile per poter reagire ad un eventuale infezione virale da covid-19.
(Assunta)


Risposta

Gentile signora,
questo spazio è dedicato a fornire informazioni ai pazienti affetti da neoplasie mieloproliferative philadelphia-negative. Ad ogni modo, le componenti monoclonali non hanno valenza protettiva nei confronti delle infezioni.


(20 marzo 2020 - ore 21:44) - Farmaci

Sono allo studio nuovi farmaci che non arrecano effetti collaterale all'ipertensione? Se si, quali sono e quali effetti negativi si possono evitare?
(Giovanni)


Risposta

Gentile signore, questo spazio √® dedicato ai pazienti con malattie mieloproliferative. Non siamo, dunque, gli interlocutori pi√Ļ appropriati per rispondere al suo quesito.


(20 marzo 2020 - ore 8:31) - Diabete

Sono affetto di diabete mellito; vista l'emergenza in corso della pandemia e visto che lavoro in un industria alimentare come devo comportarmi?
(Pino)


Risposta

Gentile signore,
le ricordiamo che questo spazio √® dedicato all'informazione per pazienti affetti da neoplasia mieloproliferativa philadelphia-negativa. Come principio generale, possiamo ricordarle di attenersi scrupolosamente alle raccomandazioni ufficiali del nostro ministero della salute, che si applicano e sono in vigore per tutta la popolazione e ancora di pi√Ļ per le persone che, come lei, non hanno interrotto la propria attivit√† lavorativa, essendo coinvolte nei servizi essenziali alla popolazione. Ricordo che si tratta di norme igieniche, norme legate al distanziamento fisico fra gli individui e norme che regolano l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.
Per quanto riguarda la valutazione clinica della sua situazione, la rimandiamo alla discussione con il Curante o con il Medico del Lavoro, che potranno eventualmente fornirle ulteriori consigli.


(20 marzo 2020 - ore 8:20) - Accesso al pronto soccorso

Mi sono sicuramente rotto il polso, è da due giorni che è gonfio, storto, non posso muoverlo e con un dolore atroce. Dato che c'è questa situazione coronavirus come faccio ad andare al pronto soccorso?
(Cinzia)


Risposta

Gentile signora,
le ricordiamo che questo è uno spazio dedicato all'informazione per pazienti affetti da neoplasia mieloproliferativa philadelphia-negativa. Non possiamo fornire, purtroppo, consigli a distanza.
Come regola generale, dovrebbe contattare i servizi sanitari attivi sul territorio per valutare il suo caso. Il pronto soccorso di ogni ospedale, pur oberato dall'attuale emergenza sanitaria, è attivo per patologie di diversa natura (pensiamo, ad esempio, ai problemi di cuore). Non possiamo ovviamente dirle, senza visitarla, se il suo problema necessiti di cure ortopediche in pronto soccorso o possa essere gestito a domicilio. Per quello è necessaria una valutazione sanitaria, alla quale la rimandiamo.


(19 marzo 2020 - ore 18:03) - Terapia con imatinib

Mio marito ha fatto come terapia il glivec, √® pi√Ļ soggetto a prendere il coronavirus?
(Enrichetta)


Risposta

Gentile signora,
le ricordiamo che questo spazio è dedicato all'informazione per i pazienti affetti da neoplasia mieloproliferativa philadelphia-negativa. Il farmaco a cui lei fa riferimento (imatinib) è stato ed è tutt'ora utilizzato per il trattamento di patologie diverse, quali la leucemia mieloide cronica ed alcuni tumori del tratto gastrointestinale, denominati GIST.
Per rispondere alla sua domanda bisognerebbe conoscere l'età di suo marito, le sue condizioni generali, la presenza di altre malattie, l'indicazione per cui ha assunto il farmaco (e se lo ha interrotto): si tratta, purtroppo, di una valutazione che non possiamo fare noi, da remoto. Le raccomandiamo, per qualsiasi dubbio, di far riferimento al Centro che ha in cura suo marito e di tenersi aggiornata tramite canali ufficiali, che stanno via via producendo e aggiornando raccomandazioni dedicate.


(19 marzo 2020 - ore 9:14) - Ricerca di un trattamento efficace per le MPN

Buongiorno dottori, ad oggi l'unica cura contro le mieloproliferative rimane il trapianto con tutte le problematiche che questo percorso implica. Secondo voi, quali sono le informazioni mancanti nel quadro generale e quanto tempo ancora potrebbe occorrere per ottenere dei farmaci/altro risolutivi nei confronti di queste malattie?
(Giuseppe)


Risposta

Gentile signore,
le tre neoplasie mieloproliferative non sono equiparabili in termini di necessità terapeutici ed obiettivi clinici di rilievo. Per quanto riguarda la policitemia vera e la trombocitemia essenziale, il rischio clinico è in buona sostanza quello vascolare, ed è in questa ottica che si indirizza anche la ricerca.
Esiste, com'√® noto, un rischio di evoluzione verso una forma secondaria di mielofibrosi, che √® intrinseco alla malattia stessa ed i cui meccanismi biologici e genetici sono piuttosto complessi e non del tutto chiariti. Le assicuro che la ricerca in questo ambito non si √® mai fermata e noi tutti ci auguriamo che da una migliore e pi√Ļ accurata conoscenza possano derivare nuove ipotesi terapeutiche e nuovi target.
Per quanto riguarda la mielofibrosi, invece, la situazione è diversa: sono al vaglio della sperimentazione vari farmaci, che colpiscono diversi obiettivi, anche al di fuori della via di segnalazione JAK/STAT che rappresenta il cardine della patogenesi di queste malattie.
Per rispondere alla sua domanda: nelle MPN e, in particolare, nella mielofibrosi i meccanismi che regolano lo sviluppo ed il mantenimento della malattia stessa ruotano intorno a "strutture" cellulari fondamentali anche per le cellule sane. Ricordo, infatti, che la via JAK/STAT è un fulcro per il buon funzionamento di tutto il sistema immunitario e per la produzione corretta delle cellule del sangue, in condizioni di normalità. Lo sforzo da parte di tutti i ricercatori è volto a trovare un modo per intervenire efficacemente sulla malattia, senza interferire negativamente sul buon funzionamento del midollo e delle nostre difese.


(18 marzo 2020 - ore 11:24) - Malattie autoimmuni

Buongiorno dottore, ho il lupus erimatoso sistemico, volevo sapere se per me è rischioso andare a lavorare per via del coronsvirus. Grazie.
(Catia)


Risposta

Gentile signora,
purtroppo non possiamo fornire valutazioni a distanza o consigli individuali. Cogliamo l'occasione per ricordare che questo spazio è dedicato all'informazione per i pazienti affetti da neoplasia mieloproliferativa.
Le consigliamo di rivolgersi al suo Curante e al Collega della Medicina del Lavoro (in relazione alla sua attivit√† lavorativa, che non conosciamo), che sapranno darle le direttive pi√Ļ appropriate per il suo caso. Bisogna tener conto, infatti, di molti fattori: et√†, patologie concomitanti, stato di attivit√† della malattia autoimmune, tipologia di attivit√† lavorativa ed esposizione al pubblico o al contatto con i colleghi, andamento dell'epidemia nelle singole regioni geografiche.


(18 marzo 2020 - ore 5:15) - Accertamenti per MPN

Gentile Dottore sono Paolo di Trento, ho 64 anni. Buongiorno, sono pi√Ļ di 40 anni fa che facendo un emocromo in ospedale mi veniva riscontrato un valore di piastrine 900.000 (tanti anni fa le piastrine non figuravano nell'emicromo), mi sono rivolto ad un ematologo che mi ha prescritto puntato sternale risultato poi negativo, mi ha prescritto cardioaspirina e da allora la prendo regolarmente ed oncocarbide che non ho mai assunto in quanto avendo fatto altra visita circa 30 anni fa dal Prof. Lucarelli a Pesaro, presso il centro trapianti del midollo osseo, il quale dopo accurata visita mi consigli√≤ di assumere solamente la cardioaspirina se il valore non superava il 1.000.000; ma ora le piastrine in base ad analisi recenti sono arrivate a 1.150.000, assumo farmaco per pressione Triatec hct + cardioaspirina, le chiedo cortesemente che azioni posso intraprendere e se ci sono cure nuove, al tempo esisteva oncocarbide che √® un chemioterapico ma non ho mai preso, se cortesemente pu√≤ consigliarmi cosa fare.
In attesa la ringrazio e la saluto cordialmente.
(Paolo)


Risposta

Gentile signore, disponiamo di molti strumenti diagnostici in pi√Ļ rispetto a molti anni fa, ad iniziare dalla biologia molecolare. √ą possibile, infatti, ricercare tramite un prelievo di sangue la presenza di alcune mutazioni genetiche, che sono tipiche delle neoplasie mieloproliferative. Le consiglio di effettuare una visita ematologica, per gli accertamenti del caso e per la successiva gestione terapeutica.


(17 marzo 2020 - ore 21:02) - Tiroidectomia

Sono stata operata di tiroide e mi è stata tolta completamente; se dovessi contrarre il coronavirus sono a rischio?
(Luana)


Risposta

Gentile signora, le ricordiamo che questo spazio è dedicato all'informazione nel settore delle neoplasie mieloproliferative. L'asportazione della tiroide non ha sensibili effetti sul sistema immunitario, ma bisogna contestualizzare ogni volta caso per caso, individuando anche i motivi che hanno portato all'intervento. Ne discuta con il Curante.


(17 marzo 2020 - ore 13:50) - Terapia con aspirina

Buon pomeriggio, ho letto che l'aspirina può aggravare chi e infettato dal coronavirus, è così anche per la cardioaspirina? Grazie.
(Luisa)


Risposta

Gentile signora,
le raccomandiamo di informarsi sempre tramite canali ufficiali, selezionando le fonti dalle quali derivano i singoli messaggi.
Purtroppo al momento le notizie sono innumerevoli e non tutte hanno uguale valore e qualità.
Ad oggi, non vi sono dati che leghino l'utilizzo di antinfiammatori all'andamento (favorevole o meno) dell'infezione da Sars-CoV-2; ad ogni modo, quello che vale per l'aspirina a dosaggio antinfiammatorio non si applica automaticamente all'aspirina a dosaggio antiaggregante.


(15 marzo 2020 - ore 16:44) - Prosecuzione dell'attività lavorativa

Faccio la guardia giurata e sono sempre in giro anche dentro gli ospedali e supermercati. Ho la policemia vera dato che c'è il blocco per coronavirus posso andare a lavorare? E se non è possibile cosa dovrei fare?
(Giovanni)


Risposta

Gentile signore,
le ricordiamo che questo spazio è dedicato all'informazione scientifica nel settore delle neoplasie mieloproliferative. Non possiamo, purtroppo, fornire valutazioni a distanza, né esprimere pareri su singoli casi, dei quali veniamo a conoscenza attraverso le vostre domande.
Per ogni quesito individuale, le raccomandiamo di far riferimento al suo Ematologo Curante e/o al suo responsabile nell'ambito lavorativo.
Detto questo, come principio generale, ad oggi non siamo a conoscenza di limitazioni o disposizioni particolari che valgano per i pazienti affetti da mpn. Vogliamo sottolineare che il profilo di rischio di ciascuno di noi è il riflesso non solo della presenza di un'eventuale patologia ematologica, ma anche di una serie di altri fattori, quali - per citarne alcune - l'età, la presenza di altre patologie, l'abitudine al fumo.


(15 marzo 2020 - ore 14:01) - Accorgimenti per pazienti affetti da mpn

Salve, è possibile sapere se un'infezione da coronavirus aumentano per chi è affetto da trombocitemia essenziale? Al di fuori di quanto già prescritto dalle autorità, è necessario adottare qualche accorgimento particolare o ulteriore?
Grazie
(Franco)


Risposta

Gentile signore, ad oggi non abbiamo dati specifici sulla popolazione di pazienti affetti da neoplasie mieloproliferative. I primi lavori, elaborati dai Colleghi della Cina, si sono concentrati su altri gruppi di pazienti, come ad esempio quelli affetti da tumore del polmone. Per quanto riguarda la seconda parte della sua domanda: no, non vi sono condotte differenti da tenere. Tutta la popolazione è tenuta ad osservare le regole che ci permettono di contenere al meglio la diffusione del contagio, che consistono nel distanziamento sociale, nel rimanere a casa (salvo necessità non differibili) e nel rispetto scrupoloso dell'igiene, in particolare quella delle mani.


(14 marzo 2020 - ore 4:18) - Mielofibrosi prefibrotica

Salve,
mio fratello di 22 anni è stato diagnosticato con Mielofibrosi in fase prefibrotica. Presenta piastrinosi, trattata con cardioaspirina.
Quali sono le prospettive future valutando l'età e lo stato della patologia?
(Valeria)


Risposta

Gentile signora,
anche se si tratta di un'evenienza pi√Ļ rara, le neoplasie mieloproliferative possono manifestarsi anche in giovane et√†, come √® accaduto a suo fratello.
Pur non potendole fornire un parere specifico e dettagliato, possiamo darle alcune informazioni di carattere generale.
La mielofibrosi prefibrotica è stata formalmente riconosciuta ed identificata piuttosto recentemente; sul piano clinico, la malattia presenta caratteristiche piuttosto vicine a quelle della trombocitemia essenziale. Come lei stessa ha riportato nella sua domanda, l'emocromo spesso si caratterizza per la presenza di un rialzo isolato del valore delle piastrine. Anche la gestione terapeutica è in buona parte mutuata dall'esperienza maturata con i pazienti affetti da trombocitemia, in particolare per quanto riguarda il capitolo degli eventi vascolari.
Per quanto riguarda il rischio di peggioramento della malattia nel corso del tempo, la mielofibrosi prefibrotica si colloca in una sorta di fascia intermedia fra la trombocitemia da una parte e la mielofibrosi vera e propria (denominata "overt") dall'altra.
Allo stato attuale delle conoscenze, non vi sono parametri - clinici, genetici o laboratoristici - che ci permettono di predire l'andamento nei singoli casi, per cui vale la raccomandazione di monitorare periodicamente le condizioni generali di salute e l'emocromo.


(13 marzo 2020 - ore 11:10) - Gestione della policitemia vera

Buongiorno,
sono una paziente affetta da policitemia vera, trattata con salassi e aspirina.
Avrei dovuto fare un salasso ieri ma l'ospedale mi ha tassativamente detto di non andare per evitare rischi di contrarre il covid19. Mi hanno rimandato l'appuntamento tra un mese, l'ematocrito un mese fa era già a 44 quindi presumibilmente dovrò trascorrere questo mese con un aumentato rischio di eventi trombotici.
C'è qualcosa che posso fare per limitare i rischi? Grazie.
(Irene)


Risposta

Gentile signora, in questa fase gli ospedali stanno cercando di riorganizzarsi in modo tale da raggiungere un duplice obiettivo: garantire la prosecuzione delle cure che non sono rimandabili e, allo stesso tempo, cercare di limitare gli accessi alle strutture sanitarie stesse.
Purtroppo non possiamo entrare nel merito delle singole situazioni che ci vengono presentate, che riflettono almeno in parte le differenze legate ai singoli territori e alla loro situazione epidemiologica e logistica, però possiamo darle alcuni consigli generali. Per prima cosa, il valore di ematocrito nella policitemia vera ha un andamento variabile e non sempre prevedibile: il fatto che lo scorso mese l'ematocrito fosse pari al 44% non ci permette di stimare in modo affidabile il suo valore attuale. Per questo motivo, un consiglio potrebbe essere quello di discutere telefonicamente con i suoi Ematologi di riferimento l'opzione di controllare nelle prossime settimane un emocromo per valutare l'effettiva necessità di salasso. Per il resto, valgono le tradizionali regole di buona condotta: proseguire il trattamento con aspirina, idratarsi adeguatamente, astenersi dal fumo.


(12 marzo 2020 - ore 17:54) - Vaccinazioni in pazienti candidati a splenectomia

Mi è stata asportata la milza, a quali vaccini dovrei sottopormi e per quanto tempo?
Grazie.
(Gilan)


Risposta

I pazienti candidati ad una procedura di splenectomia - a prescindere dalla motivazione, che può essere medica o post traumatica - devono sottoporsi a vaccinazione nei confronti di tre batteri: Streptococcus Pneumoniae, Haemophilus Influenzae e Neisseria Meningitidis.
Le consigliamo di rivolgersi al suo Curante, che sapr√† indicarle il modo pi√Ļ appropriato per accedere al percorso vaccinale, predisposto in ciascuna azienda sanitaria locale.


(12 marzo 2020 - ore 15:10) - Recarsi in un laboratorio per effettuare un prelievo venoso

Fare un prelievo di sangue presso laboratorio analisi privato può essere pericoloso in questo periodo di coronavirus?


Risposta

Gentile signore,
in questa fase tutti noi dobbiamo approcciare le nostre decisioni quotidiane selezionando solo gli spostamenti necessari e, in caso di risposta affermativa, applicando scrupolosamente tutte le norme di igiene e di distanziamento fisico.
Per rispondere al suo quesito: non vi sono azioni che siano pericolose in quanto tali (fatta eccezione per gli assembramenti già vietati per decreto governativo), ma è nostro dovere mettere in atto tutti gli accorgimenti per contenere le occasioni di contagio.


(12 marzo 2020 - ore 10:50) - Ruxolitinib e neuropatia periferica

Buongiorno,
tempo addietro vi ho segnalato di essere affetto da polineuropatia sensoriale da Ruxolitinib (sono affetto da Mielofibrosi Secondaria MYSEC intermediate-1 ). Neurologo ed Oncoematologo mi hanno sconsigliato i farmaci per il dolore neuropatico (Carbamazepina,Pregabalin,Gabapentin) perché ritengono sfavorevole il rapporto rischi/benefici (non ho dolore ma un grande, costante fastidio e impaccio nella deambulazione). Da quel che ho letto finora nelle pubblicazioni scientifiche la polineuropatia è irreversibile anche sospendendo l'inibitore del JAK-2 (cosa che nel mio caso è impossibile fare). Sto assumendo Ac. alfalipoico ed N-Acetilcarnitina senza beneficio (intendo comunque proseguirli, perché non hanno controindicazioni).
Vorrei sapere se al vostro Gruppo risultino dati pi√Ļ recenti sulla polineuropatia da inibitori del JAK-2 e possibilmente se avete una casistica su tale complicanza e come la trattate.
Grazie mille.
(Marco)


Risposta

Gentile signore,
riagganciandomi alle precedenti risposte sull'argomento, provo a rispondere sinteticamente ai suoi dubbi.
Stabilire un nesso causale - che ha un significato pi√Ļ profondo della semplice associazione temporale - pu√≤ essere molto spesso un percorso piuttosto complesso. In tal senso, il fatto che un problema, come pu√≤ essere la polineuropatia sensoriale, persista anche dopo la sospensione di un farmaco pu√≤ avere un duplice significato: o il problema trae origine da un danno che si √® ormai consolidato oppure il farmaco era il principale indiziato, ma non il vero colpevole. Ovviamente non posso esprimere un parere specifico sulla sua storia, ma le fornisco questo spunto per provare ad interpretare il dato a cui lei stesso ha fatto riferimento: i dati che abbiamo in merito alla neuropatia insorta in corso di ruxolitinib riguardano in buona parte pazienti che assumevano altri farmaci (anche loro potenziali indiziati) o che avevano altre cause o concause di neuropatia. La mancata risoluzione alla sospensione del farmaco (fenomeno denominato "dechallenge") va, dunque, appropriatamente contestualizzata.
Per quanto riguarda la sua richiesta di aggiornamento dei dati: no, purtroppo non disponiamo di nuove stime rispetto a quelle gi√† pubblicate. E, come principio generale, √® sempre meglio far riferimento a documenti che siano i pi√Ļ ampi e dettagliati possibile, rispetto a trarre conclusioni sull'esperienza di un singolo clinico o di un singolo centro.
Per quanto riguarda, invece, l'approccio terapeutico: in questo caso bisogna affidarsi ai Colleghi Neurologi e alla loro esperienza, come lei sta già facendo, in modo molto corretto.
Ciò detto, ci auguriamo di cuore che lei possa star meglio.


(11 marzo 2020 - ore 14:04) - Valutazione prognostica dei pazienti con mielofibrosi

Ho 32 anni e da poco mi è stata fatta diagnosi di mielofibrosi primaria calreticulina mutato DIPSS 0 (low). Presento un quadro ematico con WBC 9.87 Hb 12.9 Mch 32.30 PLT 852LDH 730, marcatori tumorali negativi, CD34%:0.17 e CD34microl:16.69. Biopsia midollare: reperto istologico coerente con neoplasia mieloproliferativa tipo mielofibrosi primaria (fase fibrotica MF-2). Biologia molecolare: BRC/ABL (t9;22) - analisimqualitativa:-p190: :negativa .p210 negativa. Mutazione V617F del gene JAK2:-V617F: non mutato. Mutazione esone 9 nene CARL: mutato tipo 1 per delezione. Mi è stato consigliato di assumere 100 mg asa e gastroprotettore e controllo emocromo ogni 3 mesi. Sono preoccupato per la mia sopravvivenza e desidero avere dei consigli in merito.
(Orazio)


Risposta

Gentile signore,
la valutazione prognostica dei pazienti con mielofibrosi si attua mediante alcuni punteggi clinici, come l'IPSS - che si utilizza al momento della diagnosi - ed il DIPSS - che pu√≤ essere utilizzato nelle fasi successive del decorso della malattia. Dai dati che riporta nella sua domanda, la malattia √® classificabile come a basso rischio e, pertanto, merita allo stato attuale una condotta di monitoraggio, come quella che le √® stata suggerita. Come principio generale, le riportiamo anche qualche altre nozione: grazie ad alcuni studi condotti nel corso degli ultimi anni, sappiamo che i casi di mielofibrosi primaria che presentano una mutazione di tipo I del gene CALR sono quelli caratterizzati da un andamento clinico pi√Ļ favorevole.
Inoltre, la valutazione prognostica può essere arricchita dai risultati di altri esami, volti a ricercare, ad esempio, la presenza di alterazioni dei cromosomi o la presenza di mutazioni addizionali oltre a quelle driver.
Il nostro invito √® quello di discutere sempre con il suo Ematologo di riferimento, in merito a qualsiasi dubbio: il colloquio √®, infatti, uno strumento di comunicazione insostituibile. Allo stesso tempo, vorremmo invitarla a non focalizzare la sua attenzione sui singoli numeri che vengono riportati negli studi scientifici, in particolare per quanto riguarda la sopravvivenza: ci teniamo a sottolinearlo in quanto quei valori rappresentano sempre una stima, effettuata su popolazioni spesso eterogenee. Il pi√Ļ delle volte questa stima viene espressa mediante il valore medio o il valore mediano riscontrato a livello dell'intera popolazione: non sono, dunque, rappresentativi di ci√≤ che accadr√† nei singoli pazienti.


(10 marzo 2020 - ore 22:01) - Valutazione del rischio in relazione all'attuale situazione sanitaria

Buongiorno,
ho 62 anni e dal 2012 mi hanno diagnosticato la sindrome mieloproliferativa cronica JAK2 positiva mielofibrosi primaria. Assumo cardioaspirina e oncocarbide. A necessità effettuo salassi. Ho una storia pregressa di 3 polmoniti negli ultimi 5 anni. Ad oggi, valutando le restrizioni governative a causa coronavirus, il mio medico di base non mi concede giorni di malattia perché ritiene che io non sia soggetto a rischio. Ha ragione il mio medico?
Grazie.


Risposta

Gentile signore, comprendiamo la sua preoccupazione.
In questa occasione, così come in passato, non possiamo esprimerci in merito ai singoli casi che ci vengono presentati. Ogni situazione clinica va valutata nella sua interezza, dai medici di riferimento di ogni paziente, che ne conoscono adeguatamente i trascorsi sanitari e le condizioni cliniche attuali. Al momento, pur trattandosi di una situazione in evoluzione, per tutti noi valgono le medesime raccomandazioni: dove possibile, attivare le opzioni di smart working, osservare scrupolosamente le indicazioni circa le norme igieniche e la distanza sociale, eliminare gli spostamenti non necessari.


(10 marzo 2020 - ore 21:53) - Come considerare l'oncocarbide

Buonasera,
l'oncocarbide è una terapia immunosuppressiva? Grazie.


Risposta

Gentile signore,
l'idrossiurea non è considerato un farmaco ad attività immunosuppressiva; tuttavia, in alcuni casi può determinare una riduzione del valore di una classe di globuli bianchi (granulociti neutrofili), che rappresentano un'importante linea di difesa contro le infezioni batteriche. Si tratta di un evento che si risolve modulando la dose o sospendendo il farmaco per qualche tempo, dietro indicazione dei propri medici di riferimento.


(10 marzo 2020 - ore 19:34) - Eventi avversi dei trattamenti

Buonasera Dottori, TE, prendo allopurinolo, oncocarbite e cardioaspirina. I miei capelli da grigio stanno diventando neri, c'entra qualcosa la terapia?


Risposta

Gentile signore,
non siamo a conoscenza di correlazioni note fra i farmaci da lei nominati e cambiamenti del colore dei capelli.


(10 marzo 2020 - ore 18:15) - Precauzioni relative all'attuale situazione sanitaria

Buongiorno gentilissimi ricercatori. Ho 33 anni e sono affetta da trombocitemia essenziale. Lavoro regolarmente (sono un sanitario presso azienda sanitaria locale). Non ho ricevuto indicazioni particolari dalla medicina del lavoro (non vuol essere una critica ma essendo la TE condizione poco frequente spesso mintrovo in difficoltà a ricevere informazioni).
Secondo il vostro parere sono una persona particolarmente a rischio di complicanze (piastrine sopra il milione, no assumo terapia di nessun tipo)? Oltre alle precauzioni indicate per la popolazione generale devo stare ulteriormente attenta? Gli antivirali che si utilizzano aumentano rischio trombotico/emorragico?
Grazie sempre.


Risposta

Gentile signora,
allo stato attuale non vi sono indicazioni specifiche per i pazienti con neoplasia mieloproliferativa. Come può ben immaginare, si tratta di una situazione in continua evoluzione, della quale noi seguiamo con attenzione ogni sviluppo.
Per quanto riguarda i farmaci antivirali che vengono utilizzati: non siamo a conoscenza di una loro sostanziale influenza sul rischio vascolare. Sono riportati eventi emorragici in pazienti che già soffrivano di una malattia predisponente alle emorragie, come l'emofilia.
Cogliamo l'occasione per sottolineare noi tutti - come cittadinanza - siamo chiamati ad uno sforzo civico collettivo per arginare la diffusione dell'infezione, osservando scrupolosamente le direttive governative e le raccomandazioni ufficiali delle autorità sanitarie.


(10 marzo 2020 - ore 6:29) - Osservanza dei decreti

4 mesi fa mi sono sottoposta ad una operazione al femore, posso continuare a andare a fare la fisioterapia in questo periodo di coronavirus?
(Maria Luisa)


Risposta

Gentile signora,
ogni regione sta provvedendo o ha già provveduto a riorganizzare le attività sanitarie in osservanza dei recenti decreti governativi. Le chiediamo di far riferimento al suo Curante e/o alla struttura nella quale stava effettuando il trattamento.


(9 marzo 2020 - ore 9:59) - Oscillazioni del valore di ematocrito

Ho effettuato un esame dell'ematocrito in data 4 marzo presso un laboratorio privato ed il valore era 51, per cui si richiedeva un salasso. In data 5 marzo, presso una struttura ospedaliera pubblica, lo stesso esame riscontrava un valore di 44, per cui il salasso era da evitare, cosa che ho fatto. Chiedo, a che cosa può attribuirsi la differenza dei risultati, ma soprattutto consigli per il futuro. Grazie.
(Marco)


Risposta

Gentile signore,
purtroppo quello a cui lei fa riferimento è un'osservazione non rara nella nostra pratica clinica. I livelli di ematocrito possono subire oscillazioni in relazione alle condizioni generali dell'organismo (come lo stato di idratazione o l'assunzione di alcune terapie farmacologiche, per citarne alcune), a cui si somma una certa quota di variabilità fra i diversi laboratori e le loro apparecchiature. Per questo motivo, pur non avendo una risposta definitiva sulle ragioni per cui nel suo caso si sono verificate queste discrepanze, il nostro suggerimento è di effettuare tutti i controlli nel medesimo laboratorio, per attutire almeno in parte le differenze che conseguono alla parte tecnica dell'esame stesso.


(8 marzo 2020 - ore 19:31) - Effetti sul sistema immunitario della splenectomia

Sono senza milza..., cosa rischio con il coranavirus?
(Antonio)


Risposta

Gentile signore,
sappiamo che le persone che non hanno pi√Ļ la milza sono pi√Ļ soggette ad alcune infezioni, che principalmente sono di natura batterica. Per questo motivo esiste un preciso calendario di vaccinazioni a cui attenersi. Per quanto riguarda, invece, l'infezione da Sars-CoV-2, al momento non sappiamo dire con certezza se vi sia un rischio di complicanze differente.
Cogliamo l'occasione per ricordare che, in accordo con il pi√Ļ recente decreto governativo, tutta la cittadinanza deve osservare le medesime regole, a tutela sia dei singoli individui, quanto della collettivit√†.


(7 marzo 2020 - ore 19:47) - Concause che possono alterare l'emocromo

Buonasera, ho valori di emocromo perfetti, globuli rossi a 5226000, hct a 43.8, ho fatto anche dosaggio eritropoitina ed il valore è 3.7. E' possibile che abbia la policitemia? Anche con emocromo normale?
(Giuseppe)


Risposta

Gentile signore,
pur non potendoci esprimere in merito alla sua storia personale e al suo iter diagnostico, possiamo dirle alcuni principi generali che speriamo possano esserle d'aiuto. Le alterazioni che possono portare noi medici a porre il sospetto di policitemia vera sono senza dubbio quelle relative ad un incremento del valore di emoglobina e di ematocrito. Tuttavia, esistono alcune concause che possono alterare l'emocromo, contribuendo almeno in parte a "mascherare" una sottostate policitemia vera. La prima possibilit√† √® che vi sia una concomitante carenza di ferro, che pu√≤ fungere da freno per la produzione dei globuli rossi. Altre, pi√Ļ rare, sono secondarie ad alterazioni della circolazione sanguigna nei vasi addominali.
Quindi, provando a sintetizzare, è possibile (ma piuttosto raro) che vi sia una malattia mieloproliferativa pur in presenza di valori dell'emocromo normali o solo leggermente alterati. Siamo certi che avrà modo di discutere con il suo Ematologo di riferimento i risultati di questi e di altri accertamenti, in modo da risolvere qualsiasi altro suo dubbio.


(6 marzo 2020 - ore 8:02) - Discutere con il curante

Buongiorno, a giugno 2019 sono stata operata di mastectomia, attualmente ho un espansore nell attesa dell'intervento definitivo. Il medico legale ha costatato che non posso mettere la cintura quando sto alla guida e ho tante altre patologie artrosi acronimo clave are dx con limitazione funzionale operata nel 2018 cefalea a grappolo ipertensione arteriosa bpco istectomia operata 2000. Sono sola perch√© divorziata, concludo dicendo che avendomi tolto la 104 nella revisione dopo un anno mia figlia non pu√≤ pi√Ļ assistermi. Vi chiedo cosa fare. Grazie.
(Caterina)


Risposta

Gentile signora,
siamo dispiaciuti per le difficoltà che sta affrontando, che le auguriamo di risolvere presto. Purtroppo l'unico consiglio che possiamo darle è quello di rivolgersi al suo Curante per discutere la sua situazione e valutare gli interventi clinici e le richieste assistenziali del suo caso. Questo spazio è dedicato all'informazione relativa alle neoplasie mieloproliferative e, ad ogni modo, non possiamo fornire consigli individuali.


(5 marzo 2020 - ore 21:39) -

Ho sintomi di freddo e sono anche accaldato cosa devo fare?
(Paolo)


Risposta

Gentile signore, purtroppo non possiamo darle consigli sostanziali, che non siano quelli di rivolgersi con fiducia al suo Curante.


(5 marzo 2020 - ore 15:59) - Osservare le raccomandazioni ministeriali

Buongiorno Dottore, mio marito è affetto da POLIGLOBULIA VERA da circa 4 anni, assume Jakavi; volevo sapere se può essere considerato persona a rischio in questi giorni, visto che già normalmente fa fatica a guarire da una semplice influenza. Grazie mille.
(Simona)


Risposta

Gentile signora,
comprendiamo la sua preoccupazione. Vogliamo cogliere l'occasione per ricordare che stiamo affrontando tutti, come cittadinanza, una situazione sanitaria che richiede una partecipazione ed uno sforzo collettivo. L'infezione ha un decorso molto lieve nella vasta maggioranza dei casi, ma in una percentuale dei pazienti pu√≤ richiedere il ricovero ospedaliero e/o misure assistenziali pi√Ļ consistenti, come il supporto respiratorio.
Ad oggi, non abbiamo dati di letteratura sull'andamento dell'infezione in singoli gruppi di casi, fatta eccezione per alcune osservazioni su pazienti con tumori del polmone, che rappresentano certamente una categoria a sé stante. Alla luce di ciò, valgono per tutti le medesime raccomandazioni che provengono da fonti ufficiali. Vi invitiamo a seguirle con attenzione ed a cercare informazioni solo tramite canali certificati, come ad esempio il seguente sito, predisposto dal ministero della salute: http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=228 collegamento esterno. Qui potrete trovare risposte accurate ed aggiornate.


(4 marzo 2020 - ore 20:49) -

Salve, mia mamma (43 anni) soffre di bronchite cronica, in caso di infezione da coronavirus è a rischio?


Risposta

Purtroppo non possiamo fornire indicazioni o rispondere a quesiti individuali. La affidiamo al suo Curante per le valutazioni cliniche del caso.


(4 marzo 2020 - ore 12:41) - Raccomandazioni ministeriali

Buongiorno, sono affetto da policetemia vera da 5 anni, eseguo salassi, prendo cardioaspirina e pasticca per la pressione, volevo avere info sul virus Covid-19 riferito alla mia patologia, puo avere complicazioni, come dobbiamo comportarci in caso di positività?
Sicuro di un vostro riscontro vi ringrazio anticipatamente.
(Stefano)


Risposta

Gentile signore, come avrà avuto modo di apprendere attraverso i canali di informazione, esistono delle precise raccomandazioni che sono state preparate dal ministero della salute e che vengono costantemente revisionate ed aggiornate.
Allo stato attuale tutti noi (medici, pazienti e cittadinanza) dobbiamo attenerci alle indicazioni sanitarie (come quelle relative al lavaggio appropriato e frequente delle mani) ed alle indicazioni in merito alla vita sociale, che in questa fase subisce alcune necessarie limitazioni.
La gestione dei casi di infezione confermata è, invece, la medesima, a prescindere dall'esistenza o meno di una malattia mieloproliferativa, e viene declinata sulla base dei sintomi e del quadro clinico di ciascun paziente. la invitiamo, pertanto, a far riferimento con fiducia al suo Curante ed a seguire le comunicazioni ministeriali ufficiali.


(3 marzo 2020 - ore 18:33) - Scelta terapeutica

Buongiorno Dottori, 53 anni affetto da TE, sempre stato bene con 900000 piastrine ed ematocrito 48.8; il mio dottore mi ha proposto o l'oncocarbite oppure fare i salassi. Volevo un consiglio da voi.


Risposta

Purtroppo in questa sede non possiamo esprimere pareri individuali sulle scelte terapeutiche o sulle situazioni cliniche che ci vengono descritte. Cogliamo, dunque, l'occasione per ricordare che alcuni aspetti del percorso di diagnosi e cura possono essere affrontati adeguatamente solo con i propri medici di riferimento. Ad ogni modo, come principio generale, le confermiamo che √® possibile riscontrare un aumento dei valori dell'ematocrito anche in una percentuale di pazienti affetti da trombocitemia essenziale, in particolare coloro i quali hanno una mutazione del gene JAK2. In questi casi, comunque, √® buona norma valutare anche cause - o concause - alternative, che possono associarsi alle malattie mieloproliferative (come il fumo o i disturbi respiratori). Siamo certi che il suo ematologo sapr√† consigliarla al meglio in merito alla condotta terapeutica pi√Ļ opportuna per lei.


(2 marzo 2020 - ore 10:41) -

Buongiorno dottori, sono affetta da trombocitemia essenziale, in cura con cardioaspirina e in passato con clexane. Ho 37 anni, sono soggetto a rischio? Al lavoro mi hanno consigliato di stare a casa, quindi il medico di base mi ha dato dei giorni di malattia. Grazie per l'attenzione.
(Alessandra)


Risposta

Gentile signora,
purtroppo dal testo della sua domanda non riesco a comprendere con esattezza a quale rischio lei faccia riferimento. Se si tratta del rischio vascolare legato alla sua malattia, per età lei rientra fra i soggetti a basso rischio, a patto che non abbia avuto eventi vascolari pregressi. Se fa riferimento ad altri rischi, legati ad esempio ad una esposizione ambientale o al rischio infettivo, desideriamo sottolineare che ogni circostanza va valutata in modo individuale, tenendo conto della zona geografica di residenza e/o del tipo di attività lavorativa. La rimandiamo, pertanto, alla discussione con il suo medico di riferimento.


(29 febbraio 2020 - ore 17:57) - Iposideremia

Buona sera,
a seguito della mia mail inviatavi il 27 febbraio 2019, il valore del mio ematocrito non supera il 45% (al 10.2.2019 era esattamente 45), mentre i globuli rossi sono saliti a 5.92, quelli bianchi sono 7.40, le piastrine 694, l'emoglobina 14.3. Il mio ematologo mi ha detto di rifare l'emocromo + sideremia + ferritica tra un mesetto, in quanto a sua detta l'ematocrito rimane +/- fermo perché sta esaurendo le mie riserve di ferro (che alla fine di novembre erano rispettivamente ferro 50 e ferritina 16, mentre l'eritroproteina risultava <1.00).
Cosa succede se tutto il mio ferro si esaurisce nei globuli rossi? Che altra malattia mi può venire?
Grazie per una eventuale risposta.
(Eleonora)


Risposta

Buongiorno,
l'esecuzione dei salassi porta normalmente ad un calo dei valori di ferritina e sideremia, che hanno sulla malattia un effetto benefico, in quanto riducono la proliferazione midollare e quindi la necessità di salassi stessa. La carenza di ferro in questi casi, può essere causa di astenia, dolori crampiformi agli arti inferiori soprattutto la notte, fragilità di capelli e altri annessi. Solo in caso di sintomatologia invalidante è necessario un supporto di ferro, che tuttavia dovrà essere gestito e regolato dal proprio ematologo di riferimento.


(27 febbraio 2020 - ore 17:38) - Coronavirus

Buonasera, mi è stata diagnosticata la mielofibrosi e sono sotto cura di interferone (pegasys).
Quali sono i rischi per i pazienti con malattie mieloprolifarative nel caso di coronavirus?
Pi√Ļ in generale, come incide l'interferone sul sistema immunitario? Lo rende pi√Ļ debole?
Grazie.
(Carla)


Risposta

Buongiorno,
per quanto riguarda l'infezione da coronavirus nella sua condizione, ai dati attuali i rischi sono paragonabili a quelli della popolazione generale. E' necessario e sufficiente seguire le disposizioni ministeriali.


(26 febbraio 2020 - ore 23:54) - Coronavirus e PV

Gentili ricercatori, perdono se forse faccio una domanda banale. Ho la PV da 7 anni e ne ho 51. Al momento assumo solo cardio. Ho circa 16.000 globuli bianchi ed un lavoro che mi espone ad una forte mole di pubblico. Mi chiedo: ma questi globuli bianchi funzionano? Insomma una domanda sulla PV ai tempi del corona virus...
(Giancarlo)


Risposta

Buongiorno,
ai dati attuali, non assumendo lei terapie immunosoppressive, non vi sono particolari attenzioni da seguire per l'infezione da coronavirus, se non seguire quelle che sono le disposizioni ministeriali.


(26 febbraio 2020 - ore 19:31) - Dolore ipocondrio destro

Egregi Dottori, da quando mi è stato diagnosticato la TE in cura con oncocarbide, ho notato, da circa 6 mesi, un continuo dolore alla schiena e all'addome superiore lato destro, sempre presente di giorno. Rientra nella malattia? Grazie.
(Franco)


Risposta

Buongiorno,
si tratta di un dolore aspecifico che non rientra normalmente nei sintomi tipici di questa malattia. La invito quindi a rivolgersi al proprio medico curante e qualora persistente indagare il dolore indipendentemente dalla malattia mieloproliferativa.


(26 febbraio 2020 - ore 18:42) - Neutrofili ipersegmentati

Gentili ricercatori a distanza di due mesi dall'ultimo emocromo effettuato nel mese di dicembre e che a detta del mio medico curante era un risultato di stabilità della mia MF, ho effettuato un ulteriore prelievo il 24/02/20 che sostanzialmente era uguale al precedente tranne l'ematocrito che passava da 42.2 a 38.8. La cosa strana è la presenza di una osservazione che diceva: "l'analisi dello striscio periferico conferma i dati automatizzati. Ipersegmentazione nucleare dei granulociti neutrofili." Avrei piacere di conoscere il significato. Cordiali saluti.
(Enzo)


Risposta

Gentilissimo,
i neutrofili ipersegmentati sono una caratteristica delle malattie mieloproliferative, in particolare della mielofibrosi, non sono indicativi di un miglioramento/peggioramento del quadro clinico. Non sempre vengono indicati nei referti dell'emocromo, in quanto la loro determinazione necessita di una valutazione morfologica dello striscio di sangue periferico, quindi non una semplice analisi automatizzata.


(26 febbraio 2020 - ore 00:15) - Inizio della terapia citoriduttiva

Egregi dottori buona sera.
Sono Giusi, (58 anni) affetta da mielofibrosi primaria diagnosticata nel 2008 (mielofibrosi idiopatica di tipo indolente¬Ě). Fondamentalmente sono stata sempre bene e continuo a stare bene tanto che non sono mai stata sottoposta a terapia specifica, tranne cardioaspirina, 100mg/gg, dal momento della diagnosi. N√© mai sono stata sottoposta ad altra biopsia ad eccezione di quella fatta nel 2008 al momento della diagnosi.
Di seguito lo sviluppo nel tempo dei principali aspetti della mia malattia:
- La milza che in eco nel Settembre 2009 misurava 14,8 cm, nell'ultima eco del Gennaio 2020 misura invece 23 cm DL e 12cm DT, mentre all'esame obiettivo, sempre a Gennaio u.s. la splenomegalia palpabile è di 12 cm circa. In ogni caso non ho mai riscontrato fastidi attribuibili alla milza medesima.
- Hgb dal 2016 ad oggi si è sempre attestata sopra 14 con punte di 16,80 nel corso del 2016 medesimo.
- Al fine di contenere l'ematocrito mi sono sottoposta dal Luglio 2016 in poi a 7 salassi in occasione di valori di HCt riscontrati del 52%, 49,9%, 48%, 46,9%, 48,6%, 51,1%, 48,9%, quest'ultimo a Settembre 2019, (circa 2 salassi all'anno).
- Nel tempo mi è stata riscontrata una progressiva leucocitosi (i globuli bianchi sono man mano passati da 15.400 del 2016 a 18.800 a inizio del 2018 per poi arrivare a 27.400 di Febbraio 2020).
- Le piastrine dal 2016 ad oggi si sono attestate da un minimo di 376.000 ad un max di 48.100.
- LDH dal 2016 in poi è variato dal valore di 700 a valore di 938 di metà gennaio 2020.
- CD34+ si sono attestati sempre tra 0,10% del 2009 e 0,2% del Novembre 2019. I blasti all'ultimo esame fatto nel 2018 erano pari a 0.
- JAK2V617 del 2017= 65% stabili rispetto al 2015.
Il quadro derivante dagli ultimi esami del sangue del 20 Febbraio 2020 è il seguente: Rbc 6.700.000, Hgb 15,2, Hct 49,4%, WBC 27.400, piastrine 416.000.
Al di là di accusare prurito, sempre gestito con accorgimenti pratici e che non ha mai condizionato le mie attività, non ho mai accusato alcun sintomo ascrivibile alla mielofibrosi, ossia niente anemia, niente sudorazioni profuse, nessun dolore alle ossa, mai la febbre, nessun disturbo all'addome, mai astenia, nessuna perdita di peso, nessun senso di sazietà precoce, né mai avuti fenomeni trombotici. A volte, mi chiedo se in effetti sono malata di mielofibrosi.
Tutto ciò premesso, in considerazione della leucocitosi e della splenomegalia progressiva, vi chiedo in senso generale:
1. La necessità e l'urgenza in termini temporali, con valori di globuli bianchi come i miei (27.400), di iniziare una terapia con oncocarbide al fine di ridurli (e non con ruxolitinib almeno in una prima fase per i suoi arcinoti effetti collaterali);
2. Il rischio che, in assenza di adeguata terapia citoriduttiva, si possano verificare fenomeni trombotici, considerati i valori di globuli bianchi così elevati come i miei (27.400), pur ricorrendo ancora ai salassi per mantenere l'ematocrito al di sotto del 45%;
3. Se, e in che termini, una terapia con oncocarbide possa incidere positivamente sul controllo dell'ematocrito e sulla riduzione delle dimensioni della milza.
4. Il rischio reale, una volta intrapresa la terapia con oncocarbide, di un abbassamento delle difese immunitarie ed essere pi√Ļ vulnerabile ad infezioni di varia natura (compreso il coronavirus).
Grazie per il parere che mi darete. Saluti cordiali.
(Giusi)


Risposta

Gentilissima,
la condizione che lei riferisce appare stabile nel tempo e quindi nessun provvedimento deve essere esercitato con urgenza.
La leucocitosi √® infatti ancora accettabile anche in assenza di terapia citoriduttiva e l'ematocrito perfettamente controllato con un numero esiguo di salassi. Ci sono 2 fattori principali che potrebbero determinare l'inizio di una terapia citoriduttiva: in primo luogo l'et√†, in quanto seppure in assenza di linee guida definite per la mielofibrosi, la traslazione da altre forme di malattie mieloproliferative indicherebbe la necessit√† di una terapia citoriduttiva dopo i 60 anni; in secondo luogo un aumento progressivo della leucocitosi, che pu√≤ per√≤ essere mantenuta sotto controllo stretto per iniziare la terapia al momento pi√Ļ opportuno, senza la necessit√† di una citoriduzione profilattica.
Di sicuro, l'inizio dell'oncocarbide apporterebbe un beneficio anche nel controllo dell'ematocrito diminuendo o annullando il numero di salassi, e forse sui sintomi. Talvolta si verifica anche un piccolo controllo sulla splenomegalia, anche se sono casi rari.
Le consiglio quindi un monitoraggio stretto dell'emocromo e soprattutto di affidarsi alle decisioni del proprio ematologo di riferimento che ha sicuramente una visione d'insieme pi√Ļ ampia.
Riguardo l'immunosoppressione esercitata dall'oncocarbide, questa è piuttosto blanda e non vi sono precauzioni particolari da seguire se non quelle indicate dalle disposizioni ministeriali.


(25 febbraio 2020 - ore 23:58) - Radon e MPN

Può esserci una correlazione tra vivere/lavorare in ambienti contaminati da radon e il manifestarsi di malattie mieloproliferative JAK2+?
(Duilio)


Risposta

Buongiorno,
ad oggi non sono stati identificati nessi causali tra agenti chimici/atmosferici e l'insorgenza di malattie mieloproliferative. Tuttavia, questo resta un campo di studio ampio e oggetto di continue indagini.


(25 febbraio 2020 - ore 10:37) - Coronavirus

Buongiorno, sono affetto da Mielofibrosi secondaria post policitemia, volevo chiedere se in questo periodo in cui vi √® la presenza del Coronavirus, anche ai fini della salute negli ambienti di lavoro, posso considerarmi un soggetto a maggior rischio? Con difese immunitarie pi√Ļ basse del normale? Grazie mille.
(Gian Carlo)


Risposta

E' necessario e sufficiente rispettare le normative e le disposizioni ministeriali.


(24 febbraio 2020 - ore 15:07) - Coronavirus in MPN

Buongiorno,
sono affetta da mielofibrosi e mi chiedevo che tipo di cautele dovremmo osservare noi che siamo affetti da malattie mieloprolifarative nel caso di influenza in generale e nello specifico di coronavirus.
Grazie
(Carla)


Risposta

Buongiorno,
riguardo l'influenza tradizionale è consigliato il vaccino antiinfluenzale. Per quanto riguarda l'infezione da coronavirus, ai dati attuali, è necessario e sufficiente seguire le disposizioni ministeriali


(23 febbraio 2020 - ore 19:45) - Lesioni cutanee in terapia con ruxolitinib

Buongiorno, sono in terapia con Jakavi 30 mg al die, da ormai 40 mesi, finalmente si stanno riducendo le dimensioni della milza (seppur di pochi mm), vi chiedo gentilmente se la presenza di ulcerette in viso possono essere effetti collaterali del farmaco e se si quali possono essere i rimedi. Cordialità.
(Paolo)


Risposta

Uno degli effetti collaterali principali in corso di terapia con ruxolitinib è la comparsa di lesioni cutanee, soprattutto nelle aree fotoesposte, quali basaliomi o altri tumori cutanei non melanomi. In caso di comparsa di qualsiasi lesione cutanea in corso di terapia con ruxolitinib quindi, è invitato a segnalarlo al proprio ematologo e eseguire visita specialistica dermatologica, per escludere che si tratti di lesioni precedentemente elencate.


(22 febbraio 2020 - ore 22:41) - Trombocitemia essenziale e gravidanza

Buongiorno, sono una donna di 33 anni e da un anno mi è stata diagnosticata la TE. Da parecchi mesi i valori sono superiori ad 1 milione. Vorrei sapere se ai fini di intraprendere una gravidanza è consigliabile iniziare terapia con interferone in fase preconcezionale oppure iniziarlo quando e se la gravidanza avrà luogo o non iniziarlo? La decisione dipende dal numero di piastrine? Esistono linee guida a riguardo?


Risposta

Nel caso di programmazione di una gravidanza è invitata a parlarne con il proprio ematologo e ginecologo di riferimento, per gestire la cosa al meglio. Secondo le attuali linee guida, la terapia citoriduttiva non viene iniziata a priori (a meno che non sia necessaria per motivi indipendenti dalla gravidanza). E' necessario un controllo dei valori ematici frequente e questi potranno determinare la necessità o meno dell'inizio della terapia con interferone.


(22 febbraio 2020 - ore 17:53) - Terapia per trombocitemia essenziale

Mia madre 86 anni, da circa 2 dx di trombocitemia essenziale JAK2 positiva. Inizia oncocarbide per Plts circa 700.000, prosegue fino a quando non sospende per comparsa di ulcere malleolari. Inizia anagrelide 3 cpr/die da 0.5mg, ultimi valori di Plts 1.130.000, Hgb 14.8, Hct 48.8, Gb 12.690, PCT 1.11, ipertesa. Non so pi√Ļ cosa fare. In attesa di un Vs consiglio. Grazie.
(Chiara)


Risposta

Gentilissima,
la terapia con anagrelide non sta portando ad un controllo corretto della conta piastrinica, né dell'ematocrito e dei globuli bianchi. Una terapia alternativa, data anche l'età potrebbe essere costituita dal busulfano, se il suo ematologo di riferimento lo riterrà opportuno.


(22 febbraio 2020 - ore 12:34) - Jakavi e TAC

Buongiorno,
da circa 10 anni sono affetto da PV peraltro ben controllata con Jakavi (15 mgx2) cardioaspirina e Aciclovir (400mgx2). Recentemente sono stato sottoposto a TURV per la rimozione di un piccolo e superficiale carcinoma della vescica. Al fine di ridurre il rischio di future possibili recidive, vengo a chiedervi se la ridotta funzionalità del sistema immunitario legata all'assunzione di Jakavi e alla PV, sia compatibile con eventuali istillazioni endovescicali BCG e con TAC total body con e senza contrasto. Grazie infinite per la vostra preziosa funzione.
(Francesco)


Risposta

Gentilissimo,
la terapia con jakavi e la diagnosi di PV non pongono controindicazioni all'esecuzione di TAC total body con mdc. Riguardo invece le istillazioni endovescicali con BCG, deve essere valutato strettamente la possibilità di trattamenti alternativi o valutata la possibilità di sospendere il trattamento con ruxolitinib nel periodo necessario, in quanto tale procedura è sconsigliata se concomitante a terapia immunosoppressiva in atto. E' comunque fondamentale una stretta collaborazione fra il team urologico ed ematologico per la ricerca della migliore soluzione.


(22 febbraio 2020 - ore 2:55) - Terapia con oncocarbide

Buongiorno, affetto da TE dal 2004 dopo un episodio di TIA ho avuto prescritto l'oncocarbide. Con il progredire della malattia ho dovuto aumentare la dose fino all'attuale di 1500 mg/die che credo sia la dose massima prescrivibile. Il 22-11-2019 il valore delle piastrine era 622, allarmato rieseguo l'esame il 3-12-2019 e ritrovo il valore dell piastrine 291 quindi normalizzato. Rieseguo il test il 10-02-2020 ed il valore era 886 successivamente il 17-02-2020 il valore delle piastrine si attestava a 694. Fino allo scorso autunno la conta piastrinica variava di molto poco anche se andava gradualmente aumentando nel corso del tempo ma si è contrastato l'aumento aumentando la dose di oncocarbide. La discontinuità di valori che si verifica adesso unita alla dose già alta di oncocarbide lascia intravedere l'insorgenza dell'inefficacia o insufficienza dell'oncocarbide?
Come affrontare la situazione dal momento che ho raggiunto la dose massima di oncocarbide? Grazie.
(Antonio)


Risposta

Gentilissimo,
inizio con il chiarirle che la dose giornaliera massima di oncocarbide è 4 cpr/die (totale 2 gr/die), e non 3 cpr/die.
Oscillazioni della conta piastrinica possono essere piuttosto comuni in questo tipo di malattia, tuttavia di per sè la conta piastrinica non costituisce un fattore di rischio trombotico e non vi è la stretta necessità terapeutica di mantenere il valore di piastrine all'interno del range di normalità. Detto questo, esistono comunque terapie alternative approvate all'oncocarbide che il Suo ematologo potrà indicarLe qualora ve ne fosse bisogno.


(22 febbraio 2020 - ore 00:58) -

Buon giorno, soffro di piastrinopenia grave congenita, volevo sapere se avete informazioni se l'utilizzo della magnetoterapia ha controindicazioni nella mia patologia, grazie.
(Roberto)


Risposta

Buongiorno,
questa domanda esula dall'argomento di questo forum.


(21 febbraio 2020 - ore 21:21) - Sospensione della cardioaspirina

Buongiorno, da circa 8 mesi mi è stata diagnosticata la trombocitemia essenziale, triplo negativo. Rapidamente, dal primo valore che ha destato il sospetto (750 mila) le piastrine sono salite sopra il milione arrivando quasi ad un milione e 500 mila e adesso si stanno stabilizzando intorno al milione e 200 mila. Due domande, io ho 32 anni e non ho un alto rischio cardiovascolare (soffro di emicrania una volta al mese in occasione del ciclo per il resto nessun altro fattore di rischio) mi hanno sospeso la cardioaspirina (mai avute manifestazioni emorragiche), è corretto così? Seconda domanda ai fini di una gravidanza iniziare l'interferone è necessario? Non può essere iniziato solo se e quando la gravidanza inizi? Grazie per le cortese risposte.
(Clizia)


Risposta

Gentilissima,
data la conta piastrinica che lei riferisce, e l'assenza anche di mutazioni driver che quindi definiscono una condizione di triplo negatività, la sospensione della terapia antiaggregante sembra una scelta ragionevole. Una conta piastrinica elevata infatti si associa ad un rischio emorragico aumentato, che si sommerebbe a quello indotto dalla cardioaspirina. Riguardo una possibile gravidanza, consigliamo di essere seguita in un centro ematologico, ma soprattutto ginecologico specializzato. In tal caso è possibile iniziare la terapia al momento dell'inizio della gravidanza, sulla base della conta piastrinica.


(21 febbraio 2020 - ore 12:03) - Trapianto nelle malattie mieloproliferative

Buongiorno,
vorrei sapere quali siano attualmente le indicazioni al trapianto di midollo osseo nelle neoplasie mieloproliferative Philadelphia negative e la percentuale di mortalità post-trapianto.
Mille grazie.
(Francesco)


Risposta

Gentilissimo,
il trapianto allogenico resta ad oggi l'unica terapia definitiva per la malattie mieloproliferative PH-negative. L'indicazione a questa procedura viene stabilita sulla base di score prognostici che possono essere utilizzati alla diagnosi della malattia e durante il follow up come il DIPSS, DIPSS-plus, il MIPSS70 per le mielofibrosi primarie e il MYSEC score per le mielofibrosi secondarie. Questi score contengono fattori di rischio che classificano la malattia come pi√Ļ o meno grave e pertanto determinano l'indicazione o meno al trapianto.
Pi√Ļ nello specifico vengono comunemente inviati a trapianto pazienti con DIPSS score intermedio-2 o alto, MIPSS70 alto rischio, MYSEC score intermedio2-alto. Tuttavia vi sono altri fattori che possono portare a questa decisione, o viceversa fattori che secondo giudizio clinico aumenterebbero il rischio di morbidit√† e mortalit√† trapiantologica tale da non sottoporvi il paziente nonostante il punteggio ottenuto dagli score prognostici


(20 febbraio 2020 - ore 2:06) - Sperimentazioni cliniche

Vi chiedo cortesemente se la sperimentazione di pactrinib, momelotinib e fedratinib sono iniziate o quando inizieranno. Grazie.
(Donato)


Risposta

In Italia √® gi√† attivo un protocollo di fase III randomizzato fedratinib vs migliore terapia disponibile, aperto o in prossima apertura in pi√Ļ di 10 centri italiani. Non risultano invece ancora aperti i 2 trial coinvolgenti rispettivamente pacritinib e momelotinib, che tuttavia dovrebbero essere attivati entro l'autunno.


(19 febbraio 2020 - ore 17:26) - Diagnosi di mielofibrosi pre-fibrotica

Buonasera dottori, vi pongo un quesito: nel 2018 mi è stata diagnosticata la mielofibrosi in fase prefibrotica con CALR mutato tipo 2. Dopo 2 anni l'unico valore non nella norma risultano le piastrine. Ora leggo che per la diagnosi ci devono essere criteri maggiori e minori da soddisfare. Ma io al momento non soddisfo alcun criterio minore. Possibile che siano bastati i criteri maggiori e il prelievo dell'aspirante midollare per arrivare ad una diagnosi? Grazie.
(Giuseppe)


Risposta

Gentilissimo,
come ha ben sottolineato per una corretta diagnosi è necessario anche la presenza di almeno 1 criterio minore. Tuttavia, stando ai dati attuali, non è possibile stabilire se questo sia effettivamente mancante o meno. Il dato istologico resta comunque fondamentale nei casi a ponte con la trombocitemia essenziale.


(17 febbraio 2020 - ore 23:08) - Evoluzione in mielofibrosi

Gentili ricercatori, ho PV da 7 anni, uomo 52, ho le piastrine intorno a 800, globuli bianchi 17.000 ed assumo solo asa 100 e 3 salassi/anno. Ultimamente ho assunto per circa 30 d hydrossiurea per far scendere i valori per togliere un lipoma. Ora ho sospeso e mi accingo a ripetere biopsia dopo 7 anni per capire il grado di fibrosi. E poi? Se c'è evoluzione e un lieve aumento della milza devo ricorrere ancora ad onco? Se si potesse scegliere senza considerare i protocolli e i costi sarebbe preferibile ricorrere subito a Jakavi piuttosto che a hydrossiurea? Vivo negli Usa.
(Tony)


Risposta

Non necessariamente l'evoluzione in mielofibrosi comporta la necessità di iniziare una terapia. Nel caso i valori ematici siano ben controllati, come pure i sintomi e le dimensioni della milza non fastidiose per lei, potrebbe continuare con i salassi e la terapia antiaggregante come sta facendo adesso. La scelta del farmaco di prima linea, qualora ve ne fosse bisogno, dipende dalla sua classe di rischio e dalla principale complicanza da affrontare, quali sintomi costituzionali, splenomegalia, anemia, ecc. Pertanto, l'utilizzo di jakavi in prima linea può essere giustificato solo in determinate circostanze, dati gli effetti collaterali che non sono affatto da sottovalutare.


(15 febbraio 2020 - ore 17:36) - Von Willebrand acquisito

Buongiorno, nel 2017 mi è stata diagnosticata TE CARL 1 asintomatica, da ultimi esami piastrine circa 1 milione altri valori nella norma tranne l'emoglobina che negli ultimi 12 mesi è scesa da 140 a 132 (era 150 nel 2017); inoltre è stata rilevata una "significativa riduzione dei multimeri ad alto peso molecolare compatibile con malattia di Von Willebrand tipo 2"; il calo di emolgobina può essere predittivo di un'evoluzione della malattia? E vista la sindrome di von Willebrand va sospesa la cardioaspirina?
Grazie.


Risposta

Gentilissimo,
il calo di emoglobina potrebbe essere dovuto a vari fattori, quali ad esempio lo stato del ferro o una concomitante terapia citoriduttiva (di cui non fa menzione). Sono comunque valori ancora buoni, che raccomando in ogni caso di monitorare nel tempo. Riguardo la sospensione della cardioaspirina, questa non è raccomandata se non in concomitanza di piastrinosi estrema e/o fenomeni emorragici e deve in ogni casa essere monitorata da un ematologo.


(15 febbraio 2020 - ore 17:30) - Ereditarietà nelle malattie mieloproliferative

Gentilissimi DOTTORI,
nel dubbio che le malattie Mieloproliferative possano essere eriditarie, perché non prelevare il midollo osseo ai miei figli 20/22 anni e congelarlo? Nell'eventualità che possano incorrere anche loro nella Mielofibrosi, si ritroverebbero le stesse cellule e quindi nessun rischio rigetto. Scusate ma è la paura che mi fa pensare queste cose.
(Maria)


Risposta

Gentilissima,
le malattie mieloproliferative non sono malattie ereditarie. Vi sono delle associazioni familiari, che quindi possono far pensare ad una possibile predisposizione familiare, pur in assenza di dati certi e per di pi√Ļ non maggiore rispetto all'associazione dimostrata anche con altri tipi di malattie ematologiche.
Peraltro l'utilizzo di cellule staminali autologhe non risulta efficace nella cura di questo tipo di malattie.


(15 febbraio 2020 - ore 11:57) - Salassi in policitemia vera

Buongiorno.
Generalmente per una persona affetta da policitemia vera qual è la frequenza di salassi di cui necessita a regime?
Un'alta frequenza √® indice di una malattia pi√Ļ aggressiva? E una frequenza che con il tempo si abbassa pu√≤ essere dovuta (oltre che all'abbassamento del ferro) al fatto che il midollo fa pi√Ļ fatica a produrre globuli rossi e quindi indice di una progressiva trasformazione in mielofibrosi?
Grazie.
(Michele)


Risposta

Secondo le pi√Ļ recenti linee guida √® necessario eseguire salassi per mantenere il valore di ematocrito inferiore al 45%, soglia associata ad un minore rischio trombotico. Non esiste pertanto un numero corretto di salassi, che quindi √® variabile da paziente a paziente e anche in base alla fase di malattia. Un'alta frequenza del numero di salassi necessari non indica una malattia pi√Ļ aggressiva. Nel corso del tempo, allontanandosi dalla diagnosi si assiste di solito ad una diminuzione della necessit√† di salassi, dovuto al progressivo calo delle scorte di ferro dell'organismo che quindi rallentano la proliferazione midollare. Questa diminuzione non √® tuttavia collegata ad una possibile evoluzione della malattia in mielofibrosi.


(15 febbraio 2020 - ore 1:43) - Tecnologia CRISPR

Buongiorno esimi ricercatori, leggo su https://crispr.blog/2020/02/07/crispr-sfida-il-cancro/ collegamento esterno la seguente affermazione: "Secondo quanto dichiarato dalla società fondata dall'altra co-inventrice della tecnica CRISPR, Emmanuelle Charpentier, i due pazienti trattati, malati rispettivamente di anemia falciforme e talassemia, hanno potuto interrompere le trasfusioni grazie al successo dell'editing"
Sono in corso analoghe ricerche per debellare le malattie provocate dalla mutazione JAK2V617F usando le metodologie CRISPR?
(Luigi)


Risposta

Gentilissimo,
la tecnologia CRISPR viene utilizzata nelle malattie mieloproliferative in ambito di ricerca per studi in vitro o su modelli murini. Non vi sono ad oggi studi di applicazione di gene editing alla terapia delle MPN, e questo è dovuto ad una profonda diversità nella patogenesi di queste malattie, che non sono infatti malattie ereditarie, quali invece anemia falciforme e talassemie.


(14 febbraio 2020 - ore 19:37) - Nuovi farmaci per mielofibrosi

Prima di tutto grazie. Vorrei sapere se per noi / mielofibrosi / persone senza futuro avete qualche notizia su nuovi farmaci.
(Vincenzo)


Risposta

Gentilissimo,
ci sono numerosi nuovi farmaci in prossima approvazione e/o in sperimentazione per pazienti affetti da mielofibrosi sia all'estero che in Italia. Tuttavia purtroppo, nessuno di questi ad oggi è in grado di modificare il decorso della malattia, ma la ricerca farmaceutica va avanti molto rapidamente.


(13 febbraio 2020 - ore 23:38) - Terapia con bifosfonati

Gentilissimi, per trombocitemia assumo oncocarbide e cardioaspirina. Gli ultimi accertamenti hanno diagnosticato osteoporosi. E' consigliabile iniziare una terapia con bifosfonati? Questi farmaci sono sicuri e compatibili con forme tumorali di questo tipo? Grazie.
(Antonella)


Risposta

Gentilissima,
non vi sono controindicazioni all'utilizzo di bifosfonati in questo tipo di malattia. La prescrizione deve tuttavia essere eseguita sotto lo stesso controllo di un endocrinologo.


(13 febbraio 2020 - ore 8:29) - Ringraziamenti

Grazie bravissimi Ricercatori, non ho parole per ringraziarvi. Il vostro sollecito riscontro mi ha commosso, ha avvalorato le mie positive considerazioni: siete innamorati del vostro lavoro, profondamente umani e, per questo, ci siete vicini, ci trasmettete il vostro sapere con tempestività, chiarezza, esaustivamente, tergiversando sottilmente su domande spiacevoli ma non ignorando quesiti noiosamente ripetitivi o non pertinenti. Meritate tanto. Non so dove siate ma mi piacerebbe incontrarvi e manifestarvi personalmente la mia gratitudine. Con tanta stima DEMETRIO.
(Demetrio)


Risposta

Grazie per le belle parole spese.


(12 febbraio 2020 - ore 22:27) - Terapia con oncocarbide

Salve, dopo terapia di 3 mesi con oncocardibe le piastrine erano finalmente nella norma, appena ho smesso con la terapia nel giro di 2 mesi mi ritrovo con le piastrine ad oltre il milione, vi chiedo come è possibile e soprattutto cosa dovrei fare, ovvero tornare a curarmi con l'idrossurea? Ho 51 anni e gli altri valori nella norma, sono JAK2 positivo. Grazie mille.


Risposta

Gentilissimo,
la terapia con oncocarbide deve essere gestita da un ematologo che valuterà il bisogno di proseguire o interrompere il trattamento. La necessità di una terapia citoriduttiva dipende da alcuni fattori, quali l'età, anamnesi positiva per eventi trombotici, mutazione JAK2, sintomi. Non è quindi detto che questa sia necessaria. Il fatto che le piastrine siano aumentate dopo la sospensione è un evento normale in quanto l'oncocarbide è un farmaco citoriduttivo che non ha però alcun effetto sul decorso della malattia.


(12 febbraio 2020 - ore 8:05) - Integratori in MPN

Salve, 38 anni TE piastrine 700 circa. Sto prendendo un'integratore di ferro per una lieve anemia dovuta a sport intenso e dopo 3 mesi le analisi riportano due valori alti mai avuti: RDW CV 19.9 e RDW SD 62.9. Globuli rossi 5.27 e altri valori nella norma, ferro e Vit. B12 compresi (piastrine 650). Cosa potrebbe essere?


Risposta

Gentilissimo,
i valori di RDW sono normalmente alti in questo tipo di malattie ed è dovuto anche ad una variabilità della forma degli eritrociti. Tuttavia raccomando che la terapia marziale in questo tipo di malattie sia sempre controllata e prescritta da un ematologo di riferimento.


(11 febbraio 2020 - ore 20:26) - Cefalea in policitemia vera

Salve ho 46 anni e soffro di politicemia vera JAK2 modificato... Sto facendo solo salassi, 1 al mese e cardioaspirina una al giorno; ho sempre mal di testa nonostante l'ematocrito si aggiri intorno ai 45%. Ho fatto le analisi ed è risultato la sideremia a 30 e la ferritina a 5, quindi valori molto bassi. Può dipendere dal ferro basso il mio mal di testa? Come poter alleviare i sintomi del mal di testa?
Grazie mille.
(Angelo)


Risposta

Gentilissimo,
dai dati che riferisce si deduce un buon controllo della malattia e dei valori di ematocrito; il valore della ferritina così basso dipende dai salassi ed è necessario per mantenere valori di ematocrito corretti. Sicuramente questi valori possono influenzare il suo stato fisico e contribuire ad un maggiore senso di stanchezza, ma il mal di testa che lei riferisce potrebbe dipendere anche da numerosi altri fattori, ad esempio il valore delle piastrine (a cui non fa riferimento) o ad una cefalea costituzionale, per cui potrebbe essere consigliabile una visita specialistica presso il centro cefalee.


(11 febbraio 2020 - ore 12:30) - Oncocarbide

Buongiorno egregi Dottori e ricercatoti, √® vero che una volta iniziata la terapia con Oncocarbite non si pu√≤ pi√Ļ sospendere? Unico valore sballato le piastrine 700000, sempre stato bene, 49 anni.
Secondo voi si troverà un farmaco che guarirà del tutto le malattie mieloploriferative? Se si tra quanti anni?
(Michele)


Risposta

Gentilissimo,
la terapia con oncocarbide può essere sospesa sulla base dell'andamento della malattia e quindi dei valori ematici, ovviamente sotto il controllo di un ematologo. Attualmente non vi sono farmaci risolutivi nelle malattie mieloproliferative alternativi al trapianto di midollo osseo, ma la ricerca è in continuo avanzamento.


(11 febbraio 2020 - ore 11:29) - Policitemia Vera

Bravissimi Ricercatori, ancora molti dubbi sul trattamento della Policitemia vera. Ho 53 anni (con PV da 3);per età, assenza di eventi trombotici, buone condizioni fisiche, assumo aspirina 100 mg/die ed eseguo, ogni tre mesi circa, salasso per un ematocrito nei limiti di 45. Ho fatto biopsia ossea, aspirato midollare come a Voi esposto il 17/11/2019. JAK2 50% mutato. Attualmente le mie piastrine sono 700, i globuli bianchi 15000. Debbo considerarmi ad alto rischio? Secondo uno studio del prof. BARBUI del 2015, sì: oltre 11000 globuli bianchi sono probabili eventi cardiovascolari.
Ma se i parametri di valutazione sono cambiati, con quale valore piastrinico e di globuli bianchi bisogna ricorrere a terapia citoriduttiva? Poiché l'aspirina è anticoagulante, aumentandone la dose giornaliera si allontanerebbero eventi fatali? Neanche Voi ,se ho ben capito, consigliate con disinvoltura l'idrossurea: il 23/12/2019, ad un paziente, sull'uso di tale farmaco, così avete scritto: "...E' prescritta in pazienti ad alto rischio con oltre 60 anni e/o con pregresso evento vascolare". A prescindere, quindi, da numero di piastrine e globuli bianchi, si inizia la terapia citoriduttiva se ci sono le condizioni da Voi citate sopra?
Dovendo ricorrere a terapia citoriduttiva, consigliate come farmaco di prima linea l'idrossurea: ma il prof Vannucchi, in una intervista ha puntualizzato che per i pi√Ļ giovani si usa l'interferone (certamente si riferiva al pegilato meno devastante) il quale non √® prescrivibile neppure off label e allora cosa fare per averlo? Ho saputo che c'√® uno studio low-pv per pegilato in diversi centri ematologici italiani per pazienti a basso rischio: ma l'EMA, che garantisce la sicurezza dei farmaci in Europa, non l'ha gi√† approvata lo scorso anno? In Italia non possiamo avvalerci dei risultati su studi di altri paesi? O √® questione di prezzo?
Per una prescrizione pi√Ļ aderente allo stadio reale della policitemia, e non di routine, quali ulteriori specifici esami fare?
Si prevedono applicazioni, in un futuro prossimo, di metodi innovativi (car-t, immunoterapia) per la policitemia? Vi sarò molto grato se presterete attenzione a questi miei dubbi. Con tanta gratitudine, cordialmente DEMETRIO.
(Demetrio)


Risposta

Gentilissimo,
andando per ordine, lei è considerato secondo gli score a basso rischio trombotico e pertanto non necessita di terapia citoriduttiva. Riguardo lo studio che Lei ha giustamente citato, per il momento tali indicazioni non fanno parte di quelli che sono le attuali linee guida, o perlomeno tale soglia per i globuli bianchi viene tenuta in considerazione per i pazienti ad alto rischio sottoposti a terapia citoriduttiva.
Pertanto stando così i suoi valori, l'indicazione alla terapia citoriduttiva non è data dal valore piastrinico o dei globuli bianchi ma dall'età e dalla storia clinica positiva per eventi trombotici, salvo presenza di citosi estreme.
Al momento non vi sono indicazioni a un aumento di dosaggio giornaliero della terapia antiaggregante. E' in corso uno studio in pazienti affetti da trombocitemia essenziale sul confronto tra ASA 1 cpr/die vs ASA 1 cpr BID, ma i risultati non sono ancora disponibili.
Riguardo il tipo di terapia, l'interferone resta una valida opzione in pazienti giovani affetti da PV ad alto rischio e sarà presto disponibile anche in Italia, mentre è in corso uno studio randomizzato in pazienti a basso rischio che prevede il confronto tra la terapia standard (salassi + terapia antiaggregante) vs interferone peghilato.
Al momento non vi sono studi riguardo sull'applicazione delle car t in questo tipo di malattia, mentre sono in sviluppo nuovi trial clinici con farmaci sperimentali in pazienti non responsivi o intolleranti ad oncocarbide.


(11 febbraio 2020 - ore 8:02) -

Vorrei sapere se il sotatercept, alla lunga può causare una necrosi. Sono affetta da thalassemia intermedia.
(Laura)


Risposta

Gentilissima,
questa domanda esula dagli argomenti affrontati in questo progetto.


(10 febbraio 2020 - ore 21:43) - Trombocitemia essenziale

Salve illustrissimi,
50 anni e da 20 anni affetto da TE, ultimi esami piastrine 1 milione e centomila circa. Assumo cardioaspirina, che aspettativa di vita ho? Altri valori tutti nella norma.
Grazie di cuore per quello che fate ogni giorno con lo studio e la dedizione, grazie grazie grazie.
(Rodolfo)


Risposta

Gentilissimo,
la sopravvivenza nella trombocitemia essenziale dipende da molti fattori e indici prognostici, quali ad esempio la presenza e il tipo di mutazioni driver, una storia clinica positiva per eventi trombotici, ecc. Ad oggi sappiamo che la trombocitemia essenziale presenta un rischio evolutivo verso la mielofibrosi stimato a 4-11% a 15 anni ed evoluzione leucemica a 15 anni del 2-5%.


(8 febbraio 2020 - ore 23:20) - Prurito in policitemia vera

Ho la policitemia vera, soffro ogni giorno nonostante antistaminici di un prurito invalidante, potrà mai passarmi? Grazie.


Risposta

Gentilissimo,
il prurito √® uno dei sintomi pi√Ļ comuni in corso di policitemia vera e non di facile controllo. Purtroppo antistaminici convenzionali risultano spesso inefficaci, e molti pazienti ricorrono a farmaci alternativi come le benzodiazepine. In ogni caso, la invito a rivolgersi al proprio ematologo per valutare la possibilit√† di iniziare una terapia specifica e ottimizzare il controllo dell'ematocrito, nonch√© l'ingresso in eventuali trial sperimentali.


(7 febbraio 2020 - ore 16:02) - Attività in Trombocitemia essenziale

Che lavori sono sconsigliati per chi soffre di trombocictemia essenziale?
(Nadia)


Risposta

Gentilissima,
non vi sono lavori sconsigliati per chi soffre di questa malattia. Quello che raccomandiamo di evitare sono sport da contatto che possono portare a traumi e quindi a sindrome emorragica, soprattutto in quei pazienti in terapia antiaggregante.


(7 febbraio 2020 - ore 13:14) - Mutazione di TET2

Buongiorno. 54 anni varie trombosi addominali, JAK2 mutato, MTHFR mutato, ed ora anche TET2 mutato. Cosa comporta questa ultima? Ha un qualche ruolo nella malattia? Grazie.


Risposta

Gentilissimo,
mutazioni a carico di TET2 sono frequenti nelle malattie mieloidi. Per quanto riguarda le malattie mieloproliferative, non è stato ancora riconosciuto un significato prognostico associato a mutazioni a carico di TET2. Non fa parte quindi di quelle mutazioni che vengono definite come "alto rischio molecolare".


(7 febbraio 2020 - ore 11:55) - Ematocrito elevato

Ho l'ematocrito a 53, fumo. Prendo folidex 3 pastiglie al giorno perché ho, senza prendere niente, l'omocisteina alta. Ho due bypass ed una certo enfisema. Bevo acqua, almeno 2 litri al giorno, per abbassare l'ematocrito, ma non ci riesco. Vado spesso con urgenza al bagno perché bevo appunto molta acqua. Vorrei sapere se oltre al fumo e all'enfisema se anche il folidex influisce sul valore dell'ematocrito. Questo perché prima mi mantenevo a 51 di ematocrito. Inoltre la perdita di molti liquidi può dipendere forse da altre cause, perché a volte, molto raramente ho qualche perdita di urina. Grazie.
(Giancarlo)


Risposta

Buongiorno,
il valore di ematocrito elevato può dipendere da vari fattori. Il fumo potrebbe essere la causa primaria della poliglobulia, e pertanto invito a cessare questa attività. In caso di persistenza di ematocrito elevato sarà necessario indagare la presenza di una malattia mieloproliferativa sottostante e la necessità di salasso-terapia.


(6 febbraio 2020 - ore 15:13) - Misura milza

In malattia mieloproliferativa cronica, qual è la massima misura millimetrica della milza che è considerata accettabile?
(Fernando)


Risposta

Gentilissimo,
non esiste una misura massima accettabile. Le dimensioni della milza "accettabili", se così si possono definire, dipendono dalla tollerabilità del singolo individuo, dalle dimensioni corporee e da molti altri fattori, e non è quindi possibile stabilire uno standard.


(6 febbraio 2020 - ore 13:18) - Alimentazione corretta

Buongiorno,
sono una donna di 36 anni con Te dal 2016.
Vorrei sapere se stando attenta all'alimentazione posso evitare o posticipare l'ingrossamento della milza.
Saluti.
(Jessica)


Risposta

Gentilissima,
un controllo dell'alimentazione non influisce in alcun modo sull'ingrossamento della milza. Tuttavia, una alimentazione sana permette una riduzione del rischio cardiovascolare, e quindi una riduzione del rischio di eventi trombotici che è caratteristico di questa malattia


(6 febbraio 2020 - ore 12:06) - Ringraziamenti

Buongiorno, ho letto l'articolo relativo alla premiazione del Dott. Alessandro Maria Vannucchi. Faccio i miei pi√Ļ sentiti complimenti al Dottore e a tutti i ricercatori del Progetto Agimm/Mynerva.
Nell'articolo viene riportata una frase che il Dottore ha detto: "Il prossimo passo, quello decisivo, sarà la guarigione". Mi aggrappo a questa sua frase essendo giovane e affetta da TE e spero vivamente che in breve tempo si raggiunga questo obbiettivo. La ricerca è l'unica cosa ci può salvare.
Grazie a voi tutti ricercatori!


Risposta

Grazie a Lei per le belle parole spese!


(3 febbraio 2020 - ore 18:51) - Protocolli sperimentali attivi

In merito alla vostra risposta del 14 gennaio 2020 sindromi mieloproliferative - novità ASH 2019 c'è attualmente qualche protocollo a cui è possibile accedere in merito in Italia? Io ho perso la risposta al Jakavi e non mi hanno saputo dare alternative c/o il Centro Ematologico dove sono seguita. Grazie.
(Renata67)


Risposta

Gentilissima,
sono attualmente aperti in Italia almeno 3 protocolli sperimentali per pazienti che hanno perso la risposta al ruxolitib. Non tutti i centri presentano gli stessi protocollo attivi, è pertanto necessario che si faccia consigliare dal Suo centro di riferimento per ottenere un secondo parere in un Centro specializzato per valutarne l'arruolabilità in tali protocolli.


(3 febbraio 2020 - ore 9:46) - Polineuropatia in corso di terapia con ruxolitinib

Buongiorno,
mi rifaccio alla lettera del Sig. Enrico, avendo lo stesso problema. Sono affetto da Mielofibrosi secondaria a Policitemia vera, non soffro di diabete né di insufficienza renale o malattie autoimmuni, né di nevralgia posterpetica. Otto mesi dopo l'inizio della terapia con Ruxolitinib è comparsa una polineuropatia sensitiva simmetrica agli arti inferiori, con EMG patologica.
Come il Sig.Enrico rispondo ad un dosaggio molto basso di Jakavi (5 mg X 2). Ho fatto qualche ricerca su Internet e nessuno degli altri farmaci che assumo pare sia causa di polineuropatia, inoltre questi ultimi erano già in terapia da alcuni anni prima di iniziare il Ruxolitinib. Ho letto un articolo (J Clin Oncol 1 Dec 2017; 35(34): 3844-3850) "SIMPLIFY-1 ecc...") in cui la polineuropatia era comparsa nel 10% dei pazienti trattati con Momelotinib e nel 5% di quelli trattati con Ruxolitinib. Fermo restando che la terapia con Ruxolitinib è nel mio caso specifico irrinunciabile vi chiedo: non sarebbe il caso di inserire la polineuropatia sensitiva fra gli effetti collaterali del Jakavi (anche sul foglietto illustrativo)?
Grazie, cordiali saluti.
(Francesco)


Risposta

Gentilissimo,
seppur rara la polineuropatia è effettivamente un effetto collaterale riportato in corso di terapia con ruxolitinib. Ciò nonostante non siamo noi medici a poter modificare la prescrivibilità e bugiardino di una farmaco. Quello che possiamo fare è solamente prendere atto del problema e non sottovalutarlo, valutando sempre quelli che sono i rischi/benefici dell'assunzione di un farmaco.


(2 febbraio 2020 - ore 9:12) - Tosse in corso di terapia con ruxolitinib

Egregi dottori,
69 anni portatore di mielofibrosi post policitemia vera da circa 3 anni, in cura con JAKAVI (20 mg 2 volte al giorno) + cardioaspirina + una capsula per il controllo della pressione. Da parecchi giorni mi è venuta una tosse a livello della gola che non accenna a diminuire pur usando uno sciroppo prescrittomi dal medico di base che, nella visita, non ha riscontrato problemi ai bronchi. A tal proposito leggo sul foglio illustrativo del JAKAVI che tra i comuni effetti indesiderati vi è anche quello di indurre la tosse; vi chiedo pertanto cosa si può fare per determinare se questo è l'effetto indesiderato di cui sopra oppure un problema di altro tipo non correlato con JAKAVI.
Purtroppo la prossima visita dall'ematologo di riferimento (presso ambulatorio ospedaliero) sarà a marzo e non vorrei fargli perdere del tempo prezioso visto che normalmente sono oberati di lavoro.
Cordialmente
(Riki)


Risposta

Gentilissimo,
la tosse seppur riportato nel bugiardino è un effetto collaterale molto raro in corso di terapia con ruxolitinib. E' inoltre molto strano che sia insorta dopo così tanto tempo dall'inizio della terapia. Il consiglio è comunque quello di eseguire una visita medica per valutare se si tratti di un processo infettivo, molto probabile considerando il periodo stagionale.


(1 febbraio 2020 - ore 9:35) - Terapia antalgica

Ho patologia di PV, ho cominciato la terapia solo da una settimana con interferone pegilato. Purtroppo soffro di mal di schiena a seguito di uno strappo preso l'anno scorso, è molto doloroso dove la Tachipirina non mi dà nessun sollievo, ho scoperto invece ALGIX 60 mg etoricoxib che invece mi ha fatto effetto, era stato prescritto a mia madre con Trombocitemia essenziale. Posso farne uso? Almeno sporadico? Grazie.
(Lorenzo)


Risposta

Gentilissima,
l'utilizzo di etoricoxib non è controindicato in corso di terapia con peg-interferon, purché l'assunzione sia controllata da un medico per quanto riguarda dosi e tempo


(31 gennaio 2020 - ore 17:29) - JAK2: carica allelica e rischio di progressione

Salve, ho 43 anni e soffro di politicemia vera JAK2 mutato, carica allelica 72,5% ; ho fatto già il midollo ed è compatibile con la politicemia... midollo non fibrotico... Volevo sapere se la carica di allele mutato al 72,5% può comportare il rischio di una evoluzione precoce in altra malattia o la carica di allele mutato non ha importanza nella malattia. Grazie mille.
(Lorenzo)


Risposta

Buonasera Lorenzo,
viene sempre valutata la carica allelica della mutazione driver alla diagnosi e alle successive eventuali rivalutazioni, in modo da valutare se la terapia in atto ha permesso una risposta molecolare oltre che clinica. Una carica allelica di JAK2 pi√Ļ elevata non correla con un maggior rischio evolutivo.
Allo stesso modo la diminuzione del burden allelico di JAK2 non è correlata con la guarigione della malattia, con la diminuzione del rischio trombotico o con un minor rischio di progressione in mielofibrosi. E' tuttavia sicuramente un ambito di studio di interesse attuale.


(31 gennaio 2020 - ore 12:51) - Poliglobulia e diagnosi di LES

Salve, gentili ricercatori, vi ho già scritto il 26 febbraio 2019 e mi avete dato delle chiare delucidazioni. Vi scrivevo per la mia diagnosi di poliglobulia JAK2 negativa e BOM negativa per pv, anche avendo epo bassissima e emocromo fascia rossa sempre alto. Seguita con ticlopidina e molti salassi mensili fino a luglio 2020 (riferito al mio centro di poter fare test mpl o carl, ma non è stato visto necessario).
Purtroppo da agosto, a seguito di dolore toracoaddominale, è risultato in visita sindrome di mondor. Effettuando un eco addome e stato visto una nefrosi medica, che visto urologo e reumatologo e ricovero per biopsia renale (a breve esito)(per ematuria e proteinuria ) da analisi e risultato positività antifosfolipidi, lupus eritematoso sistemico e nefrite lupica; nel frattempo da agosto emocromo nella norma. Ora in attesa del referto biopsia per inizio cure.
Scusate il mio lungo discorso e forse poco comprensivo ma sono un po' frastornata per il tutto anche se molto combattiva e fiduciosa. Dimenticavo: mi è stato dato il Triatec non per pressione ma per i reni al momento. La mia domanda è: ci sono altri casi? Possono le 2 patologie interferire tra loro (le cure)? Quei test suggeriti possono aiutarmi (mpl-carl)?
Vi ringrazio di cuore.
(Giulia)


Risposta

Gentile Giulia,
sinceramente la domanda non appare molto chiara. Però da quello che si evince dal testo la diagnosi sembrerebbe essere stata quella di Lupus eritematoso sistemico con anticorpi antifosfolipidi positivi e concomitante nefrite lupica. Il tutto è iniziato con alterazioni ematologiche che hanno portato a un'iniziale sospetto di poliglobulia per cui è stata eseguita una BOM risultata negativa e la ricerca del JAK2 risultata anch'essa negativa.
Le consiglierei di accertare la natura della Sua patologia con il reumatologo di riferimento e con l'ematologo. Infatti dai dati che Lei ci riporta non √® possibile porre diagnosi di neoplasia mieloproliferativa e d'altro canto il LES pu√≤ indurre alterazioni dell'emocromo (anche se solitamente le pi√Ļ frequenti sono anemia, piastrinopenia e leucopenia). Le suggerisco quindi di approfondire il quadro con i suoi Curanti in quanto possono avere un quadro pi√Ļ completo del Suo caso.


(31 gennaio 2020 - ore 12:33) - Evoluzione nelle malattie mieloproliferative croniche

Gentilissimi Ricercatori,
all'età di 26 anni mi fu diagnosticata Trombocitemia Essenziale, a 40 Policitemia Vera (BOM positività, Ph negatività, bcr-abl negatività), a 57 mielofibrosi (JAK positiva, MYSEC PM score "intermediate-1").
Sono in trattamento con Ruxolitinib a causa dell'imponente splenomegalia: inizialmente il diametro longitudinale era 32 cm, attualmente è stabile a 23 cm.
Vorrei sapere: √® inevitabile che con il trascorrere del tempo si passi dalla neoplasia meno grave (TE), alla pi√Ļ grave (MF)?
Se la risposta è negativa, ossia se vi è una percentuale di pazienti che rimane tutta la vita in TE o in PV, vi sono dei fattori predittivi del passaggio da una forma all'altra, come nel mio caso?
Grazie mille.
(Marco)


Risposta

Gentile Marco,
l'evoluzione che lei descrive da trombocitemia essenziale a mielofibrosi non è inevitabile, basti pensare che prendendo in considerazione la TE, il rischio di evoluzione a leucemia acuta è del 2,1-5,3% in 15 anni e rischio di trasformazione in mielofibrosi in un arco di tempo simile è del 4-11% (Blast transformation and fibrotic progression in polycythemia vera and essential thrombocythemia: a literature review of incidence and risk factors. Cerquozzi S et al. Blood Cancer Journal 2015).
Ad oggi sappiamo per certo che un corretto stile di vita, con una buona aderenza alla terapia, riduce il rischio di trombosi e di eventi cardiovascolari e quindi impatta positivamente sulla qualità di vita.
Inoltre vari studi in corso hanno l'obiettivo di predire, per ogni paziente, il rischio di evoluzione leucemica in relazione a variabili cliniche e molecolari al fine di agire in maniera precoce (e/o pi√Ļ mirata) per poterne rallentare la progressione.
Molto recentemente √® stato pubblicato uno nuovo score prognostico (MIPSS) per la PV e la TE in cui sono stati integrati i dati genetici di pazienti con TE e PV in modo da eseguire una valutazione prognostica pi√Ļ accurata. E‚Äô stato messo in evidenza come alcune mutazioni sono associate a un maggior rischio di evoluzione a leucemia acuta (ad esempio la mutazione TP53) mentre le mutazioni dello spliceosoma sono pi√Ļ associate al rischio di trasformazione fibrotica. Inoltre sono stati evidenziati fattori prognostici indipendenti che impattano sulla sopravvivenza, sia nella TE che nella PV, come la leucocitosi, la presenza di mutazioni "adverse", l'et√†, la storia di trombosi e il sesso maschile (Mutation-enhanced international prognostic systems for essential thrombocythaemia and polycythaemia vera. Tefferi et al, BJH, Jan2020).


(30 gennaio 2020 - ore 18:49) - Antiemorragico e omeprazolo

Prendo un antiemorragico ed ho assunto omeprazen, cosa può succedere?
(Salvatore)


Risposta

Gentile Signore,
come indicato frequentemente nel sito, non vengono rilasciate consulenze personalizzate.
Non sapendo che tipo di farmaco ha assunto poi è difficile dirle se ci possono essere interazioni. Le consiglio di parlare con il suo medico.


(30 gennaio 2020 - ore 14:00) - Ruxolitinib, Imetelstat

Buongiorno. Il ruxolitinib può considerarsi terapia salvavita? Inoltre, a che punto è la sperimentazione dell'imetelstat che, ad oggi, pare sia l'unico farmaco che abbia una risposta modificatrice dell'evoluzione della mielofibrosi?
Grazie.
(Margherita)


Risposta

Buonasera Margherita,
il Ruxolitinib può essere considerato terapia salvavita nella mielofibrosi.
Imetelstat è una piccola molecola in grado di inibire le telomerasi, enzimi cellulari preposti al mantenimento dell'integrità dei cromosomi presente sia nelle cellule normali che in quelle malate, particolarmente nei pazienti con mielofibrosi.
Un primo studio pilota ha mostrato risultati promettenti, con un buon tasso di risposta (21%) e una regressione completa delle fibrosi midollare nei pazienti che hanno ottenuto una remissione completa (e solo in questa categoria di pazienti), a scapito tuttavia di una tossicità midollare (soprattutto in termini di piastrinopenia e neutropenia) ed epatica non trascurabile [Tefferi A, Lasho TL, Begna KH, et al. A pilot study of the telomerase inhibitor imetelstat for myelofibrosis. N Eng J Med 2015]. Studi successivi hanno dimostrato una selettività dell'azione dell'imetelstat sulle cellule malate dei pazienti affetti da mielofibrosi rispetto alle cellule sane.
Attualmente l'Imetelstat è in fase di sperimentazione (l'arruolamento non è aperto) in pazienti con mielofibrosi a rischio intermedio-2 o alto recidivati o refrattari a terapia con JAK inibitori: qui di seguito trova il link per questo studio, anche se i risultati non sono ancora consultabili: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT02426086?term=imetelstat&cond=Myelofibrosis&draw=2&rank=1 collegamento esterno


(30 gennaio 2020 - ore 1:37) - Mielofibrosi: valutazioni prognostiche

Salve, leggendo le ultime vostre risposte sulle statistiche di prospettive di vita, ho altre domande da fare. Ma quindi io che ho 37 anni e una mielofibrosi in fase prefibrotica, a 52 sarei morta? L'aspettativa e in base agli eventi trombotici o emorragici che potrebbero insoregere e determinare la morte? O per il rischio leucemico? Si dovrebbe intervenire prima che questo avvenga con il trapianto? Se si riesce a trovare un donatore compatibile ovviamente.
Quanto peso dobbiamo dare a queste statistiche?
I nuovi farmaci in sperimentazione possono darci speranze?
Grazie. Saluti.
(Veronica)


Risposta

Buonasera,
ricordo che le stime che vengono date sulla sopravvivenza sono valutazioni statistiche e quindi non devono essere prese alla lettera e con esattezza matematica.
Inoltre ad oggi il metodo che permette di formulare una stima pi√Ļ esatta della prognosi di un paziente (e quindi anche della sua sopravvivenza media) sono gli score prognostici che ci permettono inoltre di scegliere il trattamento pi√Ļ appropriato stimando il rischio associato alla malattia stessa.
Per far questo, noi medici dobbiamo considerare alcuni dati clinici (l'et√† del paziente, la presenza di sintomi legati alla malattia ad esempio), alcuni dati di laboratorio (il valore dei globuli bianchi, la presenza di cellule immature circolanti, la presenza di anemia o di piastrinopenia) ed alcuni dati genetici (le mutazioni driver, la presenza di eventuali mutazioni addizionali o alterazioni dei cromosomi). Negli ultimi anni tutti questi parametri sono stati integrati in punteggi prognostici, condivisi e validati a livello internazionale, che sono di grande aiuto per la nostra attivit√† clinica. Gli score che sono stati redatti a partire dal 2009, con l'International Prognostic Scoring System (IPSS), poi evoluto in DIPSS e in DIPSS plus in cui per la prima volta √® stato valutato il rischio associato alla citogenetica. Sono poi stati formulati score sempre pi√Ļ completi: il MIPSS, poi il MIPSS 70+, il MIPSS 70 vers 2.0 ed infine il GIPSS, quest'ultimo basato solo su dati genetici.
Questi score ci permettono di valutare in modo pi√Ļ accurato la prognosi e la sopravvivenza media del paziente e quindi di poter proporre la strategia terapeutica migliore.
Per quanto riguarda l'intervento con il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche, questa è un'opzione terapeutica che può essere considerata solo in alcuni pazienti affetti da mielofibrosi, in particolare pazienti giovani (in genere di età inferiore a 70 anni) con classe di rischio elevata (cioè intermedio-2 e alta) secondo le classificazioni prognostiche IPSS e DIPSS.
In alcuni casi il trapianto di midollo osseo pu√≤ essere proposto in pazienti pi√Ļ giovani (di et√† inferiore a 65 anni) con classe di rischio intermedio 1, qualora siano presenti anemia trasfusione dipendente, blasti (cellule immature) nel sangue periferico >2%, un cariotipo (analisi dei cromosomi) sfavorevole, assenza delle mutazioni driver (JAK2, MPL o CALR), oppure la presenza di mutazioni nel gene ASXL1.
Il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche è, attualmente, l'unica terapia in grado di guarire la mielofibrosi. Questa procedura, tuttavia, non è priva di rischi per il paziente al quale viene proposta ed è gravata da una mortalità, cosiddetta peritrapiantologica, ovvero legata ai primi mesi successivi al trapianto, che può arrivare a seconda delle casistiche a valori del 20%.
Pertanto, questa opzione viene offerta a pazienti con classe di rischio alta, cioè, secondo lo score IPSS o DIPSS, a pazienti con classe di rischio Intermedio-2 o alta. Ricerche recenti hanno poi dimostrato come pazienti in classe di rischio bassa sottoposti a trapianto abbiano avuto una sopravvivenza globale minore di quella di pazienti della stessa classe di rischio trattati con terapia medica: pertanto in questi pazienti il trapianto non è in genere consigliato sia per l'esposizione ad un rischio trapiantologico che per una prognosi meno buona in termini di sopravvivenza.
Infine per quanto riguarda le terapie sperimentali ci sono numerosi farmaci attualmente in sperimentazione per la mielofibrosi che hanno mostrato risultati soddisfacenti: da segnalare inoltre la recente approvazione da parte dell'FDA per il Fedratinib (inibitore selettivo di JAK2) per la mielofibrosi primaria e secondaria con rischio intermedio 2 o alto rischio.


(28 gennaio 2020 - ore 17:32) - PROGETTO MYNERVA ed attività di consulenza

Egregi Dottori,
volevo sapere se con l'avvio del progetto MYNERVA, del quale per ora vi è solo un annuncio, la vostra preziosa ed efficiente attività di consulenza ai pazienti affetti da malattie mieloproliferative è tuttora attiva. Cordialmente.
(Riki)


Risposta

Buonasera,
senz'altro la nostra attività di consulenza rimarrà attiva. Il progetto MYNERVA invece è un progetto di ricerca che ha come obiettivo lo studio delle neoplasie mieloidi e vede coinvolti diversi centri di riferimento italiani.
Fra gli obiettivi principali c'è quello di aumentare la comprensione dei meccanismi responsabili della progressione clonale delle neoplasie mieloidi da una malattia cronica in forme accelerata o acuta, e i meccanismi genetici ed ambientali che sostengono la diffusione sistemica delle cellule tumorali. Le lascio il link alla pagina del progetto in modo che possa vedere meglio di cosa si tratta e a cosa stiamo lavorando: http://www.progettomynerva.it collegamento esterno


(28 gennaio 2020 - ore 10:13) - Astenia nelle malattie mieloproliferative croniche

TE, Egregi dottori da quando mi è stata scoperta la malattia sembra che la debolezza sia sempre presente, dipende dalla TE oppure dal farmaco Oncocarbide?
(Salvatore)


Risposta

Purtroppo la presenza di una generica sensazione di stanchezza, comunemente chiamata astenia, che tende talora a peggiorare nel tempo è di comune riscontro nei pazienti con Malattie Mieloproliferative croniche, come la TE da cui è affetto.
Tuttavia, √® necessario considerare che, in alcuni casi, un improvviso e inaspettato peggioramento della sensazione di stanchezza e affaticamento pu√≤ essere secondario ad un peggioramento dell'anemia. L'anemia pu√≤ vedere diverse cause, ma in caso di trattamento con Oncocarbide pu√≤ essere dovuta anche all'eccessivo effetto mielosoppressivo del farmaco che √® caratterizzato da questo tipo di tossicit√† ematologica. Certamente sono da escludere anche tutte le altre cause di anemia, dal sanguinamento cronico (ad esempio quello emorroidario) all'eventualit√† di evoluzione della malattia mieloproliferativa cronica. Alternativamente in caso di astenia (soprattutto se in certe condizioni si associa anche ad affanno o "respiro corto") potrebbe essere necessario escludere la presenza di cause non ematologiche, tra cui le pi√Ļ comuni sono quelle di natura cardiologica.
Le consiglio di rivolgersi al suo ematologo di riferimento per valutare l'entità della sintomatologia e, qualora necessario, per eventuali approfondimenti mirati.


(27 gennaio 2020 - ore 19:53) - Switch terapeutico ad anagrelide

Buonasera dottori,
volevo chiedervi quanto sarebbe eventualmente consigliabile il passaggio ad Anagrelide considerato che l'oncocarbide mi produce stipsi ostinata, quali sarebbero le controindicazioni per questo nuovo medicinale?
Grazie, buonasera!
(Rosy)


Risposta

Il passaggio da oncocarbide a una terapia di seconda linea solitamente viene messo in atto qualora il paziente mostri resistenza o intolleranza al trattamento con HU.
Solitamente l'intolleranza all'idrossiurea è rappresentata da: tossicità cutanea (ulcere, prevalentemente agli arti inferiori), gastrointestinale (dispepsia, nausea, vomito, diarrea, stipsi) e febbre, che nel complesso rappresentano le principali tossicità non ematologiche.
L'anagrelide è un farmaco di II linea nel trattamento della Trombocitemia essenziale che può essere utilizzato nel paziente giovane: è in grado di ridurre selettivamente la produzione midollare di piastrine e, a dosi elevate, anche l'aggregazione piastrinica, che può determinare complicanze cardiologiche come palpitazioni, tachicardia fino a vere e proprie aritmie.
L'Anagrelide, essendo un inibitore delle fosfodiesterasi, induce un aumento dell'AMP ciclico (AMPc) intracellulare ed esercitando un effetto inotropo positivo e vasodilatatore diventa responsabile dei principali effetti collaterali quali cefalea, palpitazioni fino a tachicardia, aritmia, edema e, raramente, cardiomiopatia. Interruzioni del trattamento con Anagrelide entro i primi due anni sono riportate mediamente nel 30% dei casi, in larga maggioranza a causa di tachicardia e palpitazioni. Tuttavia, uno studio osservazionale prospettico del registro delle TE mostra, in via preliminare, che un'attenta valutazione cardiologica basale e nel follow-up, associata ad un agevole controllo farmacologico dell'eventuale tachicardia, consente di ridurre le interruzioni del trattamento per disturbi cardiovascolari a circa 5%. Per questi motivi è necessaria una valutazione cardiologica prima di poterlo prescrivere (comprensiva di elettrocardiogramma, Ecocolordoppler cardiaco e visita cardiologica) oltre che una titolazione della dose e un'eventuale rivalutazione in caso il paziente riporti insorgenza di palpitazioni.
Consiglierei un'attenta valutazione delle cause della stipsi (che spesso vede un'origine multifattoriale) e degli accorgimenti terapeutici/comportamentali atti a risolverla. Infine altre strategie farmacologiche citoriduttive oltre alle suddette, che dovrebbero essere prese in considerazione prima dell'idrossiurea, sono l'interferone alfa e il busulfano (quest'ultimo preferibilmente nel paziente anziano).


(26 gennaio 2020 - ore 19:44) - Mielofibrosi triplo negativa: valutazione prognostica

Cari ricercatori vorrei sottoporvi un quesito che mi frulla in mente da un po'. Ho la mielofibrosi primaria e sono in cura con oncocarbide e Jakavi. Non ho mutazioni di nessun genere. Questo è un bene?
(Stefania)


Risposta

La Mielofibrosi si caratterizza per una elevata complessit√† tanto sul piano biologico quanto su quello clinico-assistenziale. La sopravvivenza √® estremamente variabile e oscilla da 20 anni a meno di 2 anni. Quello che risulta pi√Ļ indicativo in termini di sopravvivenza rispetto alla presenza o meno delle mutazioni driver √® l'incorporazione di questo dato all'interno di score prognostici. Infatti la stima di sopravvivenza si basa sull'uso di modelli di stratificazione prognostica talora molto articolati.
Il primo tentativo di score di prognosi risale al 2009 con la formulazione dell'International Prognostic Scoring System (IPSS). Tale score è stato calcolato e validato per i casi valutati al momento della diagnosi e prevede cinque variabili indipendenti, predittive di ridotta sopravvivenza: età superiore ai 65 anni; presenza di anemia con emoglobina inferiore a 10 g/dl; leucocitosi con globuli bianchi superiori a 25.000/mmc; blasti circolanti nel sangue periferico in misura uguale o superiore all'1% e presenza di sintomi sistemici.
Grazie a questa stratificazione prognostica si potevano identificare i pazienti a prognosi molto buona (che non presentavano nessuno di questi fattori, con sopravvivenza superiore agli 11 anni) e quelli con prognosi estremamente sfavorevole (che presentavano tre o pi√Ļ dei fattori di rischio, con una sopravvivenza di poco pi√Ļ di 2 anni).
Questa classificazione è stata successivamente implementata in modo da poter essere applicata dinamicamente, tanto all'esordio, quanto durante il follow up. Il DIPSS (Dynamic International Prognostic System) prevede le stesse variabili sopracitate, assegnando, tuttavia, alla presenza dell'anemia un punteggio doppio.
Un'ulteriore revisione del DIPSS (DIPSS plus) ha portato all'aggiunta di tre fattori con significato prognostico sfavorevole: presenza di un cariotipo sfavorevole, fabbisogno trasfusionale di globuli rossi e presenza di piastrinopenia con conta inferiore a 100.000/mmc.
Recentemente sono stati proposti dei modelli prognostici pi√Ļ accurati che integrano ai dati clinici e di laboratorio di IPSS e DIPSS anche nuove informazioni di tipo molecolare e citogenetico (es. GIPSS, MIPSS70 e MIPSS 70+), dove oltre alle mutazioni driver vengono incorporate alterazioni molecolari risultate significative da un punto di vista prognostico.


(26 gennaio 2020 - ore 10:48) - Ronzio auricolare in TE in trattamento con asa

Buongiorno, sono affetto da trombocitemia essenziale e ho le piastrine intorno al milione.
Da pi√Ļ di un mese avverto un fastidioso ronzio nell'orecchio sinistro. Vi volevo chiedere se pu√≤ dipendere dalla malattia, dall'Aspirinetta o se devo ricercare il problema altrove?
Cordiali saluti.
(Walter)


Risposta

Il ronzio può essere un sintomo associato alla trombocitemia essenziale: infatti i sintomi da interessamento del microcircolo si possono clinicamente presentare come cefalea, acufeni, parestesie, disturbi oculari e appunto ronzii auricolari.
Talora tale sintomatologia può beneficiare di un aumento del dosaggio della terapia antiaggregante (es. Aspirinetta, cardioaspirina, ecc.); tuttavia i ronzii auricolari possono essere legati anche ad alte cause. Per tale motivo riterrei di consigliare una visita audiologica.


(25 gennaio 2020 - ore 16:03) - Mesotelioma pleurico

Esiste già la pratica dello svuotamento dei globuli rossi per essere riempiti di farmaci contro il tumore al polmone (mesotelioma pleurico)? Presso quale istituto scientifico si possono avere informazioni?
(Cesarina)


Risposta

Non sono a conoscenza di alcun trattamento che ad oggi preveda l'utilizzo dei globuli rossi nella terapia del mesotelioma pleurico.
I medici/ricercatori che rispondono a queste domande poi si occupano di neoplasie mieloproliferative croniche, per cui Le consiglio di rivolgersi all'oncologo o chirurgo toracico di riferimento per una valutazione delle strategie terapeutiche possibili.


(25 gennaio 2020 - ore 10:47) - Polineuropatia sensitiva bilaterale e Ruxolitinib

Buongiorno,
ho 63 anni, sono affetto da cinque anni da mielofibrosi secondaria a policitemia. Sono JAK-2 positivo, DIPPS score plus Intermediate-1, parametri ematochimici e diametro splenico sono stabili. Sono regolrmente vaccinato per Pneumococco, Meningococco, Emofilo e annualmente per il virus dell'influenza. Sono in trattamento con Ruxolitinib a basso dosaggio dal settembre 2018 (5 mg X 2; rispondo bene a questa dose e in passato i tentativi di incremento hanno coinciso in due occasioni con stati settici minacciosi).
A dicembre del 2018 è comparsa una sintomatologia suggestiva per polineuropatia prevalentemente sensitiva simmetrica agli arti inferiori, confermata dall'EMG. Da allora, anche se soggettivamente mi sembra di peggiorare, l'EMG (ricontrollata ogni sei mesi) è immutata. Assumo acido alfa-lipoico senza beneficio, il mio Neurologo di fiducia ritiene sfavorevole il rapporto rischi/benefici legato all'inserimento (in una terapia già molto articolata) di farmaci del dolore neuropatico (Carbamazepina, Gabapentin, Pregabalin).
Ho letto su PubMed un'articolo del Prof.Tefferi che evidenzia come la polineuropatia sensitiva sia un effetto collaterale abbastanza frequente con il Momelotinib, e che essa non progredisce (ma nemmeno regredisce alla riduzione della posologia o alla sospensione del farmaco). La descrizione mi pare combaci con il mio caso. Vi chiedo: nella vostra esperienza o in letteratura avete rilevato casi (anche sporadici o rari o dubbi) di polineuropatia sensitiva da Ruxolitinib?
Grazie, cordiali saluti.
(Enrico)


Risposta

Gentilissimo,
come principio generale, la neuropatia da farmaci √® piuttosto frequente e trasversale, potendo interessare farmaci specifici usati in ambito oncologico o ematologico, cos√¨ come farmaci di pi√Ļ generico utilizzo. Andando pi√Ļ nel dettaglio: all'interno della classe dei farmaci JAK-inibitori vi sono alcune molecole per le quali √® nota una certa associazione con questo evento avverso, come ad esempio √® il caso di momelotinib, come Lei stesso ha menzionato nella domanda. Pi√Ļ controversa √® la questione riguardante ruxolitinib, per cui ad oggi non possiamo trarre conclusioni certe: vi sono state alcune segnalazioni, ma non √® stato possibile definire un nesso di causalit√†, sia perch√© ogni paziente era, ad esempio, in terapia con pi√Ļ farmaci allo stesso tempo (alcuni dei quali potevano contribuire o spiegare la neuropatia), sia perch√© non vi sono stati chiari segnali di miglioramento dei sintomi dopo riduzione/sospensione della dose (dechallenge).
Infine Le consiglierei di valutare approfonditamente il caso con i suoi medici di riferimento, se vi possano essere altre spiegazioni per i suoi sintomi: le possibili cause di neuropatia periferica, infatti, sono molteplici e comprendono (oltre alla possibilit√† di essere un evento avverso legato all'uso di uno o pi√Ļ farmaci) anche disturbi metabolici come il diabete, malattie su base infiammatoria, alterazioni della funzionalit√† renale, carenze nutrizionali e vitaminiche. Fra le cause pi√Ļ frequenti inoltre c'√® la neuropatia da VZV (herpes zoster) che si accompagna a una sintomatologia dolorosa e cutanea molto caratteristica, quindi risulta pi√Ļ facilmente diagnosticabile.


(25 gennaio 2020 - ore 8:29) - TE: domanda personalizzata circa la conta piastrinica e la splenomegalia

Buongiorno a tutti.
TE, 53 anni, mai avuto problemi, piastrine 800000, MILZA 13,5 cm. Mi è stata data oncocarbide, 1 capsula al gg.
Oggi, dopo 3 mesi di cura, piastrine a 750000 e MILZA a 15 cm. E normale?


Risposta

Buonasera,
come indicato frequentemente nel sito, non vengono rilasciate consulenze personalizzate. Inoltre è difficile fornire una risposta esauriente in quanto i dati riportati nella domanda non sono completi. Per esempio non è chiaro quale sia stata l'indicazione ad iniziare una terapia citoriduttiva (conta piastrinica mal controllata/pregressi eventi trombotici/fattori di rischio cardiovascolare?) e non è indicato lo status mutazionale del paziente, indispensabile per una suddivisione nelle quattro classi di rischio (secondo lo score revised IPSET-thrombosis).
Da quello che viene riportato si può solo dire che la conta piastrinica è ben controllata mentre c'è un (seppur lieve) aumento della splenomegalia che sarà l'ematologo di riferimento ad inquadrare in base agli esami ematici, alla valutazione midollare e alla sintomatologia del paziente.


(24 gennaio 2020 - ore 13:10) - Studi sperimentali per la policitemia vera

Buongiorno, sono affetta da Policitemia vera, JAK2 mutato, ematocrito 48% e piastrine e oltre il milione, per il momento solo Cardioaspirina e salassi; vorrei sapere se nella regione Toscana e in quale ospedale è possibile entrare a far parte di un trial sperimentale. Cordialmente.
(Alessandra)


Risposta

Dalle informazioni riportate nella domanda non è possibile risalire alla classe di rischio del paziente (mancano dati riguardanti l'età e precedenti eventi trombotici).
Posso comunque informarla che:
- C'è uno studio interventistico con arruolamento aperto in Italia che valuta il beneficio dell'aggiunta di interferone peghilato alla terapia standard in pazienti affetti da policitemia vera a basso rischio: e si tratta del LOW PV, uno studio randomizzato che quindi prevede l'assegnazione a casuale o al braccio di terapia standard (flebotomia + ASA 100 mg/die) o sperimentale (interferone alfa peghilato 100 microg ogni 2 sett + ASA+ flebotomia). Lo studio è attivo in diversi centri italiani (Firenze, Bergamo, Napoli, San Giovanni Rotondo, Bologna, Udine, Roma, Milano, Monza, Pavia, varese, Cuneo, Novara, Torino, Bari, Catania, Messina, Palermo, Verona, Padova, Vicenza.). Le lascio il link del motore di ricerca dei trials clinici in modo che può consultare i dettagli dello studio e dei centri che arruolano i pazienti: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT03003325?term=pegylated+interferon&cond=Polycythemia+Vera&cntry=IT&draw=2&rank=4 collegamento esterno
- Altro studio interventistico era quello sull’Idasanutilin in pazienti affetti da PV intolleranti o resistenti all'idrossiurea. Al momento l'arruolamento è sospeso. Come centri di arruolamento in Italia c'è Firenze, Bergamo, Varese. Qui di seguito il link per i dettagli dello studio: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT03287245?cond=Polycythemia+Vera&cntry=IT&draw=2&rank=9 collegamento esterno


(24 gennaio 2020 - ore 00:18) - Azione della terapia citoriduttiva nella PV. Rischio associato al benzene

Uomo, 52 anni, PV dal 2013. Vorrei sapere se l'utilizzo di terapia citoriduttiva, diminuisce il rischio di evoluzione da PV a mielofibrosi. Se ciò fosse vero dovrebbe cambiare l'aproccio terapeutico utilizzando idrossiurea anche prima dei 60 anni e senza eventi trombotici.
Vorrei anche sapere se il benzene pu√≤ costituire la principale causa delle malattie mieloproliferative. In Italia ancora nel 2020 mancano dei valori soglia giornalieri da non oltrepassare. Sarebbe importante, anche se solo sospettato di nuocere, che nell'aria delle citt√† la presenza di benzene fosse il pi√Ļ basso possibile. Ad esempio nella mia citt√†, dove mi risulta che i livelli di benzene siano allegramente elevati (presenza di un polo chimico importante, oltre che del solito traffico automobilistico), ho la sensazione che i malati di PV superino di gran lunga quella statistica di 4-5/100.000 per anno.
(Giancarlo)


Risposta

La terapia citoriduttiva non modifica la storia naturale della malattia, questo vuol dire che non è mai stato dimostrato che riduca il rischio di trasformazione leucemica o di evoluzione in mielofibrosi.
La terapia standard utilizzata per la PV incide in modo statisticamente significativo nella riduzione del rischio trombotico e quindi della mortalità correlata a questo. Per questo viene introdotta al momento in cui un paziente viene classificato come alto rischio, ovvero quando raggiunge un'età > 60 anni o ha presentato un evento trombotico.
Per quanto riguarda il benzene, è un fattore di rischio chimico in quanto può determinare un danno al livello del DNA e conseguentemente l'insorgenza di un'alterazione genetica con carattere mutageno, ma non può essere ascritto come principale fattore di rischio delle neoplasie mieloproliferative (come viene riportato nella domanda) né allo stesso modo come principale fattore leucemogeno. Senz'altro è un fattore di rischio, come lo sono agenti fisici come le radiazioni ionizzanti o agenti chimici come le chemioterapie, ma è da sottolineare che nella maggioranza dei casi alla base delle sindromi mieloproliferative c'è una mutazione acquisita in modo casuale che non può essere riportata ad alcun fattore di rischio specifico.


(23 gennaio 2020 - ore 19:09) - Interferone peghilato: uso off label nella TE

Ho utilizzato per diversi anni per la trombocitemia essenziale JAK2, il pegintron MSD che mi ha stabilizzato il quadro ematologico. Da gennaio la ditta MSD ha cessato la commercializzazione. Come è possibile, ci sono alternative? Grazie.
(Carla)


Risposta

L'interferone peghilato per adesso è prescrivibile solo off label per la trombocitemia essenziale in quanto ancora non c'è una data prevista per l'approvazione da parte di AIFA. Inoltre al momento non ci sono trial clinici attivi in Italia per la valutazione dell'efficacia dell'interferone peghilato nella TE.
Per quanto riguarda l'azienda farmaceutica che produce la formulazione da Lei utilizzata, non ho trovato notizie circa la cessata commercializzazione del Pegintron né gli eventuali motivi: quindi la invito a rivolgersi al suo ematologo curante in modo che possa darle delucidazioni in proposito e valutare formulazioni alternative.


(19 gennaio 2020 - ore 20:48) - Mielofibrosi JAK2 mutata, aspettativa di vita

Buonasera mio marito anni 58 è affetto da mielofibrosi diagnosticata un anno fa con JAK2 positivo. Da un anno assume cardioaspirina e farmaci per acido urico, per la pressione e gastroprotettore. Non ha particolari problemi tranne forti dolori ad una spalla e difficoltà a dormire la notte. I medici escludono il trapianto.
Vorrei sapere, visto che la situazione appare abbastanza tranquilla, se nella vostra esperienza ci sono stati casi di lunga sopravvivenza, intendo oltre i 20 anni, per questo tipo di malattia. Grazie.
(Loredana)


Risposta

Per rispondere alla sua domanda deve essere precisato meglio il tipo di mielofibrosi da cui il paziente è affetto.
Ovvero prima di tutto occorre distinguere la forma prefibrotica da quella "overt" o milofibrosi conclamata, in quanto varia l'aspettativa di vita fra le due forme. Per distinguere fra le due forme occorre la biopsia osteomidollare in modo da valutare il quadro di fibrosi midollare ed occorre escludere altri tipi di forme mieloproliferative e di fibrosi reattiva. Inoltre, la mielofibrosi prefibrotica all'emocromo si può caratterizzare per la presenza di leucocitosi o anemia (all'emocromo), splenomegalia palpabile o aumento dell'LDH ; nella mielofibrosi "overt" oltre ai suddetti reperti si può avere la presenza di leucoeritroblastosi a livello del sangue periferico, con quindi forme immature e blasti. La forma pre fibrotica ha un'aspettativa di vita media di circa 15 anni e come algoritmo terapeutico segue quello della trombocitemia essenziale.
La forma conclamata presenta un'aspettativa di vita di circa 6-7 anni e presenta altri tipi di opzioni terapeutiche. Da segnalare che nei pazienti con mielofibrosi conclamata l'aspettativa di vita è maggiore nei pazienti di età inferiore ai 60 anni, con valori medi che possono raggiungere i 15 anni.
Inoltre, in caso di mielofibrosi occorre stabilire la classe di rischio a cui appartiene il paziente, in quanto a ciascuna classe di rischio corrisponde una diversa aspettativa di vita, oltre che di prognosi e di opzioni terapeutiche. I pi√Ļ recenti score prognostici sono il MIPSS 70, i MIPSS 70+, MIPSS 70+ VER 2.0 e il GIPSS. I precedenti, tuttora in uso sono l'IPSS, DIPSS e DIPSS PLUS.


(19 gennaio 2020 - ore 19:55) - Trombocitemia essenziale CALR mutata, età 45 anni

Buonasera ricercatori,
ho 45 anni, CALR positivo, piastrine intorno a 1.100.000, aspetto l'esito del prelievo midollare, voglio sperare di essere affetto dalla TE, mi sembra la meno peggio.
Faccio uso di aspirinetta da qualche mese, da quando ho riscontrato le piastrine alte.
La terapia della TE prevede pure dei farmaci per la riduzione delle piastrine? Se si, dopo quale soglia?
Saluti.
(Walter)


Risposta

Ricordo che per porre diagnosi di trombocitemia essenziale è necessario riscontrare un numero di piastrine superiore alla norma (>450.000/mm3), una biopsia midollare indicativa di un quadro di trombocitemia essenziale e il riscontro di una mutazione driver (come JAK2, MPL, CALR) o di un marker di clonalità, previa l'esclusione di altre cause reattive di trombocitosi e altre neoplasie mieloidi.
Pertanto se venisse confermato alla valutazione midollare un quadro di trombocitemia essenziale, una volta escluse tutte le cause secondarie di trombocitosi, in assenza di precedenti eventi trombotici arteriosi/venosi in anamnesi, l'indicazione al momento è la sola terapia antiaggregante con aspirina in monosomministrazione giornaliera, oppure anche la sola osservazione clinica se sono assenti fattori di rischio cardiovascolare (in particolar modo ipertensione arteriosa, diabete mellito, fumo, iperlipidemia) oppure leucocitosi.
√ą da sottolineare il fatto che in caso di estrema trombocitosi (piastrine >1.000.000/1.500.000/mm3) √® indicata la sospensione della terapia antiaggregante per la sindrome di Von Willebrand acquisita, che rappresenta una condizione di aumentato rischio emorragico. In caso inoltre di persistenza di valori al disopra di questa soglia √® indicato l'uso di farmaci citoriduttivi (che riducono quindi anche il numero delle piastrine, come viene richiesto nella domanda): l'oncocarbide rappresenta il farmaco di prima scelta, mentre farmaci citoriduttivi utilizzati come II linea di terapia (in pazienti intolleranti o resistenti all'idrossiurea) possono essere l'interferone alfa, il busulfano e l'anagrelide.
Tenendo in considerazione il suo caso, quindi paziente con età < 45 anni, CALR mutato, sempre se assenti episodi trombotici in anamnesi, la terapia citoriduttiva è consigliata nei seguenti casi:
a) In caso di sindrome di Von Willenbrand acquisita per i valori soprariportati soprattutto in caso di manifestazioni emorragiche. Bisogna sottolineare che invece in caso di valori inferiori a 1.000.000 plt/mm3, in assenza di fenomeni emorragici e in un paziente con le sue caratteristiche non è indicata alcuna terapia citoriduttiva. Infatti le piastrine non correlano con un aumentato rischio trombotico ma semmai emorragico.
b) Quando l’età è > 60 anni.
c) In caso di trombosi venosa o arteriosa: in questi casi oltre alla citoriduzione è indicata l'aggiunta di una terapia anticoagulante (con o meno l'antiaggregante) in caso di trombosi venosa, mentre doppia somministrazione giornaliera di antiaggregante in caso di trombosi arteriosa.
Le indicazioni sopra riportate non sono da intendere alla lettera in quanto si tratta di un algoritmo terapeutico generale che non deve essere applicato meccanicamente: infatti le scelte terapeutiche sono valutate dall'ematologo di riferimento in base alle pi√Ļ recenti linee guida e in base alla tipologia del paziente, solamente dopo un'attenta valutazione dei suoi fattori di rischio, presenza di comorbilit√†, terapie farmacologiche in atto e dei valori dell'emocromo, per cui non possono essere uguali per tutti i pazienti, ma variano da caso a caso.


(15 gennaio 2020 - ore 20:04) - Studio LOW PV: centri con arruolamento aperto in Italia

Salve, volevo sapere se per la politicemia per i pazienti a basso rischio (44 anni senza precedenti eventi trombotici) JAK2 mutato, quali sono i centri ematologici in Italia che arruolano pazienti per utilizzare l'interferone roferon... studio LOW PV... Io sono della regione Campania, c'è qualche ospedale che fa questo trial spetimentale? Grazie mille.
(Alessio)


Risposta

Lo studio LOW PV è attualmente con reclutamento aperto e diversi centri in Italia hanno aderito a questo protocollo. Qui il link con i dettagli del protocollo e le sedi in cui è attivo: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT03003325?term=pegylated+interferon&cond=Polycythemia+Vera&cntry=IT&draw=2&rank=4 collegamento esterno.
Nella regione Campania è attivo ad esempio a Napoli (Azienda Ospedaliero Universitaria Federico II).


(15 gennaio 2020 - ore 14:32) - Trombocitemia essenziale: sopravvivenza media, rischio evoluzione leucemica/fibrotica

Salve, ho 25 anni e mi è appena stata diagnosticata una trombocitemia essenziale con mutazione JAK2 positiva. Globuli rossi e bianchi sono nella norma. Qual è la mia aspettativa di vita (nel caso non evolvesse e nel caso evolvesse)? Grazie.
(Domenico)


Risposta

Secondo gli ultimi studi, l'aspettativa di vita in pazienti con trombocitemia essenziale è di circa 20 anni (Long-term survival and blast transformation in molecularly annotated essential thrombocythemia, polycythemia vera, and myelofibrosis. Tefferi et al, Blood 2014.) Considerando poi solamente i pazienti di età inferiore a 60 anni arriva a 33 anni. Il rischio di evoluzione a leucemia acuta è del 2,1-5,3% in 15 anni e rischio di trasformazione in mielofibrosi in un arco di tempo simile è del 4-11% .(Blast transformation and fibrotic progression in polycythemia vera and essential thrombocythemia: a literature review of incidence and risk factors. Cerquozzi S et al. Blood Cancer Journal 2015).


(14 gennaio 2020 - ore 18:24) - PV: trials clinici con peg INFalfa

Salve, volevo sapere quali centri ematologici in Italia stanno arruolando pazienti per combattere la politicemia con l'interferone roperg (non ricordo bene il nome preciso))? Grazie mille per la risposta.
(Alfonso)


Risposta

C'è un solo studio interventistico con arruolamento aperto in Italia che valuta il beneficio dell'aggiunta di interferone peghilato alla terapia standard in pazienti affetti da policitemia vera a basso rischio: e si tratta del LOW PV, uno studio randomizzato che quindi prevede l'assegnazione a casuale o al braccio di terapia standard (flebotomia + ASA 100 mg/die) o sperimentale (interferone alfa peghilato 100 microg ogni 2 sett + ASA+ flebotomia).
Lo studio è attivo in diversi centri italiani (Firenze, Bergamo, Napoli, San Giovanni Rotondo, Bologna, Udine, Roma, Milano, Monza, Pavia, Varese, Cuneo, Novara, Torino, Bari, Catania, Messina, Palermo, Verona, Padova, Vicenza).
Le lascio il link del motore di ricerca dei trials clinici in modo che può consultare i dettagli dello studio e dei centri che arruolano i pazienti: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT03003325?term=pegylated+interferon&cond=Polycythemia+Vera&cntry=IT&draw=2&rank=4 collegamento esterno


(14 gennaio 2020 - ore 10:41) - Sindromi mieloproliferative: novit√° ASH 2019

Buongiorno, ci sono state novità rilevanti all'ASH? Sarebbe interessante un vostro commento a riguardo. Grazie.
(Fernando)


Risposta

Riassumendo, le principali novità in ambito neoplasie mieloproliferative croniche sono state le seguenti:
- Sono stati presentati i risultati preliminari dello studio che ha visto l'associazione fra Navitoclax e Ruxolitinib per la mielofibrosi refrattarie alla terapia con Ruxolitinib: quest'associazione ha mostrato risultati promettenti per quanto riguarda la splenomegalia e il superamento della resistenza a JAK inibitori.
- Studio sperimentale con inibitore della LSD1 (Lisina deacetilasi) in mielofibrosi primarie e secondarie: anche qui sono stati evidenziati risultanti promettenti per quanto riguarda la riduzione della splenomegalia e dei sintomi.
- Presentati i risultati dello studio sul interferone peghilato in pazienti con PV/TE resistenti o intolleranti all'idrossiurea. I risultati mostrati sono incoraggianti con un terzo dei pazienti che hanno discontinuato il farmaco per eventi avversi.
- Fedratinib (inibitore selettivo di JAK2) approvato dall'FDA per la mielofibrosi primaria e secondaria con rischio intermedio 2 o alto rischio.


(14 gennaio 2020 - ore 10:10) - Asa ed igiene dentale

Buongiorno, ho 46 anni, sono affetto da trombocitemia essenziale, piastrine mediamente attorno a 900, prendo la cardioaspririna giornalmente. Vorrei domandarvi se per una pulizia dei denti è consigliabile la sospensione del suddetto farmaco oppure si può continuare con la normale somministrazione. Cordiali saluti.
(Alessandro)


Risposta

Gentile signore,
come indicato frequentemente nel sito, non vengono rilasciate consulenze personalizzate. La valutazione se interrompere o meno la cardioaspirina deve essere fatta dal suo ematologo di riferimento o dal suo medico di base in considerazione della terapia farmacologica che sta assumendo, di eventuali fattori aggiuntivi di rischio emorragico e del tipo di igiene dentale che andrà a fare, da valutare eventualmente insieme anche all'odontoiatra.


(14 gennaio 2020 - ore 1:51) - Gravidanza

Salve a tutti, Volevo sapere se qualcuno può darmi una spiegazione e se posso stare tranquillo, visto che mia moglie è appena entrata nell'ottavo mese di gravidanza e stasera andando in bagno nel pulirsi ha trovato due/tre macchioline di sangue, sinceramente la cosa mi sta facendo stare in ansia visto che il ginecologo non ci ha risposto e non so che fare, qualcuno sa darmi una spiegazione? Grazie mille.
(Emanuele)


Risposta

Deve contattare al pi√Ļ presto il suo ginecologo di riferimento, questo non √® un servizio di consulenza medica online e comunque non siamo specialisti di ginecologia. La paziente deve essere visitata.


(13 gennaio 2020 - ore 21:56) - GRAFT VERSUS HOST DISEASE: trias clinici con ruxolitinib o KD025

Buonasera, diagnosi di graft versus host disease, GVHD) cronica risalente a circa 1 mese fa, organi coinvolti fegato, cute ed articolazioni. Terapia di prima linea con corticosteroidi non ha dato risultati, iniziata la terapia con Fotoaferesi extracorporea, risultati non molto incoraggianti. Ci sono in Italia centri di sperimentazione con il ruxolitinib o il KD025?
Grazie per la risposta.
(Marilena)


Risposta

Per quanto riguarda trials con arruolamento aperto che prevedono l'impiego di Ruxolitinib in casi di GVHD refrattari alla terapia steroidea le segnalo questo trial: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT03112603?term=ruxolitinib&cond=Graft+Vs+Host+Disease&cntry=IT&draw=2&rank=2 collegamento esterno
Si tratta di uno studio randomizzato che compara la terapia con Ruxoltinib alla BAT (best available therapy). √ą attivo in diversi centri italiani (Perugia, Torino, Roma, Parma, Pavia, Udine, Palermo, Rozzano, Genova, Bologna, Bergamo, Brescia, Ancona).
I trials clinici che impiegano il KD025 sono per adesso condotti solo negli USA, ma comunque anche lì non sono in fase di arruolamento.


(13 gennaio 2020 - ore 13:38) - JAK inibitori: uso nelle MPN e nelle malattie autoimmuni

Salve, ho visto che stanno partendo le sperimentazioni finali dei farmaci pacritinib e fedratinib per mielofibrosi, in particolare fedratinib per pazienti resistenti e/o intolleranti al jakavi.
Entrambi si dice siano pi√Ļ selettivi rispetto al jakavi agendo sulo su JAK2 mentre il jakavi √® meno selettivo agendo pure sul JAK1. Il fatto che jakavi sia meno selettivo pu√≤ giustificare il fatto che ottenga risultati anche su pazienti non JAK2 mutati? Pu√≤ darsi quindi che i farmaci in sperimentazione essendo pi√Ļ selettivi non agiscano su pazienti non JAK2 mutati?
Ho visto che un altro settore dove si usano farmaci anti-JAK è quello dell'artrite reumatoide dove ci sono molti farmaci anti JAK1/2/3 . Ne usciranno molti a breve di nuovi. Può darsi che tra questi si trovi uno curante per la mielofibrosi?
Cosa hanno di diverso i farmaci anti JAK in uso per la a.r. rispetto ai farmaci che curano la mielofibrosi (sopratutto per l'effetto sulla milza)? Forse anche jakavi era nato all'inizio come antireumatico?
Grazie.
(Walter)


Risposta

Cerco di fare un po' di chiarezza:
- Ruxolitinib (nome commerciale JAKAVI) è il primo JAK inibitore approvato nella mielofibrosi (2011). Come viene evidenziato nella domanda è un JAK1/2 inibitore: gli studi COMFORT 1 e 2 che hanno portato alla sua approvazione hanno dimostrato una maggiore risposta sulla milza e sui sintomi rispetto al placebo (COMFORT 1) e alla migliore terapia disponibile (COMFORT 2).
- Fedratinib: approvato dall'FDA nell'Agosto 2019 (non ancora approvato da AIFA). √ą un JAK2 inibitore. Gli studi che hanno portato all‚Äôapprovazione sono gli studi JAKARTA 1 (che lo confrontava al placebo) e JAKARTA 2 in cui veniva sperimentato in pazienti intolleranti o resistenti al Ruxolitinib con risposte soddisfacienti.
- Pacritinib è un inibitore mutichinasico (JAK2, FLT3, IRAK1, CSF1R): non ha ancora ricevuto l'approvazione dall'FDA e sono tuttora in atto studi sperimentali (anche se al momento nessuno con arruolamento aperto). A breve dovrebbe esserci l'apertura di uno nuovo studio in pazienti piastrinopenici affetti da mielofibrosi.
Per quanto riguarda la questione della selettività, solo Fedratinib esercita un'inibizione limitata al JAK2, ma a questo fatto non consegue che abbia azione solo su pazienti JAK2 mutati, infatti negli studi sopracitati i pazienti sono stati arruolati indipendentemente dallo stato mutazionale del JAK2. Per completezza inoltre Fedratinib ha mostrato una maggiore riduzione del burden allelico di JAK2 rispetto al Ruxolitinib. Il Ruxolitinib invece, grazie all'azione inibitoria anche su JAK1 determina una notevole riduzione delle citochine pro infiammatorie.
L'uso di JAK inibitori in patologie autoimmuni come l'artrite reumatoide deriva proprio dal fatto che determinano un'inibizione delle citochine coinvolte nell'infiammazione, andando ad agire su un sistema immunitario erroneamente attivato contro lo stesso organismo. Per la stessa motivazione ci sono studi sperimentali aperti che valutano l'impiego di Ruxolitinib in casi di GVHD (reazione del trapianto contro l'ospite) refrattari alla terapia convenzionale.
Ruxolitinib non è nato prima come anti reumatico, ma l'applicazione nell'artrite reumatoide è stata successiva all'uso nelle malattie mieloproliferative croniche. I farmaci ad oggi approvati per le malattie autoimmuni, (come il Tofacitinib, il primo approvato per l'artrite reumatoide con bersaglio JAK1/JAK3) hanno l'obiettivo di potenziare al massimo l'inibizione sull'infiammazione limitando l'effetto mielosoppressivo che in queste patologie è solo un effetto collaterale. Per questo credo che non saranno i farmaci antireumatici i nuovi farmaci contro la mielofibrosi in quanto l'obiettivo in cui vengono utilizzati nelle due patologie è differente, ma non escludo che alcuni nuovi farmaci possano essere utilizzati in entrambe le patologie.


(12 gennaio 2020 - ore 23:08) - Sindrome mieloproliferativa non specificata. Terapia con oncocarbide. Nuove strategie farmacologiche

Salve, sono affetto da sindrome mieloproliferativa cronica ed assumo oncocarbide 2 x 3 gg e 1 x 4 gg a settimana. Ho sentito di un farmaco nuovo, possibile avere notizie? Grazie.
(Antonello)


Risposta

Non specificando il tipo di sindrome mieloproliferativa da cui è affetto il paziente è difficile dare delle delucidazioni circa le nuove strategie terapeutiche.
Forse viene fatto riferimento al Ruxolitinib, un inibitore del JAK1/2, che è stato approvato anche in Italia con le seguenti indicazioni: nei pazienti con mielofibrosi primaria/secondaria e splenomegalia; nei pazienti con policitemia vera e splenomegalia, intolleranti o resistenti all'idrossiurea (oncocarbide). All'interno dei pazienti con mielofibrosi l'indicazione a linee guida europee è per pazienti nella classe di rischio intermedio 2/alto rischio secondo gli score IPSS/DIPSS/DIPSS plus e nella classe di rischio intermedio 1 è limitato solo ai pazienti con splenomegalia altamente sintomatica.
√ą un farmaco che ha dato buoni risultati per quanto riguarda la riduzione della milza e dei sintomi locali. Presenta come effetti avversi principalmente tossicit√† ematologica e aumento del rischio di infezioni, soprattutto virali e di riattivazione di infezione da micobatteri.
Ci sono poi molti altri farmaci in studio per le sindromi mieloproliferative, attivi in protocolli sperimentali interventistici e diversificati a seconda del tipo di neoplasia mieloproliferativa.


(11 gennaio 2020 - ore 11:14) - Sospetta sindrome mieloproliferativa cronica: centri di riferimento in Italia

Buongiorno, vorrei tanto avere un consiglio su quale centro ritenete migliore per la mia patologia, le piastrine oltre il milione, un ematocrito al 48;9% ed un emoglobina a 16,2.
Grazie ancora.
(Alessandra)


Risposta

Dai pochi parametri forniti dalla domanda potrebbe trattarsi di una sindrome mieloproliferativa cronica, anche se è necessario eseguire una valutazione midollare e uno studio mutazionale per poter porre una diagnosi definitiva.
Il paziente pu√≤ informarsi presso il proprio centro ematologico circa il centro di riferimento per Neoplasie Mieloproliferative Croniche pi√Ļ vicino, sono presenti in quasi tutte le regioni italiane.


(10 gennaio 2020 - ore 21:28) - Anagrelide, interazioni con alcol e cannabis

Gentili ricercatori, sono la mamma di un ragazzo di 26 anni affetto da Trombocitemia Essenziale, Calreticulina positiva, in terapia da sei mesi con Xagrid cps 0,5 mg - 5 cps die, attualmente con un valore di piastrine a 938. Pongo una domanda che non ho mai fatto all'ematologo: l'uso di alcol o di cannabis possono interferire con la terapia somministrata? Grazie per la risposta.
(Giovanna)


Risposta

L'anagrelide è un farmaco che può determinare complicanze cardiologiche come palpitazioni, tachicardia fino a vere e proprie aritmie. Per questo è necessaria una valutazione cardiologica prima di poterlo prescrivere, oltre che una titolazione della dose e un'eventuale rivalutazione in caso il paziente riporti insorgenza di palpitazioni.
L'interazione con alcol o cannabis non è riportata fra le interazioni farmacologiche per l'anagrelide: non è consigliabile però l'assunzione di alcol in quanto l'anagrelide può provocare capogiri, vertigini, sonnolenza che possono essere amplificate dall'alcol e quindi rendere particolarmente pericolosa la guida di veicoli. Lo stesso vale per gli effetti della cannabis. Inoltre, dosi elevate e sostenute nel tempo di alcol hanno un ruolo anche nel rischio cardiovascolare che si va a sommare a quello dell'anagrelide.


(10 gennaio 2020 - ore 17:10) - Diagnosi differenziale trombocitemia essenziale, policitemia vera e mielofibrosi agli esami ematici

Gentilissimi,
la domanda è che differenza c'è tra trombocitemia, policitemia e mielofibrosi nelle analisi del sangue? Ovvero quali sono i parametri per una diagnosi differenziale tra le tre sindromi a prescindere dalla conta dei globuli rossi, bianchi e piastrine?
Grazie mille.
(Valentina)


Risposta

Il sospetto diagnostico di una neoplasia mieloproliferativa cronica nasce proprio dall'emocromo. La Trombocitemia essenziale √® caratterizzata da un aumento della conta piastrinica oltre il valore limite superiore (> 450.000/mm3); la policitemia vera all'emocromo invece si caratterizza per un aumento dei valori di Hb e/o dell'ematocrito: pi√Ļ precisamente valori di Hb > 16 g/dL o Hct > 48% nella donna e Hb > 16,5 g/dL e Hct > 49% nell'uomo devono porre il sospetto di questa sindrome ed occorre eseguire un'accurata diagnosi differenziale. La mielofibrosi all'emocromo si caratterizza per la presenza di leucocitosi, anemia e nella mielofibrosi "overt" ovvero conclamata anche per la presenza di leucoeritroblastosi a livello del sangue periferico, con quindi forme immature e blasti. Caratteristico della mielofibrosi inoltre √® l'aumento delle LDH agli esami ematici, anche se non specifico.
Le tre patologie possono essere distinte solo con una valutazione midollare comprensiva di biopsia osteomidollare che mostra un quadro istologicamente differente nelle tre forme e per completare il profilo diagnostico deve essere eseguito profilo mutazionale con la ricerca della mutazioni driver (che possono differire fra le diverse patologie) e le mutazioni non driver per una valutazione pi√Ļ accurata del rischio.
Da un punto di vista clinico, anche se molti sintomi sono in comune fra le tre patologie, si possono grossolanamente evidenziare le differenze pi√Ļ eclatanti: ovvero che nella tormbocitemia essenziale sono pi√Ļ frequenti i fenomeni emorragici rispetto alla PV, le trombosi microvascolari e l'eritromelalgia. Nella PV √® pi√Ļ frequente il prurito e la splenomegalia moderata. Nella mielofibrosi invece la splenomegalia pu√≤ essere anche molto marcata ed √® una caratteristica fondamentale: sono maggiormente frequenti anche i sintomi costituzionali come astenia, sudorazioni notturne e perdita di peso (> 10 kg in 3 mesi).


(10 gennaio 2020 - ore 13:30) - LMC e Imatinib

Gentili Dottori,
sOno una paziente affetta da LMC assumo, 400 mg al giorno di Imatinib. Qualche giorno fa per errore ho preso prima 300 mg (3 capsule) di imatinib, e la restante capsula la sono riuscita a prendere dopo 10 minuti. Secondo voi potrebbe avere conseguenze significative sul decorso della mia patologia? Ci sono grosse differenze di assorbimento di imatinib in questo caso? Vi ringrazio anticipatamente.
(Serena C.)


Risposta

Non c'è alcuna differenza di assorbimento a prendere una compressa 10 minuti dopo le altre.


(9 gennaio 2020 - ore 20:06) - Trombocitemia essenziale: età < 40 anni, terapia con asa

Buona sera e buon anno!
Mi permetto di chiedere un vostro consulto perché in questi anni per me siete stati un vero punto di riferimento (grazie a voi sono venuto a Pavia per conoscere meglio la mia patologia).
Riassumo velocemente: 40 anni, Trombocitemia essenziale da sei anni con piastrine tra 750000 e 800000 ( sotto il milione ) primo approccio con Dott Mandelli... Oncocarbide successivamente dopo visita ed accertamenti ulteriori a Pavia comincio e proseguo tuttora terapia con sola cardioaspirina lasciando Oncocarbide.
Ho ripetuto nel frattempo esame del midollo per controllare eventuali ulteriori mutazioni ma tutto è rimasto uguale fino ad un anno fa. Le analisi negli ultimi mesi sono alterate...
Piastrine 716 mila, Globuli Bianchi 10.80 mila, PDW 18.0, MPV 8.1, PCT 0.580, Linfociti 18.9%, Neutrofili 7.9 mila, Bilirubina totale 2.05, Bilirubina diretta 0,65, AST 48, ALT 109, gGT 116, gli altri valori nei parametri normali.
L'ematologo mi ha fissato appuntamento per nuovo prelievo del midollo ed eventuale terapia chemioterapica.
Che ne pensate?
Ringrazio anticipatamente.
(Francesco)


Risposta

Il quadro riassunto nella domanda è quello di un paziente < 40 anni in terapia con Aspirina, dopo un'inziale terapia con Oncocarbide. Non evidenziato il profilo mutazionale né se in anamnesi presentasse o meno eventi trombotici. Recente valutazione midollare di cui non viene riportata nessuna informazione se non che il quadro è invariato. Da alcuni mesi cambiamento dei parametri dell'emocromo. Nella domanda vengono riportati alcuni parametri dove si evidenzia leucocitosi, piastrinosi, lieve aumento della bilirubina totale, diretta e delle transaminasi (AST) (questi sono da accertare e da mettere in diagnosi differenziale con altre cause di iperbilirubinemia in quanto non spiegabili dal quadro di TE).
Non riportato se presente anemia, n√© LDH, n√© informazioni sulla splenomegalia. Dagli elementi riportati non √® possibile porre un giudizio univoco perch√© mancano diverse informazioni rilevanti: se gli esami hanno mostrato una leucocitosi, con anemia progressiva ed aumento dell'LDH oppure √® stato evidenziato un aumento della splenomegalia o dei sintomi costituzionali √® indiscutibile l'indicazione alla nuova valutazione midollare per escludere un'evoluzione fibrotica, anche in una forma pre fibrotica. √ą necessario fare comunque riferimento agli ematologi che hanno in cura il paziente, in quanto avendo tutti i dati a disposizione e avendo seguito il paziente dall'esordio della malattia, possono condurre un'ottimale diagnosi differenziale e programmare l'iter diagnostico pi√Ļ opportuno.


(9 gennaio 2020 - ore 16:10) - Trapianto allogenico nella mielofibrosi

Buongiorno, ho 49 anni e sono affetto da Mileofibrosi secondaria post policitemia. Avrei una domanda circa il meccanismo di funzionamento del trapianto di midollo. Mi risulta che nella Mielofibrosi avviene la progressiva sostituzione del midollo osseo con del tessuto fibrotico che nel tempo può essere addirittura sostituito da tessuto osseo.
La mia domanda è la seguente: come fa l'infusione di midollo trapiantato ad attecchire, se lo "spazio" in cui dovrebbe andare a collocarsi è ormai compromesso dalla presenza della fibrosi? E' un processo reversibile quello della fibrosi midollare?
Grazie in anticipo per la risposta.
(Gian Carlo)


Risposta

Premesso che la mielofibrosi √® una malattia mieloproliferativa cronica che vede nel trapianto l'unica opzione terapeutica curativa, non √® tanto la fibrosi quello che √® importante nella riuscita del trapianto. Infatti non √® considerata significativa per la prognosi della malattia e post trapianto, per questo non √® inserita negli ultimi tre score prognostici pubblicati per la mielofibrosi n√© nello score che valuta la prognosi post trapianto. Senz'altro un midollo pi√Ļ libero da fibrosi verosimilmente presenter√† meno problemi di attecchimento, ma non √® mai stato dimostrato che influisca sulla riuscita del trapianto. Questo per dire che il grado di fibrosi pu√≤ variare dopo il trapianto, ma non correla in alcun modo con la sopravvivenza: possono presentare una risposta ottimale con normalizzazione della crasi ematica e della splenomegalia pazienti che hanno un grado di fibrosi magari maggiore di altri che recidivano. Quello che impatta di pi√Ļ sulla prognosi e sulla riposta al trapianto sono le caratteristiche molecolari della malattia: la fibrosi √® solo un epifenomeno della malattia (basti pensare che molte altre condizioni neoplastiche e non possono determinare fibrosi nel midollo) ma non √® la causa alla base. Non si utilizza il grado di fibrosi per valutare la risposta dopo trapianto allogenico di midollo osseo.


(8 gennaio 2020 - ore 17:16) - Mielofibrosi: trial con interferone peghilato e ruxolitinib

Buonasera, volevo un vostro parere sui risultati del trial Ruxolitinib e PEG-INF per la cura della mielofibrosi.
(Giuseppe)


Risposta

Lo studio clinico interventistico caratterizzato dall'uso di interferone alfa peghilato in combinazione con Ruxolitinb è uno studio di fase II condotto in Danimarca con l'obiettivo di associare l'azione del Ruxolitinib sulla riduzione dei sintomi e sulla splenomegalia con l'attività immunomodulante e antiproliferativa dell'interferone e la sua capacità di indurre risposte molecolari profonde. L'obiettivo inoltre era anche cercare di bypassare la tossicità dell'interferone sfruttando la possibilità di utilizzare dosaggi minori in combinazione con il Ruxolitinib. Lo studio prevedeva l'inclusione di pazienti con PV e con Mielofibrosi (classe di rischio low, intermedio1, o intermedio 2 secondo il DIPSS).
Questo studio ha mostrato un tasso di remissione nel 39% dei pazienti con mielofibrosi, con anche una riduzione della carica allelica di JAK2, mentre un tasso minore di remissione √® stato osservato nei pazienti con PV. Fra i maggiori limiti dello studio c'√® il numero della casistica analizzata, in cui per esempio i casi di MF erano 18 e con periodo di follow up limitato; inoltre √® stato osservato un livello non trascurabile di eventi avversi di grado severo che hanno richiesto un'ospedalizzazione (anche se spesso inferiore alle 24h); infine i dosaggi inziali di Ruxolitinib e di interferone peghilato erano abbastanza elevati. Per stabilire effettivamente l'efficacia e la sicurezza in questo tipo di terapia di combinazione bisogna aspettare uno studio di fase III che includa una casistica pi√Ļ ampia e che valuti l'uso di dosi di partenza inferiori per entrambi i farmaci in modo da ridurne le tossicit√†.
Al momento non sono aperti trials clinici in Italia che valutino questa terapia di combinazione.


(8 gennaio 2020 - ore 13:00) - Trombocitemia essenziale, mutazioni driver e presenza di mutazioni concomitanti JAK2 e CALR

Buongiorno. A seguito di due ricerche del JAK2, risultato lievemente positivo, ho fatto biopsia al midollo con quadro compatibile con TE. JAK2 in AM negativo. Ultimo controllo (dopo 5 mesi dalla biopsia) mi hanno fatto la ricerca di altre mutazioni. Positiva alla mutazione CAALR tipo 3 e di nuovo debolmente positivo JAK2. I globuli bianchi spesso pi√Ļ alti nei vari controlli.
Che cosa può significare tutto ciò?
(Lucia)


Risposta

Per porre diagnosi di trombocitemia essenziale √® necessario riscontrare un numero di piastrine superiore alla norma (>450.000/mm3), una biopsia midollare indicativa di un quadro di trombocitemia essenziale e il riscontro di una mutazione driver (come JAK2, MPL, CALR) o di un marker di clonalit√†, previa l'esclusione di altre cause reattive di trombocitosi e altre neoplasie mieloidi. Dagli elementi riportati non √® possibile dire quindi se si tratta di un caso di trombocitemia essenziale e se siano state escluse le possibili diagnosi differenziali, come ad esempio un quadro di mielofibrosi pre fibrotica (in cui la leucocitosi √® pi√Ļ caratteristica).
Le mutazioni driver sono solitamente mutualmente esclusive: il loro riscontro nello stesso paziente √® raro e di solito rappresenta la compresenza di diversi cloni e subcloni cellulari. √ą stato recentemente dimostrato, anche se in una casistica limitata di pazienti, la maggior parte dei quali con diagnosi di TE, che si possono osservare mutazioni driver concomitanti JAK2 e CALR: pi√Ļ precisamente alcuni pazienti con JAK2 mutato a bassa ratio allelica (≤5%) presentavano anche mutazioni CALR, pi√Ļ frequentemente di tipo 2. La presenza di queste due mutazioni concomitanti non sembra variare il fenotipo della malattia, ma appunto per dare una risposta pi√Ļ esaustiva e valutare l'impatto prognostico soprattutto, serve una casistica pi√Ļ ampia.


(8 gennaio 2020 - ore 9:37) - Mutazione CALR nella trombocitemia essenziale. Studi sperimentali per TE in Italia

Buongiorno a tutti, TE con CALR di tipo 1 positivo. Esiste qualche farmaco che blocca solo l'aumento delle piastrine?
Esiste qualche farmaco specifico per il CALR?
Come si fa ad entrare nei gruppi sperimentali se si vive in un piccolo paese del sud? Grazie.
(Antonio)


Risposta

La mutazione di CALR si riscontra in circa il 15-30% dei pazienti con TE. Non esiste un farmaco specifico per la mutazione di CALR: è una mutazione con delle caratteristiche molto diverse dalla mutazione di JAK2 ad esempio, che si ritrova in circa il 60% dei casi di TE e si caratterizza per l'attivazione costituzionale di un recettore e della via di traduzione del segnale attivata dal quel recettore (via JAK-STAT), per cui c'è un inibitore di prima generazione in commercio (Ruxolitinib) ed inibitori di seconda generazione attivi in protocolli sperimentali.
La mutazione CALR è una mutazione scoperta abbastanza recentemente (2014) ed è diversificata in una mutazione CALR di tipo 1, rappresentata da una delezione di 52 paia di basi, mentre la mutazione di tipo 2 è caratterizzata dall'inserzione di cinque paia di basi. Il meccanismo per cui induce il fenotipo mieloproliferativo non è ancora del tutto chiarito: sembra ci sia un'attivazione della stessa via di trasduzione del segnale attivata da JAK2 e dall'altra parte è stato studiato un link funzionale fra la mutazione CALR e i megacariociti (ovvero le cellule che sono addette alla produzione di piastrine).
Non c'è nemmeno un farmaco che blocca solamente l'aumento delle piastrine in quanto la citoriduzione agisce sulle tre linee ematopoietiche anche se in modo diverso a seconda del farmaco utilizzato.
Per quanto riguarda i protocolli sperimentali nelle TE CALR mutate, al momento nei centri italiani sono attivi protocolli di tipo osservazionale e non interventistici con farmaci sperimentali.


(7 gennaio 2020 - ore 19:30) - Interferone peghilato

Gentili ricercatori, grazie mille per il vostro prezioso lavoro.
Vorrei porvi alcune domande in merito all'uso di Ropeginterferon:
1) Per quando è prevista l'approvazione in Italia da parte di AIFA (data di approvazione EMA: 15/02/2019)?
2) Sarà prescrivibile off-label anche per i pazienti con Trombocitemia Essenziale?
3) Sono previsti trial sull'efficacia del farmaco nella Trombocitemia Essenziale in centri Italiani?
Cordiali saluti.
(Valentina)


Risposta

L'interferone peghilato per adesso è stato approvato solo dall'EMA e solamente per la polictemia vera senza splenomegalia. Ancora non c'è una data prevista per l'approvazione da parte di AIFA e il farmaco risulta collocato nell'apposita sezione dedicata ai farmaci non ancora valutati ai fini della rimborsabilità (in accordo all'art. 12, comma 5 della legge n. 189/2012).
Inoltre non è nemmeno prescrivibile off label né per la policitemia vera né per la trombocitemia essenziale, in quanto per la legge 648/96 risulta prescrivibile solo l'interferone alfa: tuttavia è stata firmata una petizione da parte di diversi specialisti per estendere la prescrizione anche all'interferone peghilato.
Non ci sono trial clinici attivi al momento in Italia per la valutazione dell'efficacia dell'interferone peghilato nella TE.


(7 gennaio 2020 - ore 11:00) - Trombocitemia essenziale JAK2 mutata. Aumento dei globuli rossi/emoglobina. Familiarità nelle sindromi mieloproliferative (2)

Buonasera, grazie tanto per la risposta, vorrei sapere se è così fondamentale eseguire una biopsia midollare oppure ci sono altri parametri di valutazione per capire se la Trombocitemia si sta trasformando in Policitemia vera, (mutazione al 7% JAK). Essendo una patologia rara è ancora con molta ricerca (spero) non capisco bene la differenza di terapia tra una Trombocitemia e una Policitemia, nel caso fosse la stessa, è irrilevante sapere se è TE o PV?
(Alessandra)


Risposta

La terapia della TE non è la stessa di quella della PV per questo è necessario distinguere fra le due forme. Infatti nella PV, nei pazienti a basso rischio (quindi < 60 anni e senza eventi trombotici in anamnesi) è raccomandato l'uso del salasso o flebotomia per mantenere l'ematocrito inferiore al 45%, oltre alla terapia con Aspirina. Nell'alto rischio, per quanto riguarda la citoriduzione vengono usati gli stessi farmaci in prima linea, ma ad esempio i farmaci approvati in seconda linea non sono uguali nelle due patologie.
Come era spiegato nella precedente risposta, una nuova valutazione midollare in paziente con diagnosi di TE, JAK2 mutata, può essere consigliata dall'ematologo solo in presenza di elementi suggestivi per policitemia vera, come valori persistentemente elevati di ematocrito e di emoglobina (vedere i valori riportati nella precedente risposta) dopo esclusione di tutte le cause secondarie e in caso di sospetta policitemia mascherata è indicato ripetere una valutazione midollare per dirimere il dubbio diagnostico.


(6 gennaio 2020 - ore 21:29) - RDW nella mielofibrosi

Quanto conta il valore RDW alto nella mielofibrosi? Cos'è? Io ho piastrine alte, RDW sempre alto e anemia. Grazie.
(Antonio)


Risposta

RDW è un indice della variabilità del volume eritrocitario: rappresenta una misura quantitativa dell'anisocitosi, ovvero della variabilità dimensionale degli eritrociti.
In caso di mielofibrosi può essere aumentato in quanto la fibrosi midollare altera i globuli rossi che vengono rilasciati in circolo e infatti all'esame morfologico dello striscio di sangue periferico i globuli rossi possono apparire di dimensioni diverse e spesso anche di forme diverse (anisopoichilocitosi), come in caso di presenza di dacriociti, ovvero emazie a forma di lacrima.
Non √® ancora stato chiarito il ruolo prognostico dell'RDW nella mielofibrosi e nelle neoplasie mieloproliferative. Gli unici studi al momento pubblicati riguardano casistiche molto limitate di pazienti e per capire se l'RDW pu√≤ avere un ruolo prognostico sono necessarie casistiche pi√Ļ ampie. Per adesso quindi non viene utilizzato in nessun score prognostico per la mielofibrosi.


(6 gennaio 2020 - ore 11:30) - Ipertensione arteriosa e policitemia vera

PVera da 4 anni trattata con oncocarbide 500 mg/dì. Htc oscillante tra 40/48%. Vorrei sapere se esiste una relazione tra ipertensione arteriosa e la malattia, ovvero in relazione alla aumentata massa eritrocitaria o altro.
(Fabrizio)


Risposta

L'ipertensione √® un fattore di rischio cardiovascolare che in caso di neoplasia mieloproliferativa cronica come la PV √® dimostrato aumentare il rischio trombotico. L'ipertensione primaria (idiopatica) ovvero la forma di ipertensione pi√Ļ frequentemente riscontrata √® dovuta generalmente a un aumento delle resistenze periferiche vascolari; l'ipertensione secondaria vede invece tutt'altro tipo di cause (stenosi dell'arteria renale, iperaldosteronismo primitivo ecc) ed √® pi√Ļ rara.
√ą stato dimostrato in uno studio retrospettivo che l'aumento dell'ematocrito correla con l'ipertensione arteriosa, questo perch√© l'aumentata viscosit√† ematica pu√≤ determinare aumento delle resistenze periferiche (con il medesimo meccanismo che si vede nell'ipertensione primaria).
E’ stato osservato che un ematocrito aumentato si associa a un'aumentata frequenza di ipertensione arteriosa ed infatti è stato osservato come la frequenza di ipertensione arteriosa sia maggiore in casi di policitemia vera rispetto a casi di trombocitemia essenziale (sindrome mieloproliferativa cronica caratterizzata da un'aumentata conta piastrinica) a sottolineare il ruolo dell'ematocrito.
√ą‚Äô stato inoltre osservato in un articolo dal Professor Barbui come gli ACE inibitori sembrino essere gli anti ipertensivi di scelta nei pazienti con PV, per il controllo sulla pressione arteriosa e anche per un possibile ruolo nella riduzione dell'emopoiesi clonale, anche se mancano ancora studi prospettici che possano confermare questo dato.
Da un punto di vista pratico un ematocrito mediamente elevato (quindi ≤50%) non determina generalmente uno stato ipertensivo clinicamente rilevante o comunque pi√Ļ raramente, mentre valori molto elevati di ematocrito (58% ad esempio, come una PV all'esordio) possono determinare invece crisi ipertensive. La differenza dell'incidenza di ipertensione arteriosa in due gruppi di pazienti utilizzando come cut off l'ematocrito di 58% √® stata dimostrata in uno studio retrospettivo.
Infine, entrambi i fattori (ematocrito elevato e ipertensione) correlano con il rischio tromboembolico e l'ipertensione correla specificamente con l'aumentato rischio di trombosi arteriosa per cui, specialmente in pazienti con sindrome mieloproliferativa cronica, deve essere tenuta sotto controllo.


(4 gennaio 2020 - ore 19:10) - Trombocitemia essenziale JAK2 mutata. Aumento dei globuli rossi/emoglobina. Familiarità nelle sindromi mieloproliferative

Buonasera, ho 43 anni e da 3 anni mi ha detto l'ematologo, in seguito ad esami (piastrine a 900 mila e mutazione allelica del JAK). Dagli ultimi esami risultato leggermente aumentati anche i globuli rossi.
Premetto che mio padre 74 anni anche lui mutazione JAK e piastrine alte, ovviamente lui è in cura con oncocarbide (data l'età). Mi chiedo se un lieve aumento di globuli rossi sia possibile nella trombocitemia.
Io sono la testimonianza che questa mutazione è ereditaria.
(Alessandra)


Risposta

Per porre diagnosi di trombocitemia essenziale è necessario riscontrare un numero di piastrine superiore alla norma (>450.000/mm3), una biopsia midollare indicativa di un quadro di trombocitemia essenziale e il riscontro di una mutazione driver (come JAK2, MPL, CALR) o di un marker di clonalità, previa l'esclusione di altre cause reattive di trombocitosi e altre neoplasie mieloidi. Dalla domanda non è chiaro se siano stati eseguiti tutti gli accertamenti per la diagnosi, e per incompletezza dei dati riportati non è possibile nemmeno attribuire il/la paziente con certezza a una classe di rischio: dalle informazioni presenti è possibile dire che se non sono presenti eventi trombotici pregressi nella storia del/della paziente, data l'età inferiore a 60 anni e la presenza della mutazione di JAK2, il paziente è classificabile nella classe di rischio basso ("low risk" secondo l’ultimo score prognostico approvato IPSET thrombosis) per cui sarebbe indicata la terapia con Aspirina in monosomministrazione giornaliera o in doppia somministrazione in caso compresenza di fattori di rischio cardiovascolare (es. ipertensione arteriosa).
In caso di presenza di pregressi eventi trombotici (o in caso di et√† > 60 anni insieme con la presenza della mutazione JAK2, quindi il caso del padre descritto nella domanda) invece il paziente rientrerebbe nella classe ad alto rischio in cui √® necessaria la citoriduzione con oncocarbide come farmaco di prima scelta: oltre alla citoriduzione √® consigliato aggiungere una terapia antiaggregante (per esempio l'aspirina). La terapia antiaggregante viene consigliata in doppia somministrazione giornaliera in caso di pregressa trombosi arteriosa, mentre in caso di pregressa trombosi venosa √® consigliata una terapia anticoagulante sistemica, con eventualmente l'aggiunta di un antiaggregante in caso di fattori di rischio di trombosi arteriosa. Da segnalare che l'et√† > 60 anni "da sola", in assenza di mutazione di JAK2 o di eventi trombotici, non rende pi√Ļ obbligatoria la citoriduzione, che viene valutata in base ai fattori di rischio cardiovascolare e questi pazienti sono classificati come classe di rischio "intermedio".
Le indicazioni sopra riportate non sono da intendere alla lettera in quanto si tratta di un algoritmo terapeutico che non deve essere applicato meccanicamente: infatti le scelte terapeutiche sono valutate dall'ematologo di riferimento in base alle pi√Ļ recenti linee guida e in base alla tipologia del paziente, solamente dopo un'attenta valutazione dei suoi fattori di rischio, presenza di comorbilit√†, terapie farmacologiche in atto e dei valori dell'emocromo (in particolar modo le piastrine), per cui non possono essere uguali per tutti i pazienti, ma variano da caso a caso.
Per quanto riguarda il valore dei globuli rossi, in realtà non è tanto da tenere sotto controllo il numero dei globuli rossi che può subire delle variazioni, ma il valore dell'emoglobina (Hb) e dell'ematocrito (Hct). In caso di aumento di questi due indici e in particolare per valori superiori a Hb > 16 g/dL o Hct > 48% nella donna e Hb > 16,5 g/dL e Hct > 49% nell'uomo e in caso di aumento persistente, dopo esclusione di cause secondarie di innalzamento dei valori, l'ematologo di riferimento può valutare se procedere ad accertamenti ulteriori, come ripetere una nuova valutazione midollare per escludere un quadro di sindrome mieloproliferativa diversa come la policitemia vera "mascherata".
Infine per quanto riguarda la familiarità della mutazione, sono riportati in letteratura alcuni casi familiari di piastrinosi/trombocitemia, in cui sono stati evidenziate mutazioni ricorrenti in alcuni geni come lo stesso JAK2, ma anche MPL e THPO con caratteristiche di mutazioni germline e quindi ereditarie. In caso di presenza di almeno due componenti della stessa famiglia affetti può essere consigliato dall'ematologo di riferimento di eseguire un'analisi mutazionale in un centro specialistico per valutare la presenza o meno di una mutazione germline analizzando un pannello genetico di mutazioni ricorrenti.
Da segnalare che la maggioranza dei pazienti presenta una mutazione acquisita e non ereditaria, che può essere presente in casi familiari molto rari.


(2 gennaio 2020 - ore 22:56) - Terapia della PV nel basso rischio

Uomo, 52 anni, so di avere PV, JAK+, dal 2013. Sono andato avanti fino ad ora con asa e 3-4 salassi/anno. Ora ultimo controllo Hct 45,2. Plt 850.000. Globuli bianchi ancora in aumento: 17.000!
Da qualche giorno, pur non avendo mai avuto problemi trombotici sto prendendo Oncocarbide e relativo allopurinolo in quanto a breve dovrei sottopormi a piccolo intervento per lipoma e c'è la necessità di abbassare Plt. Personalmente sono molto preoccupato per i bianchi così alti. Sarebbe il caso di continuare con Onco anche dopo l'intervento? Ho letto un articolo (non ricordo: prof. Passamonti?) in cui si metteva in risalto il rischio tromboembotico anche in caso di bianchi maggiori di 11.000.
Vi ringrazio per l'attenzione.
(Giancarlo)


Risposta

L'algoritmo terapeutico della PV consiglia la terapia con solo ASA e flebotomie con l'obiettivo di mantenere l'ematocrito <45% nei pazienti a basso rischio, ovvero di età inferiore a 60 anni e senza eventi trombotici in anamnesi.
Come è stato giustamente messo in evidenza nella domanda, anche la leucocitosi e in particolare un valore di globuli bianchi superiore a 11.000/mm3 è stato associato a un maggior rischio di eventi trombotici (distinto dal rischio correlato all'ematocrito elevato) come ha presentato il Prof Barbui in uno studio del 2015.
In caso di leucocitosi nella PV a basso rischio, dagli ultimi studi emerge l'importanza della doppia antiaggregazione (ovvero assunzione di ASA due volte al giorno per una maggior soppressione del trombossano A2 in caso di elevato turnover cellulare) piuttosto che l'introduzione dell'oncocarbide. Questo ovviamente è da valutare con l'ematologo di riferimento, successivamente all'esclusione di altre cause di leucocitosi, in caso si tratti di leucocitosi persistente e dopo un'attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio.
Si segnala che è in corso in Italia un protocollo sperimentale coordinato dal prof De Stefano, che valuta nuove strategie di profilassi antitrombotica valutando differenti regimi posologici di acido acetilsalicilico a basse dosi (Studio ARES). Seppur limitato ai pazienti con trombocitemia essenziale ad alto rischio, i risultati di questo studio potranno offrire maggiori informazioni sulla sicurezza a lungo termine della posologia con somministrazioni ripetute giornaliere (100 mg di aspirina 2 o 3 volte al giorno), rispetto alla posologia standard di una volta al giorno.
Per quanto riguarda il valore delle piastrine, questo non è stato associato a un maggior rischio trombotico, ma emorragico in caso di valori estremi della conta piastrinica (>1.500.000/mm3) per cui solo in questo caso è indicata l'introduzione di una terapia citoriduttiva nel basso rischio.


(1 gennaio 2020 - ore 19:34) - Eritrocitosi idiopatiche: disturbi

Vorrei sapere se una eritrocitosi aspecifica come hanno chiamato la mia patologia, può causare bruciori agli occhi.
(Luigi)


Risposta

Gentile signore,
in linea di massima le eritrocitosi idiopatiche non si accompagnano a disturbi specifici a carico degli occhi, ma la rimandiamo al Suo Curante che conosce adeguatamente la sua storia clinica.